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venerdì 12 settembre 2014

IL FDLP a Gaza vuolre "Salvare l'unità nazionale", ma noi ci chiediamo: "Unità nazionale CON CHI?"

Riprendiamo traducendo dall'agenzia stampa palestinese "Ma'an".

Ieri nella Striscia di Gaza si é tenuto un corteo organizzato dal Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina.

Titolo e slogan principale della manifestazione era: "Salvare l'unità nazionale per spezzare l'assedio e ricostruire Gaza".

Secondo il rappresentante del FDLP Saleh Zeidan questi obiettivi (rottura dell'assedio e ricostruzione) sarebbero raggiungibili attraverso l'Unità Nazionale.

Abbiamo alcune domande in merito:

Saleh Zeidan e il FDLP vorrebbero costruire l'unità nazionale con coloro che perseguitano la Resistenza in Cisgiordania, si coordinano con le forze militari sioniste ivi presenti, usano i finanziamenti occidentali per mantenere in piedi le loro reti di corruttela e arricchimento personale, siedono agli squalificatissimi tavoli "di trattativa" coi boia di Gaza?
Perché nessuna "unità nazionale" é possibile con simili elementi semplicemente perché essi hanno ab ovo abdicato a qualunque idea di nazione, di dignità e di diritti del popolo palestinese; essi sono contenti a vivere come ascari, servi e camerieri degli occupanti sionisti, pronti a scattare a ogni loro cenno, concedendo loro sempre di più fino a che l'Ultimo Palestinese verrà scacciato, ucciso o esiliato.

L'FDLP, dopo il tragico errore di aver sostenuto la via della trattativa ai tempi di Madrid e di Oslo aveva parzialmente recuperato un po' della nostra stima rifiutando di smobilitare la sua componente armata (Brigate di Resistenza Nazionale) e anche partecipando all'ultima Guerra di Gaza, tuttavia simili "uscite" non fanno affatto bene alla credibilità di un'organizzazione che ha ancora molto da dimostrare per provare di poter far parte della soluzione del Problema Palestinese e non invece del problema stesso.

venerdì 29 agosto 2014

Le Brigate della Resistenza tengono conferenza congiunta nel quartiere di Shujaya: "La guerra recente ci ha unito sempre più!"

Le Brigate Ezzedine al-Qassam, le Brigate Al-Quds, le Brigate Salah ad-Din, Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, quelle Abu Ali Mustafa, quelle di Resistenza Nazionale, le Brigate al-Husseini  e altri gruppi minori della Resistenza Armata palestinese hanno tenuto una conferenza congiunta a Gaza nel quartiere devastato di Shujaya, che per molti giorni é stato occupato dalle truppe di terra sioniste nel corso dell'ultima guerra.

Tra le macerie dove l'arroganza ebraica é stata abbattuta, calpestata e sepolta dai prodigi di valore dei combattenti palestinesi i rappresentanti delle varie organizzazioni, circondati da una selva di microfoni, reporter, teleoperatori e sostenitori in delirio si sono avvicendati per testimoniare come le ultime settimane di lotta siano servite ad avvicinare tra loro le varie organizzazioni e a rendere più vicino l'obiettivo di un comando congiunto permanente per le operazioni armate contro l'occupazione sionista.

"Non siamo qui a rivendicare questo o quel contributo all'ultima, rifulgente vittoria palestinese, ma per sottolineare il valore dell'Unità Nazionale che deve fornire il suo valido e persistente supporto agli uomini della Resistenza Armata". Ha detto il portavoce ufficiale delle Brigate Qassam, Abu Obeida.

lunedì 12 dicembre 2011

Governo di Unità nazionale in Sudan per far fronte alle minacce sioniste e imperialiste!



A Khartoum, capitale del Sudan sempre sotto attacco da parte della cospirazione internazionale della lobby sionista e dei suoi complici e facilitatori delle arroganti potenze occidentali, un nuovo Governo di unità nazionale ha giurato nella giornata di ieri; i rappresentanti di ben 15 forze politiche, riconoscendo il momento di eccezionale emergenza, hanno messo da parte differenze e divergenze accordandosi su una piattaforma di stretto interesse comune, per far fronte agli attacchi esterni e rafforzare i legami diplomatici, commerciali e militari necessari per preservare libertà e indipendenza della nazione e assorbire le conseguenze del 'vulnus' inflitto con lo smembramento del Sudan meridionale, messo in mano a fantocci di Tel Aviv e di Washington che non riescono nemmeno a mantenere ciò che é stato affidato loro senza farlo sprofondare nella corruzione, nell'arbitrio e nell'instabilità.

