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sabato 31 marzo 2012

Dopo le preghiere del venerdì giovani egiziani abbattono le barriere di cemento fatte erigere l'anno scorso dalla Giunta Tantawi!


Dimostranti egiziani hanno abbattuto una delle numerose barriere di cemento erette dopo la strage di Maspero, lo scorso autunno, per ordine della giunta militare di Tantawi, in maniera da rendere più difficoltoso alle folle in protesta di poter raggiungere ministeri, palazzi governativi e altri 'punti sensibili' della capitale egiziana. Tutto questo é durato fino a ieri, quando, dopo le preghiere del venerdì, numerosi di dimostranti, perlopiù giovani, si sono radunati con martelli, piccozze, ganci e corde e, incitati dalla folla radunatasi, hanno dato l'assalto ai blocchi accatastati, aprendo un varco nel corso che collega Piazza Tahrir con la sede del Parlamento.

Secondo quanto riportato dall'Agence France Presse le forze dell'ordine, pur presenti sulla scena, non hanno ritenuto necessario intervenire. Nella società civile e in quella politica si va diffondendo sempre più nettamente il malcontento verso il Consiglio Supremo delle Forze Armate che, dopo avere permesso la transizione dall'immediata situazione post-Mubarak verso elezioni veramente democratiche adesso sembra voler 'sopravvivere alla sua utilità', non avendo ancora chiarito quando considererà concluso il suo mandato.

Nel prossimo futuro del paese si avvicinano i momenti della sentenza al processo per Hosni Mubarak e i suoi due figli, che per i loro ruoli in trent'anni di dittatura, repressione e per l'uccisione di ottocento persone durante le rivolte dello scorso anno potrebbero anche venire condannati a morte e quella dell'elezione del nuovo Presidente del paese, la cui nomina renderebbe veramente pleonastica la figura del capo della giunta militare, Maresciallo Tantawi, e dei suoi colleghi generali.
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mercoledì 5 ottobre 2011

Gli elettori egiziani favoriscono i candidati alla poltrona di Presidente più filo-palestinesi e anti-sionisti!


Una recente inchiesta demoscopica suggerisce che gli Egiziani sono inclini a favorire i candidati per le elezioni presidenziali che più esplicitamente criticano e stigmatizzano l'Apartheid israeliano, le politiche di Tel Aviv contro i Palestinesi e che più di frequente fanno riferimento alla necessità di sostenere ed appoggiare la Resistenza contro lo strangolamento economico della Striscia di Gaza e contro l'occupazione e la pulizia etnica in corso a Gerusalemme e in tutta la Cisgiordania.

Quasi il 42 per cento del campione statistico rappresentativo interrogato in merito dai reporter di PressTV (l'emittente di notizie in inglese della Repubblica Iraniana) si sono dichiarati convinti dalle posizioni in merito espresse da Amir Moussa (sopra), gia Segretario Generale della Lega Araba, rilevato sulla sua poltrona dall'ex titolare del Dicastero degli Esteri, Nabil Arabi, proprio per permettergli di preparare la campagna presidenziale.

Ben distaccato nelle preferenze degli intervistati appare Mohamed el-Baradei (foto sopra), ex portavoce dell'Agenzia Atomica Internazionale, IAEA, cui gli egiziani non sembrano intenzionati a perdonare una certa contiguità con il passato regime di Mubarak; più o meno appaiato con El-Baradei si situa Ahmed Shafiq (15 per cento di gradimento-foto sotto), già Comandante in capo dell'Aviazione e Primo Ministro da gennaio a marzo di quest'anno.

Il sondaggio elettorale arriva dopo che la Giunta militare di Transizione guidata dal Maresciallo Tantawi ha deciso di modificare le procedure di conteggio del voto popolare al Parlamento, riservando due terzi dei seggi per esponenti di liste e partiti e un terzo a candidati indipendenti; la popolazione ha reagito con preoccupazione alla decisione, temendo che tale meccanismo possa essere usato per garantire l'elezione di figure legate al vecchio regime e nel corso del sabato passato é scesa in Piazza Tahrir per manifestare il proprio disappunto.
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martedì 6 settembre 2011

Barriere e filo spinato al Cairo per proteggere l'ambasciata sionista dalle proteste della popolazione!

