Ieri sera mi sono coricato con i grandi mass-media che, coerentemente con la narrativa che avevano mantenuto ininterrottamente negli ultimi 8-10 mesi, strombazzavano che la vittoria di Kalamity Killary Klynton sarebbe stata decretata molto presto nel corso della nottata, visto quanto brutto, razzista, misogino, screanzato e imparrucchinato era il concorrente "del male assoluto", Donald Trump, che aveva le orribili, irricevibili idee di non trattare la Russia come un nemico, di sganciare gli Usa dalla politica di occupazione militare dell'Est Europa, di combattere "veramente" l'ISIS e di cercare di concentrare le energie nazionali degli Usa nel miglioramento delle condizioni di vita delle fasce di popolo lavoratore piuttosto che nel tentativo (sempre più velleitario e pericoloso) di costruire una improbabile egemonia monopolare mondiale mettendosi sempre più in rotta di collisione con i paesi emergenti.
Sembra, incredibilmente, che la maggioranza dei cittadini americani, a differenza dei privilegiati "pundit" dei think tank e delle redazioni e delle "teste parlanti" dei network televisivi, abbiano alla fin fine deciso che queste idee non erano poi così assurde e irricevibili e che, piuttosto che consegnare gli Stati Uniti a una acida matrona che ha passato la sua esistenza nella cinica corsa al potere politico, accumulando una imbarazzante serie di scandali immobiliari, finanziari, familiari, informatici e fiscali, si siano detti più che disposti a passare sopra alle mancanze di Donald Trump dal punto di vista caratteriale, del cosiddetto 'bon ton' e dell'ipocrita e ormai odiatissima "political correctness".
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mercoledì 9 novembre 2016
DING DONG LA STREGA E' MORTA!!!! IL POPOLO AMERICANO DICE NO A HILARY CLINTON E ALLE SUE GUERRE!!
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domenica 30 dicembre 2012
Nei primi giorni del 2013 anche la 'Novocherkassk' farà scalo ai moli siriani di Tartous!
Secondo quanto annunciato dalle autorità russe l'unità da sbarco "Novocherkassk" della Flotta del Mar Nero ha lasciato questa mattina il suo porto per dirigere verso il Mediterraneo Orientale. Con questa sono tre, da venerdì scorso, le grandi unità di superficie della flotta russa inviate verso la Siria.
Domani mattina la 'Novocherkassk' attraverserà lo stretto dei Dardanelli; da quanto rilevato da osservatori prima della sua partenza la nave da sbarco ha caricato un buon numero di veicoli militari e un contingente di truppe da sbarco.
Una volta unitasi alle altre navi già presenti nel teatro la flottiglia russa prenderà parte alle esercitazioni navali attualmente in corso al largo della Siria. Entro il 10 gennario 2013 la Novocherkassk calerà l'ancora nella base navale di Tartous. Da quando Mosca ha iniziato a rafforzare la propria presenza navale nell'area ben due portaerei americane e una nave da sbarco del Corpo dei Marines hanno abbandonato la zona.
Secondo diversi analisti il costante e continuo sostegno di Vladimir Putin verso Damasco ha fatto cancellare tutti i piani di intervento militare americano e NATO contro la Siria e sarebbe stato essenziale nella scelta di sostituire Hilary Clinton con John Kerry come Segretario di Stato. John Kerry, cui Obama deve il suo 'lancio' alla ribalta nel corso della Convention Democratica del 2004, aveva preso parte a dialoghi diplomatici con la Siria verso la fine degli anni '90.
Domani mattina la 'Novocherkassk' attraverserà lo stretto dei Dardanelli; da quanto rilevato da osservatori prima della sua partenza la nave da sbarco ha caricato un buon numero di veicoli militari e un contingente di truppe da sbarco.
Una volta unitasi alle altre navi già presenti nel teatro la flottiglia russa prenderà parte alle esercitazioni navali attualmente in corso al largo della Siria. Entro il 10 gennario 2013 la Novocherkassk calerà l'ancora nella base navale di Tartous. Da quando Mosca ha iniziato a rafforzare la propria presenza navale nell'area ben due portaerei americane e una nave da sbarco del Corpo dei Marines hanno abbandonato la zona.
Secondo diversi analisti il costante e continuo sostegno di Vladimir Putin verso Damasco ha fatto cancellare tutti i piani di intervento militare americano e NATO contro la Siria e sarebbe stato essenziale nella scelta di sostituire Hilary Clinton con John Kerry come Segretario di Stato. John Kerry, cui Obama deve il suo 'lancio' alla ribalta nel corso della Convention Democratica del 2004, aveva preso parte a dialoghi diplomatici con la Siria verso la fine degli anni '90.
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mercoledì 21 novembre 2012
A Gaza scatta la tregua! I Fajr-5 iraniani e la bomba dei Martiri di Al-Aqsa costringono Netanyahu alla ragione!
Dopo 150 morti e oltre mille feriti (molti dei quali moriranno nelle prossime ore a causa della disastrosa situazione sanitaria nel ghetto di Gaza strangolato dall'assedio) il continuo martellamento a cui i razzi di origine siriana e iraniana hanno sottoposto il regime ebraico di occupazione (ancora poche ore fa sono state colpite Netivot e, per l'ennesima volta, Ashkelon) e, forse soprattutto, l'operazione delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa contro l'autobus di Tel Aviv, sono riusciti a piegare la burbanza e la sete di facili consensi elettorali che ha spinto il Governo sionista di Estrema Destra di Netanyahu e Barak a tentare la carta dell'avventura militare contro l'enclave costiera palestinese.
Subito dal Cairo sono arrivati vomitevoli filmati dove la Strega dell'Ovest Hilary Clinton si impegnava a leccare e lisciare il pelo dell'irsuto Mohammed Mursi sproloquiando di come: "L'Egitto abbia 'recuperato'(sic!) l'autorevolezza che lo ha sempre reso uno dei pilastri della stabilità nella regione"; forse l'emissaria dell'AIPAC nella sua visita egiziana voleva restituire al Cairo il suo ruolo di gendarme dell'assedio a Gaza dal lato di Rafah, che Mursi poteva far crollare con un suo gesto nel momento stesso dell'inizio dell'aggressione e che invece ancora persiste.
In realtà, come già scritto in precedenza, la gratitudine dei Palestinesi é tutta rivolta alla Siria, all'Iran e ad Hezbollah, a quell'Asse della Resistenza che in mille ingegnose maniere (anche tramite l'aiuto del Sudan del coraggioso Presidente Bashir) é riuscito in questi anni a fornire a Gaza di che difendersi e che adesso si impegnerà a ricostruire gli arsenali delle milizie palestinesi facendoli ancora più potenti.
Subito dal Cairo sono arrivati vomitevoli filmati dove la Strega dell'Ovest Hilary Clinton si impegnava a leccare e lisciare il pelo dell'irsuto Mohammed Mursi sproloquiando di come: "L'Egitto abbia 'recuperato'(sic!) l'autorevolezza che lo ha sempre reso uno dei pilastri della stabilità nella regione"; forse l'emissaria dell'AIPAC nella sua visita egiziana voleva restituire al Cairo il suo ruolo di gendarme dell'assedio a Gaza dal lato di Rafah, che Mursi poteva far crollare con un suo gesto nel momento stesso dell'inizio dell'aggressione e che invece ancora persiste.
In realtà, come già scritto in precedenza, la gratitudine dei Palestinesi é tutta rivolta alla Siria, all'Iran e ad Hezbollah, a quell'Asse della Resistenza che in mille ingegnose maniere (anche tramite l'aiuto del Sudan del coraggioso Presidente Bashir) é riuscito in questi anni a fornire a Gaza di che difendersi e che adesso si impegnerà a ricostruire gli arsenali delle milizie palestinesi facendoli ancora più potenti.
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domenica 30 settembre 2012
Madama Clinton e Barack Obanana "sdoganano" gli assassini MKO: si é 'terroristi' solo fino a quando si dà fastidio a Washington e Tel Aviv!
La Malvagia Strega dell'Ovest e lo Zio Tom Obama, cameriere nero della lobby sionista americana, hanno pronta, con molto anticipo sulla carnascialata 'dark' di "Halloween" la loro ultima pozione velenosa: i due infatti sono riusciti a convincere il Congresso Usa a depennare l'organizzazione MKO dalla lista dei 'movimenti terroristi' redatta dalle agenzie di sicurezza americane.
