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mercoledì 19 agosto 2015

Si avvicina la possibilità di nuove elezioni a novembre per la Turchia: Erdogan si gioca il tutto per tutto?

Ahmet Davutoglu, l'uomo che ha trasformato la politica "Zero Problemi coi Vicini" in quella del sostegno indiscriminato ai terroristi dell'ISIS e di Al-Nusra nella speranza di imporre una resurgente supremazia ottomana su Siria e Irak, ha 'informato' Recep Erdogan di avere fallito nel suo tentativo di creare un Governo di coalizione basato sul Parlamento uscito dalle urne all'inizio dello scorso giugno dove per la prima volta da quando é andato al potere l'AKP non ha più la maggioranza assoluta.

martedì 28 luglio 2015

Davutoglu dichiara che la Turchia non userà nessuna forza di terra oltre il confine con la Siria

Mentre la fanfara sionista della stampa e della televisione italiane erano impegnate per tutte le ultime 48 ore a cantare le lodi del prode guerriero erdogan che "aveva dichiarato guerra all'ISIS" (con tre razzi lanciati dall'interno dello spazio aereo turco che hanno ucciso -udite udite- ben nove terroristi) e cronisti ed esperti del panorama del giornalismo-letame tricolore (ma genuflesso a tel aviv) si ingolfavano a dipingere scenari di 'no fly zone' e di 'zone cuscinetto' in terra siriana, ad Ankara Ahmet Davutoglu di fronte ad alcuni cronisti e giornalisti locali era costretto a far pace col cervello e a venire a patti con la realtà delle cose.

L'architetto della politica estera "zero stima dai vicini di casa" che ha reso la Turchia, fino al 2010-2011 rispettabile attore della scena mediorientale, esecrata e temuta quanto uno stato-canaglia ha dovuto ammettere di fronte ai rappresentanti della stampa anatolica che é impossibile per le forze armate turche utilizzare unità di terra oltre il confine siriano.

lunedì 8 giugno 2015

Il 'piffero' Erdogan voleva suonare e rimane 'suonato' alle elezioni politiche! Come e perché questo risultato avvantaggia Assad!

"Quando Erdogan andava d'amore e d'accordo con Assad e Ahmadinejad il suo partito AKP aveva la maggioranza assoluta, alle prime elezioni politiche da quando si é messo a fare guerra alla Siria (2011) é sprofondato a poco più del 40 per cento, vorra dire qualche cosa?".

Questa affermazione di un nostro caro amico  sintetizza benissimo il 'senso' dei risultati della recente tornata elettorale turca che per la prima volta in un quindicennio vede l'AKP di Recep Erdogan impossibilitato a formare un Governo monocolore.

sabato 2 agosto 2014

Barbouze wahabiti ammettono: "La Fratellanza Musulmana, la Turchia fondamentali e l'Alleanza 8 Marzo ci hanno aiutato!"

Alcuni terroristi egiziani che hanno partecipato al conflitto in Siria al fianco dei gruppi terroristici hanno riconosciuto il coinvolgimento del gruppo terroristico dei Fratelli Musulmani in Egitto, del Partito Giustizia e Sviluppo che governa in Turchia e dell'Alleanza 8 Marzo del Libano, nel reclutamento e nella formazione di migliaia di terroristi, facilitando il loro ingresso nel territorio siriano.

Il giornale egiziano Al-Youm al-Sabaa, ha riportato la notizia, attraverso un'indagine condotta con interviste al gruppo terroristico della Fratellanza musulmana che ha facilitato l'entrata dei terroristi in Siria attraverso il Libano, dove aver ricevuto addestramento con la supervisione dei partiti filoamericani e filosauditi libanesi per poi passare in Turchia, dove hanno potuto attraversare il confine siriano.

Il giornale ha messo in guardia sul legame tra l’Isis e le organizzazioni terroristiche in Egitto, il cui capo dell'organizzazione / Ansar al-Beit Maqdes /, minaccia di diffondere i combattimenti dalla Siria all’ Egitto, soprattutto dopo il ritorno dei giovani egiziani verso il loro paese e la formazione di gruppi legati a queste organizzazioni.

lunedì 9 dicembre 2013

Baiarktaran: "Assad trionfatore contro NATO e Al-Qaeda, Erdogan in bancarotta politica e morale!"

