Strano "umanitarismo" quello delle ONG occidentali (AmneSY International, Human Rights Watch e similari)...essendo tutte operazioni di copertura per i servizi segreti a stelle e strisce, a sei punte, NATO o direttamente transnazionali (Soros society e simili...) si accalorano per il fato di sgozzatori e tagliatori di teste, ma non versano una lacrima per le popolazioni siriane, yemenite, irakene oppresse e massacrate dai loro amici takfiri.
Il Presidente Al-Sisi, lo sappiamo, é un fervente patriota e un accanito servitore dello Stato e del Popolo egiziano...non é una margheritina, ma gli Statisti NON POSSONO PERMETTERSI di essere 'margheritine' (altrimenti vengono fatti fuori...Allende docet...); dopo che l'ISIS, con un suo attacco suicida, ha assassinato oltre 300 persone colpendo un'affollata moschea nel Nord Sinai, Al-Sisi ha dato ordine ai comandanti della sicurezza interna e delle forze armate di preparare una vasta operazione antiterrore che spezzi la schiena del sedicente 'califfato' nella penisola che separa l'Egitto dalla Palestina.
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lunedì 23 aprile 2018
Al-Sisi si prepara a spazzare l'ISIS via dal Sinai e l'occidente filo-terrorista 'scatena' i suoi mastini "umanitari"!
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sabato 1 novembre 2014
Le PUTTANATE di 'human rights watch', sbirri banderisti in un manifesto 'anti-Putin'!!
Human Rights Watch é una di quelle ONG per cui non abbiamo mai espresso soverchio entusiasmo; da che mondo é mondo pagare dozzine se non centinaia di persone per fare 'attivismo politico' COSTA SOLDI, nel mondo capitalista chi ha quel genere di soldi nel 99,9% dei casi sono CAPITALISTI LADRI E SFRUTTATORI...pensare che costoro possano finanziare delle organizzazioni per andare contro i loro stessi interessi é come aspettarsi la cura per il cancro dalle compagnie farmaceutiche che fanno triliardi di dollari dal vendere medicine contro il cancro.
Le ONG non sono altro che uno strumento del capitalismo liquido e apolide, del mondialismo post-industriale, della globalizzazione atea e astorica di vibrare un colpo il più duro possibile alle nazioni che ancora posseggono uno Stato, un'idea di comunità di popolo, di lingua, di cultura (e diciamo anche anche di RAZZA, anche se, ovviamente, con decenni e decenni di propaganda in merito questa é diventata quasi una parolaccia: "hurr durr le rzze nn esistno, l'unica razza é quella umana derpderpderp").
HRW (Human Rights Watch) si é recentemente lanciata in una complessa (e costosa) campagna anti-russa e anti-Putin visto il ruolo svolto da questo grande paese e da questo grande leader nell'opporre un'efficace barriera ai piani dei globalizzatori-mondialisti-apolidi-turbocapitalisti. Il volantino che presentiamo qui sopra ha tutto: la vecchia in lacrime, i minacciosi uomini in uniforme, in nero, privi di volto, inquietanti come robot.
PECCATO che, a chi conosca un minimo le uniformi delle forze di polizia/militari del mondo, tali militi risultino chiaramente essere UCRAINI, come si vede chiaramente dal nastro giallo-azzurro sopra il blasone rosso della loro unità.
La campagna 'Anti-putin' di HRW si rivela così una grandissima PUTTANATA, che però, temiamo, nell'Occidente disinformato a colpi di tonitruante insincera propaganda, ingannerà non poche persone in buona fede.
Le ONG non sono altro che uno strumento del capitalismo liquido e apolide, del mondialismo post-industriale, della globalizzazione atea e astorica di vibrare un colpo il più duro possibile alle nazioni che ancora posseggono uno Stato, un'idea di comunità di popolo, di lingua, di cultura (e diciamo anche anche di RAZZA, anche se, ovviamente, con decenni e decenni di propaganda in merito questa é diventata quasi una parolaccia: "hurr durr le rzze nn esistno, l'unica razza é quella umana derpderpderp").