Come sia possibile dall'oggi al domani togliere la qualifica di 'terrorista' una milizia responsabile della morte di almeno diciassettemila persone (in maggioranza cittadini della Repubblica Islamica dell'Iran) é un mistero per sondare il quale bisogna immergersi nei più profondi e mefitici pozzi di ipocrisia e disonestà intellettuale con cui viene impastata quotidianamente la politica estera dell'imperialismo Usa e sionista. Nata inizialmente come movimento 'progressista' e pseudo-'di Sinistra' in opposizione allo Shah Reza Palhevi (allora burattino favorito di Washington), l'MKO non raccolse mai seguito tra la popolazione iraniana e, dopo la Rivoluzione Islamica, venne cacciata dall'Iran e costretta a rifugiarsi sotto le gonne di Saddam Hussein, che la accolse, la rifornì e la usò come arma nella sua lotta contro Teheran.
Intanto il gruppo si trasformava da milizia politica in una vera e propria "setta" egemonizzata dalle figure ambigue di Massoud Rajavi e di sua moglie Maryam, sua anima nera che spronò i militanti MKO ad atrocità inaudite contro i Curdi nel corso della fallita rivolta anti-Saddam del 1991. Buffo come Saddam per aver gassato qualche centinaio di Curdi sia stato portato alla forca (così si pretende) mentre i suoi macellai dell'MKO che ne hanno sterminato varie migliaia sono oggi ricompensati da Dama Clinton e Barack Obanana!
Ma la memoria imperialista é selettiva al massimo visto che convenientemente omette di ricordare che negli anni '70 gli MKO assassinarono anche sei cittadini statunitensi: il Colonnello Louis Lee Hawkins, ammazzato a Teheran ai tempi dello Scià, i Colonnelli Paul Schaffer e Jack Turner, freddati a raffiche di mitra e i tre impiegati della Rockwell William Cottrell, Donald Smith e Robert Krongard. Ma si sa, nel mondo alla rovescia della Clinton e di Obanana, si é terroristi solo quando si spara contro Washington e Tel Aviv!!
Come sia possibile dall'oggi al domani togliere la qualifica di 'terrorista' una milizia responsabile della morte di almeno diciassettemila persone (in maggioranza cittadini della Repubblica Islamica dell'Iran) é un mistero per sondare il quale bisogna immergersi nei più profondi e mefitici pozzi di ipocrisia e disonestà intellettuale con cui viene impastata quotidianamente la politica estera dell'imperialismo Usa e sionista. Nata inizialmente come movimento 'progressista' e pseudo-'di Sinistra' in opposizione allo Shah Reza Palhevi (allora burattino favorito di Washington), l'MKO non raccolse mai seguito tra la popolazione iraniana e, dopo la Rivoluzione Islamica, venne cacciata dall'Iran e costretta a rifugiarsi sotto le gonne di Saddam Hussein, che la accolse, la rifornì e la usò come arma nella sua lotta contro Teheran.
Intanto il gruppo si trasformava da milizia politica in una vera e propria "setta" egemonizzata dalle figure ambigue di Massoud Rajavi e di sua moglie Maryam, sua anima nera che spronò i militanti MKO ad atrocità inaudite contro i Curdi nel corso della fallita rivolta anti-Saddam del 1991. Buffo come Saddam per aver gassato qualche centinaio di Curdi sia stato portato alla forca (così si pretende) mentre i suoi macellai dell'MKO che ne hanno sterminato varie migliaia sono oggi ricompensati da Dama Clinton e Barack Obanana!
Ma la memoria imperialista é selettiva al massimo visto che convenientemente omette di ricordare che negli anni '70 gli MKO assassinarono anche sei cittadini statunitensi: il Colonnello Louis Lee Hawkins, ammazzato a Teheran ai tempi dello Scià, i Colonnelli Paul Schaffer e Jack Turner, freddati a raffiche di mitra e i tre impiegati della Rockwell William Cottrell, Donald Smith e Robert Krongard. Ma si sa, nel mondo alla rovescia della Clinton e di Obanana, si é terroristi solo quando si spara contro Washington e Tel Aviv!!
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venerdì 20 luglio 2012
L'Esercito di Assad respinge i terroristi da Midan, mentre la Russia tarpa le 'voglie interventiste' della Clinton!
Dopo il doloroso attacco in cui hanno perso la vita il Ministro della difesa siriano Dawoud Rahjia, Assef Shawkat (cognato del Presidente Assad) e Hisham Ikhtiyar la risposta delle forze armate di Damasco non si é fatta attendere e, con una rapida operazione coronata dal successo, gli uomini del neoministro Fahd al-Jassem al-Freij hanno ingaggiato e sgominato gruppi di mercenari stranieri ad Al-Midan, nell'hinterland della capitale.
Intanto Russia e Cina hanno posto il veto a qualunque ipotesi di risoluzione ONU contro il Governo siriano, frustrando le speranze della 'malvagia strega dell'Ovest' Hilary Clinton che sperava di poter sfruttare l'eco del recente attentato (che molti analisti ritengono opera di servizi segreti arabi e occidentali e non delle cellule wahabite presenti in Siria).
Anche il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha esteso le proprie condoglianze, quelle del suo movimento e degli sciiti libanesi, al Presidente, al Governo e al popolo di Siria, ricordando il ruolo fondamentale di Damasco nella lotta e nella Resistenza di Hezbollah dalla liberazione del Libano meridionale fino alla guerra d'estate del 2006, nonché la sua importanza geostrategica come "ponte di comunicazione tra Libano e Iran".
Nasrallah ha ricordato come i razzi da battaglia che colpirono Haifa e il centro di Israele nel corso della guerra dei 33 giorni fossero arrivati a Hezbollah tramite la Siria e come la Resistenza palestinese a Gaza abbia grandemente beneficiato della solidarietà siriana. "Il progetto israeliano e americano vuole prevenire l'esistenza di Stati forti, autonomi e indipendenti nel Mondo Arabo, vuole imporre la sua supremazia su entità deboli e divise, sionisti e americani non possono accettare l'esistenza di eserciti forti e pronti a difendere gli interessi dei propri popoli e dei propri Governi, per questo la Siria, che é lo Stato più forte, autonomo, indpendente della regione viene presa di mira".
Intanto Russia e Cina hanno posto il veto a qualunque ipotesi di risoluzione ONU contro il Governo siriano, frustrando le speranze della 'malvagia strega dell'Ovest' Hilary Clinton che sperava di poter sfruttare l'eco del recente attentato (che molti analisti ritengono opera di servizi segreti arabi e occidentali e non delle cellule wahabite presenti in Siria).
Anche il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha esteso le proprie condoglianze, quelle del suo movimento e degli sciiti libanesi, al Presidente, al Governo e al popolo di Siria, ricordando il ruolo fondamentale di Damasco nella lotta e nella Resistenza di Hezbollah dalla liberazione del Libano meridionale fino alla guerra d'estate del 2006, nonché la sua importanza geostrategica come "ponte di comunicazione tra Libano e Iran".
Nasrallah ha ricordato come i razzi da battaglia che colpirono Haifa e il centro di Israele nel corso della guerra dei 33 giorni fossero arrivati a Hezbollah tramite la Siria e come la Resistenza palestinese a Gaza abbia grandemente beneficiato della solidarietà siriana. "Il progetto israeliano e americano vuole prevenire l'esistenza di Stati forti, autonomi e indipendenti nel Mondo Arabo, vuole imporre la sua supremazia su entità deboli e divise, sionisti e americani non possono accettare l'esistenza di eserciti forti e pronti a difendere gli interessi dei propri popoli e dei propri Governi, per questo la Siria, che é lo Stato più forte, autonomo, indpendente della regione viene presa di mira".
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lunedì 16 luglio 2012
La "Strega dell'Ovest" Hilary Clinton presa a pomodori e bottigliate al Cairo!
