lunedì 25 luglio 2011

Inizia la visita a Gaza di una delegazione di parlamentari europei!


Il Consiglio per le Relazioni Europa-Palestina ha dichiarato che una delegazione di alto livello, composta di parlamentari dell'UE ha iniziato a visitare Gaza attraverso il varco di confine di Rafah.

La delegazione, entrata a Gaza in queste ore, mira ad alzare la consapevolezza sulla gravità della situazione umanitaria nella Striscia, sul ruolo dell'Egitto nell'affrontare l'emergenza tramite la gestione del traffico di Rafah e sulle implicazioni causate dal perdurare dell'assedio israeliano, secondo quanto riportato dall'Agenzia Stampa Ma'an.

La delegazione incontrerà anche personale ONU, autorità locali e visiterà le strutture accademiche e culturali dell'enclave costiera.

Il Direttore del Consiglio, Arafat Shoukry, ha dichiarato che la visita rappresenterà: "Una eccellente opportunità per gli esponenti europei di familiarizzare in prima persona con la situazione della Striscia, costruendo saldi legami con la popolazione palestinese".

Fino al 28 maggio scorso il varco di confine di Rafah era totalmente chiuso a qualunque genere di transito; adesso, per decisione del Governo ad interim al potere al Cairo, l'attraversamento, solo da parte di viaggiatori, é divenuto nuovamente possibile.

Tuttavia, se la misura ha favorito pazienti bisognosi di cure e terapie, studenti e pendolari, ha avuto invece molto poco impatto sulle condizioni economiche della Striscia.
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domenica 24 luglio 2011

La Marina iraniana sventa due attacchi di pirati al largo della Somalia!


Sono giornate impegnative per gli uomini della Quindicesima Flottiglia dell'IRIN, che hanno rilevato i loro camerati della Quattordicesima per garantire al naviglio iraniano e non libertà e sicurezza di navigazione nelle acque del Bab el Mandeb, del Golfo di Aden e dell'Oceano Indiano occidentale, normalmente frequentate dai pirati somali che, a bordo di veloci giunche e feluche armate di mitragliatrici, cannoncini e lanciarazzi, cercano di depredare o sequestrare le navi di passaggio, per chiedere, come già avvenuto in passato, salati riscatti.

In una prima occasione, giovedì, poco al largo del Bab el Mandeb, sette veloci lance pirata avevano iniziato ad attaccare la petroliera iraniana "Abadeh", un vascello varato nel 2000 dalle officine navali Daewoo e registrata presso la compagnia di navigazione NITC. In risposta al Mayday lanciato dal capitano del tanker le navi iraniane sono prontamente accorse, mettendo in fuga gli assalitori senza doverli nemmeno ingaggiare.

Il giorno precedente, invece, era stata la portacontainer "Dandle" ad avere bisogno dell'intervento della Quindicesima flottiglia, non una, ma ben due volte! Attaccata una prima volta da sei vascelli pirata la mercantile era stata salvata da un primo intervento dell'IRIN, che é dovuta poi tornare alla carica quando, appena abbandonata la portacontainer, i pirati hanno tentato un nuovo approccio, questa volta con ben sedici natanti.

Forse incoraggiati dal loro numero, i bucanieri somali hanno ingaggiato battaglia e, alle raffiche di colpi incrociati, putroppo é seguita la morte di almeno un assalitore. Nel mese di maggio il Segretario Generale dell'Organizzazione marittima internazionale, Efthimios Mithropoulos ha definito "efficaci e professionali" gli interventi anti-pirateria della Marina di Teheran.
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Casa Saoud rinforza il suo contingente d'occupazione in Bahrein, per meglio reprimere le proteste popolari!


