martedì 14 dicembre 2010
Fotoreportage esclusivo dalla manifestazione di Hamas a Gaza: bagno di folla per Haniyeh!!
Il Primo Ministro palestinese Ismail Haniyeh, capo del legittimo Governo espresso da Hamas, é intervenuto all'apice della grandiosa manifestazione che ha radunato in Piazza del Battaglione Verde un vero e proprio esercito di entusiasti sostenitori e membri del movimento di Resistenza musulmano che é la prima e la principale forza dell'opposizione palestinese al regime sionista cui invece Mahmud Abbas e i suoi sodali cisgiordani di Fatah preferiscono fare da camerieri e da lacché.
Nel corso del suo discorso di indirizzo, che é stato un bilancio di tre anni di azione di Governo e al tempo stesso una piattaforma e un trampolino verso il futuro, Haniyeh ha dichiarato che il Governo, Hamas e il popolo di Gaza e della Palestina sono disposti ad accettare una riconciliazione con le forze che si sono alienate dal fronte comune della Resistenza, ma che per rendere tale ipotesi praticabile e realistica c'é bisogno del convincimento e della dedizione di due parti, non di una sola.
Haniyeh ha inoltre ripetuto che Hamas é pronto al dialogo esterno quanto a quello interno, ricordando: "abbiamo alleati nell'arena palestinese, in quella araba, in quella mediorientale...non rifiutiamo dialogo e confronto a nessuno..." e ricordando inoltre che, come portabandiera e promotore dei diritti inalienabili e della dignità nazionale di tutti i Palestinesi, da Gaza alla West Bank alla Diaspora, Hamas non ha bisogno di cercare o attendere nessun "visto" di accettabilità o legittimità da nessun interlocutore locale o internazionale, tantomeno dai paesi occidentali che criticano ipocritamente la Resistenza, ma passano sotto silenzio i crimini e gli abusi sionisti.
Emergenza Medica a Gaza! Droghe per chemio, medicinali per diabetici, malati di reni e bambini stanno terminando!!
Gli effetti del brutale assedio sionista, che ha trasformato l'intera Striscia di Gaza in un colossale ghetto, vanno facendosi sentire sempre più dopo 4 anni di escalation ininterrotta: se contro la scarsità di cibo l'ingegno e l'industriosità palestinese hanno saputo mobilitarsi con gli orti urbani e l'allevamento casalingo di volatili e conigli i pettoruti e satolli generali di Tsahal intensificano il ritmo degli attacchi contro quegli obiettivi che in un fazzoletto di terra isolato come Gaza é difficile riparare o sostituire, come la centrale elettrica colpita giorni fa, e la morsa del blocco viene inasprita dismisura contro quei generi che devono giocoforza venire importati dall'esterno.
Come ad esempio i medicinali.
Il Ministero della Salute del legittimo Governo palestinese espresso da Hamas ha comunicato che le scorte di alcune droghe salvavita come quelle per la chemioterapia, quelle contro il diabete e le malattie renali, nonché altri generi di farmaci utili per contrastare malattie infantili potenzialmente anche molto pericolose (oltre il 50% degli abitanti di Gaza ha meno di 20 anni) sono praticamente esaurite: "raschiamo il fondo del barile, possiamo garantire assistenza ai nostri malati ancora per pochi giorni, poi non sappiamo cosa potrà accadere".
Gaza ha moderne strutture sanitarie e team di chirurghi, specialisti, medici generici e infermiere e infermieri professionali da fare invidia a una qualunque metropoli europea o nordamericana, ma a garantire un buon servizio sanitario non bastano conoscenze e professionalità, servono anche medicine ed equipaggiamenti, alcuni dei quali sono usa-e-getta o si consumano e usurano molto rapidamente: attualmente le strutture cliniche della Striscia hanno bisogno anche di respiratori, provviste per anestesia, chiodi per chirurgie ortopediche, anche filo da sutura.
