Un uomo di grande carisma, di enormi aspirazioni e ambizioni, ma purtroppo di limitata capacità organizzativa e di deficitaria visione prospettica, tutto questo è stato il Colonnello Gheddafi, al secolo Muammar Muḥammad Abū Minyar Abdel-Salam Qhadhadfa, che per quarantadue anni non solo ha guidato come leader indiscusso la nazione libica, ma ha preteso di incarnarla personalmente, quasi a volervisi consustanziare, con uno slancio che travalicava il politico e l’ideologico e sfociava spesso nel mistico.
A un giorno dal quinto anniversario del suo assassinio, avvenuto a Sirte per mano di una banda di briganti resi audaci dalla vergognosa campagna aerea scatenata contro la Libia da NATO (Francia e Gran Bretagna in primis), Usa, Egitto (all’epoca in mano all’Ikhwan musulmana), Qatar e Giordania, vogliamo, con una sintetica biografia, ripercorrere l’odissea umana e politica di un uomo sicuramente grande, non esente da difetti (alcuni dei quali hanno contribuito non poco a segnarne il destino) il cui nome verrà comunque ricordato a lungo, forse per secoli dopo che quelli dei suoi traditori (e assassini) saranno sepolti sotto le sabbie dell’Oblio.
Visualizzazione post con etichetta Africa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Africa. Mostra tutti i post
giovedì 20 ottobre 2016
Gheddafi (1942-2011): Ascesa e Caduta dell'Uomo che volle essere la Libia
Etichette:
Africa,
Anwar Sadat,
Ciad,
Gheddafi,
Golfo della Sirte,
Idi Amin,
Jamariyah,
Libia,
Lockerbie,
Nasser,
Nelson Mandela,
Re Idris,
Ronalad Reagan,
Ustica,
Yasser Arafat
giovedì 15 gennaio 2015
Gli artigli di Obama sull'Africa Francofona, la Voce della Russia intervista Luc Michel! (Seconda Parte)
A questo link potrete trovare la prima parte dell'intervista.
La Voce della Russia: Lei ha anche affermato nel corso di uno dei suoi interventi che a volte in Africa: "L'ombra della marionetta francese nasconde la realtà della marionetta americana". Ci spieghi questa sua affermazione.
La Voce della Russia: Lei ha anche affermato nel corso di uno dei suoi interventi che a volte in Africa: "L'ombra della marionetta francese nasconde la realtà della marionetta americana". Ci spieghi questa sua affermazione.
Luc Michel: Io sono anche, come lei saprà, divenuto un leader panafricano ascoltato, al termine di un percorso cominciato più di vent'anni fa nella Jamahiriya libica, il mio giudizio quindi non é quello di un osservatore esterno, molti, troppi pensatori panafricani hanno una visione passatista, una specie di 'blocco logico' che li ancora a visioni di 10, 20 o addirittura cinquant'anni fa. L'odio totalmente giustificato dell'Africa francofona verso la vecchia potenza coloniale capita che a volte nasconda, ai loro occhi, la realtà di una strisciante neocolonizzazione americana.
Etichette:
Africa,
George Soros,
Luc Michel,
Neocolonialismo,
Obama,
Occupy,
OTPOR,
regime change,
Rivoluzione Colorata
mercoledì 14 gennaio 2015
Gli artigli di Obama sull'Africa Francofona, la Voce della Russia intervista Luc Michel!
I nostri articoli sulla situazione in Burkina Faso, per quanto liminari all'area di interesse principale dei nostri sforzi giornalistici, hanno incontrato un buon riscontro di letture da parte del nostro pubblico; per chiarire ulteriormente che cosa stia succedendo (e cosa forse succederà) in Africa, abbiamo appena finito di tradurre per gli amici di Stato e Potenza questa lunga ma interessantissima e illuminante intervista rilasciata da Luc Michel ai microfoni di 'La Voce della Russia', ve la proponiamo sperando che solletichi a sua volta il vostro interesse.
INTERVISTA CON LUC MICHEL (PARTE 1)
Si osservano in questi tempi dei tentativi di cambiamento di regime sul continente africano. A prima vista, molti hanno di questa cosa un'impressione positiva. Il cambiamento é qualcosa di lungamente atteso e desiderato in paesi sottoposti a regimi diretti da marionette corrotte, esse stesse controllate da interessi neocoloniali quasi sempre riconducibili all'antica potenza coloniale. Questo sistema nell'Africa francofona é particolarmente flagrante visto che Parigi a più riprese ha eliminato o rimosso leader africani che osassero sfidare i propri interessi. I combattenti panafricani conducono quindi una lotta accanita per mettere fine a questo sistema ingiusto che é durato per troppo a lungo.
Etichette:
Africa,
Francia,
Geopolitica,
George Soros,
Intervista,
Luc Michel,
NED,
Neocolonialismo,
Obama,
Parigi,
regime change,
Rivoluzione Colorata,
RUVR,
Traduzione,
YALI
mercoledì 9 ottobre 2013
Il Contrammiraglio Sayyari dichiara: "L'Iran é pronto a equipaggiare la Marina della Namibia con ogni tipo di vascello!"
Dopo un incontro tenutosi nella giornata di ieri con il suo contraltare namibiano Peter Vilho il Comandante della Marina Iraniana, Contrammiraglio Habibollah Sayyari ha dichiarato che la Repubblica Islamica é pronta a fornire vascelli, attrezzature, addestramento, ricambi e ogni genere di servizio per consentire al paese dell'Africa australe di dotarsi della forza navale più adatta alle sue necessità.
Sayyari ha inoltre dichiarato che l'esperienza operativa nei confronti asimmetrici fin qui sostenuti dalle flottiglie di pattugliamento iraniane nel Golfo di Aden e in altre zone dell'Oceano Indiano infestate da pirati potrebbero essere molto utili a questo scopo. L'IRIN é impegnata a mantenere la sicurezza e la transitabilità delle acque tra il Mar Rosso e il Golfo Persico fin dal 2008.