Pomodori, bottiglie, scarpe (universare segno di disprezzo in Medio Oriente) e rimbombanti cori di "Monica! Monica!!" (Lewinksy); questo il 'saluto' tributato dall'Egitto al corteo motorizzato di Hillary Clinton la 'Malvagia Strega dell'Ovest', Segretario di Stato di Obama e membro "di sei cotte" della pattuglia di filosionisti dell'Amministrazione Usa (fattasi eleggere senatrice a New York nonostante sia nata a Chicago e vissuta in Arkansas).
La Clinton si era recata al Cairo per minacciare Mohammed Mursi, neopresidente del paese ed esponente della Fratellanza Musulmana, votato dalla maggioranza dei cittadini del paese e rassicurare invece il Maresciallo Tantawi, nominato dall'Ex-dittatore Mubarak e non eletto da nessuno riguardo al continuo sostegno americano alla Junta militare (SCAF) che pretende di tenere sotto scacco la Democrazia islamica egiziana.
La Clinton si era recata al Cairo per minacciare Mohammed Mursi, neopresidente del paese ed esponente della Fratellanza Musulmana, votato dalla maggioranza dei cittadini del paese e rassicurare invece il Maresciallo Tantawi, nominato dall'Ex-dittatore Mubarak e non eletto da nessuno riguardo al continuo sostegno americano alla Junta militare (SCAF) che pretende di tenere sotto scacco la Democrazia islamica egiziana.
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sabato 14 luglio 2012
Campagna di cartelloni filopalestinesi fa breccia nella Metro di New York!
Uno non potrebbe forse immaginare una metropoli 'occidentale' più contaminata dal virus filosionista della 'lobby a sei punte' più profondamente e radicalmente di New York. Nella 'Grande Mela' a causa della pervasività dell'influenza sionista é praticamente impossibile concorrere a una qualunque carica pubblica se non si é sostenuti dalla potente lobby filoisraeliana: lo sa benissimo la 'Strega dell'Ovest' Madame Hillary Clinton che, pur essendo nata a Chicago e avere vissuto nel profondo Arkansas dove il marito era Governatore é andata a farsi eleggere senatrice a New York, dove poteva godere dell'appoggio dei 'grandi elettori' dell'AIPAC e di altre simili associazioni (che avevano sostenuto suo marito in odio a Bush Sr che aveva 'costretto' Israele a sedere alle conferenze di Madrid e Oslo).
Eppure, anche in questa roccaforte del filosionismo, voci e segnali di dissenso e di contro-informazione iniziano a farsi sentire, a moltiplicarsi e a rafforzarsi, nonostante la devastante potenza di fuoco mediatica dei padroni dei giornali, delle televisioni, di Wall Street, del Dipartimento di Stato e della stessa Casa Bianca con inquilino nero. Numerose stazioni della metro di New York, che tutti abbiamo imparato a conoscere attraverso film e sceneggiati televisivi negli ultimi giorni hanno iniziato a ospitare cartelloni corredati dalle mappe progressive dell'estensione cancerosa dell'occupazione sionista della Palestina, dal 1946 al 2010.
Le didascalie abbinate alle immagini chiariscono agli osservatori che a causa dell'occupazione ebraica "attualmente 4 milioni e 700mila Palestinesi sono considerati profughi dalle Nazioni Unite". La campagna di informazione, finanziata dal magnate Henry Clifford, intende, nelle parole stesse del suo sponsor: "Chiarire al pubblico newyorchese che il Popolo di Palestina ha perso la maggior parte della propria patria, come mostrato dalle mappe successive e che, essendo tutto il Medio Oriente 'contagiato' dagli effetti di questa ingiustizia, é solamente necessario e auspicabile informare il pubblico americano sulla realtà delle cose".
Nonostante le proteste di numerose associazioni filosioniste l'Autorità della Metro di New York ha dichiarato che i cartelloni non violano alcuna delle norme o delle direttive per le affissioni pubblicitarie e rimarranno esposti per tutto il tempo pattuito con la committenza della campagna.
Eppure, anche in questa roccaforte del filosionismo, voci e segnali di dissenso e di contro-informazione iniziano a farsi sentire, a moltiplicarsi e a rafforzarsi, nonostante la devastante potenza di fuoco mediatica dei padroni dei giornali, delle televisioni, di Wall Street, del Dipartimento di Stato e della stessa Casa Bianca con inquilino nero. Numerose stazioni della metro di New York, che tutti abbiamo imparato a conoscere attraverso film e sceneggiati televisivi negli ultimi giorni hanno iniziato a ospitare cartelloni corredati dalle mappe progressive dell'estensione cancerosa dell'occupazione sionista della Palestina, dal 1946 al 2010.
Le didascalie abbinate alle immagini chiariscono agli osservatori che a causa dell'occupazione ebraica "attualmente 4 milioni e 700mila Palestinesi sono considerati profughi dalle Nazioni Unite". La campagna di informazione, finanziata dal magnate Henry Clifford, intende, nelle parole stesse del suo sponsor: "Chiarire al pubblico newyorchese che il Popolo di Palestina ha perso la maggior parte della propria patria, come mostrato dalle mappe successive e che, essendo tutto il Medio Oriente 'contagiato' dagli effetti di questa ingiustizia, é solamente necessario e auspicabile informare il pubblico americano sulla realtà delle cose".
Nonostante le proteste di numerose associazioni filosioniste l'Autorità della Metro di New York ha dichiarato che i cartelloni non violano alcuna delle norme o delle direttive per le affissioni pubblicitarie e rimarranno esposti per tutto il tempo pattuito con la committenza della campagna.
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venerdì 22 giugno 2012
Putin e Lavrov chiariscono le idee a Obama: "Dimissioni di Assad? Ma nemmeno per sogno!!"
Ennesimo colpo di 'knut' quello rifilato dai rappresentanti del Cremlino alle fantasie Obamian-Clintoniane di "Regime Change" in quel di Damasco, dove, secondo i piani architettati dall'inquilino nero della Casa Bianca e dalla 'Strega dell'Ovest' Madama Clinton l'abbattimento del popolare presidente siriano dovrebbe fare da prologo alla spaccatura del paese in tanti staterelli in perenne tensione tra loro da poter mettere l'uno contro l'altro secondo le esigenze imperialistiche del momento.
Nel corso dell'ultimo G20 in Baja California il Presidente Putin avrebbe messo molto chiaramente il 'collega' Obama di fronte alla consapevolezza che "non si può nemmeno parlare" della ventilata 'Soluzione Yemenita', ipotizzata dalla Casa Bianca che vedrebbe Assad costretto alle dimissioni e all'esilio come lo é stato il burattino di Washington e Riyadh a Sanaa, Ali Abdullah Saleh. In effetti Obama dovrebbe 'ricordarsi' che Saleh era contestato ogni settimana da milioni di suoi ex-sudditi che riempivano le piazze della capitale dell'ex-Arabia Felix, di Taizz e di Aden, mentre Assad le piazze le riempe sì, ma coi suoi sostenitori, non coi suoi contestatori.
"Ogni ipotesi di rimozione 'negoziale' del Presidente Assad" ha puntualizzato in seguito il Ministro degli Esteri di Mosca Lavrov "E' irrealizzabile perché non si può chiedere a un leader che é stato appena confermato dalla massiccia partecipazione popolare al referendum e alle elezioni politiche da lui indette di abbandonare il proprio posto; nonostante tutti i loro pregiudizi e tutta la loro propaganda anti-Assad gli americani e gli occidentali devono venire a patti con la realtà: Assad é sostenuto dalla maggioranza assoluta dei siriani che vedono con maggior favore qualunque opzione con lui al potere rispetto a qualunque opzione che lo veda esautorato del suo ruolo!".
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giovedì 17 maggio 2012
I sunniti wahabiti vorrebbero scimmiottare Hezbollah a Tripoli e nel Nord del Libano, ma li aspettano solo delusioni e sconfitte!
Saad Hariri, figlio dell'ex Premier libanese morto in circostanze misteriose, probabilmente assassinato da Israele a causa del suo malvisto riavvicinamento al campo filosiriano e al Presidente Assad, che più volte abbiamo definito "Il Renzo Bossi Libanese" per la sua totale mancanza della perspicacia, dell'arguzia, del 'senso tattico' che fecero del suo genitore un fortunatissimo businessman prima ancora che un politico di successo, sta finalmente raccogliendo la messe della sua stupidità, della sua superficialità, del suo servilismo e della sua inanità. Il problema é che facendolo sta trascinando nella violenza e nella rovina l'intera città di Tripoli Siriaca e forse tutto il Nord del Libano.
