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domenica 23 novembre 2014

Prospettive e bilancio sulla situazione siriana dopo quaranta mesi di guerra, lotte, sacrifici. Quanto dista la Vittoria?

Ho avuto il piacere di comporre questo lungo articolo per inaugurare la nuova veste grafica di "Stato e Potenza", testata online ufficiale del Movimento Socialismo Patriottico, che invito tutti i miei lettori a seguire e consultare.
Sono ormai passati tre anni e mezzo dall’inizio dell’aggressione imperialista contro la Repubblica Araba di Siria, i giorni, le settimane, i mesi si sono avvicendati e con loro le notizie di attentati, esecuzioni, spregi e devastazioni inflitti a uno dei più splendidi paesi del Vicino Oriente e del Mondo Arabo e alla sua stoica, coraggiosa popolazione da un’Armata Brancaleone di mercenari, traditori, fanatici, tagliagole ed estremisti raccolta, inquadrata, foraggiata e spronata dai peggiori bastioni della reazione controrivoluzionaria e del bigottismo più becero che offende e infanga secoli di splendida tradizione culturale e religiosa dell’Islam, a loro volta eterodiretti e manipolati dai burattinai di Washington, Londra e Tel Aviv.

1. Un attacco graduale e ben congegnato
Sulla genesi e lo sviluppo del vero e proprio complotto internazionale che si é serrato attorno alla Siria Baathista fino dall’inizio delle prime ‘manifestazioni’ durante la primavera del 2011 hanno già scritto pagine splendide l’ottimo Alessandro Lattanzio e il formidabile, compianto Costanzo Preve, quindi lo scrivente, per evitare di tediare i lettori con una goffa parafrasi dei concetti già magistralmente enunciati da questi, li rimanda ai loro saggi e articoli in merito; scopo di questo pezzo sarà semplicemente quello di tracciare una ‘scaletta’ dei punti salienti della vicenda siriana, in particolare dal punto di vista militare, che per chi scrive ha sempre costituito la chiave di lettura privilegiata per gli eventi storici e, in particolar modo, per quelli mediorientali degli ultimi novanta-cento anni.

L’attacco internazionale alla Siria iniziò in maniera subdola, non vi fu una data precisa per il suo principio: piano piano, a macchia di leopardo, i media imperialisti iniziarono a riportare notizie di ‘manifestazioni anti-regime’ in varie città del paese, seguite immancabilmente (come accade da Timisoara in poi) da fumosi rapporti di ‘sanguinaria repressione’ da parte del ‘tiranno Assad’. In realtà quello che accadeva in villaggi e cittadine siriane era quanto mai semplice: iniziavano a circolare voci preoccupanti (e infondate) messe in giro invariabilmente nelle moschee infiltrate di attivisti dell’Ikhwan, la popolazione, stupita e preoccupata, si riuniva in un posto pubblico (piazza, parco…) per chiedere conto di quanto aveva udito; a quel punto (prima che le forze pubbliche potessero intervenire) cecchini appostati strategicamente aprivano il fuoco sulla folla, dando gioco agli agitatori dei Fratelli Musulmani di gridare che: “Assad fa sparare sul suo popolo!”.

Non pochi furono ingannati da quelle messinscene, anche individui decenti, che magari avevano fondate ragioni di essere scontenti dello stato di cose in Siria e che così si trovarono coinvolti nelle azioni di sobillatori e provocatori professionisti, già a libro paga di Ankara, Doha e Riyadh.
Nell’estate 2011 un pattern chiaro era ormai emerso: centri della ‘rivolta’ erano diventate immediatamente Daraa, al Sud del paese, vicino al Golan occupato dai sionisti e alla frontiera con la Giordania ascemita, e Hama, storico centro della sedizione islamista già duramente (ma evidentemente non abbastanza) colpito da Assad padre nel corso degli anni ’80, da qui le provocazioni si erano estese ad Idlib e Homs. Proprio questa ‘estensione’ dimostra come, entro certi limiti, il piano imperialista era stato ben studiato: anziché fare iniziare l’attacco dalla lunga frontiera con la Turchia (che in quanto paese NATO colmo di installazioni e personale Usa sarebbe stato un ‘trampolino’ ideale), questo avrebbe permesso alle forze lealiste di manovrare per linee interne e cercare di bloccare le attività terroriste sui confini; il bubbone venne fatto esplodere nella Siria centro-occidentale, con la speranza di farlo metastasizzare verso la frontiera libanese e quindi di circondare con le sue innervature le due metropoli principali del paese: Damasco a Sud (stretta tra Daraa, il Golan e la frontiera col Libano) e Aleppo a Nord (col confine turco subito sopra e le arterie stradali verso le altre grandi città del Centro che avrebbero vomitato terroristi, armi e munizioni per far cadere la città da Sud).

Se questo piano fosse riuscito, una volta cadute Aleppo e Damasco la Siria sarebbe stata distrutta, forse un bastione alawita sarebbe rimasto intorno a Laodicea/Latakia e Tartous, ma il resto del paese sarebbe stato alla mercé degli islamisti sunniti di una o dell’altra tendenza terroristica (cioé filo-saudita qaedista o filo-qatariota ikhwanita).
Fortunatamente, ciò non accadde.

2. I Siriani non cadono nella trappola – Reazione governativa sul ‘doppio binario’
A dispetto di tutti gli sforzi della coalizione internazionale anti-Assad, divenne ben presto chiaro alla maggior parte della popolazione siriana che quello che andava accadendo nel paese era tutto meno che una ‘sollevazione spontanea’ e ben presto le diserzioni e i pronunciamenti contro il regime che pure avvennero anche da parte di ufficiali dell’Esercito o di funzionari governativi (evidentemente scontenti o previamente corrotti, come il Sindaco di Homs) rimasero episodi isolati e ben presto si interruppero del tutto. La stessa scelta della bandiera coloniale dell’epoca Sykes-Picot, anche solo a livello epidermico ed emotivo, fu un clamoroso autogoal del campo imperialista. Per ‘ovviare’ allo scarso entusiasmo dei Siriani veri e propri per la ‘rivolta colorata’ cucinata da CIA, Mossad e NATO, Qatar e Arabia Saudita vennero invitati a lanciare le loro ‘legioni straniere’ contro la Siria, e a quel punto fu chiaro che contro la Repubblica Araba era in corso un attacco esterno e che, amante o meno di Assad, il posto di ogni Siriano era a difesa della sua terra e della sua Storia contro chi ne avrebbe voluto fare volentieri un altro buco nero di fanatismo come la Libia post-Gheddafi.

