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giovedì 6 settembre 2018

Saif Gheddafi non si é schierato per nessuna delle fazioni in lotta a Tripoli e dintorni, anzi, condanna senza mezzi termini la "sommossa"!


Totale smentita da parte del figlio del Colonnello Gheddafi, Saif al-Islam, delle voci che lo avrebbero voluto come parteggiante per questa o quell'altra parte del conflitto interno alla Tripolitania (formalmente sottoposta all' "autorità" del Governo Serraj, in realtà un Caos di milizie e signorotti della guerra).

giovedì 12 gennaio 2012

Delegazione ministeriale libanese parte per la Libia per chiudere definitivamente il 'dossier' su Imam Moussa Sadr!


Come anticipato nei mesi scorsi su queste nostre pagine é finalmente partita alla volta della Libia la delegazione ufficiale libanese incaricata dal Governo, dal Partito Amal e dai rappresentanti religiosi della comunità sciita di chiarire il fato di Imam Moussa Sadr e dei suoi due accompagnatori (Mohammad Yaacoub e Abbas Badreddine) che nel 1978 scomparvero letteralmente durante (o a ridosso) di una visita nel paese nordafricano, allora sottoposto al regime del mercuriale dittatore Gheddafi.

Capo della delegazione é nientemeno che il Ministro degli Esteri dell'Esecutivo Mikati, Adnan Mansour, a sottolineare l'altissimo livello a cui l'intera società libanese si sente coinvolta dalla ricerca della verità su quello che é uno dei 'casi' più celebri della politica internazionale mediorientale e nordafricana degli ultimi decenni.

Nonostante alcune persone avessero per anni espresso la speranza che il celebre leader religioso e fondatore di Amal si trovasse detenuto in qualche galera del Colonnello di Tripoli sembra quasi certo che egli sia stato invece ucciso insieme ai suoi compagni di viaggio; resterebbe da capire quando, come, per quale motivazione e se esista una sepoltura o comunque dei resti da potere inumare.

Una spiegazione prosaica e 'politica' dell'accaduto pretenderebbe che Sadr sia stato assassinato su richiesta di un'ala dell'OLP che, all'epoca dei fatti, si sentisse minacciata dalla crescente popolarità di Amal nel Sud del Libano, che intralciava le operazioni di guerriglia che dalla zona partivano contro il regime ebraico di occupazione. Una ricostruzione più "religiosa" e "psicologica" vorrebbe che Sadr sia stato invece letteralmente ucciso a calci e pugni dai "gorilla" di Gheddafi per ordine di quest'ultimo, fuori di sé dall'ira dopo che, al termine di una lunga discussione su temi religiosi, fosse stato duramente criticato dal religioso sciita per sue affermazioni eccessivamente eterodosse e personali, al limite dell'eresia.

Riguardo la spedizione in Libia Mansour ha dichiarato: "Non stiamo andando a 'fare indagini', stiamo andando a concluderle e a fare chiarezza una volta per tutte, vogliamo girare la pagina definitivamente su questo capitolo e chiuderlo una volta per tutte, non faremo "esplorazioni" o "ricerche", ma raccoglieremo dati e fatti e, dopo aver parlato con Capo del Consiglio di Transizione Jalil (sopra a dx nella foto), col Primo Ministro a interim e coi Ministri della Difesa e degli Esteri concluderemo una volta per tutte questa faccenda".
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domenica 11 dicembre 2011

Attentato in pieno giorno contro il nuovo Comandante in capo dell'Esercito libico, che si salva a stento!

A dimostrazione che la situazione in Libia non é nemmeno parzialmente "pacificata" come vorrebbero farci credere i comunicati dei media occidentali, il nuovo Comandante in capo delle Forze armate del paese é a stento sopravvissuto a un tentativo di assassinio portato a compimento in pieno giorno nel bel mezzo della capitale Tripoli. Ignoti attentatori, secondo quanto riportato dal portavoce ufficiale dell'Esercito Abdel-Razik el-Shibahy, avrebbero sistemato un finto posto di blocco sulla strada del convoglio automobilistico che accompagnava il Generale Khalifa Hiftari.