"Dopo l'iniqua secessione che abbiamo subito, serviva un nuovo Governo con un nuovo mandato, perché difendesse l'indipendenza e l'autonomia della nostra patria", ha dichiarato il Ministro dell'Informazione Abdullah Ali Masar. "Nonostante le offerte di cooperazione inviate a Giuba, il Sud Sudan si é mostrato incredibilmente ostile e negativo verso di esse". Ma non deve affatto stupire, visto che il Sud Sudan, nei piani dello Stato Maggiore sionista che risalgono agli anni '50, deve servire come base di aggressione e destabilizzazione verso l'intera area araba e soprattutto verso l'Egitto.

Nonostante l'enorme ricchezza petrolifera di cui dispone (risultato dell'iniqua partizione tutta mirata a favore del crudele dittatore Salva Kiir e a danno di Khartoum) il Sud Sudan é uno degli stati più sottosviluppati d'Africa, dove un bambino ogni sette muore prima di aver compiuto cinque anni, per banalissime affezioni come dirarrea, morbillo e simili.

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venerdì 1 aprile 2011

I Palestinesi celebrano la memoria dei caduti del 1976, ribadiscono necessità di una Resistenza unificata


In tutta la Palestina, manifestazioni, marce e altri eventi si sono succeduti per celebrare il 35esimo anniversario della strage compiuta dalle forze israeliane di occupazione quando, nel 1976 i Palestinesi organizzarono uno sciopero generale e una massiccia manifestazione per opporsi ai continui sequestri di terra da dedicare alla costruzione di insediamenti ebraici illegali.

A Gaza, punto focale delle manifestazioni é stata la via intitolata a Salah-ad-din, il grande condottiero musulmano che liberò la Palestina dalle forze occupanti dei crociati, potente icona di ispirazione per quanti oggi resistono alle angherie israeliane e ai violenti tentativi di giudaizzazione forzata di terre che sono sempre appartenute ai Palestinesi.

Il Dottor Ahmed Bar, primo Vice-Segretario del Consiglio legislativo palestinese, ha confermato che la dedizione del popolo di Palestina alla sua terra si é sempre mantenuta costante e forma la pietra angolare su cui verrà costruito e realizzato un futuro di riscatto e liberazione.

Bahr ha sottolineato la necessità di porre fine alle divisioni interne del fronte nazionale palestinese, raggruppando quanti abbiano seriamente intenzione di portare avanti un programma di Resistenza e costruzione di un'alternativa credibile a un 'processo di pace' ormai screditato a ogni livello.

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sabato 12 marzo 2011

Decine di migliaia di Palestinesi marciano a Gaza domandando il ritrovamento dell'Unità nazionale!


Decine e decine di migliaia di persone hanno preso parte alla manifestazione indetta dalle fazioni della Resistenza con l'obiettivo di dare un segnale forte e chiaro per la fine della frattura del fronte politico palestinese e la ricostituzione di una piattaforma di lotta e opposizione alle politiche di aggressione contro Gaza e la Cisgiordania portate avanti dallo Stato ebraico.

Incolonnandosi in un lunghissimo "serpente" di folla i dimostranti si sono diretti verso la sede del Consiglio legislativo palestinese inalberando cartelli e srotolando striscioni che domandavano senza mezzi termini la ricomposizione dell'unità nazionale, la fine del regime di assedio; tutti i partecipanti sventolavano solo e soltanto bandiere nazionali palestinesi, senza simboli di partito o di fazione.

Componenti di Hamas, del PFLP, della Jihad islamica, dei Comitati di Resistenza popolare, degli Ahrar, del DFLP e del PFLP-GC hanno marciato fianco a fianco, stringendosi la mano, dirigenti e semplici militanti. Un oratore ha declamato quindi il manifesto ufficiale della marcia, affermando che il popolo palestinese rimarrà saldo e risoluto e proseguirà lungo il sentiero della lotta, senza che assedi, bombardamenti, attacchi o altre angherie possano intimorirlo o dissuaderlo dal perseguire i propri Diritti e le proprie rivendicazioni.

Gaza e la Cisgiordania, seppur diversamente, sono sottoposte agli attacchi coordinati dallo stesso nemico e l'unico modo di affrontarli é sventarli é quello di cementare la volontà politica di tutti i palestinesi, di Gaza, Rafah, Khan Younis, Ramallah, Betlemme, Gerusalemme, Nablus, Al-Khalil; per questo la democrazia é un requisito fondamentale e irrinunciabile e deve necessariamente prevalere a ogni livello, distrettuale, municipale e legislativo, in modo che la volontà popolare, chiaramente e regolarmente espressa, informi ogni atto di lotta e ogni passo verso la riconquista dei Diritti nazionali.

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mercoledì 23 febbraio 2011

Hamas mette in guardia Abu Mazen: "Se vuoi riconciliarti smetti di perseguitare i nostri uomini in Cisgiordania!"


