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sabato 19 ottobre 2013

FINALMENTE LIBERI! Gli ultimi pellegrini sciiti libanesi rimasti mesi in mano ai terroristi takfiri sono stati rilasciati

Il Segretario Generale della Surete libanese Abbas Ibrahim ha comunicato che i nove libanesi restati per mesi in mano ai terroristi takfiri anti-Assad sono al sicuro e stanno venendo trasferiti dalla Siria alla Turchia, da cui poi torneranno in patria.

Il Ministro dell'Interno a interim Marwan Charbel ha confermato la notizia ed espresso il suo sollievo alla tardiva ma felice soluzione della lunga impasse.

I corrispondenti di Al-Manar, emittente di Hezbollah, riportano scene di giubilo pubblico nel sobborgo meridionale di Beirut da parte di parenti, familiari e amici dei pellegrini, che erano stati rapiti nel corso di un pellegrinaggio ai luoghi sacri sciiti.

Degli undici pellegrini rapiti in origine due vennero rilasciati nei mesi scorsi, con i nove liberati oggi non ne rimangono più in mano ai mercenari wahabiti e non si sono avute perdite tra i sequestrati.

Il rapimento dei cittadini libanesi aveva causato, per 'rappresaglia', il recente sequestro di due ufficiali piloti delle aerolinee di Ankara.

lunedì 26 agosto 2013

Adnan Mansour: "Abbiamo le prove, truppe israeliane hanno di nuovo violato i nostri confini!"

Il Ministro degli Esteri del Governo di Beirut Adnan Mansour in una conferenza stampa davanti ai media nazionali e regionali ha denunciato che nelle scorse ore, ancora una volta, una pattuglia di militari sionisti ha violato la 'Linea Blu' penetrando per 400 metri in territorio libanese.

Ci si chiederebbe a cosa servano la 'Linea Blu', le Risoluzioni ONU e la presenza del contingente multinazionale dell'UNIFIL se poi gli scagnozzi del regime ebraico di occupazione della Palestina possono impunemente attraversare la frontiera.

Mansour ha avvertito Tel Aviv di non riprovare nuovi attraversamenti del confine visto che, come già in una recente occasione, le forze della Resistenza Armata libanese si dimostreranno pronte a rintuzzare nuove violazioni.

domenica 23 giugno 2013

Iran e Libano uniti nel denunciare le ingerenze occidentali e imperialiste in Siria!

In una conferenza stampa congiunta i Ministri degli Esteri di Libano e Iran, Adnan Mansour e Ali Akbar Salehi hanno puntualmente e vibratamente condannato la continua e sfacciata ingereza dei paesi occidentali ed europei nelle questioni interne siriane, ingerenza che ha visto tali paesi suscitare un enorme flusso di militanti terroristi, armi, munizioni ed esplosivi verso il paese dell'Asse della Resistenza nel tentativo di indebolire la solidarietà che lega il Presidente Assad con il movimento sciita libanese Hezbollah da una parte e con Bagdad e soprattutto Teheran dall'altra.

"Siamo scioccati da come gli stessi paesi che pretenderebbero di porsi come metro di paragone dei 'Diritti Umani', della Libertà e della Democrazia abbiano potuto scatenare contro la Siria vere e proprie orde di barbari che si sono macchiati di crimini orrendi arrivando perfino al cannibalismo".

I Ministri hanno condannato l'ipocrisia e la duplicità occidentale ribadendo che l'unica soluzione possibile alla situazione siriana é una via d'uscita politica diplomatica che rispetti la volontà popolare siriana, già espressa nelle recenti elezioni pluraliste e nei referendum confermativi delle modifiche costituzionali introdotte dal Presidente Assad, figura di garanzia che proteggerà i valori di pluralità, convivenza e tolleranza che hanno sempre contraddistinto la Repubblica Araba di Damasco.

venerdì 19 aprile 2013

Mansour: "Il Libano sarà sempre a fianco dell'Iran nel sostenere il suo innegabile Diritto al nucleare civile!"

Che sia o non sia una "dichiarazione da fine mandato", quamdo, con l'Esecutivo a guida Tammam Salam già in corso di formazione sarebbe anche più che legittimo per il Ministro (adesso ad Interim) degli Esteri di Beirut Adnan Mansour "tirarsi fuori qualche sassolino dalla scarpa" pure l'affermazione da lui fatta nella giornata di oggi può essere molto importante per fare il punto sulle tendenze della politica interna libanese.

