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domenica 1 dicembre 2013

Manifestazioni e scontri in tutta la Cisgiordania contro il nuovo piano genocida del regime di Tel Aviv!

Il 'Piano Prawer' elaborato dai teorici della pulizia etnica di Tel Aviv prevede la distruzione di circa 40 villaggi beduini nel Negev meridionale e lo spostamento coatto, simile a quelli imposti ai Nativi Americani dai Soldati Blu yankee di circa 70mila persone che fin dai tempi biblici (se non prima!) hanno abitato quella zona.

Contro questo genocidio (perché rimuovere a forza una popolazione dalla sua patria avita é genocidio non meno che sterminarla fisicamente), contro questo nuovo 'Sentiero delle Lacrime' si é mobilitata l'intera opinione pubblica palestinese, con manifestazioni massicce che ieri hanno coinvolto l'intera Cisgiordania.

Si sono registrati scontri con gli occupanti sionazisti, lanci di gas tossici e urticanti con le consuete procedure pericolose e potenzialmente mortali, uso di munizioni di gomma e plastica utilizzate in modo da massimizzare il danno (eludendo così la presunta natura 'non letale' di tali pallottole).

Vi sono stati numerosi feriti e diversi arresti; mano a mano che arriveranno aggiornamenti in merito vi terremo al corrente di ogni ulteriore sviluppo della vicenda, specie se le manifestazioni dovessero ripetersi nella giornata di oggi.

martedì 10 gennaio 2012

PFLP e Jihad Islamica criticano gli "incontri di Amman" tra Fatah e gli Israeliani: "Bisogna scegliere, o la Riconciliazione o questi inutili negoziati!"


Come già Ismail Radwan la scorsa settimana esponenti dell'Organizzazione per la Jihad Islamica in Palestina e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina hanno duramente stigmatizzato i tentativi di Fatah di 'riavviare' tramite una serie di incontri (peraltro contraddistinti dal più irritante e soffocante unilateralismo israeliano) il cosiddetto 'processo negoziale' con l'entità sionista di occupazione.

Kayed al-Ghul, membro del CC del Fronte Popolare ha chiesto che Fatah smetta una volta per tutte di inviare negoziatori a questi "futili incontri", concentrando piuttosto le proprie attenzioni sugli sforzi per implementare definitivamente gli accordi di riconcliazione nazionale sottoscritti al Cairo in primavera e poi in autunno.

"Simili incontri" ha riferito Al-Ghul "permettono all'occupazione sionista di guadagnare tempo da investire nel proseguimento e nel perfezionamento delle sue pratiche di persecuzione etnica e occupazione militare". La Jihad Islamica, dal canto suo, ha definito il ritorno di Fatah al cosiddetto "tavolo negoziale" come un "vero e proprio gioco d'azzardo con gli inalienabili Diritti nazionali del popolo di Palestina".

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giovedì 5 gennaio 2012

Annuncio di Fatah: "Il tentativo di riprendere i negoziati con Israele é del tutto naufragato a causa dell'ostinato unilateralismo di Tel Aviv!"


Il leader della Fazione Fatah Mahmoud al-Aloul, parlando a una riunione di sostenitori tenutasi a Ramallah ha rivelato che il tentativo di "meeting" ad Amman tra esponenti dell'Anp e messaggeri dell'entità sionista di occupazione é totalmente naufragato senza alcun risultato di sorta, né con la prospettiva di un prossimo significativo miglioramento di una situazione rimasta esattamente nella posizione di stallo in cui la ripetuta e ostinata indisponibilità israeliana a interrompere le sue pratiche di annessione illegale di territori palestinesi, immissione negli stessi di colonizzatori ebraici e persecuzione sistematica della popolazione nativa attraverso gli attacchi e le distruzioni a immobili, reti acquifere e terreni agricoli la ha condannata da almeno due anni.

