A dimostrazione delle enormi differenze di caratura morale tra certi "Premi Nobel per la Pace" che meriterebbero invece un tribunale internazionale (Obama, Peres) e altri per i quali invece gli onori dell'Accademia di Svezia sono piccoli e inadeguati, la yemenita Tawakkul Karman, la cui lotta come portavoce della lotta contro il corrotto regime di Ali Abdullah Saleh abbiamo più volte citato su queste stesse pagine, ha donato la totalità del premio in denaro ricevuto a un fondo per le vittime della repressione precedente alla cacciata del tiranno filoamericano.
La Karman, in questo modo, ha dato seguito concreto alle sue affermazioni riguardanti il fatto che il Nobel non fosse 'suo', ma in realtà appartenesse all'intero popolo yemenita che compatto e coerenta ha lottato e sofferto per liberarsi del presidente-dittatore; il Fondo a cui é stata devoluta la cifra di 500.000 dollari Usa si occupa di sostenere le famiglie delle vittime della Rivoluzione e quanti sono rimasti invalidi a causa della violenza del regime.
"E' un contributo piccolo, in senso assoluto" ha dichiarato la Karman, "Ma é il massimo che posso dare e fido che si trasformi in un gesto di buon auspicio per il futuro del nostro paese, in modo che possa essere imitato da tutti coloro che hanno qualcosa di buono o valido da offrire agli altri".
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sabato 9 novembre 2013
Il Nobel yemenita Tawakkul Karman ha donato tutti i soldi del suo premio al Fondo per i Martiri e Invalidi della Rivoluzione!
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sabato 17 dicembre 2011
Il Nobel per la Pace Tawakkul Karman accusa i Sauditi: "Volete destabilizzare lo Yemen perché temete la sua Rivoluzione!"
"Prima che la Rivoluzione prendesse 'ufficialmente' il via i Sauditi hanno messo in opera i loro piani per indebolire e destabilizzare lo Yemen, in modo da tentare di sviarne o rallentarne il cammino verso la Democrazia", questa la netta e pesantissima accusa lanciata contro l'ultima monarchia assoluta del globo dal Nobel per la Pace Tawakkul Karman durante il suo recente incontro con una delegazione parlamentare inglese. La Karman ha accusato la Casa di Saoud di essere pronta a far scorrere fiumi di sangue in tutta la Penisola Arabica pur di mantenersi immune dal 'contagio' benefico della Primavera Araba.
Il Nobel per la Pace ha lanciato un appello al Consiglio di Sicurezza Onu e alla Corte penale internazionale perché rompano il muro di silenzio e di omertà che circonda la crisi yemenita, mentre tutti gli outlet mediatici occidentali sono pieni di titoli su inesistenti 'repressioni' in quei paesi che gli interessi imperalistici (fra cui figurano preminentemente quelli sauditi) vorrebbero destabilizzare e aggiogare.
In tutte le città dello Yemen si svolgono quotidiane manifestazioni contro l'implementazione degli accordi firmati da Saleh il 23 novembre scorso (guardacaso in Arabia Saudita) che danno tutta una serie di protezioni e garanzie ai membri del vecchio regime, lui primo fra tutti, mettendoli al di là della giustizia. La popolazione yemenita ha rifiutato questi 'accordi' che non rispettano la sua volontà di giustizia e ha giurato di continuare le manifestazioni e la lotta fino a ottenere la piena soddisfazione delle sue richieste.
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domenica 11 dicembre 2011
Tawakkul Karman riceve ad Oslo il Nobel per la Pace, accusa l'Occidente di "ipocrisia" verso quanto accade in Yemen!
L'attivista yemenita Tawakkul Karman, co-vincitrice del Premio Nobel per la Pace del 2011, ha duramente stigmatizzato e condannato l'Occidente per il colpevole e ipocrita silenzio sui recenti avvenimenti in Yemen. In un discorso pronunciato dopo la presentazione del premio a Oslo, durante la giornata di sabato, ha chiesto "al mondo che si dice democratico, che vorrebbe insegnarci le virtù della Democrazia e del buon governo" di sostenere la lotta popolare in Yemen, secondo quanto riportato dalla France Presse.
