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mercoledì 28 settembre 2016

A Tel Aviv muore Shimon Peres: mai Premio Nobel per la pace fu coinvolto in tante guerre!

A quindici giorni dal primo, massiccio infarto che lo ha colpito all'età di novantatre anni è deceduto allo Sheba Medical Center di Ramat Gan (Tel Aviv), Shimon Peres; con un curriculum politico che lo ha visto via via ricoprire le cariche di Ministro dei Trasporti, Ministro della Difesa -per due volte-, Ministro delle Finanze, Ministro degli Esteri -per ben tre volte-, Primo Ministro -ancora per tre volte-, Presidente di Israele e un precedente stato di servizio militare che lo ha visto passare da militante dell'Haganah ad architetto dell'aggressione internazionale contro l'Egitto di Nasser (1956) fino a fondatore del programma nucleare segreto di Dimona, è chiaro che ci troviamo di fronte a una delle figure di spicco dello Stato ebraico e che, una lettura attenta della sua biografia può permettere di capire molto delle dinamiche e delle vicende che hanno riguardato quest'entità e l'intero teatro mediorientale.

Come molti dei fondatori di Israele Peres nacque nel 1923 in una condizione di agiatezza e privilegio: la sua famiglia, residente nell'attuale Bielorussia (allora però territorio polacco) apparteneva all'alta borghesia ebraica e si era arricchita col commercio di legnami; ancora prima di terminare le scuole primarie il giovane Szymon Perski (questo il suo vero nome) parlava quattro lingue: Ebraico, Yiddish, Russo e Polacco, a cui presto aggiunse gli "indispensabili" Francese e Inglese.

Nella sua gioventù Peres flirtò con l'integralismo ebraico, arrivando persino a sfasciare violentemente la radio di casa (in quegli anni un accessorio costosissimo) quando "sorprese" i suoi genitori ad ascoltarla nel giorno di Sabato, ma entro la metà degli anni '30, quando la famiglia decise di trasferirsi nella Palestina sottoposta a mandato britannico, aveva già abbandonato ogni velleità ortodossa.

L'immigrazione della sua famiglia in Palestina, dove rapidamente egli divenne "Shimon Peres" è interessante e istruttiva, specie di fronte alla vulgata che vorrebbe l'influsso di immigrati ebrei in Medio Oriente come unicamente conseguente agli eventi del Nazismo e delle sue persecuzioni in Europa: i ricchi e agiati cittadini polacchi Perski si trasferirono nei pressi di Tel Aviv ben prima di aver potuto subire la benché minima angheria, unicamente in omaggio all'ideologia colonizzatrice di Theodor Herzl, che aveva decretato la Palestina "terra nullius" pronta a venire 'arricchita' e 'redenta' dalla presenza ebraica, in barba a ciò che potevano pensare o volere i suoi abitanti legittimi.

Dopo un periodo di lavoro in vari "Kibbutz", Peres intraprese un rapidissimo "cursus honorum" politico-militare sotto l'ala protettrice di David Ben Gurion, allora leader del Partito dei Lavoratori (Mapai) ma trovò anche il tempo di condurre insieme a un giovane Moshe Dayan una spedizione illegale nel Negev (1944), dove i giovani sionisti fecero misurazioni e rilevamenti per una sua futura invasione e colonizzazione (la distruzione delle comunità beduine nell'area è a tutt'oggi in pieno svolgimento, in un cono d'ombra e silenzio anche maggiore di quello che avvolge l'occupazione della West Bank o l'assedio di Gaza, visto che gli Arabi semi-nomadi della zona fanno anche meno notizia dei Palestinesi urbanizzati, che quantomeno sono rappresentati da organizzazioni come Fatah, Hamas ed altre sigle minori).

Sposatosi nel 1945, si inserì nei ranghi della milizia mapaista dell'Haganah, prendendo parte ai combattimenti che seguirono l'unilaterale dichiarazione dello Stato di Israele e che videro, oltre alla guerra contro le truppe egiziane, giordane e contro i contingenti inviati da altri stati vicini, anche un certo grado di lotta intestina tra le stesse organizzazioni armate ebraiche, che in qualche caso esplose in combattimenti veri e propri.

sabato 9 novembre 2013

Il Nobel yemenita Tawakkul Karman ha donato tutti i soldi del suo premio al Fondo per i Martiri e Invalidi della Rivoluzione!

A dimostrazione delle enormi differenze di caratura morale tra certi "Premi Nobel per la Pace" che meriterebbero invece un tribunale internazionale (Obama, Peres) e altri per i quali invece gli onori dell'Accademia di Svezia sono piccoli e inadeguati, la yemenita Tawakkul Karman, la cui lotta come portavoce della lotta contro il corrotto regime di Ali Abdullah Saleh abbiamo più volte citato su queste stesse pagine, ha donato la totalità del premio in denaro ricevuto a un fondo per le vittime della repressione precedente alla cacciata del tiranno filoamericano.