E le parole di Mansour, pronunciate durante un incontro con l'ambasciatore iraniano Roknabadi sono state esplicite nel rimarcare che, per quanto riguarda lui (e con ogni probabilità anche tutto il Movimento Amal) il sostegno all'Iran non é un "trend" di cui si intraveda a breve un riflusso o un arresto; il Libano, ha detto infatti il Ministro, rimarrà 'sempre e comunque' al fianco di Teheran nel sostenere il Diritto della Repubblica Islamica a dotarsi di un vasto e funzionale programma nucleare civile.

Del resto, come abbiamo sottolineato a più riprese su queste stesse pagine, la Repubblica Islamica ha dichiarato e riaffermato più volte la sua stretta osservanza dei termini del Trattato di Nonproliferazione Nucleare (al contrario del regime ebraico, stato canaglia, che si rifiuta di sottoscriverlo e possiede un arsenale di centinaia di testate atomiche illegali).

venerdì 22 febbraio 2013

I Libanesi residenti in Siria confermano: "Così, armi in mano, abbiamo cacciato i terroristi wahabiti!"

Ulteriori dettagli ci raggiungono dal Libano riguardo il fasullo "caso" suscitato da rozzi e ignoranti propagandisti wahabiti che, respinti dagli abitanti dei villaggi libanesi in Siria, hanno gridato ai quattro venti come i Pifferi di Montagna (dopo essere stati ben "suonati") di essere stati sconfitti da "Uomini di Hezbollah entrati in Siria per aiutare Assad".

Dalle pagine del sito-web ufficiale della Resistenza Sciita in Libano Ghassam Qanso conferma quanto già rivelato dal Minstro degli Esteri libanese Adnan Mansour e corroborato da chi (al contrario dei mercenari qaedisti) possegga una minima conoscenza della Storia della regione e dei rapporti Siria-Libano. I terroristi sunniti sono stati presi a calci dagli abitanti dei 23 villaggi libanesi collocati in Siria per incongruenze riguardanti l'effettiva separazione del Mandato Francese del Levante tra i due stati di Siria e Libano decisa nel Primo Dopoguerra dopo il Trattato Sykes-Picot.

Nei centri abitati in questione (Al-Qasr, Al-Qaseer...) abitano quasi 30mila cittadini libanesi che però effettivamente risiedono in Siria (il cui Governo ha sempre rispettato e onorato i loro Diritti), i quali, vedendo come i vicini villaggi siriani di Al-Hamam e Safafah fossero sotto attacco da parte di terroristi sunniti hanno imbracciato le armi e sono andati a soccorrere i loro vicini.

Intervistando i locali, si viene a sapere che il costo per avere messo in fuga gli attaccanti é stato di due feriti e un morto, e che i membri dei Comitati Popolari di Difesa hanno già annunciato di essere più che pronti a dare battaglia a qualunque altro gruppo armato voglia minacciare le loro case e le loro terre, che non hanno nessuna intenzione di abbandonare a invasori che non sono altro che banditi e predoni.

giovedì 21 febbraio 2013

Il Ministro Adnan Mansour dichiara: "Cittadini libanesi in Siria si sono difesi da attacchi armati, ma non esistono 'interventi' militari di nessuna fazione!"

Nel corso di una intervista rilasciata ieri a media locali il titolare del dicastero degli Esteri nel Governo di Najib Mikati, il Ministro Adnan Mansour ha chiarito che alcune delle voci speciose che recentemente hanno riportato di "interventi militari" delle milizie di Hezbollah oltre il confine siriano a sostegno delle forze governative del Presidente Assad altro non sono che il tentativo di sfruttare partigianamente una strana realtà demografico-geografica.

Quando separarono artatamente la porzione di Siria a maggioranza (allora) cristiano-maronita da quella a maggioranza musulmana, i colonizzatori francesi del Mandato del Levante tracciarono un confine arbitrario e non rispondente a nessun criterio coerente, incerto in molti punti e più volte rimaneggiato; successe così che alcuni villaggi pur rimanendo fisicamente in 'Siria' vennero tuttavia assegnati al 'Libano' e che per decenni e decenni dal Secondo Dopoguerra in poi essi siano rimasti così, abitati da cittadini Libanesi ma fisicamente collocati in Siria.