Nonostante questo i primi mesi di lotta anti-terrorismo da parte delle forze siriane furono caratterizzati da una reazione parcellizzata, locale ed episodica, volta a confrontare ogni atto, ogni attacco dei sediziosi e dei militanti stranieri come un avvenimento isolato e non come una parte di un vasto piano organico di destabilizzazione; molti errori furono commessi e la mancanza di un comando e di un controllo centralizzati permise a molte cellule armate di innestarsi in zone da cui poi sarebbe stato arduo e costoso compito sloggiarle. Chi vide molto chiaramente la situazione e prese le necessarie misure per sostenere il proprio più importante alleato arabo fu Mosca (che invece aveva agito in maniera indecisa nel caso dell’attacco contro la Libia): l’invio dalle basi della Flotta del Nord verso il Mediterrano Orientale di una flotta guidata dalla portaerei Kusnetzov fu un potentissimo segnale verso l’Occidente, il Cremlino non avrebbe lasciato braccare Assad da una folla di esaltati come era successo al Ras sirtino.

Questa dichiarazione implicita iniziò a minare l’unità di intenti dei due principali partner NATO dell’attacco contro Damasco: Parigi (che considera la Siria parte della sua sfera d’interesse, in quanto ex-dominio coloniale) e Washington, la scollatura tra Eliseo e Casa Bianca, che sembravano marciare nuovamente d’amore e d’accordo dopo i ‘tempi bui’ di Bush Jr e Chirac, non divenne mai aperta ostilità, ma pure fu fondamentale per evitare il precipitare della situazione verso un aperto intervento occidentale come era invece successo nel caso libico.

Inoltre dopo i primi mesi di attacco, Assad e i suoi consiglieri si convinsero che l’aggressione doveva venire affrontata su un doppio binario: mobilitazione massiccia di tutte le risorse militari del paese per affrontarne la parte armata e, parallelamente, una profonda riforma e revisione della forma statale, da sottoporre al giudizio popolare e tramite la quale andare a nuove elezioni politiche e presidenziali per dimostrare al mondo che il popolo siriano era ancora unito e non esisteva nessuna ‘guerra civile’, termine di cui invece gli outlet giornalistici imperialisti abusavano ogni giorno in tragicomici esempi di ‘giornalismo giallo’ che parlavano di ‘milizie filo-governative’ responsabili di ogni nefandezza e di ‘reparti dell’Esercito passati ai rivoltosi come in Libia’.

Il referendum costituzionale si tenne a febbraio 2012 (la flotta russa era attraccata a Tartous a gennaio) e in primavera si ebbero le prime vere e proprie battaglie contro mercenari stranieri e terroristi che portarono alla liberazione di importanti zone delle città più colpite dall’attività eversiva come Homs, in particolare Baba Amr, che fu la prima parte della città a rientrare completamente sotto il controllo governativo (poi seguita da Karm al-Zeitoun, Khaldiya, Homs Vecchia, fino alla completa liberazione dell’area metropolitana avvenuta il 2 maggio scorso).

3. Estate 2012, attacco contro Aleppo e Damasco (‘Operazione Vulcano’)
Ancora più rapida fu la ripresa di Idlib, che dopo la primavera 2012 non é più stata teatro di grandi scontri armati, ma già l’internazionale terrorista aveva messo gli occhi sul suo prossimo obiettivo e, un po’ nella speranza di dissipare il concentramento di forze che (finalmente) affluivano verso le metropoli della Siria centrale, un po’ per coinvolgere più direttamente la Turchia neo-ottomana di Erdogan nel conflitto, venne sferrato l’attacco contro Aleppo, la ‘Capitale del Nord’ e probabilmente il centro economico più importante dell’intero paese.

L’assalto contro Aleppo, preparato sul finire della Primavera del 2012 entrò nel vivo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio dello stesso anno e, per garantire che aiuti consistenti non potessero raggiungere la metropoli, venne temporizzata poco dopo il suo inizio anche un’altra ambiziosissima offensiva terroristica, questa volta contro il fulcro stesso dello Stato siriano e del potere di Assad: Damasco. Con un attacco esplosivo contro il Ministero della Difesa, nel quale perse la vita il Ministro Dawoud Rahjia (primo cristiano a occupare quell’incarico nella storia della Siria repubblicana) insieme a diversi suoi collaboratori, anche la capitale (in particolare l’hinterland orientale della stessa) venne presa di mira dai terroristi.

Ovviamente tra la capitale effettiva e quella economica, i generali di Assad (tra cui Jassem al-Furaji e Ali Abdullah Ayyoob, subentrati nei posti lasciati vacanti dall’attentato) non ebbero dubbi su quale bisognasse salvare per prima. La cosiddetta ‘Operazione Vulcano’ dei terroristi venne sventata, al costo di lasciare parte di Aleppo in mano ai loro complici del Nord e di abbandonare temporaneamente il controllo sul cosiddetto ‘Ghouta Orientale’. Comunque si vede che anche nei momenti di maggiore intensità delle loro offensive i mercenari della NATO e dei regimi reazionari arabi non riuscirono mai a conseguire una netta vittoria sulle forze siriane e questo pattern divenne una costante dell’evoluzione delle vicende militari.

Una rinnovata spinta offensiva terrorista nell’autunno-inverno 2012-2013, che minacciò di interrompere i collegamenti tra la capitale e il suo hub aeronautico internazionale, vide l’emersione di un fenomeno che di lì a poco sarebbe intervenuto a modificare sensibilmente i rapporti di forza: la comparsa di milizie sciite volontarie che si dedicarono dapprima alla semplice guardia e protezione dei luoghi sacri dello sciismo siriano, ma in seguito divennero un’importante forza sul campo. Al principio del 2013, per arginare il fenomeno dell’usura delle unità militari regolari costrette a presidiare e pattugliare zone di territorio liberato dai terroristi, venne fondata ufficialmente la Forza di Difesa Nazionale, milizia popolare con limitate capacità di intervento sul campo di battaglia, ma più che sufficientemente qualificata a montare la guardia alle aree liberate, lasciando le truppe dell’Esercito libere di concentrarsi ‘a rotazione’ sui rimanenti fronti caldi.

Nel Nord continuava la battaglia di Aleppo: a costo di gravi perdite materiali e inauditi saccheggi delle zone industriali e lavorative, letteralmente sciacallate dai mercenari della NATO fedeli a Erdogan, il controllo della parte vitale della città non sfuggiva alle forze di Assad, che anzi trasformavano la Prigione Centrale in un imprendibile Alcazar, mentre cominciava a notarsi, tra le file terroriste, l’avvisaglia di una minacciosa metamorfosi. Fino a quel momento i gruppi principali dell’aggressione mercenaria erano stati il cosiddetto ‘FSA’ e il Fronte al-Nusra, affiancato da minori sigle islamiste, ma in seguito a una scissione prese forza e iniziò a emergere tra i fanatici una posizione ancora più estrema, quella del cosiddetto Stato Islamico di Irak e Levante (cioè di ‘Shams’, termine con cui si indicano Siria e Libano) o, in acronimo inglese, ISIS.

