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sabato 15 ottobre 2011

Mishaal incontra il capo dei Servizi segreti egiziani per concordare le procedure di scambio dei prigionieri nel Sinai!


Il Leader politico di Hamas, Khaled Mishaal si é recentemente incontrato con il Direttore dell'EGID, il servizio segreto egiziano, Mourad Muwafi, per discutere dei particolari tecnici e tattici dell'operazione di scambio tra i prigionieri politici che verranno rilasciati dal regime di occupazione e l'Ebreo francese Gilad Schalit, detenuto da Hamas dopo essere stato sorpreso, in uniforme militare sionista, mentre si preparava a invadere la Striscia di Gaza.

Mishaal ha ringraziato personalmente Mufawi e per esteso l'intero Egitto che ha definito: "Paese fratello", grazie ai cui sforzi la Resistenza é riuscita a cogliere un risultato che rappresenta un raggiungimento storico nella storia della Palestina. L'Egitto giocherà anche un ruolo fondamentale nella liberazione dei prigionieri, che dovrebbe avere luogo la prossima settimana nel Sinai, in modo da garantire un 'campo neutro' ed evitare la tentazione (soprattutto da parte sionista) di improbabili e rischiosi 'colpi di mano'.

In una notizia correlata riportiamo che Saeb Erekat, del Comitato centrale della fazione Al-Fatah ha dichiarato che il Presidente ad interim Mahmud Abbas incontrerà presto Mishaal per "accelerare il processo di riconciliazione"; Erekat ha dichiarato che sia Mishaal che il Premier palestinese Ismail Haniyeh hanno tenuto Abbas 'costantemente aggiornato' in questi giorni sui progressi dell'accordo di scambio tra i detenuti politici e Schalit. Finora le procedure di riconciliazione (secondo quanto stabilito a maggio con l'accordo firmato proprio al Cairo e mediato dallo stesso Muwafi) erano state 'congelate' da Fatah con la scusa del dibattito all'ONU sul 'riconoscimento' dello Stato palestinese.

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venerdì 19 agosto 2011

Abbas, insieme a un 'codazzo' di cacicchi impresentabili, inaugura a Beirut l'ambasciata palestinese!


Il capo della fazione Fatah e Presidente (fino al 2009) dell'Autorità nazionale palestinese Mahmud Abbas ha inaugurato l'ambasciata di Palestina a Beirut durante una sua visita di 48 ore nella capitale libanese. La sede diplomatica, già "delegazione" dell'Anp é stata trasformata in una rappresentanza a tutti gli effetti sotto gli occhi di un vasto parterre di ospiti che vedevano in prima fila il Premier Najib Mikati, capo dell'alleanza progressista che unisce LMP, Amal, Hezbollah, Marada, PSP, Federazione rivoluzionaria armena, SSNP, Partito socialista Baath.

Fra gli ospiti palestinesi si potevano notare il "negoziatore" Saeb Erekat, impegnato in tutti questi anni a prostrarsi e genuflettersi davanti a ogni diktat e ukase sionista e il capo dell'intelligence repressiva Majed Faraj, i cui uomini dovrebbero essere informati che una parte del suo movimento starebbe trattando una 'riconciliazione nazionale' con Hamas, giacché essi continuano ad arrestare e imprigionare sostenitori e membri della Resistenza musulmana in Cisgiordania esattamente come facevano prima di aprile.

Manifestazioni esteriori come l'apertura di un'ambasciata, per quanto utili a livello mediatico, in quanto mostrano il vasto supporto internazionale che esiste verso l'idea di uno Stato palestinese autonomo e indipendente lasciano però il tempo che trovano se sono lasciate in mano a 'cacicchi' tanto squalificati e impresentabili.
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domenica 3 luglio 2011

Saeb Erekat dichiara: "La Spagna riconoscerà lo Stato palestinese!"


Saeb Erekat, capo negoziatore dell'Anp, temporaneamente ancora egemonizzata dalla fazione Fatah, ha recentemente ringraziato il Governo di Madrid per la sua intenzione di riconoscere uno Stato palestinese appena sarà chiaro ed evidente che il cosiddetto 'processo negoziale' con Israele é bloccato a causa della pervicacia di quest'ultimo a proseguire sulla strada della costruzione e dell'ampliamento di colonie, dell'annessione unilaterale di terre, dell'Apartheid e della persecuzione etnica.