Negli ultimi mesi alcuni di questi villaggi sono stati attaccati dai terroristi mercenari al soldo di Sauditi, Turchi e Qatar e come già accaduto altrove i loro abitanti hanno preso le armi per difendere le loro case e le loro famiglie, sventolando, giustamente, le bandiere libanesi dopo avere cacciato gli attaccanti.

Vedendo la bandiera col cedro in campo bianco-rosso i terroristi qaedisti hanno pensato che l'organizzazione libanese Hezbollah fosse venuta oltreconfine ad aiutare Assad e i Siriani, ignorando che i villaggi da cui erano stati respinti erano, appunto da decadi, abitati da cittadini del Paese dei Cedri.

martedì 19 febbraio 2013

Ali Abdul Karim incontra Adnan Mansour e dichiara: "Da Hezbollah nessun aiuto militare all'Esercito Siriano!"

L'ambasciatore siriano in Libano Ali Abdul Karim Ali, incontrandosi con il Ministro degli Esteri di Beirut Adnan Mansour nella giornata di lunedì, ha ringraziato ufficialmente il Governo di Najib Mikati per gli sforzi profusi nel controllo del poroso confine siro-libanese (mal definito perché arbitrariamente tracciato dai colonizzatori francesi su basi meramente etnico-religiose) con operazioni che anche di recente hanno portato all'arresto di molti terroristi impegnati in azioni criminose in Siria e al sequestro dei loro arsenali.

Il capo della delegazione diplomatica siriana, inoltre, ha recisamente negato che la recente dichiarazione dei comandi terroristi wahabiti ancora attivi nel suo paese (cioé che l'Hezbollah libanese sarebbe attivamente coinvolto con uomini e mezzi a fianco dell'Esercito nazionale siriano nella lotta contro i qaedisti). L'ambasciatore, pur riconoscendo la profonda gratitudine e vicinanza tra il movimento sciita libanese e il Governo di Damasco ha specificato che finora essa si é espressa tramite una mutua solidarietà politica e umana tra il Segretario Generale Hassan Nasrallah, il Presidente Bashir Assad, i militanti di Hezbollah e i cittadini e militari siriani.
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sabato 1 settembre 2012

Forse oggi "importanti rivelazioni" sul destino di Imam Mousa Sadr e dei suoi due compagni di viaggio!

Durante la commemorazione del trentaquattresimo anniversario della scomparsa in Libia del suo fondatore l'attuale leader del Movimento sciita Amal (nonché Presidente del Parlamento) Nabih Berri ha dichiarato che nel corso della stessa giornata di oggi o al massimo entro la domenica "Nuovi decisivi sviluppi" verranno alla luce riguardo al fato ultimo dell'Imam Sadr e dei suoi due accompagnatori Mohammad Yacoub e Abbas Badreddin.
L'annuncio arriva dopo che il Ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour aveva reiterato la propria convinzione riguardo al fatto che Sadr fosse ancora in vita, posizione che ha mantenuto nel corso degli ultimi mesi specialmente quando il test del DNA ha mostrato che i corpi ritrovati in una fossa comune libica non erano quelli del leader sciita e dei suoi due compagni di viaggio.
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mercoledì 29 agosto 2012

Il Ministro libanese Mansour ripete la sua convinzione che Imam Mousa Sadr sia ancora vivo e si trovi in Libia!

A sette mesi dalla sua precedente dichiarazione in merito il Ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour, che attualmente si trova a Teheran per partecipare al vertiche dei paesi Non-allineati, ha ripetuto la propria convinzione che il fondatore del Movimento sciita Amal, il chierico Imam Mousa Sadr sia ancora vivo e si trovi in Libia dove sarebbe rimasto prigioniero per questi ultimi trent'anni sotto il regime di Gheddafi recentemente abbattuto.
La sparizione del religioso sciita di origine iraniana ha sempre costituito uno dei grandi 'misteri mediorientali' degli ultimi decenni; mistero che sembrava sul punto di venire risolto da una perizia sul DNA di alcune salme trovate in una fossa comune di oppositori di Gheddafi, che però non si sono rivelate appartenenti a Sadr o ai due accompagnatori (Mohammed Yakoub e Abbad Badreddine) che sparirono con lui durante un viaggio in Libia nel 1978.

