venerdì 30 dicembre 2011

La Marina sionazista attacca "Oliva", la barca battezzata da Vittorio Arrigoni che protegge i pescatori di Gaza!


Un vascello militare sionista ha deliberatamente speronato la "Oliva", l'imbarcazione degli osservatori internazionali, battezzata dallo stesso Vittorio Arrigoni, che nelle acque antistanti Gaza compie opera di protezione e interposizione nei confronti dei pescatori palestinesi perseguitati e aggrediti dalla marina del regime ebraico.

"Oliva" era condotta da un equipaggio di osservatori italiani e, grazie alle incoscienti azioni dei militari sionisti, poco é mancato che il nostro paese pagasse di nuovo un tributo di sangue allo scopo di proteggere e difendere la popolazione del ghetto di Gaza dagli abusi israeliani. Se questo non é accaduto lo si deve solo alla perizia e al senso di responsabilità dell'equipaggio italiano.

"La Marina israeliana ha iniziato a fare caroselli attorno alla 'Oliva'", racconta Rosa Schiano, una delle attiviste italiane; "I pescatori palestinesi ne hanno approfittato per disingaggiarsi, ma noi siamo rimasti bloccati a causa di un problema al motore, gli Israeliani hanno visto che eravamo in panne e che il nostro Capitano tentava di farci ripartire, ma questo non li ha fermati dall'attaccarci".


"Quando erano a pochi metri da noi hanno messo i motori al massimo, apposta, creando un'onda che ci ha quasi ribaltato, facendo cadere il Capitano in acqua, e causandogli una ferita alla gamba". "Le loro intenzioni erano omicide", aggiunge Daniela Riva, altra componente dell'equipaggio italiano, "sapevano benissimo il pericolo cui ci stavano esponendo e lo hanno fatto apposta". L'incidente ha avuto luogo bene addentro il limite di tre miglia arbitrariamente imposto al naviglio da pesca palestinese dall'occupazione sionista, confermando che lo scopo di Israele é impedire ogni attività di pesca per meglio affamare la Striscia di Gaza.
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Gli eroici artificieri siriani disinnescano tre bombe ad Homs; arsenale terroristico scoperto e sequestrato insieme a stupefacenti!


Un nuovo grande successo delle forze dell'ordine siriane ha consentito loro di individuare per tempo e disinnescare ben tre ordigni esplosivi piazzati da terroristi al servizio di Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti nel popoloso settore residenziale di Bustan al-Diwan, prima che la loro esplosione potesse causare un disastro simile a quello che ha colpito Damasco uccidendo tra le cinquanta e le sessanta persone.

L'Agenzia di stampa ufficiale SANA ha rivelato che le bombe "molto sofisticate e pronte a brillare con un innesco a distanza" mostrano tutti i tratti distintivi della manifattura dei fanatici wahabiti, addestrati in passato dalla stessa CIA, e attualmente usati in Siria nel tentativo di far precipitare il paese nel caos per giustificare un "umanitario" intervento della NATO, che la composta e fedele reazione degli apparati statali e della popolazione civile ha cotantemente e regolarmente respinto e rigettato da marzo scorso fino ad oggi, costringendo i provocatori infiltrati e i loro fiancheggiatori fondamentalisti a ricorrere ad atti sempre più feroci e insensati, come gli attacchi casuali alla cittadinanza residente.

Nel corso della giornata altre operazioni di sicurezza hanno portato alla scoperta di un notevole arsenale clandestino di fucili di precisione, kalashnikov di vari modelli, munizioni perforanti e incendiarie, granate, esplosivi e diversi tipi di stupefacenti, di cui evidentemente i tagliagole terroristi fanno ampio uso per sopportare i sensi di colpa delle loro azioni.
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giovedì 29 dicembre 2011

Haniyeh lasciato l'Egitto sbarca in Sudan e viene ricevuto con tutti gli onori!


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh dopo aver lasciato l'Egitto é sbarcato in Sudan, dove trascorrerà alcuni giorni prendendo parte a una conferenza internazionale sul problema dell'aggressione sionista a Gerusalemme.

Gradito ospite, Haniyeh é stato ricevuto all'aeroporto internazionale di Khartoum dal consigliere del Presidente, Ibrahim Ahmed Omer (foto sopra), dal Ministro dell'Informazione e da altri dignitari del nuovo Governo di unità nazionale.

Nel corso di una prima conferenza stampa, tenuta proprio nei locali dello scalo aeroportuale, Haniyeg ha dichiarato la sua felicità per il fatto di essere di nuovo in Sudan, paese che, nonostante abbia molto sofferto per le trame e le aggressioni sioniste e imperialiste in questi ultimi anni, non si é mai tirato indietro dal sostenere con le parole e con i fatti la lotta del popolo di Palestina.