Erekat ha definito la decisione spagnola "un passo nella giusta direzione"; il Presidente de facto dell'Anp, Mahmud Abbas, ha annunciato ufficialmente che, finora, ben 130 paesi in tutto il mondo hanno accettato di riconoscere un Stato palestinese delimitato dai confini indicati nella Risoluzione Onu 242, basati sulla situazione antecedente all'aggressione israeliana del 1967.


E' noto che il regime ebraico abbia mobilitato la potente lobby internazionale filosionista nel tentativo di convincere con lusinghe o minacce alcuni stati a ritirare il loro sostegno alla causa nazionale palestinese. Gli Stati Uniti, il cui sistema mediatico e politico é totalmente in mano ad agenti sionisti, si sono detti pronti a imporre il veto su qualunque risoluzione ONU di riconoscimento di uno Stato palestinese. Tuttavia la battaglia va avanti, il denaro e il potere delle 'Lobby a Sei Punte' non devono e non possono soffocare la voce della maggioranza della popolazione mondiale, che sta con la Palestina contro l'Apartheid sionista.
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martedì 15 febbraio 2011

Erekat, "negoziatore capo" di Fatah si é dimesso; sprezzante il commento della Jihad islamica


Fonti ufficiale di Fatah, la fazione al potere in Cisgiordania dal 2007, riportano che il "negoziatore capo" Saeb Erekat che rappresentava la cosiddetta 'Autorità nazionale palestinese' (dirottata da Fatah dopo il suo tentato Colpo di Stato contro Hamas) al tavolo di 'trattativa' con Israele, avrebbe presentato le proprie dimissioni. Come tutti sanno dopo il rilascio delle cosiddette "Palestine Papers" da parte del network giornalistico qatariano Al-Jazeera il ruolo di Erekat nei 'negoziati' era alquanto singolare: anziché cercare di strappare concessioni ai suoi antagonisti israeliani egli era incaricato di prevederne e prevenirne il minimo desiderio rinunciando via via a ogni pretesa rivendicazione palestinese, anche quelle sostenute in maniera più indiscutibile da decenni o addirittura secoli di giurisprudenza internazionale.

Sembra che, poco dopo lo scoppio dello scandalo dovuto a tale sensazionale 'scoop' Erekat sia stato persino indagato dalle autorità di Fatah, per capire se fosse stato coinvolto a qualunque titolo, per colpa o negligenza, nel passaggio delle riservatissime minute e trascrizioni delle sue 'sedute di trattativa' nelle mani dei reporter di Doha. Forse le dimissioni potrebbero essere legate a questa inchiesta interna, che potrebbe avere offeso o screditato il dignitario.

Il 'presidente' (col mandato scaduto da gennaio 2009) dell'Anp, Mahmud Abbas, non si é ancora pronunciato sull'accettazione delle dimissioni.

In compenso non si sono fatte attendere le reazioni al clamoroso gesto; in un comunicato della Jihad islamica il membro del Politburo Nafedh Azzam (a sinistra) ha commentato: "Le dimissioni di Saeb Erekat non ci hanno sorpreso, dopo le rivelazioni di Al-Jazeera e del Guardian la sua posizione era diventata, più che precaria, semplicemente intenibile. Siamo stati più sorpresi, invece, dall'annuncio delle cosiddette 'elezioni anticipate', con cui sembrerebbe che la cricca ai vertici di Fatah voglia provare a prevenire iniziative dirette della popolazione cisgiordana, che a malapena sopporta l'umiliante giogo impostole e guarda con speranza agli esempi delle rivolte vittoriose in Tunisia ed Egitto".

martedì 25 gennaio 2011

Amayreh: "Se i documenti rivelati da Al-Jazeera non verranno smentiti allora Abbas e i dirigenti di Fatah sono tutti dei traditori"


Se le incredibili rivelazioni fatte domenica sera sugli schermi della tv satellitare Al-Jazeera sulla piaggieria e il servilismo dei dirigenti di Fatah coinvolti nei "negoziati" con lo Stato sionista dovessero risultare veritiere e confermate (e non sembra che nessuno, in oltre 24 ore, si sia fatto avanti per confutarle e/o smentirle), la naturale e logica conclusione dovrebbe essere quella di definire chiunque sia stato coinvolto in quegli episodi di abietto collaborazionismo come nient'altro che un traditore.