Lo scrittore e analista turco di origine armena Muharram Baiarktaran ha recentemente dichiarato in un pezzo pubblicato dallo "Yeni Massage" che l'unica 'via d'uscita' dall'impasse politica e morale in cui Erdogan si é ritrovato gettando alle ortiche anni di politica amichevole verso Assad per diventare sponsor di terroristi assassini che dalla Turchia hanno invaso la Siria sia "Il ripristino delle relazioni con la Siria, la chiusura dei valichi di frontiera ai terroristi e la presentazione di scuse ufficiali al popolo siriano".

Baiarktaran nel suo articolo osserva come Assad rappresenti un raro esempio di leader coerente e coraggioso che ha scelto le incertezze di una lotta giusta all'accettazione di imposizioni inique da parte di poteri prevaricanti che apparentemente avrebbero potuto avere facilmente la meglio su di lui ma che invece si sono scontrati con un muro di dignità, determinazione e col leale sostegno degli alleati storici della Siria che non hanno lasciato nulla di intentato per aiutarla e rafforzarla.

Ormai Erdogan non ha alcun modo di salvare i cocci del suo progetto egemonico sul mondo arabo e il Medio Oriente, ma, con iniziative realistiche e coraggiose può ancora tentare di evitare di venire ricordato in futuro come l'ennesimo vendipatria turco al servizio dei diktat di Usa, Nato e Israele (e, in questo specifico caso, anche della Fratellanza Musulmana).


sabato 20 luglio 2013

20mila pistole turche con silenziatore sequestrate a Port Said: Erdogan cerca di armare la Fratellanza Musulmana?

Ventimila pistole, non una, non dieci, non cento, ma ventimila armi da fuoco personali (principalmente pistole ma anche qualche mitra e fucile) sono state rinvenute nel porto egiziano di Port Said nei container di un cargo appena arrivato dalla Turchia. Con il paese ancora preda degli 'aftershock' della rimozione del Presidente Mursi da parte dell'Esercito e manifestazioni di protesta che non accennano a fermarsi da parte dei suoi sostenitori della Fratellanza Musulmana e del Partito di Libertà e Giustizia é facile pensare come tale scoperta abbia fatto alzare al massimo la vigilanza di tutti gli organi di polizia civile e militare d'Egitto, nel timore che forze esterne stiano cercando di 'armare' la mano dell'Ikhwan e spingera allo scontro con l'Esercito.

Il carico di contrabbando é saltato fuori dai container della compagnia di spedizioni "ACM er" e subito ha fatto tornare ai massimi la tensione tra Il Cairo ed Ankara dopo che nei giorni recenti il Presidente anatolico Erdogan aveva aspramente criticato l'operato dei generali egiziani parlando di "golpe" e di "Democrazia soffocata".

Immediatamente il Ministro degli Esteri Davutoglu, una volta artefice di un piano di politica estera che doveva "ammaliare" i paesi arabi con il successo dell'AKP e della sua dirigenza islamica 'illuminata' ha dichiarato che Ankara, all'oscuro di qualunque dettaglio sulla spedizione di armi, si attiverà quanto prima per fare luce sulla sua origine e sulla sua destinazione.

venerdì 5 luglio 2013

Turchia e la Tunisia denunciano l'intervento dell'Esercito egiziano negli affari politici del Paese, guardando preoccupate ai loro generali

Con toni e motivazioni in parte diverse Tunisi e Ankara si sono nelle ultime ore pronunciare in maniere simili sulla crisi egiziana e sull'ingerenza in esso delle Forze Armate chiamandole 'usurpatrici di funzioni non loro' e facendo notare come il loro intervento ponga uno sgradevole precedente che potrebbe influenzare il futuro politico del grande paese nordafricano.

Nonostante sia una formazione politica ispirata all'Islam l'Ennahda tunisino non ha quasi nulla a che spartire con l'Ikhwan egiziano, non essendone una filiazione e non condividendone la contiguità con il radicalismo wahabita. L'Ennahda, pur ampiamente premiato alle urne ha preferito fare un Governo di coalizione con forze laiche (CPR ed Ettakatol) e ha combattuto le derive oltranziste di certi predicatori mobilitando contro di essi anche la forza pubblica.

Ben diversa la situazione in Turchia, dove Erdogan vedeva il successo dei Fratelli Musulmani in Egitto come una prova della esportabilità del suo "modello" di Governo, almeno lo faceva prima che il consenso popolare gli scoppiasse letteralmente in faccia con il pretesto dell'abbattimento di Gezi Park, ma in realtà a causa delle sue scelte ampiamente impopolari nel sostegno ai terroristi in Siria, nell'apertura del paese ai radar Usa anti-iraniani e nell'abbandono delle posizioni anti-israeliane assunte ai tempi dell'incidente della "Mavi Marmara".

sabato 7 aprile 2012

Ali Reza Jalali sul recente "rift" turco-iraniano: é finita la luna di miele tra Ankara e Teheran?