Immagini dell'erezione della barriera, prese lo scorso week-end.
 Una barriera é stata eretta sul Ponte dell'Università al Cairo, nel tentativo di proteggere l'ambasciata sionista dalle sempre più massicce e impazienti proteste di decine e decine di migliaia di cittadini che ne chiedono la chiusura e l'espulsione del personale. In determinate occasioni le manifestazioni si fanno anche più imponenti, come accade regolarmente durante i venerdì di preghiera e, di tanto in tanto, si compiono gesti eclatanti come quello di Ahmad al Shahhat, ribattezzato "Flagman" dalla folla in visibilio dopo che, arrampicandosi in cima all'alto palazzo come un vero Uomo Ragno, ha strappato la bandiera sionista dal pennone che lo sormontava per sostituirvi quella egiziana.
L'ambasciata sionista in una foto d'archivio precedente l'impresa di 'Flagman', il vessillo bianco e blu dello stato ebraico é ancora visibile in cima all'edificio.
La barriera, alta tre metri e lunga 70, é stata prescritta dal Consiglio militare di Transizione guidato da Tantawi, che ha anche piazzato filo spinato tutto intorno. Tanta solerzia nel proteggere la rappresentanza sionista ovviamente non farà bene alle quotazioni dell'anziano maresciallo e certo convincerà molti egiziani a votare per i rappresentanti politici che garantiscano una più coerente posizione antisionista nelle prossime elezioni politiche autunnali.
Subito dopo avere innalzato la barriera, gli stessi operai che l'hanno costruita aiutano la popolazione a dipingerla coi colori nazionali egiziani, per dimostrare la loro solidarietà coni dimostranti
Tornando all'impresa di "Flagman", le autorità egiziane hanno ignorato le richieste di prosecuzione del giovane Al-Shahhat espresse da parte dell'ambasciatore di Tel Aviv, e il vessillo da lui issato sul tetto del palazzo garrisce ancora al vento; timorosi di scatenare ulteriormente la rabbia popolare gli impiegati della delegazione sionita si sono ben guardati dal rimuoverla, limitandosi a esporre un'altra bandiera israeliana (quella originale venne gettata da Al-Shahhat alla folla che prontamente l'ha fatta a pezzi), ma facendola semplicemente penzolare in maniera un po' triste da un balcone; come uno strofinaccio da cucina steso ad asciugare.

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mercoledì 31 agosto 2011

Come ti sgretolo Camp David: l'Esercito egiziano schiera 1500 uomini con blindati ed elicotteri nel Sinai 'demilitarizzato'


Sempre più in un fantozziano "marasma allucinante" il Ministro sionista della Guerra Ehud Barak ha compiuto quello che potrebbe rivelarsi come il più madornale errore di una carriera politico-militare non esattamente 'eccelsa' (era Primo Ministro nel 2000 quando l'Esercito di Tel Aviv venne costretto alla precipitosa ritirata dal Libano) consentendo, con decisione resa esecutiva in questi giorni, che l'Egitto riporti centinaia di truppe (1500 in un primo scaglione), mezzi blindati ed elicotteri nella Penisola del Sinai.

Un altro chiodo si aggiunge al coperchio del feretro in cui verrà seppellita la cosiddetta "Pace di Camp David" (in realtà un'umiliante capitolazione di Anwar Sadat ai diktat americani e sionisti), si potrebbe dire, ma quello che rende la circostanza eccezionale é che l'Egitto non ha dovuto nemmeno incomodarsi a forzare la mano; lo stesso regime ebraico, nella persona del suo malaccorto 'Kriegsminister' si é premurato di servire al Cairo, sul proverbiale 'piatto d'argento', la possibilità di riaffermare "con gli stivali sul terreno" la propria sovranità sul Sinai.

