Era esattamente trentuno anni fa, dopo l'invasione a tradimento del Libano e il massacro insensato di Sabra e Chatila che una vasta coalizione popolare di movimenti, partiti e sigle dell'arcipelago libanese di forze di Sinistra e Nazionaliste confluirono nel Fronte Nazionale di Resistenza Libanese con l'obiettivo di fermare a tutti i costi l'invasore sionista davanti alla capitale Beirut.
I 'Jammoul', pagando un costo altissimo, che per molti si misurò con la vita o con ferite e mutilazioni che perdurano ancor oggi, contribuirono a fermare la macchina di morte sionista: se uno dei macellai del Boia Sharon, il Brigadiere Eli Geva, si rifiutò di portare le sue truppe tra le strade dove il suo superiore gli ordinava di avanzare non fu certo come recita la patetica giaculatoria filo-israeliana per "timore di infliggere perdite civili" (chi ha mai visto un sionista preoccuparsi di ciò?) ma piuttosto la consapevolezza che dietro ogni cortile, dietro ogni muro sbrecciato, poteva nascondersi una squadra di militanti Jammoul decisi magari a morire ma determinati a fermare i blindati con la svastica a sei punte.
Del Fronte Nazionale di Resistenza facevano parte il Partito Comunista Libanese, l'Organizzazione di Azione Comunista, il Partito d'Azione Araba Socialista e l'SSNP, celebre formazione della Sinistra Nazionale siriana e libanese. Oggi, a tanti anni da quella vampata di gloria, il giornalista Ibrahim al-Amin sulle colonne di Al-Akhbar si domanda che ruolo é rimasto a giocare alle forze di Sinistra comunista e socialista nel palcoscenico libanese.
L'SSNP non rientra in questa equazione, visto che ha un suo ruolo autonomo e piuttosto rilevante che lo vede importante interlocutore di Berri, Nasrallah, Aoun e degli altri partner dell'Alleanza 8 Marzo, ma, purtroppo, quel che rimane dei Jammoul é ben distante da una simile rilevanza politica.
L'attualità, con la continua aggressione sionista e imperialista nella regione, sostenuta dalle forze più veteroconservatrici delle monarchie arabe del petrolio, sembrerebbe l'ideale per una potente resurrezione degli ideali di riscatto antagonista di una Sinistra unita e determinata, se le forze d'area presenti oggi in Libano vogliono prendere al volo questa occasione, suggerisce Al-Amin, dovrebbero avere il coraggio di 'voltare pagina', pensionare le loro vecchie classi dirigenti rimaste ormai ancorate al XX secolo e spianare la strada al 'sangue giovane' di una generazione ansiosa di confrontarsi con le sfide del futuro con la stessa stoica determinazione con cui i 'Jammoul' di trent'anni fa affrontavano i panzer di Sharon.
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lunedì 16 settembre 2013
Trentun anni dopo il momento di gloria del LNRF Ibrahim Amin si interroga sul ruolo odierno della Sinistra libanese
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