Dedichiamo questo bel ritratto del Presidente dei Siriani all'anonimo (di cui in realtà conosciamo benissimo nome e posizione, ma questi sono fatti nostri) che con cadenza quasi quotidiania ci lascia, da vero coraggioso amico dei sionisti, messaggi pieni di contumelie contro terze persone, nella speranza di suscitare reazioni o disturbare la frequentatissima attività del nostro outlet giornalistico.
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venerdì 17 novembre 2017
Una lode dell'Esercito Arabo Siriano con una "dedica" tutta speciale.
mercoledì 4 settembre 2013
Il reuccio ascemita congeda quattro generali per aver passato informazioni sui complotti sauditi e sionisti all'Esercito di Assad!
Il Re ascemita di Giordania, come ben sappiamo, é uno smidollato da rotocalco erede di una dinastia di traditori della Causa Araba vendutisi dapprima all'Inghilterra, quindi agli Stati Uniti e che fin dai tempi di Glubb Pasha e della sua 'Legione Araba' hanno sempre fatto finta di combattere Israele quando in realtà ci si sono sempre messi d'accordo (tanto che nel 1970, quando i beduini del nano Hussein sterminavano i Palestinesi nel famigerato 'Settembre Nero' Tel Aviv aveva messo in allarme la sua aviazione nel caso che i carri armati siriani di Salah al-Jadid avessero sfondato le difese verso Amman).
Ulteriori prove della subalternità di Abdullah II ai suoi burattinai sionisti e americani arrivano oggi con la comunicazioen che il reuccio di Amman avrebbe giubilato ben quattro generali dello Stato Maggiore giordano 'colpevoli' di avere passato a Damasco informazioni sensibili sulle attività di Sauditi, Americani e Israeliani. Evidentemente schifati dal vedere il loro paese usato da costoro come base per le operazioni terroristiche contro la Siria e ben consci che se mai il Governo di Assad a Damasco dovesse cadere la Giordania sarebbe risucchiata nell'instabilità e nel caos, i generali, mossi da spirito patriottico, si erano trasformati in 'spie' per difendere gli interessi nazionali che il re Abdullah aveva svenduto con terrificante miopia.
La Giordania non troverà mai pace, stabilità e prosperità fino a che gli ascemiti non verranno cacciati e al loro posto venga instaurato un sistema di Governo democratico e rappresentativo della volontà popolare.
Ulteriori prove della subalternità di Abdullah II ai suoi burattinai sionisti e americani arrivano oggi con la comunicazioen che il reuccio di Amman avrebbe giubilato ben quattro generali dello Stato Maggiore giordano 'colpevoli' di avere passato a Damasco informazioni sensibili sulle attività di Sauditi, Americani e Israeliani. Evidentemente schifati dal vedere il loro paese usato da costoro come base per le operazioni terroristiche contro la Siria e ben consci che se mai il Governo di Assad a Damasco dovesse cadere la Giordania sarebbe risucchiata nell'instabilità e nel caos, i generali, mossi da spirito patriottico, si erano trasformati in 'spie' per difendere gli interessi nazionali che il re Abdullah aveva svenduto con terrificante miopia.
La Giordania non troverà mai pace, stabilità e prosperità fino a che gli ascemiti non verranno cacciati e al loro posto venga instaurato un sistema di Governo democratico e rappresentativo della volontà popolare.
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sabato 13 aprile 2013
Violenta repressione a Irbid, il reuccio ascemita di Giordania non sa più a che santo votarsi!!
Due settimane dopo l'insediamento dell'ennesimo Governo giordano in poco più di due anni una vasta manifestazione di protesta nella città settentrionale di Irbid é stata repressa con estrema violenza dalle forze di sicurezza reali che hanno lanciato un diluvio di agenti lacrimogeni e urticanti contro la popolazione che marciava compatta 'armata' solo di cartelli e striscioni e quindi si sono scatentati in un carosello di cariche al manganello sparando anche colpi 'intimidatori' ma pericolosamente vicini all'altezza d'uomo.