Il 'razionale' per la sorprendente decisione sta nella consapevolezza da parte israeliana (nonostante tutte le dichiarazioni riguardo la paternità di Gaza) che il recente attacco ai busi di militari presso Eilat é stato compiuto da un commando di combattenti entrato in Israele tramite il Sinai e che quindi, per "pattugliare la zona" sono necessarie truppe cairote nella zona. Quello che ci chiediamo, e la domanda la porgiamo retoricamente anche a tutti i nostri lettori, è questo: "Chi o cosa assicura Barak che le truppe egiziane nel Sinai agiranno nel migliore interesse dello Stato sionista? Ci troviamo di fronte a una eccessiva fiducia nei sentimenti filosionisti della Giunta Tantawi? E cosa accadrà quando, dopo le elezioni, le truppe dovranno obbedire a un Governo di segno molto diverso??".
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lunedì 29 agosto 2011

Non si interrompono le proteste attorno all'ambasciata sionista al Cairo, la folla continua a chiedere la sua chiusura!


Decine di migliaia di egiziani continuano a riunirsi ogni giorno attorno al palazzo dell'ambasciata sionista del Cairo, chiedendo a gran voce con sit-in, slogan e cartelli la chiusura e l'espulsione di tutto il personale. L'opinione pubblica egiziana, al di là di ogni differenza politica, etnica e religiosa non vuole tollerare un giorno di più la presenza di una delegazione che ricorda loro i trenta e passa anni di umiliazione cominciati quando Anwar Sadat decise sciaguratamente di sperperare il patrimonio di credibilità e prestigio guadagnato dalla brillante condotta della Guerra del Ramadan (in cui le forze armate sioniste erano state costrette a implorare massicci aiuti americani per non venire sopraffatte) accettando i compromessi di Camp David e rinnegando l'eredità di vent'anni di nasserismo.


Ovviamente, é rimasta "lettera morta" l'assurda richiesta sporta dal Governo di Tel Aviv di perseguire il giovane Ahmad al Shahhat che, nella notte del 20 agosto scorso si é arrampicato fino in cima al palazzo dell'ambasciata, ha strappato la bandiera israeliana e la ha sostituita con quella egiziana. Lungi dal venire fermato o arrestato Al-Shahhat é diventato immediatamente popolarissimo in patria e in tutto il Mondo Arabo e, col soprannome di "Flagman" é ormai celebrato come un eroe, tramite video su youtube, montaggi musicali della sua impresa, magliette e altro merchandise.


La presenza precauzionale di un cordone di blindati e personale di sicurezza impedisce che la folla, che nelle giornate del venerdì raggiunge anche la consistenza di centinaia di migliaia di persone, possa prendere d'assalto l'edificio ma, più passa il tempo senza una autorevole presa di posizione del Governo Sharaf o della Giunta militare di Transizione e più diventa probabile l'ipotesi che, sorvegliata o meno, l'ambasciata sionista in Egitto faccia la stessa fine di quella americana di Teheran trentadue anni fa.

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lunedì 22 agosto 2011

"Le vostre scuse non sono abbastanza, il sangue egiziano non si può versare senza conseguenze!"


Il Governo egiziano considera le "scuse" manifestate nelle ultime ore dal Ministro della Guerra sionista Barak e dal Presidente (ed ex-Criminale di Guerra) Shimon Peres per l'uccisione di guardie di confine del Cairo nel corso delle sconsiderate incursioni armate contro Gaza come "inappropriate e non sufficienti" a chiudere la frattura diplomatica che si é generata tra il Paese delle Piramidi e Tel Aviv.

"Stiamo parlando di un grave incidente che ha oltraggiato il popolo egiziano; il sangue dei nostri cittadini, in uniforme o meno, non é qualcosa che si possa versare a cuor leggero", questo il sunto delle dichiarazioni di Sharaf e della Giunta di Transizione che, tuttavia, vedono positivamente l'invito a formare una commissione di indagine mista sull'incidente purché il procedimento sia "rapido" e porti a risultati conclusivi e chiari.

