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martedì 16 ottobre 2018
Jet della forza aerea saudita precipita durante l'addestramento! Morti allievo ed istruttore!
Sembra proprio che i corrotti Principi sauditi dovranno continuare ancora per un bel po' ad assoldare mercenari per pilotare i loro aerei.
Due piloti dell'aviazione militare saudita sono morti quando il loro jet di addestramento si è schiantato durante un'uscita nella regione nord-occidentale di Tabuk.
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martedì 4 dicembre 2012
Un jet addestratore saudita precipita al suolo nella Provincia di Tabuk: il pilota salvo per miracolo!
Dopo l'F-15 Eagle precipitato in mare nel corso del week-end siamo stati raggiunti nella serata di ieri dalla notizia che un altro jet in forza all'aeronautica saudita é precipitato distruggendosi: questa volta si é trattato di un BaE 'Hawk', addestratore transonico di produzione inglese, schiantatosi a terra presso la base aerea 'King Faisal' nella provincia nordoccidentale di Tabuk.
A meno di non credere a una epidemia di 'Gremlin' (i folletti responsabili di incidenti aeronautici di memoria Disneyana e Kelleyana) tra i ranghi dell'aviazione saudita é chiaro che, stante il basso livello di addestramento e responsività dei suoi piloti, un aumentato ritmo di incidenti non possa che coincidere con un aumento del ritmo delle attività.
Evidentemente, a causa delle notizie sempre più circostanziate sul coma irreversibile di Re Abdallah, qualcuno dei power-broker della dinastia di Riyadh sta mettendo in "preallarme" le sue pedine, evidentemente temendo di venire preso di sorpresa da atti ostili o colpi di mano. La successione al trono saudita, lo abbiamo più volte annunciato, ha una altissima probabilità di degenerare in scontri armati o addirittura a una guerra civile che potrebbe distruggere il regno.
A meno di non credere a una epidemia di 'Gremlin' (i folletti responsabili di incidenti aeronautici di memoria Disneyana e Kelleyana) tra i ranghi dell'aviazione saudita é chiaro che, stante il basso livello di addestramento e responsività dei suoi piloti, un aumentato ritmo di incidenti non possa che coincidere con un aumento del ritmo delle attività.
Evidentemente, a causa delle notizie sempre più circostanziate sul coma irreversibile di Re Abdallah, qualcuno dei power-broker della dinastia di Riyadh sta mettendo in "preallarme" le sue pedine, evidentemente temendo di venire preso di sorpresa da atti ostili o colpi di mano. La successione al trono saudita, lo abbiamo più volte annunciato, ha una altissima probabilità di degenerare in scontri armati o addirittura a una guerra civile che potrebbe distruggere il regno.
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domenica 18 marzo 2012
Si estendono sempre più le proteste in Arabia Saudita, adesso anche la capitale Riyadh ne é toccata!
Proteste contro la corrotta Casa di Saoud continuano a estendersi in tutta l'Arabia, ultima monarchia assoluta della Terra, non si sa ancora salda per quanto; nell'ultimo sensazionale episodio di protesta civile, centinaia di studentesse superiori e universitarie si sono date appuntamento presso l'Istituto Industriale Jubail per tenere una manifestazione, interrotta dall'intervento degli sgherri del regime che hanno fermato dozzine di partecipanti.
Il fatto che ormai manifestazioni e proteste si tengano anche nella capitale, che dovrebbe essere la 'fortezza' del regime, tantissimi suoi abitanti essendo legati da favori e prebende alla Corte reale, dimostra quanto ormai profonda e diffusa sia l'insofferenza verso Re Saoud e il suo circolo di fratelli, che continuano a passarsi il trono l'un l'altro in senso 'orizzontale', producendo una sequela di monarchi sempre più vecchi e sempre più remoti dalle idee e dalla sensibilità della popolazione.
La manifestazione all'Istituto Industriale doveva segnalare la solidarietà delle studentesse di Riyadh con le loro compagne della Provincia di Asir che il 7 marzo presso l'Università Re Khalid di Abha sono state violentemente attaccate dalla sbirraglia reale: una dimostrante é morta col cranio fratturato e un'altra ha subito un aborto traumatico a causa dell'estrema violenza usata contro di loro dalle forze della repressione.
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giovedì 10 novembre 2011
Pellegrini sciiti protestano alla Mecca durante le cerimonie dell'Haji, chiedono a Re Saoud di ritirare le truppe dal Barhein!
