lunedì 14 marzo 2011

Fratellanza musulmana: "Gli egiziani sapranno creare una vera democrazia senza nessun aiuto esterno, specialmente dall'Occidente"


Un membro di rilievo della Fratellanza musulmana, Essam el-Aryan, ha enfatizzato in una serie di recenti dichiarazioni come sia perfettamente possibile per gli Egiziani costruire un futuro di libertà, eguaglianza e giustizia senza dover chiedere niente a nessuno; specialmente alle potenze occidentali che per trentadue anni hanno retto la mano di Mubarak, lodandolo e definendolo "caposaldo di stabilità" in Medio Oriente.

In una intervista rilasciata domenica sera El-Aryan ha detto che le riforme e gli emendamenti attualmente in corso di applicazione alla Carta Costituzionale egiziana, per quanto benvenuti e necessari, altro non sono che un passo verso la redazione di una Costituzione radicalmente nuova, che possa servire da faro e da guida alla vita democratica del Paese per molti decenni a venire.

Una volta preparata la nuova Carta, sarà maturo il momento di rimettersi alla volontà popolare con consultazioni elettorali che finalmente esprimano un parlamento che rispecchi il paese, e faccia dimenticare una volta per tutte la "duma" che Mubarak faceva e disfaceva a suo piacere, arrivando persino a scegliere a quali 'oppositori' consentire di presentarsi al voto e quali invece escludere dalle urne.

El-Aryan ha concluso ammonendo tutti i player politici egiziani di non scordare nemmeno per un istante che la popolazione, se vedesse tradite le sue aspettative, sarebbe sempre pronta a tornare in piazza, come ha fatto già un paio di volte dopo la cacciata della "Vacca che ride".

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Sit-in di due settimane a Rafah e Khan Younis viene ulteriormente prolungato, i Palestinesi della Striscia vogliono le loro case!!


Abitanti della Striscia di Gaza le cui case sono state demolite dalle truppe israeliane nel corso dell'ultima decade di attacchi, assedio, vessazioni e bombardamenti hanno deciso di estendere e prolungare un sit-in inizialmente programmato per durare due settimane di fronte alle sedi locali dell'UNRWA, l'agenzia umanitaria delle Nazioni Unite che si prende cura di alleviare le sofferenze dei Palestinesi colpiti da Israele.

La manifestazione, che interessa le rappresentanze UNRWA di Rafah e Khan Younis, mira a spronare l'agenzia a concentrare e rendere più efficienti i propri sforzi per la ricostruzione dell'edilizia residenziale della Striscia; nel corso degli ultimi 11 anni Israele ha distrutto oltre 3000 unità abitative entro l'enclave costiera, rendendo senzatetto oltre 4200 famiglie e ostacolando sistematicamente (ad esempio tramite lo strangolamento delle importanzioni nella Striscia) ogni sforzo organico di riparare a questo sfacelo.

Recentemente fonti dell'UNRWA hanno riportato la notizia di essere riuscite a strappare l'ok israeliano a due grandi progetti di ricostruzione, che dovrebbero interessare proprio Rafah e Khan Younish; interrogati in merito rappresentanti dell'agenzia non si sono diffusi in dettagli, ma hanno confermato che le dimensioni dei piani sarebbero "ragguardevoli".

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Nella frenesia persecutoria anti-palestinese Israele mobilita anche gli "Askari" di Fatah


Rapiti nell'orgasmo persecutorio seguito alla strage di coloni fondamentalisti uccisi nell'insediamento illegale di Itamar (che molti osservatori neutrali ritengono essere stata un crimine comune) i controllori dell'apparato repressivo israeliano non credono alla loro "fortuna" ora che gli si presenta l'occasione di scatenarsi in una vera e propria orgia di arresti, perquisizioni, coprifuochi, pestaggi e torture...tutte a danno degli "Untermenschen" palestinesi, tutte 'giustificate' dalla necessità di "dare la caccia al terrorista".

Temendo che le proprie truppe e milizie non bastino alla bisogna, Israele mobilita anche le riserve, tra cui, ultima ruota del carro, figurano anche i 'gendarmi coloniali', gli 'ascari fedeli' di Fatah che, scondinzolanti come sempre, accettano di buon grado l'incarico di farsi persecutori dei loro compatrioti per acquisire la riconoscenza del severo ed esigente 'bwana' sionista.