La Repubblica Islamica é considerata un esempio di potenziale partner economico, diplomatico, strategico e militare da molte nazioni africane che ammirano la maniera in cui Teheran ha saputo trovare una via autonoma allo sviluppo tecnologico e industriale senza dover rinnegare la propria Storia, la propria Cultura e le proprie priorità e scelte politiche.
Sayyari ha inoltre dichiarato che l'esperienza operativa nei confronti asimmetrici fin qui sostenuti dalle flottiglie di pattugliamento iraniane nel Golfo di Aden e in altre zone dell'Oceano Indiano infestate da pirati potrebbero essere molto utili a questo scopo. L'IRIN é impegnata a mantenere la sicurezza e la transitabilità delle acque tra il Mar Rosso e il Golfo Persico fin dal 2008.
La Repubblica Islamica é considerata un esempio di potenziale partner economico, diplomatico, strategico e militare da molte nazioni africane che ammirano la maniera in cui Teheran ha saputo trovare una via autonoma allo sviluppo tecnologico e industriale senza dover rinnegare la propria Storia, la propria Cultura e le proprie priorità e scelte politiche.
Etichette:
Africa,
Contrammiraglio Habibollah Sayyari,
Golfo di Aden,
Iran,
IRIN,
Marina,
Namibia,
Peter Vilho,
Repubblica Islamica
mercoledì 17 aprile 2013
Si conclude il viaggio di Ahmadinejad in Africa Occidentale, siglati numerosi e importanti accordi politici ed economici!!
Dopo le tappe in Benin e in Niger il Presidente della Repubblica Islamica iraniana Mahmoud Ahmadinejad sta concludendo in Ghana la sua visita ai paesi dell'Africa Occidentale iniziata la scorsa domenica; uno degli ultimi impegni di una frenetica attività diplomatica che lungo entrambe i suoi mandati ha visto l'Ex-sindaco di Teheran allacciare cordiali rapporti non solo con stati tradizionalmente vicini a Teheran (Libano, Irak, Paesi caucasici e Centroasiatici) ma con stati latinoamericani e dell'Africa nera, che vedono favorevolmente l'Iran post-rivoluzionario come esempio di uno Stato che abbia trovato la PROPRIA strada allo sviluppo e alla modernità senza doversi piegare ai diktat dell'imperialismo occidentale.
Dopo essersi incontrato con il Presidente della Camera di Accra Edward Adjaho Ahmadinejad é stato quindi ricevuto dal suo pari grado John Dramani Mahama, col quale ha siglato numerosi protocolli d'intesa e cooperazione che rinsaldano ulteriormente lo status di Teheran nella regione. Prima di ripartire il Presidente iraniano terrà un discorso presso l'Università Islamica e incontrerà gli anziani delle principali tribù del paese, rendendo omaggio a una società che, pure nella sua diversità, non vuole permettere che le differenze tribali ed etniche siano usate da potenze occidentali come punto debole per venire da queste ultime manipolata e aggiogata.
Dopo essersi incontrato con il Presidente della Camera di Accra Edward Adjaho Ahmadinejad é stato quindi ricevuto dal suo pari grado John Dramani Mahama, col quale ha siglato numerosi protocolli d'intesa e cooperazione che rinsaldano ulteriormente lo status di Teheran nella regione. Prima di ripartire il Presidente iraniano terrà un discorso presso l'Università Islamica e incontrerà gli anziani delle principali tribù del paese, rendendo omaggio a una società che, pure nella sua diversità, non vuole permettere che le differenze tribali ed etniche siano usate da potenze occidentali come punto debole per venire da queste ultime manipolata e aggiogata.
Etichette:
Africa,
Ahmadinejad,
Benin,
Iran,
John Dramani Mahama,
Mandato,
Niger,
Repubblica Islamica,
Teheran,
Togo,
Visita ufficiale
martedì 16 aprile 2013
Il Presidente iraniano Ahmadinejad visita Benin, Niger e Ghana nell'ambito del sostegno all'autonomia dell'Africa!

A questo processo cui Teheran può fattivamente contribuire con il suo esempio di come sia riuscita progressivamente ad affrancarsi dai lacci e lacciuoli dell'Occidente sviluppando un proprio vivo e vibrante settore tecnico, scientifico e manifatturiero capace di accompagnare il paese nel XXIesimo secolo senza più doversi rivolgere come 'comprador' all'Occidente imperialista.
Prima tappa del tour é stato il Benin, dove Ahmadinejad si é trattenuto da Domenica fino a stamane, quando é partito alla volta del Niger; nella capitale Porto-Novo ha incontrato il collega Presidente Thomas Yayi-Boni il quale si é augurato che il proprio paese possa presto godere di saldi e forti legami con l'Iran, specialmente nel campo degli accordi bilaterali energetici.
Etichette:
Africa,
Ahmadinejad,
Benin,
Iran,
Mandato,
Niger,
Repubblica Islamica,
Teheran,
Togo,
Visita ufficiale
venerdì 5 aprile 2013
Cento casse di armi e munizioni verso il Togo! Così Sion alimenta in Africa le "guerre dimenticate" per i suoi sporchi interessi!!
Unità della Marina Egiziana hanno sequestrato un cargo battente bandiera africana che aveva appena lasciato il porto di Eilat, nella Palestina sottoposta a occupazione sionista, trovandovi a bordo oltre cento casse di armi leggere e medie, più munizioni e proiettili per alimentarle, apparentemente destinate in Togo. Ovviamente i documenti di carico del natante non facevano alcuna menzione di apparecchi bellici a bordo, configurando l'operazione come il più classico dei casi di contrabbando.
