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lunedì 23 ottobre 2017

Generale sionista discendente da noto 'clan' di estremisti religiosi saccheggiava a mano salva le dotazioni di Tsahal!

Non abbiamo ancora ricevuto risposte positive riguardo alla nostra partecipazione al concorso "Crea un nuovo logo per l'IDF".

Ma non temete, é solo questione di tempo!

Intanto però sempre da 'tsahal' ci arriva una notizia a cui stentiamo a credere (bugia, bugiola): pare che un integerrimo generale di quell'armata di eroi, infatti, si servisse a piacimento delle dotazioni militari per i propri comodi, ammassando un vero e proprio deposito di: lavatrici, stampanti per computer, armi e munizioni di ogni genere, consumabili per cancelleria, un fuoristrada, scarponi (che distribuiva a parenti e amici) e numerosissimi altri articoli di fureria.

giovedì 7 agosto 2014

L'Iran, sollecitato da Nasrallah, chiude una stazione satellitare che incitava all'odio settario tra musulmani!!

Mente Arabia Saudita, Qatar e la maggior parte degli emirati petroliferi conservatori non perdono occasione di istigare e fomentare il bigottismo e l'odio verso gli sciiti, negli scorsi giorni il più grande stato sciita del Mondo (la Repubblica Islamica dell'Iran), su richiesta della figura religiosa sciita più famosa di tutto il mondo arabo (Hassan Nasrallah) ha chiuso con la forza le operazioni di un canale satellitare che coi suoi programmi diffondeva nel mondo sciita rozza e volgare propaganda anti-sunnita.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano libanese 'Daily Star' é stata proprio la segnalazione arrivata dal leader di Hezbollah che ha fatto mobilitare gli Iraniani contro la rete televisiva che aveva uffici e strutture a Qom, Isfahan, Teheran e nella provincia del Khorasan.

Alcune decine di persone sono state arrestate con l'accusa di "istigazione al settarismo" e "diffusione di messaggi contrari allo spirito dell'Islam". Gli inquirenti iraniani hanno dichiarato che la loro inchiesta continuerà fino a scoprire chi e come ha finanziato questa impresa, che fomentando le faide e l'odio nel mondo islamico serviva gli interessi degli Imperialisti che vogliono vedere i musulmani deboli e divisi. 

lunedì 13 gennaio 2014

Javad Zarif oggi in Libano come 'battistrada' per la commissione d'inchiesta iraniana sull'attentato all'ambasciata!

Parlando con l'agenzia IRNA l'ambasciatore libanese in Iran Fadi Haj Ali ha dichiarato che da questa mattina il Ministro degli Esteri di Teheran Mohammad Javad Zarif si troverà a Beirut a 'preparare il terreno' per l'arrivo della Commissione Inquirente della Repubblica Islamica che indagherà su circostanze e dettagli del doppio attentato esplosivo all'ambasciata iraniana avvenuto lo scorso novembre a opera dei takfiri di 'Abdullah Azzam'.

"La delegazione esaminerà referti delle autorità libanesi e terrà numerose sessioni di dialogo con gli ufficiali di Beirut che hanno finora condotto le indagini". In seguito all'attentato venne arrestato il leader di Abdullah Azzam, il cittadino saudita Majed al-Majed, che però, pochi giorni dopo, venne dichiarato morto "per problemi renali", lasciando il dubbio che qualche agente saudita in Libano sia riuscito ad avvicinarlo e ad avvelenarlo per nascondere i suoi legami coi servizi segreti di Riyadh.


sabato 14 settembre 2013

Inchiesta turca accusa undici terroristi di Al-Nusra di produzione di gas tossici da passare ai wahabiti in Siria!

Undici terroristi arrestati dalle autorità turche nella provincia di Hatay/Alessandretta in maggio sono stati ufficialmente accusati dall'autorità giudiziaria di avere cercato di procurare i componenti e quindi sintetizzato una certa quantità di agente nervino 'Sarin' con l'obiettivo di passarlo ai gruppi wahabiti attivi oltre il confine con la Siria.

