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mercoledì 24 agosto 2011

Le Brigate Al-Quds colpiscono obiettivi militari sionisti: "Risponderemo al nemico con l'unico linguaggio che capisce, quello del sangue!"

Una risposta proporzionata e inesorabile, questo é quello che é stato promesso al regime ebraico da parte di Ahmed al-Mudalal (foto), Comandante in capo delle Brigate al-Quds, organizzazione armata del Movimento per la Jihad islamica in Palestina, dopo che, interrompendo una tregua 'de facto' che durava da lunedì, droni senza pilota israeliani avevano colpito una macchina a Tel Sultan, ad ovest di Rafah, uccidendone l'occupante Ismail al-Asmar.

"Risponderemo al nemico nel linguaggio che capisce meglio, quello del sangue; non rimarremo fermi e silenziosi davanti ai crimini che costantemente vengono commessi contro la nostra terra e il nostro popolo"; questa la parte saliente della dichiarazione di Al-Mudalal, irradiata tramite l'emittente Al-Aqsa, affiliata al movimento di Resistenza, nella mattinata di oggi, mercoledì 24 agosto.

Poche ore fa le Brigate al-Quds hanno dichiarato di aver bombardato con mortai tre avamposti militari sionisti adiacenti alla Striscia di Gaza, colpendoli ripetutamente e causando estesi danni materiali; sempre da fonti della Jihad risulta che un gruppo di suoi affiliati sia riuscito a sottrarsi a un attacco israeliano nel quartiere di Deir al-Balah, nella parte centrale della Striscia costiera assediata.

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giovedì 14 aprile 2011

La Jihad Islamica dichiara: "Solo catturando altri Shalit riusciremo a far liberare i nostri prigionieri dalle carceri sioniste!"


Il Movimento per la Jihad islamica in Palestina ha reiterato, in un comunicato indirizzato a tutte le fazioni della Resistenza palestinese attive a Gaza e in Cisgiordania, il suo appello a mettere in opera numerose nuove operazioni di cattura di soldati sionisti, in maniera da poterne poi negoziare il rilascio a fronte della liberazione di dozzine, se non centinaia, di carcerati palestinesi.

Il dignitario della Jihad Islamica Ahmed al-Mudalal (foto sotto) ha replicato l'invito (già espresso a fine febbraio 2011) durante un raduno organizzato da studenti sostenitori del movimento in occasione dell'avvicinarsi della Giornata dei Prigionieri Palestinesi che cadrà domenica 17 aprile.

"La persecuzione carceraria, i maltrattementi, le torture, l'isolamento non piegheranno la determinazione degli eroi della Resistenza" é stato il messaggio di Mudalal, riferito agli oltre 7000 prigionieri che languono nelle carceri sioniste e ai 500 che sono in mano dei servili gendarmi di Fatah; fra questi oltre 136 hanno passato oltre 20 anni della loro vita in una cella, senza aver commesso crimine più grande del voler vedere rispettati e difesi i diritti inalienabili del proprio popolo e della propra nazione.

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