Ecco svelati gli "altarini" di Sion! Ogni giorno mentre i Lerner, i Mentana, i Mineo, i Marco Pasqua e i Giulio Meotti lamentano e frignano improbabili contrabbandi di "armi iraniane" verso le legittime organizzazioni di Resistenza palestinesi e libanesi (che hanno tutti i diritti di armarsi contro le provocazioni e le aggressioni del regime canaglia di Tel Aviv) é in realtà l'internazionale sionista, forte dei suoi legami con la mafia ebraica ucraina e con i peggiori trafficanti internazionali, a inviare strumenti di morte nelle zone della terra più martoriate da conflitti crudeli e 'dimenticati' per sostenere i propri interessi e quelli delle proprie aziende di mercenariato più o meno legate al Mossad (che spesso impiegano veterani del genocidio consumato 'a rate' contro la popolazione palestinese).
Ecco svelati gli "altarini" di Sion! Ogni giorno mentre i Lerner, i Mentana, i Mineo, i Marco Pasqua e i Giulio Meotti lamentano e frignano improbabili contrabbandi di "armi iraniane" verso le legittime organizzazioni di Resistenza palestinesi e libanesi (che hanno tutti i diritti di armarsi contro le provocazioni e le aggressioni del regime canaglia di Tel Aviv) é in realtà l'internazionale sionista, forte dei suoi legami con la mafia ebraica ucraina e con i peggiori trafficanti internazionali, a inviare strumenti di morte nelle zone della terra più martoriate da conflitti crudeli e 'dimenticati' per sostenere i propri interessi e quelli delle proprie aziende di mercenariato più o meno legate al Mossad (che spesso impiegano veterani del genocidio consumato 'a rate' contro la popolazione palestinese).
Etichette:
Africa,
Armi,
Contrabbando,
Mafia ebraica,
Marina Egiziana,
Mercenari,
Mossad,
Propaganda,
Sequestro,
Togo,
Trafficanti
sabato 19 maggio 2012
Nonostante il diluvio di Hasbara, Israhell é meno popolare della Korea del Nord e del Pachistan!
Secondo un sondaggio condotto tra dicembre 2011 e febbraio 2012 su un campione di 24.090 intervistati in tutto il mondo occidentale il regime ebraico di occupazione della Palestina é risultato lo Stato meno popolare in assoluto, superando persino nazioni che sono vittima di costanti e continue campagne di denigrazione mediatica e tutto ciò nonostante i torrenti di propaganda commissionata dalla ricchissima e potentissima lobby filoisraeliana che ha in mano tutti i maggiori outlet di informazione mainstream e tiene alla catena quasi tutti i governi del continente.
Il 55 per cento degli intervistati ha dichiarato di ritenere che il regime dell'apartheid sia un fattore negativo ed eserciti una influenza maligna e nociva nel mondo, il 51 per cento ha detto la stessa cosa del Pachistan e il 50 per cento della Nord Korea. Il risultato é cresciuto di ben otto punti rispetto allo scorso sondaggio quando "solo" il 47 per cento degli intervistati si pronunciò negativamente nei confronti del regime ebraico. L'unico paese in cui una considerevole fetta di intervistati si é dichiarata favorevolmente nei suoi confrotni sono stati gli Usa e anche lì la percentuale é risultata in calo rispetto all'ultimo rilevamento mentre coloro che hanno espresso opinioni negative su Tel Aviv sono cresciuti sensibilmente.
Altri due paesi con opinioni favorevoli su Israhell sono stati il Kenya e la Nigeria, a causa dell'attività di predicatori evangelici americani che diffondono in quei paesi africani il 'sionismo cristiano' per incitare dissidi etnico-religiosi e scatenare scontri e violenze che possano "giustificare" le politiche di ingerenza militare americane e israeliane, contro le quali abbiamo già più volte lanciato l'allarme da queste pagine. In Francia il 65 per cento degli intervistati ha condannato Israele, in Germania il 69 per cento, in Inghilterra il 68 per cento e in Australia il 65.
Il 55 per cento degli intervistati ha dichiarato di ritenere che il regime dell'apartheid sia un fattore negativo ed eserciti una influenza maligna e nociva nel mondo, il 51 per cento ha detto la stessa cosa del Pachistan e il 50 per cento della Nord Korea. Il risultato é cresciuto di ben otto punti rispetto allo scorso sondaggio quando "solo" il 47 per cento degli intervistati si pronunciò negativamente nei confronti del regime ebraico. L'unico paese in cui una considerevole fetta di intervistati si é dichiarata favorevolmente nei suoi confrotni sono stati gli Usa e anche lì la percentuale é risultata in calo rispetto all'ultimo rilevamento mentre coloro che hanno espresso opinioni negative su Tel Aviv sono cresciuti sensibilmente.
Altri due paesi con opinioni favorevoli su Israhell sono stati il Kenya e la Nigeria, a causa dell'attività di predicatori evangelici americani che diffondono in quei paesi africani il 'sionismo cristiano' per incitare dissidi etnico-religiosi e scatenare scontri e violenze che possano "giustificare" le politiche di ingerenza militare americane e israeliane, contro le quali abbiamo già più volte lanciato l'allarme da queste pagine. In Francia il 65 per cento degli intervistati ha condannato Israele, in Germania il 69 per cento, in Inghilterra il 68 per cento e in Australia il 65.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Africa,
evangelici,
Ingerenza,
Interviste,
Israele,
Kenya,
Nigeria,
Nordkorea,
Occidente,
Pachistan,
Popolarità,
Predicatori,
Sionismo Cristiano,
Sondaggio
sabato 5 maggio 2012
La Jihad Islamica si prepara a "tagliare i tentacoli della piovra sionista" a partire da Eilat!