L'operazione non sarebbe stata possibile senza la connivenza e la facilitazione di alcuni ambienti dei servizi segreti e dell'Esercito che hanno permesso agli accusati, di nazionalità libica, guidati da un cittadino siriano notoriamente affiliato con ambienti estremisti legati alla rete di Al-Nusra/Al-Qaeda.

Questa coraggiosa inchiesta della magistratura turca, che sta agendo indipendentemente e in pieno e aperto contrasto con gli interessi del Governo di Erdogan, completamente invischiato nel sostegno all'internazionale terrorista scatenata contro Damasco, sarà fondamentale per dimostrare che ogni uso di agenti chimici in Siria (Khan al-Assal, Ghouta...) sia stato operato in realtà dai terroristi takfiri nella speranza di spingere Usa e NATO a un intervento militare.

sabato 14 gennaio 2012

"Povero squalo!" le autorità giudiziarie giordane sequestrano i beni di Mohamed Dahlan, il corrotto aiutante del Mossad!


Fonti giornalistiche giordane riportano che l'autorità giudiziaria del reame ascemita avrebbe ordinato negli scorsi giorni il congelamento e la confisca di tutti gli assetti mobili e immobili riconducibili a Mohammed Dahlan, ex-capo della sicurezza di Fatah, ex-'boss' di Gaza (prima del fallimento del Colpo di Stato con cui la fazione di Abbas ha tentato di rovesciare il Governo di Hamas), uomo di fiducia di Israele, facilitatore di assassini del Mossad e contrabbandiere (insieme ai suoi soci curdi) di armi israeliane inviate in aiuto a Gheddafi.

Il quotidiano Al-Rai ha citato una fonte anonima all'interno della Banca Centrale giordana secondo la quale l'Ufficio del Procuratore Generale di Amman, Mohammed Sourani avrebbe inviato una lettera ufficiale alla direzione dell'istituto di credito "raccomandando" di bloccare ogni proprietà di Dahlan, di suo fratello e "di una terza persona collegata ai primi due".

La fonte avrebbe spiegato che la decisione di bloccare le proprietà di Dahlan e soci sarebbe stata presa nell'ambito del processo istruito contro di lui dall'Anp. Lo scorso giugno Fatah lo ha espulso dai suoi ranghi e l'Anp lo ha messo sotto accusa per omicidio e "attività contrarie alla sicurezza nazionale". Ovviamente tutti sapevano in che genere di attività era coinvolto Dahlan ma il vero motivo per la sua caduta in disgrazia é da individuarsi (come in tempi non sospetti avevamo indicato su queste pagine) nel suo maldestro e sfortunatissimo tentativo di "chiedere la testa" di Mahmud Abbas tra dicembre 2010 e gennaio 2011, con il sostegno di Mubarak e dei suoi servizi segreti. Caduto "il faraone" in seguito alla rivolta di Piazza Tahrir a Dahlan non sono rimasti padrini o sponsor che potessero salvarlo dalla vendetta di Abbas.
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martedì 12 luglio 2011

Quarto attentato esplosivo contro i terminal del gasdotto egiziano verso Israele!


Attaccanti non identificati hanno nuovamente dinamitato un terminal del gasdotto che attraverso la Penisola del Sinai garantisce l'esportazione del metano egiziano verso il regno ascemita di Giordania e, fino ad alcuni mesi orsono, anche in direzione dello Stato ebraico; secondo quanto riportato dall'agenzia Associated Press e dall'emittente iraniana in lingua inglese PRESSTV l'esplosione é avvenuta nelle prime ore del martedì, presso El-Arish, nella parte del Sinai più vicina proprio a Israele.

Gli attaccanti hanno preso ogni precauzione per evitare di ferire guardiani e tecnici dell'impianto: loro obiettivo era la struttura di pompaggio, non il suo personale. E' ormai il quarto attacco di questo tipo dall'11 febbraio, quando il tiranno Hosni Mubarak venne costretto alle dimissioni da settimane di colossali e ininterrotte proteste e agitazioni popolari.

