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sabato 29 dicembre 2018

"Svegliati Europa"? FORSE la Germania ha finalmente capito la MINACCIA che viene dai 'finanziamenti stranieri' (wahabiti) alle moschee!


La Germania ha chiesto ai paesi arabi della regione del Golfo Persico di registrare e ridurre al minimo le donazioni o le sovvenzioni statali destinate alle moschee nel paese europeo, sottolineando che la mossa è volta a scoraggiare la radicalizzazione nelle moschee tedesche, dicono i rapporti.

Secondo i rapporti del quotidiano Süddeutsche Zeitung e delle emittenti tedesche WDR e NDR di venerdì, il ministero degli Esteri tedesco in particolare desidera che l'Arabia Saudita, il Qatar e il Kuwait registrino qualsiasi assistenza finanziaria pianificata per le moschee e i centri religiosi in Germania.

domenica 8 gennaio 2017

Almeno un Tedesco sembra avere capito cosa bisognerebbe fare alle 'moschee' takfire!

Il Vicecancelliere germanico Sigmar Gabriel, esponente del partito SPD, ha dichiarato in una recente intervista che "sarebbe necessario chiudere tutte le moschee estremiste presenti nel paese, espellerne i predicatori e disperderne i fedeli".

E' servito il sangue dell'attentato al Mercato di Natale per far svegliare almeno apparentemente qualche politico tedesco, ma non abbiamo la certezza che a queste parole faranno seguito dei fatti.

Naturalmente per dare sostanza alle dichiarazioni di Gabriel bisognerebbe interrompere i rapporti con l'Arabia Saudita e col Qatar e sappiamo come la grassa salsicciaia Merkel sia fin troppo entusiasta dei regimi liberticidi filoamericani e filosionisti, tanto da concludere con loro grossi contratti per la vendita di armi.

giovedì 5 febbraio 2015

Le truppe corazzate di Assad si stringono attorno a Raqqa da Nord e da Sud...l'ISIS in Siria ha i giorni contati!!

L'Esercito Arabo Siriano ha iniziato vaste operazioni nella Provincia di Raqqa che dovranno portare alla liberazione dell'area e del suo capoluogo; ultima zona del paese dove gli sgozzatori dell'ISIS (che hanno recentemente dimostrato di avere anche un penchant per i 'barbecue umani') hanno ancora il controllo di una vasta zona di territorio.

domenica 21 dicembre 2014

Clamoroso! L'ISIS in Siria ammazza cento "dei suoi" che si erano stufati della 'jihad' e volevano tornare a casa!

A Raqqa, ultimo centro abitato maggiore della Siria ancora sotto il controllo dell'ISIS dopo che Deir Ezzour é stata per oltre metà liberata dalle truppe di Assad, il 'califfato' ha molti problemi a mantenere la disciplina, visto che negli ultimi giorni é stato costretto a giustiziare oltre cento militanti riottosi.

Gli uccisi, per la maggior parte provenienti dall'Europa, erano stati reclutati nelle moschee e nelle sale di preghiera sorte nella Banlieu parigina, a Londra, a Birmingham, a Milano, come frutto avvelenato dell'immigrazionismo buonista più miope e sregolato ma, una volta arrivati in Siria avevano visto che la realtà della 'jihad' era affatto come gliel'avevano figurata i mullah pagati da Riyadh e da Doha e volevano tornare a casa.

Il fenomeno é talmente vasto che l'ISIS ha dovuto creare una "forza speciale" per inseguire e catturare i disertori. Le esecuzioni sono state pubbliche, per dare un esempio e scoraggiare altri possibili scontenti.

Speriamo che simili episodi si ripetano e che il flusso di cretini aspiranti miliziani dall'Europa, se non si prosciughi, quantomeno si restringa fortemente,

mercoledì 26 dicembre 2012

Con il 63 per cento di consensi il Presidente egiziano Mursi convalida il referendum e mette in vigore la nuova Costituzione egiziana!

La certezza matematica si é avuta ieri ma già dalla chiusura dei seggi nella nottata del 22 dicembre le proiezioni preliminari, sommate ai risultati della prima 'tornata' referendaria del 15 davano i "Sì" alla nuova Costituzione egiziana come preponderanti.

Nonostante le proteste di una opposizione policefala e sfilacciata é bene mettersi in testa che un paese che si é islamizzato ai tempi del Califfo Omar giocoforza riconoscerà nel Corano la primaria fonte di Diritto e questo, pacificamente accettato, non vuole dire automaticamente l'instaurazione della teocrazia o della dittatura religiosa come qualche islamofobo europeo vorrebbe dare a intendere.