I suoi commenti arrivano a ridosso della nomina di un nuovo Governo di transizione a Sanaa, che dovrebbe vedere per la prima volta dopo decenni, rappresentanti delle opposizini condividere posti di potere con sostenitori del "quasi-ex" dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh. La misura ottempera all'accordo di transizione del potere elaborato dai Paesi arabi del Golfo Persico (GCC), sottoscritto da Saleh il 23 novembre scorso in Arabia Saudita. L'interim di questo 'governo ibrido' dovrebbe durare fino alla proclamazione di libere elezioni politiche, che dovrebbero tenersi quanto prima.
Ma la popolazione in piazza insieme ai guerriglieri tribali e ai militari ribelli non gradisce affatto questo accordo e lo ha fatto sapere in termini inequivoci a quanti si sono accordati con Saleh e i suoi rappresentanti ripetendo che, se vogliono restare in sintonia con gli umori del popolo dovrebbero spingere per una resa senza condizioni e per l'istituzione di commissioni di inchiesta e tribunali speciali che giudichino i colpevoli di crimini contro lo Yemen e la sua gente commessi durante il regime di Saleh.
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martedì 6 dicembre 2011
Immagini sconvolgenti dei bombardamenti su Taizz, quattro morti e sei feriti nelle ultime ore!
Dopo le dozzine di morti causate dai bombardamenti delle forze pro-Saleh contro la città meridionale di Taizz altre dieci vittime (sei feriti e quattro morti) si aggiungono alla conta dei corpi; grazie alla televisione iraniana PressTV siamo in grado di mostrarvi queste immagini mozzafiato degli scontri in corso negli ultimi giorni.
Nonostante migliaia di abitanti abbiano scelto di abbandonare la zona urbana abbastanza loro concittadini sono restati per dare il via a una ennesima manifestazione di migliaia e migliaia di persone che hanno ribadito la loro contrarietà a ogni salvaguardia del dittatore dimissionario, invocando per lui persino la pena capitale, in termini inequivoci (vedi foto).
Nonostante l'esplicita richiesta del Nobel per la Pace 2011 Tawakkul Karman la cosiddetta 'Corte dell'Aia' non ha iniziato alcuna indagine sui crimini del Presidente yemenita, evidentemente troppo impegnata a tenere bordone ai piani imperialisti contro Siria e Sudan per occuparsi dei VERI crimini contro l'Umanità.
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martedì 29 novembre 2011
Il Nobel per la Pace yemenita tenta di deferire il tiranno Saleh alla Corte penale internazionale!
"Missione impossibile" della nobile e coraggiosa avvocatessa yemenita Tawakkul Karman, insignita dalla Reale accademia di Svezia del Premio Nobel per la Pace appena pochi mesi fa, all'Aia, in Olanda, dove, durante un incontro di una quarantina di minuti con Luis Moreno Ocampo ha tentato di convincere la Corte penale internazionale della necessità di incriminare Ali Abdullah Saleh, dittatore di Sanaa in apparenza sul punto di lasciare il potere, per oltre trent'anni di crimini contro l'Umanità culminati nei sanguinosi tentativi di repressione delle proteste di cui lei stessa é stata icona e portavoce.
Missione impossibile perché un tale invito avrebbe senso solo e soltanto se la Corte penale internazionale fosse un vero e autonomo organismo di ricerca della Giustizia e difesa dei Diritti dell'Uomo, anziché una congrega di giullari e buffoni al soldo delle ubbìe e delle convenienze delle potenze occidentali, che la usano come comoda 'foglia di fico' per giustificare i loro interventisimi e le loro ingerenze di matrice puramente imperialistica.
