Richard Falk, professore emerito di Diritto internazionale e Osservatore speciale per i Diritti Umani nei territori palestinesi occupati ha avvertito in un suo recente messaggio che ormai, per ampiezza, scopo e profondità le attività israeliane di sfratto ed espulsione dei Palestinesi dalle loro legittime residenze hanno assunto in toto i caratteri "della vera e propria pulizia etnica".
Falk ha lanciato il suo allarme durante un recente Consigio dell'ONU sulla materia, specificando che: "E' intenzione di Israele cambiare irrevocabilmente il 'volto' etnico di una terra che a fianco di una limitata presenza ebraica é sempre stata caratterizzata dalla profonda e definente componente araba della popolazione". L'espansione continua e insensata degli insediamenti illegali, in cui vengono 'pompati' elementi ebraici allogeni letteralmente 'raccattati' dai quattro angoli del pianeta va di pari passo con l'evizione, l'espulsione, lo sfratto di famiglie palestinesi dalle loro decennali o secolari residenze.
Ben 96 sono state le strutture (case, officine, negozi, opifici) palestinesi distrutti da Israele dall'inizio del 2011, un ritmo di oltre 30 al mese, e 175 persone, a causa di ciò, hanno perso la loro dimora o il loro stipendio, il che é come dire praticamente la stessa cosa. Persino rispetto al 2010, già funestamente segnato da tali attività, le operazioni israeliane sono entrate in una specie di "frenesia", forse approfittando del clamore suscitato dai recenti eventi nel Mondo Arabo, che distraggono l'attenzione dell'opinione pubblica e delle organizzazioni internazionali.
Insieme alle leggi che istutuzionalizzano e codificano la discriminazione anti-Palestinese e agli abusi e attacchi dei coloni ebrei fanatici, sfratti ed espulsioni costituiscono insieme il terzo lato del 'Triangolo dell'Apartheid', su cui Israele vuole istituire uno stato etnocratico e razzista.
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