La Karman, in questo modo, ha dato seguito concreto alle sue affermazioni riguardanti il fatto che il Nobel non fosse 'suo', ma in realtà appartenesse all'intero popolo yemenita che compatto e coerenta ha lottato e sofferto per liberarsi del presidente-dittatore; il Fondo a cui é stata devoluta la cifra di 500.000 dollari Usa si occupa di sostenere le famiglie delle vittime della Rivoluzione e quanti sono rimasti invalidi a causa della violenza del regime.

"E' un contributo piccolo, in senso assoluto" ha dichiarato la Karman, "Ma é il massimo che posso dare e fido che si trasformi in un gesto di buon auspicio per il futuro del nostro paese, in modo che possa essere imitato da tutti coloro che hanno qualcosa di buono o valido da offrire agli altri".




domenica 17 giugno 2012

Il "Nobel per la Pace" Obama fa uccidere 35 civili somali dai suoi robot-killer nella cittadina di Garbaherey!


Sono almeno trentacinque i civili somali massacrati dall'ultima "democratica" incursione di robot-assassini del Pentagono, parte della crescente lista di crimini contro l'umanità perpetrata dall'Amministrazione Obama (a cui una Real Accademia Svedese evidentemente obnubilata dagli ottimi alcolici scandinavi pensò 'bene' di assegnate un Premio Nobel per la Pace anni addietro) in Somalia, più precisamente nella Regione di Gedo, nella parte occidentale del paese confinante con l'Etiopia.
Testimoni locali hanno dichiarato che l'attacco ha colpito in pieno la periferia della cittadina di Garbaherey, demolendo diverse abitazioni che sono state letteralmente polverizzate dai missili e dalle bombe guidate dei 'Predator'. Gli Stati Uniti pretendono di "mirare" i loro attacchi contro 'terroristi' (cioé persone che non hanno paura di impugnare le armi per difendere la propria terra e il proprio popolo dalle non richieste ingerenze imperialistiche dell'arroganza Usa) ma, come risultato evidente anche in questo caso, in realtà a cadere sotto i loro colpi sono quasi sempre civili disarmati e innocenti.
 
Nonostante la condanna univoca dell'ONU, che ha definito le operazioni dei droni usa contro paesi verso i quali non esiste uno stato ufficiale di guerra "Una sfida agli statuti del Diritto Internazionale che é impossibile non biasimare", l'amministrazione dell'inquilino nero della Casa Bianca continua pertinacemente a farvi ricorso.
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domenica 25 marzo 2012

Altri dieci civili morti e 25 feriti in Somalia dopo l'ennesimo attacco aereo keniota!


Nel 'meraviglioso' mondo regalatoci dall'arroganza imperialista e neocolonialista i 'diritti umani' non valgono per tutti gli esseri umani, ma soltanto per certe speciali categorie care alle elìte di parassiti che manovrano i malati e distorti meccanismi del capitalismo e dello sfruttamento: uccidete un americano, un europeo o un sionista e tutto il formidabile arsenale mediatico del 'libero occidente' si scatenerà in una ridda di starnazzamenti assordanti, anche se l'ucciso era un soldato invasore in Irak o in Afghanistan o un occupante in Palestina, magari impegnato a fare il tiro a segno sui bambini di Gaza o di Cisgiordania (del resto, se riescono a far passare per 'vittima innocente' Gilad Schalit, catturato da dentro il carro armato su cui si preparava a irrompere nella Striscia assediata...), sterminate dozzine o centinaia di afghani, palestinesi, irakeni o africani e nessuno muoverà un muscolo o emetterà fiato...per queste categorie vale il refrain del 'refugee blues' di W.H. Auden.

Una nuova prova in tal senso ci é stata offerta oggi dall'aviazione keniota che, bombardando con i suoi F-5 la periferia della cittadina di Fafadun tra venerdì e sabato é riuscita 'eroicamente' a mandare all'altro mondo dieci civili e a mutilarne e straziarne un numero più che doppio, tra cui molte donne e numerosi bambini, i più gravi dei quali sono stati ricoverati nell'ospedale di Bardhere, come ha confermato ai microfoni di PRESSTV, l'emittente iraniana di lingua inglese il residente locale Mohamed Farah.

Il Kenya, insieme all'Etiopia ha entusiasticamente preso sul serio il ruolo di 'ascaro' dell'occidente imperialista, non esattamente ansioso di ripetere la debacle e l'imbarazzo di 'Restore Hope' e 'Black Hawk Down' e, per compensare le gravi perdite inflitte ai suoi contingenti terrestri dagli audaci e abili guerriglieri musulmani Al-Shabaab ricorre spesso agli attacchi aerei, ottenendo sempre lo stesso risultato: stragi di civili. Le truppe etiopiche invece hanno cercato di manovrare di concerto con una controparte somala, rappresentata non dalle inconsistenti forze 'governative' (che non controllano nulla se non la capitale Mogadiscio e un po' di territorio circostante) ma con la milizia filogovernativa Ahlu Sunna.