Intanto continuano le proteste attorno all'ambasciata sionista del Cairo, ma anche attorno al consolato di Alessandria, dove migliaia di persone serrano da presso gli edifici chiedendo l'immediata partenza (o espulsione) del personale diplomatico e l'interruzione delle relazioni ufficiali col Regime dell'Apartheid, che l'Egitto accettò come conseguenza dell'umiliante 'Accordo di Camp David',

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venerdì 29 luglio 2011

L'Egitto si prepara a un venerdì di unità e mobilitazione!


Gli Egiziani sono pronti a mobilitarsi in centinaia di migliaia per richiedere con ancora più forza di quanto fatto finora il passaggio totale e definitivo dall'interim della Giunta militare e del Governo Sharaf da essa sostenuto a un'amministrazione civile che sia espressione della volontà popolare; fin dalle prime ore dell'alba vi sono rapporti e segnalazioni di gruppi di persone che in numero crescente si stanno dirigendo in Piazza Tahrir, per unirsi ai dimostranti già accampati da diversi giorni e rinnovare le proprie richieste di cambiamento e de-mubarakizzazione.

La Fratellanza Musulmana ha annunciato, dopo aver trovato un accordo con le altre forze politiche sulle richieste da portare avanti, il proprio pieno sostegno alle manifestazioni, che seguono di un giorno l'annuncio del Viceministro della Giustizia Mohammed Munie riguardo la data di inizio al processo a Mubarak, ai suoi figli e ad altre figure-chiave del regime deposto, come ad esempio l'ex-Ministro degli Interni Habib el-Adly, il cui rinvio del processo aveva scatenato vibrate reazioni da parte della cittadinanza e soprattutto dalle famiglie dei caduti durante gli scontri di piazza in gennaio e febbraio. Il processo prenderà il via il 3 febbraio e verrà celebrato in un centro congressi per dare modo a più spettatori, osservatori e giornalisti di poterlo seguire.

Il Ministro della Salute Amr Helmy ha dichiarato di avere 'prove cliniche sicure' che Mubarak é fisicamente in grado di venire processato; l'annuncio smentisce la voce secondo la quale l'ex autocrate del Cairo non era più in grado di mangiare cibo solido e versava in gravi condizioni di salute. Mubarak e figli, qualora sia riconosciuto il loro ruolo attivo nell'ordinare l'uso di forza letale contro i manifestanti potrebbero venire condannati persino alla pena capitale. Durante le manifestazioni di inizio anno la polizia e le 'squadracce' del Ministero dell'Interno uccisero ben 846 persone in tutto il paese.
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venerdì 22 luglio 2011

In Egitto si decidono le regole elettorali ma la popolazione non smette di manifestare contro Tantawi e gli altri generali filo-usa!


La Giunta militare di Transizione, dopo aver incendiato gli animi della folla con le sue timidezze nel condurre seri processi contro gli uomini di Mubarak e rimandando di due mesi la data delle elezioni, prova a placare la rabbia popolare annunciando il sistema elettorale che sarà in vigore a novembre, annunciando che la data precisa delle consultazioni verrà annunciata dopo il 28 settembre. Una nuova gaffe però Tantawi e camerati la compiono anticipando che non saranno invitati osservatori internazionali a giudicare la regolarità delle operazioni di voto e spoglio; organizzazioni egiziane per la democrazia hanno già annunciato che vigileranno e denunceranno ogni mero sospetto di abuso e broglio.

Metà dei seggi verranno assegnati secondo il sistema maggioritario uninominale, col candidato più votato in un dato collegio che verrà automaticamente mandato in Parlamento; il restante cinquanta per cento invece sarà assegnato secondo il proporzionale, grazie ai voti espressi su una seconda scheda che sarà uguale in tutto il paese e i cui risultati verranno confrontati con le liste nazionali dei vari partiti. Il sistema "cinquanta e cinquanta" dovrebbe garantire maggioranze solide senza tralasciare di rappresentare anche formazioni di minoranza.