4. 2013: Interviene Hezbollah (Qusayr e Qalamoun) – Obama minaccia bombardamenti
Con l’inizio del 2013, visto il continuo fermento di attività terroristica sul confine siro-libanese, che andava coinvolgendo e colpendo i villaggi libanesi sulla direttrice Bekaa-Damasco, il Movimento libanese sciita Hezbollah decise di averne avuto abbastanza e iniziò a inviare truppe combattenti direttamente in Siria, ragionando che, dopo essere cresciuta ed essersi rafforzata notevolissimamente tra anni ’90 e primi anni 2000 anche grazie al sostegno di Damasco, fino a poter battere gli invasori sionisti sul campo due volte tra 2000 e 2006, la Resistenza libanese non poteva permettere la caduta di Assad col rischio di trovarsi schiacciata tra sionisti a Sud, estremisti del 14 Marzo a Nord e uno stato-fallito (o peggio una sorta di sceiccato wahabita) a Est, isolata da ogni possibile aiuto che potesse venirle dall’Iran amico.

Il primo gesto degli Hezbollah in Siria fu di contribuire decisivamente alla riconquista di Qusayr, che aveva resistito con successo nel 2012 a un attacco terroristico ma la cui periferia Nord ancora era infestata di elementi armati: nel corso di nemmeno due settimane, dall’ultima decade di maggio ai primi giorni di giugno 2013, il controllo governativo era ristabilito su tutto l’abitato con 3500 militanti stranieri tra morti, feriti e catturati. Intanto una nuova offensiva verso Aleppo impedì che le zone sotto controllo governativo venissero isolate dal resto del paese e cominciò a respingere i terroristi. L’arrivo dell’autunno permise una nuova imponente battaglia nella zona del confine col Libano che si concluse con una vittoria e la riconquista completa della zona del Qalamoun, mettendo praticamente fine al flusso di uomini, armi, finanziamenti e rifornimenti che islamisti e filosauditi libanesi avevano riversato quasi indisturbati verso la Siria per due anni e mezzo.

A fine estate 2013, con l’impostura dell’attacco chimico effettuato dai terroristi e di cui prontamente l’Occidente tentò di incolpare Assad, si corse seriamente il rischio di vedere un intervento militare unilaterale USA-Francia (tornate temporaneamente in sintonia sulla questione) contro Damasco e le zone governative del paese (senza la partecipazione di Londra, dove David Cameron venne bloccato da uno ‘scomodo’ voto parlamentare contro ogni tipo di coinvolgimento militare in Siria, fatto che ebbe importanti conseguenze) ma la determinazione e l’intuito politico del Cremlino trasformarono la possibile minaccia in un trionfo diplomatico che disinnescò per sempre l’obamiana ‘red line’ delle armi chimiche, di cui Assad si liberò constatandone l’inutilità nella situazione militare presente e l’obsolescenza come fattore di equalizzazione a fronte dell’arsenale nucleare sionista (sempre in crescita nel totale disinteresse dei paesi che invece vorrebbero strozzare nella culla il nucleare civile iraniano).

5. Tra ISIS e vittorie governative, prospettive per il futuro della Siria
Il 2014 si aprì con la definitiva emersione dell’ISIS come il principale gruppo islamico del fronte terrorista, posto che usurpò al Fronte Al-Nusra a suon di scontri intestini anche molto violenti (il cosiddetto FSA era già tramontato come forza significativa, nonostante in alcune aree avesse ancora una limitata presenza significativa) e con il rafforzamento del suo controllo sulla parte più deserta e spopolata del paese (nondimeno tatticamente importante visto che consentiva una continuità territoriale con le zone dell’Irak in cui era già presente).

Tuttavia la minaccia a Est non venne immediatamente ‘affrontata di petto’, giacché nella primavera 2014 il focus delle operazioni dell’Esercito era quello di bonificare le aree di campagna tra le varie città principali dell’Ovest per consentire un ordinato svolgimento delle elezioni presidenziali, la cui tenuta doveva suggellare la transizione alla nuova architettura costituzionale approvata nel 2012 e accettata dalla cittadinanza con il referendum confermativo e ancora con la massiccia partecipazione alle successive elezioni politiche (che si erano tenute nel maggio successivo al referendum).

Si può discettare se e quanto questo possa essere stato un errore, specie di fronte al fatto che le elezioni democraticamente tenute anche di fronte al più cavilloso e pignolo ‘controllo’ internazionale contano meno di zero di fronte alla volontà imperialista di destabilizzare e far crollare gli stati ‘scomodi’ anche se sostenuti dal più completo e totale appoggio popolare (vedi Cuba, Venezuela, Ucraina e persino il disconoscimento della chiara e ampia vittoria elettorale di Hamas nelle elezioni palestinesi del 2006), comunque Assad vinse larghissimamente la corsa al rinnovo del mandato presidenziale e l’ISIS divenne una presenza almeno semi-solida nell’Est della Siria.

Il resto del 2014 é passato con lo strangolamento della ‘sacca’ di Ghouta Est, nel Rif Dimashq, ormai arrivato a buon punto, con l’aggiramento sul fianco destro di quello che rimane delle forze terroriste a Nord di Damasco e con il collegamento tra le zone liberate della Provincia di Hama e quelle della Provincia di Idlib che rende sempre più impossibile spostamenti e riposizionamenti degli sbrindellati avanzi di quelle che pochi mesi fa erano ‘brigate’ terroriste di molte migliaia di uomini. L’ISIS stesso é sulla difensiva a Deir Ezzour dove il liberatore del campo profughi di Yarmouk, il Generale druso Issam Zahr Eddine lo ha cacciato dalla parte occidentale della città e dall’Isola di Sakr.

Nella sua disgrazia, che le ha causato 140mila vittime, milioni di profughi interni e inenarrabili privazioni la Siria ha tuttavia avuto molte fortune: essere stata protagonista del più importante e riuscito esperimento di creazione di una nazione del Mondo Arabo nel Secondo Dopoguerra, avere avuto un leader eccezionale come Hafez Assad negli anni ’70, ’80 e ’90, essersi riconosciuta pienamente nella figura di suo figlio Bashar, che non ha il carisma aggressivo del padre, ma rifulge tuttavia di qualità umane in cui é facile riconoscersi, avere in Mosca un alleato fedele e in Teheran un amico disinteressato, aver beneficiato della gratitudine di Hezbollah, movimento con cui nel 1985-87 aveva avuto persino scontri armati (nel corso della confusa Guerra Civile Libanese) ma che poi é diventato per Damasco (specie dopo il 1991) un interlocutore onesto e franco.

L’aggressione é finita? La guerra é vinta? Purtroppo la risposta a questi due interrogativi é la stessa e non é positiva, ma al ‘no’ iniziale chi scrive sente di poter far seguire un rincuorante ‘non ancora’ e, se i Siriani troveranno nei loro cuori e nelle loro anime ulteriori scorte di pazienza e abnegazione (capitali dei quali hanno già speso molto in questi quaranta mesi) e se nessun anello della catena di solidarietà che si é stesa intorno a Damasco si lascerà erodere o tranciare (e non ce ne sono veramente segni all’orizzonte) allora tale diniego sarà solamente temporaneo e alla fine la Siria potrà tornare a battere come il vivido, erubescente cuore del Mondo Arabo e un importantissimo snodo dell’Asse della Resistenza.

sabato 22 marzo 2014

Ringraziamenti a tutti coloro che ieri hanno presenziato alla conferenza parmense di "Stato e Potenza"!!!

