Dopo la notizia riguardante l'incauto takfiro che é riuscito ad attivare un congegno esplosivo nel corso della registrazione di un video di propaganda terrorista, abbiamo un altro pezzo abbastanza comico riguardante l'ingenuità degli aderenti al cosiddetto FSA.
Questa volta gli eventi a cui ci riferiamo hanno avuto luogo tra la metà del 2013 e l'inizio del 2014, ma non vi é motivo per ritenere che altri simili non si siano verificati in seguito o non stiano avvenendo tuttora; protagonisti, in negativo, alcuni militanti takfiri in Siria che sono stati "agganciati" da hacker ed esperti informatici governativi che, fingendosi giovani fanciulle affascinate dall 'jihad' sono riusciti a infestare i loro PC di malware, virus e a sottrarre alle loro vittime importanti informazioni militari.
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giovedì 22 settembre 2016
Hacker di Assad, fingendo di essere giovani figliole "innamorate" della jihad hanno rubato preziosissime informazioni ai terroristi!
martedì 8 novembre 2011
Precipita un altro drone americano in Africa Orientale; le truppe di Nairobi si spingono addentro ai confini Somali!
Un altro drone senza pilota americano si é schiantato al suolo a sud della Somalia (ormai diventata un vero e proprio cimitero per questi velivoli telecomandati, da quando nei loro cervelli elettronici hanno iniziato a insinuarsi virus e malware di sospetta origine cinese), precisamente nei pressi del confine tra l'ex colonia italiana e quella ex-britannica del Kenya.
L'apparecchio, probabilmente decollato proprio dall'ex possedimento di Sua Maestà britannica, sarebbe precipitato nei dintorni del porto di Kisimayo, secondo quanto confermato indirettamente da un ufficiale dell'Esercito somalo. Pare che il drone stesse agendo in sostegno alla presenza militare keniota al di là del confine. I militari di Nairobi, infatti, sono da tempo diventati la nuova 'longa manus' dell'imperialismo angloamericano nell'area, sostituendo gli Etiopi che anni addietro, dopo un disastroso periodo di occupazione militare del vicino paese (una volta rivale per la supremazia nel Corno d'Africa, ai tempi di Menghistu e di Siad Barre), batterono in ritirata a causa delle gravi perdite inflitte loro dai guerriglieri musulmani.
Tuttavia, forse memore di quanto la presenza militare etiope avesse alienato al "Governo centrale" le simpatie della popolazione il Presidente somalo (pure appoggiato dalle potenze imperialiste) Sheik Sharif Ahmed ha dichiarato più volte la propria contrarietà alla presenza militare keniota su suolo somalo. Tuttavia, come i nostri lettori possono bene immaginare, il mezzo keniota Obama se ne fa assai delle opinioni e delle preferenze del Presidente Ahmed.
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giovedì 27 ottobre 2011
Un altro drone-assassino di Obama precipita in terra d'Africa, la Somalia sempre più "tabù" per i robot del Pentagono!
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| Nome da fantascienza per i robot-assassini del Pentagono, che cercano di richiamare alla mente l'alieno dell'omonimo film di J. McTiernan |
Circa 15 soldati somali sarebbero rimasti coinvolti nell'esplosione, riportando ferite che vanno dal lieve al critico (in quattro casi); tutti i feriti sono stati portati in territorio keniota e sarebbero ora curati nell'ospedale più vicino. Il Kenya é diventato il Pakistan del Corno d'Africa, fornendo appoggio logistico e retroterra alle missioni imperialistiche di Washington, tra cui anche gli aereoporti dove vengono stoccati e fatti decollare i robot assassini volanti.
Il giorno precedente, martedì, 30 persone sono state massacrate e oltre 100 ferite dagli attacchi portati ad Afmadow questi bombardieri radiocomandati, di dubbia utilità nella lotta contro le milizie Al-Shabab, ma imbattibili quando si tratta di colpire scuole, ambulatori, mercati, carovane di profughi e altri obiettivi civili.