Presentendo la situazione di rischio i responsabili del convoglio lo hanno fatto sterzare all'ultimo momento verso un ponte laterale, attirandosi contro il fuoco, rabbioso ma impreciso, degli uomini del posto di blocco; chiamati rapidamente rinforzi due degli attentatori sono stati catturati ma, a dimostrazione che il commando era ben più numeroso, pochi minuti dopo militari che percorrevano la stessa strada del tentato blocco sono stati fatti segno del fuoco di altri, ignoti militanti.

Anche la base militare di Katiba Hamza, lungo la strada che conduce all'aeroporto di Tripoli, é stata attaccata da sconosciuti attentatori e, durante tutta le notte tra ieri e oggi, l'eco di sparatorie e persino di colpi di razzi e mortai é risonato in diverse zone della capitale. Insomma, se nemmeno Tripoli é sicura per gli uomini del nuovo regime libico, sembra proprio che l'ultima parola sul destino del paese nordafricano non sia affatto stata scritta con la morte di Gheddafi, della maggior parte dei suoi figli e con la cattura di Saif al-Islam.

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sabato 12 novembre 2011

Il Niger dà asilo politico a Saadi Gheddafi, mentre a Tripoli scoppiano sparatorie tra i ribelli e il clan Wershifanna!


Da un annuncio fatto direttamente dal Presidente Mahamadou veniamo a scoprire che il figlio 'calciatore' di Gheddafi, Saadi, ha trovato asilo politico nel Niger, paese africano dove sono riparati anche altri membri del clan dell'ex rais di Tripoli, pochi fedelissimi e dove sembra che si stia organizzando una formazione politico-militare lealista con cui i familiari del Colonnello potrebbero tentare di dire ancora la loro nelle vicende politiche della "quarta sponda", apparentemente ormai sotto il controllo del Consiglio Nazionale di Transizione.

Diciamo "apparentemente" perché una serie di lunghi scontri a fuoco hanno recentemente dimostrato come possa essere fragile la supremazia del CNT in Libia: nelle scorse ore infatti uomini delle milizie ribelli di Zawahiya sono stati ripetutamente affrontati da armati del clan Wershifanna, in passato uno dei più saldi alleati di Gheddafi dopo i Wafalla.

Gli scontri sarebbero avvenuti presso posti di blocco a Imaya, una trentina di chilometri a Ovest della capitale libica. Appena nominato il Neopremier libico Abdul Rahim el-Qib ha denunciato l'immediata necessità della ricostruzione di un esercito nazionale ma, in un paese frammentato e clanico come la Libia questo potrebbe rappresentare un grave problema, col rischio che le forze armate diventino la milizia di questa o quella tribù.
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venerdì 11 novembre 2011

Ex-ufficiale dei servizi di Gheddafi conferma: "Moussa Sadr morì nel 1978 per ordine del Colonnello!"


L'ex coordinatore dello spionaggio libico sotto il regime di Gheddafi, Ahmed Ramadan, ha dichiarato ai microfoni dell'emittente libanese che il fondatore del Movimento Amal ed eminente figura religiosa sciitia Imam Moussa Sadr sarebbe morto nel 1978 per esplicito ordine del Colonnello di Tripoli; poco dopo essersi intrattenuto a discutere con lui per oltre due ore e mezza. Secondo quanto raccontato da Ramadan Gheddafi, una volta licenziato l'illustre ospite e i suoi accompagnatori avrebbe causalmente incaricato i propri collaboratori rimasti nella stanza di "portare via" i visitatori stranieri, termine che nel circolo dei suoi intimi stava a indicare l'assassinio.

"Pochi giorni dopo", elabora l'ex responsabile dei servizi, "appresi dalla segretaria del Colonnello che Sadr e quanti viaggiavano con lui erano stati uccisi e i loro resti sparsi nel deserto". Ramadan avrebbe anche fatto i nomi di quanti, tra i seguaci di Gheddafi, avrebbero partecipato materialmente agli assassinii, spiegando che molti dei responsabili vivano tuttora a Tripoli o poco distante.

