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domenica 7 febbraio 2016

Carri armati T-90: dalle parate sulla Piazza Rossa al fango e alle rocce di Siria...e alla vittoria!

Nel 1982 il Corpo Carristi dell'Esercito Arabo Siriano fu il primo al mondo ad avere l'onore di sperimentare in azione il carro armato T-72, all'epoca l'ultimo nato nella famiglia di MBT sovietici che potevano far risalire la loro genealogia fino al glorioso T-34 della Grande Guerra Patriottica (attraverso T-62, T-55, T-54 e il poco prodotto e mai utilizzato T-44).

L'occasione venne data dall'invasione sionista del Paese dei Cedri e dalla necessità per l'Esercito Siriano (schierato in Libano da fine anni '70 su mandato della Lega Araba) di proteggere dai tank del macellaio Sharon la strategica Vallata della Biq'a, "corridoio" aperto verso Damasco.

sabato 12 gennaio 2013

Roknabadi dichiara: abbiamo le prove che nostri diplomatici siano da oltre trent'anni prigionieri di Tel Aviv!

Trent'anni di prigionia in mano al regime ebraico di occupazione: questo il fato di Ahmad Motevaselian, Seyyed Mohsen Mousavi, Taqi Rastegar Moqaddam e Kazem Akhavan, inviati diplomatici di Teheran in Libano, risucchiati dal gorgo della Guerra Civile Libanese il 4 luglio 1982 quando furono sequestrati da una milizia fascista maronita, sotto il comando del noto criminale di guerra Samir Geagea e prontamente "ceduti" alle forze armate sioniste, che in quel periodo occupavano il Paese dei Cedri.
Questa la ricostruzione fatta dall'attuale ambasciatore della Repubblica Islamica a Beirut, Ghazanfar Roknabadi, nel corso di un appello pubblico col quale ha invitato le organizzazioni internazionali, in specie la Croce Rossa, di rinnovare gli sforzi per accertare la loro esistenza in vita e organizzare la loro liberazione o in altro caso almeno la restituzione delle spoglie. Yorg Montani, Capo del Comitato della Croce Rossa in Libano, ha assicurato la propria collaborazione.
Nel corso degli anni il criminale Geagea ha dato versioni differenti e contrastanti dell'avvenimento, dapprima sostenendo di avere consegnato gli iraniani ai suoi 'padrini' e protettori sionisti, in seguito rinnegando quanto detto e sostenendo invece di averne visto i corpi, vittime di un'esecuzione sommaria di cui non ha indicato gli autori. Dopo la sua vittoria contro il tentativo di invasione sionista dell'estate 2006 il movimento di Resistenza sciita Hezbollah aveva provato a includere la liberazione dei quattro diplomatici iraniani nelle condizioni per il ritiro delle truppe di Tel Aviv, ma senza successo.
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