La redazione di 'PALAESTINA FELIX' a partire dal suo caporedattore vorrebbe estendere congratulazioni e saluti a tutti coloro che ieri sera sono riusciti a intervenire a Parma, presso dal Casa Madre Saveriani alla conferenza "Ucraina, Russia e Nato", organizzata dagli amici di 'Stato e Potenza'.

Introdotto da Luca Rossi (nella foto: al centro), che ha chiarito la posizione risolutamente pro-russa e pro-Putin del Movimento Politico, l'evento  si é articolato intorno al pregevole intervento di Padre Dimitri Nazarov, sacerdote ortodosso di Reggio Emilia, originari di Simferopol che nella sua vita ha avuto anche modo di predicare ed operare in Terra Santa, dove agli inizi degli anni 2000 ha potuto assistere alla Seconda Intifada e alla tragedia della distruzione di Jenin.

Le parole di padre Dimitri hanno dato origine a un lungo e fecondo dibattito con alcuni degli astanti, tra cui vi erano non pochi cittadini russi, ucraini e moldavi; in chiusura, in luogo del previsto intervento di Dario Raffo si é avuta invece una chiosa di Gennaro Scala che ha analizzato le implicazioni filosofico-culturali del confronto tuttora aperto tra Washington e appendici UE/NATO da una parte e Mosca e popolazione russofona dall'altro.

venerdì 21 marzo 2014

Stasera a Parma (Via San Martino 8) incontro con 'Stato e Potenza' sulla situazione ucraina!

Continuando la cooperazione con gli amici di 'Stato e Potenza' il caporedattore di "PALAESTINA FELIX" sarà questa sera alla Casa Madre Saveriani di Parma dove già si tenne il positivo e fruttuoso incontro sulla Siria lo scorso gennaio per prendere parte al simposio "Ucraina tra Russia e NATO".

Porteremo all'incontro il nostro interesse e, se interrogati, chiariremo il "gemellaggio" tra questa recente crisi alle porte dell'Europa e quella estiva durante la quale Vladimir Putin evitò abilmente che gli Usa si arrogassero il diritto di bombardare la Siria.

E' evidente infatti che lo scopo recondito delle squadracce fasciste del 'Maidan' scatenate contro il legittimo governo ucraino  era quello di negare alla Russia l'uso delle basi navali sul Mar Nero, da cui partivano i vascelli impegnati a difendere la Siria.

Invitiamo tutti gli interessati a presentarsi.


 

sabato 8 marzo 2014

A Cavriago "Stato e Potenza" manifesta la propria solidarietà alla Russia e al Presidente Putin!!

Nella giornata di oggi a Cavriago (RE) un piccolo ma significativo presidio degli amici di 'Stato e Potenza' ha espresso, in un tripudio di bandiere russe, dell'URSS, della sua Flotta e di vessilli Eurasiatici, la sua vicinanza al popolo russo, alle sue forze armate, al suo Presidente Vladimir Putin e alla loro eroica e risoluta lotta per evitare che le forze della sedizione para-fascista e prezzolata da Washington e Tel Aviv abbiano la meglio in Ucraina.

 Impegni di carattere familiare ci hanno tenuti lontani da quest'occasione ma, avendo ricevuto questa foto praticamente in tempo reale la pubblichiamo per testimoniare la nostra vicinanza in spirito a tutti coloro che sono invece riusciti a intervenire.

giovedì 27 febbraio 2014

Siria, Russia, Ucraina, tre vertici di un triangolo che é sotto attacco...

L'attuale attacco all'Ucraina da parte di forze fasciste manipolate e stipendiate da Usa, Nato e Israele costituisce nella visione distorta dei guerrafondai di Washington, Langley, Bruxelles e Tel Aviv la "rivincita" per la sconfitta ormai nettissima che hanno rimediato in terra di Siria, dove come dimostrano gli ultimi sviluppi ormai la situazione é totalmente volta a favore del Governo legittimo di Assad, grazie al sostegno di Hezbollah, dell'Iran, dell'Irak ma, soprattutto, della Russia di Zar Putin.
Come si può apprezzare da questa grande e dettagliata mappa della situazione siriana ormai l'insorgenza terrorista é in totale reflusso e ha abbandonato zone che fino a poco tempo fa gli insinceri commentatori dei think tank nordamericani davano come 'saldamente' in mano alle milizie mercenarie.

In particolare il Presidente siriano Assad starà osservando con interesse le mosse di Putin in Ucraina, specie nei diretti confronti del Presidente legittimo Viktor Yannukovitch, cercando di capire dal trattamento che questi riceverà da Mosca quale avrebbe potuto essere il trattamento riservato a lui se per sfortuna nel 2012 egli avesse perso (magari in conseguenza degli attentanti e delle offensive estive) il controllo di Damasco e si fosse dovuto rifugiare a Tartous o a Latakia, presso la base navale russa o nella zona etnicamente alawita della Siria.

Per ora sembra che Putin continui a riconoscere in Yanukovitch l'unico depositario della legalità costituzionale ucraina e non voglia cercare alcun accordo coi golpisti di Kiev. Sembra, ma non ci sono ancora certezze, che Yanukovitch stia per emanare un documento di legge marziale col quale designerà Sebastopoli capitale temporanea dell'Ucraina e inviterà l'Esercito e le forrze di sicurezza a tenersi pronte a ristabilire la legalità anche nel resto del paese, vedremo.
Riconoscendo  che la situazione ucraina é legata a quella siriana e notando il grande favore riscontrato dal nostro pubblico verso l'intervista pubblicata ieri a Leonid Savin, la redazione di PALAESTINA FELIX continuerà, tempo e risorse permettendo a seguire i suoi sviluppi sperando che come nel caso della Siria alle prime apparenti 'vittorie' di terroristi, golpisti e altri vendipatria segua una rivincita totale delle forze del Diritto e della legalità.

mercoledì 26 febbraio 2014

Una temporanea "digressione"...Suleiman Kahani intervista Leonid Savin sulla situazione ucraina!!


Abbiamo avuto recentemente modo di colloquiare (grazie agli amici di Stato e Potenza) con Leonid Savin, caporedattore di "Geopolitiche", del Dipartimento di Sociologia e Relazioni Internazionali dell'Università Statale di Mosca e tra i leader del 'Movimento Eurasia'. La risultante intervista, pur esulando dall'agone mediorientale é secondo noi interessante abbastanza da meritarsi una pubblicazione anche su queste pagine, quantomeno per renderla accessibile a quei nostri lettori che normalmente non leggano anche il sito di 'SeP', dove prossimamente verrà pubblicata.


Suleiman Kahani
1) Appena la situazione a Kiev é precipitata e le legittime istituzioni ucraine sono state scompaginate si sono levati commenti soddisfatti nei media imperialisti su come "sottilmente" gli USA e la NATO avevano 'gabbato' Putin che, secondo i commentatori occidentali, era più preoccupato delle Olimpiadi di Sochi per affrontare con efficacia le minacce verso Yanukovich...questa é solo un'iperbole mediatica o contiene qualche verità?