Anticipando alcuni dei temi del suo prossimo intervento alla conferenza, Haniyeh non ha trascurato di mettere in guardia il mondo arabo, musulmano e la comunità internazionale dai rischi a cui l'incessante campagna di persecuzione etnica e giudeizzazione forzata sottopongono la città di Gerusalemme.
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I militari sionazisti "festeggiano" il terzo anniversario di Piombo Fuso uccidendo un civile palestinese a Jabaliya!


Abdullah al-Talban non era altri se non un civile palestinese abitante della Striscia di Gaza, non era coinvolto in nessuna fazione politica, né militava nella Resistenza armata. Eppure, per il solo fatto di percorrere in moto la zona di Dowar Abu Shark, tra via Saftawi e Jabaliya nella notte tra martedì e mercoledì si é trasformato nel bersaglio 'ideale' per un missile sionista, che lo ha straziato e ucciso.

L'attacco, proditorio e insensato come tutti i bombardamenti dell'occupazione ebraica sul ghetto assediato di Gaza, é caduto proprio durante l'anniversario del terzo anno del brutale, violentissimo "pogrom" militare contro la Striscia, iniziato durante le festività natalizie del 2008 e conclusosi nel gennaio 2009. Durante le settimane di ferocissimi bombardamenti contro la popolazione civile, che nelle intenzioni dell'Alto Comando sionista dovevano terrorizzare la popolazione tanto da farle abbandonare qualunque volontà di Resistenza, oltre 1400 uomini, donne e bambini vennero uccisi da Israele.

Il corpo di Abdullah al-Talban é stato trasportato e composto all'ospedale Kamal Adwan, presso Beit Lahiya, nel Nord di Gaza, i suoi funerali si sono tenuti nella giornata di ieri.

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Osservatori della Lega Araba sgonfiano le "palle" di Mentana e Mineo: "A Homs né stragi né rivolte: atmosfera del tutto rassicurante!"


Falliti i "colpi di mano" diplomatici all'ONU e alla Lega Araba, incassata la solidarietà (verbale e sostanziale) di Russia, Cina, Brasile, Iran, Irak e Libano la Siria é riuscita, grazie agli sforzi e ai sacrifici dell'Esercito e delle Forze di sicurezza, grazie alla fedeltà, alla disciplina del popolo, ad affrontare e debellare quasi totalmente le aggressioni terroriste dei tagliagole finanziati da Usa, Israele ed Arabia Saudita ed aiutati anche da alcuni ambienti e settori del Governo e delle Forze armate turche. Nemmeno i ciechi e crudeli attacchi con autobombe che hanno colpito Damasco sono riusciti a far vacillare l'intesa e la determinazione che uniscono il Governo del Presidente Assad con la gente comune.

Negoziato con la Lega Araba un accordo per l'invio di osservatori più equanime e sensato della "resa incondizionata" che Sauditi, Qatariani e altri corrotti monarchi del petrolio avrebbero voluto imporre a Damasco poco più di un mese fa gli inviati (circa una cinquantina) hanno raggiunto il paese da ormai un paio di giorni e, fin dal momento del loro arrivo, non hanno risparmiato lodi e apprezzamento per l'operato di Assad e del suo Esecutivo, che non solo ha lasciato loro la più grande libertà di movimento, ma ha anche fatto coincidere col loro arrivo la liberazione di alcune dozzine di prigionieri che, fermati durante i torbidi causati da provocatori e terroristi, sono risultati completamente estranei ai fatti.

Visitata nella giornata di ieri la città di Homs, che la fanfara propagandistica dell'imperialismo asservita a Washington e Tel Aviv voleva teatro di "rivolte popolari" e di "sanguinarie repressioni" la delegazione guidata dal Generale sudanese Mohamed Ahmed Moustafa al-Dabi ha dichiarato, per bocca di quest'ultimo: "La situazione a Homs é del tutto rassicurante, ovviamente, abbiamo visto alcuni luoghi in cui le condizioni erano meno che ideali ma di certo non abbiamo verificato nulla di spaventoso, nulla che corrispondesse alle cronache di scontri, di stragi che sentivamo prima del nostro arrivo in Siria".

Chissà come si staranno dolendo, di questo pacato e tranquillizzante comunicato, i caporioni dell'Hasbara antisiriana nei media italiani: i Mineo, i Mentana, i Colombo, i De Benedetti-sionisti perfetti, che per settimane, anzi, per INTERI MESI hanno gonfiato la testa dei loro lettori/ascoltatori con storie di tregenda a proposito della 'rivolta popolare' e delle 'stragi di Assad', cercando di istigare l'opinione pubblica italiana contro il Governo siriano e contro l'Asse della Resistenza.

Per fortuna, come spesso accade, la verità infine trionfa!
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mercoledì 28 dicembre 2011

Termina la "tre giorni" della delegazione russa nel ghetto di Gaza, per toccare con mano gli effetti della catastrofe sanitaria!