Il Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, storica formazione della Resistenza contro l'occupazione sionista e la persecuzione del Popolo di Palestina ha da sempre riconosciuto la necessità di combattere l'entità ebraica di occupazione non solo 'sul campo', con azioni armate, o sul piano politico, ma anche su quello intellettuale, diffondendo la conoscenza degli scopi, degli schemi, dei complotti dei generali e politici di Tel Aviv e della potente lobby internazionale che li sostiene e porta avanti in tutto il mondo, prima di tutto e specialmente nell'Occidente superficiale e corrotto, i loro interessi.
Nell'ambito di questa 'guerra delle idee' che può portare tanti importanti risultati come (e forse anche più) della 'guerra delle armi' e di quella politica, l'organizzazione ha da poco dato alle stampe un saggio dal titolo "Umm Rashrash: Vita e Morte per l'Occupazione", agile volume di 159 pagine nelle quali tuttavia, con mirabile sintesi, si spiega e si articola la vitale importanza che la cittadini di Umm Rashrash (Eilat nella lingua dell'invasione sionista) rivesta nei piani di Tel Aviv contro l'Africa e i paesi musulmani di quel continente.
Situata in fondo allo stesso profondo seno di mare sul quale si affaccia Aqaba nella propaganda ebraica Umm Rashrash/Eilat viene raffigurata come una specie di Riccione sionista, tutta palmeti, promenade, bagni di mare e balere e invece essa costituisce in realtà il 'trampolino' da cui Sion lancia i suoi tentacoli verso la Somalia, il Sudan, il Kenya, il Sud Sudan, l'Uganda e tutti quegli altri paesi nei quali nel corso degli ultimi anni abbiamo denunciato traffici di armi, destabilizzazione, uso di droni per spionaggio e assassinio, tutte attività volte a destabilizzare i paesi musulmani africani e a portare avanti l'agenda delle multinazionali occidentali (molte a guida sionista) e dell'imperialismo più becero e rapace.
Intuendo ciò i coraggiosi fedayeen della Resistenza lanciarono la loro operazione contro i militari sionisti proprio a Umm Rashrash la scorsa estate e, quando blateravano di 'vittime civili' i corifei dell'Hasbara nascondevano dietro le loro menzogne i piani sionisti contro l'Africa, magari senza neppure saperlo! Chi combatte contro Sion oggi lo fa per tutto il Terzo Mondo, non solo per la Palestina, anche se la Palestina ovviamente é esposta più direttamente alle minacce e alle offese di quel regime. Leggere il volume della Jihad Islamica significa armarsi di conoscenza, la stessa conoscenza che la propaganda israeliana vorrebbe tenere distante dalle masse, soprattutto quelle anestetizzate e obnubilate dell'opinione pubblica occidentale.
Nell'ambito di questa 'guerra delle idee' che può portare tanti importanti risultati come (e forse anche più) della 'guerra delle armi' e di quella politica, l'organizzazione ha da poco dato alle stampe un saggio dal titolo "Umm Rashrash: Vita e Morte per l'Occupazione", agile volume di 159 pagine nelle quali tuttavia, con mirabile sintesi, si spiega e si articola la vitale importanza che la cittadini di Umm Rashrash (Eilat nella lingua dell'invasione sionista) rivesta nei piani di Tel Aviv contro l'Africa e i paesi musulmani di quel continente.
Situata in fondo allo stesso profondo seno di mare sul quale si affaccia Aqaba nella propaganda ebraica Umm Rashrash/Eilat viene raffigurata come una specie di Riccione sionista, tutta palmeti, promenade, bagni di mare e balere e invece essa costituisce in realtà il 'trampolino' da cui Sion lancia i suoi tentacoli verso la Somalia, il Sudan, il Kenya, il Sud Sudan, l'Uganda e tutti quegli altri paesi nei quali nel corso degli ultimi anni abbiamo denunciato traffici di armi, destabilizzazione, uso di droni per spionaggio e assassinio, tutte attività volte a destabilizzare i paesi musulmani africani e a portare avanti l'agenda delle multinazionali occidentali (molte a guida sionista) e dell'imperialismo più becero e rapace.
Intuendo ciò i coraggiosi fedayeen della Resistenza lanciarono la loro operazione contro i militari sionisti proprio a Umm Rashrash la scorsa estate e, quando blateravano di 'vittime civili' i corifei dell'Hasbara nascondevano dietro le loro menzogne i piani sionisti contro l'Africa, magari senza neppure saperlo! Chi combatte contro Sion oggi lo fa per tutto il Terzo Mondo, non solo per la Palestina, anche se la Palestina ovviamente é esposta più direttamente alle minacce e alle offese di quel regime. Leggere il volume della Jihad Islamica significa armarsi di conoscenza, la stessa conoscenza che la propaganda israeliana vorrebbe tenere distante dalle masse, soprattutto quelle anestetizzate e obnubilate dell'opinione pubblica occidentale.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
lunedì 26 marzo 2012
Mafioso israeliano taglieggiava immigrati africani nel regime dell'Apartheid sionista, a chi non pagava veniva espiantato un rene!
Abbiamo già a lungo parlato delle discriminazioni razziste di cui sono vittime, nel regime ebraico dell'Apartheid, gli immigrati di origine africana; oggi dobbiamo registrare come, in un'entità nata dal crimine dell'invasione e della Nakba, sia facilissimo compiere i più mostruosi e abietti reati contro la Persona, fidando proprio nella diffusa impunità garantita da un regime esso stesso frutto del più marchiano e basilare disconoscimento dei Diritti della Persona e, ancora una volta, le vittime di questi crimini sono di nuovo immigrati dal Continente Nero.
