La Battaglia di Aramta é stata una degli atti conclusivi della liberazione del Libano del Sud dall'occupazione sionista e dei suoi lacché del cosiddetto "Esercito del Sud del Libano".
Aramta era uno dei punti di collegamento essenziali tra Jezzine e Marjayoun; essendo collocato sul massiccio di Jabal al-Rihanne il suo controllo garantiva una posizione dominante tra questi distretti ed era necessario che la base dei traditori dell' SLA venisse neutralizzata per consentirne la liberazione.
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domenica 7 maggio 2017
ECCEZIONALE DOCUMENTO filmato sull'assalto di Hezbollah alla base dei traditori dell'SLA nell'aprile del 2000!
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sabato 15 agosto 2015
Il Vice di Nasrallah Sceicco Qassem vola a Teheran e tiene un discorso prima della preghiera del venerdì!
Il Vicesegretario di Hezbollah, Sceicco Naeem Qassem, é volato a Teheran; che questa visita sia strettamente collegata con quella appena effettuata a Beirut dal Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif é abbastanza autoevidente, e ha come motivazione gli intensi sforzi della Repubblica Islamica per trovare una soluzione alla situazione siriana (in cui, come rendiamo precisa e puntuale cronaca da anni, i combattenti di Hezbollah giocano un ruolo insostituibile).
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martedì 26 febbraio 2013
Trenta soldati israeliani e tre tank hanno violato oggi il confine libanese presso Wazzani!

Lo sconfinamento, pur mantenendosi al di qua del cosiddetto "steccato tecnico" che dal 2006 meglio demarca le rispettive zone lungo il confine meridionale, rappresenta comunque una violazione, visto che anche l'avvicinarsi con truppe e mezzi da combattimento alla zona circostante il reticolato é proibito senza una previa notifica alla controparte e alle forze UNIFIL dislocate nella regione.
Il Governo e le Forze Armate libanesi molte volte hanno segnalato alla comunità internazionale gli abusi e le violazioni da parte di forze sioniste dei confini stabiliti e rimarcati nel corso degli anni, senza ottenere mai alcuna seria sanzione verso Tel Aviv.
giovedì 14 febbraio 2013
Operatore umanitario iraniano assassinato da banditi terroristi lungo la strada tra Damasco e Beirut!

A questo proposito Shateri si era impegnato anima e corpo nel sostenere e supervisionare progetti di beneficienza e ricostruzione di infrastrutture nel Sud del Libano, devastato gravemente dall'invasione sionista del 2006 e, ultimamente, aveva rinnovato i propri sforzi a favore del popolo siriano messo nel mirino dai violenti terroristi wahabiti pagati da Israele, dalla NATO e dai suoi lacché del Golfo e di Ankara.
Shateri ha pagato la sua dedizione alle vittime della tirannia e dell'aggressione imperialista con la sua vita quando, martedì scorso, stava viaggiando in direzione Beirut da Damasco, per motivi legati alle sue attività umanitarie in Libano. Sconosciuti banditi, con ogni probabilità appartenenti alle bande terroristiche presenti in questi mesi nel paese, lo hanno ucciso.
Le sue esequie si sono tenute oggi nella capitale della Repubblica Islamica, entro domani la sua salma verrà trasportata a Serman, suo luogo di nascita, e posta finalmente a riposo dopo un'esistenza dedicata a combattere la giusta battaglia, sia nei ranghi della Guardia Rivoluzionaria, sia con le non meno importanti armi della solidarietà e della misericordia nei confronti degli ultimi.
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martedì 13 novembre 2012
Per cortesia di PressTV presentiamo il discorso di Nasrallah nella Giornata dei Martiti, doppiato in Inglese!
Nella giornata di ieri il Segretario Generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah ha pronunciato l'usuale discorso della Giornata dei Martiri. La traduzione in Inglese delle sue parole, presentata dall'emittente iraniana PressTV aiuterà i nostri lettori a capire meglio la delicata situazione attraversata dal movimento sciita di Resistenza che, oggi come nei bui giorni dell'invasione e dell'occupazione sionista, non si lascia intimidire o spaventare dalle provocazioni di politicanti venduti a Washington e a Tel Aviv e nemmeno dai loro burattini wahabiti e qaedisti.
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venerdì 24 febbraio 2012
Volano gli stracci nel regime sionista! Barak, lo sconfitto del Sud del Libano, accusa il criminale di guerra Peres di "disfattismo"!
Negli scorsi giorni il criminale di guerra Shimon Peres, che occupa la carica di 'presidente' del regime ebraico di occupazione della Palestina, ha rilasciato dichiarazioni in cui stigmatizzava l'eccessiva loquela di parte governativa su possibili o eventuali 'attacchi all'Iran' da parte dello stato sionista, castigando chi si lasciava andare a rapsodie in merito come "fomentatore di inutili intimidazioni" e raccomandando piuttosto di "lasciare la questione dell'Iran agli Stati Uniti". Criminale ma scaltro, Peres aveva ragione nei suoi ammonimenti, visto che ogni annuncio di "possibili attacchi" non fa che rafforzare la determinazione del popolo e della nazione iraniana a perseguire il suo innegabile diritto al programma nucleare; Peres inoltre, conscio della forza della lobby sionista che ormai condiziona fin nei più minuti dettagli la politica Usa, fida che al momento adatto sia possibile "puntare" gli Usa contro Teheran esattamente come i lobbisti di AIPAC e altre organizzazioni ebraiche filoisraeliane sono riusciti a "puntare" gli Usa contro l'Irak, provocando l'invasione del 2003, portata a termine solo ed esclusivamente per compiacere gli interessi israeliani (visto che l'idea che gli Usa potessero occupare in eterno un paese arabo ostile e farne la loro riserva di petrolio a basso costo nei secoli dei secoli era tanto ingenua e stupida che solo i politici e generali americani hanno mai potuto crederci).
