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venerdì 25 luglio 2014

"A Gaza le leadership militari potrebbero essere sul punto di scavalcare i dirigenti politici: specialmente in Hamas!"

Un rovesciamento del tradizionale assunto Clausewitziano che vede la dirigenza politica decidere per la guerra e lasciare l'iniziativa ai comandi militari solo per quanto concerne le questioni 'tecniche' della sua condotta, o piuttosto la nascita di una nuova leadership politica palestinese espressa direttamente dai ranghi dei comandanti militari e destinata a sostituire quella precedente, nel caso di Hamas screditata dall'abortita svolta del 2011-2012?

E' lo scenario che potrebbe presto proporsi a Gaza, dove, a leggere quanto pubblicato ieri dal quotidiano libanese Al-Akhbar, perlomeno in 'Casa Hamas' ormai sarebbe la leadership militare a guidare il gioco informando via via i dirigenti politici di modalità e tempistiche con cui coordinare dichiarazioni, richieste, condizioni.

Giorni addietro, con il regime sionista disperato per una tregua, é stata la dirigenza militare a stabilire le condizioni per il cessate il fuoco, che i dirigenti politici si sono limitati a ripetere facendo quindi saltare l'ipotesi di uno stop delle ostilità a termini graditi a Tel Aviv.

In seguito al grande successo della liberazione di centinaia di prigionieri in cambio dell'ebreo francese Schalit, la popolarità del leader delle Brigate Qassam Ahmed Jabari divenne 'scomoda' e ciò spiega l'aiuto dei servizi del Qatar offerto al regime sionista per martirizzarlo.

Adesso però la situazione é punto e a capo, con i capi delle Brigate Qassam idolatrati e applauditi dalla popolazione di Gaza mentre i dirigenti 'civili' sono screditati e sopportati appena.

lunedì 19 maggio 2014

L'ambasciatore Zasypkin: "Pieno sostegno di Mosca al processo elettorale in Siria!"

Secondo le dichiarazioni rese di recente dall'ambasciatore russo a Beirut Aleksandr Zasypkin alla stampa libanese il solo fatto che sia possibile oggi, dopo tre anni di intensa campagna antiterrorismo organizzare elezioni presidenziali in territorio siriano dimostra come la situazione sia volta totalmente a favore delle forze governative e come i gruppi estremisti wahabiti mercenari non esercitino nemmeno una frazione del controllo che vantano di avere sulle zone centro orientali dell paese (per altro le più remote, desertiche, disabitate).

In un'intervista televisiva, Zasypkin ha dichiarato che le presidenziali sono un affare interno dei siriani, assicurando che il suo paese è al fianco della Siria su questo punto. Inoltre, ha messo in guardia sul sostegno dei paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti ai terroristi takfiri in Siria.

Allo stesso modo, Zasypkin ha assicurato che la soluzione politica in Siria è possibile anche se parti dell'opposizione esterna e alcuni Paesi occidentali sabotano ogni sforzo per raggiungere questo regolamento.
L'ambasciatore ha altresì indicato lo sforzo russo per un ordine del giorno al summit di Ginevra per condurre un dialogo intersiriano.

giovedì 5 dicembre 2013

Il naufragio di Erdogan e Davutoglu: precipita la popolarità turca in tutto il Medio Oriente!

Una statistica condotta da demoscopici turchi in sedici paesi arabi ha dimostrato come negli ultimi due anni la popolarità del Governo di Ankara sia letteralmente franata nell'arena mediorientale, passando da un momento in cui Erdogan e il suo partito erano visti come un esempio di indipendenza e innovazione nel panorama politico regionale a un presente in cui sono visti come un burattino di Washington e dell'Ikhwan musulmana legata al vecchio emiro del Qatar e ai suoi falliti sogni egemonici.

Ovviamente l'Egitto e soprattutto la Siria hanno le più alte percentuali di cittadini che esprimono sentimenti negativi verso il Premier turco e l'AKP. Particolarmente indicativa dell'azzardo imperdonabile commesso da Erdogan é la situazione con la Siria, già "partner preferito" di Ankara fino al 2011 verso cui tuttavia, istigato da CIA e NATO Erdogan non ha esitato a inviare armi e terroristi scioccamente pensando di poter facilmente rovesciare Assad e trasformare il paese in un protettorato neo-ottomano.