Secondo quanto riportato dai media sionisti una serie di circostanziate accuse mosse da esponenti della comunità beduina del Sud-Negev hanno portato all'arresto di un cittadino sionista colpevole di ricatti per dozzine di migliaia di dollari ai danni di famiglie immigrate eritree e sudanesi che, dopo essersi rivolte alla sua organizzazione mafiosa per "contrabbandare" nel paese parenti e amici li vedevano poi trattenuti come ostaggi dai complici del ricattatore che per mesi pretendeva pagamenti regolari di fronte alla minaccia di abbandonare il malcapitato nelle mani delle autorità israeliane (use a sparare a chi si avvicina al confine), ucciderlo oppoure prelevargli un rene o un polmone per alimentare il traffico di organi di cui Israele é l'indiscusso capoluogo mondiale.
I beduini, che abitualmente nomadizzano tra il Negev e il Sinai, erano al corrente dei movimenti e delle attività dell'uomo e dei suoi complici e non hanno tardato a infomrare le autorità di quanto andava accadendo sotto i loro occhi. Per anni le ONG umanitarie internazionali hanno pregato e invitato Israele a rivedere la sua politica dello "sparare a vista" contro tutti coloro che si avvicinano al confine dol Sinai.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
lunedì 12 marzo 2012
L'Iran costruirà un'officina per elicotteri militari in Zimbabwe, espandendo i suoi legami coi paesi africani anti-imperialisti!
Il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi e il suo collega della Difesa Generale Vahidi hanno ricevuto in una Teheran parzialmente imbiancata da una delle ultime nevicate della stagione il Ministro della Difesa Zimbabweano Emerson Dambudzo Mnangagwa nella giornata di ieri; l'ospite é stato accolto con tutti gli onori e si é intrattenuto a parlare con i colleghi di numerosi progetti e accordi bilaterali che rafforzeranno i legami tra l'Africa anti-imperialista e il pilastro dell'Asse della Resistenza mediorientale all'arroganza colonialista usa, europea e sionista.
Ambedue le parti sono ansiose di migliorare ulteriormente le loro relazioni, specialmente nel campo del commercio e della difesa. Il Ministro Mnangagwa non ha fatto mistero dell'alto apprezzamento per non dire dell'ammirazione che molti stati africani tributano verso l'Iran per i suoi ottimi risultati nel campo della missilistica, dell'aeronautica, del nucleare, delle produzioni militari, dell'informatica e delle nanotecnologie, tutti traguardi ottenuti in barba alle pretese di 'sanzioni' dichiarate dall'occidente imperialista contro Teheran. Anche lo Zimbabwe, per il suo rifiuto di sottomettersi ai 'diktat' dell'avido neocolonialismo occidentale, é soggetto a infamanti campagne di propaganda e a sanzioni commerciali; avvicinarsi all'Iran può essere il modo giusto per aggirarle ed eventualmente imparare a vincerle.
Nelle prossime settimane un'officina di riparazione per elicotteri militari verrà attivata da esperti e tecnici iraniani in Zimbabwe, essa servirà a riparare e mantenere in efficienza i velivoli ad ala rotante di Harare, ma anche per formare meccanici e manutentori locali e per iniziare una limitata produzione di parti di ricambio in loco, seminando quindi un 'embrione' di industria aeronautica locale e indipendente da qualsivoglia influenza o ricatto imperialista.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Africa,
Ahmad Vahidi,
Ali Akbar Salehi,
Commercio,
Elicotteri,
Imperialismo,
Jihad di Autosufficienza,
Ministri
martedì 27 dicembre 2011
Il razzista Barak insulta la Tanzania, mandando all'aria un po' della 'politica coloniale' di Tel Aviv!
Una delle cose che abbiamo imparato occupandoci di Israele é che i suoi governanti, essendo animati da sentimenti bassi, volgari e malvagi, sono anche tutti irrimediabilmente stupidi. E questo é logico e conseguente, visto che la malvagità geniale e brillante é un'invenzione fantasiosa della narrativa popolare: il 'villain' raffinato e intellettuale é mera 'fiction', in realtà i veri malvagi della vita reale sono persone grette e rozze Piero Pacciani, contadino analfabeta, in luogo del colto e suadente Hannibal Lecter, Adolf Eichmann, con il fisico e la cultura dell'impiegato postale, in luogo del bellissimo e ambiguo Helmut Berger della Caduta degli Dei.
Ennesima riprova del legame tra malvagità e stupidità ci é stato offerto recentemente dall'ennesima fantozziana "performance" di Ehud Barak, Ministro della Guerra del governicchio di Benji Netanyahu che, volendo 'redarguire' in suo collega degli Esteri Avi Lieberman per delle dichiarazioni secondo lui 'improvvide', che potevano a suo dire rovinare le relazioni internazionali di Israele, ne ha rilasciate di peggiori riuscendo (lui sì) a far scoppiare una crisi diplomatica con la Tanzania. Non male, per una giornata di lavoro!
Recentemente Avigdor Lieberman (foto sopra), Ministro degli Esteri del regime ebraico, aveva criticato i paesi europei (in particolar modo Francia, Germania e Inghilterra) per non essere sufficientemente sottomessi ai desideri israeliani (nonostante le lobby filosioniste siano talmente attive in quelle tre nazioni che ormai manca solo che mettano stelle a sei punte sulle bandiere nazionali per trasformarle del tutto in colonie di Tel Aviv), in particolare riguardo alle fregole belliciste nei confronti dell'Iran Lieberman 'accusava' Berlino, Parigi e Londra di non 'prendere la cosa abbastanza sul serio'.
A stretto giro arriva la contro-dichiarazione di Barak che dice: "Francia, Germania e Inghilterra non sono la Tanzania, la Mauritania o la Tripolitania; Israele deve mantenere buoni rapporti con questi importanti paesi europei e non irritarli con dichiarazioni provocatorie". Per la serie, peggio la toppa del buco. Kasbian Nuriel Chirich, console della Tanzania a Tel Aviv ha replicato: "A nome della Repubblica di Tanzania esprimo profonda delusione per le dichiarazioni del Ministro Barak che, volendo nominare delle 'nazioni poco importanti' ha pensato bene di includere nella lista il nome della mia patria, accostandolo, peraltro, a quello di una regione africana che non ha nemmeno dignità di stato indipendente".
