Nel mio articolo di ieri, pubblicato sia su questo blog che su L'Opinione Pubblica, mettevo in guardia contro il concreto pericolo di una progressiva "Pachistanizzazone" della Turchia, che potrebbe rapidamente precipitare nel caos e nell'instabilità.
I primi segni si vedono fin da ora, con la divisa nazionale, la Lira Turca, è precipitata alla quotazione di 3,6 per un dollaro Usa, la peggiore nella storia.
In parte questo é dovuto alle legittime preoccupazioni per la stabilità e la sicurezza del paese, per cui il settore turistico é importantissimo (quasi come in Egitto), ovvio che, se i tour operatore inizieranno a disertare l'Anatolia, molti investitori li seguiranno.
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martedì 3 gennaio 2017
Effetto-attentati (ma anche un bel po' di speculazione) affondano la Lira Turca!
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lunedì 2 gennaio 2017
La Turchia paga lo scotto delle avventure di Erdogan, rischiando la "Pakistanizzazione"
Questo articolo a momenti verrà pubblicato anche sul quotidiano online L'Opinione Pubblica, col quale mi pregio di collaborare e dove i miei scritti sono tutti consultabili a questa pagina web.
Non pochi si sono rallegrati quando, in seguito al vertice Kazhako di Astana, la Turchia di Erdogan ha dato finalmente l'impressione di voler voltare decisamente pagina rispetto alla "rotta" tenuta negli ultimi cinque anni nei confronti della Siria e di voler cooperare fattivamente con Russia e Iran per una soluzione del conflitto che prescindesse da precondizioni speciose del genere "Assad must go".
Questa è senza dubbio una cosa positiva.
Purtroppo, una volta che ci si è seduti a 'cena col diavolo', non sempre è facile alzarsi chiedendo permesso e dileguarsi, e questo Recep Erdogan lo sta sperimentando molto bene negli ultimi tempi, con atti terroristici che sembrano scientemente organizzati e temporizzati per "punire" il Presidente turco per la sua svolta pragmatica e per colpire nel vivo l'immagine del paese che egli vuole presentare al mondo: uno stato musulmano moderno, vitale, meta di turisti e investitori, crocevia per il Medio Oriente, i Balcani, l'Europa e il Caucaso.
Non pochi si sono rallegrati quando, in seguito al vertice Kazhako di Astana, la Turchia di Erdogan ha dato finalmente l'impressione di voler voltare decisamente pagina rispetto alla "rotta" tenuta negli ultimi cinque anni nei confronti della Siria e di voler cooperare fattivamente con Russia e Iran per una soluzione del conflitto che prescindesse da precondizioni speciose del genere "Assad must go".
Questa è senza dubbio una cosa positiva.
Purtroppo, una volta che ci si è seduti a 'cena col diavolo', non sempre è facile alzarsi chiedendo permesso e dileguarsi, e questo Recep Erdogan lo sta sperimentando molto bene negli ultimi tempi, con atti terroristici che sembrano scientemente organizzati e temporizzati per "punire" il Presidente turco per la sua svolta pragmatica e per colpire nel vivo l'immagine del paese che egli vuole presentare al mondo: uno stato musulmano moderno, vitale, meta di turisti e investitori, crocevia per il Medio Oriente, i Balcani, l'Europa e il Caucaso.
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