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martedì 6 dicembre 2016

Onore ai caduti russi in Siria, combattenti e non-combattenti, testimoni eterni di un legame storico!

Questo articolo a momenti verrà pubblicato anche sul quotidiano online L'Opinione Pubblica, col quale mi pregio di collaborare e dove i miei scritti sono tutti consultabili a questa pagina web.

Non ci crederete, ma tutti gli articoli che ho pubblicato per L'OP sono firmati: "Paolo Marcenaro"!!

L'intervento russo in Siria ha "compiuto" poco più di un anno e, come ci si poteva aspettare nel quadro di un'operazione in cui i comandi di Mosca non hanno avuto remore o timori nel mettere da subito "scarponi sul terreno", né a impiegare unità aeree in contesti in cui una certa capacità di risposta ostile era prevedibile se non probabile, esso è già costato un certo numero di vite.

Il recente episodio dell'ospedale mobile di Aleppo, si badi bene, risulta tuttavia più grave e sconvolgente perché coinvolge personale non combattente impegnato in una missione umanitaria, che avrebbe dovuto essere rispettato e salvaguardato da ogni azione ostile (anche perché il bombardamento della struttura non ha garantito alcun vantaggio ai terroristi che lo hanno effettuato, non avendo indebolito gli assedianti né tantomeno allentato la loro presa sugli ultimi quartieri aleppini da essi circondati).

La donna medico e la paramedico che hanno trovato la morte nel proditorio attacco alla struttura sanitari uniscono quindi i loro nomi (non ancora rivelati) alla lista dei ventuno militari russi che hanno trovato la morte aiutando la Siria e i Siriani ad affrontare l'aggressione terroristico-imperialista.

In esclusiva per il pubblico di PALAESTINA FELIX le foto delle due martiri russe uccise ad Aleppo!

Queste donne dai visi dolci e rassicuranti erano il medico e la paramedico che sono rimaste uccise nell'Ospedale Mobile del Ministero della Difesa che stava accogliendo e curando gli abitanti di Aleppo quando é stato bersagliato da tiri di mortaio dei terroristi takfiri.

Adesso il bilancio della strage é di due morti, entrambe donne, e di un ferito sempre grave che lotta contro la morte.