Bisogna ricordare che poliziotti e militari sono reclutati tra i clan di nomadi beduini fedeli alla casa reale ascemita, gruppi etnici e clanici che hanno una naturale antipatia (adeguatamente coltivata e rafforzata nell'addestramento) contro gli abitanti delle città (in particolare quelli di origine Palestinese); atteggiamento che già risultò utile durante i massacri del "Settembre Nero".
E' significativo che la protesta sia scoppiata a Nord, vicino al confine con la Siria; territorio che la CIA, il Mossad e gli emiri wahabiti del petrolio vorrebbero trasformare nel "Pachistan siriano" proprio come il Pachistan era il retroterra sicuro dove venivano addestrati e riforniti i selvaggi wahabiti inviati contro l'Afghanistan filosovietico da tutti i dittatori arabi amici di Washington (Mubarak, Re Mohammed, Re Fahd e via discorredndo...). Evidentemente i Giordani di Irbid non vedono di buon occhio l'idea di dovere ospitare fanatici qaedisti dalle loro parti!
Bisogna ricordare che poliziotti e militari sono reclutati tra i clan di nomadi beduini fedeli alla casa reale ascemita, gruppi etnici e clanici che hanno una naturale antipatia (adeguatamente coltivata e rafforzata nell'addestramento) contro gli abitanti delle città (in particolare quelli di origine Palestinese); atteggiamento che già risultò utile durante i massacri del "Settembre Nero".
E' significativo che la protesta sia scoppiata a Nord, vicino al confine con la Siria; territorio che la CIA, il Mossad e gli emiri wahabiti del petrolio vorrebbero trasformare nel "Pachistan siriano" proprio come il Pachistan era il retroterra sicuro dove venivano addestrati e riforniti i selvaggi wahabiti inviati contro l'Afghanistan filosovietico da tutti i dittatori arabi amici di Washington (Mubarak, Re Mohammed, Re Fahd e via discorredndo...). Evidentemente i Giordani di Irbid non vedono di buon occhio l'idea di dovere ospitare fanatici qaedisti dalle loro parti!
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martedì 2 ottobre 2012
La società giordana si mobilita contro la minaccia sionista! "La nostra identità nazionale messa in pericolo dai piani del regime ebraico!"
Intellettuali giordani e figure della società civile e politica, riuniti in un simposio organizzato dai maggiori sindacati del paese hanno lanciato l'allarme riguardo alla crescente minaccia posta alla sicurezza nazionale e all'identità nazionale rappresentata dal regime ebraico e dalle sue mire etnocide ed espansionistiche. La conferenza, intitolata "Rafforzare l'identità nazionale giordana di fronte al pericolo sionista" ha preso spunto dal non nascosto o segreto obiettivo israeliano di cacciare tutti i Palestinesi dalla West Bank e trasferirli forzatamente in Giordania, piano più volte proposto dai gerarchi sionazisti come "Soluzione Finale".
Il decano dei medici giordani, Zuhair abu Faris ha messo in guardia dagli schemi espansionisti ebraici avvertendo che, come prima Israele pretendeva di voler occupare la Palestina fino alla West Bank e poi ha iniziato a fagocitare anche quest'ultima, non é detto che voglia rispettare nemmeno il confine con la Transgiordania e potrebbe nel prossimo futuro iniziare a inviare coloni e militari anche verso di essa.
L'espansione sionista infatti non é mai stata bloccata, arrestata o anche soltanto temperata da nessun "trattato" firmato; come e peggio degli Americani nei confronti dei Pellerossa i 'trattati' firmati da Israele servono solo a nascondere e celare la prossima aggressione, il prossimo furto di terra e risorse naturali. Il Professore di Scienze Politiche Hosni al-Shayyab ha dichiarato che l'obiettivo israeliano di trasferire i Palestinesi in Giordania é mirato a creare un clima di rivalità e conflitto tra Palestinesi e Giordani non dissimile da quello che eruppe nel 1970, per approfittare poi dell'indebolimento di entrambi.