La Corte penale internazionale, siamo certi che la Karman lo imparerà dopo questa sua infruttuosa trasferta, non serve a condannare i Mubarak, i Saleh, i Ben Ali, i Re Saoud, i Re Al-Khalifa di cui l'Occidente avido e corrotto si serve per umiliare e sfruttare i popoli del Terzo Mondo, essa serve invece a perseguitare i Milosevic, gli Omar Bashir, i Gheddafi (eventualmente) che all'avido Occidente o si oppongono oppure non permettono completamente i propri comodi, nel qual caso si trova sempre qualche accusa fasulla o dimolto gonfiata in base alla quale imbastire l'ennesima "guerra umanitaria" secondo la definizione Blairiana.
Gli unici che possono far pagare a Saleh il fio dei suoi crimini sono le sue stesse vittime, sgretolando il suo potere e portandolo nella più vicina approssimazione yemenita di Place de la Concorde.
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giovedì 10 novembre 2011
Due morti e dozzine di feriti in Yemen; il Nobel Karman dichiara: "Saleh é un criminale di guerra!"
Le forze armate ancora leali all'autocrate di Sanaa, Ali Abullah Saleh (nella foto), tra cui la Guardia Repubblicana guidata da suo figlio Ahmed, hanno causato la morte di due manifestanti e provocato il ferimento di altre dozzine di civili scesi in piazza per dimostrare, per l'ennesima volta, la loro determinazione a cacciare il tiranno dell'Arabia Felix dal suo scranno, instaurando una vera democrazia al posto del suo pluridecennale regime, esteso dapprima sul solo Yemen del Nord e poi ampliatosi a fagocitare l'ex-Repubblica Democratica dello Yemen con la sanguinosa guerra civile del 1994.
Inoltre, per tutta la giornata di ieri, pesanti sparatorie sono state intese nel quartiere di Arhab, dal quale si controllano gli accessi settentrionali alla capitale (tramite i pianori dell'omonima regione), con particolare intensità nei dintorni del Ministero dell'Interno, palazzo-chiave nella geografia del potere dittatoriale di Saleh; apparentemente a confrontarsi con militari e forze di sicurezza sono stati i guerriglieri tribali comandati dal potente Sceicco Sadeq al-Ahmar, sostenitore dell'opposizione fin dalla prima ora.
Intanto, l'attivista e vincitrice (a pari merito con due candidate africane) del Premio Nobel per la Pace del 2010, Tawakkul Karman ha ripetuto in dichiarazioni rese ieri alla stampa internazionale che, non importa quanto sostegno e/o credito possa avere ancora Saleh presso Riyadh, Washington e Tel Aviv, non importa cosa preveda per la sua posizione la 'road map' per la transizione dei poteri stilata dai paesi arabi del Golfo persico (GCC), l'attuale uomo forte yemenita, una volta rimosso dal potere, dovrà venire arrestato e portato di fronte a una corte criminale (possibilmente quella dell'Aia) che lo processi e lo giudichi per i crimini di trentatré anni ininterrotti di regime, e specialmente per le sanguinose repressioni che, da gennaio a oggi, sono costate un numero imprecisato di vittime ma certamente superiore alle diverse centinaia. La Karman ha rilasciato queste dichiarazioni a Parigi, dove si trovava ieri per un incontro col titolare transalpino degli Esteri, Alain Juppé.
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mercoledì 19 ottobre 2011
Tawakkul Karman a NY per portare il grido d'aiuto del popolo yemenita: "Nessuna garanzia per Saleh, criminale di guerra!"
Tawakkul Karman, l'avvocatessa yemenita laureatasi poche settimane fa vincitrice del Premio Nobel per la Pace del 2011 ha raggiunto la sede centrale dell'ONU a Nuova York per portare la voce dei dimostranti che a Sanaa e in tutto il resto del paese un tempo conosciuto come 'Arabia Felix' al centro del dibattito che, al Consiglio di Sicurezza, riguarda l'adozione e la messa in pratica della bozza di accordo del Consiglio di Cooperazione del Golfo per permettere una transizione di poteri dallo screditato autocrate Saleh a nuove istituzioni democratiche.