I confini dei collegi elettorali devono però essere ancora tracciati, un'operazione molto delicata che sarà certamente osservata molto attentamente dai rappresentanti dei partiti politici. In una notizia correlata, ha finalmente prestato giuramento il nuovo Governo Sharaf, risultato dal profondo rimpasto reso necessario dal malcontento popolare per un esecutivo ad interim troppo permeato di figure legate al vecchio regime; tuttavia, nemmeno la sostiuzione di dodici ministri ha soddisfatto le folle di manifestanti che chiedono prima di tutto le dimissioni dello stesso Sharaf e di Tantawi.
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martedì 19 luglio 2011

44 manifestanti egiziani entrano in sciopero della fame per protesta contro le pratiche della giunta militare!



Sono 44 i manifestanti egiziani che hanno deciso di privarsi del cibo come misura di protesta contro i sommari processi delle corti militari (istituite secondo le 'leggi d'emergenza' volute da Mubarak e non mandate in pensione con la sua uscita di scena) con i quali, al contrario di boiardi e mazzettari di Stato, le autorità militari "di transizione" (o di 'conservazione'?) stanno giudicando i cittadini arrestati e messi in prigione durante le settimane di protesta di gennaio e febbraio, che culminarono nelle dimissioni dell'ex autocrate del Cairo.

Rafaat Ghanem, giornalista, dichiara: "Siamo in sciopero della fame perché vogliamo il bene del Paese, vogliamo un dialogo onesto e costruttivo tra la giunta di transizione e le forze politiche e quelle della società civile", gli fa eco un altro scioperante: "Abbiamo iniziato il nostro digiuno oltre una settimana fa; la reazione della giunta? Nessuna, come se non si curassero delle nostre istanze!".

I quarantaquattro digiunanti hanno giurato di continuare con la loro protesta fino a un cenno significativo della Giunta di Transizione o del Governo ad Interim. Il numero degli Egiziani che si stanno mobilitando contro le autorità provvisiorie, giudicate timide ed eccessivamente caute nell'avvio del processo di democratizzazione del paese, sta costantemente aumentando.
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giovedì 14 luglio 2011

La giunta di Tantawi pospone le elezioni in Egitto rimandandole a novembre: il Maresciallo sta giocando col fuoco?


Quanti pensavano che in Egitto la situazione fosse in via di "normalizzazione" dopo la cacciata del tiranno Mubarak e il passaggio dei poteri alla giunta militare di transizione stanno avendo in questi giorni delle secche e nette smentite: esasperati dall'incapacità dei militari di condurre una decisa e profonda campagna di "de-mubarakizzazione" dell'apparato statale (quando invece i processi militari ai dimostranti catturati durante gli scontri di gennaio si celebrano in modo spiccio) il popolo é infatti tornato in piazza a dimostrare, nonostante le infernali temperature estive.

Adesso, dopo cinque giorni di sit-in a Suez, ad Alessandria e persino nell'iconica Piazza Tahrir, il Maresciallo Tantawi fa una nuova mossa azzardata arrivando a spostare d'imperio l'annunciata data delle elezioni politiche (la prima consultazione libera e democratica nel paese) da settembre a novembre. Ovviamente la società civile non ha preso bene la notizia, accusando i generali di voler estendere il loro periodo di controllo pressoché totale dello Stato per poter meglio coprire le spalle ai boiardi e ai manutengoli del vecchio autocrate Mubarak.

La situazione é tesissima in tutto il paese e, con ulteriori mosse inconsulte di Tantawi e soci, si potrebbe benissimo tornare ai disordini di inizio anno, questa volta contro una classe militare che ha pensato di poter "giocare col fuoco" negando al popolo il cambiamento per il quale ha lottato duramente versando il tributo di sangue di ben 846 vittime.
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venerdì 8 luglio 2011

Partono alla volta di Gaza i volontari genovesi di "Music for Peace", per accompagnare le 14 tonnellate di aiuti alla Striscia assediata!