Wasfi al-Rashdan, un altro oratore, ha sottolineato come il regime ebraico tenti costantemente di suscitare instabilità e conflitto civile nelle società arabe, indicando la sua nefasta influenza in Libano (dove sostiene i partiti filo-sauditi e filo-usa contro la Resistenza guidata da Hezbollah) e anche in Siria (dove é arrivato ad allearsi con i wahabiti di Al-Qaeda contro gli Alawiti e gli Sciiti sostenitori del legittimo Presidente Assad e legati a Hezbollah e all'Iran).
Il decano dei medici giordani, Zuhair abu Faris ha messo in guardia dagli schemi espansionisti ebraici avvertendo che, come prima Israele pretendeva di voler occupare la Palestina fino alla West Bank e poi ha iniziato a fagocitare anche quest'ultima, non é detto che voglia rispettare nemmeno il confine con la Transgiordania e potrebbe nel prossimo futuro iniziare a inviare coloni e militari anche verso di essa.
L'espansione sionista infatti non é mai stata bloccata, arrestata o anche soltanto temperata da nessun "trattato" firmato; come e peggio degli Americani nei confronti dei Pellerossa i 'trattati' firmati da Israele servono solo a nascondere e celare la prossima aggressione, il prossimo furto di terra e risorse naturali. Il Professore di Scienze Politiche Hosni al-Shayyab ha dichiarato che l'obiettivo israeliano di trasferire i Palestinesi in Giordania é mirato a creare un clima di rivalità e conflitto tra Palestinesi e Giordani non dissimile da quello che eruppe nel 1970, per approfittare poi dell'indebolimento di entrambi.
Wasfi al-Rashdan, un altro oratore, ha sottolineato come il regime ebraico tenti costantemente di suscitare instabilità e conflitto civile nelle società arabe, indicando la sua nefasta influenza in Libano (dove sostiene i partiti filo-sauditi e filo-usa contro la Resistenza guidata da Hezbollah) e anche in Siria (dove é arrivato ad allearsi con i wahabiti di Al-Qaeda contro gli Alawiti e gli Sciiti sostenitori del legittimo Presidente Assad e legati a Hezbollah e all'Iran).
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venerdì 27 gennaio 2012
Cambio di passo nelle proteste in Giordania: ragazzo condannato a due anni per aver bruciato un poster del reuccio ascemita!
Un tribunale speciale militare di Amman ha condannato Uday abu Issa, appena diciottenne, a due anni di reclusione per avere "minato la dignità del Re", bruciando un manifesto con la foto del piccolo Abdullah II dopo averlo strappato dal muro durante una manifestazione a Madaba, località a Sud della capitale del regno ascemita. La protesta era stata scatenata dall'autoimmolazione di un impiegato statale, di cui avevamo dato puntuale notizia su queste stesse pagine.
L'avvocato di Abu Issa aveva impetrato il perdono della casa reale invocando la giovane età dell'imputato, ma evidentemente non é stato ascoltato. Anche la ONG umanitaria Human Rights Watch aveva chiesto di lasciar cadere le accuse contro il ragazzo, argomentando per bocca di Cristoph Wilcke che bruciare una immagine di un personaggio pubblico é un'affermazione politica, non un attentato e quindi non andrebbe perseguito come tale.
"Condannare come criminale questo atto lancia un messaggio agghiacciante: vuol dire dare a intendere che la critica alla figura e al ruolo del Sovrano é off limits, vuol dire mettere la Giordania al livello di monarchie assolute e dittature". Finora le frequenti dimostrazioni politiche che si susseguono in Giordania da almeno un anno non avevano mai rivolto biasimo alla figura del Re, ma piuttosto alla sua condotta indecisa nel pilotare un programma di riforma della Cosa Pubblica. Forse questo evento segnala un cambio di marcia nella protesta, dopo mesi di misure parziali e inefficaci forse i Giordani cominciano a vedere il Reuccio Abdullah come parte del problema piuttosto che della soluzione.