Per anni e anni il mezzo-saudita Saad Hariri, capo del 'Movimento Futuro' era andato in giro in lungo e in largo per il Libano ripetendo "ad nauseam" che il suo partito e la coalizione di Destra di cui faceva parte (l'Alleanza 14 marzo) rappresentavano "l'unica alternativa alla crescita dell'influenza sunnita ortodossa, salafita e wahabita" nel Paese dei Cedri; oggi, con Tripoli in mano a gruppi armati di sunniti che non riconoscono alcuna autorità se non quella di qualche autoproclamato 'sceicco' wahabita o qualche capo terrorista attivo in Siria é dolorosamente, paurosamente evidente che quelle non erano altro che balle e fanfaluche e che anzi, dietro il comodo 'paravento' del Movimento Futuro e dell'Alleanza 14 Marzo loschi personaggi hanno trescato e tramato nel tentativo di preparare il 'momento propizio' per fare fuori l'utile idiota Hariri, metterlo all'angolo e fare esplodere l'insorgenza wahabita e qaedista nel Nord del paese, nel disperato tentativo di 'collegarla' alle azioni terroristiche degli altri estremisti sunniti e qaedisti attivi oltreconfine.
Ma quali sarebbero i piani di questi folli, di queste pedine degli Emiri Al-Thani e Al-Saoud, che non si rendono conto che, anziché partecipare (come molti di essi credono) a una 'jihad' in realtà si stanno trasformando in guardiani degli interessi di una piccolissima cerchia di ricchissimi e corrottissimi usurpatori?
Apparentemente, per quanto possa sembrare strano, essi vogliono imitare il successo della comunità sciita (attraverso le milizie e i partiti di Amal ed Hezbollah) per emergere come player maggiore della politica libanese, solo che, lungi dall'accontentarsi di reclamare il loro ruolo nel palcoscenico libanese secondo la saggia massima del 'vivi e lascia vivere' i sunniti estremisti vorrebbero imporre il loro credo wahabita a tutta la società, cosa che gli sciiti non hanno mai cercato di fare. Ovviamente non hanno alcuna speranza di riuscirvi, visto che mai e poi mai il wahabismo é stato in grado di mobilitare le coscienze, gli animi e i cuori del popolo come invece gli sciiti hanno fatto a più riprese, sia quando guidati dalla Rivoluzione Iraniana, sia da Amal ed Hezbollah, sia dagli esponenti della famiglia Al-Sadr (in Irak) si sono dimostrati capaci di fare in scenari e situazioni diversissime.
Il wahabismo é una malapianta che prospera solo se viene annaffiata dai dollari petroliferi Sauditi e Qatarioti, ma se viene privato di quella ruscellagione deperisce e muore in brevissimo tempo. Lo sciismo politico invece é in grado di resistere non solo senza sostegno esterno, ma soprattutto quando viene attivamente perseguitato e represso dalla SAVAK dello Scià, dal Mukhabarat di Saddam Hussein, dal Mossad israeliano e dai suoi lacché dell'SLA, e anche ora in Bahrein dagli sgherri di casa Al-Khalifa.
I terroristi wahabiti in Libano potranno scatenare caos, violenza, fare poche o molte vittime, ma alla fine la superiorità di Hezbollah, Amal e dei loro alleati li ridurrà al silenzio e all'impotenza: i cristiani maroniti che fino ad oggi sotto leader impresentabili come Geagea e i Gemayel sono stati alleati del Movimento Futuro e del suo re-travicello Saad Hariri potranno scegliere se rimanere dove si trovano ora, a vedere crescere e svilupparsi la forza wahabita che li vuole tutti sottomessi o esuli o cercare un diverso posizionamento nello scenario politico, da cui possano impegnarsi ed eventualmente lottare per un Libano democratico, pluralista, dove tutti i gruppi etnici e religiosi abbiano pari dignità, diritti e doveri.
Per anni e anni il mezzo-saudita Saad Hariri, capo del 'Movimento Futuro' era andato in giro in lungo e in largo per il Libano ripetendo "ad nauseam" che il suo partito e la coalizione di Destra di cui faceva parte (l'Alleanza 14 marzo) rappresentavano "l'unica alternativa alla crescita dell'influenza sunnita ortodossa, salafita e wahabita" nel Paese dei Cedri; oggi, con Tripoli in mano a gruppi armati di sunniti che non riconoscono alcuna autorità se non quella di qualche autoproclamato 'sceicco' wahabita o qualche capo terrorista attivo in Siria é dolorosamente, paurosamente evidente che quelle non erano altro che balle e fanfaluche e che anzi, dietro il comodo 'paravento' del Movimento Futuro e dell'Alleanza 14 Marzo loschi personaggi hanno trescato e tramato nel tentativo di preparare il 'momento propizio' per fare fuori l'utile idiota Hariri, metterlo all'angolo e fare esplodere l'insorgenza wahabita e qaedista nel Nord del paese, nel disperato tentativo di 'collegarla' alle azioni terroristiche degli altri estremisti sunniti e qaedisti attivi oltreconfine.
Ma quali sarebbero i piani di questi folli, di queste pedine degli Emiri Al-Thani e Al-Saoud, che non si rendono conto che, anziché partecipare (come molti di essi credono) a una 'jihad' in realtà si stanno trasformando in guardiani degli interessi di una piccolissima cerchia di ricchissimi e corrottissimi usurpatori?
Apparentemente, per quanto possa sembrare strano, essi vogliono imitare il successo della comunità sciita (attraverso le milizie e i partiti di Amal ed Hezbollah) per emergere come player maggiore della politica libanese, solo che, lungi dall'accontentarsi di reclamare il loro ruolo nel palcoscenico libanese secondo la saggia massima del 'vivi e lascia vivere' i sunniti estremisti vorrebbero imporre il loro credo wahabita a tutta la società, cosa che gli sciiti non hanno mai cercato di fare. Ovviamente non hanno alcuna speranza di riuscirvi, visto che mai e poi mai il wahabismo é stato in grado di mobilitare le coscienze, gli animi e i cuori del popolo come invece gli sciiti hanno fatto a più riprese, sia quando guidati dalla Rivoluzione Iraniana, sia da Amal ed Hezbollah, sia dagli esponenti della famiglia Al-Sadr (in Irak) si sono dimostrati capaci di fare in scenari e situazioni diversissime.
Il wahabismo é una malapianta che prospera solo se viene annaffiata dai dollari petroliferi Sauditi e Qatarioti, ma se viene privato di quella ruscellagione deperisce e muore in brevissimo tempo. Lo sciismo politico invece é in grado di resistere non solo senza sostegno esterno, ma soprattutto quando viene attivamente perseguitato e represso dalla SAVAK dello Scià, dal Mukhabarat di Saddam Hussein, dal Mossad israeliano e dai suoi lacché dell'SLA, e anche ora in Bahrein dagli sgherri di casa Al-Khalifa.
I terroristi wahabiti in Libano potranno scatenare caos, violenza, fare poche o molte vittime, ma alla fine la superiorità di Hezbollah, Amal e dei loro alleati li ridurrà al silenzio e all'impotenza: i cristiani maroniti che fino ad oggi sotto leader impresentabili come Geagea e i Gemayel sono stati alleati del Movimento Futuro e del suo re-travicello Saad Hariri potranno scegliere se rimanere dove si trovano ora, a vedere crescere e svilupparsi la forza wahabita che li vuole tutti sottomessi o esuli o cercare un diverso posizionamento nello scenario politico, da cui possano impegnarsi ed eventualmente lottare per un Libano democratico, pluralista, dove tutti i gruppi etnici e religiosi abbiano pari dignità, diritti e doveri.
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sabato 17 marzo 2012
Il Premier sciita Al-Maliki respinge le accuse americane alla solidarietà con la Siria e agli aiuti iraniani!