Certo, all'Egitto guidato dalla Fratellanza Musulmana e dal partito politico sua diretta espressione si aprono varie vie attraverso le quali interpretare questa volontà popolare: alcune portano all'alleanza con gli emirati petroliferi filo-wahabiti, filo-usa e filo-israele (perché ricordiamo, il wahabismo altro non é che il grimaldello con cui gli Usa creano le 'emergenze terroristiche' da risolvere poi con bombardamenti, occupazioni e 'interventi umanitari'), ed é la strada più semplice.

L'altra, molto più ardua, aspra, difficile, porta a una reale autonomia e indipendenza e all'Asse della Resistenza contro l'arroganza americana, europea e sionista. Mohamed Mursi non sembra incline verso quest'ultima strada, ma essa é l'unica che prometta effettivi vantaggi per il futuro dell'Egitto.
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sabato 22 dicembre 2012

Dopo le deludenti manifestazioni di ieri si concludono in Egitto le procedure referendarie!

Doveva essere un fiammeggiante "venerdì di rabbia" quello promesso ieri dalle raccogliticce ed eterogenee forze del cosiddetto "Fronte di Salvezza Nazionale", con manifestazioni di piazza assimilabili a quelle dei giorni della Rivoluzione anti-Mubarak; si é trattato, invece, di una serie di adunanze sottotono ed estremamente deludenti anche per i più infiammati sostenitori dell'opposizione al Presidente Mursi e al partito politico dell'Ikhwan musulmana (FJP).
Di fronte a questo grave smacco rimediato dall'opposizione naturalmente il campo filogovernativo ha tratto baldanza e sicurezza e oggi si sta registrando una ampia affluenza a tutti i seggi dei distretti elettorali in cui lo scorso 15 dicembre non si era votato per l'approvazione della nuova Carta Costituzionale. La maggioranza dei convenuti ai microfoni dei media rivela con orgoglio di volere approvare il documento redatto in questi mesi dalla Commissione di Esperti appositamente nominata.

Avendo ricevuto alcuni rimarchi in merito vogliamo chiarire che la redazione di Palaestina Felix non ascrive alcun proprio sostegno o entusiasmo verso la parte politica di Mohammed Mursi o verso l'FJP e l'Ikhwan in quanto tali, ma fedele alla sua missione di cronaca giornalistica rileva come il Movimento 6 Aprile, i liberali di stampo laico e i socialisti più o meno nasseriti, a cui pure va riconosciuto il merito di avere iniziato la Rivoluzione non la avrebbero MAI portata a termine vittoriosamente senza l'intervento decisivo dei partiti religiosi (Ikhwan in testa) e che, alleandosi nella loro polemica anti-Mursi coi rimasugli dei fedeli di Mubarak, hanno perso molta credibilità e molta popolarità nel paese.
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domenica 16 dicembre 2012

Le proiezioni sul referendum egiziano danno le opposizioni ancora sconfitte: i "sì" sarebbero al 56%!

Dai dati preliminari arrivati dai 6300 seggi in dieci governatorati in cui si sono tenute le operazioni di voto per l'approvazione della Carta Costituzionale elaborata in questi mesi dall'apposita commissione apparirebbe che la multicefala e variopinta congrega di 'oppositori' all'Ikhwan e al Presidente Mursi abbia rimediato una nuova sconfitta.
Divisa tra un iniziale appello alla diserzione delle urne e poi un tardivo 'dietro front' con la raccomandazione di votare "No" sembra che solo meno del 44 per cento dei votanti abbia seguito tale appello, lasciando la maggioranza assoluta ai sostenitori della nuova Carta.

Il resto dei seggi non coinvolti dalla tornata referendaria di ieri verrà chiamato al voto il prossimo sabato, 22 dicembre. Dopo il ritiro del Decreto che gli avrebbe garantito ampi poteri sembra finalmente che il Presidente Mursi sia riuscito a segnare un punto a suo favore.
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sabato 15 dicembre 2012

Dopo giornate di scontri, feriti e appelli incrociati dovrebbe iniziare oggi il Referendum sulla nuova Costituzione egiziana!

Mohammed Mursi ha rinunciato al Decreto che gli avrebbe attribuito poteri amplissimi, ma ha tenuto duro sul referendum costituzionale previsto per oggi, concedendo solo un supplemento di votazione (inizialmente non previsto) che prolungherà le operazioni anche al prossimo sabato.

