giovedì 24 maggio 2012

Richiesta dal Tribunale militare di Tunisi la pena di morte per l'ex-tiranno Ben Ali, esule in Arabia Saudita!

La Corte militare tunisina che sta conducendo i procedimenti penali contro Zine el Abidine Ben Ali e gli altri rappresentanti del regime lacista e occidentalista che era al potere nel paese nordafricano fino al gennaio 2011 ha registrato ieri la richiesta della pena capitale espressa dal pubblico ministero nei confronti di tutti gli imputati (dall'Ex-presidente in poi) che verranno riconosciuti direttamente responsabili per le uccisioni di manifestanti che costellarono il corso della Rivoluzione che ha portato la Democrazia e all'esilio del tiranno in Arabia Saudita.
Sul contumace Ben Ali, rifugiatosi tra i corrotti sceicchi del petrolio ormai ultimi portabandiera di un'egemonia statunitense nel Mondo Arabo che ha subito durissimi colpi proprio a partire dalla Rivoluzione tunisina in avanti, pendono già condanne per secoli di carcere per un numero impressionante di reati, dala corruzione, al riciclaggio e al traffico di denaro sporco, all'appropriazione indebita di beni archeologici e proprietà dello Stato, fino al concorso in traffico internazionale di stupefacenti, ma ovviamente tutte queste condanne appariranno poca cosa quando confrontate con quella che scaturirà da questo processo.
Nella fallita repressione dei moti rivoluzionari circa 300 persone persero la vita, per la maggior parte colpite dal fuoco delle forze di sicurezza che vennero autorizzate dallo stesso Presidente a fare uso di munizioni letali. Nonostante la Tunisia ne abbia più volte richiesto l'estradizione il Governo saudita di Riyadh ha dichiarato di non volere obbedire al mandato di arresto internazionale che lo obbligherebbe a consegnare l'Ex-presidente di Tunisi perché affronti il processo.
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Prima riunione per il nuovo Parlamento siriano: con le elezioni il popolo ha detto "No!" a violenze e terrorismo!

Il nuovo Parlamento siriano si é riunito a Damasco per iniziare i suoi lavori e segnare così il totale trionfo del processo di riforma istituzionale voluto dal Presidente Assad come opera di contrasto effettivo delle provocazioni e delle stragi operate nel paese da piccoli gruppi di provocatori wahabiti al soldo di Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Usa e Israele, che in oltre un anno di campagna di terrore non sono riusciti a indebolire nemmeno di un grano la determinazione dei cittadini a respingere i loro tentativi di far precipitare il paese nel caos.
Secondo quanto comunicato dall'agenzia SANA questa mattina, esattamente secondo il programma stabilito, il nuovo Parlamento, la cui composizione é state decisa con le elezioni politiche del 7 maggio scorso, si é riunito nella capitale e attualmente é impegnato nelle operazioni di elezione del proprio Presidente. Oltre 7100 candidati hanno preso parte alle elezioni da cui sono usciti 250 deputati, 172 rappresentanti degli operai e dei contadini e 78 degli altri settori della società.
Uno dei compiti del nuovo Parlamento siriano sarà la creazione di una Corte Costituzionale Suprema di sette membri, ciascuno in carica per 4 anni (rinnovabili), che formerà l'embrione di un Potere Giudiziario indipendente e slegato dalle altre strutture dello Stato.
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Il Ministro Adnan Mansour dichiara: "Trattative per la liberazione dei pellegrini sequestrati in Siria da terroristi wahabiti!"

Adnan Mansour, Ministro degli Esteri di Beirut, ha dichiarato che i tredici cittadini libanesi catturati in Siria mentre erano di ritorno dal pellegrinaggio a un luogo santo sciita nella Repubblica Islamica dell'Iran si trovano in mano a "cellule terroristiche siriane" ma che grazie agli sforzi prodotti dal suo Ministero dovrebbero venire presto rilasciati.
Mansour ha dichiarato che per tutta la giornata di mercoledì 23 maggio é stato tenuto aggiornato sulla posizione dei sequestrati e che canali negoziali sono stati aperti con la cellula di provocatori stranieri che li ha in mano. Non ha dichiarato chi sia a capo dei negoziati ma ha espresso fiducia che la questione verrà risolta "il prima possibile".
Si nota così che mentre i wahabiti libanesi, con il sostegno più o meno volontario dell'Alleanza 14 Marzo di Saad Hariri, fanno del loro meglio per gettare il Paese dei Cedri nell'instabilità e nel caos, arrivando persino ad attaccare le forze armate, dall'altra parte i rappresentanti dell'alleanza progressista di Amal, Hezbollah, LMP, SSNP e altre forze riformiste non lesinano alcuno sforzo per tutelare la vita e la sicurezza dei cittadini libanesi, anche all'estero. Ne tengano conto, gli abitanti del Paese dei Cedri, in vista delle elezioni del 2013.
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Ahmed Karti denuncia: "C'é una mano sionista dietro l'autobomba di Port Sudan!"