L'Egitto, per imposizione dell'autocrate filo-americano e filo-sionista forniva a Israele il 45 per cento del suo fabbisogno di metano per generazione di energia elettrica, a un prezzo ridicolmente fuori mercato, la cui applicazione ha cagionato un danno di miliardi di Euro all'erario del Cairo.
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lunedì 4 luglio 2011

Nuovo attentato esplosivo al gasdotto del Sinai, colpita una stazione di pompaggio!


Secondo quanto riportato da fonti delle forze di sicurezza egiziane il gasdotto del Sinai sarebbe stato teatro nelle prime ore di stamane di un nuovo attentato esplosivo che ha costretto a interrompere il flusso di metano verso il regno Ascemita di Giordania.

Uomini a volto coperto armati di granate a mano e fucili d'assalto avrebbero costretto il personale di una stazione di pompaggo ad abbandonare i loro posti per poi piantare cariche esplosive e farle brillare.

L'incendio che si é subito sviluppato ha impegnato fino a poco fa i vigili del fuoco e sarebbe attualmente sotto controllo. Dal momento della caduta di Mubarak il gasdotto é sotto costante attacco, visto che uno dei molti modi in cui Israele esercitava la propria prepotenza verso Il Cairo era proprio farsi fornire metano a profusione a prezzi totalmente assurdi, garantiti solo dal versamento di laute tangenti ai corrotti burocrati del regime.
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martedì 24 maggio 2011

Human Rights Watch: "Serve un'inchiesta internazionale sui massacri del 15 maggio!"


L'organizzazione non governativa 'Human Rights Watch' ha raccomandato, in un recente comunicato stampa, l'apertura di una pronta, approfondita e indipendente indagine internazionale sulla strage di manifestanti disarmati compiuta dalle truppe sioniste due settimane fa ai confini libanese, siriano e nella West Bank occupata. Almeno quattordici persone (e probabilmente molte di più) morirono il 15 maggio scorso durante la cosiddetta "Giornata della Nakba".

Secondo un copione purtroppo già visto molte volte le truppe israeliane, perso il controllo della situazione, non trovarono di meglio che utilizzare forza letale contro folle di manifestanti pacifici che reclamavano il rispetto del loro "Diritto al Ritorno", sancito dalla giurisprudenza internazionale. La Direttrice per il Medio Oriente di HRW, Sarah Leah Whitson (sopra), ha dichiarato che le azioni israeliane del 15 maggio "Mostrano un totale disinteresse per le vite dei manifestanti e si configurano come criminalmente sanzionabili".

Human Rights Watch aggiunge che, siccome le 'inchieste' interne israeliane sono totalmente inaffidabili, dovrebbe essere l'ONU a nominare un pannello inquirente, nonché a costringere Israele a collaborare, assicurandosi che gli investigatori internazionali abbiano accesso a tutti i documenti e i testimoni necessari a portare a termine la loro inchiesta.
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venerdì 6 maggio 2011

L'Egitto é sempre più 'De-Mubarakizzato'! Condannato a 12 anni di reclusione l'ex-Ministro degli Interni!!


Come cadono i "colossi" del recente passato! E' ancora fresca la notizia del trasferimento dell'ex 'Faraone' del Cairo dalla residenza protetta di Sharm a una ben meno comoda detenzione in ospedale carcerario che ci raggiunge l'agenzia secondo la quale il già Ministro dell'Interno di Mubarak, Habib al-Adly sarebbe stato condannato a dodici anni di carcere per accuse di corruzione e interesse in atti pubblici.

Le tribolazioni giudiziarie non sono però finite per l'ex responsabile degli Interni, visto che il suo nome compare in numerosissimi faldoni d'inchiesta riguardo la persecuzione politica degli oppositori e il fallito tentativo di repressione violenta del dissenso durante le manifestazioni di inizio 2011 che portarono in ultimo alla deposizione del regime.