Secondo quanto dichiarato da portavoce degli Ahlu Sunna forze militari etiopiche sostenute da circa 45 veicoli si sarebbero spinte fino alla cittadina di Guriel, nella regione di Galgadud, a 300 Km a Nord di Mogadiscio. Guriel, insieme a Dhusamareb e Abudwaq costituisce uno dei vertici di un triangolo di località finora rimaste terreno di contesa tra la guerriglia Al-Shabaab e la milizia filogovernativa.
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giovedì 22 marzo 2012

Altri 37 civili somali massacrati dai cacciabombardieri kenioti "coperti" da Obama e Netanyahu!


Gli antiquati cacciabombardieri F-5 dell'aeronautica di Nairobi, i cui meccanici e tecnici non riescono mai nonostante i più titanici sforzi al riguardo a mantenere più di 15-18 in assetto di volo in ogni determinato periodo di tempo, sono tornati (purtroppo) a seminare la morte in Somalia, paese verso il quale il Kenya esercita ormai la più completa discrezionalità nel portare attacchi militari che si risolvono puntualmente nel massacro di dozzine di civili, fidando che nessuna iniziativa o sanzioni internazionale potrà mai colpire il Governo di Raila Odinga, vista la protezione accordatagli da Benji Netanyahu e Barack 'Nobel per la Pace' Obama, ambedue interessati a espandere i loro tentacoli in terra africana.

Secondo le testimonianze di sopravvissuti quattro apparecchi militari con le insegne keniote avrebbero bombardato nella giornata di ieri la cittadina di Diff, lungo il confinte Somalia-Kenya, causando la morte (a seconda della fonte del bilancio) di un numero variabile tra le 35 e le 40 persone. Ovviamente a nulla servono le rassicuranti pretese di Nairobi di 'avere preso di mira strutture e personale dei militanti Al-Shabab'; quando la propria forza aerea é composta da apparecchi residuati degli anni '60, progettati per essere venduti alle dittature amiche di Washington (Vietnam del Sud, Turchia, Grecia, Spagna, Portogallo, Sudkorea, Filippine...) e le armi usate sono rudimentali bombe a caduta libera, la messe di cadaveri é garantita essere costituita quasi completamente da civili!

Il Kenya, forte del sostegno delle potenze arroganti dell'imperialismo occidentale e sionista, é impiegato dallo scorso ottobre in operazioni militari sempre più in profondità nel territorio somalo ma alle sue iniziative fanno da contraltare le reazioni e al crescente resistenza dei guerriglieri musulmani Al-Shabab e la montante ostilità anche del Governo centrale di Mogadiscio che, pur controllando un limitato numero di province attorno alla capitale, non é affatto felice di vedere truppe straniere dettare legge ed occupare militarmente quello che rimarrebbe pur sempre territorio somalo.
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domenica 18 marzo 2012

Gli 'askari' kenioti di Obama e Netanyahu fanno un'altra strage di civili in Somalia, nel disinteresse dell'Occidente ipocrita e codardo!


Vetusti cacciabombardieri F-5 in forza all'aeronautica di Nairobi hanno compiuto ieri l'ennesimo massacro di civili somali inermi nella regione meridionale del paese, colpendo con bombe a caduta libera il villaggio Daytubako, 135 Km a Nord di Kismayo a più riprese nel corso della giornata; ai microfoni della televisione iraniana in lingua inglese PRESSTV il residente del luogo Ali Mohamed ha dichiarato di aver personalmente visto i cadaveri di cinque pastori nei pressi di un pozzo dal quale stavano attingendo acqua per i loro armenti. Altre sei vittime si lamenterebbero in parti diverse del villaggio.

Nonostante la pretesa del governo Keniota di avere "preso di mira basi e strutture delle milizie Al-Shabab" l'estrema obsolescenza degli aerei impiegati e l'uso di munizioni non-guidate rende tale rivendicazione totalmente velleitaria e inattendibile; stragi di civili avvengono anche quando a colpire sono i sofisticatissimi droni e bombardieri dei suoi padrini Obama e Netanyahu che utilizzano razzi e bombe a guida laser, televisiva e satellitare...figurarsi quando l'attacco é portato con un aereo del 1962 che sgancia bombe alla "ndocojocojo", non più sofisticate di quelle lanciate nella Seconda Guerra Mondiale.

Nonostante la ferma contrarietà del 'Governo ufficiale' di Mogadiscio, che controlla solo una limitata porzione di territorio somale attorno alla devastata capitale, il Kenya continua a compiere incursioni aeree e a mantenere truppe di occupazione oltre il confine, forte dell'appoggio di Usa, Israele, Francia e altre potenze arroganti dell'imperialismo occidentale, che hanno interesse a fomentare guerre e instabilità in Africa per poterne meglio sfruttare al minimo costo le immense risorse minerarie, agricole e idriche.
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martedì 6 marzo 2012

Non contenti della strage di domenica jet kenioti colpiscono ancora la Somalia del sud!


