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venerdì 4 marzo 2016

Hezbollah, attaccato da sauditi e sionisti, conta le dichiarazioni emesse a suo favore da alleati vecchi e nuovi!

Livido, bilioso, furioso e rancoroso per le continue sconfitte patite in Yemen, per il ridicolo internazionale suscitato dalle proprie dichiarazioni di voler invadere la Siria e di possedere un'arma atomica, il regime wahabita di Riyadh ha costretto il Consiglio per la Cooperazione del Golfo Persico (la ridicola associazione che unisce Riyadh, Kuwait, Barhein, Qatar e UAE) a dichiarare Hezbollah "entità terrorista".

Che i fondatori e sostenitori di Al-Qaeda, Al Nusra e ISIS chiamino un movimento popolare di Resistenza 'terrorista' é così fuori dal mondo che suscita ironia mordace e incredulità più che shock o indignazione.

mercoledì 16 luglio 2014

Manifestazione in Libano a favore della Palestina: riuniti i principali esponenti dell'Alleanza 8 Marzo e della Resistenza!!

Riprendiamo dal profilo Facebook dello stimatissimo amico Ouday "Soso" Ramadan:


Il Partito Nazionale Sociale Siriano in Libano ha indetto a Beirut una manifestazione a supporto di Gaza. Alla manifestazione hanno preso parte: il Partito Comunista Libanese, il Movimento dei Nasseriani Socialisti indipendenti "Mourabitoun", il Partito di Dio "Hezbollah", il Movimento Cristiano Ribelli "Al-Marada", il Movimento Sciita Speranza "Amal", il Libero Movimento Patriottico del Generale Aoun e l'Unione dei Partiti Panarabisti Sunniti. I manifestanti hanno condannato l'aggressione sionista ai danni della Palestina e hanno rinnovato il patto nazionale di resistere di fronte alle mire espansionistiche dell'entità ebraica. 

Insieme si vince.

sabato 1 febbraio 2014

"Polvere da Sparo", sitarello antagonista, dimostra (ancora) ignoranza e spocchia dei 'sinistrati' da Centro Sociale...(2)

Ahmed Boutari, George Habash (PFLP), Yasser Arafat (Fatah) e Ahmed Khatib - Boutari e Khatib erano ufficiali dell'Armee Libanaise che avevano messo i loro uomini al servizio della coalizione MNL+OLP...
Diamo quindi "fuoco alle polveri" e cominciamo l'opera di demolizione del castelluccio di sabbia costruito dagli 'antagonisti' da Centro Sociale con la loro impostura storica e politica che vorrebbe la Siria e gli Assad "colpevoli" del massacro di Tell el-Zaatar.

Innanzi tutto:

-Gli eventi di Tell el-Zaatar non avvengono in un 'vuoto spinto' (quello ha diritto di cittadinanza solo nelle teste degli antagonisti 'sinistrati') ma nel quadro della primissima fase della Guerra Civile Libanese, un conflitto sanguinosissimo al confronto del quale la Guerra Civile avvenuta nel Centro-Nord Italia dal 1943 al 1945 appare cortese e morigerata come una festa da ballo.

-Nella prima fase la Guerra Civile Libanese si configura come lo scontro tra la coalizione dei partiti Musulmani e Drusi ('tendenzialmente' di ispirazione socialista e nazionalista) che volevano riformare la Costituzione del Paese dei Cedri e i partiti cristiano-maroniti (conservatori e liberali) che volevano mantenere lo Status Quo.

-Il Libano, ricordiamolo, venne creato "ritagliando" artificialmente le zone della Siria a maggioranza cristiano-maronita in modo da dare ai colonialisti francesi uno stato cristiano da manipolare, ma l'equilibrio demografico vigente ai tempi del Mandato francese nel Levante si era modificato e la predominanza maronita nelle Istituzioni non era più tollerata dai Musulmani (e dai Drusi).

-Queste forze si riunirono nel fronte "Harakat al-Wataniyya al-Lubnaniyya/Mouvement National Libanaise" che comprendeva originariamente il PSP druso, le due ali del Ba'ath libanese (filosiriana e filoirachena) i Socialisti Nazionali dell'SSNP, i Comunisti Libanesi, i Morabitoun nasseristi e, per un periodo, gli Sciiti di Amal.

-Già si vede che la costruzione ideologica cartoonesca degli 'antagonisti' fa acqua da tutte le parti vista la presenza nella coalizione musulmana non solo di socialisti e comunisti, ma di ba'athisti filosiriani e dei Socialisti Nazionali dell'SSNP (che senza dubbio questi pippacanne considerano "faSSisti"!).

-Al MNL musulmano-druso e "Di Sinistra" si contrapponeva il "Jabhat al-Lubnaniyya/Front Libanais" maronita e "Di Destra" che comprendeva il Kata'eb fascio-falangista della famiglia Jumayiil, il Marada della famiglia Frangieh, l'NLP della famiglia Chamoun (con la sua milizia delle Tigri Ahrar), i Guardiani dei Cedri di Etienne Saqr e i Tanzim Libanesi (milizia col quartier generale collocato ad Achrafieh).

-Nel Sud del paese  e su su fino a Beirut era anche pesante la presenza palestinese, frutto delle espulsioni del 1948, del 1967 e soprattutto dell'Esodo di massa dalla Giordania dopo i fatti di 'Settembre Nero' del 1970 (fatti a cui la Siria, guarda un po', aveva cercato, senza successo, di dare una risposta militare, ma questa é una storia troppo lunga...).

-I Palestinesi, in massima parte musulmani e/o allineati su posizioni politiche socialiste e nazionaliste, si schierarono con  l'MNL druso-musulmano; ma bisogna ricordare che all'epoca l'OLP era un'organizzazione-ombrello che racchiudeva realtà molto diverse tra loro, le correnti principali erano: Fatah, la fazione di Arafat (Nazionalista), PFLP, la fazione di George Habash (Comunista-Leninista), il PFLP-GC, fazione di Ahmed Jibril (tendenzialmente di Sinistra ma interessata più alla guerriglia militare che alla politica parlata), il DFLP di Hawatmeh (Comunista-Maoista) e As-Saiqa, la milizia palestinese finanziata, armata e addestrata dalla Siria (Again! Non ne azzeccano una i centrosocialini nostrani!!).

-Il campo profughi di Tell el-Zaatar (Collina del Timo - in realtà lo Zaatar é un 'mix' di erbe odorose come le 'Erbe di Provenza' dove il timo é prevalente, ma vi sono molti altri ingredienti) era solo uno di molti che si trovavano (purtroppo) lungo le direttrici-chiave del confine tra la Beirut Est (cristiana maronita) e Ovest (musulmana); essi erano: Jisr el-Basha, Sin el-Fil, Nabaa, Karantina e, appunto Tell el Zaatar. Un altro campo, Debayyeh, venne distrutto subito all'inizio del 1976 (14 gennaio) dalle milizie maronite (che, in questo caso, si accanirono contro Palestinesi a loro volta Cristiani: ma la comunanza di religione significava nulla per i Maroniti libanesi che vedevano ogni Palestinese come un nemico da abbattere per le loro affiliazioni ideologiche).