Finora l'unica altra voce che aveva confermato la morte di Moussa Sadr era stata quella, sicuramente informata e attendibile, di Saif al-Islam Gheddafi, figlio del leader deposto, attualmente in Niger a organizzare il Fronte Libico di Liberazione. La scomparsa e probabile uccisione del religioso sciita (iraniano di nascita e studi ma divenuto famoso per il suo lavoro in Libano, dove organizzò e diede coesione e dignità alla tartassata comunità sciita) ha sempre rappresentato uno dei 'grandi misteri insoluti' della storia recente di Medio Oriente e Nordafrica.

Come tutti i misteri irrisolti anche quello della scomparsa di Sadr ha generato tesi e spiegazioni contrastanti; secondo quella più 'realistica' e 'politica' Gheddafi avrebbe invitato Sadr con l'intenzione di assassinarlo su richiesta della leadership dell'OLP, allora preoccupata dalla crescente popolarità di Amal che poteva minare l'egemonia palestinese nella parte Sud del Paese (all'epoca denominata 'Fatahland') da cui i fedayeen compivano raid e attacchi verso l'entità di occupazione sionista. Secondo la spiegazione più 'mistico-religiosa' Gheddafi, gonfio di 'hybris' come un personaggio tragico sofocleo, avrebbe ordinato la morte dell'ospite (atto particolarmente empio sia secondo gli usi greci che secondo quelli arabi) in quanto infuriato per la severa critica alle sue visioni politico-religiose mossa dall'imam sciita capo di Amal.
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domenica 6 novembre 2011

Siamo sicuri che in Libia sia tutto finito? Nell'interno del paese e oltre il confine col Niger si organizza la guerriglia lealista.


LLF, Fronte di Liberazione Libico, questo il nome della neonata forza politica e militare organizzatasi in questi giorni tra il profondo Hinterland libico, dominio incontrastato dei clan beduini, e il confine col Niger, laddove le sabbie del Sahara cedono il passo alla prateria e alla savana semiarida che in arabo vengono definite 'Sahel', cioé 'costa', 'riva', non una riva tra acqua e terra, beninteso, ma tra terra e sabbia, tra sterpaglia e deserto.

Franklin Lamb, cronista statunitense esperto di Mondo Arabo, da anni residente e operante in Libano, si é recato di recente a visitare, nel Sahel del Niger proprio oltre il confine, il Quartier Generale di questa nuova formazione, dove, come si può ben capire, l'unica autorità riconosciuta é quella di Saif Gheddafi, tanto dai membri del suo clan, oltre che da quello dei Wafalla, storici alleati tribali dell'ex Rais.

Lamb rimane stupito dalla qualità degli equipaggiamenti e dell'hardware tecnologico in mano ai membri dell'LLF e viene legittimo il sospetto che, in qualche modo, a qualche livello, non sia stata messa mano a cache di fondi e di risorse preventivamente accumulate per questo scopo, forse temendo un'invasione straniera della Libia o, come é avvenuto, una guerra civile. All'inizio del secolo i guerriglieri Senussi riuscirono a far vedere letteralmente i sorci verdi agli occupanti italiani che, come il Consiglio Nazionale di Transizione, occupavano solo la ristretta fascia costiera. La storia é forse destinata a ripetersi?

Ma forse il 'Fronte' preferirà muoversi su strade diverse da quelle della guerriglia armata dura e cruda, o, quantomento, mantenere un 'doppio binario' di iniziative politiche e militari; sembra infatti che, valendosi della trentennale esperienza dei 'consigli del popolo' (infingimenti di democrazia diretta per i nemici di Gheddafi, utili strumenti di autogoverno per i suoi fautori) l'LLF abbia intenzione di sostenere candidati d'opposizione alle elezioni politiche promesse per il 2012 dai capi del Consiglio di Transizione.
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venerdì 14 ottobre 2011

Notizie contrastanti dalla Libia: non ci sono conferme della cattura di Mutasim Gheddafi!