Nel ballificio mediatico occidentalista, asservito agli interessi di Tel Aviv e Washington non passa giorno senza che "riccioluti" reporter e newscaster ci 'informino' delle pretese 'nefandezze' che avverrebbero in Iran, in Siria, in Libano, in tutti quei paesi, insomma, che non si piegano alle ubbie egemoniche di Israele e dei suoi tirapiedi palesi e occulti; poco o punto ci viene detto di quel che succeda in Yemen, in Bahrein, in Giordania, insomma in tutti quei paesi che dalla soffocante e dittatoriale 'tutela' dei mastini locali degli interessi USraeliani vorrebbero affrancarsi e, magari, allacciare strette o comunque cordiali relazioni con Teheran, Damasco, Beirut, che magari, col loro esempio, hanno proprio dimostrato che una via indipendente, autonoma e dignitosa di regolare i propri affari interni ed esteri senza subire l'abbraccio soffocante e mortale dell'occidentalismo é una scelta possibile e praticabile.

Naturalmente, i mastini dell'imperialismo non sono tali per niente e quindi, con i loro arsenali lautamente rimpinguati dalle industrie delle armi occidentali, non hanno scrupoli o remore morali a impiegarle contro uomini, donne e bambini disarmati, cercando di soffocare ogni afflato e ogni sforzo verso la democrazia e la libertà in un diluvio di sangue e dolore (chissà, quando si vedono scene di stragi raccapriccianti come quelle perpetrate a Sanaa e a Manama dove sono tutti i 'difensori dei diritti umani' occidentalisti, forse a inventarsi proteste in Siria, forse a spulciare i siti-web di George Clooney?). Così, nei mesi scorsi le truppe della Casa di Saoud hanno invaso il Bahrein scosso dalle proteste popolari per menare strage agli ordini del corrotto monarca di Ryiadh e dell'ancor più indecente e screditato satrapo di Casa Al-Khalifa, ai cui antenati sunniti gli imperialisti inglesi consegnarono il dominio su un'isola quasi totalmente sciita per far sì che non potesse mai affrancarsi dall'interessato "aiuto" di Londra (che poi ha passato le consegne a Washington per raggiunti limiti di senilità imperialista).

Nuove colonne di veicoli corazzati sauditi sono state viste sbarcare nell'Isola delle Perle, second quanto riportato dalla locale outlet mediatica Rasad News, mentre, sempre da documenti trasmessi in queste ore, si vede che la partecipazione delle truppe di Ryiadh alle retate, alle aggressioni a manifestanti e alla repressione violenta dei moti popolari non é mai venuta meno e anzi, prosegue con inusitata violenza proprio perché l'attenzione del mondo, distratto dalle 'fanfaluche' della stampa occidentalista, non si concentra sui fatti del piccolo regno del Golfo Persico con l'attenzione che invece vi dedicava qualche mese addietro.
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"Aletheia salvata dalle acque!" L'incredibile storia di una telecamera gettata in mare davanti a Gaza!!



Tanto tempo fa, sulle sponde del mare di turchese e smeraldo che chiamiamo Mediterraneo, si affacciavano regni, cittadelle e imperi che professavano credi e culti ben differenti da quelli cui siamo abituati oggigiorno; nella cosmogonia di uno di questi esisteva una nicchia e un'altrare riservato a uno 'spirito' che proteggeva e incarnava la verità; il suo nome era 'Aletheia'.

La scorsa settimana, come da noi puntualmente riportato, le forze militari del regime ebraico hanno attaccato per l'ennesima volta gli 'hasakah' dei pescatori palestinesi e, affrontati dall'imbarcazione "Oliva", varata dal Civil Peace Service di Gaza, proprio per documentare e denunciare gli abusi inflitti ai lavoratori palestinesi, non hanno esitato a rivolgere contro di essa i getti dei loro cannoni ad acqua ad alta pressione.

I volontari internazionali hanno cercato di documentare il meglio possibile il meschino e codardo attacco ma purtroppo, una delle videocamere su cui erano raccolte le immagini più incriminanti sfuggì al suo operatore per la violenza dei getti israeliani e cadde in mare. Dato per perduto, il congegno é stato protagonista di una miracolosa coincidenza visto che, pochi giorni dopo il fatto, é stato recuperato, proprio tra le reti di un pescatore palestinese che, piuttosto che venderlo (ricordiamo che i pescatori di Gaza sono ridotti alla fame), ha fatto di tutto per cercarne i legittimi proprietari e, sapendo che pochi giorni prima gli attivisti del CPS erano stati assaliti dai sionisti, la ha riportata proprio a loro.