Pur non dubitando della buona fede e della convinzione con cui Adnan Mansour sostiene la sua posizione saremmo veramente ansiosi di sapere se essa é rafforzata da elementi probanti e in quel caso, quanti e di che natura.
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domenica 1 luglio 2012

Truppe sioniste violano il confine libanese e rapiscono un pastore! L'UNIFIL ne ottiene la liberazione.

Membri delle forze di sicurezza libanesi hanno ricevuto dagli ufficiali dell'UNIFIL il cittadino libanese Yousef Mohammad Zahra, di professione pastore, rilasciato nella giornata di ieri dopo essere stato sequestrato da un commando di soldati sionisti che hanno violato il confine col Paese dei Cedri nei pressi delle Fattorie di Shebaa (territorio libanese illegalmente occupato da forze militari del regime ebraico).

Zahra é stato rapito mentre, come sempre, conduceva le proprie pecore al pascolo nella regione di Shahel; una volta libero l'uomo ha dichiarato che, pur mantenendo sé stesso e i suoi animali ben oltre la linea di demarcazione del territorio occupato, proprio per evitare di venire molestato o aggredito dai sionisti, una pattuglia di militari di Tel Aviv ha volutamente violato il confine penetrando per decine di metri in territorio libanese per rapirlo, minacciandolo con le armi.

Udito l'allarme dato da testimoni oculari del sequestro, le autorità libanesi hanno allerato il Quartier Generale UNIFIL a Naqoura, domandando una censura ufficiale per la violazione territoriale sionista e l'immediata liberazione del suo cittadino.
L'UNIFIL, contattando il comando militare sionista, ha organizzato il rilascio del rapito. Il Ministero degli Esteri libanese guidato da Adnan Mansour ha dichiarato in merito: "La Comunità Internazionale deve iniziare una buona volta a prendere serie misure per impedire al regime sionista di continuare a violare i confini libanesi".
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martedì 26 giugno 2012

Il Comitato del Governo libanese smentisce: "Il DNA prelevato dalla fossa comune libica 'non somiglia neanche' a quello di Moussa Sadr!"

E' ufficiale, dopo aver ricevuto le risultanze dell'analisi del DNA condotta sui vesiti e sui resti del corpo rinvenuto dalle autorità libiche in una fossa comune di vittime di Gheddafi e dove si riteneva potesse trovarsi anche il corpo di Mousa Sadr, religioso sciita e fondatore di Amal, il comptetente Comitato giudiziario di Sicurezza nominato da Beirut per valutare la questione ha annunciato che la salma in questione non é assolutamente quella dell'Imam libanese di origine iraniana. Secondo il libanese "Al-Intiqad" il Comitato ha rivelato che il DNA analizzato "non somiglia nemmeno" a quello di Sadr, di cui si hanno a disposizione esempi recuperati da ciocche di capelli. Le autorità libiche, per bocca dello stesso capo del Consiglio di Transizione Mustafa Abdul Jalil sembravano quantomeno "ansiose" di dichiarare chiusa la questione della scomparsa di Sadr e dei suoi due compagni di viaggio (Mohammed Yakoub e Abbad Badreddine), rapiti o forse uccisi per ordine di Gheddafi durante la loro visita in Libia nel 1978, ma é chiaro dai risultati dell'inchiesta che il caso é ancora aperto e che il Libano (non solo Amal, o Hezbollah, o la comunità sciita) non si accontenterà di "spiegazioni di comodo". Le ipotesi accreditate negli ultimi trentaquattro anni vorrebbero Imam Sadr e i suoi compagni di viaggio vittime di un complotto ordito da una parte dell'OLP contro di loro, vista la "minaccia" costituita dal nascente Movimento Amal alle attività delle milizie palestinesi nel Libano del Sud (allora chiamato "Fatahland") oppure addirittura incorsi nella incontrollabile rabbia dello stesso Gheddafi, 'offeso' dalla severa critica fatta da Imam Sadr ad alcune sue posizioni religiose.

Sadr fu l'unico religioso musulmano sciita a presenziare alla cerimonia di insediamento di Papa Paolo VI a Roma e per tutta la sua vita intrattenne fitti e fecondi dialoghi con molte personalità cristiane europee e orientali. Sempre a Roma, nel 2004, venne ritrovato il suo passaporto, secondo alcuni portato in Italia da qualche membro dell'entourage di Gheddafi durante le frequenti visite del leader libico in Italia.
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sabato 23 giugno 2012

Il CNT libico: "Forse identificata la salma di Imam Mousa Sadr, il fondatore di Amal rapito da Gheddafi!"