-Tra i campi palestinesi: Jisr el-Basha era vicino all'arteria di comunicazione che da Beirut arrivava a Damasco attraverso la Valle della Biqa, e da cui si poteva rapidamente accedere ai quartieri Maroniti di Furn ash-Shubbak, Shiyah e Ain al-Rumaneh; invece Sin el-Fil, Nabaa e Karantina circondavano da tre lati il quartiere di Achrafieh e dominavano le strade per il Nord (il Nord libano all'epoca era ancora zona prevalentemente Maronita, oggi invece vi prevalgono i Musulmani sunniti), sia quelle costiere che quelle pedemontane.

-Tell el Zaatar, infine, era piazzato esattamente lungo la via di comunicazione tra Beirut e il massiccio montuoso del Libano, spina dorsale del piccolo paese, per dimensioni, abitanti e per numero di miliziani armati che ne avevano fatto la loro base era il più importante tra tutti quelli nominati.

-Con un semplice sguardo alla cartina qualunque osservatore dotato di un minimo di cultura militare avrebbe concluso che i campi profughi palestinesi sarebbero stati oggetto di furiosi attacchi da parte delle milizie cristiano maronite, ma si sa, per i "cannebbiati" frequentatori dei CSOA dello Stivale capirne di tattica e strategia é una cosa "da faSSisti"!                                                                                      (2 - Continua...)

mercoledì 3 aprile 2013

Vertice in casa Aoun tra i partner dell'Alleanza 8 Marzo: ospite d'onore il consigliere politico personale di Nasrallah!

Il mondo politico-istituzionale libanese é in pieno fermento per cercare di venire a capo entro i tempi indicati dal Presidente Sleiman alla Crisi di Governo scatenatasi con le dimissioni del Premier ora ad interim Najib Mikati: l'inquilino della Baabda ha detto che vuole affidare un nuovo incarico entro il prossimo sabato e quindi si tengono a ritmo forzato vertici, tavole rotonde e meeting tra i rappresentanti di tutti i partiti e le fazioni del variegato arco costituzionale per cercare di individuare le figure più qualificate al compito di traghettare il Paese dei Cedri verso le nuove elezioni previste entro fine anno.

Uno dei più importanti vertici tenutisi finora ha avuto luogo presso la residenza del Segretario del Libero Movimento Patriottico, ex-Generale ed ex-Premier Michel Aoun, a Rabieh, dove il  leader dei cristiani maroniti progressisti é stato visitato dagli alleati di Hezbollah, il cui 'asse' con Aoun é stata la novità politica che ha permesso all'Alleanza 8 Marzo di sottrarre ai cristiano conservatori e ai loro alleati sunniti filo-sauditi e filo-americani il timone del Governo.

La delegazione di Hezbollah era capeggiata dal consigliere politico personale di Hassan Nasrallah, Haj Hussein Khalil, mentre altri ospiti di riguardo erano Sleiman Franjeh del partito cristiano Marada, l'Ex-ministro dell'Energia Gebran Bassil e il rappresentante del Tashnaq armeno Hagop Pakradounian.

Il confronto tra gli alleati si é svolto in una atmosfera che tutti a posteriori hanno concordato nel definire "rilassata e costruttiva", risolvendosi infine a discutere insieme al Presidente del Parlamento (lo sciita Nabih Berri di Amal) le opzioni enucleate per un possibile nuovo premier adatto alle sfide dei prossimi mesi, che possa portare a termine l'agenda su cui il tycoon delle comunicazioni Mikati si é arenato.

venerdì 1 giugno 2012

L'emergere della minaccia estremista wahabita nel Nord del Libano potrebbe segnare la morte politica dell'Alleanza 14 Marzo!