Pubblichiamo con piacere questo nuovo contributo di Ali Reza Jalali, giovane giurista bresciano esperto della Storia e della struttura giuridica della Repubblica Islamica Iraniana.

Il mutevole rapporto fra i due più importanti Paesi islamici del Vicino Oriente, ovvero Iran e Turchia, ha caratterizzato gli ultimi 400 anni delle relazioni internazionali. Dai tempi dell'Impero ottomano e dell'Impero safavide infatti, i due Paesi intrattengono rapporti di vicinato, caratterizzati da un alternarsi di pace e guerra fredda. Passando al XX secolo possiamo dire che l'apice dell'amicizia tra i due Stati si è rivelato il periodo tra gli anni '40 e gli anni '70, quando i due governi, entrambi alleati dell'Occidente, e dalla fine della II guerra mondiale agli ordini degli USA in funzione anti-sovietica, allacciarono non solo legami economici e politici, ma anche militari, entrando insieme al Pakistan in un'allenza strategica (CENTO) per evitare lo sfondamento verso i "mari caldi" dell'URSS.

Dalla Rivoluzione islamica del 1979, e la caduta del regime filo-americano in Iran però, le cose sono cambiate. L'alleanza tra Iran e Turchia è venuta meno e da allora iniziò un periodo di "guerra fredda" tra i due Paesi culminata con l'inserimento dell'Iran nella lista nera dei "nemici" della Turchia (gli altri nemici giurati erano coonsiderati la Grecia, la Siria, l'Iraq e la Russia). Dalla salita al potere in Turchia dei movimenti politici legati all'islam, dalla fine degli anni '90 però, la situazione era nuovamente cambiata, con un notevole miglioramento dei rapporti bilaterali.

Le prese di posizione del leader turco Erdogan in favore della pace e dell'amicizia con i Paesi rivoluzionari dell'area, Iran e Siria in primis, sembrava aver traghettato la Repubblica fondata da Ataturk verso posizioni più indipendenti dagli USA e da Israele. Le relazioni economiche tra Iran e Turchia poi, sono cresciute notevolmente negli ultimi anni, arrivando a sfondare quota 15 mld di dollari nel 2011. Entro il 2015 i due Paesi dovrebbero arrivare a un interscambio di 30 mld, rappresentando un polo economico di primo piano nel mondo islamico.

La Primavera Araba e la vicenda siriana degli ultimi mesi però, sembrano aver peggiorato i rapporti tra i due Paesi, visto il sostegno dell'Iran alla Siria, e l'aiuto della Turchia ai ribelli armati provenienti dai Paesi arabi e non (ormai è chiara in Siria la presenza di cittadini francesi e inglesi impegnati nelle battaglie in varie città). Di recente il Primo ministro turco Erdogan si è recato in visita ufficiale a Tehran per discutere con le autorità iraniane di vari argomenti, tra i quali la crisi siriana, ma è stato chiaro che le posizioni dei due governi sulla questione rimangono distanti. Pochi giorni fa la Turchia avrebbe anche deciso di tagliare di un quinto le importazioni petrolifere dall'Iran, in ossequio alle sanzioni americane nuovamente emanate da Obama. L'Iran poi ha deciso di proporre Baghdad, la capitale dell'alleato Nouri al-Maliki, come città ospitante per il meeting col gruppo 5+1 sulla vicenda nucleare, e non Istanbul come era avvenuto in precedenza, mandando su tutte le furie Erdogan.

Insomma, la luna di miele durata qualche anno tra Iran e Turchia sembrerebbe verso il tramonto, ma vi sono ancora molti interessi comuni per abbandonare un'amicizia che può avere solo benefici per la stabilità della regione. Dalla questione "curda", agli affari economici sempre crescenti, le cose in ballo sono troppe per permettersi il lusso di deteriorare i rapporti bilaterali tra questi due attori fondamentali della politica regionale.
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venerdì 6 gennaio 2012

Verrà processato per "Associazione a Delinquere" il Generale Basbug, ex-Capo Supremo delle Forze Armate turche!


Un tribunale turco ha dato "luce verde" alla richiesta di prosecuzione nei confronti del Generale Ilker Basbug, Ex-Capo supremo delle Forze Armate, accusato di associazione a delinquere finalizzata al Colpo di Stato. Basburg é stato imprigionato nel corso dell'inchiesta contro la rete "Ergenekon/Gladio" che nel 2003 avrebbe cercato di scatenare un golpe contro il primo Governo di Recep Erdogan, non dissimile dai Colpi di Stato del 1960, 1971 e 1980 che videro i Generali al soldo degli Usa e della NATO interferire coi normali processi democratici della nazione.