Non si é fatta attendere la concitata, sguaiata e confusa replica del 'Fantozzi di Tel Aviv', quell'Ehud Barak che, un tempo compagno di partito di Peres prima di staccarsi dal partito 'laburista' per formare un proprio gruppuscolo nazionalista e guerrafondaio, ha affastellato contro quelli che a rigore é sempre il suo Presidente, una serie di accuse che vanno dal calunnioso, al ridicolo, all'assurdo. Particolarmente gustosa é quella secondo la quale Peres sarebbe 'troppo prudente' e mancherebbe di quella 'lungimiranza' che contraddistinse invece l'ex-terrorista assassino di civili Menahem Begin, altro criminale diventato politico di primo piano nel regime ebraico, quando nel 1981 ordinò l'atto di pirateria aerea risultato nella distruzione della struttura che avrebbe dovuto ospitare una centrale nucleare per uso civile vicino a Bagdad ("Osirak").
L'aggressione israeliana, condotta proditoriamente e fuori da ogni regola del Diritto Internazionale ebbe successo perché spaventò i contractors francesi e tedeschi dell'impianto, ma bisognerebbe ricordare a Barak che l'Iran é autonomo in ogni fase del processo nucleare grazie alla letterale "esplosione" del suo settore scientifico di ricerca e sviluppo e quindi non vi é alcuna speranza che un attacco, anche se articolato in molti bombardamenti, possa mai bloccare o anche solo rallentare significativamente i progressi di Teheran nel campo. Inoltre, per parlare di "lungimiranza" il 'marasma allucinante' che invade la mente (se così si può chiamare) di Barak deve avere iniziato a eroderne anche la memoria visto che non sono passati ancora dodici anni da quando, con una decisione autonoma e personale egli stesso decretò, in tutta fretta e senza coordinarsi con la milizia-vassalla dell'SLA di ritirare tutte le truppe di occupazione dal Libano del Sud, consegnando chiavi in mano la zona a Hezbollah che prima fece fuori senza problemi i collaborazionisti locali e quindi si diede da fare a trasformare tutta la regione in un unico bunker imprendibile che puntualmente, nell'estate 2006, é servito a rifilare un memorabile e micidiale 'calcio in faccia' al regime ebraico, al cui Governo, all'epoca della guerra era ridiventato Ministro della Guerra proprio l'Ehud Barak che in ruolo di premier aveva preso quella fenomenale cantonata!
Speriamo che, nuovamente Ministro della Guerra col suo nuovo partitino di Estrema Destra, Barak ci riservi nuove simili "perle"!
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sabato 28 gennaio 2012
Cambio della guardia all'UNIFIL, al comando si avvicendano spagnoli e italiani, con il Generale Paolo Serra!
Sarà un Alpino, il Generalmaggiore Paolo Serra, a guidare nei prossimi mesi la Forza ONU di Interposizione in Libano (UNIFIL), dopo avere ricevuto nella giornata di oggi il comando delle truppe internazionali dal suo predecessore, lo spagnolo Generale Alberto Asarta. All'evento hanno presenziato anche il Ministro della Difesa libanese Fayez Ghosn, in rappresentanza del Presidente Michel Suleiman, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate spagnole Ammiraglio Fernando Garcia Sanchez e il suo pari grado italiano Ammiraglio Giampaolo di Paola, Ministro della Difesa del Governo Monti.
Ghosn, salutando il Generale Asarta ne ha lodato gli sforzi che si sono tradotti in "Un lungo periodo di tranquillità sul confine", augurando che anche sotto il comando del suo successore italiano simili risultati possano essere mantenuti. "Dopo cinque anni esatti dall'adozione della Risoluzione ONU 1701 le condizioni sul terreno sono significativamente migliorate, la Linea Blu é stata quasi sempre rispettata, almeno da terra, con l'eccezione di un paio di incidenti minori per i quali il Governo libanese ha già sporto adeguati reclami". Ghosn in chiusura ha comunque indicato come l'UNIFIL non possa rimanere in eterno sul terreno e come sia necessario "prendere adeguate misure" per costringere l'entità sionista a rispettare il confine e a non ripetere le aggressioni armate che hanno punteggiato gli ultimi 30 anni di storia della regione.
Da parte sua il Generale Serra ha dichiarato di essere perfettamente conscio delle sfide e dei pericoli che la situazione presenta, che lavorerà con costanza a fianco dei militari libanesi promettendo di sviluppare ulteriormente la partnership strategica per raggiungere uno stato perdurante di pace e stabilità.
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mercoledì 25 gennaio 2012
Ex-generale spia di Israele condannato a due anni di prigione a Beirut, gli é andata bene, rischiava la forca!
