domenica 15 luglio 2012

Dopo quaranta mesi di 'detenzione amministrativa' finalmente verrà liberato Adnan Asfur!

Detenuto illegalmente dal marzo del 2009 senza che in questi tre anni e quattro mesi i suoi rapitori (perché di sequestro vero e proprio si é trattato) siano riusciti anche solo per un momento a elevare contro di lui una qualsivoglia accusa, il leader di Hamas Adnan Asfur verrà liberato oggi dalle galere dell'occupazione ebraica, in una nuova, piccola ma importante vittoria per la liberazione totale e definitiva di tutti i detenuti politici.

Considerato il "decano" dei cosiddetti 'prigionieri in detenzione amministrativa' (l'aborto giuridico che permette al regime sionista di tenere in prigione i Palestinesi in totale e flagrante violazione delle più basilari norme di Diritto) il nativo di Nablus é rimasto in questo stato per 40 mesi, durante i quali é stato tenuto in condizioni di negligenza spaventose considerando il fatto che soffre di alcune patologie croniche che avrebbero richiesto monitoraggio e terapie continue.

Asfur ha partecipato al recente sciopero della fame di massa conclusosi con la capitolazione delle autorità sioniste che non potevano permettersi una moria di massa di prigionieri, accettando quindi di non rinnovare la misura di detenzione amministrativa a coloro che la stavano subendo, tra cui, appunto, anche il 'decano' Adnan Asfur.
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Comandante marina Usa dichiara: "Impossibile tracciare i mini-sommergibili iraniani nelle acque del Golfo!"

Un ex-comandante della Marina statunitense, che in carriera é stato anche dislocato presso la Quinta Flotta di base nel Golfo Persico ha dichiarato, nel corso di una intervista rilasciata recentemente, che il crescente numero di micro-sommergibili a disposizione dell'IRIN costituisce un 'grave problema' per le forze navali americane i cui strumenti di rilevamento antisom "non sono calibrati" per individuare e tracciare quel genere di vascello, specialmente in acque basse.
Ha dichiarato Christopher Harmer: "Tutti gli apparati antisom della Marina Americana sono stati sviluppati al tempo della corsa agli armamenti tra USA e URSS e sono, in un certo senso, figli del loro tempo: sonar, boe acustiche, sensori infrarossi FLIR, detettori di anomalie magnetiche MAD, sono studiati per rilevare le tracce lasciate da massicci vascelli sottomarini come potevano essere i 'Delta', i 'Tifone' e gli 'Akula' russi; piccoli sommergibili come i 'Ghadir' iraniani semplicemente lasciano tracce troppo flebili e confondibili con quelle di banchi di pesci, cetacei e fenomeni naturali".
"Inoltre, se in acque ben profonde come ad esempio quelle che circondano la Korea é marginalmente più facile identificare anche un piccolo sommergibile 'midget' (come ad esempio quelli impiegati dalla Marina di Pyongyang) in acque basse e bassissime come quelle del Golfo Persico i segnali rimbalzano di continuo, confondendosi gli uni con gli altri e creando un cacofonico 'rumore di fondo' che complica ulteriormente la questione". Sono almeno 19 i 'Ghadir' attualmente in servizio nell'IRIN, la prima unità é stata varata a novembre 2007 e l'ultima, apparentemente, a febbraio 2012.
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sabato 14 luglio 2012

Dahiyeh "Fenice" del Libano: dove le bombe di Sion uccisero innocenti oggi risorgono case e vita!