Come abbiamo visto ampiamente nelle scorse settimane il Libano sta venendo trascinato sempre più profondamente nella crisi siriana, visto che gli istigatori del complotto contro Assad (Turchi, Sauditi, Americani, Qatarioti, Israeliani) non riescono nemmeno con stragi orrende commesse contro la popolazione civile a istigare malcontento o rivolte contro il Presidente e il suo Governo é ovvio che cerchino altre vie, magari indirette, per cercare di cambiare l'equazione che ormai da quattordici mesi continua a dare risultati opposti a quelli da loro desiderati. Da qui, quasi 'naturalmente' il tentativo di stabilire in Libano, che proprio nella parte Nord del paese confinante con la Siria ha le più forti comunità di musulmani sunniti, una sorta di 'zona franca' per mercenari qaedisti da far confluire da tutto il mondo, in modo che in loco possano trovare asilo, appoggio, rifornimenti e basi dove rifugiarsi in caso di rovesci come quelli inflitti loro a Homs, a Daraa e in altre località dall'Esercito Siriano tra febbraio e marzo.
I tentativi in questo senso sono risultati nei recenti scontri e torbidi a Tripoli e dintorni visto che in Libano vi é ancora un Governo che ha a cuore l'integrità, l'autonomia e l'indipendenza nel paese e le cui forze motrici, come hanno affrontato dapprima l'occupazione sionista (cacciata nel 2000) e poi la rinnovata aggressione nel Sud del paese (sventata nel 2006) altrettanto non possono permettere che forze straniere installino le loro 'zone franche' nel Nord, dove peraltro le comunità e i gruppi invece favorevoli al Governo di Damasco anche se magari minoritarie rispetto ai sunniti, pure non mancano (gli Alawiti di Jabal Moshen, i militanti dell'SSNP, gli Armeni, i membri del Partito Democratico Arabo...) e le loro vite e le loro proprietà devono venire difese dallo Stato e dai suoi rappresentanti.
Adesso che per il momento gli scontri sono cessati, mentre si aspetta di vedere quali misure prenderà l'Armee Libanaise per intensificare e rafforzare il suo controllo sul territorio del Settentrione (non solo per contrastare le attività terroristiche ma anche per evitare che sia l'Esercito siriano a prendere l'iniziativa e lanciare un'operazione oltreconfine, cosa che potrebbe essere costretto a fare se la minaccia wahabita in Libano non venisse affrontata adeguatamente dalle forze locali), sembra evidente che gli effetti politici a medio termine dei recenti avvenimenti siano tutti sfavorevoli alle fortune dell'Alleanza 14 Marzo che nel peggiore (per chi scrive ovviamente, il migliore) dei casi potrebbe persino cessare di esistere prima della chiamata alle urne delle politiche 2013.
L'Alleanza 14 marzo si basa sull'asse tra i fascisti cristiani maroniti della Falange Libanese (Kataeb) e delle LF, partiti del killer Geagea e dei traditori Gemayel, che aprirono le porte dell'invasione israeliana del Libano nel 1982, e i sunniti guidati dal mezzo-saudita Saad Hariri, il Renzo Bossi libanese nato e cresciuto in Arabia Saudita e molto più a suo agio con gli sceicchi fannulloni del petrolio che con il delicato mosaico bizantino di partiti, etnie e fedi religiose del Paese dei Cedri. Una volta i Falangisti potevano vantarsi di essere il partito di riferimento di quasi tutti i cristiani maroniti, (con l'eccezione del Partito Marada, guidato dall'unico scampato a una strage mafiosa condotta da Geagea, Hobeika e Gemayel contro la famiglia Frangieh) ma questo non é più vero da quando il Libero Movimento Patriottico dell'Ex-generale Aoun si é alleato con gli sciiti di Amal ed Hezbollah e, attraverso un accurato sistema di "desistenze" é riuscito a fare eleggere candidati sciiti in collegi con considerevoli minoranze cristiane maronite avverse all'atteggiamento servile filoamericano e filoisraeliano del Kataeb delle LF e a far prevalere propri rappresentanti in collegi cristiani con sostanziali minoranze sciite da fare 'convergere' sui candidati dell'LMP.
Adesso i cristiani maroniti che magari votavano 14 marzo perché non si fidavano di Hezbollah e di Amal hanno visto che tra gli 'alleati' di Geagea e dei Gemayel vi sono barbuti qaedisti ancora più pericolosi di quanto possano mai essere gli sciiti, giacché sia Nasrallah che Nabih Berri riconoscono la natura multietnica e multiconfessionale del Libano, mentre gli 'sceicchi' wahabiti vorrebbero installare, in Libano come in Siria, un emirato fondamentalista dove ai cristiani e alle altre sette sarebbe riservata la fine fatta fare ai cristiani irakeni nella provincia di Ansar durante il periodo più violento dell'insorgenza sunnita: bombe, stragi, emigrazione forzata, pulizia etnica.
Quali effetti avrà questo sui risultati elettorali? E' presto per dirlo ma si possono fare delle sensate e realistiche ipotesi: se l'Alleanza 8 Marzo (Hezbollah, Amal, LMP, SSNP, Tashnaq, Comunisti e altri) riporterà una vittoria netta e secca, allora si avrà una prosecuzione dell'attuale azione di Governo, forse persino con lo stesso Premier Najib Mikati, Michel Aoun verrà nominato Presidente del Libano e i Drusi del PSP si alleeranno con i vincenti progressisti per rafforzarne ulteriormente il controllo del Parlamento. Se invece si ripeterà un risultato simile al 2009, cioé praticamente di parità tra i due blocchi allora si andrà a un Governo di coalizione, una figura di 'garanzia' salirà al soglio presidenziale (Jean Kahwagi?) e l'Esecutivo potrà fare pochissimo perché sarà paralizzato dai veti incrociati delle due anime della Grossekoalition. Non consideriamo possibile una grande affermazione dell'Alleanza 14 Marzo perché prevediamo per essa una emorragia di voti cristiani spaventati dalla minaccia sunnita/wahabita, bisognerà vedere se questi andranno all'LMP, come Aoun spera, o si disperderanno in candidati 'indipendenti' però avversi alla coalizione progressista, nel qual caso sarà più simile il secondo risultato di cui sopra.
La sfida decisiva sarà tra Geagea e Aoun per il voto cristiano maronita, dunque, e si svolgerà in pochi collegi-chiave del Monte Libano: Baabda, Metn, Jbeil e Kesrouan. Le altre due province della zona (Chouf e Aley) sono roccaforti druse e lì si vedrà se l'LDP di Talal Arslan potrà sottrarre abbastanza voti al PSP da danneggiarne le chance di fare da 'ago della bilancia' tra le due opposte coalizioni. A Baabda é quasi certo che i voti sommati di maroniti aounisti e sciiti sconfiggeranno qualunque candidato falangista, a Metn i falangisti possono essere certi di due seggi 'blindati' che quasi sicuramente assegneranno a Sami Gemayel e Michael Murr, ma per spuntare un'altra poltrona dovrebbero battere il blocco aounista rafforzato dai voti armeni del Tashnaq, una prospettiva improbabile a dir poco, nei governatorati confinanti di Kesrouan e Jbeil la situazione é meno netta e qui Geagea, con la pagliacciata del finto 'attentato' alla sua vita voleva seminare la paura tra i maroniti locali che la loro zona fosse infiltrata da 'squadre della morte di Hezbollah', una trovata baracconesca che ormai ha perso mordente soprattutto per le gravi preoccupazioni venute recentemente da Nord.
Geagea e i suoi compari devono assolutamente 'dimostrare' ai loro elettori che la minaccia wahabita-qaedista é meno grave di quanto sembri, per evitare la loro fuga verso altri patron elettorali ma, per fare ciò avrebbero bisogno di tutto l'aiuto di Saad Hariri uomo di punta sunnita della loro alleanza che invece continua a farsi notare per le sue prolungate assenze dal Libano, che spende ora in Francia ora in Arabia Saudita. Se questa situazione non cambierà l'Alleanza 14 Marzo potrebbe persino sfaldarsi prima delle elezioni del 2013.

domenica 22 aprile 2012

Ferve il dibattito in Libano sulla necessità di una radicale riforma del sistema elettorale!

Partiti, fazioni e comunità etniche e religiose libanesi sono impegnate in questi giorni in un serratissimo dibattito riguardo la necessità di sostituire completamente l'attuale ordinamento elettorale con uno nuovo prima delle elezioni politiche del 2013. Il vecchio sistema prevede collegi maggioritari uninominali con premio di maggioranza e risale addirittura al 1920 (venne parzialmente correto nel 1960 con l'introduzione di qualche quota proporzionale) ed era stato studiato dagli occupanti coloniali francesi insieme con i rappresentanti della comunità cristiano-maronita per permettere a quest'ultima (che all'epoca aveva la maggioranza della popolazione) di occupare indefinitamente il potere. Del resto lo stesso Libano é una nazione artificiale ottenuta "ritagliando" dalla Siria le province a maggioranza maronita (denominazione cristiana cattolica sui iuri) in maniera da ottenere uno Stato dove i Francesi avrebbero sempre potuto contare su interlocutori cristiani e cattolici.
Ma ormai la demografia é cambiata e il 41% della popolazione é sciita, inoltre i maroniti non sono più uniti sotto un'unica bandiera ma si differenziano tra i neofascisti di Geagea e Gemayel, venduti a Israele e agli Usa, alleati coi sunniti del mezzo-saudita Saad Hariri (il Renzo Bossi libanese) e i progressisti dell'LMP dell'Ex-generale Aoun e il Marada della famiglia Franjeh, separato dai falangisti dall'odio incolmabile per la strage della famiglia Franjeh compiuta dai loro miliziani nel 1978 (quando i falangisti cercarono di distruggere militarmente ogni altro gruppo cristiano maronita -Guardiani dei Cedri, Tigri Ahrar, Marada e altri- in maniera da instaurare una loro egemonia).
Il Ministro dell'Interno Marwan Charbel ha proposto un sistema proporzionale secco che garantisca a ogni gruppo etnico e religioso una rappresentanza in base alla sua consistenza numerica; resterebbe da decidere come riorganizzare i collegi elettoriali che dovrebbero dividere il Libano in un numero di circoscrizioni variabile dalle 10 alle 14. Ovviamente decidere dove far passare i confini tra l'una e le altre potrebbe avere drammatica influenza sul peso numerico della rappresentanza elettorale di questo o quell'altro gruppo o setta. In Libano esistono circa 17 diverse comunità che vanno dai 'player maggiori' (Maroniti, Sunniti, Sciiti) a gruppi di media entità (Drusi, Greco-Ortodossi, Alawiti) a piccolissimi gruppi (Armeni, Yazidi, Curdi) che però magari costituiscono la maggioranza assoluta di una cittadina o di una provincia.
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lunedì 27 febbraio 2012

Positivo incontro a Teheran tra il Ministro della Difesa libanese Fayez Ghosn e il suo collega iraniano Ahmad Vahidi!