Il leader del Consiglio Nazionale di Transizione attualmente al potere in Libia, Mustafa Abdul Jalil avrebbe comunicato alle autorità libanesi di avere 'definitivamente concluso' le indagini riguardanti il fato di Imam Mousa Sadr, influente figura religiosa e politica dello sciismo libanese di cui si persero le tracce 34 anni fa subito dopo il suo arrivo in Libia a seguito di un invito dell'allora 'uomo forte' di Tripoli, il Colonnello Muammar Gheddafi. Secondo quanto pubblicato in merito dal quotidiano "Al-Liwa" Jalil avrebbe menzionato 'prove decisive' che dimostrerebbero come il terzetto di persone che apparentemente si imbarcarono su un volo diretto in Europa registrandosi come Sadr e i suoi due accompagnatori (Mohammad Yacoub e Abbas Badreddin) fossero in realtà uomini di Gheddafi mascherati, inviati fuori dal paese per far credere che i tre libanesi fossero scomparsi dopo aver lasciato la Libia apparentemente liberi e illesi. La giunta libica tuttavia non ha voluto commentare in alcun modo le affermazioni della stampa secondo cui Sadr sarebbe rimasto incarcerato in Libia almeno vent'anni fino al 1998, anno in cui sarebbe morto in seguito all'età avanzata e alle dure condizioni di detenzione. Si sa che uomini del CNT avrebbero individuato una fossa comune contenente le spoglie di oppositori e vittime del regime di Gheddafi, e che vi sia una certa sicurezza che uno dei corpi ivi rinvenuti sia quello del fondatore del movimento 'Amal' ma di questo non potrà esservi sicura conferma prima che vengano resi pubblici i risultati dei test del DNA che sarebbero già stati richiesti dal Governo libanese e in corso di completamento proprio in queste ore. Bisogna tenere conto del fatto, che, nonostante tutto, la convinzione che l'Imam Sadr fosse ancora vivo e tenuto prigioniero in Libia, era parecchio diffusa in vari settori dell'opinione pubblica libanese. La conferma della sua morte avrebbe pesanti ripercussioni non soltanto su Amal e sugli sciiti, ma su tutta la società del 'Paese dei Cedri'.
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lunedì 28 maggio 2012

NOTIZIA BOMBA! Il rapimento dei pellegrini sciiti in Siria ordinato dal mezzo saudita Saad Hariri, il Renzo Bossi libanese!

Rapporti emersi nel tardo pomeriggio di ieri indicano una "connessione innegabile" tra il rapimento dei 13 pellegrini libanesi sciiti sequestrati in Siria mentre stavano tornando da un pellegrinaggio in Iran e il campo politico del Movimento Futuro di Saad Hariri, il mezzo saudita leader dell'alleanza filoisraeliana e filoamericana nel Paese dei Cedri, che anzi avrebbe lui stesso ordinato la presa di ostaggi per tentare di mettere in cattiva luce il Governo Mikati.
Si spiegherebbe così il ritardo tra l'annuncio della liberazione degli ostaggi e il loro effettivo ritorno in patria: i militanti wahabiti legati ad Al-Qaeda e pagati dall'Arabia Saudita e dal Qatar (gli stessi sponsor politici di Hariri) starebbero ritardando il loro rilascio in maniera da fare apparire prematuro e avventato l'annuncio di Mikati e del Ministro degli Esteri Mansour riguardo al loro prossimo arrivo a Beirut, per danneggiarne l'immagine di statisti in vista delle prossime elezioni politiche del 2013.

Ma il complotto sunnita che coinvolge i massimi livelli dell'Alleanza 14 Marzo in cooperazione con i qaedisti attivi in Siria é stato scoperto grazie all'arresto di uno dei rapitori, bloccato dalle forze del Presidente Assad vicino al confine turco che ha rivelato come l'ordine di rapimento, emesso da Hariri, sia stato riferito e implementato dal deputato Uqab Saqr (foto sopra), che avrebbe materialmente contattato i terroristi pagando loro una forte somma.
Il piano però é esploso in faccia ai suoi stessi burattinai con conseguenze che non é ancora possibile valutare appieno ma potrebbero comportare una messa sotto accusa dello stesso Hariri il che vale a dire la decapitazione totale del blocco filoimperialista libanese, già molto danneggiato dall'emorragia di consensi cristiani dopo gli atti di violenza scatentati dai sunniti estremisti a Tripoli siriaca nei giorni passati.
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sabato 26 maggio 2012

Sollievo a Beirut: gli ostaggi libanesi catturati in Siria dai terroristi wahabiti sono stati liberati!