HRW (Human Rights Watch) si é recentemente lanciata in una complessa (e costosa) campagna anti-russa e anti-Putin visto il ruolo svolto da questo grande paese e da questo grande leader nell'opporre un'efficace barriera ai piani dei globalizzatori-mondialisti-apolidi-turbocapitalisti. Il volantino che presentiamo qui sopra ha tutto: la vecchia in lacrime, i minacciosi uomini in uniforme, in nero, privi di volto, inquietanti come robot.
PECCATO che, a chi conosca un minimo le uniformi delle forze di polizia/militari del mondo, tali militi risultino chiaramente essere UCRAINI, come si vede chiaramente dal nastro giallo-azzurro sopra il blasone rosso della loro unità.
La campagna 'Anti-putin' di HRW si rivela così una grandissima PUTTANATA, che però, temiamo, nell'Occidente disinformato a colpi di tonitruante insincera propaganda, ingannerà non poche persone in buona fede.
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sabato 21 luglio 2012
Il Presidente egiziano Mursi fa liberare 572 detenuti incarcerati dalla junta dei generali!
Il Presidente egiziano Mohammed Mursi nel quadro del suo confronto con le autorità militari che indebitamente pretendono di continuare a esercitare potere e influenza sul processo politico egiziano a oltre un anno dalla caduta di Mubarak ha dato ordine di rilasciare 572 detenuti incarcerati per azioni intraprese durante le rivolte popolari, amnistiandoli.
Tuttavia sono quasi 1500 i cittadini arrestati durante la Rivoluzione che ancora rimangono in carcere. I generali dello SCAF pretendono di sottoporre questi detenuti al giudizio di tribunali militari: la qual cosa é in contrasto con il Diritto internazionale e con tutte le convenzioni in merito, nessun civile può venire legittimamente giudicato da una corte militare, come ribadito dalla Direttrice degli Affari Mediorientali e Nordafricani di Human Rights Watch Sarah Leah Whitson.
Anche questo dei prigionieri della Rivoluzione é uno dei molti tavoli (come quello della riconvocazione del Parlamento) su cui si misura la tenacia e la determinazione di Mursi, sostenuto dalla volontà popolare liberamente espressa in elezioni democratiche e l'ostinazione e la pervicacia dei militari che non vogliono abbandonare i privilegi cui erano abituati sotto Mubarak e che temono un 'repulisti' post-rivoluzionario se abbandonassero la presa che illegittimamente hanno assunto su alcune leve di potere approfittando del periodo di "interregno" seguito alla caduta del despota.
Tuttavia sono quasi 1500 i cittadini arrestati durante la Rivoluzione che ancora rimangono in carcere. I generali dello SCAF pretendono di sottoporre questi detenuti al giudizio di tribunali militari: la qual cosa é in contrasto con il Diritto internazionale e con tutte le convenzioni in merito, nessun civile può venire legittimamente giudicato da una corte militare, come ribadito dalla Direttrice degli Affari Mediorientali e Nordafricani di Human Rights Watch Sarah Leah Whitson.
Anche questo dei prigionieri della Rivoluzione é uno dei molti tavoli (come quello della riconvocazione del Parlamento) su cui si misura la tenacia e la determinazione di Mursi, sostenuto dalla volontà popolare liberamente espressa in elezioni democratiche e l'ostinazione e la pervicacia dei militari che non vogliono abbandonare i privilegi cui erano abituati sotto Mubarak e che temono un 'repulisti' post-rivoluzionario se abbandonassero la presa che illegittimamente hanno assunto su alcune leve di potere approfittando del periodo di "interregno" seguito alla caduta del despota.
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martedì 11 ottobre 2011
Copti e musulmani uniti piangono i morti di domenica e accusano: "Provocatori infiltrati dietro lo scoppio degli scontri!"