"Il Libano deve avere un Esercito preparato ed equipaggiato, pronto a difendere i suoi interessi contro le minacce locali e regionali, minacce che hanno un nome preciso: il regime ebraico e la sua politica aggressiva e prepotente", queste le chiare parole con cui nell'incontro col collega libanese Fayez Ghosn il Ministro della Difesa della Repubblica Islamica, Brigadier-Generale Ahmad Vahidi, ha confermato una volta di più l'interesse strategico di Teheran nel rafforzare in maniera decisiva il suo alleato.

Vahidi ha dichiarato che la costante della politica estera iraniana per il Medio Oriente rimane la pace e la stabilità: condizioni che sarebbe impossibile garantire in uno stato di disparità strategica con lo Stato ebraico dell'Apartheid, vista la sua famigerata tendenza a ricorrere alla forza ogniqualvolta pensi di potere evitare conseguenze internazionali (cioé sempre, fino a quando godrà del sostegno acritico e incondizionato degli Usa); l'inaccettabile condotta di Tel Aviv può essere moderata solo attraverso il timore di una sconfitta, come quella patita nel 2006 proprio grazie alla Resistenza libanese.

I Ministri della Difesa hanno convenuto che i recenti tentativi degli imperialisti occidentali, dei sionisti e dei monarchi del Golfo di piegare la Siria ai loro desideri imponendo col terrore un 'cambio di regime', ora in rotta grazie alla tenace resistenza del popolo siriano e alla decisiva azione delle forze armate e di sicurezza, siano stati generati dal tentativo di inserire un 'cuneo strategico' nella continuità territoriale che ora unisce Iran, Irak (a decisiva guida sciita), la Siria di Assad e il Libano retto dall'Alleanza 8 marzo, di cui parte decisiva sono i movimenti sciiti Amal ed Hezbollah.
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venerdì 14 ottobre 2011

Il Patriarca Al-Rahi a Houston attacca i politici falangisti: "miopi e meschini"!


Il Patriarca maronita Beshara al-Rahi, attualmente in visita pastorale negli Usa, ha dichiarato avantieri durante un ricevimento offerto in suo onore dalla comunità libanese di Houston che "coloro che vivono in zone di sicurezza controllate e pattugliate non possono pretendere di venire presi sul serio dai loro concittadini".

Il riferimento é, ovviamente, agli esponenti del partito semifascista della Falange, una volta unico magnete del voto maronita, ma oggi superato in popolarità e influenza dal Libero Movimento Patriottico dell'ex Premier ed ex Generale Michel Aoun (e dai suoi alleati del Marada).

"Accusare di 'tradimento' quanti hanno idee e alleanze differenti é una tattica meschina e miope; purtroppo in Libano diverse figure politiche non vedono al di là del loro naso e operano soltanto per portare avanti i loro interessi immediati, un contegno che oggi nel nostro paese é totalmente inaccettabile".

"Le strutture amministrative, giudiziarie e militari del nostro paese sono più che sufficienti a garantire tutti i diritti, collettivi e individuali, della cittadinanza".


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martedì 11 ottobre 2011

La Repubblica Iraniana é pronta ad equipaggiare l'esercito libanese e a espandere gli accordi con Beirut nel settore Difesa!


L'ambasciatore della Repubblica Islamica in Libano, Ghazanfar Roknabadi ha dichiarato che il suo paese é pronto a rifornire ed equipaggiare le forze armate libanesi, supplendo al mancato rispetto di obblighi e impegni contrattuali stipulati da Francia e Stati Uniti durante il periodo di presidenza del consiglio di Saad Hariri e bruscamente archiviati quando, in seguito al rovesciamento della maggioranza parlamentare, la guida del paese é stata assunta dall'attuale premier Najib Mikati e dalla coalizione di forze progressiste di cui fanno parte gli sciiti di Amal ed Hezbollah, i cristiani dell'LMP e del Marada, il Partito socialista della Nazione siriana ed altre forze ancora.

Roknabadi ha incontrato il Ministro della Difesa libanese Fayez Ghoson (un cristiano ortodosso del partito Marada), e insieme a lui ha vagliato varie ipotesi di rafforzamento degli accordi di cooperazione militare, anche alla luce della necessità di dotare il Paese dei Cedri di un buon deterrente per scoraggiare le continue intrusioni aeree e le violazioni dei confini navali e terrestri da parte delle forze militari sioniste, a cui l'UNIFIL e le Nazioni Unite non sanno mettere fine.

Ghoson si é dichiarato entusiasta della prospettiva di rinnovati e approfonditi accordi con l'Iran e ha manifestato il desiderio di visitare Teheran quanto prima, per incontrare il Presidente Ahmadinejad e il suo collega Ministro della Difesa, il Generale Vahidi. Poco tempo addietro era stato il Presidente della Repubblica Michel Suleiman a dichiarare che il Libano attendeva con fiducia la risposta di Teheran alle sue precedenti richieste di espansione degli accordi militari bilaterali.


Come annunciato su queste pagine, la miopia delle potenze arroganti (che speravano, armando un Libano guidato da Hariri, di creare una forza anti-Hezbollah e anti-Resistenza) si é tradotta in maggiori opportunità per l'Iran e per lo sviluppo ulteriore dei suoi rapporti di alleanza col Libano e coi difensori della sua autonomia e indipendenza.

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lunedì 3 ottobre 2011

Incontro costruttivo tra i vertici di Hezbollah e la leadership del partito cristiano Marada!


Il Segretario Generale del Movimento sciita Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ricevuto nella giornata di ieri una delegazione dei vertici del movimento cristiano maronita 'Marada', storica formazione libanese facente capo alla influente famiglia Franjeh; gli ospiti erano capeggiati dal Segretario del Marada, Suleiman Franjeh e da Yusuf Finianos.

L'incontro, cui hanno preso parte il consigliere politico di Nasrallah, Haji Hussein Khalil e il dignitario del partito Haji Wafiq Safah, é ruotato soprattutto attorno ai recentei sviluppi politici in Libano e Medio Oriente.

