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giovedì 19 gennaio 2012

Nabih Berri e Najib Mikati inaugurano la fase finale del 'Progetto Litani' dichiarando: "Un'altra grande vittoria contro Israele!"


Il Presidente del Parlamento Nabih Berri e il Primo Ministro Najib Mikati hanno inaugurato la seconda e definitiva parte del "Progetto Litani", un vasto e complesso programma di ingegneria idraulica che, sfruttando le preziose acque dell'omonimo fiume (uno dei corsi d'acqua più importanti della regione, nonché quello con il minore tasso salino in assoluto) provvederà a irrigare circa 300mila ettari di terreni agricoli, due terzi nel Sud del paese e un terzo nella Valle della Bekaa.

Il Progetto Litani era stato iniziato a fine anni '60 ma il suo completamento era stato interrotto dall'esplosione della Guerra Civile e messo mortalmente in pericolo dall'invasione e dalla quasi ventennale occupazione sionista. Le truppe d'invasione di Tel Aviv, infatti, avevano in programma di deviare il corso del fiume verso la Palestina occupata, condannando il Sud del Libano alla desertificazione. Appena entrati nel Paese dei Cedri genieri militari sionisti avevano condotto ricerche sismografiche per determinare il punto ideale di deviazione e avevano sequestrato tutte le carte idrogeologiche che avevano trovato nella Bekaa e anche a Beirut.

Il completamento di questo grande e importante progetto, che comprende anche la costruzione di ben sei centrali elettriche, é stato quindi in ultimo possibile solo e soltanto grazie alla Resistenza armata portata avanti da Hezbollah e da altri gruppi, ai quali, non meno che a tutti i finanziatori (per quasi 300 milioni di dollari usa) pubblici e privati dell'intervento, va tutta la gratitudine e la riconoscenza del Governo e del popolo libanese.

La cosa é stata debitamente segnalata da Nabih Berri durante la cerimonia di inaugurazione del Progetto, al Grand Serail di Beirut: "Stiamo assistendo a uno dei grandi capitoli delle vittorie libanesi contro le mire israeliane, che avrebbero voluto impoverire questo paese e i suoi abitanti delle loro stesse risorse naturali!"

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domenica 18 settembre 2011

L'UNIFIL denuncia alle Nazioni Unite le continue violazioni israeliane dell'armistizio del 2006!


Milos Strugar (sopra), Direttore politico della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), ha accusato lo stato ebraico di violare "su base pressoché quotidiana" i termini dell'armistizio che nel 2006, dopo 34 giorni di combattimenti, sancì la fine dell'invasione del Libano da parte dell'esercito sionista, nonché la sua più cocente sconfitta. La Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1701 pretende che ciascuna delle due parti rispetti la sovranità e l'integrità territoriale (terrestre, marittima e aerea) della controparte.

Ma, come Strugar dimostra con numerosi esempi nella sua requisitoria, le forze terrestri e aeree israeliane violano i confini libanesi "su base pressoché quotidiana", come più volte testimoniato anche sulle pagine di questo blog. Israele, inoltre, si rifiuta di abbandonare le parti del villaggio di Ghajar occupate durante il conflitto, nonostante mendaci dichiarazioni rilasciate in passato riguardo alla sua intenzione in merito. La Missione ONU ha più volte elaborato proposte di ritiro da Ghajar, che sono state tutte respinte e declinate da Tel Aviv, nonostante le raccomandazioni della Risoluzione 1701.

L'UNIFIL, creata nel 1978 dopo la prima, massiccia incursione armata sionista in terra libanese (Op. Litani), ha visto le truppe del regime ebraico invadere il Paese dei Cedri ancora nel 1982 (fino al 2000) e nel 2006. In tutti questi trentun anni di tempo la Comunità Internazionale non é mai riuscita a trovare il polso e la determinazione per far pagare a Tel Aviv il prezzo della sua condotta belligerante, violenta e indegna di un paese civile, ma più adatta invece a qualche riottoso feudo di 'Signori della Guerra'.