Un tribunale militare dell'Armee Libanaise ha condannato l'ex-Brigadier Generale Fayez Karam, a due anni di reclusione per spionaggio a favore del regime ebraico; Karam era stato arrestato nel 2009 e, scontando dalla pena i periodi di carcerazione preventiva dovrà trascorrere ancora sei mesi in cella.
La corte ha appurato al di là di ogni ragionevole dubbio che Karam si fosse recato all'estero (soprattutto a Cipro) per incontrarsi con esponenti del Mossad cui, in cambio di versamenti di denaro, avrebbe girato informazioni sensibili sulla struttura delle forze armate libanesi e delle organizzazioni di Resistenza attive nel Sud del paese, in special modo Hezbollah.
Negli ultimi mesi grazie alla fattiva e feconda cooperazione tra l'Esercito nazionale e il controspionaggio di Hezbollah la maggior parte degli agenti e degli operativi americani e sionisti in Libano é stata "bruciata" e sono state individuate anche postazioni elettroniche di spionaggio attorno a Tiro e ad altri centri del Sud.
Israele e Libano sono in stato di armistizio ma a livello diplomatico la fine della guerra non é mai stata ratificata, in base a ciò l'ex-Generale Karam rischiava l'impiccagione, in quanto collaboratore di uno stato nemico in guerra con Beirut.
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martedì 24 gennaio 2012
Il Presidente libanese ad Ahmadinejad: "Siamo con voi, il Sud del Libano e tutto l'Irak vi sono debitori!"
Il Presidente libanese Michel Suleiman, in occasione di un incontro con l'ambasciatore iraniano in Libano Ghazanfar Roknabadi, ha consegnato agli ospiti un messaggio personale per Mahmoud Ahmadinejad nel quale si esprime tutta la solidarietà e la vicinanza di Beirut alla Repubblica Islamica, sottoposta a una campagna di aggressione vergognosa da parte delle potenze imperialistiche guidate da Usa e Israele.
Ricevendo gli ospiti al Palazzo presidenziale della Baabda ha discusso con l'ambasciatore Roknabadi anche del piccolo malinteso riguardante la cattiva traduzione di una recente dichiarazione del Brigadier Generale della 'Quds Force' Qassem Soleimani le cui parole riguardo il fatto che "Il Sud del Libano e l'Irak sono dimostrazioni pratiche della maniera di pensare e di agire che ha plasmato la Repubblica Islamica" erano state malamente rese in arabo come se egli avesse voluto dire che la Repubblica Islamica plasmava il Sud del Libano e l'Irak.
Suleiman ha riconosciuto tuttavia che il Sud del paese, così come l'Irak, siano pesantemente debitori all'Iran, anche solo per aver fornito un esempio pratico di Resistenza e autodeterminazione di fronte a pressioni, spionaggio, aggressioni e violazioni da parte imperialista, attraverso tutto il corso della sua Storia. Dall'affare dell'ambasciata Usa alla guerra contro l'Irak, dall'abbattimento del jet civile Aribus (distrutto da una nave da guerra americana) fino alla recente cattura del drone 'stealth'.
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giovedì 19 gennaio 2012
Nabih Berri e Najib Mikati inaugurano la fase finale del 'Progetto Litani' dichiarando: "Un'altra grande vittoria contro Israele!"
Il Presidente del Parlamento Nabih Berri e il Primo Ministro Najib Mikati hanno inaugurato la seconda e definitiva parte del "Progetto Litani", un vasto e complesso programma di ingegneria idraulica che, sfruttando le preziose acque dell'omonimo fiume (uno dei corsi d'acqua più importanti della regione, nonché quello con il minore tasso salino in assoluto) provvederà a irrigare circa 300mila ettari di terreni agricoli, due terzi nel Sud del paese e un terzo nella Valle della Bekaa.
Il Progetto Litani era stato iniziato a fine anni '60 ma il suo completamento era stato interrotto dall'esplosione della Guerra Civile e messo mortalmente in pericolo dall'invasione e dalla quasi ventennale occupazione sionista. Le truppe d'invasione di Tel Aviv, infatti, avevano in programma di deviare il corso del fiume verso la Palestina occupata, condannando il Sud del Libano alla desertificazione. Appena entrati nel Paese dei Cedri genieri militari sionisti avevano condotto ricerche sismografiche per determinare il punto ideale di deviazione e avevano sequestrato tutte le carte idrogeologiche che avevano trovato nella Bekaa e anche a Beirut.
Il completamento di questo grande e importante progetto, che comprende anche la costruzione di ben sei centrali elettriche, é stato quindi in ultimo possibile solo e soltanto grazie alla Resistenza armata portata avanti da Hezbollah e da altri gruppi, ai quali, non meno che a tutti i finanziatori (per quasi 300 milioni di dollari usa) pubblici e privati dell'intervento, va tutta la gratitudine e la riconoscenza del Governo e del popolo libanese.
La cosa é stata debitamente segnalata da Nabih Berri durante la cerimonia di inaugurazione del Progetto, al Grand Serail di Beirut: "Stiamo assistendo a uno dei grandi capitoli delle vittorie libanesi contro le mire israeliane, che avrebbero voluto impoverire questo paese e i suoi abitanti delle loro stesse risorse naturali!"