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venerdì 13 gennaio 2012
Impiegato statale in miseria si dà fuoco in Giordania: squadracce di picchiatori contro i dimostranti che lo commemorano!
Come in Tunisa poco più di dodici mesi fa anche la Giordania, scossa da mesi e mesi di proteste, manifestazioni e fumose promesse di 'riforma' da parte di una Casa Reale che si sente sempre più assediata, ha assistito a un'episodio di auto-immolazione, risultato nella morte di un impiegato statale 51enne.
La motivazione per un atto tanto estremo sta da ricercarsi nel fatto che l'uomo, pur avendo un lavoro regolare come impiegato statale trovava tuttavia impossibile riuscire a sostenere adeguatamente la propria famiglia. Il fatto aiuta a capire come la corruzione anche a livelli medio-bassi sia tanto endemica nell'apparato pubblico giordano: a volte non é questione di avidità, ma di sopravvivenza.
Puntualmente, dopo le tradizionali preghiere del venerdì, gruppi di dimostranti antigovernativi, principalmente riconducibili al Fronte Islamico d'Azione, ma anche indipendenti o aderenti ad altri partiti e movimenti, si sono radunati sotto lo slogan "Anche Noi siamo Cittadini Infiammabili". Ad Amman si sono riportati scontri tra squadracce di bastonatori realisti e dimostranti, che sono proseguite sotto gli occhi indifferenti della polizia che non ha fatto nemmeno finta di cercare di dividere gli aggressori dagli aggrediti.
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martedì 2 agosto 2011
Non bastano i sauditi! Il corrotto Re del Bahrein cerca di arruolare anche mercenari pachistani per reprimere il suo popolo!!!
Mentre tutto il "giornalistume" occidentalista si sbizzarrisce in fantasiose invenzioni sulla Siria (dove ricordiamo, c'é un Presidente che ha il 'torto' di essere sostenuto dal 90% della popolazione e di volerla proteggere da assassini e provocatori prezzolati che da alcuni mesi agiscono agli ordini di Cia e Mossad), nemmeno un rigo viene scritto su "Repubblica", sulla "Stampa", sul "Giornale" e su "Libero" (organi 'bipartisan' che diffondono la stessa propaganda variando solamente i toni) su quanto accade in Bahrein dove, invece, le stragi e la repressione ci sono veramente ma siccome vengono da un regime amico di Usa e Israele tutto deve essere tenuto sotto silenzio.
Siccome il sovrano Al-Khalifa non é riuscito a sottomettere il suo popolo con le violenze, gli arresti, le torture, gli stupri e le mitragliate ad altezza d'uomo sulla folla, nemmeno dopo l'intervento di truppe Saudite e degli UAE nella piccola isola del Golfo Persico, adesso sui quotidiani del lontano Pachistan cominciano ad apparire annunci che invitano "persone con esperienza militare e di polizia" ad "arruolarsi nella Guardia Nazionale del Bahrein.
Notare come, nell'annuncio che qui riportiamo le parole "con esperienza" e "bisogno urgente" siano sottolineate; evidentemente il corrotto Al-Khalifa sente il trono barcollare anche con l'aiuto degli 'amici' sauditi e di Abu Dhabi e non vuole correre rischi.
Comandato per la maggior parte della sua storia da una casta militare antidemocratica e dittatoriale il Pachistan ha sempre "esportato" mercenari in Asia e Africa; durante la strage di Palestinesi voluta nel 1970 dal nano ascemita Re Hussein le truppe più feroci erano comandate dal pachistano Zia ul-Haq, poi divenuto dittatore di Karachi fino a quando la CIA non decise di assassinarlo con una bomba temendo che si stesse avvicinando troppo a Pechino.