Le ottimistiche previsioni di Adnan Mansour si sono rivelate profetiche; a meno di 72 ore dal loro sequestro i pellegrini libanesi presi in ostaggio nella provincia di Aleppo da terroristi wahabiti finanziati e sostenuti dalla Turchia di Erdogan sono stati liberati e sono sul punto di tornare in patria. I rapiti facevano parte di un gruppo di pellegrini sciiti che stavano rientrando dopo aver visitato un luogo sacro nella Repubblica Islamica dell'Iran.
Il Primo Ministro del Paese dei Cedri, Najib Mikati, ha dichiarato che tutti e tredici i cittadini libanesi sono stati liberati nella giornata di ieri e subito sono stati scortati in patria dalle autorità turche. Il fatto che i terroristi rapitori abbiano attraversato il confine subito dopo il sequestro dimostra come le cellule di provocatori che agiscono in Siria contro il legittimo Governo di Assad possano godere in Turchia di basi e appoggi.
I pellegrini sono stati fermati martedì nella provincia di Aleppo da un gruppo armato che subito ha diviso gli uomini dalle donne, lasciando queste ultime libere di proseguire e portando invece gli ostaggi oltre il vicino confine con la Turchia. Forse speravano di poter convincere le autorità siriane a liberare dei loro complici catturati negli ultimi mesi in cambio del rilascio dei rapiti.
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giovedì 24 maggio 2012

Il Ministro Adnan Mansour dichiara: "Trattative per la liberazione dei pellegrini sequestrati in Siria da terroristi wahabiti!"

Adnan Mansour, Ministro degli Esteri di Beirut, ha dichiarato che i tredici cittadini libanesi catturati in Siria mentre erano di ritorno dal pellegrinaggio a un luogo santo sciita nella Repubblica Islamica dell'Iran si trovano in mano a "cellule terroristiche siriane" ma che grazie agli sforzi prodotti dal suo Ministero dovrebbero venire presto rilasciati.
Mansour ha dichiarato che per tutta la giornata di mercoledì 23 maggio é stato tenuto aggiornato sulla posizione dei sequestrati e che canali negoziali sono stati aperti con la cellula di provocatori stranieri che li ha in mano. Non ha dichiarato chi sia a capo dei negoziati ma ha espresso fiducia che la questione verrà risolta "il prima possibile".
Si nota così che mentre i wahabiti libanesi, con il sostegno più o meno volontario dell'Alleanza 14 Marzo di Saad Hariri, fanno del loro meglio per gettare il Paese dei Cedri nell'instabilità e nel caos, arrivando persino ad attaccare le forze armate, dall'altra parte i rappresentanti dell'alleanza progressista di Amal, Hezbollah, LMP, SSNP e altre forze riformiste non lesinano alcuno sforzo per tutelare la vita e la sicurezza dei cittadini libanesi, anche all'estero. Ne tengano conto, gli abitanti del Paese dei Cedri, in vista delle elezioni del 2013.
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domenica 15 aprile 2012

Mansour: "Prive di riscontri e fondamento le notizie sul ritrovamento del corpo di Moussa Sadr in Libia!"


Il Ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour ha negato, in una recente dichiarazione che l'annuncio riportato dai media lo scorso venerdì, secondo il quale il Consiglio Nazionale di Transizione in Libia avrebbe indicato in una fossa comune presso Tripoli il luogo di sepoltura del leader sciita Moussa Sadr, abbia una qualsivoglia base di crediblità e veridicità.

"Simili annunci mancano di qualunque accuratezza e non vi sono prove che ne sostengano gli assunti" ha detto Mansour indicando che "Ci eravamo precedentemente accordati coi colleghi libici di non rivelare all'esterno simili notizie prima di averle investigate insieme fino in fondo, questo mi porta a pensare che l'annuncio non abbia avuto il benestare dell'NTC e del suo Segretario".