La cosa ironica é che le parole di Barak hanno se non rovinato almeno di sicuro peggiorato i rapporti diplomatici con uno dei pochi paesi africani che riconoscono Israele (tanto da avere un consolato sul suo territorio) e che negli ultimi anni uno degli indirizzi della politica estera di Tel Aviv sia stato proprio quello di migliorare il proprio 'standing' diplomatico in Africa per garantirsi materie prime a prezzo di costo e stati-fantoccio da poter manovrare contro i paesi arabi e musulmani del Nordafrica (vedi Sud-Sudan e Kenya).
Ennesima riprova del legame tra malvagità e stupidità ci é stato offerto recentemente dall'ennesima fantozziana "performance" di Ehud Barak, Ministro della Guerra del governicchio di Benji Netanyahu che, volendo 'redarguire' in suo collega degli Esteri Avi Lieberman per delle dichiarazioni secondo lui 'improvvide', che potevano a suo dire rovinare le relazioni internazionali di Israele, ne ha rilasciate di peggiori riuscendo (lui sì) a far scoppiare una crisi diplomatica con la Tanzania. Non male, per una giornata di lavoro!
Recentemente Avigdor Lieberman (foto sopra), Ministro degli Esteri del regime ebraico, aveva criticato i paesi europei (in particolar modo Francia, Germania e Inghilterra) per non essere sufficientemente sottomessi ai desideri israeliani (nonostante le lobby filosioniste siano talmente attive in quelle tre nazioni che ormai manca solo che mettano stelle a sei punte sulle bandiere nazionali per trasformarle del tutto in colonie di Tel Aviv), in particolare riguardo alle fregole belliciste nei confronti dell'Iran Lieberman 'accusava' Berlino, Parigi e Londra di non 'prendere la cosa abbastanza sul serio'.
A stretto giro arriva la contro-dichiarazione di Barak che dice: "Francia, Germania e Inghilterra non sono la Tanzania, la Mauritania o la Tripolitania; Israele deve mantenere buoni rapporti con questi importanti paesi europei e non irritarli con dichiarazioni provocatorie". Per la serie, peggio la toppa del buco. Kasbian Nuriel Chirich, console della Tanzania a Tel Aviv ha replicato: "A nome della Repubblica di Tanzania esprimo profonda delusione per le dichiarazioni del Ministro Barak che, volendo nominare delle 'nazioni poco importanti' ha pensato bene di includere nella lista il nome della mia patria, accostandolo, peraltro, a quello di una regione africana che non ha nemmeno dignità di stato indipendente".
La cosa ironica é che le parole di Barak hanno se non rovinato almeno di sicuro peggiorato i rapporti diplomatici con uno dei pochi paesi africani che riconoscono Israele (tanto da avere un consolato sul suo territorio) e che negli ultimi anni uno degli indirizzi della politica estera di Tel Aviv sia stato proprio quello di migliorare il proprio 'standing' diplomatico in Africa per garantirsi materie prime a prezzo di costo e stati-fantoccio da poter manovrare contro i paesi arabi e musulmani del Nordafrica (vedi Sud-Sudan e Kenya).
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
venerdì 11 novembre 2011
Il Sud-Sudan, creato per servire gli interessi sionisti, perseguita i giornalisti: vietato criticare la figlia del Presidente-cowboy!
![]() |
Il piano sionista in Sudan: separare il Sud del paese dal Nord musulmano per controllarne petrolio e acqua e farne una base per operazioni in Africa. |
Ricordate le insopportabili boiate della lobby anti-Khartoum insediata a Washington e Hollywood? Cuoricini sanguinanti di animelle candide come Colin Powell (il mentitore delle 'armi di Saddam') e Condoleeza Rice, supportate da bellocci privi di cervello come George Clooney che ci "informavano" di presunte stragi e persecuzioni compiute dal legittimo Governo di Omar Bashir? Di come questi mestatori mobilitavano la stolida e superficiale opinione pubblica occidentale per 'salvare' i 'poveri sudanesi cristiani' (presi di mira dalla propaganda evangelica a stelle e strisce, filosionista e islamofoba)?
![]() |
Salva Kiir, il ridicolo pagliaccio divenuto 'Presidente' del Sud-Sudan. |
Ngor Garang (sopra), caporedattore di 'Destiny', versione in lingua inglese del quotidiano Sudsudanese 'Al-Misier' è stato arrestato e si trova tuttora in 'incommunicado', probabilmente sottoposto alle attenzioni di qualche aguzzino addestrato dal Mossad, per aver fatto pubblicare, in un articolo di Dengdit Ayok quello che molti sanno e che tutti bisbigliano: cioé che la primogenita del Presidente-cowboy se ne sia 'fuita' col suo 'beau' di nazionalità etiope e sia quindi rimasta incinta costringendo la famiglia ad avallare 'nozze riparatrici'. In seguito a tale articolo Garang é stato arrestato e il quotidiano dove scriveva é stato chiuso per ordine della autorità.
Abbiamo letto il pezzo in questione e, a dire la verità, lo abbiamo trovato mediocremente scritto e intriso di una retorica bigotta e razzista degna di un vero e proprio "Borghezio negro", basato com'é sull'assunto "questo matrimonio ci offende perché il Presidente dimostra che gli stranieri possono venire in questo paese e mettere incinte le nostre donne", ma, certamente, incarcerarne l'autore con metodi da Inquisizione spagnola e chiudere una testata giornalistica non sono mezzi leciti per combattere la bigotteria e il razzismo e ricordano piuttosto le tecniche usate da certi dittatori africani amici di Israele come ad esempio Idi Amin Dada.