Un rappresentante del Consiglio nazionale di Transizione, il Colonnello Abdullah Naker, avrebbe dichiarato all'agenzia britannica Reuters che Mutasim Gheddafi, figlio del deposto leader libico, sarebbe stato fermato con alcuni familiari mentre cercava di allontanarsi da Sirte, arrestato e quindi tradotto a Bengasi nella giornata di giovedì 13 ottobre.

Tuttavia Jalal el-Gallal, portavoce del CNT a Bengasi all'agenzia statunitense AP ha detto l'esatto contrario, sostenendo che non vi sono prove o conferme dell'arresto di Mutassim: "Per quanto sappiamo e ci concerne, la cattura del figlio di Gheddafi é soltanto una voce incontrollata". La notizia che aveva scatenato caroselli e festeggiamenti, quindi, potrebbe rivelarsi un 'bluff', come la precedente riguardante la cattura dell'altro figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, tuttora alla macchia come il genitore.

Intanto Ian Martin, inviato speciale ONU per la Libia, relazionando al Consiglio di Sicurezza nella giornata di ieri ha espresso "gravi preoccupazioni" riguardo alla situazione sul terreno, segnalando che il Consiglio di Bengasi ha molto meno controllo sul territorio di quanto non diano a intendere i suoi comunicati ufficiali e che la distribuzione degli aiuti umanitari e dei servizi essenziali alla popolazione incontra, a oggi, ancora molte difficoltà.
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giovedì 1 settembre 2011

Un piede, due scarpe: gli Usa con una mano bombardavano Gheddafi, con l'altra lo invitavano a rivolgersi a Israele per aiuto e sostegno!



Documenti segreti ritrovati in questi giorni in quello che una volta era il Quartier Generale dell'agenzia di intelligence libica del Rais libico Muammar Gheddafi mostrano che, lungi dall'aver tenuto coerentemente la posizione filo-insurrezionale che hanno sbandierato a lungo gli Stati Uniti, o perlomeno alcuni loro rappresentanti ed agenzie, sono stati a lungo ambivalenti riguardo l'atteggiamento verso Tripoli e il movimento di ribellione che sembra aver scardinato la Jamahiryia libica instaurata dal Colonnello 42 anni fa, arrivando persino a suggerire a Gheddafi di farsi aiutare da Israele (come poi é puntualmente successo tramite l'invio di mercenari dell'Africa Nera tramite una compagnia di contractors di Tel Aviv e con un traffico d'armi dato 'in subappalto' alla marionetta palestinese Mohammed Dahlan e al suo collaboratore curdo).

Le carte in questione, minute di un incontro tra l'ex Assistente Segretario di Stato David Welch ed ex ambasciatore Usa in Egitto (che aveva progettato e portato a termine il ristabilimento dei rapporti diplomatici tra Usa e Libia nel 2008) e due dignitari triplini, sono state mostrate e commentate da Jamal el-Shayyal di Al-Jazeera, che é stato uno dei primi giornalisti a compiere una ricognizione nell'ex sede dei Servizi del Colonnello. Welch raccomandava caldamente a Gheddafi di insistere sulla matrice Qaedista e fondamentalista dell'insurrezione cirenaica in maniera da spingere Marocco, Giordania e Arabia Saudita a sostenere la sua repressione.

Molto interessante sarebbe poi un altro documento riguardante contatti tra il parlamentare Usa ed ex-Sindaco di Cleveland Dennis Kuchinich e il figlio di Gheddafi Saif al-Islam, il congressista americano chiedeva con insistenza documentazioni e prove per montare una campagna anti-insorti, come ad esempio testimonianze di corruzione nel Consiglio nazionale di Transizione, collegamenti tra i rivoltosi e gli estremisti islamici e così via. Welch ha declinato di commentare le rivelazioni, mentre il Dipartimento di Stato ha negato di essere coinvolto nei suoi contatti col Governo di Gheddafi, Kuchinich da parte sua ha rivendicato il suo impegno per far interrompere i bombardamenti NATO sulla Libia, che considera un abuso della Risoluzione ONU sulla 'no fly zone', ma ha contemporaneamente smentito di aver mai contattato funzionari di Gheddafi o suoi figli.
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