"Una tale 'fuga' di notizie, inoltre ostacola lo spedito e accurato procedere delle indagini, ci stiamo occupando della questione tramite i canali diplomatici". Il Governo provvisorio libico e quello Libanese si erano accordati per condurre speditamente un'inchiesta che chiarisse una volta per tutte il fato toccato al fondatore di Amal Moussa Sadr e ai suoi due accompagnatori che nel 1978, dopo essere stati ricevuti in Libia, sparirono.

Gheddafi e i suoi sostennero di averli accompagnati a un volo di linea diretto ad Atene dove tuttavia non si riscontrarono tracce del loro sbarco. Le spiegazioni finora date come più probabili per la loro scomparsa parlano di un omicidio 'commissionato' dall'ala dell'OLP preoccupata della nascita di un movimento sciita nel Sud del Libano (Amal e più tardi Hezbollah), che avrebbe potuto interferire con le operazioni palestinesi contro Israele.

Più melodrammatica, ma anche più in tono con la personalità mercuriale e instabile dell'ex dittatore libico, un'altra ipotesi teorizza un'uccisione di Sadr da parte di Gheddafi stesso al termine di una discussione di teologia durante la quale l'ospite sciita avrebbe fortemente criticato alcune affermazioni e prese di posizione del Colonnello.
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mercoledì 21 marzo 2012

Incontro a Mosca tra Adnan Mansour e Sergei Lavrov: "Il Libano controlla strettamente i confini e ha arrestato molti contrabbandieri di armi!"


In visita al collega russo Sergei Lavrov il Ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour ha dichiarato che, sebbene come ogni altro stato della terra il Paese dei Cedri non possa dichiarare con certezza di controllare completamente i propri confini, nelle ultime settimane Beirut abbia di molto intensificato i propri sforzi per rafforzare la vigilanza alle frontiere, specialmente lungo quelle con la Siria, per prevenire l'afflusso di armi e rifornimenti ai terroristi attivi in quel paese o anche per impedirne la fuga dopo le recenti, riuscite operazioni anti-insorgenti condotte dalle forze del Presidente Assad.

L'Armee Libanaise, ha dichiarato Mansour nel corso di una conferenza stampa congiunta tenuta insieme a Lavrov, ha moltiplicato di molte volte la propria presenza al confine con la Siria, intercettando molti carichi di armi ed esplosivo ed arrestando dozzine di contrabbandieri e terroristi; parlando di sicurezza dei confini, poi, Mansour ha colto l'occasione di lamentare presso Mosca le continue violazioni di parte sionista, queste invece lungo il confine meridionale, dello spazio aereo libanese, che dalla fine della guerra del 2006 hanno raggiunto l'incredibile cifra di novemila incidenti.

"Vogliamo la pace con lo Stato ebraico" ha detto il Ministro libanese "ma deve essere una pace giusta che garantisca i nostri diritti, tra cui quello all'inviolabilità dei confini!". Da parte sua Lavrov ha reiterato la disponibilità russa a sostenere una mediazione ONU gestita dall'inviato per la Siria Kofi Annan, annunciando di essere in attesa della comunicazione delle proposte dell'ex-Segretario Generale presso il Consiglio di Sicurezza e ha negato che, come riferito insistentemente da alcuni media occidentali, ulteriori forze navali russe siano finora state indirizzate verso la Siria.
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giovedì 8 marzo 2012

Il Libano si rifiuta di "reggere il gioco" a Usa, Sauditi e Qatariani contro la Siria di Assad!


Il Libano ha nettamente respinto al mittente un ambiguo "invito" americano a 'fornire aiuto' (or else...) ai terroristi stranieri e agli agenti provocatori dei servizi segreti francesi e qatariani che attualmente stanno fuggendo dalla Siria tentando di attraversare il confine col Paese dei Cedri nei punti in cui esso é più poroso e meno sorvegliato.

"Non vogliamo 'Campi Ashraf' in Libano, non vogliamo terroristi da tenere d'occhio e non vogliamo tensioni diplomatiche con la Repubblica Siriana!", questa la netta, chiara, inequivocabile risposta del Ministro degli Esteri Adnan Mansour all'invito a stelle e strisce, che ha citato con mirabile attinenza il caso dei terroristi MKO ospitati in Irak da Saddam Hussein al tempo in cui era ancora il burattino degli Usa e dell'Occidente imperialista e quindi 'regalati' dagli occupanti americani ai nuovi governanti irakeni, che da vari mesi cercano di farli espatriare verso l'Europa e il Nordamerica.