Circa 200 ufficiali superiori delle tre armi sono stati arrestati o interrogati riguardo alle varie fasi del complotto che comprendeva attacchi alle moschee e alle sedi del partito di ispirazione religiosa AKP, nonché un progressivo innalzamento delle tensioni con la Grecia; al culmine del clima di terrore interno e con la prospettiva di un confronto violento contro Atene l'Esercito avrebbe dichiarato "necessario" il proprio intervento, arrivando a sfiduciare le autorità civili e a prendere in mano le redini del paese.

Altri 400 sospettati non militari (avvocati, accademici, giornalisti), tutti riconducibili a posizioni ultranazionaliste, laiciste e militariste sono stati messi sotto accusa. Il processo di "repulisti" della casta militare, con la nomina di ufficiali fedeli alla Costituzione e leali servitori dello Stato e dei suoi rappresentanti eletti é uno dei passi fondamentali per la trasformazione della Turchia da una 'semi democrazia' sotto tutela militare a uno Stato di Diritto.
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domenica 6 novembre 2011

La Turchia propone un bilancio militare da oltre sette miliardi di Euro e annuncia la costruzione di propri aerei da combattimento!


Il Ministro turco della Difesa, Ismet Yilmaz, ha proposto per l'anno fiscale 2012 un bilancio da 18 miliardi e 200 milioni di lire turche, il corrispettivo di oltre 7 miliardi di Euro, da far ratificare al Parlamento, dove il partito del premier Erdogan (l'AKP) gode da giugno di una maggioranza assoluta. In attesa del responso Yilmaz ha annunciato per il futuro una serie di ambiziosi progetti per l'industria turca della Difesa e della tecnologia militare.

In parte già conoscevamo diversi punti di forza dei programmi turchi per le forze armate: lo svincolamento dai legami di sudditanza verso gli Stati Uniti, la produzione autoctona di avanzati sistemi come i droni senza pilota, la produzione in grande numero dell'Altay, carro armato pensato per le arene mediorientali e centroasiatiche del XXI secolo; ci ha stupito e interessato l'annuncio dell'interesse di Ankara per progettare e produrre anche un proprio aereo da combattimento, che possa sostituire i caccia e cacciabombardieri americani attualmente in linea.

Pochi giorni fa era arrivata la notizia dell'inzio della produzione in serie del missile da crociera SOM. Sembra affermarsi sempre di più l'idea, tra le potenze emergenti del Vicino e Medio Oriente che per essere veramente indipendente e autonoma una nazione debba controllare dalla A alla Z le proprie produzioni militari; ne abbiamo avuto la dimostrazione finora in Iran e adesso iniziamo a vedere i frutti di questa dottrina anche in Turchia.
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sabato 25 giugno 2011

Abbas incontra Erdogan, nega di essere messo all'angolo dalle pressioni sioniste!


Il capo de facto dell'Anp Mahmud Abbas ha approfittato della passerella mediatica della sua visita in Turchia per passare al contrattacco rispetto alle voci che vorrebbero il dialogo con Hamas per la riconciliazione inter-palestinese "impantanato" a causa di sue personali difficoltà di fronte alla minaccia israeliana di colpire attività e aziende "di famiglia" se il processo di costituzione di un nuovo Governo palestinese si avviasse a un accordo definitivo.

"Non risparmierò ogni sforzo e ogni sacrificio fino a che l'unità della nazione non sia finalmente raggiunta e un Governo tecnico di transizione non sia pronto ad accompagnare la Palestina verso nuove elezioni generali", avrebbe dichiarato Abbas a lato dei suoi incontri con i massimi esponenti turchi, il Primo Ministro Recep Erdogan e il Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, recentemente confermati al potere per la terza volta di seguito da una vera e propria valanga di voti che hanno rinnovato la maggioranza assoluta dell'AKP in Parlamento.

Nelle dichiarazioni congiunte di rito Erdogan, oltre a promettere "ogni sostegno" alla riconciliazione interna palestinese ha anche promesso che appoggerà le richieste palestinesi in sede ONU per vedere riconosciuto uno Stato indipendente a prescindere dai diktat e dai sabotaggi israeliani.
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lunedì 30 maggio 2011

La Turchia si concentra sull'indipendenza militare ed espone il prototipo dell'Altay, il nuovo carro di produzione nazionale


Con comprensibile orgoglio e soddisfazione il Ministro della Difesa turco, Vecdi Gönül ha presenziato alla cerimonia di presentazione del prototipo del MİTÜP 'Altay', il primo carro armato di progettazione e costruzione turca (Milli Tank Üretimi Projesi, Progetto di Carro di Costruzione nazionale).