Sono partiti stamane alle ore 6 di mattina Stefano Rebora, Gianluca Bettinotti, Sonia Marucci e Valentina Gallo, i quattro attivisti genovesi dell'ONG 'Music for Peace' che, sbarcando al Cairo e quindi dirigendosi verso Rafah cercheranno di accompagnare a destinazione gli 8 container da sei metri carichi di 140 tonnellate di aiuti umanitari per la Striscia di Gaza, raccolti dall'organizzazione nel corso di un anno di intensa campagna di solidarietà.

I container sono piedi di materassi per gli ospedali, barelle, sedie a rotelle, frigoriferi ospedalieri, coperte, alimenti non deperibili, stampelle, medicinali, ma anche kit didattici e persino biciclette e tricicli, perché nel più grande gulag a cielo aperto del mondo persino il gioco e lo svago dei bambini sono diritti negati dalla crudeltà degli Shylock sionisti.

Gli aiuti sono stati imballati e caricati su una nave nei giorni scorsi, ora tocca ai loro 'accompagnatori' viaggiare verso l'Egitto, dove li attende una situazione tutt'altro che ideale: le proteste popolari contro la timida e indecisa condotta della giunta militare di transizione sono infatti ancora in corso e, nella situazione volatile, potrebbero presentarsi seri e gravi ostacoli alla prosecuzione della missione umanitaria.

Tuttavia, forti dell'esperienza fatta in anni di sforzi e impegno a favore dei più deboli, siamo sicuri che Rebora e compagni difficilmente getteranno la spugna, invitiamo quindi tutti i lettori a seguire i loro report sulla pagina facebook dell'associazione in attesa di poter trasmettere notizie positive sul proseguio della loro spedizione.
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venerdì 13 maggio 2011

Manifestazioni anti-israeliane in tutto l'Egitto, i giovani di Piazza Tahrir onorano l'anniversario della 'Nakba'!


Migliaia di attivisti egiziani, in maggior parte giovani, sono scesi in strada nelle principali città del paese per dimostrare la loro solidarietà col popolo di Palestina nel 63esimo anniversario della "Nakba", la catastrofe inflitta alla popolazione araba dagli invasori sionisti che, spinti dalla loro ideologia razzista e fascista "fin di siécle" distrussero centinaia di villaggi, sterminarono migliaia di civili ed espulsero dalle loro dimore secolari oltre 750mila profughi per dichiarare "lo stato ebraico", dando così origine al Regime dell'Occupazione.


Manifestanti cairoti si sono radunati a Piazza Tahrir, luogo-simbolo della liberazione dal regime di Mubarak, chiedendo una mobilitazione generale del popolo egiziano per marciare verso la Striscia di Gaza e, se necessario, forzare e aprire definitivamente il varco di confine di Rafah che, nonostante le incoraggianti dichiarazioni della Giunta di Transizione al potere dalla metà di febbraio, continua a essere chiuso alla maggior parte del traffico da e per l'enclave costiera assediata da Israele.

Ad Alessandria, invece, la folla si é radunata attorno al consolato sionista, circondandolo completamente e chiedendo una fine immediata e unilaterale delle relazioni dell'Egitto col Regime dell'Apartheid. Più di un rappresentante ed esponente dei partiti politici rimessi in libertà dalla deposizione del "Faraone" Mubarak hanno recentemente dichiarato che continuare a sostenere l'assedio israeliano contro Gaza fa solo il gioco di Israele e degli Usa.

Da queste massicce manifestazioni di piazza si nota come il popolo egiziano sia tutt'altro che "normalizzato" e si senta pronto a scendere in strada non solo per i suoi interessi, ma anche per motivi di solidarietà inter-araba e regionale, come quelli che hanno motivato questa grande mobilitazione popolare odierna e che, dopodomani, potrebbero dare vita a moti ancora più grandiosi.

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lunedì 9 maggio 2011

Mishaal raccomanda alla gioventù rivoluzionaria egiziana: "Cambiamento, Unità, Tolleranza"!