Questa é la prima sentenza definitiva a colpire un "boiardo" della corte di Mubarak, lo stesso Hosni é indagato per istanze plurime di corruzione e per molti degli stessi addebiti elevati contro Al-Adly (che eseguiva puntualmente gli ordini del 'Presidente'), mentre i figli di Mubarak, Alaa e Gamal, figurano in dozzine di procedimenti per corruzione e interesse privato in atti pubblici.

Il movimento politico Mubarakista, Il Partito Nazionale Democratico, é stato sciolto in aprile e tutte le proprietà di questo e della famiglia Mubarak sono state congelate. L'opinione pubblica egiziana vuole vedere Mubarak e soci sul banco degli accusati per le morti causate dal tentativo di repressione, che stime della Commissione indagativa istituita dalla Giunta di transizione indicano in 846 (più 6400 feriti).

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venerdì 29 aprile 2011

Mohammed Dahlan suda freddo! Due suoi fedelissimi scappano in Belgio inseguiti dai mandati di cattura dell'Anp? Adesso toccherà a lui??


Rashid abu Shabak e Sami abu Sahadana, già figure chiave nelle forze di sicurezza di Fatah controllate fino dallo "squalo" Mohammed Dahlan, le cui fortune sono precipitate in seguito all'ignominiosa sconfitta patita per mano degli uomini di Hamas durante il fallito Colpo di Stato del 2007 e al maldestro e altrettanto iellato tentativo di proporsi come potenziale rivale di Abu Mazen grazie all'aiuto del tramontante regime di Mubarak tra la fine del 2010 e il principio del 2011, si troverebbero atturalmente in Belgio, dove, inseguiti da mandati di cattura per malversazioni assortite, avrebbero sporto richiesta di "asilo politico".
Abu Shabak ritratto a fianco di Mahmud Abbas
L'Autorità nazionale palestinese (vale a dire i loro ex-sodali di Fatah) li avrebbe formalmente accusati di essere al centro di "un enorme e profondo 'racket' di corruzione".

Fonti locali hanno rivelato all'agenzia stampa palestinese "Palestine Information Center" che Abu Samhadana sarebbe arrivato in Belgio diversi giorni addietro, mentre Abu Shabak sarebbe sbarcato allo scalo internazionale di Bruxelles soltanto lunedì, rimanendovi virtualmente confinato dopo avere sporto richiesta ufficiale di asilo politico.

Sembra che, nel corso delle indagini, gli inquirenti dell'Anp avrebbero sporto nei confronti di Shabak istanza di restituzione per sette milioni di dollari usa di fondi fraudolentemente sottratti ma che, dopo aver restituito appena 150mila dollari, questi sia riuscito a darsi alla macchia per poi riemergere in Belgio.

Se l'azione inquirente nei confronti dei più corrotti dirigenti di Fatah (che guardacaso erano anche i più servili e sottomessi 'ascari' di Israele, come testimonia la connection con Dahlan, che si faceva forte, al tempo della rivalità con Abbas, proprio del maggior "gradimento" che riscuoteva a Tel Aviv) potrebbe essere un buon segno premonitore per il prosieguo delle attività di riavvicinamento e pacificazione tra il Movimento di Resistenza musulmano Hamas e la Fazione che controlla la Cisgiordania tramite il 'governo' di Ramallah.

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domenica 24 aprile 2011

L'Egitto annullerà i contratti metaniferi con Israele appena saranno provate le malversazioni di Mubarak e famiglia!


Un Alto Magistrato egiziano ha dichiarato che "con ogni probabilità" l'interrogatorio dell'ex-Presidente Hosni Mubarak, sorvegliato a vista in una residenza protetta dal giorno della sua deposizione, riaprirà il caso degli accordi con Israele per la vendita di gas metano attraverso il Sinai.