Un traditore della Palestina, della sua causa nazionale, del suo popolo, dei suoi martiri e dei prigionieri che languono nelle celle delle galere sioniste, sottoposti a crudeltà fisiche e mentali.

Al-Jazeera ha dichiarato di avere ottenuto tra i 1600 e i 1700 documenti, per la maggior parte minute di incontri fra funzionari di Fatah, esponenti sionisti e "mediatori" americani. Secondo questi documenti i 'negoziatori' palestinesi avrebbero proposto a Israele di mantenere il controllo di tutti gli insediamenti ebraici illegali costruiti sulla terra palestinese rubata e occupata tramite gli sfratti, le demolizioni, gli espropri irregolari, compiuti in spregio alle risoluzioni ONU che assegnano la parte orientale della Città Santa come capitale del costruendo Stato palestinese.

Fatah avrebbe accettato entusiasticamente il ruolo di "subappaltatore" delle persecuzioni e torture sioniste contro i militanti della Resistenza, compito che ha già iniziato a svolgere, come testimoniano le incarcerazioni illegali di simpatizzanti e militanti di Hamas dal 2007 a oggi. Al-Jazeera, ansiosa di capitalizzare l'attenzione e lo scandalo suscitato dalle sue rivelazioni, ha annunciato per i prossimi giorni altri 'scoop' riguardanti il Diritto al Ritorno e la 'coordinazione' con le agenzie di intelligence israeliane e occidentali.

Questi documenti espongono in piena luce l'irresponsabilità, la stupidità, la corruzione e l'egoismo del gruppo dirigente di Fatah, avvolto così profondamente nel sogno oppiaceo del "negoziato" da diventare complice volenteroso e carnefice entusiasta dello stesso popolo che ufficialmente proclama di rappresentare, in un caso rivoltante di identificazione col suo stesso persecutore sionista, come quei kapò che, in mezzo alla tragedia dei campi di sterminio, diventavano col passare del tempo sempre più ammiratori delle SS e sempre più insensibili alle sofferenze dei loro compatrioti e correligionari.

Persino se tutti i Palestinesi fossero d'accordo, persino se si tenesse un referendum chiaro, trasparente e democratico in tutta la Cisgiordania e in tutta la Striscia di Gaza e in tutti i campi profughi mediorientali e in tutte le comunità della Diaspora palestinese in tutto il mondo, e persino se tale referendum fosse vinto da Fata al 99,99999999999_%, nemmeno in quel caso Abbas e Qureyah e Erekat e Fayyad avrebbero il diritto di consegnare Al-Quds, Gerusalemme (o 'Yerushalahim', come in un apice di servilismo Erekat riuscì a chiamarla nel corso di una discussione con gli israeliani) allo Stato ebraico.

Nemmeno in quel caso.

Perché Gerusalemme non può appartenere solo a un popolo, solo a una cultura, Gerusalemme é un gioiello sacro per i musulmani e per i cristiani di ogni setta e denominazione e deve essere mantenuta accessibile e integra e fruibile per tutte queste comunità: Israele ha intenzione di giudaizzarla completamente, sventrandone gli antichi quartieri crociati, armeni, musulmani, spianandone gli antichi cimiteri, riempendola di crassi e volgari "parchi di divertimenti" per ignoranti turisti americani; questo processo é già iniziato, ne sentiamo gli annunci, i gerosolimitani arabi (cristiani e musulmani) ne soffrono già le conseguenze.

In ultimo, in una goffa mossa di tentata giustificazione, certi esponenti di Fatah hanno cercato di sostenere di avere sempre condiviso i documenti in questione con gli Egiziani, i Giordani, i Sauditi. Come si usa dire "peggio la toppa del buco", perché ammettere una tale 'condivisione' cancella le ultime differenze che, apparentemente, rimanevano fra un Abu Mazen e un Mubarak, un Re Abdallah o un monarca della Casa di Saud: piccoli principotti e dittatorelli ingrassatisi con la corruzione e la svendita degli interessi nazionali a Stati Uniti, Inghilterra, Israele...chi sceglierebbe mai di farsi rappresentare da gente simile? Nessuno e infatti Mubarak e Re Abdallah fanno molta attenzione a truccare con cura ogni 'elezione' che indicono, i Monarchi di Saud, invece, non si pongono proprio il problema. Che strada sceglierà Abu Mazen? Rimarrà in eterno a occupare abusivamente la poltrona di Presidente dell'ANP senza mai indire nuove elezioni (la sua carica é scaduta esattamente due anni orsono), oppure si farà "incoronare" re? Qualunque strada prenda, essa conduce alla sconfitta e all'umiliazione dei palestinesi.