Pellegrini dell'isola di Barhein e cittadini sauditi della costa orientale del regno, in particolare provenienti dalla città di Qatif, hanno messo in scena delle proteste e delle manifestazioni alla Mecca, primo e maggiore luogo sacro della fede musulmana, durante le celebrazioni dell'Haji, di fronte ad altri pellegrini impegnati nell'adempimento di uno dei principali doveri dell'Islam, ivi convenuti dai quattro angoli del mondo.
Una manifestazione politica alla Mecca é qualcosa di inaudito; quando si conti, inoltre, che questa é stata esplicitamente mirata a contestare e stigmatizzare l'operato della casa regnante di Saoud, pesantemente impegnata a sostenere il traballante trono del Re del Barhein Al-Khalifa (foto sotto), la notizia é praticamente dirompente. Ovviamente il divide settario ha un'importanza preminente: gli abitanti del Barhein sono a schiacciante maggioranza sciita (ma sono governati da una dinastia sunnita, per volere dei colonialisti inglesi che la installarono al potere all'inizio del XX secolo, per garantirsi una base navale da cui controllare il petrolio persiano), così come i sauditi della costa del Golfo (la parte di Arabia Saudita più ricca di petrolio e gas, incidentalmente), e sunnita é Re Abdallah che li domina da ultimo regnante assoluto del mondo.
E' dal 14 marzo che truppe saudite (e degli Emirati Arabi Uniti) stazionano in Barhein, aiutando poliziotti e soldati del re locale a reprimere e massacrare i civili che manifestano, con ammirevole costanza e dedizione, chiedendo profonde riforme dell'ordinamento politico, una maggiore considerazione nella vita pubblica e una più equa gestione e ridistribuzione delle ricchezze naturali dell'isola.
La mossa in Barhein é stata valutata da molti come un 'gioco d'anticipo' per evitare che il tarlo della protesta si diffonda anche tra gli sciiti del regno di Saoud; ma ora sembra proprio che nativi del Barhein e della costa Est del Golfo Persico abbiano capito che la loro lotta é una sola e che se gli uni vincono, allora probabilmente potranno vincere anche gli altri. Forse é per questo, volgiamo retoricamente la domanda ai lettori, che il delfino di Re Saoud ha accolto con mille salamelecchi l'anima nera del regime di Mubarak, l'ex capo dei Servizi segreti Suleiman, offrendogli protezione e lavoro? Si vuole affidare alle sue indubbie conoscenze di rapimenti e torture per una repressione 'in grande stile'?
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mercoledì 9 novembre 2011
Il "Beria" di Mubarak si ricicla alla corte del nuovo principe di Casa Saoud!
Secondo fonti bene informate il nuovo erede al trono saudita, il Principe Nayef ibn Abdul Aziz (sopra), pretendente in linea diretta al trono di Re Abdullah dopo la morte avvenuta negli Stati Uniti del vecchio e malandato Sultan bin Abdul Aziz (foto sotto - entrato in coma a luglio e defunto poche settimane addietro) ha appena assoldato uno 'spymaster' di chiara e provata fama: nientemeno che Omar Suleiman, ex-Direttore dell'Intelligence di Hosni Mubarak e suo personale Consigliere per la Sicurezza.
Secondo quanto filtrato nelle ultime ore Suleiman si sarebbe recato in Arabia Saudita in occasione delle cerimonie dell'Haji e avrebbe ricevuto da subito un calorosissimo benvenuto dalle autorità saudite, fin dal suo sbarco all'aeroporto internazionale di Riyadh. Suleiman divenne capo dei Servizi egiziani nel 1986 e il 29 gennaio 2011 divenne addirittura Vicepresidente, durante l'ultimo, fallimentare tentativo del tiranno del Cairo di salvare il suo regime con una tardiva, fasulla, "riforma".
Bete Noire di oppositori e attivisti per i Diritti Umani, Suleiman é attualmente indagato per dozzine di accuse di rapimenti, torture e misure inumane; trasferirsi in Arabia Saudita ovviamente lo metterebbe al di là della capacità di qualunque tribunale del Cairo di perseguirlo e condannarlo per i suoi crimini. Perfettamente introdotto a Washington e Tel Aviv, Suleiman era l'uomo di fiducia degli interessi americani e sionisti in Egitto, e anche per questo odiato e disprezzato dal popolo.
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sabato 3 settembre 2011
Il popolo giordano chiede riforme e una nuova costituzione, il reuccio ascemita nicchia e traccheggia!