Il giudice ha riportato ai cronisti dell'agenzia di stampa della Striscia di Gaza che, un volta che vengano provate oltre ogni ragionevole dubbio le malversazioni della famiglia Mubarak e dei suoi protetti in merito alla gestione delle risorse naturali del paese, con conseguenti gravi danni per il bilancio statale, l'intero accordo verrà dichiarato nullo e invalido, in quanto stipulato per interesse personale e di parte e contrario al bene del paese.

La corruzione dei due rampolli della famiglia Mubarak, i fratelli Alaa e Gamal, di cui esistono già ampie prove, sarebbe stata strumentale per la stipula di un patto truffaldino che aveva come unico beneficiario Israele, che sarebbe riuscito attraverso tale accordo a garantirsi il 40 per cento del suo fabbisogno di gas a una cifra ridicola, rispetto alla quale anche il 'sovrappiù' costituito dai fondi per la mega-tangente sarebbe stato più che ragionevole, visti gli enormi margini di guadagno a medio e lungo termine.

Il Procuratore della Repubblica Abdulmajeed Mahmoud ha deciso avantieri di estendere la detenzione cautelare di Hosni Mubarak di altri 15 giorni, per "supplementi di indagine" in merito a questa e a numerose altre linee di inchiesta.

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giovedì 17 marzo 2011

Riprende a scorrere il gas egiziano verso la Giordania...ma non verso Israele!


Da poche ore il flusso di gas naturale egiziano attraverso i condotti diretti in Giordania é ripreso regolarmente mentre, nonostante affermazioni in merito fatte negli scorsi giorni da parte israeliana, non é chiaro se e quando le pompe riprenderanno a funzionare anche in direzione dello Stato ebraico.

La fornitura di metano ad Israele, a prezzi scandalosamente fuori mercato, era una delle molte vergogne che tenevano la popolarità del tiranno Mubarak e della sua 'corte' sottozero negli indici di gradimento del popolo egiziano. Appena cacciato dal potere l'autocrate del Cairo i suoi figli e l'ex ministro dell'Energia sono stati prontamente messi sotto inchiesta per malversazioni e tangenti collegate proprio con questa 'connection' israeliana.

L'interruzione delle forniture di gas a Giordania e Israele era stata decisa dopo l'attentato esplosivo del 5 febbraio scorso, col quale ignoti attaccanti (probabilmente beduini del Sinai) avevano immobilizzato i guardiani di una stazione di pompaggio e, dopo averli trasportati al sicuro ed essersi accertati che i residenti locali si tenessero ben al largo dalla struttura, l'avevano dinamitata, distruggendola.

La stazione distrutta era sul ramo di gasdotto diretto in Giordania, ma anche il flusso verso Israele, per precauzione, era stato bloccato. Da allora l'Eastern Mediterranean Gas Company ha annunciato per ben quattro volte che il pompaggio da parte egiziana era "in procinto di venire ripreso", soltanto per essere smentita ogni volta. Israele pagava cifre oscillanti tra 0,70 e 1,25 dollari usa per ogni Unità termogenica inglese di gas, mentre la sola estrazione e pompaggio del gas all'Egitto costa circa 3 dollari per Unità.

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domenica 6 marzo 2011

"Mani Pulite" in Egitto, l'establishment affaristico di Mubarak investito dalla 'tempesta perfetta' di indagini e denunce per corruzione!

L'Ufficio della suprema Procura statale egiziana sta finalizzando le proprie indagini contro l'operato dell'ex-Ministro per il Petrolio e l'Energia Sameh Fahmi dopo che le voci contro la sua presunta malversazione delle risorse di idrocarburi del paese hanno trovato drammatica conferma nella rivelazione che, oltre al già noto e scandaloso "accordo" con Israele per la fornitura di gas metano a prezzo di favore altre sei nazioni europee avrebbero goduto di rifornimenti totalmente 'fuori mercato', causando all'Erario statale perdite GIORNALIERE di svariate decine di milioni di Euro, con 'bustarelle' di due milioni e mezzo di Euro distribuite tra membri corrotti dell'amministrazione ministeriale.