Il totale naufragio della politica estera di Erdogan e del suo 'Kissinger' Ahmet Davutoglu potrebbe avere conseguenze molto gravi alle prossime tornate elettorali, quando l'attuale Premier, per rimanere al timone del potere evitando i limiti imposti alle ricandidature a una stessa carica, potrebbe tentare di diventare Presidente della Repubblica.

 

giovedì 5 settembre 2013

Il Presidente Obama minaccia il Cairo per le sue posizioni filosiriane: "A rischio i nostri finanziamenti annuali!"

Giusto il tempo di comporre e pubblicare il nostro articolo precedente e siamo stati raggiunti da un aggiornamento che potrebbe servire da ottimo 'litmus test' delle reali intenzioni del Generale egiziano Al-Sisi nei confronti della Siria: a quanto riportato da fonti del Dipartimento di Stato il Presidente Usa Obama avrebbe intenzione di far pagare caro al Cairo le proprie recenti iniziative filosiriane (quali il ristabilimento delle relazioni diplomatiche, il blocco al passaggio di alcune navi lungo il Canale di Suez, l'invio di una missione militare in visita a Damasco...).

La fattura che Obama vorrebbe presentare ad Al-Sisi potrebbe arrivare persino al tetto massimo di un miliardo e mezzo di dollari, cifra che ogni anno Washington elargiva al regime-fantoccio di Mubarak (1300 milioni per spese militari, il resto per progetti civili). Tuttavia bisogna anche calcolare che se gli Usa cancellassero in toto gli aiuti militari la loro industria delle armi subirebbe un contraccolpo notevole perdendo migliaia di posti di lavoro.

Le posizioni filosiriane potrebbero davvero costare molto al Cairo visto che anche l'Arabia Saudita, che si era offerta di finanziare l'Egitto, ha subito cambiato idea vedendo la deriva nazionalista intrapresa ultimamente da Al-Sisi, ma del resto, affrancarsi dalle catene d'oro o di piombo che tengono legato il Paese al campo imperialista non é mai un'operazione facile o indolore.

Al-Sisi guadagna popolarità premendo sul pedale del nazionalismo arabo e riavvicinandosi alla Siria!!

Posto che la redazione di Palaestina Felix ha una visione prettamente prosaica e utilitaristica degli avventimenti storici e politici e non crede alle 'Folgorazioni sulla via di Damasco', tuttavia dobbiamo riconoscere che, da quando é sceso direttamente in campo per rimuovere il tentennante e inefficiente Presidente Mohammed Mursi il Generale Al-Sisi, capo della giunta militare attualmente garante del potere politico egiziano, ha saputo via via guadagnare popolarità e disinnescare le inizialmente imponenti manifestazioni di protesta indette dall'Ikhwan musulmana giocando sul tasto del nazionalismo, sentimento molto forte nel Paese delle Piramidi e al contrario del sentimento religioso (principale fattore di appeal della Fratellanza) distribuito trasversalmente tra i ceti e le classi sociali.

Uno dei principali fattori di cambiamento rispetto alla condotta di Mursi, più volte fattosi ritrarre vicino alla bandiera dei ratti terroristi, é stato quello nei confronti della questione Siriana, riguardo la quale la giunta dei generali ha ristabilito di recente i contatti diplomatici, troncati dal Presidente dell'Ikhwan, l'invio di una delegazione di ufficiali per osservare i progressi della campagna antiterrorismo di Damasco e una severa presa di posizione contro ogni prospettiva di intervento militare americano a favore dei mercenari takfiri.