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sabato 28 maggio 2011

Anche a Roma si é celebrato l'anniversario della sconfitta di Israele, all'Associazione islamica "Imam Mahdi"!


Il 25 maggio di 11 anni fa, dopo oltre due decadi di occupazione, iniziata con la cosiddetta "Operazione Litani" nel 1978 la strenua, coraggiosa, determinata resistenza del popolo libanese costringeva l'occupazione israeliana ad abbandonare frettolosamente tutte le sue posizioni a nord del confine internazionale col Paese dei Cedri, lasciando i traditori dell'SLA di Haddad e Lahad con la scelta se seguire i loro ex-padroni in esilio o impetrare perdono (che venne concesso nella stragrande maggioranza dei casi) ai liberatori che avanzavano vittoriosi.

Anche se il ritiro israeliano non significò la pacificazione definitiva del Libano meridionale, a causa della propensione tutta sionista di ricorrere alla forza militare per imporre la sua volontà, come lo Stato ebraico ha cercato di fare senza alcun successo ancora nel 2006, la data tuttavia fu importantissima perché segnò la sconfitta del celebrato e tracotante esercito israeliano da parte di un movimento di resistenza arabo che non ha avuto paura di affrontare una lotta dura con dedizione e fede. La vittoria del 2000 fornì ispirazione soprattutto ad Hamas che, pure su posizioni religiose e politiche differenti, cercò di imparare il più possibile dall'esperienza del movimento di Nasrallah.

Da allora il 25 maggio é una data importantissima non solo per i libanesi, ma per tutti i musulmani sciiti. Per celebrarla degnamente l'Associazione islamica italiana "Imam Mahdi" ha deciso di tenere nella propria sede romana di Via Gualdo Tadino 17 un incontro pubblico che é stato onorato dalla graditissima presenza del responsabile dell'Ufficio Stampa di Hezbollah, Ibrahim al-Moussawi e dell'ambasciatore della Repubblica Iraniana presso il Vaticano, Ali Akbar Naseri. Moussawi, per la prima volta nel Bel Paese, ha rivolto ai presenti un discorso tradotto in simultanea nel quale ha tracciato un diretto parallelo tra l'esperienza resistenziale libanese, la Rivoluzione islamica in Iran e gli attuali movimenti di liberazione politica e risveglio religioso che vanno rapidamente facendo piazza pulita di satrapi e tiranni filo-occidentali in tutto il Medio Oriente.

Naturalmente bisogna distinguere tra quei paesi dove la spinta rivoluzionaria é stata spontanea e genuina (come Tunisia, Egitto, ma anche Yemen, Bahrein, province orientali Saudite...) e altri in cui forze esterne si sono insinuate nel meccanismo della liberazione cercando di distorcerlo a proprio vantaggio (come sta attualmente accadendo in Libia) o addirittura non si assiste a nessuna 'ribellione', ma piuttosto ad atti terroristici e destabilizzanti sobillati ad arte da gruppi di provocatori prezzolati o infiltrati, come é accaduto per diverse settimane in Siria.

Moussawi ha ribadito la necessità di utilizzare tutte le potenzialità delle reti telematiche e dei network sociali per compensare e bilanciare l'enorme "potenza di fuoco" mediatica delle lobby imperialiste e sioniste, fin troppo ansiose di spargere veleni e menzogne sull'Islam, sui musulmani e sui movimenti di liberazione di ieri e di oggi per fomentare quel clima da 'scontro di civilità' che tanto comodo fa a politici e generali di Washington e Tel Aviv.

La redazione di Palaestina Felix ringrazia sentitamente tutti gli amici dell'Associazione islamica  "Imam Mahdi""""""""l'invito ricevuto, che questa volta non abbiamo potuto onorare, e per il resoconto sulla serata grazie al quale abbiamo potuto preparare questo articolo. La prossima volta vedremo di esserci! Grazie inoltre a Federico Cenci e all'Agenzia Stampa Italia.
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