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venerdì 13 gennaio 2012
Sorpresa, sorpresa, sorpresa! I militanti dell'attacco agostano ad Eilat erano beduini del Sinai
Come si ricorderà il nostro lettore più attento e assiduo lo scorso 18 agosto vicino a Eilat (più correttamente da indicarsi col suo nome arabo Umm el-Rishrash) corriere trasporto truppe dell'esercito sionista di occupazione vennero presa e bersaglio da militanti che, colpendole con granate a razzo e armi automatiche riuscirono a eliminare molti dei militari sionazisti a bordo. Mentre arrivavano di continuo aggiornamenti e flash non avemmo nessun dubbio ad attribuire quella audace e fortunata operazione a forze della Resistenza palestinese tanto da intitolare il nostro primo newsitem in merito: "Forze della Resistenza palestinese attaccano bus di soldati sionisti a Eilat".
Ebbene, dobbiamo chiedere scusa ai nostri lettori per esserci lasciati andare (in verità in buona compagnia, ma questo non ci scusa) a una affermazione non sostanziata e precipitosa; da quanto emerso dopo mesi e mesi di indagine dell'intelligence sionista, infatti, pare che i responsabili dell'azione non fossero affato Palestinesi e non fossero per nulla passati da Gaza nel Sinai egiziano e quindi da questo infiltratisi verso Umm Rishrash, affatto, essi, nel Sinai, ci avevano sempre vissuto essendo ormai praticamente certa (a quanto abbiamo potuto leggere sui media sionisti) la loro identità di Beduini egiziani, nativi e autoctoni della medesima penisola.
Questo fatto, a parte configurare i bombardamenti massicci effettuati dalle forze armate sioniste su Gaza "per rappresaglia" contro l'azione armata come un vero e proprio crimine di guerra, apre scenari fino a poco fa discussi solo a mezza bocca e sottovoce da pochi esperti di strategia e geopolitica (e anche allora, a mero livello di ipotesi in prospettiva) a un ben più vasto bacino di dibattito e considerazione. Finora i Beduini del Sinai non avevano mai preso le armi contro il regime sionista di occupazione. Il regime sionista, dal canto suo, era stato abbastanza furbo da non interferire troppo coi cicli di vita nomade dei beduini. Adesso però nel quadro della campagna sionista di pulizia etnica contro tutte le minoranze che vivono nella Palestina occupata i Beduini del Negev sono stati sottoposti, mese dopo mese, anno dopo anno a angherie e persecuzioni sempre più insopportabili.
Era così inaspettato e imprevedibile il caso che i loro compatrioti di oltreconfine si indignassero e si organizzassero per colpire Israele?
La prospettiva di attacchi e azioni armate dal Sinai verso la porzione meridionale di Palestina occupata distrugge, facendone letteralmente piazza pulita, quasi trent'anni di assunti, sillogismi e implicazioni di parte israeliana riguardo la mitica "sicurezza dello stato ebraico" (che come la rossiniana Araba Fenice "Che ci sia ciascun lo dice, dove stia nessun lo sa") che considerando il 'Versante Sud' sicuro in quanto garantito dall'Accordo di Camp David permetteva alle forze armate sioniste di concentrare tutte le loro attenzioni verso Nord, verso il Libano (invaso nel 1982 e nel 2006) e verso le Alture del Golan (illegalmente occupate fin dal 1967). Ora questo non é più vero e tutta la postura dell'Esercito israeliano e delle forze di polizia militare e paramilitare israeliane deve essere rivista in profondità, ci saranno forti spese e gravi difficoltà logistiche e organizzative da affrontare, in mezzo a un'atmosfera di crisi continua che vede costantemente peggiorare la statura politico-strategica dell'entità di occupazione.
Non vogliamo spingere la nostra analisi o le nostre previsioni troppo in là, ma, vedendo cosa é accaduto nel Sud del Libano con la comunità sciita e la nascita di Amal e di Hezbollah porgiamo al lettore volenteroso uno spunto di riflessione. Il 18 agosto ad agire contro le corriere dei militari sionisti sono stati alcuni Beduini giovani e coraggiosi; cosa succederebbe domani se tali azioni non venissero compiute da commando isolati ma da gruppi e squadre addestrate e coordinate da una struttura organizzata, in grado di dare alla comunità del Sinai un livello di coscienza, di motivazione e di forza non dico uguale o simile ma 'quantomeno' paragonabile a quello delle Forze della Resistenza nazionale libanese?
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mercoledì 30 novembre 2011
L'esercito sionista cannoneggia il Libano meridionale, la denuncia di Beirut e dell'UNIFIL!
Sia l'Esercito libanese che le truppe UNIFIL schierate sotto egida ONU hanno denunciato che nella giornata di ieri almeno quattro colpi di artiglieria siano stati esplosi dalle forze militari sioniste attraverso il confine; evidentemente, non più contento di violare su base quotidiana lo spazio aereo del Paese dei Cedri e di tanto in tanto di attraversare anche il confine di terra con pattuglie e ricognitori lo Stato ebraico ha deciso di incrementare e aggravare il tasso delle proprie provocazioni, visto che nessuna sanzione o provvedimento viene mai elevato contro le sue altre iniziative avventuristiche.
Secondo quanto riportato dall'emittente iraniana di lingua inglese PressTV le forze militari sioniste avrebbero cercato di giustificare il loro inqualificabile comportamento adducendo "il lancio di un razzo" a scusante; ovviamente nessuna iniziativa di questo genere risulta essere stata presa, tantopiù che, a cinque anni dalla grande vittoria di Hezbollah che respinse nell'estate 2006 la proditoria invasione del regime ebraico, le forze della Resistenza libanese non hanno alcun interesse a lanciare un singolo razzo in direzione della Palestina occupata.