La "Dottrina Dahyieh" é quella 'strategia' delle forze armate sioniste secondo la quale sarebbe possibile 'piegare' i Movimenti popolari di Resistenza (come Hezbollah e Hamas) prendendo VOLONTARIAMENTE di mira con artiglierie e bombardamenti le infrastrutture civili, per causare gravi perdite e sofferenze alle popolazioni civili e mettere quindi queste contro i partiti e le fazioni della Resistenza popolare.
Le immagini in bianco e nero mostrano con quanta sadica ferocia veramente fascista e nazista i generali di Sion abbiano applicato tale 'dottrina' nel corso della loro ultima guerra di sei anni fa contro il Libano, colpendo il sobborgo meridionale di Beirut che ha dato poi il nome a questa disumana 'strategia'
Le immagini a colori mostrano invece come, a sei anni di distanza da quella dimostrazione di ferocia insensata, che rivaleggia col bombardamento franchista di Guernica i palazzi di appartamenti, i negozi, i campi giochi e i centri sportivi siano stati ordinatamente e laboriosamente ricostruiti e come, a ricordo delle sofferenze passate ma anche della grande vittoria a esse seguita, dai balconi e dalle finestre, a memento e memoria, pendano i vessilli della Resistenza sciita e i ritratti del suo leader Hassan Nasrallah.
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I Presidenti d'Egitto e Tunisia, Mursi e Marzouki, dichiarano a una voce: "Sostegno totale alla Causa e ai Diritti palestinesi!"

In una conferenza stampa congiunta che la cronaca ricorderà come uno degli eventi-chiave del dispiegamento delle forze democratiche scatenata nel Nordafrica arabo e musulmano dalla dirompente carica rinnovatrice della "Primavera Araba" i neo-presidente egiziano (Mohammed Mursi, esponente del Partito di Libertà e Giustizia della Fratellanza Musulmana) e il suo collega di poco più anziano di carica, il tunisino Morcef Marzouki del Congresso per la Repubblica (formazione più laica ma altrettanto dedita all'ideale della Democrazia e della Libertà di scelta politica) hanno dichiarato fianco a fianco la loro dedizione al sostegno della Causa palestinese.
Mursi ha messo bene in chiaro che non é intenzione sua o della sua amministrazione entrare nel merito della politica interna palestinese sostenendo questa o quella fazione o partito ma in maniera altrettanto esplicita e netta ha fatto capire che la sua determinazione a sostenere il Diritto palestinese all'autodeterminazione, alla Democrazia e a un proprio Stato dove esercitarla libertamente sarà totale.
Marzouki, da parte sua, ha detto come già in precedenti occasioni che la Tunisia é unita e solidale con la Palestina e i Palestinesi e che cercherà in tutti i modi di spingere avanti il processo di riavvicinamento e ricomposizione politica tra Hamas e Fatah, strada privilegiata per portare avanti una piattaforma di rivendicazioni unitaria e omogenea. Marzouki si trovava al Cairo impegnato in una due giorni di visita ufficiale all'Egitto.
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Mishaal e la delegazione di Hamas lasciano Tunisi e raggiungono il Marocco per incontrare il Premier Keiran!

Dopo avere presenziato allo storico Nono Congresso del Movimento del Rinascimento Musulmano (Ennahda) a Tunisi, il primo da trent'anni a questa parte a tenersi effettivamente nel paese nordafricano, la delegazione di alto livello del Movimento di Resistenza palestinese Hamas, guidata dal Segretario del Politburo Khaled Mishaal in persona si é mossa ulteriormente verso Ovest, sbarcando a Rabat, capitale del Marocco.
Mishaal e colleghi hanno così risposto all'invito ricevuto dal premier islamista marocchino Abdulilah ben Keiran, salito al potere dopo le ultime elezioni dove le forze musulmane riformatrici hanno inflitto una durissima sconfitta ai partiti monarchici. Il Segretario di Hamas incontrerà tanto il Premier Keiran quanto gli altri vertici dell'amministrazione statale e del partito islamista "Giustizia e Sviluppo", non sono invece previsti incontri con i rappresentanti della dinastia reale.
In Tunisia Mishaal ha discusso a lungo con il Primo Ministro di Ennahda Hamadi Jebali, a capo del Governo di transizione e con il Presidente dell'Assemblea Costituente Mansour Ben Jafaar, intrattenendosi a lungo sugli sviluppi della situazione politica palestinese, sugli ostacoli incontrati dal processo di riconciliazione con Fatah e sui recenti avvenimenti politici nel Mondo Arabo e musulmano. Con ogni probabilità questi saranno gli stessi argomenti affrontati anche con i suoi interlocutori marocchini.
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Massicce proteste nelle province sciite del Golfo Persico contro l'arresto dello Sceicco Al-Nimr!