Il Primo Ministro irakeno, lo sciita Nouri Al-Maliki, ha totalmente respinto le accuse speciose e le insinuazioni arrivate negli ultimi giorni dal Dipartimeno di Stato americano, 'regno' della Malefica 'Strega dell'Ovest', la filosionista Hilary Clinton che aveva accusato il Governo di Bagdad di permettere alla Repubblica Islamica dell'Iran di trasportare armi verso la Siria in mezzo ai convogli di materiale umanitario inviati in aiuto delle popolazioni rimaste per settimane in ostaggio ai takfiri wahabiti manipolati dalla CIA e dal Mossad in alcune regioni di confine della Repubblica araba.
"L'Irak non permette a nessuno di usare la sua terra o il suo spazio aereo per trasportare armi, da nessuna fonte e verso nessuna destinazione" ha dichiarato con calma e self-control il Premier irakeno, in un comunicato stampa ripreso e diffuso dall'Agence France Presse nella giornata di ieri. "I nostri doganieri hanno esaminato camion e carichi prima di consentire loro il passaggio e siamo certi che tutto ciò che dall'Iran ha preso la via della Siria consistesse di medicinali, apparecchiature cliniche e altri generi di prima necessità".
"Al contrario di alcune potenze che fino a pochi giorni fa continuavano a premere per interventi armati internazionali e per il trasferimento di armi e munizioni in Siria l'Iran, così come l'Irak, ha sempre premuto per una soluzione politica e negoziale di ogni possibile situazione di tensione in Siria". Le ficcanti parole di Al-Maliki, evidentemente, si riferivano agli appelli Sauditi e Qatarioti per 'armare l'opposizone', che sono risuonati nelle assemblee della Lega Araba fino a quando, con l'incontro col Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, non ha avuto la meglio la linea negoziale e del confronto politico.
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martedì 6 marzo 2012
Il Popolo Americano si sveglia e riconosce il suo vero nemico: dimostrazione davanti alla Casa Bianca al grido "Occupiamo l'AIPAC!"
Diverse centinaia di manifestanti pacifisti hanno picchettato la Casa Bianca durante l'incontro tra il Presidente americano Barack Hussein Obama e il Premier sionista di Estrema Destra Benji Netanyahu; i dimostranti reggevano cartelli e striscioni che invitavano l'amministrazione Usa ad avere il coraggio del dialogo e del confronto nei riguardi della Repubblica Islamica e ad abbandonare il ritmo della retorica provocatoria e bellicista impostole dalla lobby filosionista allineata a organizzazioni come AIPAC e simili: "Occupiamo l'AIPAC" era uno degli slogan più in voga, sulla falsariga di 'Occupiamo Wall Street'.
E' una delle prime volte che il Popolo Americano si rende conto di quanto pernicioso e contrario ai suoi rapporti sia il legame fra lobby filoisraeliane e Governo Usa, in base al quale la Casa Bianca invia ogni anno TRE MILIARDI DI DOLLARI a Tel Aviv come "aiuti per il terzo mondo" e regolarmente, in tempo di elezioni statali, parlamentari e presidenziali, il Governo sionista di occupazione della Palestina usa questa MOSTRUOSA quantità di denaro che "rigira" abilmente a organizzazioni della 'Lobby a Sei Punte' per "segare le gambe" a ogni candidato non apertamente schierato a favore di Israele, finanziando oltre misura i suoi avversari filosionisti.
Ormai chi debba sedere nei palazzi governatoriali dei cinquanta stati, nel Campidoglio o nello Studio Ovale non viene più deciso nelle urne elettorali, ma nei banchetti e nei ricevimenti della Lobby seipuntuta, dove, in stanze ben distanti dall'attenzione dell'opinione pubblica (regolarmente distratta dai media in mano a Sion) viene deciso quale candidato filoisrahell sostenere e mandare a occupare le varie cariche. Obama, che dopo avere vinto le primarie democratiche grazie al sostegno 'grassroot' degli attivisti di base del suo partito commise il madornale e imperdonabile errore di includere la Strega Clinton (legata a doppia mandata alla lobby sionista) nella sua squadra di Governo come 'gesto sportivo' é totalmente succube di questo sistema perverso e infatti durante l'incontro con Netanyahu ha dovuto fare 'atto di sottomissione' promettendo di "usare il potere degli Usa contro l'Iran" nella speranza che l'AIPAC e le altre componenti della lobby pro-Tel Aviv non finanzino troppo la campagna elettorale di Mitt Romney, il fondamentalista filosionista che lo sfiderà in estate per le elezioni presidenziali.
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sabato 4 febbraio 2012
Lavrov e Ghatilov avvertono Usa e sionisti: "Scandalosa la vostra condotta, se volete un veto all'ONU é quello che vi daremo!"
Nella giornata di oggi il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha lanciato un chiaro e fermo monito ad Americani, sionisti e ai loro servi sciocchi, i nani della NATO, avvertendoli che anche nella sua forma 'rivista' la bozza di risoluzione sulla questione siriana rimane "profondamente e gravemente deficitaria" e Mosca ha ogni intenzione di 'silurarla' col veto se verrà anche solo menzionata in sede di Consiglio di Sicurezza, la notizia, diffusa attraverso i canali televisivi russi é stata poi ripresa dall'Agence France Presse.
"Vogliono un altro scandalo? Benissimo, sapremo come accontentarli" ha dichiarato Lavrov, riferendosi alla precedente bocciatura di una risoluzione iniqua, parziale e insensatamente persecutoria nei confronti del Governo di Damasco, avvenuta a ottobre 2011. "La bozza di risoluzione é totalmente distante dalla realtà e non c'è motivo di portarla in discussione al Consiglio, visto che la nostra posizione e quella cinese in merito é chiarissima e inequivocabile".
Lavrov ha annunciato, al momento della sua partenza da Mosca, che ha intenzione di incontrare il Segretario di Stato Hilary Clinton (portavoce dell'ala più filosionista dell'amministrazione Obama) a Monaco di Baviera, e che nutre speranze di indurla a considerare i cambiamenti necessari per poter portare una risoluzione condivisa all'attenzione del massimo organo delle Nazioni Unite. "Spero al riguardo che pregiudizi e interessi di parte non prevalgano sul buon senso!".
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sabato 23 luglio 2011
Manifestanti giordani denunciano il sostegno americano alla corrotta monarchia locale!
Una imponente marcia con migliaia di partecipanti ha attraversato Amman nella giornata di ieri, subito dopo le preghiere del venerdì, in protesta contro i tentativi americani di sostenere e puntellare la monarchia del reuccio Abdallah contro le sempre più intense spinte per la riforma e la democratizzazione del paese; nelle ultime giornata da Washington erano arrivati messaggi di sostegno per Abdallah e il suo governo, che ne esaltavano la 'moderazione' e lo definivano 'leale e buon alleato degli Usa'.
"Non vogliamo le ingerenze di Washington e non prendiamo ordini dalla Casa Bianca" ha dichiarato l'attivista Mohannad Safyin ai microfoni dell'Associated Press "Questo é il nostro movimento, la nostra protesta, statene fuori, Obama, Miss Clinton, per anni i vostri predecessori hanno sostenuto ogni forma di tiranno arabo contro la volontà dei popoli: Saleh, Mubarak, Ben Ali e tanti altri, tutti si sono macchiati del sangue dei loro popoli, come Re Hussein nel 1970".
I manifestanti hanno chiesto le dimissioni immediate del Primo Ministro Marouf al-Bakhit e una seria e accurata indagine sugli attacchi ai giornalisti e ai reporter condotti durante un recente sit-in ad Amman. Recentemente il reuccio Abdallah ha 'promesso' che in futuro nominerà soltanto Primi Ministri sostenuti da una maggioranza parlamentare anziché scelti arbitrariamente da lui, come usuale costume; infatti nel reame dell'ottimo alleato dei 'democratici' Stati Uniti il Parlamento eletto, ma lo si definirebbe meglio chiamandolo 'Duma', non può opporsi alla nomina reale del Premier.
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martedì 28 giugno 2011
Ex-ambasciatore Usa si unisce alla Freedom Flotilla 2! Anche lui salperà per sfidare il disumano assedio sionista!
Sam Hart é un uomo coraggioso.