La Karman, e con essa tutto il movimento di opposizione, non é affatto favorevole all'accordo, che prevede troppe garanzie di impunità e protezione per il dittatore; in questo modo i regimi petroliferi del Golfo sperano di 'coprire' il loro ruolo di sponsor e padrini di decenni di trannide e repressione, di cui Saleh, definito dalla Karman "un criminale di guerra", é stato sì l'esecutore, ma su ordini che arrivavano da Riyadh, da Dubai, da Washington e anche da Tel Aviv.
"Il mio popolo occupa le piazze, dorme sui marciapiedi, affronta ogni giorno sgherri e cecchini del regime; come loro rappresentante, come Premio Nobel per la Pace, come rappresentante della Primavera Araba, sono venuta qui perché la sua voce sia udita e tenuta in considerazione"; la Karman ha dichiarato che milioni di persone hanno preso parte giorno dopo giorno alle manifestazioni di protesta che si ripetono ormai da dieci mesi, versando un tributo di sangue di centinaia di vite; ancora nel week-end si sono registrati 12 morti a causa della spietata repressione del regime, che non solleva alcuna eco sugli ipocriti e distratti mass-media occidentali.
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domenica 9 ottobre 2011
Il tiranno di Sanaa Abdullah Saleh promette: "Mi dimetterò presto", ma chi gli crede?
"Non voglio restare al potere e mi dimetterò tra pochi giorni"; in bocca a qualunque altro personaggio queste parole potrebbero tranquillamente venire prese come una dichiarazione di prossimo pensionamento ma, pronunciate da Ali Abdullah Saleh, ex-Padre padrone dello Yemen (prima del Nord, poi di tutto quanto dopo l'annessione forzata seguita alla guerra di inizio anni '90), hanno piuttosto il suono di un ennesimo espediente per cercare di "passare la nuttata" (per dirla con Eduardo), guadagnare tempo in attesa che, distratta l'attenzione del mondo dall'assegnazione del Nober per la Pace all'attivista dell'opposizione Tawakkul Karman, non si creino le condizioni favorevoli per una "Tienanmen in Arabia Felix", magari col sostegno (tacito o esplicito) di Riyadh o Washington, che nel peggiore dei casi si potranno sempre mettere di fronte al fatto compiuto.
Veterano di oltre trent'anni di potere assoluto é molto, molto difficile che Saleh sia disposto ad abbandonare lo scranno senza colpo ferire, del resto, se avesse voluto dimettersi, non avrebbe avuto che da comunicare da Riyadh (dove é rimasto ricoverato per mesi dopo l'attentato esplosivo che lo ha colpito a giugno) il passaggio delle consegne ad Abd Rabbo Mansour, suo vice che aveva assunto l'interim durante la convalescenza, e rimanere quindi sicuro e protetto dai suoi alleati sauditi, al di là da ogni ritorsione e rivendicazione dei suoi ex-'sudditi', difeso dall'inviolabilità concessagli dalla bozza di accordo per la transizione 'cucinata' dal GCC.
Il solo fatto che Saleh, con un simile 'sentiero dorato' verso un'uscita di sicurezza a tutta prova, abbia invece optato pochi giorni addietro per un imprevisto e sorprendente rientro in patria dimostra che l'ex-amico fraterno di Saddam Hussein (dal 2001 gettatosi in braccio a Bush jr e divenuto un improbabile alfiere della lotta ad Al-Qaeda -dove con 'Al Qaeda' si intende qualunque gruppo che si opponga a lui-) ha tutta l'intenzione, come l'eroina rossiniana, di "far giocare cento trappole" prima di venire costretto, in una maniera o nell'altra, a inalberare bandiera bianca.
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sabato 8 ottobre 2011
Manifestazioni a Sanaa e ad Ibb, per celebrare il Nobel Tawakkul Karman e denunciare il tiranno Saleh e l'iniziativa del GCC!