Secondo un comunicato rilasciato dal Coordinamento di Hezbollah per le Relazioni coi Media Nasrallah e Franjeh hanno valutato il comportamento della maggioranza e del gabinetto di governo nei primi mesi di attività dopo il cambio degli equilibri parlamentari, riflettendo sulle probabili sfide da affrontare nel corso del 2012.
I membri della famiglia Franjeh sterminati nel 1978 dai sicari dei Gemayel.
Suleiman Franjeh, ancora adolescente, sopravvisse per caso all'attentato di stile mafioso con cui la famiglia Gemayel fece massacrare suo padre Antoine, sua madre e sua sorella da sicari del partito fascista della 'Falange', cercando di eliminare potenziali rivali per la leadership sulla comunità cristiano maronita.
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sabato 17 settembre 2011

Anche il Premier Najib Mikati apprezza le coraggiose parole del Patriarca maronita Al-Rahi!


Dopo il Presidente libanese Michel Suleiman anche il Premier Najib Mikati, capo del Governo sostenuto dalla coalizione progressista "Alleanza 8 Marzo" (che vede la collaborazione degli sciiti di Hezbollah e Amal, dei maroniti del LMP di Aoun e del Marada di Frangieh, del Partito Socialista della Nazione siriana, della Federazione armena e di altre forze minori) ha espresso il suo apprezzamento per le coraggiose parole del Patriarca maronita di Antiochia, Beshara Al-Rahi.

Mikati si é recato a Diman per confrontarsi col Patriarca, riportandone "una completa e profonda soddisfazione: sua Eminenza ha espresso le posizioni che derivano dalle sue personali convinzioni e anche dalla sua missione storica e pastorale di difensore dei migliori interessi della comunità cristiana libanese"; tali parole suonano come una precisa e sferzante frecciata rivolta al falangista fascista Nadem Gemayel, che, attaccando nei giorni scorsi le dichiarazioni di Al-Rahi ha posto i propri interessi personali e di famiglia di fronte a quelli generali della sua comunità confessionale ed etnica che, come testimonia l'entusiasta adesione dell'LMP e del Marada alla coalizione 8 marzo preferiscono un Libano autonomo e indipendente amministrato insieme a sciiti, drusi, armeni e cristiani ortodossi, piuttosto che un Libano prostituito a Israele e Usa sotto la ferula mafiosa della falange fascista targata 'Gemayel'.

Il Premier Mikati ha dichiarato ai rappresentanti dei media che il suo dialogo col Patriarca Al-Rahi ha spaziato "in lungo e in largo" su tutti gli argomenti di recente attualità, senza però specificare quali siano stati. Al-Rahi, come da tradizione, é in procinto di lasciare la residenza estiva di Diman per tornare alla sua usuale sede pastorale, a Bkirki.
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giovedì 18 agosto 2011

Nasrallah denuncia le trame israeliane e americane: "Vogliono riportare il caos della guerra civile!"

Il Segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha dichiarato in un discorso tenuto ieri che Washington e Tel Aviv, scornate nei loro obiettivi di manipolazione e controllo della politicia libanese per scopi imperialistici, stanno preparandosi a soffiare sul fuoco delle rivalità settarie, etniche e religiose in un disperato tentativo di far divampare nuovamente le fiamme della guerra civile, che hanno avvolto il Libano per oltre 15 anni tra il 1975 e il 1991.

Il leader del movimento religioso sciita ha denunciato le manovre del tribunale speciale per il Libano che si ostina a perseguire una pista d'indagine totalmente strumentale e screditata cercando di coinvolgere Hezbollah nell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, ignorando volutamente tutti gli indizi che portano a una matrica sionista dell'attentato. Prima di fissare le sue attenzioni su Hezbollah il tribunale aveva accusato la Siria, venendo pubblicamente smentito e dovendo cambiare 'bersaglio'.

Nasrallah ha messo in guardia le forze politiche di minoranza, capeggiate da Saad Hariri, dal farsi pedine di quanti vogliono riportare il Libano alle tragedie del passato, avvertendo, inoltre, che pù diventa evidente la subservienza del 'Movimento del Futuro' e delle altre forze dell' 'Alleanza del 14 marzo' ai diktat di potenze straniere, tanto più declina il loro seguito tra la popolazione libanese che, a prescindere dagli steccati di setta o di credo politico, per la stragrande maggioranza vuole vivere in un paese autonomo e indipendente e non certo in un "feudo" americano o israeliano.
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martedì 9 agosto 2011

Nabih Berri: "Bisogna cercare di disarmare lo Stato sionista, non le forze della Resistenza!"


Il Presidente della Camera Libanese, Nabih Berri, leader del movimento sciita secolare Amal, intervenendo a una cena dell'Iftar nel quartiere di Biel, a Beirut, si é trattenuto coi suoi ospiti facendo alcune considerazioni e rilasciando alcune dichiarazioni ispirate dai recenti fatti di cronaca sul confine meridionale, come sempre incentrati attorno a violazioni della sovranità libanese da parte di Israele, condotta provocatoria e persino aggressiva delle sue truppe.

Berri ha ricordato come, in tutta la storia (purtroppo molto lunga) delle sue aggressioni contro il Libano, Israele abbia sempre volontariamente e metodicamente preso di mira obiettivi e infrastrutture civili, nel tentativo evidente di disseminare divisione e ostilità fra le varie componenti della società del Paese dei Cedri e che, cosa quasi più grave, una parte politica (quella conservatrice/falangista che si rifà alla coalizione di Saad Hariri) si é prestata a questo gioco, sperando, mettendosi al servizio dei sionisti, di poter prevalere contro la coalizione progressista/riformista.

"Anziché chiedere ossessivamente il disarmo della Resistenza, che proprio cinque anni fa, armi in mano, ha difeso l'integrità e l'inviolabilità del territorio libanese non per sé sola, ma per tutti i cittadini e gli abitanti di questo Paese, forse bisognerebbe trovare il modo di disarmare lo Stato ebraico", ha quindi concluso Berri, prima di annunciare, in chiusura, che presto il Parlamento di Beirut finalizzerà il disegno di legge per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi in mare aperto, la cui spartizione con Israele ha fatto recentemente salire la tensione tra la Baabda e Tel Aviv.
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martedì 14 giugno 2011

Nasce il Governo Mikati: "Tutto per il Libano, tutto per i suoi Lavoratori" (Ma l'LDP brontola e pesta i piedi)


Con lo slogan "Tutto per il Libano, tutto per i suoi Lavoratori" il Premier designato Najib Mikati ha presentato finalmente, quattro mesi e mezzo dopo il rovesciamento dei rapporti di forza parlamentari, la lista dei ventinove ministri del suo Esecutivo, sancendo così il 'requiem' definitivo per l'interregno di Saad Hariri, Primo Ministro giubilato che, dietro la scusa di gestire l'interim non ha cessato un solo giorno di brigare e tramare per destabilizzare il Libano e portare avanti l'agenda dei suoi padroni yankee e sionisti, interessati soprattutto a usare il Paese dei Cedri come una sorta di Pachistan da cui destabilizzare la vicina Siria, una 'staging area' per terroristi e provocatori che tanti lutti e devastazioni hanno causato in questi ultimi mesi nel tentativo di minare il potere del Presidente Bashir Assad.