Leonid Savin
Ricordiamo cosa é accaduto nell'estate 2008 a ridosso delle olimpiadi cinesi: la Georgia di Saakashvisli attaccò l'Ossezia Meridionale e la Russia rispose solo dopo giorni, quando ormai molta gente era già stata uccisa. La fase attiva dell'attacco terroristico contro Kiev é avvenuta, similmente, nella fase finale delle Olimpiadi, i Servizi russi e le forze di sicurezza erano molto impegnati a Sochi e nelle regioni circostanti, comprese le grandi città del Caucaso e questo sicuramente ha facilitato l'attacco Usa all'Ucraina. Putin non sembra avere "piani di emergenza" per cui lo abbiamo visto attendere e agire di rimessa. La Russia comunque ha enormi strumenti di pressione come i rifornimenti di metano, crediti e così via. L'Ucraina é alla bancarotta e Mosca può rifiutare di assisterla e potrà colpirla con sanzioni se contratti e accordi presi per il futuro verranno disattesi. Ma il clima politico e il dialogo futuro sono anche importanti. Il Sudest ucreaino é popolato da etnie russe ed esiste il reale pericolo di persecuzioni e pogrom conro costoro da parte di gruppi fascisti; già si sentono leader di 'svoboda' che parlano della necessità di 'vendette per l'holodomor' (il fittizio 'genocidio ucraino' inventato da propagandisti revanscisti e anticomunisti - NdT) verso i Russi. L'autodifesa diventa quindi parte necessaria dei provvedimenti da prendere in queste regioni.
 SK
2) Quando attivisti antiamericani e antiimperialisti critcano o stigmatizzano l'Apartheid israeliano e la Lobby sionista americana sono invariabilmente accusati di essere "antisemiti"; a Kiev abbiamo visto persone in marcia sotto i ritratti del collaborazionista Stepan Bandera che disse: "Ebrei, poseremo le vostre teste ai piedi di Hitler"...abbiamo visto squadre paramilitari di provocatori con bracciali di foggia nazistoide...i media occidentali possono veramente camuffare questi picchiatori da 'attivisti democratici'? O pensa che la presenza di Internet e dei canali di controinformazione possa offrire la possibilità di mostrare questi gruppi per quello che sono?

LS
I media occidentali sono potentissimi veicoli di manipolazione, lo sappiamo, ricordiamo il videoclip "Sono Ucraino" su Youtube che é stato girato da Bob Moses su commissione del professore di Stanford Larry Diamond (un progetto chiamato "Dal Sussurro al Ruggito"). Ma in Ucraina la situazione é molto complessa. Il nazismo locale é diventato un docile strumento dell'imperialismo Usa e NATO che lo usano per i loro scopi: la destabilizzazione di Governi legittimi, la fascinazione delle folle e la repressione dei settori della società che non si sono schierati con il golpe. Una volta usate queste marionette fasciste i burattinai imperialisti le sostituiranno con politici liberisti e filo-occidentali quando non ci sarà più bisogno di violenza ma di 'normalizzazione'. Alcuni oligarchi ebrei sostengono il golpe ma solo perché sono sicuri che la loro sicurezza non é in pericolo e se ne fregano bellamente se qualche ebreo povero per la strada viene attaccato, picchiato o ucciso. Per i fascisti ucraini ebrei, russi e comunisti costituiscono un'unica categoria di nemici, come dimostrano le loro azioni nel 1941-44 sotto l'occupazione tedesca.
SK
3) Considera possibile uno scenario di scontro militare? Oppure Mosca, Washington e Bruxelles si fermeranno prima di varcare una soglia così incerta? L'interventismo frenetico degli Usa (che attualmente sostengono sovversioni in Sria, Venezuela, Ucraina...) dimostra la forza o piuttosto la confusione dei cricoli dirigenti di Washington e dei loro lacché?

LS
Io penso che Putin non scarti l'idea di trovarsi di fronte a un possibile prologo di una Terza Guerra Mondiale, anche per questo finora il Cremlino ha evitato azioni clamorose. Tutte le 'proteste' da lei menzionate sono in effetti sostenute e coordinate da agenzie imperialiste, gli Usa sono ben allenati alla tattica del colpo di stato (noi Italiani ne sappiamo qualcosa... - NdT) ma adesso stiamo vedendo qualcosa di nuovo perché, come lei ha notato, diversi spunti sovversivi sorgono contemporaneamente in varie regioni del mondo...é un effetto della globalizzazione e della aumentata velocità delle comunicazioni, ma questo può anche porre dei problemi. Washington cerca di 'formattare' il mondo a suo piacimento con golpe e 'rivoluzioni colorate', anche le ultime iniziative del FRS segnalano che qualcosa di importante sta per accadere (fu formato a dicembre 2013 e la tempistica é simile a strane manovre che avvennero subito prima della Prima e della Seconda Guerra Mondiale).

SK
4) Immaginiamo per un momento che l'Ucraina arrivi a una partizione, tra l'Ovest filo-imperialista e l'Est russofono e russo-etnico, sia che quest'ultimo si costituisca in uno stato autonomo filo-Mosca sia che la Russia lo annetta direttamente: la parte orientale dell'Ucraina é ricca di miniere, di risorse, di fabbriche e comprende il litorale del Mar Nero e le fondamentali basi navali della Flotta Russa...questi assetti sarebbero sufficienti a decretare una vittoria tattica di Putin? Oppure non potrebbero compensare che in parte la perdita di 'spazio strategico', l'avanzata dei confini della NATO di varie centinaia di Kilometri alla Russia?

LS
Una separazione dell'Ucraina deve per forza tenere conto dei fattori dal lei citati, la parte russa dovrà comprendere tutta la fascia da Odessa la Bacino del Don, tutti i porti e tutte le industrie strategiche, non una di queste risorse dovrà essere lasciata ai filoimperialisti; la Transnistria si troverebbe così a confinare con la Novorossia (e costituirà una cintura di sicurezza fortemente presidiata dal punto di vista militare). Io penso che per una strategia ottimale sarà necessario cooperare anche con la Serbia e con quei paesi dell'Est Europa che non vedono di buon occhio l'EU e la NATO. Inoltre la Russia dovrà bloccare l'accesso della NATO all'Afghanistan attraverso i suoi territori e iniziare a muoversi nel teatro artico. La cooperazione con l'Iran e con altri paesi mediorientali (Siria, Irak, Egitto) sarà importante e paralellamente bisognerà incrementare la ricerca e la produzione militare e modificare le strategie operative in conseguenza delle modifiche degli arsenali. La Russia avrà molto da fare nel prossimo futuro.

lunedì 27 gennaio 2014

Un caloroso ringraziamento a Parma e ai parmensi per la splendida conferenza di ieri pomeriggio!!

