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domenica 8 gennaio 2017

Truppe irakene conquistano il Quartier Generale dei Ceceni a Mosul, più altre strutture del 'Califfato'!

 Con quasi i tre quarti del capoluogo di Ninive ormai riconquistati dalle forze governative adesso anche i centri di comando e comunicazione del cosiddetto 'Stato Islamico' cominciano a cadere come birilli; a Mosul nelle ultime ore le truppe di Bagdad sono entrate nel Quartier Generale Ceceno.

Inoltre anche un centro di comunicazioni e ben due prigioni con annesse sale per la tortura e l'esecuzione dei detenuti sono state occupate dai soldati di Bagdad e dagli uomini dell'Antiterrorismo, le uniche due organizzazioni presenti all'interno della città.

I miliziani popolari Hashd al-Shaabi, infatti, combattono intorno alla città ma non dentro di essa.

giovedì 14 aprile 2011

La Jihad Islamica dichiara: "Solo catturando altri Shalit riusciremo a far liberare i nostri prigionieri dalle carceri sioniste!"


Il Movimento per la Jihad islamica in Palestina ha reiterato, in un comunicato indirizzato a tutte le fazioni della Resistenza palestinese attive a Gaza e in Cisgiordania, il suo appello a mettere in opera numerose nuove operazioni di cattura di soldati sionisti, in maniera da poterne poi negoziare il rilascio a fronte della liberazione di dozzine, se non centinaia, di carcerati palestinesi.

Il dignitario della Jihad Islamica Ahmed al-Mudalal (foto sotto) ha replicato l'invito (già espresso a fine febbraio 2011) durante un raduno organizzato da studenti sostenitori del movimento in occasione dell'avvicinarsi della Giornata dei Prigionieri Palestinesi che cadrà domenica 17 aprile.

"La persecuzione carceraria, i maltrattementi, le torture, l'isolamento non piegheranno la determinazione degli eroi della Resistenza" é stato il messaggio di Mudalal, riferito agli oltre 7000 prigionieri che languono nelle carceri sioniste e ai 500 che sono in mano dei servili gendarmi di Fatah; fra questi oltre 136 hanno passato oltre 20 anni della loro vita in una cella, senza aver commesso crimine più grande del voler vedere rispettati e difesi i diritti inalienabili del proprio popolo e della propra nazione.

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Proteste in Cisgiordania: "Fatah liberi tutti i prigionieri politici prima di celebrare la Giornata dei Prigionieri"


Con la Giornata dei Prigionieri Palestinesi che dista meno di quattro giorni le famiglie dei Prigionieri Palestinesi detenuti da altri Palestinesi, (cioé dagli sgherri di Fatah che agiscono in funzione di gendarmeria coloniale per conto di Israele) hanno rinnovato i loro appelli per la liberazione dei loro parenti e per la fine delle persecuzioni politiche come prodromo di una vera ed effettiva riconciliazione tra Hamas e Fatah.

La cosiddetta Anp, ormai svuotata di ogni senso e trasformata solo in un contenitore di burocrati da Fatah, incercera infatti oltre 500 prigionieri per reati esclusivamente 'politici', in massima parte sostenitori e simpatizzanti di Hamas, ma anche della Jihad Islamica o ancora membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa che non hanno accettato la svolta di Dayton e l'abbandono della lotta contro l'occupazione.

"La Giornata dei Prigionieri ci sprona a dimenticare le frizioni e le contrapposizioni del passato per intraprendere un nuovo sentiero di fratellanza e riconciliazione il cui primo passo, necessariamente, deve essere costituito dal rilascio di TUTTI i prigionieri politici", così si é espresso Mohammed Natsheh, fratello di Mutasim Natsheh, prigioniero di Fatah (nonché del martire Mahmoun -foto sopra-, ucciso lo scorso ottobre).

"E' assurdo e irrazionale che in Cisgiordania venga celebrata la Giornata dei Prigionieri in mano a Israele senza menzionare che spesso quando un carcerato finalmente é rilasciato da Israele subito viene preso in custodia da Fatah, in maniera che la sua detenazone possa essere surrettiziamente prolungata".

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sabato 26 marzo 2011

Fatah, servile come sempre, perseguita i militanti della Resistenza in Cisgiordania, per conto del 'Bwana' israeliano!


Parallelamente agli attacchi di aeroplani e artiglierie sioniste sulla Striscia assediata di Gaza, anche la Cisgiordania ha visto numerose operazioni contro le organizzazioni di Resistenza che, coraggiosamente, cercano di unire e compattare l'aspirazione nazionale del popolo palestinese e di opporla con successo alle politiche aggressive e segregatorie del regime di occupazione; a differenza di quanto sta avvenendo nella Striscia, però, Tel Aviv non ha dovuto mobilitare le sue forze armate, grazie alla presenza, nella West Bank, di una numerosa e pasciuta 'gendarmeria coloniale', pronta, per un piatto di zuppa e una minore razione di calci da parte del 'bwana' israeliano, a rendersi entusiasticamente complice delle persecuzioni decise negli uffici dello Shin Bet.

Stiamo parlando, ovviamente, delle forze 'di sicurezza' della Fazione Fatah, askari sempre fedeli e sempre pronti all'azione, nel nome di Israele e delle sue dottrine razziste.

Le milizie di Abbas e complici, recentemente, si sono scatenate in una rinnovata campagna di arresti contro le organizzazioni della Resistenza (tra cui, in un'epoca lontana lontana, andava annoverata anche la stessa Fatah), rapendo in particolare diversi membri del Movimento per la Jihad islamica in Palestina, per cui si sono spalancati i portoni dei centri di detenzione e delle camere di tortura dei collaborazionisti di Israele.

Fra costoro si contano Husam Noori (un insegnante licenziato da Fatah per motivi ideologici dopo il golpe del 2007), Hazem Noori e Islamboli Bdeir, che erano già stati arrestati e torturati in precedenza; fato che é toccato anche a Yousef al-Wawdi, arrestato ad Al-Khalil, che era stato rilasciato dalle galere di Fatah, segnato nello spirito e nel corpo, soltanto una settimana addietro. Anche Muhammad Shehada era stato rilasciato da Fatah, dopo 50 giorni di prigionia, ma oggi, a un mese dalla sua scarcerazione, é stato di nuovo arrestato.

Sempre ad Al-Khalil sono caduti nelle mani degli 'askari' Ismael Al-Huroob, Abdullah Sayaera, Ahmad Al-Kassar, e Khalid Halahleh. Questi ultimi quattro militanti, invece, erano appena stati rilasciati dalle prigioni israeliane. Ormai tra Israele e i suoi servi di Fatah é in atto una vera e propria politica detentiva della "porta girevole", che consente loro di 'darsi il cambio' nella persecuzione e nella tortura dei militanti della Resistenza.

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