Oltre a ciò, é anche un politico americano di lungo corso, che nella sua carriera é stato consulente di economia politica per il Dipartimento di Stato usa in Sudamerica, Medio ed Estremo Oriente, nonché ambasciatore in Ecuador. Unendosi al Movimento 'Free Palestine' ha deciso di imbarcarsi con la Freedom Flotilla 2 e partecipare in prima persona alla missione del volontariato internazionale contro il disumano assedio di Gaza.
"L'assedio sionista limita l'alimentazione dei cittadini palestinesi della Striscia poco sopra ai livelli clinicamente riconosciuti come pericolosi per la salute e mina lo sviluppo dei bambini e rende precarie le condizioni di anziani e malati".
I militari dello Stato ebraico, sempre ansiosi di incrudelire contro vittime disarmate, avranno anche questo 'obiettivo' di fronte a loro se decideranno di replicare il raid assassino che lo scorso maggio costò la vita a dieci persone. Chissà con quali reazioni e sanzioni l'inquilino nero della Casa Bianca e Dama Clinton la strega dell'Ovest reagiranno se Israele dovesse uccidere un loro ex-diplomatico.
Sam Hart infoltisce la pattuglia statunitense tra i 1500 volontari di "Freedom Flotilla II", aggiungendosi a un gruppo tra cui spiccano Ann Wright, a sua volta ex-ufficiale del Dipartimento di Stato, al veterano sopravvissuto all'attaco israeliano alla USS Liberty Joe Meadors e alla scrittrice e poetessa nera Alice Walker.
Oltre a ciò, é anche un politico americano di lungo corso, che nella sua carriera é stato consulente di economia politica per il Dipartimento di Stato usa in Sudamerica, Medio ed Estremo Oriente, nonché ambasciatore in Ecuador. Unendosi al Movimento 'Free Palestine' ha deciso di imbarcarsi con la Freedom Flotilla 2 e partecipare in prima persona alla missione del volontariato internazionale contro il disumano assedio di Gaza.
"L'assedio sionista limita l'alimentazione dei cittadini palestinesi della Striscia poco sopra ai livelli clinicamente riconosciuti come pericolosi per la salute e mina lo sviluppo dei bambini e rende precarie le condizioni di anziani e malati".
I militari dello Stato ebraico, sempre ansiosi di incrudelire contro vittime disarmate, avranno anche questo 'obiettivo' di fronte a loro se decideranno di replicare il raid assassino che lo scorso maggio costò la vita a dieci persone. Chissà con quali reazioni e sanzioni l'inquilino nero della Casa Bianca e Dama Clinton la strega dell'Ovest reagiranno se Israele dovesse uccidere un loro ex-diplomatico.
Sam Hart infoltisce la pattuglia statunitense tra i 1500 volontari di "Freedom Flotilla II", aggiungendosi a un gruppo tra cui spiccano Ann Wright, a sua volta ex-ufficiale del Dipartimento di Stato, al veterano sopravvissuto all'attaco israeliano alla USS Liberty Joe Meadors e alla scrittrice e poetessa nera Alice Walker.
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sabato 19 marzo 2011
Scioccanti ed esclusive immagini della mattanza in Yemen! Dov'é l'ONU? Dove sono Obama, Sarkozy, La Russa???
Immagini sconvolgenti quelle che arrivano in queste ore da Sanaa, nello Yemen, dove una strage forse ancora più grave di quella che ha funestato il Bahrein si é consumata nelle ultile 48 ore, quando il Presidente-tiranno Ali Saleh (un tempo amicissimo di Saddam Hussein, ora a suo agio con Madama Clinton e gli altri esponenti della lobby a sei punte che tira le fila della Casa Bianca) ha scatenato i suoi cecchini contro i dimostranti che si stavano riunendo, dopo le preghiere del venerdì, nella piazza dell'Università.
Mentre ONU e NATO strepitano di interventi militari contro Gheddafi e i telegiornali e gazzette del ciarpame disinformativo italiota si riempono di solenni imbecilli gallonati e di patetici individui che discettano di guerra e bombardamenti con nozioni piluccate dalla pornografia bellicistica di Tom Clancy e dai videogiochi, ci si chiede cosa abbiano "in più" i civili libici per meritarsi un pronto e immediato 'sostegno militare' da parte di Obama e Sarkozy e cosa invece manchi agli yemeniti per meritarsi anche solo un trafiletto nella fanfara mediatica occidentalista.
Immensa ammirazione desta l'operato di medici e infermieri che, in postazioni improvvisate, dove spesso manca persino il dannunziano 'frusto di corda' per legare ai pazienti la cartella clinica, nonostante le ferite da loro stessi subite, si prodigano per salvare quante più vite possibile, operando in condizioni che ricordano le vere e proprie zone di guerra.
Nonostante tutto ciò, nonostante la ferocia, la disperazione, il sangue e l'ipocrisia dell'occidente, il popolo yemenita non si lascia abbattere, nelle sue istanze di riscatto e di democratizzazione; Ali Saleh imparerà ben presto che trenta, quaranta o persino sessanta morti non rinsalderanno affatto il suo pericolante scranno del potere.
Mentre ONU e NATO strepitano di interventi militari contro Gheddafi e i telegiornali e gazzette del ciarpame disinformativo italiota si riempono di solenni imbecilli gallonati e di patetici individui che discettano di guerra e bombardamenti con nozioni piluccate dalla pornografia bellicistica di Tom Clancy e dai videogiochi, ci si chiede cosa abbiano "in più" i civili libici per meritarsi un pronto e immediato 'sostegno militare' da parte di Obama e Sarkozy e cosa invece manchi agli yemeniti per meritarsi anche solo un trafiletto nella fanfara mediatica occidentalista.
Immensa ammirazione desta l'operato di medici e infermieri che, in postazioni improvvisate, dove spesso manca persino il dannunziano 'frusto di corda' per legare ai pazienti la cartella clinica, nonostante le ferite da loro stessi subite, si prodigano per salvare quante più vite possibile, operando in condizioni che ricordano le vere e proprie zone di guerra.
Nonostante tutto ciò, nonostante la ferocia, la disperazione, il sangue e l'ipocrisia dell'occidente, il popolo yemenita non si lascia abbattere, nelle sue istanze di riscatto e di democratizzazione; Ali Saleh imparerà ben presto che trenta, quaranta o persino sessanta morti non rinsalderanno affatto il suo pericolante scranno del potere.
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lunedì 31 gennaio 2011
La Casa Bianca chiacchiera di 'democrazia' mentre gli arsenali dei tiranni sono pieni di armi "made in Usa"
Dalla sua torre sempre più tetra e pericolante al Dipartimento di Stato Madama Clinton, Ministro degli Esteri della Casa Bianca, che qualche post fa assimilammo con felice invenzione a una vera e propria "Strega dell'Ovest" di baumiana memoria si sta rodendo e struggendo sempre più, le sue 'scimmie volanti' le riportano notizie sempre più preoccupanti dalla satrapia egiziana, notizie che "Colei che deve essere obbedita", la lobby sionista che l'ha messa al suo posto attuale, non prenderà affatto bene.
Un po' preoccupati, a dire il vero, lo siamo anche noi, giacché negli atti e nelle dichiarazioni degli ultimi giorni di Dama Clinton leggiamo il segno di quanto ormai distaccata dalla realtà sia diventata l'amministrazione statunitense, o perlomeno (e dici poco) quella parte di essa che avrebbe il dovere di recepire gli umori e le vibrazioni della comunità internazionale e farsene veicolo verso il capo dell'Esecutivo.
La Clinton infatti invita il faraone in bilico Hosni Mubarak a intavolare un "dialogo costruttivo" con "l'opposizione" per "arrivare a una vera democrazia". Ma la Clinton la ha una televisione al Dipartimento di Stato? Un collegamento internet? Lo ha ancora capito che in Egitto é in atto una rivoluzione di popolo, senza rappresentanti o sponsor politici con cui Mubarak possa "dialogare"?
Lo ha ancora capito Dama Clinton che la rivoluzione egiziana é scoppiata per l'assenza di qualunque forma di democrazia (condizione a salvaguardia della quale Mubarak é stato lasciato sul 'trono' per oltre 30 anni) e che la democrazia di cui ama tanto parlare é davvero così tanto negli interessi degli Usa da far loro rifornire ogni tirannello levantino di tutto il necessario per reprimerla e prevenirla?