Il dottor Mounir Al-Parch ha accusato Fatah, fazione che dopo il fallito colpo di stato del 2007 ha preso il controllo della Cisgiordania, di aver trasferito da Ramallah a Gaza meno del 37 per cento dei rifornimenti medici pattuiti secondo il bisogno calcolato per il 2010, causando così la grave crisi attuale, di cui rischiano di pagare le conseguenze i bambini e i malati cronici.
Dall'inizio dell'assedio sionista oltre 120 cittadini di Gaza sono morti per malattie che, senza l'assedio, avrebbero potuto benissimo essere curate, come la piccola Nasam Abu Lashn, perita di leucemia mentre le autorità dell'occupazione militare israeliana si baloccavano coi permessi compilati da suo padre per ottenere un visto umanitario con cui poterla far curare in Cisgiordania.
Come la "Lobby a Sei Punte" ha devastato l'economia usa...Israele e i suoi sicofanti sono causa del declino americano
Il titolo ("Il mestiere della Spia") é abbastanza allusivo e la copertina é abbastanza chiassosa, invitante e "blood and thunder" da suggerire l'idea che il volume in questione sia una spy story o quantomeno un 'techno thriller' ma, coloro che decidessero di ordinarlo da Amazon per la modica cifra di 9 dollari e 96 (risparmiando il 23%!) non si troverebbero in mano il sudato 'parto' di un emulo di Ken Follet (il Forsyth blairista) o di Frederick Forsyth (il Follet thatcheriano), ma un interessantissimo e molto ben documentato saggio a tesi.
Il lavoro é mirato a dimostrare come e quanto l'irrefrenabile attivismo dell'AIPAC e delle altre associazioni sioniste congregate nella famosa "Israel Lobby" abbia contribuito (forse in maniera determinante) a indebolire e condannare l'economia americana; una volta fulcro vibrante del blocco capitalista, ormai ridotta a un'asfittica cariatide attaccata alla bombola d'ossigeno in attesa della crisi che potrebbe condannare definitivamente qualunque aspirazione di Washington all'egemonia globale che aveva brevemente assaporato nel corso dei "favolosi anni '90".
L'autore del volume, Grant F. Smith era stato da noi già citato in quanto autore del memoriale di oltre mille pagine che accusava l'AIPAC di numerose malversazioni e comportamenti che andavano dal poco etico all'illegalità conclamata e che rischia di costare al "gorilla da 200 chili fra le lobby politiche" la revoca dell'esenzione fiscale (nulla tedia i sionisti più che il dover pagare le tasse!) e una varia serie di inchieste e comparizioni di fronte a giurì ed autorità di controllo.
Il lavoro di Smith é ricchissimo di riferimenti, note, citazioni di documenti...praticamente nessuna affermazione viene fatta nel libro se non é possibile supportarla con fatti inoppugnabili e incontrobertibili (politica editoriale che trova il nostro pieno e sentito favore) e, di immediato e particolare interesse risultano le prove di come la lobby "a sei punte", pur già presente nell'agone politico/affaristico Usa, abbia realmente iniziato a "decollare" negli anni '80, quando, grazie all'accordo commerciale stipulato fra l'ex cowboy con l'Alzheimer Ronald Reagan e l'ex-terrorista della Banda Stern, il piccolo Yithzak Shamir gli Usa iniziarono a "pompare" senza alcuna dogana, dazio o semplice controllo capitali e tecnologia in Israele.
L'accordo era necessario per permettere a Israele di meglio "ereditare" il ruolo che era stato degli Usa e diventare il principale finanziatore delle dittature militari e degli "uomini forti" in Centro e Sud America (un argomento che abbiamo già trattato e sul quale ritorneremo presto con nuovi articoli e contenuti), in maniera da aggirare le limitazioni poste dal Congresso in materia di aiuti militari a regimi e movimenti dall'inaccettabile fedina morale (come i Contras nicaraguensi e la dittatura honduregna, ampiamente beneficiati dal regime sionista).
