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sabato 15 dicembre 2018
La connection tra Sion e UAE si fa sempre più serrata!
Il Presidente dell'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) ha affermato che il capo dello staff dell'esercito israeliano, Gadi Eisenkot, viaggiò segretamente due volte a novembre negli Emirati Arabi Uniti, dove incontrò alti funzionari, come un certo numero di paesi arabi in la regione del Golfo Persico sta riscaldando i loro rapporti con il regime di Tel Aviv dopo i contatti clandestini.
lunedì 10 luglio 2017
Il Generale Haftar si reca negli Emirati Arabi Uniti a negoziare nuovi aiuti militari per riunificare la Libia!
"Il pane devi farlo con la farina che trovi", questo adagio é il mantra onnicomprensivo delle alleanze e degli accordi che dettano la storia della politica mediorientale; oltre trenta anni di familiarità con questo teatro strategico me lo hanno insegnato molto bene e per questo rido (e di gusto) quando sento o leggo i giudizi e gli assunti di coloro che si accostano a tale arena pretendendo di applicarvi le categorie e gli stereotipi ideologici proprie della politica occidentale, europea o, peggio di tutti, quelli della politica italiana.
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giovedì 16 giugno 2016
I primi ratti cominciano a saltare fuori dalla zattera saudita: gli UAE si ritirano dallo Yemen!
Il Principe della Corona emiratina, Mohammed bin Zayed al-Nahyan ha comunicato ufficialmente la cessazione di ogni attività militare degli UAE in Yemen, con un messaggio che, tra l'altro, recitava la seguente, inequivocabile formula:
"La nostra posizione é chiara, ormai per le nostre forze armate questa guerra é completamente finita, continueremo a contribuire monitorando ogni accordo politico che verrà stabilito in seguito".
La dichiarazione evidenzia l'ansia di togliersi da un pantano che ha causato perdite per centinaia di uomini (per la maggior parte mercenari stranieri, ma comunque dolorose e dispendiose per gli Emiri) e soprattutto per centinaia di milioni di dollari, con dozzine di mezzi distrutti e altri pesantemente usurati al limite dell'operatività.
"La nostra posizione é chiara, ormai per le nostre forze armate questa guerra é completamente finita, continueremo a contribuire monitorando ogni accordo politico che verrà stabilito in seguito".
La dichiarazione evidenzia l'ansia di togliersi da un pantano che ha causato perdite per centinaia di uomini (per la maggior parte mercenari stranieri, ma comunque dolorose e dispendiose per gli Emiri) e soprattutto per centinaia di milioni di dollari, con dozzine di mezzi distrutti e altri pesantemente usurati al limite dell'operatività.
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