Certo Al-Sisi non può davvero fingere "verginità" riguardo a legami con gli Usa, visto che fin dai tempi di Camp David l'Esercito egiziano é stato uno dei perni dello status quo filoisraeliano sul fronte del Sinai e nel Mondo Arabo 'at large' ma se le sue intenzioni nazionaliste si riveleranno più profonde di un semplice espediente per alzare temporaneamente la popolarità delle sue iniziative anti-Ikhwan, il bilancio delle forze in Medio Oriente potrebbe riallinearsi in maniere molto interessanti.

martedì 18 giugno 2013

Mursi fa il gioco di Israele mentre Tel Aviv trama per togliere all'Egitto le acque del Nilo!!

Mentre le reazioni internazionali alla sciocca, superficiale e avventata decisione del Presidente egiziano Mohammed Mursi di interrompere le relazioni diplomatiche con la Siria stanno intaccando sempre più il residuo prestigio internazionale del Cairo a guida Ikhwan (ormai ridotto ai minimi termini) gli osservatori esperti di cose africane e mediorientali non possono fare a meno di notare che, mentre il capo di Stato del Cairo si rende da sé stesso burattino degli interessi americani e sionisti l'internazionale a Sei Punte continua imperterrita nei suoi piani contro l'Egitto, decisa più che mai a colpire il Paese delle Piramidi tramite la sua indispensabile arteria idrica: il Nilo.

Il quotidiano Al-Akhbar ha rivelato in una recente edizione che dietro il 'faraonico' progetto etiope per una diga sul Nilo Azzurro vi sarebbero finanziatori sionisti, che porterebbero scientemente avanti il progetto datato 1956 stilato dallo Stato Maggiore di Tel Aviv per 'strozzare' a Sud l'Egitto deviando il più possibile le acque del Nilo in maniera da assetare il grande paese arabo. Bisogna ricordare che la quasi totalità degli ottanta milioni di Egiziani vivono della fascia di cinque Km a destra e a sinistra dalle coste fluviali, lasciando il resto del paese pressoché disabitato.

"Palaestina Felix" ha già denunciato l'attivismo sionista nei paesi dell'Africa Nera particolarmente indifesi di fronte alel manovre della piovra finanziaria a Sei Punte, come ad esempio nella miserrima cleptocrazia Sud-Sudanese che ha già 'svenduto' le proprie ricchezze idriche a un pool di compagnie sioniste tra cui primeggia. guardacaso, nientemeno che la Israel Military Industries. Sion si prepara alla guerra dell'acqua, sapranno i popoli africani bloccarne i diabolici piani? Non se continueranno a scegliere come propri governanti burattini come Mursi!!

lunedì 17 giugno 2013

La decisione di Mursi sulla Siria 'scoppia in mano' al Presidente egiziano: affonda ancora il suo rateo di gradimento!

Il quotidiano cairota 'Al-Ahram' rivela che la decisione del Presidente Mursi di interrompere ufficialmente ogni relazione diplomatica con la Siria di Assad (mentre contemporaneamente rimane aperta e attiva l'ambasciata egiziana a Tel Aviv) é stata presa in maniera 'corsara' dal capo di Stato egiziano che, interrogati a proposito i burocrati più esperti della sua amministrazione, aveva ottenuto da loro pareri uniformemente negativi in merito.

Anche la scelta di annunciare tale importante sviluppo della sua politica estera a un evento strettamente 'di partito' (un rally della Fratellanza Musulmana) é stata presa per minimizzare i contraccolpi e il 'flak' che un'annuncio tanto controverso avrebbe potuto suscitare se dichiarato davanti a una platea non completamente "addomesticata".

Ma il 'flak' é arrivato lo stesso, fitto e devastante visto che, dagli ultimi sondaggi effettuati proprio in queste ore, a causa di questa sua decisione settaria, l'indice di approvazione presidenziale (già crollato nell'ultimo anno dal 57 al 28 per cento) avrebbe subito un nuovo 'bradisismo' che lo ha avvicinato alla soglia minima del 20 per cento.

Praticamente ogni cinque egiziani solo uno approverebbe le scelte recenti di Mohamed Mursi.

domenica 16 giugno 2013

I cani abbaiano, la carovana passa, il nanerottolo Mohamed Mursi si atteggia a gigante!