NOME                   SETTA            PARTITO           INCARICO


Najib Mikati             Sunnita                                            


Samir Mokbel              Sunnita      Indipendente2       Vicepremier
Mohammad Fneish       Sciita         Hezbollah         Ministro della PA e dello Sviluppo
Wael Abu-Faour           Druso           PSP               Ministro degli Affari Sociali
Gebran Bassil               Maronita       LMP               Ministro dell'Energia e dell'Acqua
Hussein Al-Hajj Hasan Sciita             Hezbollah        Ministro dell'Agricoltura
Charbel Nahhas           Cattolico        LMP               Ministro del Lavoro
Fahdi Abboud              Maronita        LMP               Ministro del Turismo
Talal Arslan                  Druso            LDP                    Ministro di Stato senza Portafoglio
Nicolas Fattoush          Cattolico        Indipendente1     Ministro per gli Affari Parlamentari
Ghazi Al-Aridi              Druso            PSP                     Ministro dei Lavori Pubblici
Ali Kanso                     Sciita             SSNP                  Ministro di Stato senza Portafoglio
Ali Hasan Khalil            Sciita             Amal                   Ministro della Salute
Mohammad Safadi       Sunnita           Indipendente1      Ministro delle Finanze
Salim Karam                Maronita        Marada                Ministro di Stato senza Portafoglio
Alaa El-Din Terro         Sunnita       PSP      Ministro delle Politiche Migratorie e dei Rifugiati
Ahmad Karameh           Sunnita         Indipendente1     Ministro di Stato senza Portafoglio
Nazem Al-Khouri       Maronita         Indipendente2     Ministro dell'Ambiente
Fayez Ghoson           Greco Ortodosso  Marada            Ministro della Difesa
Shakib Qartabawi      Maronita         LMP                     Ministro della Giustizia
Adnan Mansour         Sciita           Amal                         Ministro degli Esteri
Nicolas Nahhas           Greco Ortodosso   Indipendente1  Ministro dell'Economia
Marwan Charbel           Maronita          Indipendente2     Ministro dell'Interno
Elias Sabounjian          Armeno               Tashnaq           Ministro dell'Industria
Walid Al-Daouk          Sunnita             Indipendente1     Ministro dell'Informazione
Panos Manjian            Armeno               Tashnaq           Ministro di Stato senza Portafoglio
Hassan Diab               Sunnita              Indipendente1     Ministro dell'Educazione
Gaby Layoun              Greco Ortodosso  LMP               Ministro della Cultura
Nicolas Sahnawi         Cattolico               LMP               Ministro delle Telecomunicazioni
Faisal Karameh           Sunnita               Alleanza 8/3      Ministro dello Sport e delle Politiche Giovanili


A dire la verità a coprire parzialmente il sole che pareva splendere radioso su una giornata storica per il Libano sono arrivati i 'mal di pancia' di Talal Arslan, leader del partner di minoranza del Partito Democratico Libanese che, scontento del ruolo 'poco prestigioso' riservatogli (un Ministero di Stato senza Portafoglio, ma che pretendeva coi suoi due miseri deputati su una coalizione di 68?), non ha aspettato tempo ad annunciare le sue dimissioni e l'uscita dell'LDP dalla coalizione di Governo, pur specificando che la sua formazione sarà sempre "legata a Hezbollah e ai valori della Resistenza". Arslan e i suoi si asterranno dal voto di Fiducia ma i numeri della compagine di Mikati non sono in pericolo, potendo la sua maggioranza contare comunque su 66 deputati fedeli contro i 60 della coalizione conservatrice.

Il Libero Movimento Patriottico dell'ex-Generale Aoun fa il pieno di poltrone, Hezbollah e Amal cedono un gabinetto a favore dei sunniti (mossa essenziale per garantirsi il loro appoggio), ma vengono compensati con dicasteri di primo piano (Pubblica Amministrazione, Agricoltura, Salute, Esteri, più un Ministero di Stato a uno sciita dell'SSNP), la Difesa va al Marada di Frangieh, che porta a casa solo un altro Ministero, peraltro senza Portafoglio, così come gli Armeni del Tashnaq (che inoltre ricevono l'Industria), Lavori Pubblici, Affari Sociali e Politiche dei Migranti e Rifugiati ai Drusi del PSP, con le altre cariche divise tra indipendenti fedeli al Premier (Affari Parlamentari, Finanze, Economia e Commercio, Informazione, Educazione), fedeli al Presidente Sleiman (Vicepremier, Ambiente, Interno), Ministero dello Sport a un rappresentante 'di coalizione' non affiliato ad alcun partito.

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venerdì 10 giugno 2011

Khaldoun As-Sharif: "L'ottimismo é giustificato, gli ostacoli sono stati quasi tutti superati e il Governo Mikati é pronto a nascere!"

Il politico libanese Khaldoun As-Sharif ha recentemente dichiarato che l'ottimismo ha iniziato a rischiarare la scena politica del Paese dei Cedri nelle ultime ore e che é ormai praticamente certo che il lento, lungo e faticoso "travaglio" per distribuire quote, portafogli, sottosegretariati e ministeri alla coalizione progressista che alcuni mesi addietro é riuscita a ribaltare gli equilibri parlamentari mettendo in minoranza Saad Hariri e i suoi alleati falangisti e filoamericani sia finalmente concluso e che "letteralmente da un momento all'altro" potrebbe venire presentato il nuovo Esecutivo guidato da Najib Mikati.



In una intervista esclusiva con l'emittente di Hezbollah "Al-Manar" Sharif ha confermato le voci recentemente circolare secondo le quali lo strategico portafoglio delle comunicazioni dovrebbe rimanere al Libero Movimento Patriottico dell'ex Generale Michel Aoun, destinato a svolgere un ruolo centrale nel nuovo esecutivo visto che ha ricevuto in dote otto portafogli e due ministeri, come emerso dopo l'incontro di mercoledì tra Nabih Berri, il Premier designato Najib Miqati, Mohammed Raad di Hezbollah, Walid Jumblatt del PSP, Suleiman Frangiieh del Movimento Marada, Assaad Hardan dell'SSNP e Talal Arslan del Partito Democratico Libanese.

A proposito di quest'ultimo (sopra), che alcuni 'bene informati' davano piuttosto scontento degli ultimi sviluppi per la posizione sacrificata in cui si sarebbe venuto a trovare il suo movimento, Sharif ha sottolineato che "é pieno diritto dell'onorevole Arslan fare richieste qualora alcune delle aspirazioni sue o dei suoi uomini non siano state tenute in piena considerazione" sembra dunque che qualunque sacrificio e/o rinuncia richiesto all'LDP per la creazione di un esecutivo stabile sarà compensato in una maniera o nell'altra. Sharif ha poi aggiunto che l'estrema lentezza nel processo di formazione del Governo é stata anche dovuta allo scrupolo con cui Mikati e la coalizione di maggioranza si sono accostati al compito, aspettando sempre di aver pienamente risolto un nodo o una questione prima di procedere oltre, in modo da essere certi di non dovervi tornare una seconda volta.