Abbas e i suoi si mettono di buzzo buono ad eseguire gli ordini del 'Massah' di Tel Aviv, iniziando, come sempre, dai "soliti sospetti": dozzine e dozzine di ordini di comparizione presso i quartier generale delle "forze di sicurezza preventiva" (la sbirraglia di Fatah) sono stati spiccati in queste ore, quasi tutti indirizzati a membri o simpatizzanti di Hamas, l'organizzazione musulmana di Resistenza che sconfisse sonoramente Fatah in quasi tutte le circoscrizioni cisgiordane alle elezioni politiche del 2006.

Man mano che alcuni dei convocati sono stati lasciati liberi di tornare a casa (con la raccomandazione, però, di 'tenersi disponibili') voci insistenti hanno iniziato a girare per tutta la West Bank: sembrerebbe che, in tutti i cortili di caserme e casermette di Fatah siano in corso roghi di faldoni e documenti. La notizia ha raggiunto Gaza e il Governo legittimo espresso da Hamas, il quale ha espresso l'opinione che Fatah, temendo l'inizio di una protesta generalizzata, stia distruggendo i documenti più sensibili e incriminanti, per evitare che vengano diffusi in seguito a torbidi con assalti a posti di polizia, galere e centri di detenzione e tortura.

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E la Siria? E l'Iran?? Cosa "protegge" Damasco e Teheran dal vortice delle proteste?


Nonostante tutte le "gufate" occidentaliste (e fallaci), nonostante il tentativo ridicolo e volgare di gabellare un cassonetto in fiamme per l'inizio di una 'grande rivoluzione', nonostante i contatti delle agenzie di spionaggio angloamericane e sioniste con la borghesia iraniana nostalgica dello Scià, mentre da Algeri all'Oman milioni di persone protestano, lottano e versano sangue per rovesciare autocrati e tiranni, incoronati o meno, Damasco e Teheran rimangono intonse; anzi, sembra proprio che alla fin della fiera saranno Siria e Iran a beneficiare maggiormente del rivolgimento geopolitico della "Primavera Araba".

Come mai?

I Neocon e i sionisti si guardano attorno spauriti...come é possibile che di tutti gli Stati del Medio Oriente solo quelli apertamente opposti a Israele e Usa non siano scossi da proteste? Sarà forse un malocchio? Una maledizione? Forse dopotutto Allah esiste e ce l'ha col Grande Satana e il Piccolo Satana?

Niente di così drammatico, piuttosto, già che si parla di satanassi, sarebbe meglio rammentare l'adagio delle pentole del diavolo e dei relativi coperchi.

Gli imperialisti e i sionisti danno a intendere, tramite i media generalisti a loro asserviti, di essere i portabandiera del Bene Assoluto; cavalieri in scintillante armatura che combattono le Forze del Male votate al Caos e all'irrazionalità. Può anche darsi che qualcuno dei loro rappresentanti meno intelligenti vi creda, ma, per chi osservi e analizzi spassionatamente le loro azioni, risulta chiaro che essi rappresentano solo le istanze di un ristrettissimo numero di profittatori e sanguisughe decisi ad aumentare a dismisura la loro ricchezza e il loro potere a prezzo di aumentare altrettanto smisuratamente le sofferenze e le pene di masse sempre più sterminate di umanità.
"Chi crede che sfruttamento e disuguaglianze possano continuare a crescere all'infinito é un pazzo, oppure un capitalista"
A questo imperativo categorico il mondo occidentale egemonizzato dagli Usa e Israele sacrificano qualunque altra considerazione...anche al costo di schiacciare centinaia di milioni di esseri umani nella miseria i profitti delle multinazionali, gli indici borsistici, i conti in banca dei plurimiliardari DEVONO continuare a gonfiarsi e lievitare...il rospo della "crescita" deve risucchiare sempre più aria, sempre di più, come il suo omologo in Esopo. Ovviamente, le prime vittime di questo carosello sono le 'province dell'impero'...i lavoratori del terzo mondo vanno sfruttati perché forniscano materie prime e manufatti a costo quasi zero, per sfruttarli a dovere l'impero lascia dette province in mano a satrapi svincolati da ogni meccanismo di controllo, democratico o di altro tipo, dalla mancanza di controlli nasce la corruzione, che aggrava ulteriormente la situazione, fino a che si arriva al punto di rottura.