Mansour ha ribadito che gli interessi politici e strategici del Libano vanno in senso totalmente opposto a un rovesciamento violento del Governo di Assad e a una destabilizzazione della Siria e quanto perseguono quegli obiettivi non debbono aspettarsi alcun 'aiuto' libanese, ma anzi, laddove possibile verranno fermati e giudicati per le loro infrazioni e i loro crimini (immigrazione illegale, contrabbando, porto abusivo di armi, sedizione).

Solo pochi giorni fa le truppe dell'Armee Lebanaise hanno fermato 33 terroristi anti-Assad che erano entrati in Libano fuggendo dalla sconfitta di Homs e Baba Amr, dove l'Esercito regolare li aveva messi in fuga dopo settimane di scontri.
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martedì 24 gennaio 2012

Adnan Mansour invita la Lega Araba a revocare tutte le misure contro la Siria: "E' evidente che le accuse erano solo imposture!"


Il Ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour dopo avere ascoltato il rapporto presentato dal Generale sudanese Al-Dabi sui risultati del primo mese di attività degli osservatori internazionali ha ufficialmente chiesto alla Lega Araba di revocare immediatamente tutte le misure prese contro la Siria visto che dalle parole del capomissione é apparso evidente come nel paese arabo non sia in corso alcuna "sanguinosa repressione" come annunciato dalle televisioni saudite e qatariane (Al-Arabiya e Al-Jazeera) che per mesi hanno diffuso allarmati ed esagerati reportage che parlavano di stragi di manifestanti.

Mansour ha raccomandato l'adozione di misure contro quei paesi che fino all'ultimo hanno cercato di ostacolare l'opera degli osservatori e di minarne la credibilità e ha caldamente raccomandato l'adozione delle misure caldeggiate dal Generale, prima tra tutte l'estensione di altri 30 giorni della permanenza degli osservatori nel paese e in secondo luogo l'aumento del loro numero.

Il Ministro ha indicato che "L'allusione degli osservatori alla presenza di provocatori armati riforniti dall'estero e sobillati contro la popolazione e il Governo legittimo indica la volontà di forze esterne di far precipitare il paese nel caos e nell'instabilità, in accordo con disegni volti a rendere la Siria una terra di conquista per interessi stranieri".


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mercoledì 18 gennaio 2012

Scioccante dichiarazione del Ministro Mansour: "Confido che Imam Sadr sia ancora vivo!"


Ritornato da pochissimo dal suo viaggio in Libia alla testa della commissione ufficiale libanese per l'accertamento del fato di Imam Mousa Sadr, fondatore di Amal e leader sciita, scomparso 33 anni fa durante una visita al paese allora dominato dal Colonnello Gheddafi, il Ministro degli Esteri del Governo Mikati, Adnan Mansour, ha suscitato un vero e proprio vortice di interrogativi e polemiche dichiarando che, secondo quanto emerso nel corso delle indagini ufficiali, aiutate dal Consiglio Nazionale di Transizione e dal Governo ad interim, il religioso e i suoi due accompagnatori (Mohammad Yaacoub e Abbas Badreddine) potrebbero essere ancora vivi.

Se Mousa Sadr fosse vivo avrebbe quasi 84 anni compiuti, un'età che é difficile da raggiungere se per oltre tre decadi si rimane prigionieri di un dittatore africano; inoltre, quello che non é chiaro, é quali informazioni di quali fonti abbiano portato Mansour a prodursi personalmente in una dichiarazione tanto netta e tanto impegnativa. Quello che é sicuro é che a suo dire "La nuova leadership libica si é dimostrata più che pronta a seguire attentamente ogni indizio in merito e lo stesso Premier Abdurrahim el-Kib ha assicurato che la pronta soluzione del Caso Sadr avrà la massima priorità".

Imam Mousa Sadr era un influente e rispettatissimo leader sciita di origine iraniana, la cui predicazione la cui fattiva attività politica furono strumentali nella creazione del Movimento Amal. Sadr fu l'unico religioso musulmano sciita a presenziare alla cerimonia di insediamento di Papa Paolo VI a Roma e per tutta la sua vita intrattenne fitti e fecondi dialoghi con molte personalità cristiane europee e orientali. Sempre a Roma, nel 2004, venne ritrovato il suo passaporto, secondo alcuni portato in Italia da qualche membro dell'entourage di Gheddafi durante le frequenti visite del leader libico in Italia.
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