Unite di fronte alla tragedia la comunità copta e la maggioranza musulmana hanno onorato oggi i caduti del massacro avvenuto domenica quando una normale manifestazione che vedeva coinvolti circa un migliaio di cristiani d'oriente é degenerata in un disordinato scontro con le truppe dell'Esercito che ha lasciato sul terreno venticinque morti, in massima parte dimostranti.
Mentre si celebravano i funerali delle vittime il Supremo Consiglio delle Forze Armate ha incaricato il Governo ad Interim di Essam Sharaf di "fare piena luce sugli avvenimenti di domenica" ma non vi é, fra gli osservatori nazionali e internazionali chi non veda la mano proprio dei militari dietro i luttuosi avvenimenti, forse creati ad arte per 'convincere' l'opinione pubblica della 'necessità' di un forte ruolo di tutela proprio dei Generali e dei Marescialli per garantire 'l'ordine' anche dopo la transizione a un sistema democratico (la cosiddetta 'Soluzione Turca', in quanto ispirato al potere 'da eminenza grigia' dei militari di Ankara che solo ultimamente il partito AK di Erdogan é riuscito a infrangere).
Intanto il Primate della Chiesa Copta Shenuda III e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmed al-Tayyeb (foto sopra) si sono incontrati nella giornata di oggi; al termine del meeting il Primate cristiano ha accusato "provocatori infiltrati" tra i manifestanti cristiani di avere artatamente attaccato i militari, dando il via alla loro furiosa e mortale reazione.
Anche Human Rights Watch, dal suo quartier generale newyorchese, ha annunciato che invierà investigatori in Egitto per redigere un approfondito e completo rapporto sugli eventi di domenica, con particolare attenzione sull'uccisione di dimostranti volontariamente colpiti e investiti da veicoli militari lanciati verso la folla a tutta velocità (evento cui avevamo dato particolare risalto in una nostra cronaca degli eventi).
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domenica 12 giugno 2011
Human Rights Watch accusa: "Israele unico e pieno responsabile della strage di domenica scorsa!"
A una settimana dal massacro dello 'Yawm al-Naksa', la giornata in cui i popoli arabi ricordano l'attacco a tradimento consumato da Israele nel 1967 e i Palestinesi commemorano l'invasione della Striscia di Gaza, della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, l'ONG internazionale Human Rights Watch ha emesso un netto e rigoroso comunicato nel quale accusa senza appello Israele, citando numerose prove e testimonianze che certificano oltre ogni ragionevole dubbio come la responsabilità per gli oltre venti morti sulle Alture del Golan (che Israele occupa senza alcun titolo in flagrante violazione della legalità internazionale da quasi mezzo secolo) debba ricadere solo e unicamente sullo Stato ebraico.
Testimoni oculari hanno riferito alla commissione d'inchiesta di HRW come i soldati sionisti abbiano imbracciato le armi e iniziato ad aprire il fuoco indiscriminatamente sui manifestanti disarmati ancor prima di ricorrere ai gas urticanti, quindi dimostrando l'intenzione di fare vittime fin dall'inizio e non, come falsamente affermato dalla propaganda sionista 'dopo avere intimato l'alt ai dimostranti' o 'dopo aver sparato in aria e a terra', il Moloch israeliano aveva sete di sangue fin dal principio.
Nelle parole di Sarah Leah Whitson (sopra) Direttrice di HRW per il Medio Oriente: "abbiamo prove schiaccianti che le forze israeliane abbiano aperto il fuoco con munizioni letali contro dimostranti che non ponevano alcuna minaccia, né attuale né potenziale...la loro condotta ha rappresentato una esemplare inversione di come si dovrebbe comportare una forza armata di fronte a una manifestazione". Tre settimane addietro le truppe del Regime dell'Apartheid avevano fatto vittime non solo sul Golan, ma anche al confine col Libano, dove sette giorni addietro non si sono ripetute dimostrazioni a causa dell'interposizione delle forze armate libanesi, che in questo modo hanno permesso ai sionisti di concentrare le loro forze sul versante siriano.