Grazie al know how e ai capitali introiettati con l'accordo commerciale Israele iniziò a fare una concorrenza spietata ai prodotti e alla tecnologia americana, soprattutto nel campo dell'elettronica militare e di consumo; rivolgendo nel contempo tutto il proprio considerevole apparato di intelligence nei confronti del cosiddetto "alleato" a stelle e strisce, al quale carpì segreti militari ma soprattutto economici.
Con un catastrofico passivo della bilancia commerciale reciproca (-71 miliardi di dollari l'anno a favore di Israele) e con la concorrenza di Tel Aviv che minava e distruggeva migliaia di posti di lavoro americani nella ricerca e nella manifattura ogni anno, l'accordo sarebbe stato abolito dopo pochi anni, ma qui entrò in campo la Israel Lobby, che, ampiamente finanziata e foraggiata dagli esecutivi israeliani e dai propri ricchi affiliati, divenne presto talmente forte non solo da 'influenzare' ma addirittura da 'forgiare e dirigere' la politica estera della Casa Bianca nei confronti non solo di Israele, ma di tutto il Vicino e Medio Oriente.
Ovviamente, il libro non é esente da pecche: se praticamente perfetta é la fase della raccolta e dell'esposizione dei dati, molto più lacunosa é quella della loro elaborazione; in ciò Grant Smith risulta simile a un formidabile segugio che scova "tracce" altrimenti impossibili a vedersi, ma che poi da esse non sa trarre una coerente strategia di "caccia"...ad esempio a un certo punto l'autore sembra stupirsi che l'accordo Us-raeliano, basato sul principio del "libero commercio" si sia risolto ai danni dei lavoratori, ora, é vero che negli Stati Uniti é presente una vasta e diffusa 'vulgata' filocapitalista e liberista, ma da un reporter investigativo che si occupa di lobby ci aspettiamo che sappia quantomeno che la libertà dei mercati è sempre pagata dai ceti produttivi (basta vedere i risultati delle deregulation liberiste di Reagan, Thatcher, Blair e Bersani...applaudite dai parassiti, maledette dai lavoratori).
Tuttavia, a quanti volessero dotarsi di un vasto e circostanziato "corpus" di prove e fatti riguardante la nefasta influenza della lobby filosionista nella politica e nell'economia americane non possiamo che consigliare l'acquisto e la lettura del volume: per l'analisi e l'utilizzo dei dati é meglio, però, rivolgersi altrove.
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Media in fermento per la grande manifestazione di Hamas a Gaza.
Centinaia di giornalisti e dozzine di troupe televisive si preparano a 'coprire' il raduno annunciato per oggi dal movimento musulmano di Resistenza Hamas, come culmine della rassegna di celebrazioni per il 23 anniversario della propria fondazione, avvenuta nel 1987, al tempo della prima Intifada, quando il likudnik Yhtzak Shamir, ex-terrorista della Banda Stern, raccomandava alle sue truppe di "rompere gambe e braccia" ai ragazzi palestinesi lanciatori di pietre (e loro, ovviamente, non se lo facevano ripetere due volte - cfr. video da 0:55 in avanti).
Il comunicato di Hamas non é una vuota vanteria, come può facilmente verificare chiunque si trovi nella Striscia di Gaza; come un territorio così provato, angustiato, aggredito di continuo e sottoposto allo spietato e brutale assedio sionista riesca tuttavia a esprimere così tanto fermento ed anticipazione per una celebrazione che non é solo un anniversario politico e religioso, ma assume valenze culturali, sociali e storiche (conseguenti al fatto di quanto Hamas sia riuscito a "diventare Gaza" vanificando quindi ogni tentativo sionista di 'mettere un cuneo' fra l'organizzazione il popolo dapprima con il blocco, poi con il pogrom militare, infine con l'inasprimento dell'assedio) é un mistero la cui soluzione si troverebbe solo con un attento studio comparativo della situazione a Gaza con l'Assedio di Leningrado del 1941-44 e, forse ancora più calzante, di quello di Sarajevo del 1992-96.