Mostriamo in anteprima per l'Italia queste immagini letteralmente 'salvate dalle acque'; può essere stato tutto un caso, e molto probabilmente lo é, oppure, che si chiami Altheia o in qualche altro modo, forse da qualche parte esiste uno "spirito della Verità" che non vuole che i crimini e gli abusi di Israele vengano nascosti e dimenticati!
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Prigioniero politico palestinese impazzisce in carcere dopo vent'anni di completo isolamento, la famiglia ne chiede il rilascio!


La famiglia del prigioniero politico palestinese Owadiah Kullab, che dopo aver trascorso quasi un quarto di secolo in prigione di cui due decadi in totale e completo isolamento ha subito danni psicologici irreparabili perdendo del tutto la ragione, ha emesso uno straziante appello alla comunità internazionale e alle organizzazioni di difesa dei diritti umani affinché esercitino pressioni determinate su Israele e sul suo sistema carcerario per ottenerne una pronta liberazione.

Kullab, arrestato nel 1988, nel corso della Prima Intifada, venne condannato all'ergastolo da una corte militare secondo una procedura del tutto in contrasto con le più elementari norme di Diritto e, nel corso della sua sentenza é stato perdipiù tenuto quasi costantemente in isolamento solitario, senza poter godere nemmeno di quel minimo di calore umano e cameratismo che esiste fra i carcerati.

Asef, figlio di Kullab, che, avendo da poco compiuto 23 anni non ha mai potuto incontrare suo padre in un ambiente diverso dalla prigione, dichiara che sono ormai anni che il suo genitore, minato nella salute psichica, non lo riconosce più: "Le forze di occupazione israeliane hanno tolto a tutti i Palestinesi una terra e una patria, a me hanno tolto anche di più visto che mi hanno privato per sempre di mio padre; mio padre é ormai una larva d'uomo, che pericolo può rappresentare per il potente stato ebraico? Dov'é la Croce Rossa? Dove sono i difensori dei diritti umani? Cosa aspettano a fare qualcosa?".
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Il Leader dei Comitati di Resistenza al Cairo per colloqui con l'Intelligence egiziana!


Il Segretario Generale dei Comitati di Resistenza popolare, Zakariah Dugmush, nel corso di una visita in Egitto si é incontrato con ufficiali delle forze di intelligence egiziane, coi quali ha a lungo discusso su come allentare le restrizioni al transito di beni e rifornimenti attraverso il varco di confine di Rafah (unico accesso alla Striscia di Gaza non controllato da israele) e su come facilitare la ripresa della riconciliazione politica interna tra le fazioni palestinesi e Fatah, la fazione che controlla quanto rimane dell'Autorità nazionale palestinese.

Dugmush ha affermato che tutta la popolazione palestinese, non soltanto di Gaza, ma anche della Cisgiordania nutre profonde speranze e aspettative riguardo le future relazioni tra Egitto e Stato di Palestina; relazioni per lo sviluppo delle quali la totale cessazione dell'assedio sionista contro Gaza non può che costituire un prerequisito irrinunciabile.
Abbas, le 'cattive compagnie' frequentate per tutti questi anni lo influenzano ancora negativamente...
Passando a discutere delle trattative per la riconciliazione il Segretario Generale ha domandato che, come la sigla del protocollo é stata assicurata dai buoni uffici del Cairo, così sia di nuovo Il Cairo a far riprendere il processo, impantanato per colpa dell'ostinazione di Abbas su Salam Fayyad come Primo Ministro, ostinazione e intransigenza che hanno fatto letteralmente 'tirare il freno a mano' a un'iniziativa che aveva riempito di entusiasmo l'intero spettro politico palestinese, dai movimenti religiosi fino a quelli comunisti e di sinistra.
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sabato 23 luglio 2011

La Guardia Rivoluzionaria iraniana nega di avere abbattuto velivoli Usa su Qom: ma qual'é la verità?