La necessità di manifestazioni massicce e contemporanee, per dividere ed esaurire la capacità di rappresaglia israeliana, é stata sottolineata in più di una occasione da esponenti della Resistenza palestinese.
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martedì 24 maggio 2011
Human Rights Watch: "Serve un'inchiesta internazionale sui massacri del 15 maggio!"
L'organizzazione non governativa 'Human Rights Watch' ha raccomandato, in un recente comunicato stampa, l'apertura di una pronta, approfondita e indipendente indagine internazionale sulla strage di manifestanti disarmati compiuta dalle truppe sioniste due settimane fa ai confini libanese, siriano e nella West Bank occupata. Almeno quattordici persone (e probabilmente molte di più) morirono il 15 maggio scorso durante la cosiddetta "Giornata della Nakba".
Secondo un copione purtroppo già visto molte volte le truppe israeliane, perso il controllo della situazione, non trovarono di meglio che utilizzare forza letale contro folle di manifestanti pacifici che reclamavano il rispetto del loro "Diritto al Ritorno", sancito dalla giurisprudenza internazionale. La Direttrice per il Medio Oriente di HRW, Sarah Leah Whitson (sopra), ha dichiarato che le azioni israeliane del 15 maggio "Mostrano un totale disinteresse per le vite dei manifestanti e si configurano come criminalmente sanzionabili".
Human Rights Watch aggiunge che, siccome le 'inchieste' interne israeliane sono totalmente inaffidabili, dovrebbe essere l'ONU a nominare un pannello inquirente, nonché a costringere Israele a collaborare, assicurandosi che gli investigatori internazionali abbiano accesso a tutti i documenti e i testimoni necessari a portare a termine la loro inchiesta.
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lunedì 11 aprile 2011
La "Terza Intifada" potrebbe iniziare dalle prigioni: "I Palestinesi incarcerati si preparano alla protesta"
Il leader palestinese incarcerato Talal al-Baz ha dichiarato, in un messaggio fatto pervenire all'esterno della galera in cui é rinchiuso dalle forze sioniste d'occupazione, che i prigionieri di Israele sono sul punto di lanciare una vasta e coordinata protesta per ottenere migliori e più umane condizioni di detenzione, oltre naturalmente al termine delle pratiche vessatorie e delle torture che quasi quotidianamente li colpiscono.
Al-Baz ha scritto nel messaggio che le autorità carcerarie israeliane trattano i prigionieri come criminali e non come prigionieri di guerra, venendo così meno ai loro obblighi internazionali.
Baz, incarcerato per aver preso parte ad attività di Resistenza legittimamente mirate contro obiettivi dell'occupazione militare sionista, ha affermato che il diritto dei palestinesi ad essere trattati come prigionieri di guerra secondo le leggi e le convenzioni rilevanti é stato affermato attraverso una lunga lotta per il riconoscimento della natura legittima e militare della Resistenza, i cui militanti catturati hanno in oltre duecento casi fatto delle celle israeliane le loro tombe.
Il prossimo 17 aprile, Giornata dei Prigionieri Palestinesi, Israele avrà occasione di vedere il principio di una vasta e capillare serie di iniziative di solidarietà coi resistenti imprigionati, aggiungendo che, mentre Israele non riesce a decidersi a rendere possibile la liberazione dell'unico israeliano attualmente tenuto prigioniero dal legittimo Governo palestinese di Gaza, i Palestinesi dovrebbe raddoppiare i loro sforzi per rendere viva e presente agli occhi dell'opinione pubblica la tragedia e la sofferenza degli oltre settemila palestinesi che languono nelle galere dello Stato ebraico.
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giovedì 7 aprile 2011
Human Rights Watch: "Tagliamo i fondi a Fatah fino a che non smette di arrestare e torturare i Palestinesi!"
Human Rights Watch, l'organizzazione internazionale per il rispetto e il sostegno degli standard internazionali dei Diritti umani ha rivolto un nuovo appello ai 'paesi donatori' di Nordamerica ed Europa affinché vengano inseriti stretti e rigidi standard di controllo per la ricezione degli 'aiuti umanitari' che attualmente vengono riversati sui cacicchi della fazione Fatah che amministrano la Cisgiordania (dal tempo del loro fallito Colpo di Stato contro il legittimo Governo di Hamas) senza alcun principio di accontabilità o responsabilità.