Migliaia e migliaia di dimostranti si sono riversati nelle strade e nelle piazze del regno di Giordania dopo le usuali preghiere del venerdì, non soltanto nella capitale Amman, ma anche a Tafileh, nel Sud del paese e in altri centri come Az-Zarqah e Irbid. Testimoni oculari hanno riferito che le manifestazioni, pur mantenendosi pacifiche, hanno rimarcato con molta forza l'esaurimento della pazienza e della tolleranza della popolazione nei confronti delle politiche reali, che non sanno affrontare alla radice i problemi della popolazione e, contemporaneamente, mantengono in vita un anacronistico sistema di autoritarismo paternalistico, dove le libertà civili e politiche sono severamente limitati senza che nessuna delle ipocrite prefiche occidentali della "democrazia" abbia niente a che ridire.
Inflazione, erosione del potere d'acquisto e una macchina statale e amministrativa corrotta e inefficiente completano il quadro delle 'doleances' dei sudditi della monarchia ascemita che si sono mobilitati nella giornata battezzata 'Venerdì della Determinazione' per chiedere al pittoresco reuccio Abdallah uno scatto di orgoglio e riforme finalmente credibili e incisive. Finora il monarca, popolare sui rotocalchi europei e occidentali soprattutto per la sua appariscente 'moglie-trofeo' (che siamo certi lo abbia impalmato perché accattivata dalla sua sfaccettata e profonda personalità) si é limitato a dirigere uno stanco e poco convincente 'gioco delle sedie' nell'esecutivo e a concedere finanziamenti pubblici per calmierare i prezzi di gasolio, riso, zucchero e altri generi di prima necessità, ma senza riuscire a disinnescare il malcontento popolare che anzi, da dicembre a oggi, si é soltanto diffuso e rafforzato.
Nel frattempo, attivisti politici giordani, hanno lanciato su media convenzionali e telematici l'appello a una grande manifestazione di massa di fronte all'ambasciata del Bahrein, per condannare la brutale e sanguinosa repressione di Re Al-Khalifa contro la popolazione a maggioranza sciita che da mesi protesta contro la violenza e la corruzione che imperversano nell' Isola delle Perle, dove la dinastia messa arbitrariamente al potere dagli Inglesi per proteggere i loro interessi navali nella vicina Persia é sempre più impopolare e ha dovuto giovarsi dell'intervento di truppe saudite, degli UAE e di mercenari pachistani per scatenare una vera e propria persecuzione contro gli oppositori (il tutto nel beato silenzio dei media occidentali asserviti agli interessi americani, sionisti e britannici).
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sabato 23 luglio 2011
Manifestanti giordani denunciano il sostegno americano alla corrotta monarchia locale!
Una imponente marcia con migliaia di partecipanti ha attraversato Amman nella giornata di ieri, subito dopo le preghiere del venerdì, in protesta contro i tentativi americani di sostenere e puntellare la monarchia del reuccio Abdallah contro le sempre più intense spinte per la riforma e la democratizzazione del paese; nelle ultime giornata da Washington erano arrivati messaggi di sostegno per Abdallah e il suo governo, che ne esaltavano la 'moderazione' e lo definivano 'leale e buon alleato degli Usa'.
"Non vogliamo le ingerenze di Washington e non prendiamo ordini dalla Casa Bianca" ha dichiarato l'attivista Mohannad Safyin ai microfoni dell'Associated Press "Questo é il nostro movimento, la nostra protesta, statene fuori, Obama, Miss Clinton, per anni i vostri predecessori hanno sostenuto ogni forma di tiranno arabo contro la volontà dei popoli: Saleh, Mubarak, Ben Ali e tanti altri, tutti si sono macchiati del sangue dei loro popoli, come Re Hussein nel 1970".
I manifestanti hanno chiesto le dimissioni immediate del Primo Ministro Marouf al-Bakhit e una seria e accurata indagine sugli attacchi ai giornalisti e ai reporter condotti durante un recente sit-in ad Amman. Recentemente il reuccio Abdallah ha 'promesso' che in futuro nominerà soltanto Primi Ministri sostenuti da una maggioranza parlamentare anziché scelti arbitrariamente da lui, come usuale costume; infatti nel reame dell'ottimo alleato dei 'democratici' Stati Uniti il Parlamento eletto, ma lo si definirebbe meglio chiamandolo 'Duma', non può opporsi alla nomina reale del Premier.
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