Un'inquadratura dell'auditorio saveriano poco prima dell'inizio della conferenza
Il simposio tenutosi ieri a Parma presso la Casa dei Padri Saveriani, che ha visto intervenire il sacerdote siriano maronita Abdou Rahal, il Segretario di Stato e Potenza Stefano Bonilauri, Ali Reza Jalali e il sottoscritto é stato seguito da un numeroso e attento pubblico, ansioso di ascoltare resoconti sulla situazione siriana ben diversi da quelli propagandati ogni giorno dai mass-media allineati e asserviti alla vulgata imperialista.
Un'altra immagine dell'attento e interessato pubblico presente
Ancora una volta ringraziamo Stefano e 'Stato e Potenza' di averci voluti coinvolgere in una iniziativa utile e interessante che ci fa sentire ancora più coinvolti nella Resistenza di pensiero e di idee al magma omologante e insincero della disinformazione imperante.
Il microfono condiviso da me e dall'amico Ali Reza Jalali per i nostri interventi
Ci ripromettiamo di continuare a intervenire a tutte le iniziative di questo tono che ci sarà possibile raggiungere coi nostri (ahimé limitati) mezzi e consigliamo a tutti coloro che non sono riusciti a raggiungere Parma ieri (e magari avrebbero voluto) di collegarsi al webstore della 'Anteo Edizioni' e di acquistare l'ottimo volume di Alessandro Lattanzio "Intrigo contro la Siria".
Questo libro, che condivide il titolo con l'evento di ieri, fornisce un completo ed esaustivo quadro degli eventi nel paese arabo dall'inizio dell'aggressione imperialista fino all'estate del 2012 e rappresenta un'ottima sintesi di eventi complessi e ramificati.

domenica 26 gennaio 2014

Oggi alle 16 a Parma intervento di "Palaestina Felix" sulla questione siriana presso la Casa Madre Saveriani!

Questo pomeriggio dalle 16 in avanti il caporedattore di questo blog sarà ancora una volta gradito ospite degli amici di "Stato e Potenza" in quel di Parma alla Casa Madre Saveriani (Via S.Martino, 8 - a meno di due Km dalla Stazione FS) per intervenire alla conferenza "Intrigo contro la Siria".

Oltre al segretario di "S&P" Stefano Bonilauri e al buon amico Ali Reza Jalali, di cui speriamo ricordiate i numerosi interventi su queste pagine all'evento parteciperà anche un sacerdote maronita siriano, Padre Rahal, che fornirà la sua diretta, preziosa testimonianza sul corso degli eventi nel paese arabo.

Come già in occasioni precedenti, a favore di tutti i nostri lettori, pubblicheremo quanto prima immagini e un riassunto degli interventi.

domenica 24 novembre 2013

GRAZIE! A tutti coloro che hanno partecipato all'incontro pro-Siria di Imperia - Porto Maurizio!

Siamo stati felicissimi di avere partecipato alla conferenza-dibattito "La Nazione Siriana contro l'Imperialismo" tenutosi ieri pomeriggio al Centro Culturale Polivalente di Imperia, insieme a Stefano Bonilauri di "Stato&Potenza" e al grandissimo Ouday 'Soso' Ramadan.

Il pubblico, abbastanza numeroso e soprattutto giovane di età e pronto a intervenire con domande precise e pertinenti ha reso l'occasione ancora più memorabile e ha aumentato la nostra voglia di prendere in futuro parte a nuove occasioni del genere, che consentono di fare arrivare il nostro messaggio in maniera ancora più diretta.

Cercheremo di pubblicare testimonianze video dell'evento, fiduciosi che faranno molto per stimolare quanti ieri non erano presenti a cercare di intervenire in caso di prossimi meeting che speriamo saranno numerosi e ancor più seguiti.

sabato 23 novembre 2013

Appuntamento a Imperia alle 17 di oggi per un altro incontro pro-Siria firmato "Stato & Potenza"!!

Oggi alle cinque di pomeriggio, presso il Centro Culturale Polivalente di Piazza del Duomo a Imperia/Porto Maurizio si terrà la conferenza-incontro "La Nazione Siriana contro l'Imperialismo", che segue a ruota il fortunato incontro di Terni della settimana passata e si inserisce negli sforzi di "Stato & Potenza" di avvicinare il pubblico italiano ai veri motivi e alle reali dinamiche della situazione siriana degli ultimi due anni.

Ancora una volta il caporedattore di questo blog sarà presente a fianco degli amici Ouday 'Soso' Ramadan e Stefano Bonilauri e terrà un breve (e speriamo apprezzabile) intervento riguardo alla storica solidarietà tra Siria e Resistenza palestinese, in tempi recenti e meno recenti.

Speriamo, come sette giorni fa, di trovare davanti a noi una platea folta e interessata con la quale intessere un proficuo dibattito anche al di là dei nostri interventi di apertura. Invitiamo ovviamente tutti gli amici e i lettori dell'Estremo Ponente ligure a intervenire qualora ne abbiano i mezzi e la possibilità.

A presto!

domenica 3 marzo 2013

Come sradicare il terrorismo separatista (curdo): un’analisi di Doğu Perinçek

Una volta tanto siamo noi a "rubacchiare" un articolo agli amici di "Stato&Potenza"; un'analisi tanto profonda e stimolante sarà certo graditissima anche ai nostri lettori! La vera raison d’être del PKK è la separanza di fondare uno Stato curdo con l’appoggio del cosidetto “Barzanistan” collocato nell’Iraq settentrionale. Il Governo Erdoğan sta sostenendo i piani del PKK con il suo appoggio a Barzani. Partendo da questi fatti, vi presentiamo il programma che segnerà il destino del piano di balkanizzazione del Medio Oriente. Per iniziare, si deve comprendere questo dato di fatto: le trattative tra il Governo Erdoğan e lo sciovinista Öcalan non sono un “processo pacifista”. Oggi, il piano viene dichiarato piu’ apertamente anche dalla parte dei sionisti: vogliono che Diyarbakır diventi il centro di uno stato satellite d’Israele. Vogliono che la Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria vengano divisi e il “Barzanistan” raggiunga il Mediterraneo. Sono questi i fini della “strada verso la pace”.



Il progetto sanguinoso

Non c’è spazio per la pace in questo progetto. Ci sono soltanto guerre civili e fratricidio. Questo progetto assegna ai curdi il ruolo eterno di schiavitu’. Gli imperialisti vogliono usarli come dei meri soldati per distruggere le nazioni sovrane del Medio Oriente. Gli Stati Uniti e Israele lascieranno i curdi a mezza via dopo averli usati. Si vede chiaramente la fine di questa “strada”! Gli Stati Uniti sono costretti a ritirare le loro forze armate dal Medio Oriente e gli ufficiali dell’esercito turco rifiutano di servire gli interessi americani rischiandosi la libertà! A questo punto, c’è un’unica soluzione: l’unione dei Paesi della regione per mettere fine all’egemonia imperialista e alle tendenze separatiste. Un mio amico curdo mi aveva chiesto di mostrargli una soluzione. Aveva ragione. Perciò dedichiamo questa soluzione a tutti i popoli del Medio Oriente.