Nel Mondo Arabo erano già diversi mesi che si parlava della presenza di pachistani in Bahrein per la repressione delle sommosse: questo video caricato su Youtube ad aprile lo dimostra. Ora, gli "annunci economici" di Casa Al-Khalifa dimostrano con piena certezza quello che i più perspicaci e informati osservatori di cose mediorientali già sospettavano da tempo.
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venerdì 15 luglio 2011
Il "piccolo re" ascemita scatena i suoi sbirri contro il popolo in protesta! Inizia finalmente a vacillare il trono di Abdullah?
Almeno dieci persone sono rimaste ferite negli scontri scoppiati ad Amman dopo le consuete preghiere del venerdì, quando migliaia di persone, uscite dalla Moschea di Hussein, hanno cercato di marciare sul Municipio gridando slogan contro il Governo e il monarca.
Quel che appare singolare é che quasi tutti i feriti non si contano tra i manifestanti, che pure sono stati dispersi dagli sbirri di re Abdallah non certo con le buone maniere, ma tra reporter e giornalisti, che dichiarano: "Ci hanno presi di mira, i giubbotti e le pettorine con scritto "stampa" non sono servite a proteggerci, anzi, gli hanno indicato chiaramente chi dovevano colpire!".
Accanirsi contro i rappresentanti della stampa e dell'informazione é uno dei segni distintivi dei tiranni, quei 'tiranni' che l'occidente ipocrita dice di voler denunciare e combattere, ma si sa che la casa ascemita di Giordania é troppo benvoluta da Usa e Israele, (E come! Ha ammazzato un sacco di Palestinesi e li ha spinti a emigrare in Libano per poterlo destabilizzare!!) per dover pagare lo scotto di comportamenti come questi.
Ma nella giornata di oggi oltre che ad Amman si sono tenute manifestazioni anche a Tafileh, Man, Karak, Irbid e Jerash. Forse, nel prossimo futuro, il piccolo re ascemita si troverà di fronte manifestazioni tanto grandi e tanto diffuse da non poter sperare di trarsi d'impaccio facendo manganellare qualche giornalista.
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sabato 7 maggio 2011
La Fratellanza musulmana giordana al piccolo re hascemita: "Hamas deve riaprire subito la sua sede di Amman!"
Il più grande partito di opposizione giordano "Fronte d'Azione Islamica" ha ufficialmente invitato il reuccio Hascemita Abdallah a permettere che il leader di Hamas Khaled Mishaal visiti ufficialmente Amman e riapra l'ufficio del Movimento musulmano di Resistenza nella capitale del reame.
Murad al-Adayla, dirigente del Fronte incaricato degli "Affari palestinesi", ha dichiarato in un comunicato stampa rilasciato il quattro maggio 2011 che il Governo dovrebbe "immediatamente riconsiderare" le sue relazioni con Hamas, alla luce dello storico 'reapprochement' siglato in settimana al Cairo, col quale si é ricostituita l'unità nazionale di tutte le fazioni e i partiti politici palestinesi.
Al-Adayla ha commentato come sia "preciso dovere" del sovrano sostenere in ogni modo l'accordo e aiutare a garantirne il futuro successo, ciò che sarebbe non soltanto umanamente ed eticamente giusto, ma anche utile alla sicurezza interna giordana, direttamente legata agli sviluppi della Questione palestinese, come testimoniata da tanti eventi della storia recente e remota dello Stato transgiordano.
Il Fronte d'Azione Islamica ritiene che la riconciliazione palestinese sia un frutto importante e prezioso del moto di rinnovamento in senso democratico del Mondo Arabo, e che esso continuerà a modificare scenari ed equilibri ancora per molto tempo.
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giovedì 24 febbraio 2011
Il "Kismet" di Muammar Gheddafi, 1970-2011
Quarantun anni orsono.