Il politico settentrionale si é quindi detto sicuro che un Governo nato da un processo tanto scrupoloso si dimostrerà molto più solido, alla lunga, di uno partorito con un processo più rapido ma meno meticoloso oppure guidato da un Primo Ministro più schierato e 'partigiano' di Mikati (foto sopra), che offre invece le più ampie garanzie siguardo alla lungimiranza e all'equanimità delle sue politiche e delle sue scelte.
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mercoledì 26 gennaio 2011

Mikati 68 - Hariri 60, l'alleanza di centro-sinistra libanese sconfigge i filo-imperialisti e vola al Governo!

Sostenuto dai voti del Libero Movimento Patriottico, di Hezbollah, di Amal, dei Democratici libanesi, del Partito Socialista della Nazione Siriana, del Partito Marada, del Partito Tashnaq, dei Comunisti libanesi, di due piccole formazioni da un solo parlamentare ciascuna (Baath Socialista Arabo e Partito della Solidarietà) e rinforzato decisivamente dai parlamentari del Partito Socialista Progressista dei Drusi di Jumblatt il milionario sunnita Najib Mikati ha racimolato 68 voti contro i 60 del suo rivale diretto, l'ex Primo Ministro filoamericano Saad Hariri, diventando ufficialmente capo del nuovo Governo libanese.

Più forte delle false testimonianze e delle prove fasulle ammassate dal tribunale-canguro "STL", più forte delle velenose prese di posizione del Dipartimento di Stato di Dama Clinton, più forte del mulinar di sciabole sioniste che viene da oltre il confine, più forte persino del disperato e quasi ridicolo tentativo di Hariri di buttarla "in extremis" in gazzarra con le sparute ma violente manifestazioni di ieri (che una stampa italiana di strettissima osservanza sionista ha maldestramente cercato di accostare alle contemporanee ma politicamente diversissime proteste a Tunisi e al Cairo), Mikati é stato portato alla seconda carica dello Stato da un'alleanza di centro-sinistra che ha vinto l'ennesimo braccio di ferro contro una coalizione filoimperialista che appare più confusa e alle corde del PD di Veltroni.

Magnanimo nella vittoria, Mikati rende onore agli sconfitti ed estende loro la mano per sondare le possibilità di cooperazione, pur sostenuto dalla coalizione premiata dai voti del 54 per cento degli elettori nelle consultazioni del 2009 (senza contare i consensi del PSP), egli sa benissimo di non poter governare a colpi di maggioranza un paese tanto delicato e composito: "Tendo la mano all'opposizione" ha detto nel suo discorso di investitura "sono qui per servire il Libano, non per comandarlo, le mie azioni parleranno da sole".

Nella sua torre del Dipartimento di Stato, la Strega dell'Ovest Hilary Clinton mastica amaro e fa ripetere ai suoi portaborse e assistenti che gli Usa stanno valutando i passi da fare nei confronti (cioé 'contro') il nuovo Governo libanese, disallineato dai desiderata imperiali che erano invece altrettanti ordini per il debole e remissivo Hariri.

Ma l'analista politico americano Franklin Lamb dubita che gli incantesimi della sempre più rugosa e ossigenata Hilary possano far fare marcia indietro al Paese dei Cedri: "Mikati non é andato al potere con un golpe o con la violenza di piazza, ha ottenuto una maggioranza parlamentare, quel che é fatto é fatto e non sarà qualche contratto commerciale saltato o qualche disordine di piazza a togliergli il potere, anzi, eccessive pressioni esterne non farebbero che confermare la percezione che sia il centrodestra filoamericano la più grande minaccia all'indipendenza del Libano".

Il campo di Hariri e soci infatti, ha ripetuto fino alla nausea che con Hezbollah al Governo il Libano sarebbe diventato una pedina dell'Iran, ma, con le sue continue genuflessioni a Washington e Tel Aviv e con le sue manovre a favore del Tribunale speciale é proprio l'alleanza del 14 marzo che ha operato per rendere Beirut una spenta, smunta e piccola appendice della bandiera a stelle (di davide) e strisce.

venerdì 21 gennaio 2011

An-Nahar: "Jumblatt sosterrà Omar Karami come nuovo Primo Ministro!"


Il quotidiano libanese An-Nahar riporta a grandi titoli la decisione di Waleed Jumblatt, storico leader della comunità drusa libanese e capo del Partito Socialista Progressista (PSP), ha rotto ufficialmente gli indugi decidendo di porre il suo prestigio e i voti del suo movimento e dei suoi rappresentanti al Parlamento libanese a disposizione della coalizione di centro-sinistra "8 marzo" e al suo candidato alla premiership Omar Karami, politico sunnita di grande esperienza e prestigio.
Dall'alto a sinistra: Hezbollah, Amal, Marada, Partito Comunista, Libero Movimento Patriottico, SSNP, Democratici Libanesi, Tashnaq e PSP.

La coalizione "8 marzo", composta dal movimento sciita secolare "Amal", dal partito sciita di ispirazione religiosa "Hezbollah", dal movimento armeno "Tashnaq", dai cristiani del Libero Movimento Patriottico, dal partito "Marada", dal Partito Socialista della Nazione Siriana, dal Partito Democratico libanese e dai Comunisti, aveva da subito indicato Karami come la scelta ideale per sostituire il debole e screditato ex-premier Saad Hariri, i cui legami con le malpratiche del Tribunale speciale per il Libano avevano affondato ogni residua speranza di tornare sulla poltrona di Capo del Governo da cui le dimissioni di undici ministri su trenta lo avevano fatto ruzzolare giù.
Omar Karami, il candidato premier sostenuto dai partiti di cui sopra
Inoltre sembra prossima la defezione di due membri del Parlamento eletti in collegi di Tripoli Siriaca, che abbandonerebbero l'alleanza del 14 marzo per passare nelle file del centrosinistra, "blindandone" virtualmente la maggioranza. In Libano, a causa dei bizantini sistemi di assegnazione dei seggi studiati per garantire la rappresentanza a tutti i diciotto gruppi etnico/religiosi presenti nel paese, può capitare che una coalizione elettorale vinca il 54% dei consensi, ma si ritrovi sottorappresentata nell'emiciclo, come é appunto capitato all'alleanza dell'otto marzo, che con la maggioranza assoluta dei voti ha dovuto accettare un parlamento appeso, in sostanziale parità con gli avversari che aveva sconfitto alle elezioni.
Mappa esplicativa delle elezioni libanesi del 2009, la predominanza dell'alleanza 8 marzo (in verde) é chiara, si conti che ora, con la defenzione del PSP, anche la regione dello Chouf sarebbe da considerare verde...
E' stato solo in omaggio all'unità nazionale, e per distendere un clima politico infiammato dal tentativo di violenza di piazza del 2008, quando i partiti di centro-destra avevano tentato il colpo di mano contro Hezbollah e i suoi alleati, che Nasrallah, Aoun, Frangieh e gli altri leader dell'8 marzo avevano accettato il governo di unità nazionale, salvo ritirare il loro supporto quando Saad Hariri, pochi giorni fa, ha dimostrato per l'ennesima volta di non avere il polso necessario a garantire l'autonomia e l'indipendenza del paese contro le manovre degli Stati Uniti e di Israele.