Anche questo Predator precipitato sembra essere rimasto vittima dell'epidemia di malware che recentemente ha contagiato i cervelli elettronici degli UAV americani, su cui abbiamo recentemente riferito.
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giovedì 13 ottobre 2011
Altri due droni Usa precipitano in Somalia, mentre echeggia l'allarme: "Non riusciamo a cancellare il malware!"
Due robot-assassini di Washington sono precipitati presso Dhoobley, una cittadina somala circa a due decine di chilometri dal confine Kenyota e 500 chilometri a sudovest della capitale Mogadiscio.
I resti dei due velivoli a comando remoto sono stati recuperati da milizie del luogo.
La locazione dello schianto darebbe credibilità alla voce secondo la quale i droni verrebbero lanciati sulla Somalia da basi concesse dal Kenya, piuttosto che da navi al largo delle sue coste.
Intanto, sull'onda di quanto recentemente rivelato dalla 'bibbia' di elettronica e tecnologia "Wired" continuano a rincorrersi voci sull'epidemia di 'software malevolo' che avrebbe infettato i sistemi operativi dei Predator e dei Reaper del Pentagono; secondo una fonte prossima alla base aerea del Nevada da cui vengono pilotati gli apparecchi, nemmeno l'uso di un avanzato software antivirus come BCWipe si sarebbe dimostrato risolutivo: "Continuiamo a cancellare il malware, ma, dopo poco, torna a galla".
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lunedì 10 ottobre 2011
Epidemia di 'malware' tra i droni-terminator del Pentagono, intanto ne cadono tre in Somalia...coincidenza?
"Predator" e "Reaper", nomi inquietanti che sembrano uscire dritti dritti dalle saghe di fantascienza hollywoodiane, nomi scelti per battezzare i droni senza pilota, i robot-terminator dell'Impero a stelle e strisce che, pilotati da migliaia di chilometri di distanza lanciano morte e distruzione su civili incapaci di difendersi, senza creare al 'pilota remoto' nemmeno l'incomodo di annusare l'odore del sangue e udire le grida di agonia delle sue vittime, come erano invece costretti a fare invece i suoi meno tecnologici 'antenati' in Korea e Vietnam.
Ma adesso i robot assassini di Washington sono in pericolo, lo riporta l'autorevole rivista 'Wired' e la minaccia é rappresentata da un malware, una sorta di virus informatico che, anziché mandarli in 'crash' ha diligentemente registrato ogni loro spostamento e ogni comando loro impartito dalla base aerea di Creech, nel deserto del Nevada. Il software, comunemente chiamato 'keylogger' é parente di quelli usati da genitori apprensivi per monitorare le scorribande internettiane dei pargoli e dai capufficio tirannici per controllare che i dipendenti non si diano a usi dispersivi o personali delle connessioni internet lavorative.
La tecnologizzazione della guerra e la sua crescente informatizzazione lascia infatti il fianco scoperto alle rappresaglie e alle contromisure di esperti hacker a cui spesso non servono i budget miliardari del Pentagono per assestare colpi formidabili al Behemoth d'oltreoceano; a fine 2009 alle forze di Resistenza attive in Irak é bastato un software commerciale del valore di appena 26 dollari per 'crackare' il software dei droni senza pilota e scaricare ore e ore di riprese dei Predator.
Il 'colpo' attuale tuttavia é molto maggiore, visto che, senza farsi notare, il malware ha consentito ai suoi controllori di conoscere in tempo reale le mosse dei robot assassini, dando loro un vantaggio identico a quello di avere una 'talpa' nella stessa stanza di controllo remoto del Nevada. Sarà un caso ma, recentemente, ben tre droni senza pilota sono precipitati in Somalia, una coincidenza? Oppure dopo il keylogger gli hacker anti-terminator hanno trovato il modo di colpire i cervelli elettronici dei velivoli, dopo aver loro 'letto nella mente'?
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