"La leadership dell'Anp si é presentata con spirito costruttivo all'incontro" ha detto Aloul, "ma ha verificato da subito la ferma volontà sionista di mantenere inalterato il suo atteggiamento, senza voler nemmeno considerare le richieste preliminari per un accordo negoziale". A quel punto, ringraziando la generosità dei giordani nel cercare di riattivare il processo di pace e fatte notare al "quartetto internazionale" come fosse la parte israeliana a rimanere ferma su posizioni volutamente ostruzionistiche, i negoziatori di Fatah hanno abbandonato il campo.

Aloul, in chiusura, ha espresso la speranza che sia una vasta e coordinata campagna di iniziative di Resistenza Popolare a forzare i sionisti a riconsiderare il loro atteggiamento e farli desistere dall'unilateralismo che ha caratterizzato il loro comportamento da quando é salito al potere il Governo razzista di Estrema Destra di Benji Netanyahu.
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mercoledì 4 gennaio 2012

Radwan affonda gli "Incontri di Amman" tra Anp e israeliani: "Futili, inutili, una foglia di fico per le aggressioni sioniste!"


Il noto e rispettato rappresentante di Hamas Ismail Radwan ha stigmatizzato duramente il previsto 'incontro' che dovrebbe aver luogo in Giordania tra rappresentanti dell'Anp ed esponenti dell'occupazione sionista, descrivendo tale iniziativa come "frivola, inutile e una perdita di tempo", sottolineando che il regime ebraico é molto abile a bluffare e a usare i "colloqui di pace" per portare avanti indisturbato le sue annessioni di terre, le distruzioni di immobili e proprietà palestinesi, le proprie politiche di persecuzione e giudaizzazione forzata.

Radwan ha dichiarato a rappresentanti dell'agenzia stampa "Palestine Information Center" che il meeting di Amman darà allo Stato dell'Apartheid la scusa per coprire e celare nuove azioni aggressive contro la popolazione palestinese e i suoi luoghi sacri, minando l'intesa di riconciliazione e l'unità del fronte di Resistenza. "L'occupazione sionista non può ammettere o tollerare una riconciliazione tra noi e Fatah, vuole anzi perpetuare e incancrenire le divisioni che ci hanno tenuti distanti negli ultimi cinque anni. Questi 'incontri' questi 'dialoghi' sono finanziati e facilitati dall'Amministrazione Obama e dal quartetto di mediazione per permettere ai sionisti di persistere nei loro crimini".

Radwan ha enfatizzato il bisogno di affrettare la realizzazione pratica dell'accordo di riconciliazione e mantenere ferme e ben presenti le costanti della Resistenza, anziché indugiare inutilmente in "trattative" con l'occupazione e i suoi rappresentanti.
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venerdì 18 novembre 2011

Mega-marce in preparazione in Egitto e Giordania contro la giudeizzazione forzata di Gerusalemme!


Il 'Comitato per Gerusalemme' presente presso l'Unione internazionale degli Studiosi islamici ha organizzato per il prossimo 21 novembre una "colossale marcia di protesta" che prenderà luogo al Cairo in cooperazione con l'Unione dei Medici arabi, contro il regime ebraico e le sue folli e disumane politiche di giudaizzazione forzata della terra palestinese occupata e, in particolare, della Città sacra di Gerusalemme, da secoli e secoli caratterizzata da una forte identità araba e musulmana che i razzisti ebrei vorrebbero cancellare con la forza, con le demolizioni e con le deportazioni.

Salah Sultan, portavoce ufficiale del Comitato ha dichiarato che la mega marcia sarà benedetta dagli auspici sia dello sceicco di Al-Azhar, Ahmed Attayeb e dal Capo supremo dell'Unione degli Studiosi islamici, il celebre Sceicco Yousuf al-Qaradawi (qui sopra, in compagnia di Nelson Mandela), e che vedrà, presenti e partecipanti, una gran copia di riverite figure religiose. Sultan ha anche dichiarato che l'Unione internazionale degli Studiosi islamici prenderà quanto prima contatti con il Supremo Consiglio delle Forze Armate (foto sotto), la Giunta militare che supervisiona la transizione dal regime di Mubarak alla Democrazia, per prendere iniziative concrete che rallentino e sperabilmente blocchino il progredire delle iniziative anti-arabe e anti-palestinesi del regime dell'Apartheid sionista.