Questo é il Sud-Sudan partorito dalle palle e dalle campagne di 'armamento morale' partorite dalla Casa Bianca e da Hollywood al servizio degli interessi sionisti.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Africa,
Colin Powell,
Condoleeza Rice,
George Clooney,
Israele,
Khartoum,
Ngor Garang,
Omar Bashir,
Sud Sudan,
Zionist Lobby
domenica 10 aprile 2011
Israele 2011, benvenuti nella Terra dell'Apartheid. Israeliani razzisti minacciano di "dare fuoco" a quartiere di immigrati!
Mentre le "morali" ed "eroiche" truppe di Israele sono impegnate nella quotdiana opera di cannoneggiamento e bombardamento di civili palestinesi disarmati (con le fedeli 'truppe cammellate' dell'Hasbara pronte a gridare al 'tiro al bersaglio' se la Resistenza cerca di reagire contro basi militari e colonie illegali sioniste), mentre la 'democratica' Knesset passa a maggioranza assoluta leggi e provvedimenti che approfondiscono e aggravano le soperchierie e la misure segregatorie stilate su base etnica, razziale e religiosa contro gli abitanti originali dell'Erez Israel, (cioé della porzione di Palestina invasa e occupata dalla fine del Secolo XIX al 1948), anche sul "fronte interno" le frange estremistiche, xenofobe e intolleranti della popolazione ebraica non stanno certo con le mani in mano e, come già evidenziato da nostri articoli precedenti, si mobilitano sempre più spesso e con sempre più seguito contro i nuovi 'nemici' della purezza razziale israeliana: cioé i lavoratori immigrati che quotidianamente per un pugno di shekel falciano i prati e i giardini delle villette di Haifa, rigovernano le stoviglie e preparano i cibi serviti nei ristorantini 'upscale' di Tel Aviv, raccolgono e impacchettano i pompelmi e l'uva della Carmel-Agrexco, insomma, fanno tutti quei lavori faticosi e umilianti che, coerentemente col loro stato di 'HerrenVolk', gli appartenenti al Popolo Eletto non vogliono (o non hanno mai voluto fare) e, per ragioni di 'sihurezza', non si fidano più a far svolgere agli appartenenti alla minoranza araba o ai giornalieri che vengono dai territori occupati.
Tre giorni fa a Tel Aviv, la moderna, cosmopolita, avanzata, ottimista e anche 'gay-friendly' Tel Aviv che i filosionisti come Roberto Saviano amano tanto da usarla continuamente come "poster" dei loro vomitevoli siparietti "Israele-ha-tanto-in-comune-con-le-città-europee-e-americane" ha avuto il dubbio 'onore' di fungere da quinta teatrale alla rappresentazione di un marchio di modernità tipicamente 'europeo' e 'nord-americano': cioé la vergognosa intolleranza xenofoba contro i migranti e i diversi, a cui ovviamente la "tolleranza" tipicamente occidentale per le 'opinioni' di coloro che detengono le leve del potere politico ed economico garantisce automaticamente spazi e modalità di espressione di tutto favore.
Il drappello di xenofobi sionisti si é radunato presso la 'linea di confine' di Neve Sha'anan, un quartiere a prevalente popolazione immigrata, africana e filippina, e lì ha iniziato a crogiolarsi nel suo odio e nel suo bigottismo, ripetendo slogan che avevano del lercio e dell'osceno come: "Benvenuti ad Africa-land", "Benvenuti a Filipino-town", "Duecentomila clandestini a piede libero come se fossimo negli Usa", "Al-Qaeda", "Se dovremo dare fuoco al paese daremo fuoco al paese", "Gli immigrati hanno rovinato l'Europa", "La cultura del Terzo Mondo non può integrarsi con la cultura occidentale" e via delirando.
Per la serie: "Israele é PROPRIO come noi!!", anche lo Stato ebraico ha i suoi Le Pen e i suoi Wilders. |
Una signora Ebrea particolarmente adorna di anelli e orecchini ha trovato un modo tutto nuovo e originale di stigmatizzare la 'scandalosa', per lei, presenza degli ambulanti immigrati berciando: "Qua é peggio di Gaza!" "Qua é peggio della Cisgiordania!", mentre altri suoi sodali agitavano, immancabile a fianco della denuncia "d'iddegrado", la preoccupante minaccia alla "sihurezza", postulando che, disperati come sono, i migranti africani potrebbero un giorno trasformarsi in una sorta di terroristi mercenari "facendo saltare in aria roba" a fronte di "solo mille dollari" (siamo certi che i militari sionisti siano pagati molto meglio per far saltare in aria Gaza), causando "centinaia e migliaia di morti" all'HerrenVolk.
Come Lot a Sodoma, però, alcuni coraggiosi cittadini israeliani, che ci piace pensare non soltanto provi sentimenti di umana solidarietà per i migranti africani e asiatici, ma magari li alberghino anche per i loro concittadini arabi e per gli abitanti di Gaza e Cisgiordania (sperare non costa niente), ha trovato la forza di affrontare la torma xenofoba e opporre al suo mugghiare belluino la candida, chiara voce della ragione e dell'umanità, spintonato e provocato dai convenuti, almeno fino a che al suo fianco non si é schierato a protezione uno dei poliziotti che sorvegliavano la manifestazione, ha detto che l'odio contro gli immigrati della zona é aizzato da speculatori edilizi che vorrebbero sfrattari per "riqualificare" la zona con condomini da arricchiti.