Si teneva un summit della Lega Araba al Cairo, il 27 settembre 1970, Gamal Nasser, stanco e provato dai continui viaggi a Mosca per le terapie con cui cercava di tenere sotto controllo il suo diabete e il suo cuore malandato, faceva gli onori di casa nel migliore dei modi a un vasto stuolo di ospiti che andavano dai monarchi degli emirati e sceiccati del petrolio, risplendenti nei loro costumi tradizionali riccamente decorati, a leader e presidenti che preferivano le giacche di taglio occidentale o il contegno marziale delle uniformi, ora mimetiche, ora gallonate.
Fra costoro, si contava la presenza di un 'nuovo arrivato', un baldo ventisettenne che, a capo di un circolo di ufficiali nazionalisti libici aveva detronizzato l'anziano e malato Re Idris dei Senussi, sovrano ottantenne che svendeva a prezzo di costo le ricchezze di petrolio e metano del paese alle "Sette sorelle" dell'imperialismo petrolifero anglo-americano e concedeva basi aeree all'aviazione a stelle e strisce.
Contro quello stato di cose Muammar Gheddafi e i suoi camerati erano insorti, cacciando il Re compromesso con lo straniero, ristabilendo "l'onore nazionale" in una fiammata di fervore patriottico; dopo essersi via via liberato dei compagni di strada il giovane ufficiale era rimasto unico e ultimo arbitro del destino di Tripolitania e Cirenaica, oltre che dell'immenso retroterra interno che aveva fatto denominare la Libia "scatolone di sabbia" a un politico italiano che non poteva sospettare quanta ricchezza fosse celata nel suo sottosuolo.
Gheddafi, circondato da sovrani adusi al potere da secoli e da leader che erano i suoi "idoli" come Bourghiba, Houari Boumediène e lo stesso Nasser, cercava disperatamente di darsi un tono, "compensando" le sue insicurezze e timidezze con un atteggiamento confidenziale e spavaldo, e aggirandosi con una pistola infilata nel cinturone, senza fondina, alla bravaccia, come una specie di reincarnazione di Pavolini.
L'attenzione dei convenuti era concentrata su Hussein, il piccolo reuccio di Giordania che, limitato nei sentimenti umani quanto nello sviluppo verticale (De André avrebbe detto "col cuore troppo vicino al buco del culo"), aveva pochi giorni addietro deciso di scatenare i suoi pretoriani beduini contro i Palestinesi dei campi profughi transgiordani "colpevoli" secondo il piccolo sovrano Hascemita, di preferire l'autorità di Yasser Arafat e dei suoi miliziani di Al-Fatah a quella dei reali gendarmi giordani.
Certo, chi conosce Fatah come la congrega di cacicchi calabraghe e collaborazionisti che é oggi stenterà a credere che un tempo fosse un'ardita banda di guerriglieri ribelli come quelli di "Guerre Stellari", ma, ricordiamo ai nostri lettori, si parla di quarantun anni fa. Hussein aveva avuto dunque modo di supervisionare lo scempio fatto dagli obici inglesi da 76 millimetri impiegati ad alzo zero contro le baracche dei rifugiati, prima di partire per il Cairo, e la portata e le conseguenze delle sue azioni erano, ovviamente, sulla bocca di tutti i convenuti.
Muammar Gheddafi, vedendo la possibilità di mettersi in luce, si lanciò in un commento tranchant: "Hussein di Giordania é un pazzo ad aver usato così indiscriminatamente l'Esercito contro la sua stessa gente, dovrebbe essere preso, incatenato come una fiera e portato a un manicomio!".
E' tutto vero.
Erano quarantun anni fa.
Ora il cerchio é compiuto, il giovane e insicuro ventisettenne in uniforme da rivoluzionario, ardente di fiamma patriottica e avverso alle influenze dell'imperialismo straniero è diventato un settuagenario che incrudelisce contro la sua gente con gli elicotteri da combattimento e i jet, per conservarsi il trono come un Mazzarò qualunque che non riesce ad accettare l'ineluttabilità del Destino.
Kismet, lo chiamano.
