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mercoledì 18 gennaio 2012

"La cyber-guerra contro il regime sionista, nuovo volto della Resistenza palestinese!" Colpiti numerosi siti dell'occupazione


Il portavoce del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Sami Abu Zuhri, ha definito gli attacchi cibernetici portati da hacker arabi e palestinesi contro la borsa sionista, il portale della compagnia di bandiera El Al e tre delle maggiori banche del regime di occupazione ebraico come "Nuovi sfolgoranti esempi della perizia tecnica della nostra gioventù, che non tralascia alcuna via, alcun sentiero per arrivare a colpire i nemici della Causa nazionale palestinese".

Gli attacchi contro le estensioni cibernetiche del regime dell'apartheid sono sempre più comuni e di recente avevano coinvolto il portale dei vigili del fuoco sionisti e diversi provider di servizi di credito elettronico, di cui erano stati rivelati e messi a disposizione del pubblico migliaia di conti con un danno finanziario enorme. Quest'ultimo attacco era stato rivendicato da "Ox Omar", 'nom de guerre' di un hacker definitosi 'saudita'.

In passato il più massiccio e vulnerante attacco elettronico contro interessi israeliani aveva colpito il sito-web della Banca d'Israele.

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sabato 14 gennaio 2012

Hacker palestinesi attaccano con successo il sito-web dei servizi antincendio del regime ebraico!


Rispondendo prontamente all'invito lanciato negli scorsi giorni da Hamas che aveva dichiarato "cyberguerra a oltranza" contro tutte le manifestazioni internettiane dell'entità sionista di Occupazione anonimi hacker palestinesi della Striscia di Gaza (almeno a quanto da loro stessi dichiarato) hanno attaccato il sito-web dei servizi anti-incendio e di emergenza di Israele.

A prescindere da quale pagina si cercasse di caricare il visitatore, come risultato dell'attacco informatico, si vedeva reindirizzato su una foto del Viceministro degli Esteri Danny Ayalon che ben presto veniva riempita di impronte di scarpa e corredata dalla scritta animata: "Morte a Israele". Danny Ayalon sembra un bersaglio favorito dagli hacker arabi: qualche giorno fa incursori informatici sauditi avevano fatto 'collassare' il suo sito personale.

Il motivo é presto detto: in un accesso di sindrome da "internet tough guy" il Viceministro sionista aveva promesso "rappresaglie fisiche" contro coloro che sarebbero stati 'scoperti' ad attaccare elettronicamente Israle. In cambio di questa inane sparata il vice di Lieberman si é guadagnato l'antipatia di tutta la comunità di corsari informatici palestinesi e arabi.
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lunedì 9 gennaio 2012

Hamas dichiara: "Cyber-guerra senza esclusione di colpi contro il regime ebraico!"


Il portavoce ufficiale di Hamas Sami Abu Zuhri ha lodato il gruppo di hacker "Anonymous", un cui componente, apparentemente di nazionalità saudita, ha colpito duramente il settore delle carte di credito dell'entità sionista di occupazione, compromettendone molte migliaia e causando un ingente danno finanziario alle banche di Tel Aviv. Per bocca di Zuhri Hamas ha definito quanto avvenuto "un'operazione audace e creativa, che ha tanto valore quanto altre, più convenzionali forme di Resistenza".

"Noi di Hamas benediciamo questo sforzo che dimostra come la gioventù araba sia una forza dinamica e moderna, versata nelle tecnologie informatiche e abile a utilizzarle appieno per dare del filo da torcere al regime ebraico che occupa la terra di Palestina e assedia le sue città e il suo popolo. Sottolineiamo la nostra solidarietà con gli hacker responsabili di questa azione e li invitiamo a persistere sul sentiero della Resistenza, a dispetto delle vuote minacce sioniste, continuando ad operare e colpire anche nell'arena virtuale del cyberspazio".

Il Ministero degli Esteri sionista aveva infatti minacciato di "controbattere" ogni tentativo di oscurare o vandalizzare i siti-web ufficiali del Governo anche arrivando a 'colpire' i responsabili nella vita reale (buona fortuna! siamo dietro a sette proxy!!), il Viceministro degli Esteri Danny Ayalon aveva affermato a Beersheba che "ogni atto contro il cyberspazio israeliano é equivalente a una dichiarazione di guerra". "In questo caso", é la replica di Hamas, "che guerra sia!".

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domenica 7 novembre 2010

Israele si auto-isola interrompendo la cooperazione con l'UNESCO


Il governo di Israele ha annunciato che interromperà le relazioni e la cooperazione con l'UNESCO, l'agenzia delle Nazioni Unite dedita a progetti educativi, scientifici e culturali. La decisione é stata annunciata dal vice del Ministro degli Esteri israeliano, l'ultranazionalista di estrema destra Avigdor Lieberman, propugnatore del piano di pulizia etnica teso a "ebraicizzare" Gerusalemme cancellandone l'identità araba cristiana e musulmana.




Il "casus belli" che ha portato alla virulenta e incendiaria reazione sionista é, come già riportato su queste pagine, la ineccepibile decisione dell'UNESCO di includere le moschee di Ibrahimi e di Bila ibn Rabah nella lista dei suoi "luoghi protetti", catalogandole come "siti di interesse culturale Palestinese e musulmano". Sono moschee, di che interesse dovevano essere, marziano?


Ma ovviamente i sionisti contestano questa classificazione non perché pignolamente preoccupati della precisione delle guide turistiche o delle cartoline che verranno vendute ai turisti, ma perché OGNI riconoscimento di una identità etnica, religiosa e culturale che non sia quella della "razza superiore" ebraica collide violentemente coi loro propositi di evacuazione e "repulisti" di Gerusalemme.

Nella sua dichiarazione ufficiale Danny Ayalon dice: "Israele si trova costretto(sic) a interrompere le sue relazioni con l'UNESCO fino a che questa non riconsidererà le proprie decisioni sui luoghi in questione", e prosegue dichiarando che la decisione dell'agenzia altro non sarebbe che "un nuovo tentativo di delegittimare Israele, impedendo il processo di pace (quale?) e danneggiando la sua (dell'UNESCO) reputazione".


Per Israele é facile, tra coprifuochi, barriere e posti di blocco, impedire o danneggiare la didattica degli scolari e studenti di Palestina. Un genocidio si compie anche così, impedendo ai giovani di studiare.

Nel suo meeting esecutivo del 20 ottobre scorso tutti i membri dell'organizzazione ONU hanno votato a favore di cinque risoluzioni che condannano i piani di sionistizzazione di Gerusalemme, stigmatizzano la minaccia che tali piani pongono all'identità storica e culturale della città e altresì lanciano l'allarme sulla deteriorazione del clima culturale di Gaza e della Cisgiordania, le cui popolazioni soffrono l'una per l'assedio israeliano, l'altra per le continue angherie a opera di esercito, polizia e coloni ebrei fanatizzati e violenti.