Il Presidente libanese Michel Suleiman ha dichiarato che l'attacco militare israeliano é stata una palese e blatante violazione della risoluzione ONU 1701, che pose fine al conflitto di 5 anni fa e che prevedeva la completa cessazione di ogni atto ostile e il rispetto reciproco dei confini internazionali, indicazioni costantemente e pervicacemente violate da parte sionista.
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sabato 12 novembre 2011
Nasrallah alla Giornata dei Martiri: "I piani imperialisti e sionisti contro di noi, contro la Siria e contro l'Iran sono tutti falliti!"
Il Segretario Generale di Hezbollah ha chiesto all'amministrazione di Obama e ai reggitori dell'entità sionista di occupazione di comprendere molto bene che aggressioni contro l'Iran o la Siria provocheranno un devastante effetto domino in tutta la regione, in conseguenza del quale i loro interessi saranno i primi a essere irreversibilmente colpiti.
Durante l'attesissima cerimonia della Giornata dei Martiri presso il compound che sorge nel distretto meridionale della capitale libanese Hassan Nasrallah ha pronunciato la sua orazione, esordendo con l'osservazione che, a ogni nuova occasione di commento degli sviluppi politici del Medio Oriente e del Mondo Arabo egli ha piacere di verificare come la situazione, ormai da lungo tempo, continui a progredire in senso positivo per gli oppressi e gli umili e contrario agli interessi degli arroganti e dei loro lacché.
"Voi che puntavate su una rapida degenerazione della situazione in Siria, abbandonate le vostre speranze: il popolo di quel paese ha vanificato i vostri sforzi ed essi ormai sono totalmente sconfitti come quelli che, in passato, avete indirizzato contro la Repubblica Islamica o lo stesso Libano (qui Nasrallah fa riferimento alla fittizia gazzarra sulla 'rivoluzione verde' e sul tentativo del 2008 di riaccendere la guerra civile in Libano, stroncato dalla pronta reazione dell'Alleanza 8 Marzo').
Nasrallah ha quindi rimarcato con sarcasmo che, se gli Stati Uniti si sentono giustificati a togliere i loro contributi all'agenzia ONU per la Scienza, l'Educazione e la Cultura perché indispettiti dalla sua legittima decisione di accogliere la Palestina come Stato membro allora non é chiaro perché il Libano dovrebbe mai versare anche un solo soldo di finanziamento alla 'corte-canguro' voluta da Washington e Tel Aviv per scaricare sui loro avversari la responsabilità dell'omicidio di Rafik Hariri (eliminato dagli israeliani con un drone telecomandato quando ha mostrato di essere sul punto di avvicinarsi al partito sciita e alla Siria).
Durante il discorso Nasrallah ha dichiarato che i martiri sciiti, da Ahmad Kassir in poi, sono "portatori e facilitatori di vita", in quanto esecutori della Volontà di Dio e che la Resistenza, la lotta e la Jihad costituiscono un unico percorso di fede e di testimonianza. Nasrallah ha quindi letto le parole pronunciate dal riverito Imam Moussa Sadr durante l'invasione sionista del libano avvenuta nel 1978, notando come esse mantengano anche oggi tutta la loro pognanza e attualità.
"Oggi, grazie ai martiri, agli studenti e ai figli della Resistenza il Sud del nostro paese é sicuro, forte e solido e non si trova più alla mercé di alcun occupante; di questo rendiamo grazie". Ha poi considerato che, pur ritenendolo molto improbabile, le forze di Hezbollah sono costantemente all'erta contro possibili nuovi attacchi da parte sionista e rimangono un forte peso sulla bilancia dell'equilibrio regionale. Ovviamente, ha aggiunto, l'assenza di una minaccia immediata non è dovuta a un 'ravvedimento' del regime ebraico o a una sua improvvisa 'generosità' ma al fatto che attualmente é più impegnato a brigare e tramare contro altri obiettivi.
Questi obiettivi, come noto, sono la Siria e l'Iran, i quali, grazie alla rettitudine dei loro governanti, alla disciplina e alla fedeltà delle loro popolazioni e al favore di Dio, sono però riusciti a confrontare con successo le minacce sioniste sostenute dagli imperialisti americani, inglesi e francesi (e in misura minore da paesi europei di secondo piano), grazie anche al sostegno degli alleati tradizionali e di nuovi partner come i paesi emergenti. "Anche ora che le loro minacce di intervento armato sono state sventate e le loro provocazioni terroristiche sono fallite gli imperialisti e i sionisti vorrebbero trascinare l'Iran in 'negoziati' per fargli rinunciare al suo innegabile diritto di sviluppare pacificamente l'industria nucleare civile e sperano di riuscire a convincere i Siriani ad accettare ingerenze esterne nella loro politica. Ma tutti questi schemi sono destinati al fallimento".
"Fino a che rimarremo dediti alla fede, alla determinazione e alla ferma volontà di Resistenza, a Dio piacendo, rimarremo sempre vittoriosi!".
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martedì 27 settembre 2011
Cittadino egiziano residente in Libano arrestato per spionaggio in favore del Mossad!