Il risultato assurdo che si é creato é che il Governo legittimato dal democratico e regolare responso delle urne, nella Striscia di Gaza assediata, é sottoposto a ogni genere di limitazione e freno nella sua pur robusta attività riformatrice e di incentivazione della ricerca, del lavoro, della produttività e della cultura nel territorio soggetto alla sua autorità; dall'altra parte una piccolissima casta di burocrati non eletti e non scelti da nessuno occupa abusivamente le ormai cascanti strutture di 'autogoverno' dell'Autorità nazionale palestinese (istituite nel 1994 e che dovevano durare 5 anni, al massimo 10), venendo peraltro letteralmente investita da valanghe di denaro che può spendere e investire come meglio crede senza renderne conto ad anima viva.
Il richiamo al rigore e all'accontabilità é stato lanciato da Joe Stork, responsabile di Human Rights Watch per il Nordafrica e Medio Oriente durante una conferenza stampa convocata a Ramallah per esprimere le 'doleances' dell'organizzazione riguardo il trattamento riservato ai giornalisti dalle 'forze di sicurezza' di Mahmud Abbas e degli altri satrapi e satrapetti. "Fatah dovrebbe inquisire e perseguire tutti i suoi ufficiali coinvolti in episodi di angherie e torture ai prigionieri, fino a quando evitasse di farlo non dovrebbe ricevere un altro centesimo".
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venerdì 11 marzo 2011
Human Rights Watch: "Israele non può definirsi 'democratico' e continuare nelle operazioni di pulizia etnica anti-palestinese!"
Human Rights Watch ha presentato una richiesta ufficiale alle autorità dello Stato ebraico affinché vengano immediatamente e definitivamente interrotte tutte le attività di demolizione di case e altri immobili di proprietari palestinesi nel suo territorio: le demolizioni, solitamente eseguite con pretesti speciosi e creati ad arte sono una delle principali tattiche del regime dell'Apartheid di Tel Aviv per portare avanti le sue politiche segregatorie e razziste nei confronti degli abitanti originari della Palestina.
Nell'esposto di HRW si legge: "Israele, con le sue ben pubblicizzate pretese di essere uno stato 'democratico', dovrebbe riservare trattamenti affatto separati e diseguali ai suoi cittadini ebrei, palestinesi o arabo-beduini, astenendosi da qualunque tentativo di 'zonizzare' e segregare in 'bantustan' creati ad hoc gli appartenenti a queste ultime due categorie". In contrasto con quelli che dovrebbero essere i suoi doveri 'democratici' Israele cerca con ogni mezzo di portare avanti una vasta e capillare 'pulizia etnica', iniettando gruppi allogeni di coloni ebrei fondamentalisti nelle zone rese "Arab-frei" tramite gli sfratti e le demolizioni mirate.
Il 13 dicembre 2010 l'amministrazione di Lod ha eseguito con ingenti forze la demolizione di sei edifici palestinesi nel quartiere di Abu Tuq, rendendo senzatetto i 67 inquilini, membri del clan Abu Eid, di cui quasi la metà (27 persone) erano bambini e ragazzi. Il due marzo 2011 sono stati demoliti i prefabbricati che le famiglie avevano eretto sul luogo delle loro precedenti proprietà. I progetti sionisti di pulizia etnica prevedono la prossima distruzione di 1600 case palestinesi solo a Lod, molte delle quali vecchie di decadi se non addirittura di un secolo.
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venerdì 18 febbraio 2011
Human Rights Watch: "Niente più soldi a Fatah fino a quando non si investigherà seriamente sui casi di tortura!"