Stime semi-ufficiali del Governo palestinese espresso da Hamas valutano in 300 il numero delle testate accreditate con reporter e/o fotografi e a 70 quello delle televisioni e agenzie palestinesi, arabe ed internazionali; l'evento si terrà oggi 14 dicembre in Piazza del Battaglione Verde, nel pieno centro di Gaza City. "I rappresentanti dei media hanno iniziato i loro preparativi giorni e giorni addietro", rivela un portavoce di Hamas, "il nostro ufficio stampa ha visto un livello di interesse inusitato anche da troupe di paesi e agenzie solitamente non eccessivamente interessate a quest'area, come ad esempio il Sud America, o la Cina".
Analisti, 'pundit' e 'mediorientologi' di ogni statura e reputazione sembrano ansiosi di valutare l'evento, vedendo in esso un interessante "barometro" del sostegno e dell'entusiasmo che Hamas, ormai di gran lunga la più credibile e rispettata forza di Resistenza palestinese, sappia mobilitare nella popolazione della Striscia.
Il comunicato di Hamas non é una vuota vanteria, come può facilmente verificare chiunque si trovi nella Striscia di Gaza; come un territorio così provato, angustiato, aggredito di continuo e sottoposto allo spietato e brutale assedio sionista riesca tuttavia a esprimere così tanto fermento ed anticipazione per una celebrazione che non é solo un anniversario politico e religioso, ma assume valenze culturali, sociali e storiche (conseguenti al fatto di quanto Hamas sia riuscito a "diventare Gaza" vanificando quindi ogni tentativo sionista di 'mettere un cuneo' fra l'organizzazione il popolo dapprima con il blocco, poi con il pogrom militare, infine con l'inasprimento dell'assedio) é un mistero la cui soluzione si troverebbe solo con un attento studio comparativo della situazione a Gaza con l'Assedio di Leningrado del 1941-44 e, forse ancora più calzante, di quello di Sarajevo del 1992-96.
Stime semi-ufficiali del Governo palestinese espresso da Hamas valutano in 300 il numero delle testate accreditate con reporter e/o fotografi e a 70 quello delle televisioni e agenzie palestinesi, arabe ed internazionali; l'evento si terrà oggi 14 dicembre in Piazza del Battaglione Verde, nel pieno centro di Gaza City. "I rappresentanti dei media hanno iniziato i loro preparativi giorni e giorni addietro", rivela un portavoce di Hamas, "il nostro ufficio stampa ha visto un livello di interesse inusitato anche da troupe di paesi e agenzie solitamente non eccessivamente interessate a quest'area, come ad esempio il Sud America, o la Cina".
Analisti, 'pundit' e 'mediorientologi' di ogni statura e reputazione sembrano ansiosi di valutare l'evento, vedendo in esso un interessante "barometro" del sostegno e dell'entusiasmo che Hamas, ormai di gran lunga la più credibile e rispettata forza di Resistenza palestinese, sappia mobilitare nella popolazione della Striscia.
Libero! Libero!! Adeeb Abu Rahma é libero!! Una vittoria della Resistenza, contro Israele, i suoi muri e l'Apartheid!!
Adeeb Abu Rahma esce dalla galera di Ofer, dove é stato rinchiuso per un anno e mezzo e la sua gente é lì, pronta a salutarlo e festeggiarlo, ci sono scoppi, ma sono soltanto petardi e mortaretti, c'é battito di mano e canto ritmico di slogan, bandiere palestinesi che garriscono e un frenetico alzarsi di dita a "V", perché questo giorno é una grande vittoria, conseguita da Abu Rahma e dai suoi vicini e conpatrioti di Bi'lin, che ogni settimana hanno affrontato i manganelli, i lacrimogeni e i proiettili di plastica con anima in metallo della sbirraglia israeliana, per protestare contro l'illegale muro di segregazione, strumento con cui Israele pensa di sgretolare la comunità palestinese e piegarla alle sue ubbìe paranoiche e alla sua fame di espropri e annessioni illegali di terre da aggiungere al sistema delle colonie e degli insediamenti.