Decine di migliaia di cittadini yemeniti sono scesi in piazza nel giorno dell'annuncio dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla loro connazione Tawakkul Karman, celebrando il riconoscimento e rinnovando la loro determinazione a continuare scioperi, marce, proteste, fino al raggiungimento ultimo dei loro obiettivi: la cacciata dal potere del tiranno Ali Abdullah Saleh e la costruzione di una vera democrazia in 'Arabia Felix', libera dalle influenze e dalle manipolazioni di Usa, Arabia Saudita, Israele e altre arroganti potenze imperialiste.
Le manifestazioni maggiori si sono tenute nella capitale Sanaa, ma anche nella 'Città Verde' di Ibb, e in entrambe le forze di sicurezza fedeli al tiranno (recentemente rientrato nel paese dopo un lungo ricovero a Riyadh per le conseguenze di un attentato esplosivo che lo ha colpito ai primi di giugno nel suo stesso palazzo del potere) non hanno esitato a utilizzare le armi per affrontarle e disperderle. Prima che questo accadesso, comunque, i manifestanti di Sanaa hanno dato fuoco a un finto feretro addobbato per rappresentare l'iniziativa diplomatica sponsorizzata dal Consiglio di Cooperazione tra i Paesi Arabi del Golfo Persico (GCC), che il fronte riformatore considera troppo favorevole a Saleh (prevederebbe infatti sue dimissioni a favore di Abd Rabbo Mansour Hadi, Vicepresidente e poscia la sua inviolabilità da inchieste o accuse per i suoi crimini passati).
Curiosamente, forse speranzoso di riuscire ancora una volta a tenere tra le grinfie il timone del comando, lo stesso Saleh ha rifiutato più e più volte di firmare il protocollo 'cucinato' dai suoi alleati arabi, portando il paese sempre più vicino al collasso e alla minaccia di una guerra civile in stile libico. Truppe saudite sono già nel paese (esattamente come in Bahrein) per aiutare i suoi scherani a reprimere le manifestazioni e una parte dell'esercito (nella fattispecie la Divisione Corazzata fedele al carismatico Generale Ali Mohsen) ha già denunciato l'autorità presidenziale, schierandosi coi dimostranti.
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venerdì 7 ottobre 2011
L'attivista yemenita Tawakkul Karman, co-vincitirce del Nobel per la Pace, dedica il premio ai protagonisti della 'Primavera Araba'!
Il tiepido e profumato zefiro della Primavera Araba é soffiato fin sotto le volte intagliate e modanate del palazzo dell'Accademia Reale di Svezia, dove, dopo lunghe e approfondite discussioni i responsabili dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace si sono accordati per una triplice nomination tutta al femminile che, insieme a due protagoniste della pacificazione della Liberia (stato africano provato da quasi tre lustri di guerre civili), ha elevato agli allori anche Tawakkul Karman, 32 anni, madre di tre figli, protagonista e portavoce della rivolta popolare yemenita contro il tiranno Ali Abdullah Saleh.
Informata del riconoscimento la Karman non ha esitato a usare l'annuncio come un'ulteriore piattaforma mediatica per diffondere la coscienza e la sensibilità riguardo alle lotte e alle sofferenze del suo popolo, impegnato da mesi in una strenua battaglia per il cambiamento, osteggiato da un regime brutale che conta sul sostegno di Arabia Saudita, Usa, Israele e sulla complicità ipocrita dei media mainstream, che hanno taciuto o sminuito le atrocità inflitte contro i dimostranti e i manifestanti negli ultimi mesi.
"Sono estremamente felice di questa notizia, non me lo aspettavo affatto; questo riconoscimento dimostra che la nostra lotta ha raggiunto la coscienza della Comunità Internazionale, é un tributo alla bontà della nostra causa e alla sua prossima e inevitabile vittoria". Il pannello di giudici dell'Accademia, nella motivazione del premio ha specificato che esso va in riconoscimento non solo del ruolo svolto durante l'insurrezione anti-Saleh, ma anche per i precedenti anni di impegno e lotta per i Diritti umani e civili grazie ai quali la Karman si era già messa in luce come una delle figure-chiave dell'opposizione al regime. Tawakkul Karman é la prima donna araba a vincere un Premio Nobel.
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