Human Rights Watch, l'Organizzazione non governativa impegnata in tutto il mondo a difendere i diritti e la dignità dell'Uomo ha domandato al Presidente 'de facto' dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas, di ordinare un'inchiesta indipendente sulla morte del prigioniero politico di Hamas Haitham Amro, torturato fino alla morte un anno e mezzo fa dagli aguzzini della fazione Fatah
In recenti dichiarazioni rilasciate a esponenti di Human Rights Watch testimoni oculari della morte di Amro hanno dipinto un quadro raccapricciante delle condizioni in cui le sevizie dei carcerieri di Fatah lo avevano ridotto, tutti e tre hanno identificato i responsabili della tortura e della morte del prigioniero, costruendo un quadro attendibile dell'evento, che ha trovato conferma di veridicità per numerosi dettagli ricorrenti nelle diverse ricostruzioni.
HRW ha dichiarato che i cosiddetti "paesi donatori" (primi fra tutti Usa e Regno Unito) dovrebbero sospendere ogni genere di finanziamento e sostegno alla fazione Fatah, che ha occupato e dirottato la struttura dell'Anp in Cisgiordania dopo il tentato golpe del 2007, fino a quando Abbas non avrà preso serie misure per accertare le responsabilità dei fatti in questione. La dichiarazione é stata postata mercoledì 16 febbraio sul sito-web dell'organizzazione.
Haitham Amro é morto il 15 giugno 2009 nel quartier generale della cosiddetta 'intelligence' di Fatah, ad Al-Khalil.
Un tribunale militare composto esclusivamente da ufficiali di Fatah cincischiò con la pratica della morte fino al luglio 2010, quando mandò prosciolti i cinque imputati (anch'essi ufficiali di Fatah) che erano stati rinviati a giudizio in relazione ad essa. Oltre alla testimonianza delle tre persone ascoltate da HRW anche l'autopsia di parte palestinese conveniva che Amro fosse stato "torturato a morte".
Haitham Amro era un consigliere della Società musulmana di carità e lavorava come infermiere professionale in due cliniche statali, una da Beit al-Roush e una a Deir Al-Asal, era sposato con tre figli; il suo unico "crimine" era quello di essere un sostenitore di Hamas, la forza politica vincitrice a maggioranza assoluta delle democratiche elezioni palestinesi del 2006.
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martedì 25 gennaio 2011
Autotrasportatori palestinesi protestano contro la chiusura del varco di confine di Karni
Camionisti e autotrasportatori palestinesi hanno tenuto una dimostrazione di protesta contro l'arbitraria decisione israeliana di chiudere il varco di confine di Karni/Al-Mentar, che, oltre a inasprire in maniera intollerabile le sofferenze della popolazione dell'enclave di Gaza, danneggerà in maniera rilevante il loro lavoro e i loro redditi.
I dimostranti, oltre a stigmatizzare l'acquiescente e timido contegno della cosiddetta Autorità nazionale attiva in Cisgiordania (che, in quanto principale referente commerciale di Gaza, subirà il danno maggiore), che non ha nemmeno tentato di convincere le autorità sioniste a tornare sui loro passi, si sono rivolti al 'Quartetto internazionale', alla Turchia e alle organizzazioni internazionali attive nei territori palestinesi (UNHCR, HRW, Medici senza Frontiere etc...) per sollevare la questione nelle sedi appropriate, impedire la chiusura annunciata e fare passi decisivi verso lo scioglimento definitivo del blocco contro Gaza.
Secondo fonti non confermate l'Autorità palestinese controllata dagli uomini di Abbas sarebbe stata informata in anticipo delle intenzioni israeliane, senza che questo fatto la portasse a una denuncia preventiva o a una presa di posizione in favore della popolazione civile di Gaza.
I dimostranti hanno altresì avanzato la richiesta che una Commissione internazionale e indipendente addetta al controllo dei convogli venga creata e messa in condizione di operare a tutti i varchi di confine, per assicurare che le quantità minime di beni e merci vengano garantite alla Striscia, in accordo con gli statuti e le raccomandazioni internazionali nel caso di blocchi territoriali prolungati o nei quali siano coinvolti anche gruppi di civili.
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