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lunedì 4 luglio 2011

Ahlam al-Tamimi non si piega ai ricatti sionisti, mentre migliaia di prigionieri politici iniziano lo sciopero della fame collettivo!


Vigliacche e meschine come sempre, le autorità sioniste hanno minacciato la prigioniera politica palestinese Ahlam al-Tamimi di porla nuovamente in isolamento se non interromperà lo sciopero della fame che ha iniziato la settimana scorsa. Dignitosa e coraggiosa come sempre, la Tamimi si é rifiutata di piegarsi al ricatto.

Fonti umanitarie riportano che lo scorso mercoledì la Tamimi, in procinto di incontrare regolarmente i suoi legali, sarebbe stata trovata in possesso di una lista di nomi di prigioniere palestinesi (in sé niente di irregolare), i secondini della prigione di Hasharon, però, presero la cosa a pretesto per volerla sottoporre a una indecente perquisizione, cui lei si oppose decisamente.

Il Centro Al-Mezan per i Diritti Umani informa che, come annunciato, migliaia di detenuti politici palestinesi sono entrati ieri in sciopero della fame per protesta contro le misure persecutorie prese contro di loro, secondo il Direttore del centro mediatico Riyadh al-Ashkar é la prima volta che un numero tanto alto di prigionieri mette in atto una simile protesta.
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sabato 2 luglio 2011

La prigioniera politica Alham Tamimi dichiara lo sciopero della fame contro le indegnità cui é stata sottoposta!


La prigioniera politica palestinese Ahlam al-Tamimi, ingiustamente incarcerata dal Regime dell'Apartheid, di cui avevamo già parlato in occasione dell'ingiunzione della Corte Suprema di Tel Aviv che doveva obbligare i suoi aguzzini a lasciarle fare una telefonata ai genitori, ha deciso di entrare in sciopero della fame per protestare contro le misure persecutorie cui é stata soggetta dopo essersi rifiutata di subire un'indecente perquisizione corporale prima di incontrarsi col suo avvocato.

I torturatori sionisti hanno infatti cancellato l'incontro (cui la prigioniera aveva pieno diritto) e l'hanno posta in isolamento, senza nemmeno che il suo caso fosse valutato da un'autorità superiore. Di fronte a simili abusi, degni delle pagine più oscure dei lager nazisti, la dignitosa e coraggiosa combattente palestinese ha deciso di fare del suo stesso corpo campo di battaglia, sottoponendosi al digiuno contro le decisioni dei secondini di Hasharon.

Sconcertati dal crescente tasso di sostegno alle iniziative di riconciliazione palestinese e di solidarietà internazionale col popolo di Palestina in lotta il regime ebraico cerca di 'vendicarsi' su quei palestinesi che languono nelle sue carceri.
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