Ogni settimana, ogni singola settimana, benedetta o maledetta che fosse, Abu Rahma e gli altri abitanti di Bi'lin si sono preparati e si sono presentati davanti alle barriere e agli sbarramenti presidiati dai militari sionisti: agitando bandiere, cantando slogan, facendo rumore con coperchi e contenitori di metallo...e si poteva vedere lo sguardo fra lo stupito e lo stolido negli occhi di questi "rambo" dalle mani superarmate e dai cervelli desolantemente vuoti, la materia grigia ottusa e inquinata dalla propaganda razzista e dall'abitudine all'uso della violenza su vittime indifese...e quei giovanotti in uniforme sembravano compatirli, sembravano dire: "Ma cosa vogliono questi Palestinesi? Cosa pensano di ottenere? Perché vengono qui tutti i venerdì, non vedono che abbiamo le armi, che siamo i più forti? Che potremmo ammazzarli tutti se solo volessimo?".
E invece, nonostante tutto, Abu Rahma ogni settimana era lì, con gli altri e non solo agitava la bandiera di Palestina, cantava gli slogan, faceva rumore, ma si staccava anche dal gruppo dei manifestanti e avanzava fino al cordone di truppe, parlava, urlava, inveiva a volte...dimostrando a quei soldati di essere un Uomo anche lui.
Per questo 'crimine', e per il suo ruolo di Coordinatore nel Comitato popolare di Resistenza contro il Muro e gli Insediamenti Abu Rahma era stato infine arrestato il 10 luglio 2009 per "avere ostruito il lavoro dell'esercito" (che da vent'anni ormai é diventato solo e soltanto il guardiano e custode dell'Apartheid, ogni altra missione essendo stata scartata e abbandonata).
Condannato a quattro anni di reclusione ne ha scontato uno e mezzo, prima di essere rilasciato con una improvvisa e irrituale decisione delle autorità carcerarie israeliana; evidentemente i giudici e gli ufficiali dello Stato ebraico hanno deciso che la campagna internazionale di pressione e solidarietà nei confronti dell'attivista palestinese stava costando troppo "punti immagine" al regime di Tel Aviv, risolvendosi quindi per un 'contenimento del danno' che é passato attraverso la sua liberazione.
La liberazione di Abu Rahma é una vittoria, una grande vittoria, ma la lotta ora deve riprendere, più intensa e serrata che mai, per dare valore alle sue sofferenze di questi 18 mesi, e per onorare la memoria di tutti coloro e di tutte coloro che sono stati percossi, feriti, intossicati, colpiti da proiettili durante la campagna di Bi'lin e quelle di altri villaggi e cittadine cisgiordane, una marcia alla volta, uno slogan alla volta, un sacrificio alla volta, l'Apartheid può essere vinto, come hanno insegnato Gandhi e Martin Luther King, anche dalla pacifica e serena determinazione della non-violenza.
lunedì 13 dicembre 2010
1967-2010: Quarantatreesimo anniversario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Dicembre é decisamente un mese ricco di date da ricordare per la popolazione della Striscia di Gaza e, mentre si prepara una grande cerimonia per commemorare la nascita di Hamas, anche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha celebrato il proprio Natale con un raduno che, pur con la certezza che sarà sicuramente superato dalla programmata manifestazione di Hamas, ha stupito non pochi osservatori e comenttatori palestinesi, arabi e internazionali per l'imponente affluenza e l'entusiasmo dei convenuti tutti: affiliati, sostenitori e simpatizzanti, ma anche semplici spettatori.
In effetti rispetto al calo di influenza e popolarità registrato negli anni '90 si può proprio dire che la Storia e la cronaca si siano incaricate di vendicare la linea politica tenuta dal 1993 in poi dal movimento di George Habash (fondato nel 1967 dalla fusione di tre piccole fazioni: gli "Eroi del Ritorno", i "Giovani per la Vendetta" e il "Fronte di Liberazione di Palestina"), che sempre ha rifiutato qualunque opzione di dialogo col regime sionista o di ventilata creazione di un monco ed emascolato "Stato palestinese" che dovrebbe restare perennemente in ostaggio delle armi e delle fisime paranoidi di Israele.