L'Unione degli Studiosi islamici sta per rilasciare una parere giuridicamente vincolante riguardo la liceità di ricorrere alla forza per difendere i luoghi sacri arabi e musulmani dalle aggressioni e dagli attacchi vandalici dei violenti teppisti ebrei, armati e spalleggiati dal Governo di Tel Aviv. In una notizia correlata, una organizzazione popolare giordana animata da intenti simili a quelli delle Unioni egiziane ha rivelato al Palestinian Information Center che, quattro giorni dopo la mega marcia del Cairo anche la valle del Giordano, presso Suwayma, sarà animata da un'iniziativa analoga.
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venerdì 8 aprile 2011

Ihsanoglu: "La continua espansione delle colonie ebraiche a Gerusalemme Est é atto di guerra contro i Palestinesi!"


Il Professor Ekmeleddin Ihsanoglu, Segretario Generale dell'OIC (Organizzazione della Conferenza Islamica) ha condannato la recente decisione del Governo sionista di dare il nullaosta all'ennesima espansione degli insediamenti ebraici illegali collocati nella parte araba di Gerusalemme (quella orientale) sottoposta ormai da anni a un feroce e continuo processo di giudaizzazione forzata, con le colonie dei fondamentalisti ebrei che si allargano a dismisura.

Ihsanoglu ha dichiarato tale processo un vero e proprio "atto di guerra", un'annessione forzosa portata avanti per mezzo di milizie armate e fanatizzate che ha il solo scopo di intimidire, minacciare e sradicare la presenza palestinese da una città segnata da secoli di storia e cultura araba.

"Simili pratiche, che puntano alla creazione di un 'fatto compiuto' in barba a ogni concetto di Legge internazionale, Risoluzioni ONU e Convenzione di Ginevra, sono corredate da tutta una serie di espropri illegali, confische, assalti, demolizioni e trappole pseudolegali mirate contro gli inquilini, i proprietari e gli affittuari palestinesi di immobili abitativi o lavoratici".

Ihsanoglu ha richiamato l'attenzione del "quartetto internazionale" e dell'opinione pubblica mondiale perché venga imposta a Israele la cessazione di qualunque attività di colonizzazione e insediamento, dapprima a Gerusalemme Est e poi in tutti i territori palestinesi.


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mercoledì 23 marzo 2011

Richard Falk lancia l'allarme: "Contro i Palestinesi é ormai in atto una vera pulizia etnica!"


Richard Falk, professore emerito di Diritto internazionale e Osservatore speciale per i Diritti Umani nei territori palestinesi occupati ha avvertito in un suo recente messaggio che ormai, per ampiezza, scopo e profondità le attività israeliane di sfratto ed espulsione dei Palestinesi dalle loro legittime residenze hanno assunto in toto i caratteri "della vera e propria pulizia etnica".

Falk ha lanciato il suo allarme durante un recente Consigio dell'ONU sulla materia, specificando che: "E' intenzione di Israele cambiare irrevocabilmente il 'volto' etnico di una terra che a fianco di una limitata presenza ebraica é sempre stata caratterizzata dalla profonda e definente componente araba della popolazione". L'espansione continua e insensata degli insediamenti illegali, in cui vengono 'pompati' elementi ebraici allogeni letteralmente 'raccattati' dai quattro angoli del pianeta va di pari passo con l'evizione, l'espulsione, lo sfratto di famiglie palestinesi dalle loro decennali o secolari residenze.

Ben 96 sono state le strutture (case, officine, negozi, opifici) palestinesi distrutti da Israele dall'inizio del 2011, un ritmo di oltre 30 al mese, e 175 persone, a causa di ciò, hanno perso la loro dimora o il loro stipendio, il che é come dire praticamente la stessa cosa. Persino rispetto al 2010, già funestamente segnato da tali attività, le operazioni israeliane sono entrate in una specie di "frenesia", forse approfittando del clamore suscitato dai recenti eventi nel Mondo Arabo, che distraggono l'attenzione dell'opinione pubblica e delle organizzazioni internazionali.