La base di sviluppo del terrorismo del PKK

Prima, osserviamo come si e’ sviluppato il terrorismo PKK. La ragione principale è che i nostri cittadini di origine curda pensano che il PKK stia per fondare uno stato curdo “indipendente” con l’appoggio degli Stati Uniti e d’Israele. Questa aspettativa e’ nata con la fondazione del “Barzanistan” dopo l’invasione d’Iraq dalla parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La guerra in Siria e le trattative con Öcalan hanno nutrito questa speranza. Il sostegno di massa al PKK e’ cresciuto su queste basi. Il punto di vista militare sottolinea l’importanza del Monte Qandil. Il Monte Qandil è, senza dubbio, la sede centrale del terrorismo del PKK (e per questo motivo l’esercito iraniano l’aveva assediato nel 2011) però, come abbiamo detto prima, la vera raison d’être del PKK è la speranza del popolo curdo di poter fondare uno stato curdo “indipendente”. Cosi il PKK rafforza la propria causa. Il Governo Erdoğan sta sostenendo la causa del PKK con il suo appoggio al regime fantoccio di Barzani. I piani atlantisti-sionisti per la fondazione di uno stato satellite sono in crisi. Quando la Turchia si unisce con i paesi della regione, il problema sarà risolto. Quelli che impongono la balcanizzazione alla Turchia hanno costruito le basi per un’alleanza tra la Turchia, l’Iran, la Siria e l’Iraq.



Il programma che metterà fine al terrorismo

Il popolo di Turchia distruggerà l’egemonia dei collaborazionisti interni, fonderà un Governo Nazionale e strapperà la mappa del progetto (statunitense, ndt) del Grande Medio Oriente. Cosi sarà il programma da seguire:

1- Metteremo fine all’esportazione del terrorismo dalla Turchia in Siria e sosterremo l’Unità Nazionale della Siria
I piani di Erdoğan e i suoi superiori neoliberali che prevedevano la divisione della Siria sono falliti. Il popolo siriano si sta unendo intorno ad al-Assad. La potenza separatista nella Siria settentrionale sara’ sradicata una volta la Siria consolida la sua sovranita’ e la Turchia si allea con la Siria.

2- Sosterremo l’Unità Nazionale dell’Iraq con tutti i mezzi necessari e affermeremo che il petrolio iracheno appartiene al Popolo Iracheno
Cosi distruggeremo i sogni degli Stati Uniti e d’Israele di sterminare le nazioni sovrane del Medio Oriente e sradicheremo la minaccia del PKK. In questo processo anche il centro del terrorismo nel Monte Qandil sarà eliminato. Per di più, collaborare con un’Iraq unito sarà la soluzione più consona per i nostri problemi di energia.

3- Risusciteremo l’alleanza tradizionale con l’Iran e collaboreremo con l’Iran in ogni campo, specialmente nella sfera di Sicurezza Nazionale e Regionale
L’Iran è pronto per una tale cooperazione. Noi chiuderemo tutte le basi NATO nel nostro Paese e collaboreremo con l’Iran in Siria e in Iraq. Una collaborazione economica tra la Turchia e l’Iran porterà un vantaggio immenso per entrambi i Paesi.

4- Concentreremo tutte le risorse pubbliche per la lotta contro il PKK e saremo decisivi nello sradicamento del separatismo etnico
Il PKK perderà la sua forza sociale senza l’appoggio diretto degli Stati Uniti e d’Israele e alla fine sarà eliminato. Quelli che si arrendono avranno l’opportunità di pentirsi e diventare cittadini degni della Repubblica.

5- Uguaglianza e Libertà in ogni campo per i nostri cittadini di origine curda
La questione curda è già stata risolta per quanto riguarda i diritti culturali. Noi distruggeremo la struttura feudale nelle nostre province orientali per completare la Rivoluzione Democratica e faremo si che si realizzi l’uguaglianza sostanziale nella società.

6- Cosi sarà definita la “Nazione Turca” nella Costituzione:
“Si chiama Nazione Turca il Popolo di Turchia che ha fondato la Repubblica di Turchia. La Sovranità appartiene alla Nazione Turca che, con la lotta unitaria contro la Monarchia e le Potenze Imperialiste, ha affermato la sua volontà di vivere insieme”. Questa definizione della “Nazione Turca” che diventerà una nozione costituzionale si basa sull’affermazione “i turkmeni siamo noi, i curdi siamo noi – insieme siamo la Nazione Turca”.

7- Le relazioni sociali risalenti al Medio Evo e gli status feudali saranno aboliti e fonderemo amministrazioni popolari su ogni piano gerarchico per consolidare la Dittatura Democratica del Popolo
Noi offriamo la libertà e il diritto ad amministrare il Paese ai nostri cittadini di origine curda, al contrario degli Stati Uniti e di Israele che cercano sempre più servitori per consolidare l’egemonia sulle nostre terre. L’Unità del Popolo di Turchia è l’unica forza motrice per costruire una Turchia sovrana, democratica e progressista. La separazione, invece, porterebbe solo fratricidio ed indebolimento.

8- Dopo aver sradicato le minaccie separatiste, lavoreremo per realizzare l’Unione dei Cinque Paesi e dei Cinque Mari
Una cooperazione tra la Turchia, l’Iran, la Siria, l’Iraq e l’Azerbaigian porterà prosperità, sicurezza e democrazia alla regione. In questo modo, la sicurezza logistica delle risorse energetiche sarà garantita e si avrà una collaborazione benefica con i Paesi eurasiatici. Il blocco atlantico sta dividendo la Turchia con le minacce di guerra civile. La Turchia avrà la possibilità di unirsi e consolidare la Sovranità solo con la Rivoluzione Kemalista.


Gli Stati Uniti non possono prevenire questo programma
Gli Stati Uniti non hanno il potere di ostacolare questo programma che sradicherà il terrorismo etnico: un giorno questo sarà realizzato perché non esiste una forza sostanziale in Medio Oriente che potrebbe resistere alla potenza di un’alleanza tra la Turchia, l’Iran, la Siria e l’Iraq. Gli Stati Uniti non avrebbero il potere di sopraffare i Paesi dell’Asia Occidentale, una volta che siano uniti.

[Traduzione a cura di Aytekin Kaan Kurtul]

giovedì 17 gennaio 2013

Dichiarazione dell’Unione della Gioventù Comunista siriana: "La Siria non si piega!"

Riprendiamo integralmente dal sito degli amici di "Stato & Potenza" salutandoli e ringraziandoli
  
Unione della Gioventù Comunista siriana – Gioventù di Khaled Bagdash

Cari compagni e amici,

Al giorno d’oggi, la Siria si trova ad affrontare una delle situazioni più gravi della sua storia moderna, quando l’aggressione imperialista mondiale è scattata usando le forze più reazionarie e con il pieno sostegno e finanziamento dei regimi reazionari arabi, agenti degli imperialisti. Oggi il popolo e i giovani siriani si trovano ad affrontare il terrorismo, i massacri e le istigazioni contro le varie componenti del popolo siriano, con cui operazioni terroristiche sono svolte contro civili, soldati, accademici e giovani attivisti. Queste operazioni sono effettuate da gruppi terroristici e forze reazionarie estremiste, in particolare dell’organizzazione oscurantista dei Fratelli musulmani, con il supporto diretto delle armi e delle campagne mediatiche sostenute, finanziate e costruite dai traditori e dai regimi arabi reazionari, in particolare dai paesi petroliferi arabi del Golfo, oltre dalle interferenze nella regione da parte della Turchia e della NATO.