Vetusti cacciabombardieri F-5 di fabbricazione americana, in forza all'Aviazione keniota, hanno colpito diversi obiettivi attorno alla cittadina somala di Diff, gettando nel panico la popolazione locale e dando il via all'ennesimo esodo di abitanti in un paese già da mesi alle prese con un gravissimo problema di profughi e rifugiati interni per gli effetti della carestia, delle inondazioni e delle azioni militari straniere.

Un residente della cittadina somala, Ahmed Muse, intervistato dai reporter della stazione iraniana PressTV ha dichiarato che quattro apparecchi kenioti abbiano lanciato bombe a caduta libera e raffiche di cannoncino attorno all'abitato, a più riprese: "Le esplosioni si sono succedute per circa un'ora, ma ancora non é chiaro quanti danni e quante vittime hanno causato". Secondo altre testimonianze centinaia di soldati kenioti, dopo la fuga della popolazione da Diff, sarebbero entrati nella città abbandonandosi al saccheggio e alle violenze.

Solo lo scorso week end un altro attacco aereo keniota aveva causato dozzine di vittime tra la popolazione civile; il Governo centrale di Mogadiscio sarebbe contrario alle ingerenze militari di Nairobi sul suo territorio, ma non ha i mezzi, la forza o l'autorità per difendere la propria sovranità di cui i 'padrini' dell'avventurismo militare keniota (Barack Obanga, Netanyahu e Sarkò) lasciano comodamente e discretamente disporre al Presidente keniota Mwai Kibaki e al Premier Raila Odinga.
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venerdì 2 marzo 2012

Gli scagnozzi kenioti di Obama, Netanyahu e Sarkozy uccidono 30 civili somali con un bombardamento aereo!


Vecchi caccia F-5 dell'aviazione militare keniota hanno sganciato bombe a caduta libera presso Burdhubo, su quelle che credevano essere "Posizioni dei guerriglieri musulmani Al-Shabaab", 60 Km a Sud-Ovest della cittadina somala di Bardhere, nella Regione di Gedo, finendo invece per massacrare una trentina di abitanti civili della zona, secondo quanto riportato dalle fonti ufficiali degli Al-Shabaab, riprese e confermate dalla tv iraniana in lingua inglese PressTV.

Il Governo keniota cerca di negare la strage e pretende di avere colpito un "obiettivo militare" ma questa volta a smentirlo non sono soltanto i guerriglieri musulmani (che potrebbero avere le loro ragioni a nascondere le loro perdite e invece denunciare morti di civili) ma persino il portavoce del Governo di Mogadiscio nella zona! Infatti il Governo del Presidente Sheik Sharif Sheik Ahmed, che pure lotta contro gli Al-Shabaab per riguadagnare il controllo del territorio é fortemente contrario alle ingerenze keniote in Somalia, alla presenza di truppe di Nairobi sul suo territorio e, ovviamente, agli attacchi e bombardamenti lanciati "a casaccio" che puntualmente si trasformano in stragi di civili.

Ma ovviamente, nel perverso mondo dell'imperialismo colonialista occidentale la voce del legittimo Governo somalo conta poco paragonata al sostegno che Usa, Israele e la Francia filosionista dell'oriundo Sarkozy tributano al Kenya, consentendogli di fare il bello e il cattivo tempo in casa d'altri con la comoda scusa della "lotta al terrorismo"; intanto le donne e i bambini somali continuano a crepare a dozzine sotto i raffinati missili 'hellfire' dei droni di Obanga, Bresidende della Gasa Bianga, oppure sotto le meno 'avanzate' bombe non guidate dei jet di Nairobi.
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lunedì 16 gennaio 2012

Gli askari kenioti del 'Nobel per la Pace' Obama ammazzano sette bambini somali con i loro bombardamenti!


Attacchi aerei kenioti contro Jilib, cittadinia a Sud della strategica località costiera di Kismayo, condotti senza la minima attenzione alle norme e alle convenzioni che 'dovrebbero' sperabilmente regolare le attività e le azioni militari in zone a forte presenza di civili sono risultati, nella giornata di ieri, nella morte di sette bambini, dilaniati dalle bombe a caduta libera scaricate con nonchalance dai malamente addestrati piloti di Nairobi a bordo dei loro vetusti F-5, il cacciabombardiere sviluppato negli anni '60 dalla Northrop per essere venduto alle dittature clienti di Washington (Cina nazionalista, Sudkorea, Filippine, Turchia, Grecia, Spagna e altri regimi autoritari sudamericani e africani).

Testimoni locali hanno riferito ai reporter e agli inviati delle ONG umanitarie che altre dozzine di persone sarebbero rimaste ferite negli attacchi, che si sono scaricati contro zone della città assolutamente prive di presenza degli Al-Shabaab, i guerriglieri musulmani che si oppongono agli interventi militari stranieri in Somalia. E' da ottobre che, come fedeli 'milizie coloniali' degli interessi imperialisti americani e israeliani le truppe Keniote hanno violato il confine meridionale somalo, cercando di avanzare nello stato del Corno d'Africa, ma subendo agguati e sconfitte a ripetizione da parte dei combattenti somali abituati a condurre una guerriglia 'mordi e fuggi' tra savane e pianure.