Continuano le proteste nell'Est dell'Arabia Saudita, dove si concentra la minoranza sciita dei sudditi di Riyadh; nella città di Qatif decine di migliaia di persone hanno sfidato gli editti e il coprifuoco della monarchia per domandare a voce alta e forte l'immediato rilascio dello Sceicco Nimr al-Nimr, voce e simbolo della montante richiesta di riforme e democratizzazione della vita pubblica, nonché di una più equa distribuzione dei proventi petroliferi (la maggior parte dei giacimenti sauditi si trova infatti nelle province costiere orientali).
La tensione é tornata alle stelle dopo mesi di relativa calma quando, istigati dagli esponenti del wahabismo più retrivo e ottuso, gli sbirri di Re Saoud hanno aperto il fuoco sull'auto dello Sceicco Nimr, lo hanno ferito e subito dopo lo hanno arrestato mettendolo in "Incommunicado": anche adesso a giorni dalla sua scomparsa, il fratello Mohammad al-Nimr non sa se egli si trovi ancora nell'Est o sia stato trasferito in un ospedale-prigione della capitale Riyadh.
Tre persone sono state finora uccise durante proteste per la sua liberazione e numerose altre dozzine ferite, arrestate e quindi torturate. E' dal febbraio 2011 che, sull'onda del Risveglio Islamico e delle proteste della 'Primavera Araba' gli sciiti del Regno saudita hanno iniziato a protestare (a Qatif e Awamiyah specialmente, ma anche in altri centri della costa orientale), chiedendo il pronto rilascio di tutti i prigionieri politici, libertà di assemblea, associazione ed espressione e la fine delle discriminazioni economiche, sociali, religiose contro la propria gente.
AGGIORNAMENTO (H 12:29) - Ci raggiunge ora la notizia che un manifestante sciita appena 18enne di nome Abdallah Ja’far al-Ojami é stato trucidato dagli sbirri di Re Saoud nella cittadina orientale di Awamiyah durante un nuovo round di proteste pubbliche. Sale così a quattro morti il bilancio temporaneo delle vittime fatte dalla dinastia saudita dopo il rapimento dello Sceicco Al-Nimr
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Campagna di cartelloni filopalestinesi fa breccia nella Metro di New York!

Uno non potrebbe forse immaginare una metropoli 'occidentale' più contaminata dal virus filosionista della 'lobby a sei punte' più profondamente e radicalmente di New York. Nella 'Grande Mela' a causa della pervasività dell'influenza sionista é praticamente impossibile concorrere a una qualunque carica pubblica se non si é sostenuti dalla potente lobby filoisraeliana: lo sa benissimo la 'Strega dell'Ovest' Madame Hillary Clinton che, pur essendo nata a Chicago e avere vissuto nel profondo Arkansas dove il marito era Governatore é andata a farsi eleggere senatrice a New York, dove poteva godere dell'appoggio dei 'grandi elettori' dell'AIPAC e di altre simili associazioni (che avevano sostenuto suo marito in odio a Bush Sr che aveva 'costretto' Israele a sedere alle conferenze di Madrid e Oslo).
Eppure, anche in questa roccaforte del filosionismo, voci e segnali di dissenso e di contro-informazione iniziano a farsi sentire, a moltiplicarsi e a rafforzarsi, nonostante la devastante potenza di fuoco mediatica dei padroni dei giornali, delle televisioni, di Wall Street, del Dipartimento di Stato e della stessa Casa Bianca con inquilino nero. Numerose stazioni della metro di New York, che tutti abbiamo imparato a conoscere attraverso film e sceneggiati televisivi negli ultimi giorni hanno iniziato a ospitare cartelloni corredati dalle mappe progressive dell'estensione cancerosa dell'occupazione sionista della Palestina, dal 1946 al 2010.
Le didascalie abbinate alle immagini chiariscono agli osservatori che a causa dell'occupazione ebraica "attualmente 4 milioni e 700mila Palestinesi sono considerati profughi dalle Nazioni Unite". La campagna di informazione, finanziata dal magnate Henry Clifford, intende, nelle parole stesse del suo sponsor: "Chiarire al pubblico newyorchese che il Popolo di Palestina ha perso la maggior parte della propria patria, come mostrato dalle mappe successive e che, essendo tutto il Medio Oriente 'contagiato' dagli effetti di questa ingiustizia, é solamente necessario e auspicabile informare il pubblico americano sulla realtà delle cose".