Si teneva un summit della Lega Araba al Cairo, il 27 settembre 1970, Gamal Nasser, stanco e provato dai continui viaggi a Mosca per le terapie con cui cercava di tenere sotto controllo il suo diabete e il suo cuore malandato, faceva gli onori di casa nel migliore dei modi a un vasto stuolo di ospiti che andavano dai monarchi degli emirati e sceiccati del petrolio, risplendenti nei loro costumi tradizionali riccamente decorati, a leader e presidenti che preferivano le giacche di taglio occidentale o il contegno marziale delle uniformi, ora mimetiche, ora gallonate.
Fra costoro, si contava la presenza di un 'nuovo arrivato', un baldo ventisettenne che, a capo di un circolo di ufficiali nazionalisti libici aveva detronizzato l'anziano e malato Re Idris dei Senussi, sovrano ottantenne che svendeva a prezzo di costo le ricchezze di petrolio e metano del paese alle "Sette sorelle" dell'imperialismo petrolifero anglo-americano e concedeva basi aeree all'aviazione a stelle e strisce.
Contro quello stato di cose Muammar Gheddafi e i suoi camerati erano insorti, cacciando il Re compromesso con lo straniero, ristabilendo "l'onore nazionale" in una fiammata di fervore patriottico; dopo essersi via via liberato dei compagni di strada il giovane ufficiale era rimasto unico e ultimo arbitro del destino di Tripolitania e Cirenaica, oltre che dell'immenso retroterra interno che aveva fatto denominare la Libia "scatolone di sabbia" a un politico italiano che non poteva sospettare quanta ricchezza fosse celata nel suo sottosuolo.
Gheddafi, circondato da sovrani adusi al potere da secoli e da leader che erano i suoi "idoli" come Bourghiba, Houari Boumediène e lo stesso Nasser, cercava disperatamente di darsi un tono, "compensando" le sue insicurezze e timidezze con un atteggiamento confidenziale e spavaldo, e aggirandosi con una pistola infilata nel cinturone, senza fondina, alla bravaccia, come una specie di reincarnazione di Pavolini.
L'attenzione dei convenuti era concentrata su Hussein, il piccolo reuccio di Giordania che, limitato nei sentimenti umani quanto nello sviluppo verticale (De André avrebbe detto "col cuore troppo vicino al buco del culo"), aveva pochi giorni addietro deciso di scatenare i suoi pretoriani beduini contro i Palestinesi dei campi profughi transgiordani "colpevoli" secondo il piccolo sovrano Hascemita, di preferire l'autorità di Yasser Arafat e dei suoi miliziani di Al-Fatah a quella dei reali gendarmi giordani.
Certo, chi conosce Fatah come la congrega di cacicchi calabraghe e collaborazionisti che é oggi stenterà a credere che un tempo fosse un'ardita banda di guerriglieri ribelli come quelli di "Guerre Stellari", ma, ricordiamo ai nostri lettori, si parla di quarantun anni fa. Hussein aveva avuto dunque modo di supervisionare lo scempio fatto dagli obici inglesi da 76 millimetri impiegati ad alzo zero contro le baracche dei rifugiati, prima di partire per il Cairo, e la portata e le conseguenze delle sue azioni erano, ovviamente, sulla bocca di tutti i convenuti.
Muammar Gheddafi, vedendo la possibilità di mettersi in luce, si lanciò in un commento tranchant: "Hussein di Giordania é un pazzo ad aver usato così indiscriminatamente l'Esercito contro la sua stessa gente, dovrebbe essere preso, incatenato come una fiera e portato a un manicomio!".
E' tutto vero.
Erano quarantun anni fa.
Ora il cerchio é compiuto, il giovane e insicuro ventisettenne in uniforme da rivoluzionario, ardente di fiamma patriottica e avverso alle influenze dell'imperialismo straniero è diventato un settuagenario che incrudelisce contro la sua gente con gli elicotteri da combattimento e i jet, per conservarsi il trono come un Mazzarò qualunque che non riesce ad accettare l'ineluttabilità del Destino.
Kismet, lo chiamano.
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