Nel tentativo di equalizzare la situazione il comando keniota fa spesso ricorso alla forza aerea (una delle più antiquate e peggio addestrate d'Africa, che si ritiene non sia in grado di allineare più di 18 apparecchi in condizioni operative in qualunque momento) ma la mancanza di intelligence precisa, il cattivo stato degli aerei e l'uso pressoché esclusivo di rudimentali bombe a caduta libera (sembra infatti che il mezzo keniota 'Nobel per la Pace' Barack Obama sia meno che generoso quanto aiuti militari ai suoi compatrioti) risultano quasi sempre in tragedie come questa, dove a pagare il prezzo più alto sono sempre civili somali innocenti.
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domenica 8 gennaio 2012

Il "Nobel per la Pace" Obama massacra 30 civili somali con i suoi robot-assassini!


Era una bella casa, con cani e bambini.
Ti ricordi, Raúl? Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi, ora che sei sottoterra,
ti ricordi della mia casa balconata,
dove la luce di giugno ti soffocava la bocca di fiori?
Fratello, fratello!
Tutto era gran voci, sale di mercanzie,
mucchi di pane palpitante,
mercati del mio rione di Argüelles, con la sua statua
come una seppia pallida tra i merluzzi:
l'olio era versato nel cucchiaio,
un profondo brusìo
di mani e piedi riempiva le strade,
metri, litri, acuta essenza della vita,
pesci accatastati,
intreccio di tetti nel freddo sole,
dove la freccia s'affatica,
fino avorio delirante delle patate,
pomodori in fila, in fila fino al mare.

E una mattina tutto era in fiamme,
e una mattina i roghi uscivan dalla terra,
divorando esseri, e da allora fuoco,
da allora polvere da sparo,
da allora sangue.
Banditi con aerei e con mori,
banditi con anelli e duchesse,
banditi con neri frati benedicenti,
arrivavan dal cielo a uccidere bambini,
e per le strade il sangue dei bambini,
correva semplicemente, come sangue di bambini.
Sciacalli che lo sciacallo schiferebbe,
sassi che il cardo secco sputerebbe dopo morsi,
vipere che le vipere odierebbero!

Pablo Neruda - "Spagna nel Cuore" (1938)
 
Sono trenta i civili somali che hanno avuto l' "onore" di venire ammazzati dal vincitore di un Nobel per la Pace, il mezzo keniota inquilino nero della Casa Bianca Barack Obama, fatti saltare in aria a brandelli dai missili hellfire e dalle bombe guidare scaricate sul povero sobborgo di Kisimayo chiamato Kuda, a 500 Km dalla capitale somala Mogadiscio, dai robot-terminator dell'Impero a stelle e strisce che (sarà anche vero) si appresta a tagliare 500 miliardi di dollari dalle spese militari, ma qualche 'spicciolo' per sterminare qualche africano lo riesce pur sempre a trovare.

Sono ben undici gli edifici di Kuda totalmente distrutti dal "raid" dei droni americani, che si sono avvicendati sugli obiettivi in un vero e proprio carosello infernale a paragone del quale i bombardamenti a tappeto nazisti del 'Blitz' e persino i lanci di V-1 e V-2 sfigurano fin quasi a scomparire, ma non aspettiamoci una Norimberga per Obama, e nemmeno una menzione o una censura da parte di Ocampo e della Corte Criminale Internazionale, che serve anzi a colpire coloro che i 'democratici' bombardamenti yankee (vedi Milosevic e Karadzic) li hanno subiti, non chi li commissiona!
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mercoledì 21 dicembre 2011

La nuova frontiera digitale conquista anche il Corno d'Africa: i guerriglieri Al-Shabaab "cinguettano" su Twitter!


Ovviamente i combattenti musulmani che si oppongono da anni alle mire espansionistiche americane, francesi e israliane contro la loro patria (a cui concorrono come 'askari' locali Etiopi e Kenioti), non posteranno certo i commenti dalle savane e dai pianori del Somaliland su qualche smartphone (con il rischio di venire intercettati e bombardati da qualche drone americano o sionista), ma, tuttavia, l'apertura di un canale twitter ufficiale da parte del movimento somal di resistenza é una notizia significativa, che testimonia della pervasività del Web 2.0 anche a latitudini che fino a pochi anni fa sarebbero state naturalmente considerate come 'ai confini del mondo'.

I 'tweet' degli Al-Shabaab, che finora raccolgono circa 5,000 follower, sono in inglese, fatto che accresce la loro visibilità internettiana e dimostra come il profilo non sia stato pensato per l'uso all'interno del movimento, ma piuttosto come 'finestra' mediatica sull'esterno. Twitter, che fa capo a una compagnia di San Francisco, non ha voluto commentare l'evento, nonostante diversi operatori dei media abbiano cercato di 'estorcere' una dichiarazione ufficiale al portavoce della società Matt Graves.