Con lo stallo delle trattative fra un'Anp ridotta alla sola Fatah, e il sempre più evidente collasso di qualunque seria "Soluzione a due Stati" molti Palestinesi sono tornati a indossare le kefieh biancorosse e ad agitare gli stendardi guevaristi del PFLP, a cantarne gli inni e a ripeterne le parole d'ordine, improntate all'ortodossia marxista-leninista, alla teoria (e alla pratica) della conquista del potere da raggiungersi tramite una lotta in cui il momento militare e armato deve necessariamente cedere il passo alla presa di coscienza di classe e all'interiorizzazione della Resistenza nel suo significato più ampio: storico, sociale e culturale.
Durante la manifestazione, tenutasi in una Gaza polverosa di macerie ma capace tuttavia di esprimere un vigoroso e sentito entusiasmo, il dirigente Jamil Al-Majdalawi ha dichiarato che lo stesso atto di considerare come viabili e possibili delle alternative al percorso della Lotta e della Resistenza é in sé stesso, sbagliato e costituisce nei fatti un vero e proprio tradimento dei diritti e delle legittime aspirazioni dei Palestinesi, che troppo hanno sofferto e sacrificato, troppo hanno subito e patito per potersi accontentare di qualunque soluzione diversa da uno stato libero, democratico e socialista che vada dalle sponde del Giordano alle rive del Mediterraneo.
"Ovviamente" puntualizza Al-Majdalawi "questo non vuol dire affatto che gli abitanti ebrei di Israele verranno scacciati, come i loro antenati e predecessori hanno fatto con noi e coi nostri fratelli nel 1948, né che verranno trattati come cittadini di serie B, come accade ai nostri compatrioti che vivono nel regime di Apartheid attualmente retto da Netanyahu e Lieberman; essi saranno protetti dalla Costituzione democratica e socialista del costruendo Stato palestinese e parteciperanno ai suoi progressi e alle sue conquiste come cittadini uguali agli arabi e agli altri gruppi etnico-religiosi della regione".
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Dopo il rogo: le fiamme del Carmelo scoprono le scomode verità che Israele vorrebbe celare! (2)
La scorsa settimana ci siamo congedati da voi parlando di come il Fondo nazionale ebraico JNF abbia letteralmente "soffocato" sotto foreste di pini artificiosamente impiantati le rovine sgretolate dei villaggi palestinesi demoliti durante la Nakba; dai tempi del suo primo direttore il "quintessenziale sionista-colonialista" (come lo descrive nelle sue opere Ilan Pappe) Yossef Weitz, il Fondo é letteralmente "ossessionato" dall'idea non solo di cancellare dalla terra di Palestina ogni traccia che ricordi la presenza e la Cultura dei suoi legittimi proprietari e abitanti, ma addirittura di "rimodellarne" l'aspetto, nascondendo i caratteri una terra tipicamente mediorientale e arida in una posticcia approssimazione di un panorama nordico europeo.
Gli abeti piantati dal JNF non sono conifere locali, ma sono importate direttamente dal nordamerica: hanno gravi problemi ad attecchire, spesso muoiono nei primi anni post-trapianto e quando si ambientano comunque creano disastri a livello di ecosistema e biodiversità...i loro pollini uccidono i cespugli del sottobosco, i loro aghi si stratificano in cumuli secchi come paglia e infiammabilissimi, nell'atmosfera secca i loro tronchi resinosi prendono fuoco come candele romane e il sedimento di aghi fa loro da esca e acciarino.
E tuttavia l'opera di devastazione biologica, di stupro ambientale, va avanti, prendendo ora di mira il Negev (un deserto! un vero e proprio deserto!), coinvolgendo scombinati e improbabili sponsor come GOD TV, un canale tematico nordamericano popolato di rozzi telepredicatori evangelici, quelli che dicono alle vecchiette e ai fanatici della 'Bible Belt' di inviare donazioni in dollari perché "dio lo vuole", un veicolo per imbonitori quali "Creflo Dollar" (nomen omen) o "Rory & Wendy", personaggi che a stento dovrebbero trovare uno slot in una situation comedy, ma che nell'America che ha smesso di mandare uomini sulla Luna ma legge i 'best seller' di Left Behind e si preoccupa di nominare dog- e cat-sitter per quando il buon dio "rapirà" tutti i veri credenti per portarli con sé in paradiso hanno un seguito e un'influenza preoccupante.