Il Movimento di Resistenza musulmano Hamas, oggetto di parecchi approcci riconciliatori provenienti da rappresentanti della fazione Fatah dopo che la "strategia ONU" portata avanti da Abu Mazen e soci per tanti mesi si é rivelata un totale e umiliante fallimento, ha messo in chiaro per bocca di un suo autorevole leader che qualunque spinta per la ricostruzione dell'unità nazionale palestinese deve essere preceduta da un'assunzione di responsabilità per la sua rottura e da concreti e pratici gesti di buona volontà.

Sami Abu Zhuri, estensore dell'ammonimento, ha articolato che, qualora unicamente motivati dalla perdita di prestigio della fazione di Mahmud Abbas e del suo cosiddetto 'governo di Ramallah', tutti i possibili tentativi di dialogo non avrebbero alcuna speranza di successo, visto che gli indirizzi politici di Hamas non sono dettati dalla popolarità o dalla convenienza, ma da una seria analisi di cosa sia meglio per il popolo palestinese e per l'affermazione dei suoi diritti.

"Non ha senso chiedere una riconciliazione quando membri e simpatizzanti di Hamas in Cisgiordania sono ancora imprigionati e torturati nelle galere di Fatah", ha puntualizzato Zuhri, spiegando poi come la fine di ogni operazione persecutoria contro la gente di Hamas in Cisgiordania rappresenti la "chiave di volta" di un effettiva ricomposizione della frattura consumatasi nel 2007 quando, nel tentativo di rovesciare con la violenza il risultato delle libere e democratiche elezioni palestinesi la fazione di Mahmud Abbas tentò un maldestro Colpo di Stato contro il Consiglio legislativo uscito dalle urne (nel quale Hamas aveva la maggioranza assoluta) e il Governo che esso legittimamente aveva espresso.

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venerdì 11 febbraio 2011

Hamas: "Le 'elezioni' indette da Fatah non avranno alcun valore o significato"



Il Movimento musulmano di Resistenza Hamas ha rinnovato il proprio netto e totale rifiuto di qualunque ipotesi elettorale non preceduta da una saldatura dell'unità nazionale palestinese, perdutasi a causa del tentativo di Fatah di rovesciare con la forza gli equilibri politici,volti a suo sfavore con l'esito delle regolari elezioni politiche del 2006.

"Una decisione unilaterale in tal senso", ha affermato da Gaza un portavoce della Resistenza, "si risolverebbe unicamente in un vantaggio per Israele e in un vulnus e un danno all'interesse nazionale palestinese, già gravemente messo alla prova dal contegno collaborazionista e servile assunto dalla fazione Fatah in Cisgiordania".

"Il tentativo di organizzare delle presunte elezioni sotto la minaccia degli apparati repressivi di Fatah dimostra come il potere di Mahmud Abbas e del suo 'primo ministro' Fayyad si regga unicamente sulle baionette, un regno di terrore che viene alimentato col denaro straniero che fluisce dalle casse dei 'paesi donatori' ai conti corrente e alle cassette di sicurezza dei boiardi della cosiddetta Anp, senza beneficiare per nulla il popolo sottoposto alle persecuzioni sioniste e alle angherie della gendarmeria indigena di Ramallah".
Da quando Fatah ha preso in mano la Cisgiordania l'unica cosa che é migliorata o incrementata é il ritmo e la frequenza con cui militanti e sostenitori di Hamas vengono rapiti e torturati, come mostra questo sconvolgente video.
"Lo scandalo dei documenti segreti rivelati da Al-Jazeera ha reso pubblico ed evidente a tutti quanto i militanti della Resistenza e i sostenitori sinceri della Causa palestinese sospettavano ormai da molto tempo: Abbas e i suoi complici sono interessati solamente nella saldezza delle loro poltrone e nel continuo afflusso di denaro straniero per loro personale beneficio, a questi obiettivi sarebbero in grado di sacrificare ogni cosa, ivi compresi i diritti di tutti i Palestinesi del 1948, della Nakba, dell'occupazione e della Diaspora; il tentativo di imbastire un'impostura elettorale dovrebbe servire da specchietto per le allodole, ma non é altro che un maldestro tentativo di mascherare la stagnazione di ogni processo 'negoziale' e l'abiezione morale di coloro che si sono abituati ad esercitare il Potere per il Potere, senza alcuna considerazione o preoccupazione per le istanze e le necessità del Popolo".

Hamas ha invitato Abu Mazen e il suo 'premier' a riconsiderare la cosa e ad allentare la morsa dell'oppressione sui cittadini cisgiordani, in caso contrario, si legge nel comunicato, entrambe i leader, insieme a tutti i loro sodali e alleati, saranno prima o poi chiamati a rendere conto delle loro azioni di fronte alla Giustizia umana, divina e della Storia.