E' da ottobre 2011 che il Governo del Kenya ha inviato truppe oltre il confine somalo su 'ordine' della Casa Bianca del mezzo keniota Obama; il Governo somalo riconosciuto all'ONU, guidato da Sheik Sharif Sheik Ahmed ha dichiarato di considerare 'illegittima' questa avventuristica spedizione militare, sostenuta anche dalla Francia e da Israele.

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domenica 11 dicembre 2011

Tawakkul Karman riceve ad Oslo il Nobel per la Pace, accusa l'Occidente di "ipocrisia" verso quanto accade in Yemen!


L'attivista yemenita Tawakkul Karman, co-vincitrice del Premio Nobel per la Pace del 2011, ha duramente stigmatizzato e condannato l'Occidente per il colpevole e ipocrita silenzio sui recenti avvenimenti in Yemen. In un discorso pronunciato dopo la presentazione del premio a Oslo, durante la giornata di sabato, ha chiesto "al mondo che si dice democratico, che vorrebbe insegnarci le virtù della Democrazia e del buon governo" di sostenere la lotta popolare in Yemen, secondo quanto riportato dalla France Presse.


I suoi commenti arrivano a ridosso della nomina di un nuovo Governo di transizione a Sanaa, che dovrebbe vedere per la prima volta dopo decenni, rappresentanti delle opposizini condividere posti di potere con sostenitori del "quasi-ex" dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh. La misura ottempera all'accordo di transizione del potere elaborato dai Paesi arabi del Golfo Persico (GCC), sottoscritto da Saleh il 23 novembre scorso in Arabia Saudita. L'interim di questo 'governo ibrido' dovrebbe durare fino alla proclamazione di libere elezioni politiche, che dovrebbero tenersi quanto prima.

Ma la popolazione in piazza insieme ai guerriglieri tribali e ai militari ribelli non gradisce affatto questo accordo e lo ha fatto sapere in termini inequivoci a quanti si sono accordati con Saleh e i suoi rappresentanti ripetendo che, se vogliono restare in sintonia con gli umori del popolo dovrebbero spingere per una resa senza condizioni e per l'istituzione di commissioni di inchiesta e tribunali speciali che giudichino i colpevoli di crimini contro lo Yemen e la sua gente commessi durante il regime di Saleh.
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martedì 15 novembre 2011

Nel caos sanguinoso tra Kenya e Somalia ecco che spunta lo zampino sionista!


Il Primo Ministro del Governo Keniota venduto a Obama e ai francesi, Raila Odinga, forse spaventato dall'efficienza dei guerriglieri musulmani Al-Shabaab che solo pochi giorni fa hanno eliminato ben 30 soldati invasori di Mombasa e che probabilmente hanno anche abbattuto l'elicottero dell'Aeronavale su cui viaggiavano nove 'consiglieri militari' di Parigi ha chiesto aiuto nientemeno che a Tel Aviv per condurre la sua campagna di attacco e invasione contro il Corno d'Africa.

Ovviamente il regime ebraico non poteva credere alle sue orecchie, come il vampiro delle leggende quando viene invitato spontaneamente in casa delle sue vittime, e prontamente il criminale di guerra Shimon Peres, personaggio che dovrebbe stare in una cella del Tribunale internazionale dell'Aia per i suoi molteplici e ripetuti attentati contro la pace e la stabilità del Medio Oriente e del Mondo, ha prontamente risposto dicendosi "pronto da subito" a fornire assistenza al Kenya nella sua invasione della Somalia.

Israele sta estendendo i suoi tentacoli in Africa nel tentativo di mettere le mani su preziose risorse naturali e colpire stati musulmani come la Somalia e l'Eritrea che potrebbero allinearsi col fronte anti-sionista internazionale nel denunciare i crimini e gli abusi del regime dell'Apartheid.
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sabato 12 novembre 2011

Droni Usa ed elicottero francese precipitano tra Kenya e Somalia; gli Shabaab uccidono 30 soldati invasori: siamo alla guerra?


Degenera sempre di più la situazione al confine tra il Kenya e la Somalia dove la politica obamiana di interventismo in Africa sta ripetendo i disastrosi insuccessi collezionati nella zona dal suo predecessore Bush jr. questa volta trascinando nel pantano oltre i lacché kenioti (che si sono sobbarcati l'onere di intervenire militarmente 'con gli stivali a terra' per conto del mezzo keniota Presidente Usa) anche i francesi, cui evidentemente l'apparente "successo" dell'attacco alla Libia ha 'dato alla testa' come una mezza bottiglia di champagne bevuta a stomaco vuoto.

Nella sola giornata di ieri gli imperialisti occidentali e i loro servitori indigeni hanno collezionato non uno ma ben tre scacchi: ad 'aprire le danze' ci hanno pensato i robot-volanti del Pentagono di cui due sono andati a schiantarsi attorno a Dhoobley, 20 chilometri dal confine col Kenia, portando ormai il numero di UAV persi dagli Usa nella regione a circa una ventina. Poi, tra la città di Kismayo e il centro di Kuda é stato il turno di un elicottero dell'Aeronavale di Parigi a cadere a terra, esplodendo e uccidendo tutti e nove i suoi passeggeri; con ogni probabilità 'consiglieri' inviati in aiuto delle truppe keniote impegnate a invadere la Somalia.