Come altre potenze emergenti dello scacchiere asiatico anche la Turchia di Erdogan si é resa conto che l'indipendenza nel settore della Difesa é più che un optional una necessità, soprattutto dopo aver deciso di tagliare i ponti con Israele e svincolarsi da troppo stretti legami con un'Europa titubante e incerta che in politica estera sembra sempre di più una scialba appendice degli Usa (nonostante che questi si dibattano in quelli che sono soltanto i prodromi di un declino a cui seguirà quasi certamente una caduta tanto rapida quanto devastante).


Finora la componente corazzata delle Forze Armate di Ankara era formata da vecchi M-48 e M-60 yankee (in parte modernizzati con pacchetti di upgrade israeliani) e da più recenti Leopard I e Leopard II tedeschi ma, solo a guardarne le statistiche estrapolate é chiaro che con l'Altay l'Esercito turco entra decisamente nel XXIesimo secolo e si candida seriamente al titolo di produttore/possessore del miglior "panzer" mediorientale.

Con un cannone derivato dal Rheinmetall 120mm di 11 calibri più lungo di quello del Merkava IV (L55 contro L44) prodotto dal consorzio statale MKEK, un motore a turbina da 1500 Hp che diventeranno 1800 con la terza e la quarta serie del modello, uno scafo protetto dalla stessa armatura del K2 "Pantera Nera" Sudkoreano, prodotta però dalla Roketsan, un Sistema Controllo Fuoco basato sul grande successo dei 'Volkan' I e II sviluppato ex-novo dalla Aselsan che curerà altresì gli apparati di C3I e il resto degli organi curati dalla OTOKAR, l'Altay costituirà un enorme passo avanti per l'industria bellica turca e verrà acquistato in quattro serie da 250 mezzi l'una.

Il primo prototipo di quattro ordinati per i test di preserie é esposto a Istanbul da pochi giorni e già evidenzia notevoli differenze dal suo modello ispiratore, il K2 di Seoul, a partire dallo scafo più lungo e dal treno di rotolamento dotato di sette ruote da strada anziché sei. Con le sue caratteristiche da primato e la devastante potenza di fuoco del suo cannone l'Altay si propone come un contendente formidabile nelle vaste distese di territorio dell'Asia Centrale e del Medio Oriente.
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mercoledì 2 febbraio 2011

Erdogan avverte Mubarak: "Sarai giudicato per quel che ti lascerai dietro"




Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un "sincero e sentito appello" a Hosni Mubarak articolato attorno a un concetto-base semplice quanto pognante: "Siamo tutti transienti e la Storia ci giudicherà per ciò che ci lasceremo alle spalle".

Erdogan, da diversi anni Premier della Turchia grazie alle ripetute affermazioni elettorali del suo partito politico di ispirazione religiosa, l'AKP, ha chiesto a Mubarak di ascoltare il suo popolo e farsi da parte. Da trent'anni 'la vacca che ride' é in sella grazie a un brutale regime di ininterrotta "emergenza" nel quale i suoi sgherri, addestrati e armati da CIA e Casa Bianca, si sono prestati alle più barbare pratiche di tortura verso i dissidenti egiziani e le persone rapite in mezzo mondo dal programma "rendizioni speciali" elaborato dal Pentagono e dai Servizi segreti Usa.

Al contrario di Erdogan, che certi fallaci occidentalisti di casa nostra chiamano "integralista islamico" nonostante si sia regolarmente presentato al giudizio elettorale dei suoi cittadini ogni volta riscuotendone ampia fiducia (il suo partito é osservante dei precetti dell'Islam quanto può esserlo un partito popolare/democristiano europeo di quelli del Cristianesimo), il 'laico' Mubarak ha sempre regolarmente e sistematicamente truccato tulle le consultazioni elettorali che ha "concesso" dagli anni '90 in poi, rendendole probanti quanto quelle polacche e bulgare degli anni '50 e '60.

Nel suo messaggio Erdogan si é dichiarato solidale col popolo egiziano così come lo era col popolo Tunisino e ha affermato che il regime di Mubarak non aveva il diritto di versare una sola goccia di sangue per tentare di autopreservarsi contro la volontà popolare. Finora negli scontri fra manifestanti e poliziotti si sono lamentati circa un'ottantina di caduti.