Tutti i proiettili di plastica con l'anima in metallo, tutti i candelotti di gas urticante e lacrimogeno, tutti i blindati equipaggiati di cannoni ad acqua sono infatti prodotti Usa, come indicano con fin troppa chiarezza gli involucri stampigliati, perché i desiderata strategici a stelle e strisce nella regione si sono sempre basati sull'assunto fondamentale di "tenere le masse fuori dalla stanza dei bottoni"; per questo gli Usa sono sempre stati nemici di tutti i paesi in cui i Governi sono espressione diretta o indiretta del popolo e invece amici dell'Israele dell'Apartheid, della Persia dello Shah, dell' Irak di Saddam, della Turchia dei generali, della Giordania della Casa di Hashem e dell'Arabia della Casa di Saoud.
Invece della Siria dei generali nazionalisti, dell'Egitto del populista Nasser, della Jahmahiryia libica, dell'Iran di Khomeini, Repubblica Islamica, sono sempre, sempre, sempre stati nemici. Così come si sono dichiarati pregiudizialmente e senza motivo alcuno ostili alla nuova Turchia di Erdogan e adesso si mostreranno ostili al Libano di Mikati.
Speriamo che abbiano occasione di mostrarsi ostili anche alla Tunisia e all'Egitto e forse anche allo Yemen e alla Giordania, non solo perché ci auguriamo che anche lì i popoli abbiano finalmente la meglio e possano partecipare di regimi realmente democratici ma soprattutto perché, più saranno i luoghi in cui Dama Clinton dovrà sguinzagliare le 'scimmie volanti' e meno perniciosa e deleteria influenza potrà esercitare su ciascuno.
Aumentando il numero dei bersagli la potenza e la penetratività dell'imperialismo americano si stempera e si diluisce.
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mercoledì 26 gennaio 2011
Mikati 68 - Hariri 60, l'alleanza di centro-sinistra libanese sconfigge i filo-imperialisti e vola al Governo!
Sostenuto dai voti del Libero Movimento Patriottico, di Hezbollah, di Amal, dei Democratici libanesi, del Partito Socialista della Nazione Siriana, del Partito Marada, del Partito Tashnaq, dei Comunisti libanesi, di due piccole formazioni da un solo parlamentare ciascuna (Baath Socialista Arabo e Partito della Solidarietà) e rinforzato decisivamente dai parlamentari del Partito Socialista Progressista dei Drusi di Jumblatt il milionario sunnita Najib Mikati ha racimolato 68 voti contro i 60 del suo rivale diretto, l'ex Primo Ministro filoamericano Saad Hariri, diventando ufficialmente capo del nuovo Governo libanese.
Più forte delle false testimonianze e delle prove fasulle ammassate dal tribunale-canguro "STL", più forte delle velenose prese di posizione del Dipartimento di Stato di Dama Clinton, più forte del mulinar di sciabole sioniste che viene da oltre il confine, più forte persino del disperato e quasi ridicolo tentativo di Hariri di buttarla "in extremis" in gazzarra con le sparute ma violente manifestazioni di ieri (che una stampa italiana di strettissima osservanza sionista ha maldestramente cercato di accostare alle contemporanee ma politicamente diversissime proteste a Tunisi e al Cairo), Mikati é stato portato alla seconda carica dello Stato da un'alleanza di centro-sinistra che ha vinto l'ennesimo braccio di ferro contro una coalizione filoimperialista che appare più confusa e alle corde del PD di Veltroni.
Magnanimo nella vittoria, Mikati rende onore agli sconfitti ed estende loro la mano per sondare le possibilità di cooperazione, pur sostenuto dalla coalizione premiata dai voti del 54 per cento degli elettori nelle consultazioni del 2009 (senza contare i consensi del PSP), egli sa benissimo di non poter governare a colpi di maggioranza un paese tanto delicato e composito: "Tendo la mano all'opposizione" ha detto nel suo discorso di investitura "sono qui per servire il Libano, non per comandarlo, le mie azioni parleranno da sole".
Nella sua torre del Dipartimento di Stato, la Strega dell'Ovest Hilary Clinton mastica amaro e fa ripetere ai suoi portaborse e assistenti che gli Usa stanno valutando i passi da fare nei confronti (cioé 'contro') il nuovo Governo libanese, disallineato dai desiderata imperiali che erano invece altrettanti ordini per il debole e remissivo Hariri.
Ma l'analista politico americano Franklin Lamb dubita che gli incantesimi della sempre più rugosa e ossigenata Hilary possano far fare marcia indietro al Paese dei Cedri: "Mikati non é andato al potere con un golpe o con la violenza di piazza, ha ottenuto una maggioranza parlamentare, quel che é fatto é fatto e non sarà qualche contratto commerciale saltato o qualche disordine di piazza a togliergli il potere, anzi, eccessive pressioni esterne non farebbero che confermare la percezione che sia il centrodestra filoamericano la più grande minaccia all'indipendenza del Libano".
Il campo di Hariri e soci infatti, ha ripetuto fino alla nausea che con Hezbollah al Governo il Libano sarebbe diventato una pedina dell'Iran, ma, con le sue continue genuflessioni a Washington e Tel Aviv e con le sue manovre a favore del Tribunale speciale é proprio l'alleanza del 14 marzo che ha operato per rendere Beirut una spenta, smunta e piccola appendice della bandiera a stelle (di davide) e strisce.
Più forte delle false testimonianze e delle prove fasulle ammassate dal tribunale-canguro "STL", più forte delle velenose prese di posizione del Dipartimento di Stato di Dama Clinton, più forte del mulinar di sciabole sioniste che viene da oltre il confine, più forte persino del disperato e quasi ridicolo tentativo di Hariri di buttarla "in extremis" in gazzarra con le sparute ma violente manifestazioni di ieri (che una stampa italiana di strettissima osservanza sionista ha maldestramente cercato di accostare alle contemporanee ma politicamente diversissime proteste a Tunisi e al Cairo), Mikati é stato portato alla seconda carica dello Stato da un'alleanza di centro-sinistra che ha vinto l'ennesimo braccio di ferro contro una coalizione filoimperialista che appare più confusa e alle corde del PD di Veltroni.
Magnanimo nella vittoria, Mikati rende onore agli sconfitti ed estende loro la mano per sondare le possibilità di cooperazione, pur sostenuto dalla coalizione premiata dai voti del 54 per cento degli elettori nelle consultazioni del 2009 (senza contare i consensi del PSP), egli sa benissimo di non poter governare a colpi di maggioranza un paese tanto delicato e composito: "Tendo la mano all'opposizione" ha detto nel suo discorso di investitura "sono qui per servire il Libano, non per comandarlo, le mie azioni parleranno da sole".
Nella sua torre del Dipartimento di Stato, la Strega dell'Ovest Hilary Clinton mastica amaro e fa ripetere ai suoi portaborse e assistenti che gli Usa stanno valutando i passi da fare nei confronti (cioé 'contro') il nuovo Governo libanese, disallineato dai desiderata imperiali che erano invece altrettanti ordini per il debole e remissivo Hariri.
Ma l'analista politico americano Franklin Lamb dubita che gli incantesimi della sempre più rugosa e ossigenata Hilary possano far fare marcia indietro al Paese dei Cedri: "Mikati non é andato al potere con un golpe o con la violenza di piazza, ha ottenuto una maggioranza parlamentare, quel che é fatto é fatto e non sarà qualche contratto commerciale saltato o qualche disordine di piazza a togliergli il potere, anzi, eccessive pressioni esterne non farebbero che confermare la percezione che sia il centrodestra filoamericano la più grande minaccia all'indipendenza del Libano".
Il campo di Hariri e soci infatti, ha ripetuto fino alla nausea che con Hezbollah al Governo il Libano sarebbe diventato una pedina dell'Iran, ma, con le sue continue genuflessioni a Washington e Tel Aviv e con le sue manovre a favore del Tribunale speciale é proprio l'alleanza del 14 marzo che ha operato per rendere Beirut una spenta, smunta e piccola appendice della bandiera a stelle (di davide) e strisce.
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Kathleen Christison analizza le rivelazioni di Al-Jazeera: chi ne esce peggio? Fatah? Israele? Gli Usa??