E di aiuto e consiglio da parte dei loro burattinai e manovratori sembra proprio che i kenioti abbiano tanto bisogno visto che, sempre ieri, ben trenta loro soldati sono stati sterminati in una imboscata "da manuale" tesa loro dai guerriglieri musulmani Al-Shabab, la cui popolarità nel tormentato paese del Corno d'Africa é tornata alle stelle da quando la popolazione li ha visti tornare in azione contro un invasore straniero come già fecero, con grande successo, nel 2006-2009 contro gli Etiopi e dal 2007 in avanti contro gli Ugandesi e i Burundesi dell'AMISOM.

La politica africana di Obama, fatta di interventi disorganici e improvvisati, genera nuove tensioni, nuovi morti e tanta instabilità in una regione che é reduce da venti anni di anarchia totale e recentemente é stata colpita, in rapida successione, prima dalla più grave siccità degli ultimi 60 anni, quindi da piogge tanto torrenziali quanto devastanti.
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giovedì 10 novembre 2011

Due morti e dozzine di feriti in Yemen; il Nobel Karman dichiara: "Saleh é un criminale di guerra!"


Le forze armate ancora leali all'autocrate di Sanaa, Ali Abullah Saleh (nella foto), tra cui la Guardia Repubblicana guidata da suo figlio Ahmed, hanno causato la morte di due manifestanti e provocato il ferimento di altre dozzine di civili scesi in piazza per dimostrare, per l'ennesima volta, la loro determinazione a cacciare il tiranno dell'Arabia Felix dal suo scranno, instaurando una vera democrazia al posto del suo pluridecennale regime, esteso dapprima sul solo Yemen del Nord e poi ampliatosi a fagocitare l'ex-Repubblica Democratica dello Yemen con la sanguinosa guerra civile del 1994.

Inoltre, per tutta la giornata di ieri, pesanti sparatorie sono state intese nel quartiere di Arhab, dal quale si controllano gli accessi settentrionali alla capitale (tramite i pianori dell'omonima regione), con particolare intensità nei dintorni del Ministero dell'Interno, palazzo-chiave nella geografia del potere dittatoriale di Saleh; apparentemente a confrontarsi con militari e forze di sicurezza sono stati i guerriglieri tribali comandati dal potente Sceicco Sadeq al-Ahmar, sostenitore dell'opposizione fin dalla prima ora.

Intanto, l'attivista e vincitrice (a pari merito con due candidate africane) del Premio Nobel per la Pace del 2010, Tawakkul Karman ha ripetuto in dichiarazioni rese ieri alla stampa internazionale che, non importa quanto sostegno e/o credito possa avere ancora Saleh presso Riyadh, Washington e Tel Aviv, non importa cosa preveda per la sua posizione la 'road map' per la transizione dei poteri stilata dai paesi arabi del Golfo persico (GCC), l'attuale uomo forte yemenita, una volta rimosso dal potere, dovrà venire arrestato e portato di fronte a una corte criminale (possibilmente quella dell'Aia) che lo processi e lo giudichi per i crimini di trentatré anni ininterrotti di regime, e specialmente per le sanguinose repressioni che, da gennaio a oggi, sono costate un numero imprecisato di vittime ma certamente superiore alle diverse centinaia. La Karman ha rilasciato queste dichiarazioni a Parigi, dove si trovava ieri per un incontro col titolare transalpino degli Esteri, Alain Juppé.
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mercoledì 19 ottobre 2011

Tawakkul Karman a NY per portare il grido d'aiuto del popolo yemenita: "Nessuna garanzia per Saleh, criminale di guerra!"


Tawakkul Karman, l'avvocatessa yemenita laureatasi poche settimane fa vincitrice del Premio Nobel per la Pace del 2011 ha raggiunto la sede centrale dell'ONU a Nuova York per portare la voce dei dimostranti che a Sanaa e in tutto il resto del paese un tempo conosciuto come 'Arabia Felix' al centro del dibattito che, al Consiglio di Sicurezza, riguarda l'adozione e la messa in pratica della bozza di accordo del Consiglio di Cooperazione del Golfo per permettere una transizione di poteri dallo screditato autocrate Saleh a nuove istituzioni democratiche.

La Karman, e con essa tutto il movimento di opposizione, non é affatto favorevole all'accordo, che prevede troppe garanzie di impunità e protezione per il dittatore; in questo modo i regimi petroliferi del Golfo sperano di 'coprire' il loro ruolo di sponsor e padrini di decenni di trannide e repressione, di cui Saleh, definito dalla Karman "un criminale di guerra", é stato sì l'esecutore, ma su ordini che arrivavano da Riyadh, da Dubai, da Washington e anche da Tel Aviv.