Pochi giorni orsono si era diffusa la notizia, riportata dai maggiori outlet mediatici mediorientali e internazionali, che un drone UAV da ricognizione americano era stato intercettato e abbattuto dalle forze di difesa aerea del Corpo della Guardia Rivoluzionaria dell'Iran nel cielo sopra la città di Qom. Le prime analisi dell'incidente parlavano di un tentativo americano di registrare layout e attività attorno al sito nucleare di Fordoh, una delle installazioni regolarmente dichiarate dall'Iran come facenti parte del suo programma di sviluppo dell'energia atomica per uso civile.

Adesso, direttamente dall'ufficio stampa dell'IRGC, arriva una irrituale smentita, secondo la quale "la diffusione di erronee ipotesi su scontri aerei nei cieli sopra Qom si é generata a causa dell'abbattimento di un drone iraniano nell'ambito di normali preparativi per un'esercitazione aeronautica che dovrà tenersi nelle prossime settimane"; che dire, bastava che ci aggiungessero anche un 'pallone sonda' e tutto il copione della 'smentita dell'establisment' sarebbe stato rispettato.

In realtà, il comunicato stampa arriva troppo dopo l'incidente per poter essere del tutto credibile. Certo, l'Iran é in effetti uno dei più grandi costruttori di droni senza pilota della regione e dopo la fine delle esercitazioni missilistiche di qualche settimana fa ne erano state annunciate di nuove, che avrebbero coinvolto le forze aeree e di difesa aerea, ma, quel che sembra più probabile é che il drone abbattuto fosse effettivamente americano ma che, in una vera e propria dimostrazione di responsabilità e amore per la stabilità, le autorità iraniane abbiano preferito 'disinnescare' l'attenzione sull'incidente in modo da evitare a Washington un grave imbarazzo e quietare animi che altrimenti si sarebbero facilmente potuti incendiare.
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Manifestanti giordani denunciano il sostegno americano alla corrotta monarchia locale!


Una imponente marcia con migliaia di partecipanti ha attraversato Amman nella giornata di ieri, subito dopo le preghiere del venerdì, in protesta contro i tentativi americani di sostenere e puntellare la monarchia del reuccio Abdallah contro le sempre più intense spinte per la riforma e la democratizzazione del paese; nelle ultime giornata da Washington erano arrivati messaggi di sostegno per Abdallah e il suo governo, che ne esaltavano la 'moderazione' e lo definivano 'leale e buon alleato degli Usa'.

"Non vogliamo le ingerenze di Washington e non prendiamo ordini dalla Casa Bianca" ha dichiarato l'attivista Mohannad Safyin ai microfoni dell'Associated Press "Questo é il nostro movimento, la nostra protesta, statene fuori, Obama, Miss Clinton, per anni i vostri predecessori hanno sostenuto ogni forma di tiranno arabo contro la volontà dei popoli: Saleh, Mubarak, Ben Ali e tanti altri, tutti si sono macchiati del sangue dei loro popoli, come Re Hussein nel 1970".

I manifestanti hanno chiesto le dimissioni immediate del Primo Ministro Marouf al-Bakhit e una seria e accurata indagine sugli attacchi ai giornalisti e ai reporter condotti durante un recente sit-in ad Amman. Recentemente il reuccio Abdallah ha 'promesso' che in futuro nominerà soltanto Primi Ministri sostenuti da una maggioranza parlamentare anziché scelti arbitrariamente da lui, come usuale costume; infatti nel reame dell'ottimo alleato dei 'democratici' Stati Uniti il Parlamento eletto, ma lo si definirebbe meglio chiamandolo 'Duma', non può opporsi alla nomina reale del Premier.
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