Insieme alle leggi che istutuzionalizzano e codificano la discriminazione anti-Palestinese e agli abusi e attacchi dei coloni ebrei fanatici, sfratti ed espulsioni costituiscono insieme il terzo lato del 'Triangolo dell'Apartheid', su cui Israele vuole istituire uno stato etnocratico e razzista.

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giovedì 17 febbraio 2011

Hamas sulla giudaizzazione forzata di Gerusalemme: "Si vuole cancellare l'identità storica, religiosa e culturale di una città unica al mondo"


Ismail Radwan, portavoce del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, ha recentemente dichiarato che Israele sta preparandosi a intensificare ulteriormente le sue feroci politiche di giudaizzazione della parte araba di Gerusalemme, nel tentativo di snaturare il makeup etnico e religioso di una città che ha un ruolo centrale nella Storia, nella religione e nella cultura di miliardi di persone a esclusivo beneficio di una piccolissima minoranza di razzisti intolleranti e violenti.
Tronfi e soddisfatti della totale impunità accordata loro dalle autorità sioniste i coloni ebrei fondamentalisti pensano di poter disporre a piacere della parte araba di Gerusalemme.
La dichiarazione segue di poche ore il preoccupante annuncio della costruzione di ben diciannove sinagoghe nella colonia fondamentalista di Har Homa, costruita su terra palestinese illegalmente occupata nella parte araba della Città Santa.
Cristiani e Musulmani devono cooperare per difendere l'identità storica, culturare e religiosa della Città Santa
"Il piano degli occupanti di costruire nuovi edifici dove i loro sacerdoti potranno predicare il razzismo e l'intolleranza criminale che già fin troppo bene caratterizza il comportamento dei coloni deve suonare come una sirena d'allarme nel mondo Arabo, sia cristiano che musulmano...Al-Quds é in pericolo e posizioni risolute e coraggiose devono essere prese contro questa minaccia".

Radwan, inoltre ha commentato la diciannovesima demolizione consecutiva del villaggio beduino di Araqib, nel Negev: "I residenti del villaggio, con la loro determinazione a non lasciare la terra che occupano legittimamente, costituiscono un esempio di risolutezza che dovrebbe infiammare i cuori di tutti gli Arabi e rafforzare i nostri legittimi propositi di non farci sradicare a nessun costo".

martedì 8 febbraio 2011

La Jihad islamica definisce "velenose e immorali" le trattative con Israele!


Il rappresentante dell'Ufficio politico del Movimento per la Jihad islamica in Palestina, lo Sceicco Nafedh Azzam, ha definito come "ingiusto e immorale" il comunicato rilasciato dal cosiddetto "Quartetto di negoziatori per la Pace" al termine della loro pomposa e sterile riunione a Monaco di Baviera.

In un Comunicato stampa rilasciato poche ore fa Azzam ha denunciato che la dichiarazione del "quartetto" è gravemente parziale a favore degli interessi sionisti, "dalla prima all'ultima sillaba" e pertanto non può suscitare alcun atteggiamento diverso da un suo netto e deciso rifiuto.

"Il richiamo ai Palestinesi affinché tornino al cosiddetto 'tavolo di trattativa' é vuoto e insignificante giacché nulla può essere oggetto di trattativa mentre le forze dell'occupazione israeliana continuano indisturbate a stringere l'assedio su Gaza, a demolire case e villaggi, a occupare e recintare terre che pure la trattativa assegnerebbe ai Palestinesi, a proseguire gli sforzi per giudaizzare Gerusalemme e il Negev".

"Lo stesso 'processo negoziale'", ha spiegato Azzam, "a questo punto é diventata un'impostura velenosa e immorale, che serve solo a legittimare le pratiche sioniste di persecuzione, pulizia etnica e genocidio".

venerdì 14 gennaio 2011

Hillary Clinton: "Non c'é nulla che possiamo fare per fermare le colonie israeliane"


Madama Clinton, novella bella addormentata, si é temporaneamente riscossa dal suo sopore ritrovandosi, per qualche misteriosa ragione, a Doha, in Qatar, nel bel mezzo di una conferenza stampa durante la quale la comunità dei media del Golfo Persico e del Medio Oriente in generale voleva avere qualche delucidazione sulle opzioni americane di dissuasione della politica israeliana di esproprio di terre palestinesi in Cisgiordania e di espulsione dei residenti arabi e conseguente giudaizzazione forzata di Gerusalemme Est.