"I cani abbaiano, la carovana passa" é uno dei nostri proverbi orientali preferiti, e ancora una volta ne verifichiamo la saggezza profonda e attuale sentendo con quale astio ringhioso il nanerottolo Mohamed Mursi si ritrovi a latrare dal Cairo, ben consapevole di non avere nessun'altra possibilità d'azione nei confronti di una situazione, quella siriana, avviata verso una soluzione decisiva che lui, povera traballante 'figurehead' dell'Ikhwan svendutasi alla CIA ed Al-Qaeda, non ha nessuna speranza di poter influenzare.

Recentemente Mursi ha detto di avere intenzione di chiudere l'ambasciata egiziana a Damasco (quando chiuderà quella a Tel Aviv? Ancora una volta l'Ikhwan dimostra di non riuscire a recidere i legami con israhell) e avrebbe, nel colmo del delirio di onnipotenza, "ordinato" a Hezbollah di 'lasciare la Siria'; ovviamente Hezbollah se ne fa tanto degli 'ordini di Mohamed Mursi e continua a contribuire alla lotta anti-terrorista e anti-takfira delle forze nazionali siriane.

Secondo un recente sondaggio Zogby l'attuale Presidente egiziano avrebbe un tasso di approvazione popolare inferiore al 30 per cento, con un crollo di oltre 27 punti dal momento della sua elezione.

domenica 2 giugno 2013

"Per un parco Recep perse la cappa!" Il neo-ottomanesimo di Erdogan e Davutoglu naufraga tra le proteste di Piazza Taksim!

Da ormai diversi giorni si susseguono gli scontri a Istanbul, dapprima nella storica piazza Taksim, poi anche in altre zone della grande metropoli sul Bosforo, a causa della perdita di controllo di una serie di manifestazioni che, iniziate per protestare contro la demolizione di un parco pubblico per la creazione di uno shop center con parcheggio, si sono rapidamente trasformate in una violenta contestazione 'tout court' della premiership di Erdogan. Come un Primo Ministro come Erdogan sia potuto passare da una trionfale rielezione a maggioranza assoluta a questa grave impasse lo si può capire solamente seguendo la disastrosa sequela di iniziative servili e filo-imperialiste che ha preso negli ultimi due anni, accettando lo schieramento sul suo territorio di radar NATO 'anti-Iran', immischiandosi nella vicenda siriana sostenendo tagliagole e terroristi wahabiti, accettando una frettolosa 'conciliazione' con Israele per la questione della 'Mavi Marmara' dopo che la precedente intransigenza lo aveva reso il beniamino del Medio Oriente.
Queste iniziative fallimentari hanno sgretolato il sostegno amplissimo di cui godeva il partito 'AK' all'interno della società turca, facendo rifluire una parte del consenso popolare verso quei partiti che non avevano smesso di opporsi a Erdogan anche durante l'alta marea dei suoi successi elettorali. Un'altra volta si ha la prova provata che non si possa trattenere a lungo il favore dell'opinione pubblica quando ci si renda burattini e agenti prossimi degli interessi imperialisti e sionisti.

mercoledì 15 maggio 2013

La CIA ammette: "Alle prossime elezioni Assad prenderà due voti su tre!" La campagna terrorista ha rafforzato il Presidente siriano!

Secondo un documento citato dall'emittente televisiva "Al-Manar", proprietà del movimento sciita libanese 'Hezbollah' l'intelligence americana avrebbe dati solidi per prevedere che, alle prossime elezioni presidenziali siriane, Bashir al-Assad si garantirebbe tra il 70 e il 75 per cento dei voti, con un incremento rispetto ai dati precedenti, dovuti dal 'ricompattamento' di una parte di consenso popolare intorno alla sua figura conseguente alle atrocità inflitte sulla popolazione dai militanti stranieri wahabiti, specialmente disumani e crudeli contro le minoranze etniche e religiose della Siria.

La notizia conferma come i piani occidentali e imperialisti verso la Siria siano ormai in totale "desarrollo" e come, anzi, l'effetto pratico sul campo del sostegno dato alle frange più barbare e sanguinarie dell'insorgenza qaedista abbia prodotto risultati del tutto opposti a quelli sperati, esattamente come quando, nella speranza di 'fiaccare' il morale di una popolazione eserciti occupanti e invasori si danno al terrorismo indiscriminato che rinfocola e tempra invece la volontà di Resistenza.

