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domenica 22 luglio 2018

Il "Quadro più Kitsch del Mondo" ha conquistato anche Damasco! Dove ISIS e takfiri non sono mai arrivati, ce l'ha fatta "Il Bevitore" di G.DeCurtis!

A Mosul, conquistata dall'ISIS per qualche anno, i negozi di alcolici dovettero diventare 'clandestini', come avevamo riferito in un nostro precedente articolo che ne festeggiava la riapertura ufficiale dopo la liberazione.

A Damasco, grazie all'abnegazione e al sacrificio dei soldati siriani e dei loro alleati, invece, gli amanti di un buon bicchiere, hanno potuto continuare a frequentare liberamente i loro punti di acquisto e di ritrovo, tra cui, come si vede nella foto, uno che "inalbera" un'icona ben conosciuta a generazioni di italiani.

Da qualche parte in Italia, negli anni '60 un oscuro pittore creò un'opera che la mia ex-insegnante di Storia dell'Arte avrebbe definito 'Atemporale nella Sua Bruttezza'.
Un ritratto naif-primitivista di un vecchio rurale seduto a un tavolo, intento a una bevuta, che ammicca all'osservatore.
Tale opera venne poi riprodotta in migliaia di copie e diffusa capillarmente in  osterie, trattorie e soggiorni di case operaie e piccolo-borghesi.

mercoledì 17 maggio 2017

A Mosul ormai liberata riapre il primo negozio di alcolici! Un brindisi ai suoi affezionati clienti!

Dietro una spessa inferriata verniciata di rosso cupo in uno dei quartieri di Mosul già liberati dalla molesta presenza dell'ISIS si trova una piccola stanza stipata di scaffali e con un grosso refrigeratore a pozzo; é (per ora) l'unico negozio di alcolici della città, che ha riaperto dopo tre anni di inattività. Le mensole sono stipate di bottiglie di Arak, Raki e Ouzo, di Oghi armeno, di Vodka russa e di liquori più occidentali, come Whisky e Gin, il frigo è stipato di lattine di birra e si può trovare persino qualche bottiglia di vino.
Il gestore ha vissuto praticamente da latitante per tutto il periodo in cui il "Daash" ha imposto la sua versione delirante (ed eretica) dell'Islam alla città, dove peraltro vivevano numerose migliaia di cristiani (quindi non soggetti alle restrizioni della religione musulmana, ).

martedì 30 luglio 2013

Quindici morti al Cairo in uno scontro tra negozianti e venditori ambulanti

Le autorità di polizia del Cairo si sono affrettate a liquidare il grave incidente di ieri come "violenza privata non collegata al clima politico" ma in qualunque altro paese una lite che finisce con quindici morti sarebbe classificata come 'strage' e trattata adeguatamente dai media, anziché venire spazzata 'sotto il tappeto' per 'amor di pace'.

Quale pace poi, nell'Egitto odierno?

Certo non quella fittizia e instabile spezzata ieri dal diverbio tra i proprietari di un negozio di cosmetici e profumi e i venditori ambulamnti che coi loro poveri carretti di pomodori, cipolle e meloni stazionavano sul marciapiede antistante. Accusati dai profumieri di "intralciare il passaggio" e di "allontanare la clientela" gli ambulanti hanno rifiutato di spostarsi e, in tutta risposta, hanno ricevuto fucilate e colpi di pistola esplosi dai proprietari del negozio.

In tutta risposta essi hanno appiccato il fuoco al negozio, trasformandolo in una bara ardente per i suoi proprietari e i loro familiari che si erano rifugiati dentro di esso. Risultato: quindici vittime accertate. Questo episodio dimostra come la polarizzazione politica della società e il costante ricorso alla piazza e alla violenza come 'arma' nel discorso istituzionale abbia cominciato a fare apparire 'normale' il ricorso alla forza letale anche in diatribe 'private'.

Chi scrive ricorda un'altra spirale simile: quando dall'instabilità politica al ricorso usuale alla violenza armata si discese nella vera e propria guerra civile: era la fine degli anni '70 e lo scenario era l'idilliaca "Riviera del Medio Oriente", scintillante di neon e alberghi di lusso: il Libano.