Un nuovo colpo devastante é stato inflitto dalle forze di sicurezza libanesi alle operazioni di spionaggio israeliane nel paese, attraverso l'arresto di un cittadino egiziano che risiedeva, insieme alla moglie libanese, nella regione meridionale di Hasbaya, ed era in contatto coi servizi segreti sionisti da oltre dodici anni. Il Comando dell'Esercito ha riferito che, dopo una sorveglianza durata diversi mesi, la coppia é stata arrestata e interrogata, al che l'uomo ha rivelato di avere iniziato i suoi rapporti coi servizi israeliani nel 1999.
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In questa immagine di repertorio un ufficiale del Controspionaggio libanese mostra un router sequestrato a un informatore del Mossad. |
L'operazione di controspionaggio é soltanto l'ultima di una lunga serie, grazie alla quale la rete di informatori sionisti in Libano é stata duramente e ripetutamente colpita; il coinvolgimento di un cittadino egiziano non deve stupire; ricordiamo che, quando nel corso del 2010 al Cairo il Mukhabarat arrestò un imprenditore tessile coinvolto col Mossad egli riferì che i suoi reclutatori sionisti gli avevano chiesto esplicitamente se potesse indicare loro egiziani che vivessero o lavorassero in Siria e Libano.
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domenica 25 settembre 2011
Storica visita del Patriarca maronita di Antiochia nel Sud del Libano, calorosamente accolto dagli sciiti e da Hezbollah!
In un momento storico per l'ecumenismo in terra libanese Bashara al-Rahi, Patriarca di Antiochia ha iniziato nella giornata di ieri una visita di tre giorni nella porzione meridionale del paese, durante la quale sono previste diverse visite a rappresentanti del clero musulmano sciita, a rappresentanti delle organizzazioni politiche (e resistenziali) di quella regione e numerose occasioni di incontro con la popolazione.
Dalla città di Tiro il patriarca ha iniziato il suo 'tour', Al-Rahi, che é succeduto a marzo 2011 al novantenne Patriarca Nasrallah Sfeir, é stato accordo dai mufti Hassan Abullah e Madrar Habbal, da alcuni vescovi, dal Ministro della Pubblica Amministrazione Mohamad Fneish (di Hezbollah), e dai parlamentari Ali Khreis, Abdul Majid Saleh, e Michel Moussa.
Il Patriarca ha pronunciato un discorso nel quale ha espresso l'augurio che l'ispirazione divina guidi i leader politici del paese verso quelle decisioni appropriate che possano favorire l'intero paese senza distinzioni di etnia, credo, appartenenza politica "favorendo in particolar modo l'armoniosa e fruttifera convivenza delle comunità cristiana e musulmana in Libano e nell'intera regione", aggiungendo poi "Non stiamo osservando oziosamente gli sviluppi vicini e lontani da noi, ma anzi, quotidianamente preghiamo per il successo di quanti cercano di vivere in pace e dignità".
Il Ministro di Hezbollah Mohammad Fneish, durante un banchetto in onore di Al-Rahi ha dischiarato che le posizioni coraggiose ed esplicite del Patriarca non rappresentano una temporanea 'estrosità', ma sono anzi espressione di una visione nazionale che favorisce le prospettive a lungo termine per l'indipendenza, l'autonomia e la libertà del Libano, salutando le dichiarazioni riguardo la coesistenza e il dialogo, vie maestre per rafforzare la nazione e proteggerne la sovranità.
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mercoledì 31 agosto 2011
Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU biasima ufficialmente Israele per la strage del 15 maggio!
In una mossa che sottolinea il crescente isolamento e la disistima della Comunità internazionale per le provocazioni violente e le aggressioni perpetrate a mano salva dal Regime dell'Apartheid di Tel Aviv il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha ufficialmente censurato la reazione omicida scatenata dalle truppe sioniste contro i manifestanti civili che stavano prendendo parte alla "Marcia del Ritorno" presso il villaggio di Maroun al-Ras, sul confine col Libano, tenutasi lo scorso 15 maggio nel 63esimo anniversario della "Nakba", la violenta pulizia etnica che diede inizio alla tragedia del Popolo palestinese.
Il documento approvato dal Consiglio considera Israele moralmente responsabile delle dieci morti tra i manifestanti e del ferimento in maniera più o meno grave di altre 100 persone (cui bisogna aggiungere anche i morti sul confine con il Golan siriano occupato). Insieme ad altri documenti come il Rapporto Goldstone e l'atteso rapporto sui fatti della Motonave Mavi Marmara il documento si aggiunge alla mole di prove sulla condotta irresponsabile e criminale del regime ebraico nei confronti dei Palestinesi e di quanti condividano con l'impegno politico e civile la loro giusta lotta di liberazione e di affermazione dei propri diritti.
Tra le risoluzioni passate anche una riguardo la necessità di investigare meglio gli attentati esplosivi che nelle scorse settimane, in Libano meridionale, hanno coinvolto, ferendoli in maniera anche grave, militari del corpo di interposizione UNIFIL italiani e francesi. Il Governo libanese ha a più riprese avanzato l'ipotesi che a compiere gli attentati stradali siano stati gruppi armati vicini all'ex Primo Ministro Saad Hariri, desiderosi di destabilizzare il Sud del Libano. L'ONU ha altresì esteso il mandato della missione militare internazionale per 12 mesi, fino al prossimo agosto 2012 e ha caldeggiato l'adozione di un 'dialogo strategico' tra truppe ONU e militari libanesi, per rafforzare il controllo del territorio da parte dell'Esercito di Beirut. La maggioranza di Governo guidata da Amal, Hezbollah e dai cristiani dell'LMP ha sempre auspicato un maggiore coinvolgimento dell'Esercito nel Sud del Paese in modo da rafforzare la difesa integrando sempre più truppe regolari e forze della Resistenza.