lunedì 24 gennaio 2011

Senza vergogna! I calabraghe di Fatah erano pronti a vendersi tutta Gerusalemme!!


Altro che le 'rivelazioni' addomesticate e filoisraeliane del biondastro Assange e della sua CIAleaks, in questo scampolo di 2011 il primo vero "botto" di informazione 'corsara' attraverso la rete é stato messo a segno da Al-Jazeera, l'emittente satellitare qatariana che, con un magistrale "scoop" ha messo le mani su 1696 documenti riservati della risibile e screditata 'Autorità nazionale palestinese', il provvisorio organo di autogoverno dei territori occupati caduto in mano a Fatah dopo il fallimento del suo Colpo di Stato contro il legittimo Governo di Hamas nel 2007.

Il contenuto dei documenti rilasciati dal network é, letteralmente, devastante; da essi traspare completamente e impietosamente dettagliata l'immagine di una dirigenza di Fatah unicamente e completamente assorbita dall'assillante problema di come rimanere in sella e mantenere aperto il rubinetto degli aiuti americani ed europei ad esclusivo beneficio dei suoi dirigenti, problemi per risolvere i quali é disposta a sacrificare senza pensarci troppo su qualunque diritto del popolo palestinese.

Cooperazione con le forze armate sioniste colpevoli dell'assassinio di centinaia di cittadini cisgiordani, intelligenza con i servizi segreti britannici in funzione anti-Gaza e anti-Hamas, concessione di tutta Gerusalemme Est a eccezione dell'area di Jabal Abu Ghneim, rinuncia al sacrosanto Diritto al Ritorno per i Palestinesi della diaspora, persino la disponibilità a ricevere una quota di popolazione araba di Israele in occasione di una futura (ma evidentemente già pianificata) "Pulizia etnica".

La mole delle rivelazioni é tanto ampia e talmente devastante da distruggere completamente qualunque aspirazione di legittimità o credibilità che il 'governo' di Abu Mazen (lo pseudo-presidente) e Salaam Fayyad (lo pseudo-primo ministro) avessero sperato di conservare dopo le loro già numerosissime genuflessioni in direzione di Tel Aviv e di Washington. Una cosa, infatti, é venire accusati di connivenza e collaborazionismo dai propri avversari politici come Hamas, la Jihad Islamica, il PFLP e altre formazioni palestinesi del Fronte del Rifiuto; ben altra é "incastrarsi" da soli, con le proprie parole registrate.

Dai file di Al-Jazeera emergono espressioni di piaggeria e servilismo che sarebbero perfino ridicole, se prima di tutto non ispirassero revulsione e orrore nelle menti di ogni sincero amico della Palestina e, ne siamo certi, persino in quelle innocenti e naif dei sostenitori della "Road map" e della "Soluzione a due Stati".
Come reagire infatti di fronte ad affermazioni come: "Se potessi voterei per voi", fatta da Abu Mazen alla criminale di guerra Tzipi Livni (con le mani macchiate del sangue di Gaza), poco prima delle ultime elezioni politiche israeliane? O come: "Vi stiamo offrendo la più grande 'Yerushalahim' della Storia", frase pronunciata dal 'capo-negoziatore' Saeb Erekat al momento di offrire l'abdicazione di qualunque pretesa palestinese sui terreni occupati dagli insediamenti ebraici illegali?

Come avrebbe reagito il mondo di fronte a uno "Judenrat" che, in pieno Olocausto, si fosse umiliato e genuflesso davanti alle SS per conservare fino all'ultimo il proprio potere sui loro compatrioti vittime della follia razzista del Terzo Reich? Perché il comportamento ipocrita e viscido di Fatah dovrebbe suscitare meno orrore e riprovazione?