Stropicciandosi gli occhioni sonnolenti la nostra bella addormentata ha fatto spallucce e, con agghiacciante e disarmante candore ha ammesso: "Israele prende le sue decisioni e non c'é nulla che possiamo fare per impedirlo. Mi piacerebbe che ci fosse una maniera per poter dire a tutte le nazioni che fanno cose con cui non siamo d'accordo di fare altrimenti, perché quel che fanno non é nell'interesse del loro popolo, dei loro vicini o del mondo".

Notare come Dama Clinton, "sentendo" nonostante il sonno che l'argomento era 'pericoloso', abbia iniziato a parlare di Israele, per poi svicolare immediatamente parlando di "tutte le nazioni"...il problema, la Dama Clinton dovrebbe ben saperlo, essendo, a quanto ci risulta, titolare del Dipartimento di Stato Usa, che gli Stati Uniti non regalano a 'tutte le nazioni' che fanno cose che non piacciono agli USA tre miliardi di dollari di aiuti ogni anno. Anzi, a ben vedere, gli Usa di solito impongono sanzioni a quelle nazioni che non si comportano secondo i loro diktat...chi lo sa, forse Dama Clinton potrebbe iniziare a fare qualcosa di simile anche con Israele...i risultati potrebbero essere sorprendenti!

mercoledì 12 gennaio 2011

Arrestare l'esodo cristiano da Gerusalemme, anche così si combatte la "pulizia etnica" voluta da Israele


Il vescovo palestinese William Shomali ha dichiarato all'Agenzia France Presse l'intenzione di coinvolgere la propria comunità nella costruzione di 72 unità abitative a Beit Safafa, come "argine" all'esodo di Arabi cristiani da Gerusalemme e zone limitrofe, causato dalle politiche di persecuzione dello Stato israeliano: "Vogliamo costruire 72 unità abitative, per otto delle quali abbiamo già i permessi edilizi e i lavori sono sul punto di cominciare; ogni casa costerà circa duecentomila Euro e alla fine il nostro progetto coprirà un'area di centodiecimila metri quadrati".

Ci sono circa diecimila cristiani nella zona di Gerusalemme, quasi tutti di etnia araba; negli ultimi anni essi, insieme coi loro compatrioti di fede musulmana, sono stati vittime della brutale politica di persecuzione dello Stato sionista, che mira a "giudaizzare" Gerusalemme in un goffo e violento tentativo di negarne la storia di cosmopolitismo e tolleranza che l'ha contraddistinta attraverso i secoli.

In seguito a tali politiche oltre ottomila cristiani hanno dovuto lasciare le loro case e le loro terre; "Se Israele riuscisse a eliminare del tutto la presenza arabo-cristiana dalla Palestina" dice il dottor Hana Issa, "Riuscirebbe a presentare all'opinione pubblica mondiale l'immagine della sua 'pulizia etnica' come una sorta di crociata anti-musulmana, che spera verrebbe facilmente tollerata dal pubblico occidentale".

Padre Firas Hijazeen, del Monastero Latino di Gerusalemme, é riuscito a far trasferire sessantotto famiglie cristiane in nuovi alloggi in Gerusalemme, evitando il pericolo che andassero a infoltire le file della diaspora. "L'Istituto francescano per la Protezione della Terra Santa lavora sotto gli auspici del Monastero Latino per sostenere la nuova comunità di Beit Fajil, che provvede case per neosposi, per famiglie disagiate e colpite da disabilità".



Hijazeen ha annunciato inoltre che esiste un progetto per recuperare e restaurare mille appartamenti gerosolimitani da assegnare a nuovi inquilini cristiani, un'ulteriore barriera contro l'esodo. Un cristiano che già ha beneficiato di una misura simile, Samir Houdali, é raggiante: "Prima pagavo quasi tremila shekel al mese (circa 600 Euro) per una casa che non mi piaceva, adesso, per soli 1300 shekel mensili (280 Euro), la mia famiglia ha un appartamento di 130 metri quadrati".