Siria e Iran non funzionano in questo modo; le istanze che reggono questi due stati sono molto meno squilibrate e totalizzanti...Siria e Iran non vogliono 'conquistare il mondo', vogliono solo rimanere nazioni autonome e indipendenti, vogliono decidere del proprio destino, vogliono vivere secondo le loro coordinate culturali senza importarle da New York o Los Angeles. Certo, in Siria il potere é esercitato da una sola famiglia, come in Egitto, ma a differenza dell'Egitto lo scopo di questa famiglia non é compiacere Washington e Tel Aviv, né é quello di arricchirsi. In Siria robuste reti di welfare impediscono l'impoverirsi di fasce enormi di popolazione. In Iran la democrazia é fortemente pervasa di riferimenti religiosi (magari 'illiberali'), che però esprimomo i valori praticati e sentiti da oltre il 90% della popolazione e soprattutto limitano la pervasività culturale dei modelli di comportamento made in Usa, divenendo così baluardo dell'indipendenza della nazione, che venne negata e umiliata dal 1953 al 1979 proprio dagli Stati Uniti.

Se pure vi é arbitrio non vi é servilismo, se pure vi é controllo non vi é corruzione rampante, se pure vi é un clima socialmente conservatore esso si rifà a valori ampiamente diffusi e condivisi...siano essi nazionalistici o religiosi (o entrambe); in qualunque modo la si giri sia in Persia e che in Assiria mancano due o più 'ingredienti' del cocktail esplosivo che sta facendo detonare il resto dell Medio Oriente e del Mondo Arabo.

Ma sembra che gli imperialisti debbano ancora capirlo.

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domenica 13 marzo 2011

Il Comando dell'esercito israeliano lancia l'allarme: "Se i Palestinesi si sollevassero come gli Egiziani non sapremmo fermarli!"


L'Alto Comando dell'esercito israeliano sta lanciando allarmati richiami ai vertici politici dello Stato ebraico, dichiarando che, dopo attenta valutazione della massa di dati e registrazioni raccolte in questa settimana sull'ondata rivoluzionaria che sta spazzando il Mondo Arabo, con particolare attenzione, ovviamente, a quanto avvenuto in Tunisia ed Egitto, gli esperti dell'IDF sono arrivati alla conclusione che il vantato 'Migliore esercito del Medio Oriente' non sarebbe in grado di affrontare una massiccia sollevazione palestinese, né se essa fosse limitata alla Cisgiordania, e tanto meno se avvenisse contemporaneamente in Israele e nei territori occupati.

"Non ne saremmo semplicemente capaci, ecco tutto", rivela uno degli ufficiali, che spiega come la conclusione sia sostenuta dai risultati di una matrice di simulazione sviluppata nel corso degli ultimi dodici mesi proprio per calcolare e pianificare le migliori risposte a una protesta generalizzata da parte di imponenti masse di civili. Ovviamente, i capi del famigerato 'esercito più (im)morale del mondo' non hanno intenzione di darsi per vinti e già stanno progettando tutta una gamma di attacchi e rappresaglie qualora le proteste investissero i posti di blocco, il Muro dell'Apartheid o gli insediamenti illegali occupati dai coloni ebrei fondamentalisti.

Tuttavia, ogni violenta campagna repressiva contro dimostranti civili farebbe immediatamente il giro del mondo grazie a internet e non vi sarebbero media generalisti addomesticati a sufficienza per evitare un pericoloso contraccolpo all'immagine di Israele e un incremento ancora più letale delle adesioni alla campagna internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni contro il regime sionista.

Il pessimismo dei gallonati generali di Tsahal riflette quanto poco le armi e gli apparati repressivi anche più foraggiati e sofisticati del mondo (grazie ai lauti contributi che la "Lobby a Sei Punte" strappa in tutto il mondo, dagli Usa alla Germania) possano interferire con la forza dirompente di un Popolo che, esasperato, decida di marciare compatto anche a mani nude contro i carri armati e gli elicotteri.

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Prosegue la de-mubarakizzazione dell'Egitto: fuori di prigione i perseguitati politici, dentro i persecutori!


La polizia egiziana ha arrestato due dignitari del partito NDP, formazione politica di riferimento per il regime dell'ex-autocrate del Cairo Hosni Mubarak, recentemente deposto dall'immensa sollevazione popolare centrata attorno alle 'Giornate della rabbia' e alla prolungata occupazione di Piazza Tahrir; l'accusa per i due é nientemeno quella di avere organizzato le violenze contro i manifestanti portate avanti da sgherri in borghese, gabellati come "sostenitori di Mubarak" e in realtà reclutati fra i criminali comuni, fra i dipendenti delle aziende 'ammanicate' con i boiardi dell'economia indebitati col partito, fra gli uomini delle forze di sicurezza che avevano dovuto cedere il controllo del Cairo ai dimostranti dopo giorni e giorni di scontri.