Il Ministro degli Esteri sudanese Ali Ahmed Karti ha dichiarato nella giornata di ieri che "senza alcuna ombra di dubbio" vi é la mano dei servizi segreti israeliani dietro l'attacco terroristico che con una autobomba ha ucciso un uomo d'affari di Port Sudan. "Le nostre forze di sicurezza purtroppo sono ormai familiari con le tecniche terroristiche dei provocatori ebraici" ha annunciato Karti ai microfoni dell'emittente sudanese Al-Shoroug "La maniera in cui la vettura é detonata é del tutto identica a quella di altre autobombe sioniste che hanno colpito negli ultimi anni il nostro paese".
Karti ha affermato che l'imprenditore ucciso si chiamava Nasser Awad Ahmed Saed e lavorava nell'import-export nell'importante centro portuale del Mar Rosso. L'attentato dimostra quanto profondamente l'entità sionista cerchi di infiltrare i propri tentacoli nel continente africano, dove é attivamente impegnata a sostenere alcuni stati-fantoccio e ad aggredirne altri che invece si oppongono ai suoi avidi disegni imperialisti mirati a controllare le ricche risorse idriche, energetiche e minerarie del Continente Nero. Solo nel mese scorso il Sudan aveva inflitto una dura sconfitta al pupazzo sionista Salva Kiir, dittatore di Juba, che aveva cercato, col suo esercito e le sue milizie terroriste, di sottrarre a Khartoum il controllo di una importante provincia petrolifera ad Heglig, nel Sud Kordofan.
Il Ministro Karti ha dichiarato che il regime ebraico é uso prendere di mira strutture e cittadini sudanesi (nel silenzio complice e ipocrita della comunità internazionale, pronta però a prendere per buone le campagne di diffamazione anti-sudanesi 'ragliate' da qualche ignorante star holliwoodiana) a causa del sostegno fornito da Khartoum alla Resistenza anti-imperialista e anti-sionista. Tuttavia l'uomo assassinato non faceva parte di alcun gruppo politico o militare ed era unicamente proprietario di alcuni hotel e palazzi nella zona litoranea.
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mercoledì 23 maggio 2012

Lo Shahed-285 entra in servizio regolare nella flotta aerea della Repubblica Islamica!

Nero, letale, veloce, silenzioso, lo Shahed-285, elicottero da combattimento della Repubblica Islamica dell'Iran é un sistema d'arma di qualità totale che non teme alcun confronto con i più avanzati prodotti dell'ingegneria aeronautica europea e americana, dai cui empori, arricchito dagli emolumenti grassati alle casse della Casa Bianca grazie agli sforzi dell'AIPAC e ai contribuenti tedeschi grazie alla florida "Indu$tria dell'Olocau$to" il regime ebraico dell'Apartheid, incapace di forgiare le proprie armi, si rifornisce per riempire il suo arsenale di ordigni con cui bombardare scuole, ospedali, moschee, chiese, folle di civili.
Tutt'altri propositi hanno mosso le mani e le menti degli ingegneri e dei tecnici di Teheran che, dando il via molti anni orsono al progetto "Cobra Melli" ('Cobra Nazionale' in Farsi) hanno obbedito all'imperativo fatto parola d'ordine dalla Guida Suprema di fornire il paese dei mezzi per difendere il suo popolo e la sua Rivoluzione Islamica senza dovere in niente dipendere dall'Estero; antifona affatto simile a quella degli ormai lontani tempi dello Scià, quando il denaro di gas e petrolio veniva scialacquato in stravaganti spese militari che rendevano il paese sempre più debole (paradossalmente) e dipendente dalle potenze imperialiste vista la totale mancanza di know-how iraniano per far funzionare le armi straniere.
Ma l'arte di arrangiarsi diventò prima necessità e poi virtù durante la Guerra Imposta del 1980-88, sfociando poi nell'ambizioso programma della "Jihad per l'autosufficienza militare" che ha portato Teheran a sviluppare una matura industria della Difesa che é in grado ormai di produrre armi individuali e di squadra, missili anticarro, antiaerei e antinave, razzi da battaglia e vettori balistici, artiglierie convenzionali e mobili, elicotteri e aeroplani, motoscafi lanciamissili, carri armati, fregate, blindati, sottomarini e di rinnovare e aggiornare i vecchi modelli lascito degli anni '70 e '80. Lo Shahed-285, inaugurato tre anni fa, si integra oggi pienamente nel sistema di difesa iraniano, aggiornando la flotta elicotteristica con un mezzo che non ha nulla da temere nel confronto con l'Apache americano e che anzi, in diversi ambiti, gli é perfino superiore.
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"Tra poche settimane" l'estradizione verso la Libia dell'ex Premier di Gheddafi, Al Mahmoudi al Bagdadi!