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martedì 9 agosto 2011
Truppe israeliane sconfinano in Libano ed entrano nel villaggio di Kfar Shouba, ennesima provocazione dei militari di Tel Aviv!
Truppe israeliane hanno attraversato la "Linea Blu" che segna il confine tra lo Stato ebraico e il Libano, violandola per 150 metri fino al villaggio di Kfar Shouba e rientrando nel loro territorio solo per evitare una pronta reazione delle forze armate di Beirut. Secondo quanto riportato da fonti militari libanesi all'emittente iraniana in lingua inglese PressTV dodici soldati sionisti hanno violato la sovranità del Paese dei Cedri, ponendo fine allo sconfinamento dopo circa trenta minuti.
Non passa quasi settimana, dalla fine del conflitto del 2006, conclusosi con la ritirata delle forze di invasione israeliane, senza che l'esercito o l'aviazione di Tel Aviv non violino i confini libanesi; a volte si sono riscontrati anche sconfinamenti marittimi. Nei primi giorni di agosto Beirut aveva consegnato alle autorità ONU un reclamo a causa della sparatoria che aveva visto truppe israeliane ferire un civile libanese disarmato nel distretto di Hasbaya, prima di venire respinte da militari della vicina caserma 'Wazzani'.
Il Ministro degli esteri libanese Adnan Mansour (del partito sciita Amal) ha descritto l'incidente come una "chiara violazione della sovranità libanese, della risoluzione ONU numero 1701 e del Diritto internazionale in senso ampio, nonché una grave minaccia alla pace e alla stabilità della regione". Il Governo Mikati, il Movimento sciita di Resistenza e l'UNIFIL hanno ripetutamente denunciato i sorvoli israeliani sul Libano come flagranti violazioni dell'integrità dei confini libanesi, senza che nessuna misura restrittiva venisse mai presa contro Tel Aviv per constringerla a rispettarli e a cessare le sue provocazioni.
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mercoledì 3 agosto 2011
Hezbollah mette in guardia Israele: "Ogni attacco contro civili e militari libanesi é un attacco contro di noi!"
Il movimento sciita di Resistenza, Hezbollah, ha dichiarato in un comunicato rilasciato poco dopo la sparatoria israeliana attraverso il confine che il ferimento di un civile libanese inerme equivale a un attacco israeliano contro tutto il Libano, a prescindere da linee di divisione religiose, etniche o settarie.
E' stato appurato che, per proteggere il ferito e portarlo fuori dalla linea del fuoco i militari libanesi della caserma 'Wazzani' non abbiano esitato a impugnare le armi e volgerle verso i punti di provenienza del fuoco sionista. Sul portale di informazione online Naharnet é apparso un comunicato di Hezbollah che riporta: "Ogni attacco contro la popolazione libanese ed il suo Esercito o le forze della sua Resistenza equivale a un attacco contro tutto il Libano".
"Questo crimine" continua il documento "ricorda al nostro popolo la natura infida e aggressiva del nostro nemico sionista e la sua ansia di egemonia e conquista al di là dei nostri sacri e inviolabili confini". Nell'agosto 2010 un giornalista venne ucciso da proiettili sparati da soldati sionisti attraverso il confine; la rappresaglia libanese costò la vita a un Colonnello di Tel Aviv.
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In memoria di un combattente valoroso e coraggioso: Yasser Mustafa Sabra, martire di Hezbollah
Yasser Mustafa Sabra nacque a Nairobi il 5 ottobre 1968, da una famiglia libanese che si era trasferita in Kenya per motivi di lavoro; entrambe i suoi genitori (musulmano lui, cristiana lei) erano originari del villaggio di Hadatha, nel Libano meridionale. All'età di 13 anni Yasser perse il padre, perito in un incidente stradale, la madre a quel punto preferì tornare in Libano e, così, il giovane Yasser potè finalmente conoscere a fondo e imparare ad amare a pieno la sua terra d'origine.
In seguito, come il suo genitore, anche Yasser si trasferì per motivi di lavoro, vivendo in Svizzera per diversi anni; quanti lo hanno conosciuto concordano che, nel periodo passato nella Confederazione Elvetica Yasser assorbì tutti i valori positivi che incontrò nella cultura europea, facendoli propri, ma al contempo riuscendo a evitare e sfuggire tutto quanto non riteneva consono alla sua natura e alla sua cultura, arricchendosi di ciò che giudicava positivo ed escludendo quel che invece gli sembrava pernicioso o inadatto.