I due rappresentanti dell'NDP, che avevano addirittura 'vinto' seggi in Parlamento durante le ultime elezioni-farsa tenute dal regime nel mese di novembre, avrebbero avuto mano anche nell'organizzazione del tragico e ridicolo 'carosello' di cavalli e cammelli che cercò di 'sgombrare' Piazza Tahrir (occupata da circa 800mila persone) 'tagliando' a passo di carica attraverso di essa, schiacciando decine di manifestanti sotto zampe e zoccoli ferrati. Gli arrestati rispondono ai nomi di Nasr al-Jabari e Yousef Khattab, di questi il primo era divenuto membro della Camera Bassa, il secondo della Camera Alta.

Il 'caracollo' attraverso Piazza Tahrir, lungi dal raggiungere il suo obiettivo, suscitò sdegno e repulsione nell'opinione pubblica egiziana e mondiale, spingendo ancora più cittadini a scendere in piazza e cementando il disgusto verso Mubarak e i suoi sicofanti da parte della comunità internazionale. Nello stesso giorno in cui Al-Jabari e Khattab sono stati assicurati alla giustizia sono stati spiccati mandati di cattura per altri quattro ufficiali anziani del Ministero dell'Interno, sospettati di cospirazione per commettere omicidio, a causa di ordini emessi verso le forze di sicurezza in cui si raccomanda esplicitamente di usare forza letale contro i dimostranti.

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Organizzazioni britanniche pro-palestinesi si riuniscono in coalizione per prendere parte a "Freedom Flotilla 2"


Le organizzazioni di attivsti britannici a favore della Palestina hanno annunciato l'intenzione di dare vita a una coalizione per meglio concordare e coordinare la propria partecipazione al secondo convoglio di aiuti umanitari, la Freedom Flotilla 2, che farà rotta verso la Striscia di Gaza nel maggio 2011.

La coalizione sarà composta dalla Campagna di Solidarietà Britannico-Palestinese, Gli Amici di Al-Aqsa, dall'Iniziativa musulmana britannica, dalla Coalizione Stop the War e dal Forum Palestinese; altre organizzazioni minori potrebbero affiliarsi in un secondo momento.

Il portavoce del Forum Palestinese Zaher Beirawi ha dichiarato che é comune intento della coalizione affittare una grande nave da crociera per partecipare a Freedom Flotilla 2, che potrebbe arrivare a comprendere ben 15 vascelli di grande tonnellaggio, risultando così un convoglio ben più imponente della precedente spedizione.

La prospettiva di una ripetizione del piratesco attacco israeliano che, in acque internazionali, prese di mira la Motonave Mavi Marmara durante la navigazione della prima flottiglia, non spaventa Beirawi e compagni che, consci del disprezzo costantemente mostrato da Israele verso le più basilari norme del Diritto internazionale, si dicono disposti ad affrontare qualunque provocazione e qualunque aggressione da parte degli agenti dello Stato ebraico.

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Wiam Wahhad all'attacco di Hariri e Siniora: "Dovremmo chiamarli 'Saad Netanyahu' e 'Fouad Lieberman'!"


L'ex Ministro dell'Ambiente libanese e fondatore del Partito dell'Unificazione Wiam Wahhab, in una recente intervista televisiva si é unito alla lista di rappresentanti della maggioranza parlamentare che hanno dato un severo giudizio della "crociata anti-Resistenza" dichiarata dall'ex Primo Ministro Saad Hariri e dai suoi alleati Amine Gemayel e Samir Geagea (a loro volta capitani di milizie sanguinarie e assassine che hanno cercato di scatenare contro i partiti politici avversari ancora nella primavera del 2008).

Con mordace ironia Wahhab si é riferito ad Hariri e a Fouad Siniora come "Saad Netanyahu e Fouad Lieberman", accusando i due di avere sviluppato una singolare 'allergia' alle milizie, visto che nel recente e recentissimo passato non hanno esitato un secondo a riportare il paese sull'orlo del baratro della Guerra Civile (che devastò il Libano dal 1975 al 1990).

Wahhab vede dietro limprovvisa e bizzarra posizione di Hariri la mano dell'Arabia Saudita (paese dove egli é nato e ha vissuto per la maggior parte della sua vita), così commentando: "Evidentemente Re Abdullah non ha ancora capito di avere abbastanza problemi in casa per potersi preoccupare di quel che accade fuori dai suoi confini". Cambiando argomento ha poi articolato: "Non vi é posto per contrapposizioni settarie, chi creda di poter ridurre la lotta politica a una questione di 'cristiani contro musulmani' o 'sciiti contro sunniti' non ha capito niente degli sviluppi interni degli ultimi anni, il Governo Mikati sarà monocromatico e con una chiara linea politica, ma non avrà alcuna connotazione etnica o religiosa".

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