Ma la situazione all'ombra delle Piramidi non é affatto tranquilla e, con l'opposizione (ricordiamo composta da frange mubarakiste, nasseriti, progressisti, laicisti e "liberali" vari) che con El Baradei e Amr Moussa chiede ai suoi (molti?) sostenitori di boicottare ogni operazione di voto e con le moschee che ieri si sono trasformate in centri di propaganda pro-Mursi e pro-Referendum, si sono registrati scontri anche violenti al Cairo e ad Alessandria per tutto il pomeriggio e la serata di ieri. Il tasso di affluenza segnerà la popolarità della linea presidenziale e, per estensione, dell'appeal dei partiti religiosi su un'opinione pubblica che é ormai profondamente diversa da quella che esisteva nel paese solo sei mesi fa.

Allora i sostenitori della Rivoluzione scelsero Mursi contro l'Ex-dignitario di Mubarak Ahmed Shafiq, ora invece un rift incolmabile sembra separi l'Ikhwan e il suo partito dai cosiddetti "moderati" che non hanno battuto ciglio all'accozzarsi coi sopravvissuti del regime.
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domenica 1 gennaio 2012

Il Mondo Musulmano inizia il 2012 con una preghiera collettiva di ringraziamento per il ritiro Usa dall'Irak!


Riprendiamo la notizia da un articolo firmato dall'Iraniano Hamed Nematollahi tramite il quale siamo venuti a conoscenza che oggi, dopo l'usuale preghiera di "Maghrib" che si tiene dopo il tramonto del sole ma prima dell'arrivo del buio completo, milioni e milioni di fedeli musulmani in ogni parte del mondo si uniranno nel tributare all'Altissimo uno speciale ringraziamento per aver concesso, dopo nove anni di sanguinosa e umiliante occupazione militare, il totale e completo ritiro delle truppe d'invasione americane dal territorio irakeno.

Secondo i rapporti emessi dall'ufficio di pubbliche relazioni del "Comitato Popolare per la Commemorazione dei Comandanti Martiri del Mondo Islamico", che ha sede in Iran, migliaia e migliaia di inviti sono stati estesi a moschee e associazioni religiose e culturali non solo in Medio Oriente, ma anche in Africa, in Asia, in Europa e perfino in Nordamerica e negli Usa per invitare gli imam e le altre guide spirituali a farsi promotori di questa iniziativa. Il responso, apparentemente, sarebbe stato "molto più positivo delle previsioni".
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domenica 7 novembre 2010

Israele si auto-isola interrompendo la cooperazione con l'UNESCO


Il governo di Israele ha annunciato che interromperà le relazioni e la cooperazione con l'UNESCO, l'agenzia delle Nazioni Unite dedita a progetti educativi, scientifici e culturali. La decisione é stata annunciata dal vice del Ministro degli Esteri israeliano, l'ultranazionalista di estrema destra Avigdor Lieberman, propugnatore del piano di pulizia etnica teso a "ebraicizzare" Gerusalemme cancellandone l'identità araba cristiana e musulmana.




Il "casus belli" che ha portato alla virulenta e incendiaria reazione sionista é, come già riportato su queste pagine, la ineccepibile decisione dell'UNESCO di includere le moschee di Ibrahimi e di Bila ibn Rabah nella lista dei suoi "luoghi protetti", catalogandole come "siti di interesse culturale Palestinese e musulmano". Sono moschee, di che interesse dovevano essere, marziano?


Ma ovviamente i sionisti contestano questa classificazione non perché pignolamente preoccupati della precisione delle guide turistiche o delle cartoline che verranno vendute ai turisti, ma perché OGNI riconoscimento di una identità etnica, religiosa e culturale che non sia quella della "razza superiore" ebraica collide violentemente coi loro propositi di evacuazione e "repulisti" di Gerusalemme.

Nella sua dichiarazione ufficiale Danny Ayalon dice: "Israele si trova costretto(sic) a interrompere le sue relazioni con l'UNESCO fino a che questa non riconsidererà le proprie decisioni sui luoghi in questione", e prosegue dichiarando che la decisione dell'agenzia altro non sarebbe che "un nuovo tentativo di delegittimare Israele, impedendo il processo di pace (quale?) e danneggiando la sua (dell'UNESCO) reputazione".


Per Israele é facile, tra coprifuochi, barriere e posti di blocco, impedire o danneggiare la didattica degli scolari e studenti di Palestina. Un genocidio si compie anche così, impedendo ai giovani di studiare.

Nel suo meeting esecutivo del 20 ottobre scorso tutti i membri dell'organizzazione ONU hanno votato a favore di cinque risoluzioni che condannano i piani di sionistizzazione di Gerusalemme, stigmatizzano la minaccia che tali piani pongono all'identità storica e culturale della città e altresì lanciano l'allarme sulla deteriorazione del clima culturale di Gaza e della Cisgiordania, le cui popolazioni soffrono l'una per l'assedio israeliano, l'altra per le continue angherie a opera di esercito, polizia e coloni ebrei fanatizzati e violenti.