"Il mio popolo occupa le piazze, dorme sui marciapiedi, affronta ogni giorno sgherri e cecchini del regime; come loro rappresentante, come Premio Nobel per la Pace, come rappresentante della Primavera Araba, sono venuta qui perché la sua voce sia udita e tenuta in considerazione"; la Karman ha dichiarato che milioni di persone hanno preso parte giorno dopo giorno alle manifestazioni di protesta che si ripetono ormai da dieci mesi, versando un tributo di sangue di centinaia di vite; ancora nel week-end si sono registrati 12 morti a causa della spietata repressione del regime, che non solleva alcuna eco sugli ipocriti e distratti mass-media occidentali.
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sabato 8 ottobre 2011

Manifestazioni a Sanaa e ad Ibb, per celebrare il Nobel Tawakkul Karman e denunciare il tiranno Saleh e l'iniziativa del GCC!


Decine di migliaia di cittadini yemeniti sono scesi in piazza nel giorno dell'annuncio dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla loro connazione Tawakkul Karman, celebrando il riconoscimento e rinnovando la loro determinazione a continuare scioperi, marce, proteste, fino al raggiungimento ultimo dei loro obiettivi: la cacciata dal potere del tiranno Ali Abdullah Saleh e la costruzione di una vera democrazia in 'Arabia Felix', libera dalle influenze e dalle manipolazioni di Usa, Arabia Saudita, Israele e altre arroganti potenze imperialiste.

Le manifestazioni maggiori si sono tenute nella capitale Sanaa, ma anche nella 'Città Verde' di Ibb, e in entrambe le forze di sicurezza fedeli al tiranno (recentemente rientrato nel paese dopo un lungo ricovero a Riyadh per le conseguenze di un attentato esplosivo che lo ha colpito ai primi di giugno nel suo stesso palazzo del potere) non hanno esitato a utilizzare le armi per affrontarle e disperderle. Prima che questo accadesso, comunque, i manifestanti di Sanaa hanno dato fuoco a un finto feretro addobbato per rappresentare l'iniziativa diplomatica sponsorizzata dal Consiglio di Cooperazione tra i Paesi Arabi del Golfo Persico (GCC), che il fronte riformatore considera troppo favorevole a Saleh (prevederebbe infatti sue dimissioni a favore di Abd Rabbo Mansour Hadi, Vicepresidente e poscia la sua inviolabilità da inchieste o accuse per i suoi crimini passati).

Curiosamente, forse speranzoso di riuscire ancora una volta a tenere tra le grinfie il timone del comando, lo stesso Saleh ha rifiutato più e più volte di firmare il protocollo 'cucinato' dai suoi alleati arabi, portando il paese sempre più vicino al collasso e alla minaccia di una guerra civile in stile libico. Truppe saudite sono già nel paese (esattamente come in Bahrein) per aiutare i suoi scherani a reprimere le manifestazioni e una parte dell'esercito (nella fattispecie la Divisione Corazzata fedele al carismatico Generale Ali Mohsen) ha già denunciato l'autorità presidenziale, schierandosi coi dimostranti.
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venerdì 7 ottobre 2011

L'attivista yemenita Tawakkul Karman, co-vincitirce del Nobel per la Pace, dedica il premio ai protagonisti della 'Primavera Araba'!


Il tiepido e profumato zefiro della Primavera Araba é soffiato fin sotto le volte intagliate e modanate del palazzo dell'Accademia Reale di Svezia, dove, dopo lunghe e approfondite discussioni i responsabili dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace si sono accordati per una triplice nomination tutta al femminile che, insieme a due protagoniste della pacificazione della Liberia (stato africano provato da quasi tre lustri di guerre civili), ha elevato agli allori anche Tawakkul Karman, 32 anni, madre di tre figli, protagonista e portavoce della rivolta popolare yemenita contro il tiranno Ali Abdullah Saleh.

Informata del riconoscimento la Karman non ha esitato a usare l'annuncio come un'ulteriore piattaforma mediatica per diffondere la coscienza e la sensibilità riguardo alle lotte e alle sofferenze del suo popolo, impegnato da mesi in una strenua battaglia per il cambiamento, osteggiato da un regime brutale che conta sul sostegno di Arabia Saudita, Usa, Israele e sulla complicità ipocrita dei media mainstream, che hanno taciuto o sminuito le atrocità inflitte contro i dimostranti e i manifestanti negli ultimi mesi.

"Sono estremamente felice di questa notizia, non me lo aspettavo affatto; questo riconoscimento dimostra che la nostra lotta ha raggiunto la coscienza della Comunità Internazionale, é un tributo alla bontà della nostra causa e alla sua prossima e inevitabile vittoria". Il pannello di giudici dell'Accademia, nella motivazione del premio ha specificato che esso va in riconoscimento non solo del ruolo svolto durante l'insurrezione anti-Saleh, ma anche per i precedenti anni di impegno e lotta per i Diritti umani e civili grazie ai quali la Karman si era già messa in luce come una delle figure-chiave dell'opposizione al regime. Tawakkul Karman é la prima donna araba a vincere un Premio Nobel.
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