Il capo degli inquirenti, Hisham Badawi, ha convocato l'ex-Ministro Sameh Fahmi lo scorso giovedì, ma ha potuto interrogarlo solo sabato 5 marzo per motivi tecnici. Secondo i documenti presentati in assise solo l'accordo con Israele costa all'Egitto una perdita secca di oltre dieci milioni di Euro l'anno, un vero e proprio 'trattato ineguale' che pure Fahmi ha difeso lo scorso 2009 contro un giudizio negativo del Supremo Tribunale amministrativo, preoccupato di perdere le sue laute tangenti.

L'incriminazione di Fahmi sarà solo il primo procedimento di una vera e propria 'valanga giudiziaria' che si appresta a investire e spazzar via la corruttela dei boiardi di Mubarak, che hanno ammassato enormi fortune letteralmente speculando contro gli interessi del Popolo e della Nazione egiziana.


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venerdì 7 gennaio 2011

Povero Dahlan! Abbas gli assesta un uno-due micidiale e lo manda al tappeto


Povero Mohammed Dahlan, voleva diventare "califfo al posto del califfo" ma, proprio come l'Iznogoud di Goscinny e Tabary, é andato incontro a una sconfitta dietro l'altra, poco dopo essere rientrato in Cisgiordania dopo la sua debacle egiziana (quando una sua conferenza stampa era stata totalmente disertata dai media locali, che voleva usare come "trampolino" per la scalata ai piani nobili di Fatah) si é trovato nientemeno che indagato con l'accusa di avere architettato un Colpo di Stato, non sarebbe nemmeno il primo, visto il suo ruolo preminente nel fallito "golpe" contro Hamas che si é risolto con la sua sconfitta e il crollo dell'influenza di Fatah a Gaza, ma questa volta le conseguenze potrebbero essere ancora peggiori.

Adesso, privato delle due sinecure che ufficialmente amministrava (nelle commissioni Comunicazione e Cultura dell'Anp) e con la sua tessera di Fatah sospesa "a divinis", Dahlan deve affrontare un'inchiesta interna che é stata commissionata direttamente dall'ex Presidente dell'Anp, facente funzione dal gennaio 2009 in assenza di regolari elezioni, sulla cui poltrona é sospettato di aver messo gli occhi, innescando una serie di manovre palesi, ma anche occulte, per riuscire ad accaparrarsela.

Sembra che l'azione intrapresa contro Dahlan non sia una mera minaccia per riportarlo nei ranghi, uno show per spaventarlo, visto che avrebbe compreso l'arresto in massa dei suoi collaboratori, di suoi ex-uomini di quando guidava le forze di sicurezza di Fatah e perfino di alcuni suoi dipendenti, dopo la cacciata da Gaza, infatti, Dahlan si era riciclato come palazzinaro, investendo nell'edilizia soldi di provenienza non esattamente chiarissima (come il 40% di 'tributo' che ritirava personalmente dal varco di confine di Karni).

Infatti, tra le iniziative ordinate contro di lui da Abbas/Abu Mazen comprenderebbe vi sarebbe anche un accertamento finanziario. Per meglio prevenire qualunque contraccolpo mediatico un'emittente televisiva ritenuta vicina a Dahlan e alcuni fogli della carta stampata sono stati chiusi per ordine ufficiale di Fatah.

I commentatori arabi più ottimisti vedono l'azione intrapresa da Abbas come un colpo vibrato al rappresentante più filoisraeliano del partito, che si vantava addirittura di avere un "piano sicuro per distruggere Hamas e riprendere Gaza", alcuni si spingono a prevedere che da questa mossa possa prendere il via una nuova stagione di riconciliazione con la Resistenza musulmana che amministra Gaza (di cui Dahlan, per ovvi motivi personali era nemico acerrimo) e quindi una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Palestina, altri, più realistici o pessimisti, lo considerano soltanto il colpo di testa di un Presidente di fatto ma privo di carisma e di verve che, a 75 anni suonati, ha fatto fuori un leader più giovane che non ha nascosto con la dovuta cautela l'ambizione di succedergli.