Il vescovo Shomali, concludendo, ammette che la sicurezza abitativa non é che metà dell'equazione: "Bisogna fare in modo che i cristiani abbiano lavori sicuri in grado di mantenerli e di far crescere le loro famiglie; da sole le istituzioni religiose non possono fare tutto, ma speriamo che cooperando con le Autorità palestinesi si riesca a risolvere anche questo problema, intanto, anche i soli lavori di costruzione e ristrutturazione edilizia stanno comunque creando un certo numero di posti di lavoro per la nostra comunità".

domenica 2 gennaio 2011

Come i cristiani riescono a farsi odiare in Medio Oriente: estremisti evangelici si alleano ai sionisti contro il popolo palestinese

Mezzo milione di alberi piantati nell'ultimo anno e mezzo sulle terre ancestrali delle tribù beduine che vivono nel Negev sono stati comprati da una minacciosa congrega di fondamentalisti cristiani statunitensi che controlla la cosiddetta "God TV", un canale televisivo di rozza propaganda evangelica.

Un cartello piantato pochi chilometri a nord di Beersheva, la principale città del Negev, annuncia grandiosamente il piano per piantare un milione di alberi creando così la "foresta di God Tv".
Il fondatore del Fondo nazionale ebraico, il razzista e colonialista Yossi Weitz.
Il Fondo nazionale ebraico, organizzazione parastatale del Governo israeliano, ha il compito di rubare terra ai Palestinesi per lasciarla poi in mano a coloni ebrei fanatici e ultranazionalisti e per tale scopo ha ricevuto un contributo di 500.000 dollari statunitensi dagli editori di God TV.

Il coordinamento dei difensori dei diritti dei beduini (che annovera attivisti ebrei israeliani e americani fra le proprie fila) ha esposto il legame di cooperazione che esiste fra i fondamentalisti ebrei del movimento dei settler e gli integralisti cristiani evangelici, che sono spinti a sostenere le politiche razziste e vessatorie di Israele per una malintesa interpretazione della Bibbia.

Essi infatti pensano che la giudaizzazione della Palestina e l'espulsione dei suoi legittimi ed originari abitanti sia 'necessaria' per accelerare la Fine del mondo e il ritorno di Gesù cristo sulla terra. Tale ridicolo convincimento é confermato dallo stesso sito-web di God TV sul quale si possono leggere slogan come: "pianta un seme per dio" e dalle cui pagine il conduttore Rory Alec (foto sopra) annuncia: "Vi dico con certezza che Gesù é sulla via del ritorno!"

Gli alberi piantati occupano le terre ancestrali della tribù Aturi, il cui villaggio principale, Al-Araqib, é stato demolito dagli usurpatori sionisti per ben otto volte negli ultimi mesi. Lo scopo delle demolizioni sarebbe quello di convincere i beduini a trasferirsi nel "bantustan" preparato per loro dal regime israeliano dell'Apartheid: un miserabile agglomerato di catapecchie privo dei servizi più essenziali e circondato da recinzioni per prevenirne l'espansione.

Johnatan Stork, vice-direttore del reparto Mediorientale e Nordafricano di HRW, ha criticato i tentativi di deportazione dei beduini nei termini più netti definendo "semplicemente oltraggiosa" l'idea di sradicare una comunità dalla sua terra per rinchiuderla in una specie di riserva.

Il Fondo nazionale ebraico mira ad arrivare, attraverso angherie, demolizioni, attentati e intimidazioni a raggiungere un "fatto compiuto" prima che le Corti israeliane, a cui si sono appellati i difensori dei beduini, possano pronunciarsi sul caso.