Questo é Israele oggi, uno stato razzista che in nome della sua ideologia segregatoria ed etnocentrica compie disastri ecologici ed é pronto a ripeterli e perpetuarli, visto che già si parla di "riforestare" le pendici del Carmelo che sono state 'pulite' dalle fiamme, riforestarle, ovviamente, con gli stessi pini nordamericani di prima; uno Stato che stringe alleanze con scombiccherati telecristiani che fanno sembrare i battisti dell'800 ragionevoli quanto una illuminata congrega di luterani scandinavi; uno Stato che preferisce cercare inesistenti "piromani arabi" piuttosto che ammettere, perlomeno a se' stesso, che il proprio tentativo di giudaizzare ed europeizzare la terra palestinese, araba e mediorientale, non si regge in piedi, né dal punto di vista storico, né da quello politico e tanto meno da quello ambientale, non importa quanta terra venga occupata nella West Bank e quanta acqua rubata alla Giordania, al Libano e alla Siria.
domenica 12 dicembre 2010
Generalissimo sionista trombato e in attesa di benservito spera in nuovo 'pogrom' su Gaza!
Il generale Gabi Ashkenazi, troglodita in uniforme sulla cui trombatura e figuraccia all'estero ci eravamo soffermati in un precedente post, ha avuto la bella pensata, dopo i pesanti attacchi militari sul ghetto inerme di Gaza che sono costati distruzioni e danni in sé stessi non irreparabili ma molto pesanti per un territorio provato dal quadriennale assedio sionista, di uscirsene con la seguente dichiarazione:
"Potremmo avere bisogno di prepararci per azioni più violente e profonde contro Gaza, il prossimo "round" sarà impegnativo e deve terminare senza che esista alcun dubbio su chi lo abbia vinto, siamo significativamente più forti dei nostri avversari".
"E grazie al..." verrebbe da commentare a questa rodomontata, visto che la parte di Ashkenazi gode di tre miliardi di "regalie" americane all'anno (per la maggior parte spese in costosissimi e finora fallimentari programmi come il sistema "Arrow" e la "Cupola di Ferro"), mentre "gli avversari" sono costretti a riempire tubi di ferro di polvere da sparo e chiodi per rispondere in qualche modo alle incursioni di cacciabombardieri F-16 ed elicotteri Apache.
Tuttavia, nel pensionamento che lo aspetta fra qualche settimana, il pettoruto e tarchiato Ashkenazi avrà modo di rileggersi il testo sacro della sua gente (ammesso che sappia leggere, ma potrebbe trovarne una versione audiobook), specialmente il passo che parla di un certo pastore armato di fionda.
"Potremmo avere bisogno di prepararci per azioni più violente e profonde contro Gaza, il prossimo "round" sarà impegnativo e deve terminare senza che esista alcun dubbio su chi lo abbia vinto, siamo significativamente più forti dei nostri avversari".
"E grazie al..." verrebbe da commentare a questa rodomontata, visto che la parte di Ashkenazi gode di tre miliardi di "regalie" americane all'anno (per la maggior parte spese in costosissimi e finora fallimentari programmi come il sistema "Arrow" e la "Cupola di Ferro"), mentre "gli avversari" sono costretti a riempire tubi di ferro di polvere da sparo e chiodi per rispondere in qualche modo alle incursioni di cacciabombardieri F-16 ed elicotteri Apache.
Tuttavia, nel pensionamento che lo aspetta fra qualche settimana, il pettoruto e tarchiato Ashkenazi avrà modo di rileggersi il testo sacro della sua gente (ammesso che sappia leggere, ma potrebbe trovarne una versione audiobook), specialmente il passo che parla di un certo pastore armato di fionda.
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