Nel 1988, Yasser, presso un conoscente libanese che viveva a sua volta in Svizzera sentì parlare per la prima volta di Hezbollah e della Resistenza sciita, che difendeva le comunità del Sud del Libano dagli abusi e dalle aggressioni degli occupanti sionisti e dei loro lacché venduti e traditori, i miliziani dell'SLA di Emile Lahoud. Da quel momento Yasser iniziò a seguire le gesta della Resistenza a ogni occasione e, pian piano, sentì necessario unirsi a essa, per cacciare gli occupanti dalla sua Patria e per difendere le terre natali di suo padre e di sua madre, a cui, pur con i suoi prolungati viaggi e soggiorni all'estero, anch'egli si sentiva indissolubilmente legato.
Nel 1992 Yasser tornava in Libano per restarci; alla prima occasione contattò una cellula di Hezbollah e, con sua grande gioia, venne accettato nei ranghi dell'organizzazione, prendendo parte a molte operazioni riuscite contro gli invasori e i loro scherani, attraverso le crudeli e brutali rappresaglie, fino alla data gloriosa del ritiro dei sionisti nel 2000 e della sconfitta e della fuga dell'SLA. Yasser tuttavia non abbandonò i suoi camerati di Hezbollah, molti dei quali guardavano a lui come a una guida e a un esempio, lui che aveva lasciato una comoda e agiata vita in Europa per mettere in gioco tutto a favore della sua patria, della sua gente e della sua fede.
Venne il 2006 e la nuova invasione sionista, Yasser, ormai ufficiale sul campo, condusse molte operazioni di battaglia contro gli invasori e di rappresaglia con lancio di razzi oltre confine, fino al 30esimo giorno di guerra (11 agosto 2006). Quel giorno egli trovò la gloria del martirio, quando, dopo un breve periodo in cui era riuscito a tornare dalla sua famiglia, venne urgentemente richiamato sul campo dove una situazione d'emergenza chiedeva la sua leadership e la sua esperienza per venire affrontata con successo.
Alla mezzanote precisa Hadatha, il villaggio dei suoi genitori, venne preso di mira da un bombardamento sionista di inusitata violenza, a Yasser l'intelligence di Hezbollah annunciò come probabile uno sbarco eliportato di forze di invasione, calcolato in 450-500 soldati d'elite, della brigata di paracadutisti. Yasser aveva meno di cento uomini con sé eppure, quando i paracadutisti della famosa brigata fondata dal Macellaio Sharon scesero ad Hadatha la violenza del fuoco incrociato che li accolse fu tale che, nel panico, il loro ufficiale comandante parlò di "mille hezbollah" che li avevano presi in trappola (cifra assurda visto che la Resistenza sciita non mobilitò mai più di quattromila uomini in tutto il conflitto del 2006).
La conoscenza del terreno acquisita da Yasser nei quattordici anni della sua militanza gli aveva permesso di piazzare ogni uomo, ogni fucile, ogni mitragliatrice in posizioni tanto vantaggiose da moltiplicarne l'efficacia di cinque, forse di dieci volte. La sparatoria di Hadatha proseguì ferocissima per ore ed ore, i sionisti chiamarono raid aerei e sbarramenti di obici e cannoni sul villaggio, nel tentativo di mettere a tacere le armi di Hezbollah, ma, alla fine, non poterono fare altro che richiamare gli elicotteri ed evacuare la zona.
Il corpo di Yasser Sabra venne trovato senza vita in un cratere, l'esplosione di un razzo lanciato da un aereo lo aveva investito uccidendolo e, non appena fu possibile, i suoi camerati di Hezbollah lo recuperarono, lo composero e gli tributarono un funerale degno di un martire del popolo, della patria e della fede. Ricorda la moglie di Sabra: "L'ultimo giorno in cui vidi mio marito era venerdì e, preparandoci alla preghiera, mi sembrò che ogni suo gesto fosse più studiato e più misurato del solito, come se, in qualche modo, sapesse o presentisse che quella poteva essere l'ultima preghiera della sua vita".
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martedì 26 luglio 2011
Hamdan: "Hamas catturerà altri soldati sionisti per costringere Tel Aviv a rilasciare i prigionieri politici palestinesi!"
Il responsabile per le Relazioni esterne di Hamas, Ousama Hamdan, ha dichiarato da Beirut che la Palestina oggi come oggi é "impegnata a fondo in una battaglia su due fronti", dovendo da un lato continuare e anzi intensificare le proprie attività di Resistenza contro l'occupazione sionista e d'altra parte preservare l'unità politica del fronte interno, da poco ritornata possibile, nella cornice di un deciso sforzo militante contro Tel Aviv e il suo apparato politico-militar-finanziario, "sola via per affermare stabilmente gli inalienabili diriti del popolo".
In una dichiarazione rilasciata agli organi di stampa Hamdan si é detto totalmente convinto che "solo attraverso gli atti e le opere di una Resistenza sempre più audace e marcata il sionismo conoscerà le più amare sconfitte, venendo costretto ad abbandonare la terra di Palestina come già ha dovuto abbandonare il Libano e la Striscia di Gaza". Hamdan ha anche aggiungo che "é pura follia" aspettarsi una qualunque forma di 'riconoscimento' di Israele o di accettazione della sua esistenza da parte di Hamas.
Toccando la questione dei prigionieri politici ha echeggiato le parole del suo collega in Libano, Ali Barakah, affermando che la priorità massima della Resistenza musulmana é proprio quella di liberare il massimo numero di detenuti politici dalle galere sioniste e che, a tal fine, si stanno studiando diverse opzioni operative, compresa anche quella di rapire altri soldati ebrei da usare come merce di scambio.
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