Infine, ai coraggiosi contestatori della manifestazione razzista si é unito un migrante africano che, con comprensibile rabbia ma anche con precisione di analisi e sintesi ha chiarito ai marciatori il senso e la ragione della presenza sua e dei suoi simili: "Noi facciamo i lavori merdosi che voi non volete più fare, ci sorbiamo la vostra merda, ma non siamo merda a nostra volta". A un certo punto, con una tragicomica mancanza di coscienza storica della nascita e dello sviluppo del movimento sionista internazionale uno degli israeliani xenofobi si é rivolto al giovane africano dicendogli: "Tornatene a casa", sentendosi replicare, per tutta risposta un chiaro, netto e preciso: "Dove? In Uganda? Ma non ci dovevate andare voi??".
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Africa,
Apartheid,
Filippine,
Geert Wilders,
Immigrati,
Intolleranza,
Israele,
Lega Nord,
Manifestazione,
Mario Borghezio,
Razzismo,
Video,
Xenofobia
sabato 18 dicembre 2010
Israele, paese dell'Apartheid, progetta barriera di confine e lager di detenzione contro gli immigrati africani
Israele da paese del "Muro del Pianto" a "Paese dei Muri" tout-court, dopo aver scempiato la Cisgiordania con il "muro di separazione" che frammenta e spezzetta la continuità geografica, economica e sociale delle comunità palestinesi e ruba la terra più fertile e i pozzi d'acqua più ricchi per riservarli all'esclusivo uso e consumo del 'popolo eletto' ora si prepara ad alzare una nuova barriera di cemento, acciaio, filo spinato e torrette di guardia, questa volta per assicurarsi di tenere ben fuori dai propri confini gli indesiderati immigrati africani, lasciandoli nelle amorevoli mani della sbirraglia di Mubarak.
La nuova barriera di separazione sarà completata da un adiacente campo di prigionia per radunare e sorvegliare tutti gli africani che saranno sorpresi nel sacro territorio israeliano, in attesa di rimandarli nei paesi di origine, da cui la guerra, la guerriglia, le persecuzioni politiche o la pura e semplice miseria li hanno costretti a fuggire alla volta del più vicino pezzetto di 'Occidente' disponibile.
Come tutti gli stati 'sviluppati' anche Israele a parole stigmatizza e rimprovera gli immigrati illegali, poi nella realtà dei fatti li cerca e ne ha bisogno...e si capisce...chi se non gli immigrati africani è disposto a rompersi la schiena dieci, dodici o quattordici ore al giorno nei frutteti e negli orti delle colonie ebraiche illegali costruite in terra Palestinese, riempiendo canestro dopo canestro di arance, pompelmi o pomodori che poi verranno impacchettati e venduti a caro prezzo negli Usa o in Europa? Non certo la "jeunesse dorée" dei figli dei coloni fondamentalisti ebrei, loro orti e filari li frequentano solo quando si tratta di incendiarli e vandalizzarli, ma ci sono i "cushi" (parola ebraica per "negri") disposti a farlo per una manciata di nuovi shekel, ormai nei kibbutz e nelle colonie non si vede più un bianco a fare un lavoro manuale.
E' triste che il lavoro di questi migranti, vittime del colonialismo e dell'imperialismo occidentale che li hanno trasformati in rifugiati, vada a diretto vantaggio di coloro che a loro volta vittimizzano, perseguitano e angariano il popolo palestinese ma, ovviamente, non per questo gli africani che lavorano nello Stato ebraico possono aspettarsi un trattamento migliore di quello che tocca agli arabi, anzi, per quanto la loro presenza sia "nuova" nella società israeliana, la loro estrema 'diversità' li ha girà resi bersagli perfetti per le ubbìe razziste e segregazioniste che hanno sempre più libero corso nell'Apartheid sionista.
"L'influsso di immigrati dall'Africa nera" ha detto recentemente il primo ministro Netanyahu "sta crescendo e minaccia gli equilibri e l'aspetto dello Stato israeliano come lo conosciamo, deve quindi essere fermato" e alle sue intenzioni fanno eco gli slogan rauchi e la mobilitazione virulenta degli israeliani razzisti come quelli che si sono riuniti il mese scorso ad Hatikva per "protestare" contro il grande numero di africani che vive nel quartiere (perché molti proprietari di appartamenti di nascosto stipano fino a dodici-quindici immigrati in un quadrilocale estorcendo da ciascuno l'equivalente di un affitto e minacciando di denunciarli alla polizia se si ribellano). Fra i cittadini israeliani "indignati" dalla presenza africana si sentiva ripetere spesso e volentieri la parole "kooshi", "kooshaneem", "kooshanot", equivalenti ebraiche di "negraccio", "sporco negro" e via articolando, si sentivano ripetere le stesse piacevolezze che infarciscono un discorso di Mario Borghezio e dei vari identitaristi razzisti dell'estrema destra europea: "Gli africani sono bestie", "bevono e orinano per strada", "girano coi loro caftani senza niente sotto", "rubano", "guardano le nostre donne".
Michael Ben-Ari e Baruch Marziel, erano presenti a questa elevata adunanza, pronti a trarre il massimo profitto dalla montante ondata razzista che sta velocemente trasformando Israele nell'incarnazione realizzata di tutto il peggio che l'Occidente capitalista sa esprimere in questo inizio di Ventunesimo secolo: militarismo, razzismo e xenofobia.
Questa volta a essere circondati dagli anfibi e dai fucili spianati dell'Esercito più (im)morale del mondo non ci sono arabi palestinesi ma neri africani. |
Un immigrato africano in Israele chiede: "Diritti Umani per Tutti". In Israele? Hai proprio sbagliato paese amico mio... |
Manifestanti razzisti anti-africani nel quartiere di Hatikvah |
Michael Ben-Ari e Baruch Marziel, erano presenti a questa elevata adunanza, pronti a trarre il massimo profitto dalla montante ondata razzista che sta velocemente trasformando Israele nell'incarnazione realizzata di tutto il peggio che l'Occidente capitalista sa esprimere in questo inizio di Ventunesimo secolo: militarismo, razzismo e xenofobia.
Iscriviti a:
Post (Atom)