giovedì 13 gennaio 2011

La crisi di Governo libanese: ennesima sconfitta per Usa e alleati


Ali Akil Khalil, l'ambasciatore libanese per la Pace e i Diritti umani non ha alcun dubbio: "Gli Stati Uniti hanno perso la possibilità di influenzare lo scenario politico interno libanese, forse per sempre, certamente per un periodo molto lungo; e devono ringraziare la loro incorreggibile tendenza a cercare di pilotare il Governo Hariri in senso favorevole al Tribunale speciale nelle maniere più rozze ed evidenti per questo fallimento, oltre che il proprio atteggiamento parziale e servile nei confronti di Israele".

In effetti sembra strano come una potenza con ambizioni imperiali nella regione possa commettere errori così marchiani e ingenui in ambito diplomatico, senza apparenti differenze per il segno e il colore politico dell'amministrazione al potere a Washington: possibile che alla Casa Bianca si siano scordati che l'intero equilibrio politico libanese ruota attorno alla questione dell'autonomia e dell'indipendenza nazionale? Possibile che nessuno abbia pensato che, se si volevano favorire i partiti e i movimenti filo-occidentali, bisognava cercare di farli apparire come paladini dell'indipendenza libanese, e di contro cercare di mettere lo schieramento dell'8 marzo (Hezbollah, Amal, SSNP, Marada, Tashnaq, LMP, Democratici, Comunisti) nella parte degli agenti di Siria e Iran?

Invece, mettendosi di traverso a ogni pié sospinto, cercando di imporre ad Hariri i propri diktat (e quelli israeliani) in maniera evidente ed esplicita, gli Usa sono riusciti a proiettare a uso dell'opinione pubblica del Paese dei Cedri l'immagine diametralmente opposta, innescando l'effetto domino che ha portato alle dimissioni anche l'undicesimo ministro, Sayyed Hussein, un indipendente legato al Presidente della Repubblica Micheil Suleiman. Secondo l'articolo 59 della Costituzione libanese un Governo non può cadere se si dimette un terzo dei ministri (i Governi libanesi hanno una struttura fissa a 30 ministeri, per riflettere il mosaico di etnie e sette che costituisce il paese), ma é dichiarato automaticamente decaduto in caso di dimissioni di un terzo più uno dei suoi componenti.

I soliti bene informati che congregano nei circoli di Beirut discutendo gli ultimi sviluppi politici fra un sorso e l'altro di caffé al garofano o di infuso di fiori d'arancio assicurano che Hussein abbia inoltrato le proprie dimissioni all'ufficio della Presidenza del Consiglio appena dopo aver ricevuto una missiva di Hassan Nasrallah, Segretario generale di Hezbollah, che lo invitava ad "agire secondo coscienza nel migliore interesse del popolo e dello Stato libanesi".

Adesso il Dipartimento di Stato Usa lancia vibrate quanto impotenti accuse a Hezbollah, Siria e Iran, l'Eliseo occupato dal filosionista Sarkozy "ammonisce" la Siria nel caso che la situazione libanese degeneri 'nella violenza', mentre gli Inglesi, per bocca del loro Segretario agli Esteri William Hague, mettono in guardia contro "pericoli a lungo termine".

In realtà, come ogni libanese sa benissimo, esiste un solo "pericolo a lungo termine" per quella che fu la patria dei Fenici, l'inquieto e aggressivo vicino del sud, Israele, che proprio nella giornata di ieri, con uno sconfinamento nelle acque territoriali e con il temporaneo sequestro di un pastore all'interno del confine nazionale ha compiuto la settemiladuecentosessantanovesima e la settemiladuecentosettantesima violazione della sovranità nazionale libanese dalla sigla dell'armistizio suggellato dalla risoluzione ONU 1701...probabilità che le Nazioni Unite o qualche altro consesso internazionale lo sanzionino per questo...praticamente nessuna!

La coalizione dell'8 marzo, pur avendo raccolto il 54 per cento dei voti nelle elezioni politiche del 2009, a causa dei bizantinismi con cui vengono assegnati i seggi in Parlamento, si é ritrovata all'opposizione, ma ora, grazie allo scollamento di parti importanti del fronte avversario (ad esempio il Partito Socialista Progressista dei Drusi di Jumblatt) e al riposizionamento di figure precedentemente "neutrali", come il ministro Hussein, potrebbe proporsi come erede del defunto Governo Hariri, non appena l'ex Primo Ministro sarà costretto a gettare la spugna ammettendo di non essere in grado di raggranellare una maggioranza funzionante attorno a sé (Hariri infatti ha ricevuto da poco un mandato esplorativo dal Presidente della Repubblica Suleiman).

Proprio oggi (giovedì 13 gennaio) a Mezzogiorno ora di Beirut, il deputato di Hezbollah Mohammed Raad ha annunciato che é intenzione della coalizione dell'8 marzo "affidare a una personalità con chiari e incontestabili trascorsi nella Resistenza il compito di formare un nuovo Governo", nei caffé libanesi si dibatte già se questa figura potrebbe essere il capo sunnita Omar Karami, abbastanza prestigioso e benvoluto da poter attrarre consenso anche al di là della coalizione di centro-sinistra dell'otto marzo.

La sfida non sarebbe facile per Hezbollah, che si troverebbe nella necessità di dare seguito alla propria piattaforma elettorale del 2009, dando un giro di vite alla rampante corruzione del settore pubblico (che i partiti filo-occidentali non solo non sono riusciti a reprimere, ma che anzi é sembrata prosperare sotto la loro tenure), esportando il proprio efficace e capillare sistema di servizi sociali e assistenza pubblica anche al di fuori dei quartieri e delle comunità strettamente sciite, ammodernare e rendere efficienti le infrastrtture idriche ed elettriche di un paese che ha bisogno di utilities moderne per potersi proiettare con successo nel XXI Secolo.

Inoltre, "last but not least", un esecutivo a guida Hezbollah potrebbe finalmente cancellare una delle vergogne nascoste della società libanese e concedere finalmente i Diritti civili e la protezione dello Stato alle molte migliaia di rifugiati palestinesi che vivono nei campi profughi, vere e proprie "favelas" vecchie ormai di trenta o quarant'anni, dove gli ultimi sopravvissuti della Nakba vivono fianco a fianco coi profughi del Settembre Nero e coi loro e propri discendenti. Riconoscerli come cittadini almeno "un po' uguali" ai libanesi sarebbe, oltre che un gesto umanitario, anche un modo per garantirsi il sostengo di un numero non trascurabile di abitanti del Libano moderno.