Il portavoce del ministero della Giustizia tunisino Mondher ben Dhiyaf ha annunciato martedì che le decisione di estradare l'ex Premier libico Al Mahmoudi al Bagdadi, arrestato a settembre 2011 per ingresso illegale nel paese he stata presa dopo che il Primo Ministro libico ha assicurato al suo collega tunisino Hamadi Jebali che all'ex capo del Governo di Tripoli verrà riservato un equo e giusto processo.
Mondher Ben Dhiyaf ha dichiarato che il Premier libico attuale ha fornito "ampie rassicurazioni" in merito nel corso della sua recente visita a Tunisi, avvenuta la scorsa settimana. Al Mahmoudi al Bagdadi é stato Capo del Governo libico dal 2006 al 2011, ultimo in ordine di tempo a ricoprire tale carica prima dell'insurrezione che, attraverso alterne vicende e con il contributo ipocrita della NATO, é riuscita in autunno ad avere la meglio sul dominio del mercuriale e ridicolo 'generalissimo' di Tripolitania.
Alcuni gruppi per il rispetto dei Diritti Umani si sono espressi contro la decisione di Tunisi manifestando il timore che l'ex Primo Ministro possa venire torturato o giustiziato dal nuovo regime libico. Il Governo di Tripoli ha replicato di voler solamente fare chiarezza sul possibile ruolo del Premier in alcuni episodi della Guerra Civile.
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Svegliati Europa! Segui l'esempio di chi a Londra protesta contro il gangster sionista Avigdor Lieberman!

Una massiccia folla di dimostranti filopalestinesi si é riunita fuori dal Pillar Hotel di Londra in protesta contro l'accoglienza riservata al criminale sionista Avigdor Lieberman, Ministro degli Esteri dell'esecutivo di Estrema Destra al potere nel regime di Apartheid ebraico. "Se oggi arrivasse Adolf Hitler gli manderebbero incontro la limousine comunque" cantavano i Clash nel 1977; 35 anni dopo lo stesso trattamento viene riservato alla sua versione ebraica, personaggio vile e spregevole che non ha mai fatto mistero del suo odio e del suo razzismo nei confronti dei legittimi abitanti della Palestina.
Per fortuna in Inghilterra nonostante la prostituzione di tutti i partiti politici e di tutti gli outlet mediatici alle voglie della ricchissima e influentissima lobby ebraica non tutte le coscienze sono addormentate e drogate nell'indifferenza e migliaia e migliaia di cittadini indignati, tra cui si segnalano i coraggiosi e coerenti ebrei ortodossi della Neturei Karta sono scesi in strada per protestare, cacciando via dalla strada le poche decine di provocatori sionisti che si erano radunati per salutare il loro becero e volgare 'eroe'.
La manifestazione ha letteralmente preso possesso dell'intero distretto di Hendon e il Capo del Forum Palestinese in Inghilterra, Hafez Karmi ha dichiarato che l'aver ricevuto ufficialmente un razzista bigotto come Lieberman é stata "L'ennesima gaffe di un Governo totalmente screditato", aggiungendo che i Palestinesi eletti nelle consultazioni democratiche del 2006 che videro il trionfo di Hamas difficilmente verrebbero accolti da ministri e sottosegretari, pur avendo credenziali di Democrazia ben più limpide di quelle che Lieberman potrà anche solo mai sognarsi di possedere.
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Si aprono in Egitto le urne da cui uscirà il nuovo Presidente: il primo eletto dal popolo!

Oltre cinquanta milioni di potenziali elettori sono chiamati oggi alle urne in Egitto, 15 mesi dopo la deposizione del tiranno Mubarak, nella prima elezione presidenziale democratica nella storia del Paese delle Piramidi. La campagna elettorale, per quanto breve (a causa delle sentenze che hanno squalificato diversi aspiranti candidati per i motivi più diversi, ora sensati, ora capziosi) é stata intensissima e i pronostici sono quanto mai vaghi e incerti visto che bisognerà verificare se la popolazione preferirà ribadire i risultati delle elezioni politiche (che videro la fortissima affermazione dell'FJP e dei musulmani ortodossi di Al-Nour) oppure optare per una 'separazione dei poteri', scegliendo un candidato di garanzia che controbilanci un Parlamento fortemente islamista.

Vi sono 13mila stazioni di voto nelle 27 province egiziane che saranno aperte per 12 ore dalle 8 antimeridiane a quelle serali, oggi e domani. I risultati, però, si conosceranno soltanto una settimana dopo e diversi gruppi egiziani e internazionali hanno già lanciato appelli alla vigilanza contro ogni rischio di manipolazione e broglio da parte della giunta militare di Tantawi, lo SCAF, per cui, a rigor di logica, queste elezioni dovrebbero segnare il canto del cigno, visto che con un Parlamento e un Presidente democraticamente eletti ogni funzione del 'Consiglio Supremo' diventerà ridonandante.

Tra la dozzina di candidati in lizza i più accreditati sono il capo dell'FJP, partito politico della Fratellanza Musulmana, Mohammed Mursi, che ha dominato le elezioni tra gli egiziani all'estero con il 40 per cento delle preferenze ed Aboul Fotouh, ex-membro dell'Ikwhan che aveva rassegnato le dimissioni per potersi candidare quando sembrava che la potente confraternita religiosa non avesse intenzione di presentare un proprio candidato. Più marginali rispetto a questi due appaiono i candidati Amr Moussa e Ahmed Shafiq, ambedue ex-Primi Ministri, i cui passati legami col regime di Mubarak sembrano precludere realistiche chances di successo.
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