Le forze del tradimento che si autodefiniscono “opposizione siriana” chiedono l’intervento esterno contro la Siria della NATO, il che significa invadere il nostro paese, in funzione del modello criminale imperialista di cui siamo stati testimoni in Libia e in Iraq; il che significa consentire alla NATO di invadere e occupare la Siria, perciò il popolo e i giovani siriani si oppongono e li affronteranno con tutti i mezzi e le forme. In questa occasione, il Partito Comunista siriano e l’Unione della Gioventù Comunista siriana – Gioventù di Khaled Bagdash, hanno organizzato numerose manifestazioni e sit-in in varie parti della Siria, per respingere gli interventi imperialisti negli affari nazionali e per sostenere la fermezza nazionale siriana, e i nostri compagni lavorano duro nella regione per alleviare e aiutare i rifugiati.

Nonostante tutto quello che accade, la fermezza nazionale siriana continua ad affrontare il sionismo e le pressioni e i ricatti dell’imperialismo, ed insiste ancora a riprendersi il Golan siriano occupato e a rifiutare i piani di dominio imperialista, come il piano imperialista del cosiddetto “nuovo Grande Medio Oriente”. Questa fermezza nazionale è la pietra angolare delle vittorie conseguite dalla resistenza nazionale nella regione del Mediterraneo orientale. La Siria è la roccaforte che si oppone ai piani e progetti imperialisti sulla regione, ed è la principale sostenitrice della resistenza nazionale nella regione, guadagnandosi l’ostilità di imperialisti, sionisti, reazionari e dei traditori al loro servizio.

Ma le politiche economiche neoliberiste applicate negli ultimi anni hanno impoverito le masse e hanno aumentato la disoccupazione tra i giovani, colpendo duramente la produzione nazionale, e creando un terreno fertile per il lavoro e le attività delle forze reazionarie, permettendo gli sfortunati eventi che sconvolgono il paese. Questo è ciò da cui i comunisti siriani hanno messo in guardia e combattuto in varie forme in tutto il mondo.

L’Unione della Gioventù Comunista siriana – Gioventù di Khaled Bagdash conferma il pieno impegno nella politica del Partito Comunista siriano, adottata all’11° Congresso, e gli orientamenti essenziali di lotta del partito nella fase attuale, adottati alla riunione del Comitato Centrale del Partito. Come riportato di seguito:

1. Difendere l’indipendenza e la sovranità nazionale, bloccare le trame imperialiste e i tentativi delle forze reazionarie arabe e locali, mobilitare il popolo sotto il grande slogan nazionale: “La Siria non si piega!”.

2. Lottare contro le politiche economiche neo-liberali, con tutte le sue forme e caratteri, difendendo la produzione e gli interessi dei produttori nazionali, e proponendo alternative concrete confermando l’orientamento generale adottato dall’11° Congresso del PCS sul rafforzamento del settore pubblico e il ruolo interventista dello Stato, nel quadro del capitalismo di stato nazionale dal carattere e dalle attività sociali.

3. Difendere con forza la massa popolare e supportare l’escalation della lotta di classe.

Cari compagni e amici, L’Unione dei Giovani Comunisti siriani – Gioventù di Khaled Bagdash lotta attraverso l’attività diretta di massa, petizioni, i sindacati, l’unione degli studenti, in tutti i settori del lavoro e dello studio, per mantenere la fermezza nazionale siriana contro i piani e le cospirazioni dell’imperialismo, del sionismo e delle forze reazionarie. E anche contro le politiche economiche neoliberiste, per sostenere la produzione nazionale e mantenere i diritti sociali del popolo siriano e dei giovani, in particolare l’istruzione gratuita, la sanità gratuita e l’opportunità di trovare lavoro, alloggi adeguati dei giovani, ampliando le libertà democratiche e soddisfacendo le esigenze degli studenti e dei giovani lavoratori.

Cari compagni, Al giorno d’oggi, quando abbiamo di fronte i gruppi terroristici, i massacri e le azioni di sabotaggio organizzate dai mercenari e sostenuti dall’imperialismo, confermiamo la nostra ferma posizione: Nessuna rivoluzione con l’imperialismo mondiale. Nessuna rivoluzione con la NATO. Nessuna rivoluzione con i regimi reazionari mercenari e anti-nazionali dei governanti del Golfo, che rubano la ricchezza dei popoli della penisola araba. Nessuna rivoluzione con le forze reazionarie e del tradimento. Perché una rivoluzione che ha il suo principale slogan non la liberazione della patria e la lotta all’imperialismo e al sionismo non è una rivoluzione.

Una rivoluzione che non solleva la bandiera dell’indipendenza nazionale e chiede l’intervento esterno non è una rivoluzione. Dobbiamo lottare contro i gruppi terroristici e le macchine mortali imperialiste, per l’indipendenza e la sovranità, per la libertà della patria e una vita felice per il popolo. La nostra battaglia è lunga e difficile, ma noi andremo avanti sulla via onorevole della lotta e vinceremo.

Patria o Morte!

Versione in Inglese su Red Youth UK
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giovedì 25 ottobre 2012

Il PFLP "demolisce" con un duro comunicato la passeggiata di propaganda di Al-Thani a Gaza!

Apprendiamo dagli amici di "Stato e Potenza" che in un comunicato recentemente rilasciato dal Comitato Centrale, Imad abu Rahma del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha denunciato il tentativo di Hamas di cooptare una partecipazione dell'organizzazione leninista di Resistenza alla propagandistica visita a Gaza dell'Emiro qatariota Al-Thani, consumatasi ieri nella costernazione di moltissimi abitanti del ghetto assediato e dei loro molti amici internazionali.

"Il ruolo del Qatar è completamente legato alle politiche degli USA ed ha forti relazioni con lo stato occupante d’Israele; e il suo comportamento e bersaglio è colpire il progetto nazionalista arabo, così come approfondire la divisione della Palestina, così se il FPLP ricevesse l'Emiro, si capirebbe che appoggiamo e ci congratuliamo con il Qatar per il suo posizionamento pianificato in precedenza dal governo statunitense”. Queste le terse, chiare, cristallime parole di Rahma, ripetute anche alla radio Sawt al-Shaab (Voce del Popolo).

Né minori critiche hanno ricevuto gli interessati emolumenti promessi dal rubicondo Emiro per la ricostruzione di Gaza: “L’ingerenza del Qatar nel caso palestinese è destinata a bloccare la strada verso la riconciliazione inter-palestinesse, sebbene in apparenza desideri presentarsi favorevole alla riconciliazione, sostenendo e finanziando la ricostruzione delle infrastrutture della Striscia".
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