Molta gente lo ha detto, e lo stava dicendo ancora nei giorni scorsi, che i cosiddetti 'Accordi di Oslo' del 1993 non erano giusti, non erano equilibrati e non avevano alcuna speranza di poter generare una situazione stabile e ancor meno una pace duratura, perché facevano troppe richieste ai Palestinesi e nessuna a Israele, perché imponevano controlli e sanzioni ai Palestinesi e lasciavano a Israele la libertà di comportarsi come voleva senza nessun controllo e nessuna credibile minaccia di punizione, perché tutelavano in ogni modo gli interessi israeliani e non concedevano nulla alle legittime preoccupazioni palestinesi.
Nessuno ha ascoltato, né ai tempi di Oslo, con Mr. Clinton presidene, né tantomeno ai tempi di Bush jr e della sua cricca e nemmeno ora con Obama e le chiavi della politica estera a stelle e strisce saldamente nelle grinfie dell'AIPAC e della sua plenipotenziaria dama Clinton e dei suoi accoliti. Da allora il cosiddetto processo di pace si é trascinato stancamente, attraverso il quasi completo collasso del 2000, un collasso che non fu "colpa" dei Palestinesi, come inferiscono i filosionisti di ogni cotta, ma la responsabilità dello Stato ebraico che era più interessato a mangiare la torta piuttosto che a dividerla equamente, a mangiarne quanta più possibile, approfittando del virtuale "via libera" configurato dalla complicità americana e dall'inazione europea.
Nel 2000 sono morte definitivamente tutte le speranze per una genuina ed equa "Soluzione a Due Stati", chi ne parla oggi come di un piano ancora perseguibile non é altro che un illuso, qualcuno che vive nel passato.
La massiccia e sconvolgente rivelazione di oltre 1600 documenti segreti (minute e appunti vergati durante varie fasi 'negoziali' fra l'Autorità palestinese egemonizzata da Fatah e vari rappresentanti israliani) compiuta dal canale satellitare Al-Jazeera, ottentuti da fonte sconosciuta ma già riconosciute come attendibili e autentiche da entrambe le parti coinvolte costituisce una incredibile occasione per "calarsi all'interno" di un dialogo rimasto finora pressoché sconosciuto al grande pubblico e verificare quanto la percezione scettica e pessimista sul futuro del "Processo di pace" fosse in realtà (all'insaputa di quegli stessi che la sostenevano) giustificata e aderente alla realtà delle cose.
I Palestinesi, come mostrato dai documenti, hanno offerto a Israele ogni sorta di compromesso, arrivando praticamente sulla soglia della totale resa, della capitolazione cartaginese, arrivando nel 2008 a offrire a Ehud Olmert: i confini conquistati con la forza nel 1967, il forfait del Diritto al Ritorno, il totale controllo di tutti gli insediamenti illegali; gli israeliani trovarono il coraggio di rifiutare commentando che l'accordo "non incontrava i loro desiderata"...questo perché il desiderio recondito di ogni Governo israeliano é quello di far semplicemente sparire i Palestinesi, annientarli, sterminarli, trasferirli, farli uscire dall'equazione.
Finora la maggior parte delle reazioni, soprattutto da parte araba, si é concentrata sullo stigma e la riprovazione verso Fatah, che a cuor leggero mercanteggiava coi diritti di otto milioni di persone in maniera totalmente assoluta e svincolata, come se si trattasse di "cosa sua"; ma un attento esame delle carte mostrerà come, di tutte le parti in causa (Israele, Fatah e il 'disonesto mediatore' Usa) in realtà siano gli Stati uniti a dover portare il più pesante e svilente fardello di vergogna.
Nelle parole dell'ex ufficiale della CIA Robert Grenier, pronunciate dopo un cursorio esame dei sommari dei vari documenti rilasciati finora: "Queste carte espongono una condotta statunitense che é tutto meno che dignitosa, un sentiero di espedienti politici apertamente parziali e favorevoli a Israele inanellati l'uno dopo l'altro a costo della nostra decenza, di ogni senso di Giustizia e persino dei nostri stessi interessi e obiettivi politici internazionali a lungo termine; queste carte testimoniano un'eredità di ignominia che peserà a lungo sulla reputazione americana in Medio Oriente, nel Mondo arabo e nel Mondo musulmano".
sabato 15 gennaio 2011
L'ultima grana libanese di Obama? Cortesia di Madama Clinton, paladina degli interessi israeliani!
| Barack Obama sta probabilmente rimpiangendo la scelta di dare a Dama Clinton carta bianca sulla politica estera Usa... |
E' ormai evidente, come risulta dall'analisi della successione temporale degli eventi, che il presidente dimezzato che siede nello Studio Ovale debba ringraziare Dama Clinton, instancabile patronessa della lobby ebraica e infaticabile protettrice degli interessi e dei desiderata israeliani per l'ennesima debacle della propria politica estera, che sta ormai raccogliendo tante battute d'arresto da ricordare quella del suo impopolare predecessore George Bush jr.
La Clinton infatti incontrò Saad Hariri prima di partire per un viaggio in Medio Oriente e Golfo Persico, dove si é fatta notare per i ripetuti tentativi di seminare zizzania fra i paesi arabi del Golfo Persico e l'Iran, nonché per il goffo tentativo di fare accettare all'opinione pubblica araba il 'fait accompli' riguardo la continua politica sionista di persecuzione e sradicamento della popolazione araba dalla Palestina.
E' chiaro che nel colloquio, avvenuto a porte chiuse, la Clinton abbia messo Hariri con le spalle al muro costringendolo a fare un passo indietro dalla prospettata accettazione dell'intesa "2S" (Siro-Saudita) che lo avrebbe invece portato a rigettare "in anticipo" qualunque conclusione del Tribunale speciale per il Libano, più volte esposto come un'agenzia parziale e politicizzata, pronta a falsificare prove e ad accettare testimonianze mendaci nel tentativo di costruire un traballente castello accusatorio nei confronti del suo obiettivo del momento (prima la Siria, adesso il partito Hezbollah).
Hariri, che nell'attentato di sei anni fa ha perso suo padre, sembrava inclinato a voler conoscere la verità piuttosto che a lasciare andare liberi gli assassini del padre per far piacere ai suoi sponsor internazionali, ansioni di piegare il Libano ai loro voleri, ma, minacciato dalla bionda paladina della lobby sionista, ha commesso l'errore di vacillare e tentennare come un qualsiasi Carlo Alberto, pagando prontamente lo scotto della sua indecisione con il crollo del suo Esecutivo.
| Walid Jumblatt quando era ancora in "buona" con gli Usa... |
| Militanti del PSP durante la Guerra civile del Libano |
Il Ministro del Lavoro Muahmmad Fneish (del partito sciita Hezbollah -foto sopra-) ha a sua volta dichiarato: "Le ingerenze americane e l'incapacità di Hariri di assumere una posizione autorevole e indipendente da essere hanno sabotato ogni speranza di successo dell'iniziativa siro-saudita; se volete saperne di più sulle ragioni di questo fallimento dovete chiedere alla signora Clinton". Se Obama avrebbe visto di buon occhio una soluzione inter-araba che non coinvolgesse eccessivamente la Casa Bianca nella ragnatela di interessi e pressioni contrapposte che é la politica interna libanese Dama Clinton, da brava paladina del sionismo a stelle e strisce, non poteva farsi sfuggire l'occasione di intrigare a favore di Israele, anche a scapito degli immediati interessi politici della propria nazione, da qui il suo intervento.
| La Clinton, sorridente e scodinzolante accando al suo "Massa"... |
Anche dalle occasioni perdute, comunque, si possono trarre utili lezioni e ammaestramenti, da ricordare e utilizzare in futuro: da questa in particolare il popolo libanese e i suoi sinceri amici ed alleati hanno avuto l'ennesima conferma che molto più della Siria o addirittura dell'Iran é dalle mire egemoniche di Stati Uniti, Francia e ovviamente Israele che il Paese dei Cedri ha da salvaguardare la propria indipendenza ed autonomia, mentre le forze che ieri militavano nella Resistenza contro l'invasione e l'occupazione militare sionista costituiscono il più grande baluardo a difesa delle stesse.
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