Il coinvolgimento degli estremisti evangelici di God TV rischia di far diventare esplosiva una situazione già tesa, come ha spiegato Neve Gordon (foto sopra), professore di Scienze Politiche all'Università Ben Gurion: "La disputa fra il Governo israeliano, che agisce tramite il Fondo nazionale ebraico e i beduini era finora limitata a un complicato caso di rivendicazioni territoriali; l'aggiunta nell'equazione della variabile impazzita di God TV le dà una connotazione religiosa che rende tutto molto più complicato. Israele forse non lo sa, ma sta giocando col fuoco".

martedì 21 dicembre 2010

Continua la giudaizzazione forzata di Gerusalemme, il ruolo di David Be'eri e del suo Elad Group


Mohamed Robin Alyyan, cittadino arabo di Gerusalemme, contempla disperato i mucchi di detriti, calcinacci e metallo ritorto che, fino a poche ore prima, erano l'officina di tipografia che aveva fondato insieme ai suoi due fratelli. Ci avevano impiegato dieci anni a realizzarlo, investendoci tutti i loro risparmi, aiutati da piccoli prestiti di parenti e amici, era stato un buon affare, ci lavoravano duramente ma dava loro modo di mantenere dignitosamente le loro famiglie e mettere da parte qualcosa.

La tipografia Alyyan, insieme ad altri edifici abitativi, tutti di Palestinesi, é stata investita dalla furia devastatrice delle ruspe militari israeliane, ufficialmente perché "non era in regola coi permessi edilizi". Questo episodio, insieme a moltissimi altri, é solo una tessera del mosaico di sfratti e distruzioni che vengono perpetrate quotidianamente dalle autorità israeliane per costringere i residenti arabi di Gerusalemme Est a lasciare l'abitato, in modo da portare avanti il progetto di "giudaizzazione forzata" della Città Santa.

"Abbiamo perso in un attimo quasi tre quarti di milione di Nuovi Shekel (circa 152mila Euro), mia moglie é incinta di sette mesi. Come farò a mantenere lei e mio figlio? Solo i Palestinesi assumono palestinesi, e tutte le imprese palestinesi della città sono sotto attacco! I miei due fratelli sono nella mia stessa situazione, solo che loro, fra tutti e due, hanno già sei figli". Alyyan ci racconta come, durante la demolizione, sia stato ammanettato, manganellato e sottoposto allo spray urticante diretto in piena faccia dalla polizia sionista.

Contemporaneamente alla demolizione ruppi di coloni ebrei, spalleggiati come sempre dalla polizia, si sono introdotti con la forza in una casa palestinese, cacciandone gli occupanti, che sono stati circondati e trasportati via dai poliziotti. In seguito una corte israeliana ha censurato l'azione degli agenti, ma solo perché un cavillo burocratico non aveva ancora reso esecutiva la notifica di evizione della famiglia (anche qui, per un preteso permesso edilizio irregolare).

L'abitazione é stata quindi rilevata dalla Lowell Investimenti, un'estensione del Gruppo Elad, società fondata da coloni ebrei ultraortodossi che ha fatto dell'acquisizione di proprietà rubate ai Palestinesi un lucrosissimo racket, totalmente legale e anzi incoraggiato dalle autorità. Il capo di questa vera e propria associazione a delinquere, David Be'eri, é tristemente noto alle cronache per aver recentemente travolto con la sua auto, con piena e deliberata intenzione, un ragazzo palestinese, senza ricevere nemmeno una contravvenzione dalla polizia dello Stato ebraico.

Sottoposti all'arbitrio degli israeliani a ogni pié sospinto gli abitanti di Gerusalemme Est e della Cisgiordania si sentono sempre meno rappresentati dagli uomini di Fatah, la fazione guidata da Mahmoud Abbas che sperava di realizzare uno Stato Palestinese sovrano attraverso le trattative e una stretta cooperazione con Israele e gli Stati Uniti. Vedendo come gli Usa non siano riusciti a ottenere da Netanyahu nemmeno un temporaneo "congelamento" degli espropri, delle demolizioni e della continua espansione delle colonie ebraiche, Abbas e i suoi uomini si sono decisi a percorrere la via di una dichiarazione unilaterale dello Stato palestinese, prendendo come base di esso i confini riconosciuti dall'ONU nel 1967 con la Risoluzione 242.