L'analis della 'Compagnia' a stelle e strisce arriva fino a prevedere che nelle condizioni attuali Assad rimarrà unico "power broker" di Damasco 'almeno' fino al 2020. Una previsione che ci sentiamo di sottoscrivere pienamente e che, possibilmente, rivedremo volentieri al rialzo!


sabato 19 maggio 2012

Nonostante il diluvio di Hasbara, Israhell é meno popolare della Korea del Nord e del Pachistan!

Secondo un sondaggio condotto tra dicembre 2011 e febbraio 2012 su un campione di 24.090 intervistati in tutto il mondo occidentale il regime ebraico di occupazione della Palestina é risultato lo Stato meno popolare in assoluto, superando persino nazioni che sono vittima di costanti e continue campagne di denigrazione mediatica e tutto ciò nonostante i torrenti di propaganda commissionata dalla ricchissima e potentissima lobby filoisraeliana che ha in mano tutti i maggiori outlet di informazione mainstream e tiene alla catena quasi tutti i governi del continente.
Il 55 per cento degli intervistati ha dichiarato di ritenere che il regime dell'apartheid sia un fattore negativo ed eserciti una influenza maligna e nociva nel mondo, il 51 per cento ha detto la stessa cosa del Pachistan e il 50 per cento della Nord Korea. Il risultato é cresciuto di ben otto punti rispetto allo scorso sondaggio quando "solo" il 47 per cento degli intervistati si pronunciò negativamente nei confronti del regime ebraico. L'unico paese in cui una considerevole fetta di intervistati si é dichiarata favorevolmente nei suoi confrotni sono stati gli Usa e anche lì la percentuale é risultata in calo rispetto all'ultimo rilevamento mentre coloro che hanno espresso opinioni negative su Tel Aviv sono cresciuti sensibilmente.
Altri due paesi con opinioni favorevoli su Israhell sono stati il Kenya e la Nigeria, a causa dell'attività di predicatori evangelici americani che diffondono in quei paesi africani il 'sionismo cristiano' per incitare dissidi etnico-religiosi e scatenare scontri e violenze che possano "giustificare" le politiche di ingerenza militare americane e israeliane, contro le quali abbiamo già più volte lanciato l'allarme da queste pagine. In Francia il 65 per cento degli intervistati ha condannato Israele, in Germania il 69 per cento, in Inghilterra il 68 per cento e in Australia il 65.
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domenica 13 maggio 2012

Incontro tra il Responsabile Esteri di Hamas e Saeed Jalil a Teheran!

Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica dell'Iran ha dichiarato, nel corso di un incontro con il dignitario di Hamas incaricato delle relazioni internazionali del Movimento che la popolazione europea e statunitense é "stufa" di pagare il salato prezzo imposto dalle loro cricche governanti per l'acritico sostegno all'entità sionista di occupazione della Palestina.

"Oggi gli Europei e gli Americani stanno sfidando i loro Governi che sostengono sempre e comunque il regime ebraico per compiacere una piccola ma ricchissima e influentissima cricca di filosionisti; ma gli Stati dovrebbero essere espressione della volontà popolare, non di quella di lobby mosse da interessi esterni e motivi ulteriori", ha dichiarato Saeed Jalili nel corso della sua conferenza stampa congiunta con Mohamed Awad, tenutasi ieri nella capitali iraniana.

Jalili ha aggiunto che oggi il regime ebraico dell'apartheid si trova in una posizione "estremamente debole e precaria, probabilmente non é mai stato tanto isolato e impopolare in nessun momento della sua Storia, nemmeno durante le due Intifade, la guerra contro il Libano del 2006 e l'Operazione Piombo Fuso del 2008-2009". Awad, da parte sua, ha presentato al collega iraniano un rapporto sui progressi nella ricostruzione di Gaza, ancora piagata dalle distruzioni di tre anni fa a causa dell'illegale strangolamento economico sionista.
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