Si conclude nella giornata di oggi la visita della delegazione russa guidata da Shamil Sultanov che aveva preso il via tre giorni fa, nel giorno di Natale, con lo scopo di esaminare lo stato delle strutture sanitarie e delle scorte farmaceutiche del ghetto palestinese assediato onde stilare un completo e dettagliato rapporto sull'emergenza umanitaria che rischia di condannare centinaia di feriti gravi e malati cronici palestinesi a morte certa se il blocco sionazista, triste riedizione del Ghetto di Varsavia e dell'Assedio di Leningrado non verrà sollevato il prima possibile.

Il Dottor Midhat Abbas, direttore sanitario dell'Ospedale Al-Shifa, ha accompagnato Sultanov e compagni in una approfondita visita della struttura, informando i suoi ospiti dei molteplici problemi incontrati dai pazienti che portano molti di essi a cercare cure in Egitto, perlomeno adesso che é consentito loro di attraversare il confine a Rafah; ma molti, anziani o troppo gravi per essere spostati, rimangono in balia delle ubbìe di Tel Aviv.

I visitatori russi sono anche stati informati dell'influenza sul settore sanitario dei continui black-out elettrici, che a volte durano anche otto o dodici ore e che costringono tutte le cliniche e gli ospedali a dotarsi di costosi e inquinanti gruppi elettrogeni a combustibile per far fronte alle necessità dei reparti di rianimazione, delle incubatrici e di altre apparecchiature salvavita che da un momento all'altroe potrebbero cessare di funzionare.

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Inizia in Iran il processo a una delle spie della CIA recentemente arrestate!


Una corte di giustizia della Repubblica Islamica ha dato inizio ieri al procedimento contro un cittadino americano arrestato nel corso dell'ultima operazione contro le strutture e gli operativi della CIA in Iran e accusato di aver tentato di infiltrare la comunità di intelligence di Teheran. Amir Mirzaei Hekmati, nativo dell'Arizona di origini mediorientali si era arruolato nei Marines dopo avere ottenuto il diploma alla 'high school' e quindi era stato trasferito in Afghanistan (Bagram) dove aveva servito principalmente come interprete e traduttore dal Farsi.

Nel 2009, poco prima del congedo, aveva ricevuto l'offerta dalla "Compagnia" di Langley per entrare in Iran e cercare di avvicinare alcuni rappresentanti dei servizi segreti iraniani offrendo loro informazioni sullo schieramento Usa in Afghanistan dietro pagamento; lo scopo della missione, tuttavia, non sarebbe stato quello di passare informazioni sbagliate agli Iraniani, bensì quello di ottenere una qualche prova dell'avvenuta transazione monetaria con loro, che Hekmati avrebbe dovuto diligentemente spedire ai propri 'controllori' una volta ottenutala.

Gli ufficiali iraniani, però, vedendo attraverso la 'cortina di fumo' sparsa dalla CIA, finsero solo di accettare l'accordo, catturando l'agente straniero nel momento in cui questi si aspettava di ricevere il 'pagamento'. E' convinzione del controspionaggio di Teheran che la CIA intendesse usare la 'ricevuta' che Hekmati doveva fornirle come 'prova' in qualche complotto contro l'Iran, forse in seguito a un auto-attentato che essa aveva intenzione di compiere in Afghanistan contro le forze di occupazione NATO e di cui avrebbe invece cercato di incolpare (sulla base della 'ricevuta') proprio Teheran.
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Incredibile dichiarazione di Eliezer: "L'Egitto deve restituirci le tangenti che abbiamo dato ai Mubarak!"


Binyamin Ben-Eliezer, rappresentante del partito 'laburista' del regime dell'apartheid ha dichiarato, apparentemente senza la menoma traccia d'ironia, che l'Egitto dovrebbe 'restituire' a Tel Aviv le ingenti "mazzette" versate a membri della famiglia Mubarak negli anni passati onde "modificare" in senso filosionista i materiali educativi usati nella scuola dell'obbligo egiziana.

Il regime ebraico infatti "allo scopo di ridurre le tensioni col Cairo", aveva chiesto che i testi di Storia in uso in Egitto "fossero modificati in maniera da dare più spazio e risalto alle 'grandi sofferenze' patite dagli Ebrei attraverso i secoli, 'con particolare risalto dato alle persecuzioni subite durante il Nazismo' e, contemporaneamente, sminuendo o sorvolando sui torti e sulle violenze inflitte ai Palestinesi durante gli ultimi cento anni.

Ora, siccome lo Stato ebraico ha attaccato l'Egitto a tradimento non una, ma ben due volte (nel 1956 e nel 1967), non sappiamo se le intenzioni di Ben Eliezer e soci includessero una 'riscrittura' o magari una omissione tout court anche di quei vergognosi episodi, ma, anche se non si fossero spinte a tanto, evidentemente il tentativo "orwelliano" di modifica del passato rimaneva comunque tanto enorme da giustificare un consistente esborso di fondi neri nei confronti della famiglia Mubarak.

L'esborso, che sarebbe arrivato a una cifra attorno ai 300 milioni di dollari, sarebbe stato effettuato principalmente nei confronti della First Lady Suzanne Mubarak che durante il periodo di potere del marito si occupava appunto di educazione e politiche sociali.
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