Nonostante le proteste di numerose associazioni filosioniste l'Autorità della Metro di New York ha dichiarato che i cartelloni non violano alcuna delle norme o delle direttive per le affissioni pubblicitarie e rimarranno esposti per tutto il tempo pattuito con la committenza della campagna.
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venerdì 13 luglio 2012

Le forze armate di Assad interrompono un massacro nel villaggio di Al-Treimsah ed eliminano alcune decine di terroristi wahabiti!

Chi scrive, vergando queste righe, non può nascondere di essere preda di sentimenti profondamente contrastanti: il più recente capitolo della strenua, eroica, tenace resistenza della Repubblica Araba di Siria contro gli scherani qaedisti del complotto israelo-americano per rovesciare il Presidente Assad con la violenza cieca e il terrore indiscriminato contro la popolazione civile, infatti, pur essendosi risolto in una nuova vittoria per le armi di Damasco e una grave sconfitta per i wahabiti foraggiati da sauditi, qatarioti e turchi, ha portato seco un grave prezzo di sangue innocente, che i criminali sono riusciti a spargere prima di venire colpiti dalla giusta vendetta.

Teatro della vicenda é stato il villaggio di Al-Treimsah, nei dintorni della città di Hama, che nella giornata di ieri é stato investito dalla furia dei terroristi di Al-Qaeda, fattisi (non si sa quanto consapevolmente) mercenari della CIA e del Mossad, che si sono abbandonati a un'orgia di sangue, incendi, devastazioni e saccheggi. Il fatto che Al-Treimsah si trovi vicino Hama la dice lunga su quanto isolati e rifiutati dalla popolazione civile, in stragrande maggioranza fedele al Presidente Assad, siano i terroristi stranieri: Hama, per via di un remoto tentativo di insurrezione prontamente stroncato dall'Esercito nei decenni scorsi, viene spesso presentata dai mendaci media imperialisti come 'centro' di una ipotetica 'ribellione contro Assad' ma in realtà i suoi abitanti odiano e rifiutano di unirsi ai terroristi e di aiutarli nei loro scopi, per questo vengono trucidati e fatti segno della loro selvaggia violenza.
Abu Arif al-Khaled, sopravvissuto all'attacco wahabita, ha dichiarato ai microfoni della TV nazionale che i fondamentalisti hanno ucciso una madre e il suo bambino che cercavano di mettersi in salvo, hanno fatto esplodere case e hanno aperto il fuoco su chiunque vedessero, facendo dozzine di vittime prima che, fortunatamente, le colonne dell'Esercito nazionale, muovendo il più velocemente possibile, riuscissero a convergere sull'abitato ingaggiando gli attaccanti. Al costo di sole tre vittime nei loro ranghi i militari del Presidente Assad hanno fatto pagare salato ai terroristi il fio delle loro colpe, abbattendone "numerose decine" e catturando tutti i superstiti.
Tra le armi catturare ai criminali, sono state notate molte mitragliatrici di fabbricazione sionista, il che continua a confermare quanto ormai diretto e aperto sia il sostegno di Tel Aviv al complotto internazionale contro la Siria, il suo legittimo Governo e il suo Presidente.
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