Il Leader supremo del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Khaled Mishaal, si é incontrato ieri sera con una delegazione della gioventù egiziana che é stata nucleo propulsore e detonatore delle massicce proteste di piazza che in febbraio hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak, l'autocrate asservito a Washington e a Israele e al disfacimento del suo corrotto regime.

Mishaal ha passato in rassegna davanti ai suoi ospiti i punti salienti dell'accordo di riconciliazione con Fatah, raggiunto grazie alla mediazione e all'impegno determinate del Cairo, reso a sua volta possibile proprio dalla rivoluzione anti-Mubarak.

Il Leader di Hamas ha raccomandato alla gioventù egiziana di insistere principalmente su tre punti durante questa delicata fase di transizione dalla tirannide filo-occidentale alla Democrazia.

In primis, la gioventù rivoluzionaria deve insistere sullo spirito di cambiamento ed esercitare pressioni perché tutti i lasciti del vecchio regime vengano dismessi e cancellati in ogni ambito: politica, economia, media, cultura.

Secondo: Mishaal ha raccomandato ai giovani egiziani di rimanere coinvolti nella fase dei cambiamenti in maniera di monitorare da vicino l'operato della Giunta transizionale guidata dal Maresciallo Tantawi e da poter intervenire nel caso che qualche elemento nostalgico o compromesso col regime cerchi di implementare un velleitario ritorno al passato.

In terzo luogo: bisogna insistere sullo spirito di tolleranza e sul non-settarismo dei cambiamenti in atto, in modo da tacitare per sempre quegli ipocriti che affermano per interessi di parte che l'Egitto si stia "islamizzando" o "iranizzando"; l'Egitto si sta semmai "de-israelizzando" e "de-americanizzando".

Il Leader di Hamas ha sottolineato come, una volta implementati saldamente questi tre punti sarà possibile stilare un piano strategico grazie al quale l'Egitto ritornerà alla sua tradizionale posizione di preminenza in Nordafrica e Medio Oriente, grazie a un regime democratico specchio della volontà popolare, a un'economia produttiva, a un settore scientifico e culturale in crescita e a una credibile forza militare.

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lunedì 2 maggio 2011

Khaled Mishaal, leader di Hamas, é arrivato al Cairo per la firma della riconciliazione con Fatah!


Una delegazione di rappresentanti di alto livello di Hamas, il Movimento di Resistenza musulmano, guidata dal Capo del Politburo Khaled Mishaal é arrivata nella capitale egiziana ieri sera.

Una fonte dell'ufficio comunicazione di Hamas ha spiegato che Mishaal si trova al Cairo per la ratifica ufficiale del protocollo di riconciliazione nazionale che si terrà tra mercoledì 4 e giovedì 5 maggio, ha altresì aggiunto che il leader di Hamas incontrerà una serie di dignitari e rappresentanti della giunta di transizione al potere in Egitto dopo la deposizione dell'autocrate Mubarak.

Le autorità egiziane stanno finalizzando i preparativi per la cerimonia ufficiale, che vedrà presenti, al fianco di Mishaal e di Mahmud Abbas anche rappresentanti di tutte le altre fazioni della Resistenza palestinese, a significare che la riconciliazione, riavvicinando i due maggiori partiti dello spettro politico nazionale, tuttavia non vuole escludere nessuna altra forza dal cammino verso una nuova fase della lotta per l'affermazione degli inalienabili diritti del popolo palestinese.

AGGIORNAMENTO: Apprendiamo adesso (h 17:44) che, nel corso della sua prima giornata cairota il Segretario Generale dell'Ufficio politico di Hamas, Khaled Mishaal, ha avuto un lungo colloquio con  il Maggior Generale Murad Muwafi, ex-capo dei Servizi segreti militari, ex-Governatore del Sinai settentrionale ed attuale capo del Direttorato Generale di Intelligence Egiziano, ossia il Mukhabarat, il Servizio segreto civile, che recentemente ha inflitto molti scacchi alle spie sioniste attive nel paese.

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