Con una dichiarazione ufficiale rilasciata pochi giorni fa l'ANC (African National Congress), formazione politica alla guida dello Stato sudafricano dal momento del crollo dell'Apartheid razzista saldo alleato di Israele ha dichiarato una campagna di boicottaggio pubblico e privato di qualunque prodotto proveniente dagli insediamenti illegali ebraici nei territori palestinesi occupati dal 1967.
Nella dichiarazione si può leggere: "L'ANC é esplicitamente e inequivocamente a favore della giusta lotta del Popolo di Palestina che identifica come l'unica vittima e l'unica parte in torto nella questione dell'occupazione e dell'oppressione da parte israeliana".
A più riprese l'opinione pubblica sudafricana aveva chiesto una presa di posizione ufficiale da parte dell'ANC e del Governo a favore della campagna BDS di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro il regime ebraico lanciata nel 2005 da circa 200 associazioni palestinesi e diffusasi capillarmente in tutto il mondo con successi piccoli e grandi.
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Paul Mashatile mentre recita il giuramento ministeriale insieme al Presidente della Corte Suprema sudafricana.
Il Governo sudafricano sta cercando mezzi e maniere per aumentare e rendere più efficace il suo storico e prolungato impegno a favore della Causa palestinese. Il Ministro delle Arti e della Cultura, Paul Mashatile, ha annunciato nel corso di una conferenza stampa a Prestoria che una delegazione palestinese, che comprendeva il Ministro Siham Barghouti (sotto a sinistra) ha firmato con il Governo del Sudafrica un accordo culturale che prevede per il prossimo futuro scambi letterari, mostre incrociate, programmi di sviluppo del linguaggio e iniziative di conservazione e valorizzazione dei rispettivi patrimoni artistici e culturali.
In aggiunta a queste cooperazioni con la Palestina il Sudafrica sta anche considerando di aumentare e irrigidire le proprie sanzioni nei confronti del regime ebraico dell'Apartheid: "Vogliamo incrementare il nostro fattivo supporto per la Palestina che si esprime anche con una sempre minore collaborazione e relazione commerciale con il regime di occupazione, una metodologia di lotta non violenta ed efficace, come dimostra proprio il caso sudafricano al tempo dell'Apartheid". Mashatile ha dichiarato alla testata 'New Age' che il Governo "non ha alcun problema" ad aderire anche in maniera più stringente di prima alla Campagna BDS contro Israele.
Nel 1997 Nelson Mandela disse: "Ora che abbiamo ottenuto la nostra libertà potremmo essere tentati di ignorare le difficoltà in cui altri, in quella che era la nostra situazione precedente, continuano a versare; ma quanto diventeremmo meno umani se cedessimo a tale tentazione?". La delegazione palestinese ha espresso il suo profondo apprezzamento e la sua gratitudine per la disponibilità e le iniziative sudadricane: "Siamo molto riconoscenti per il sostegno sudafricano ai nostri sforzi, specialmente nel nostro tentativo di diventare membri a tutti gli effetti della Comunità internazionale, riguardo al quale attendiamo con ansia consigli e suggerimenti dai nostri alleati dell'ANC!".
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Haneen Zoabi, uno dei pochissimi deputati eletti dai Palestinesi al Parlamento razzista di Tel Aviv ha denunciato in termine inequivocabili le politiche segregatorie e persecutorie del regime ebraico contro gli abitanti originari della Palestina occupata (nonché contro quelli dei territori invasi successivamente alla Nakba), definendole "molto peggiori" di quelle in atto in Sudafrica al tempo dell'Apartheid degli Afrikaner.
Zoabi ha rilasciato queste osservazioni deponendo presso il Tribunale Russel, la corte indipendente sponsorizzata da figure preclare della lotta al pregiudizio, al razzismo e alla segregazione come Richard Falk, Desmond Tutu e l'Ambasciatore a vita ONU per i Diritti Umani, Stephane Hessel, attualmente in riunione a Città del Capo per raccogliere prove e testimonianze sulla natura inumana del trattamento dei Palestinesi da parte del regime di Tel Aviv.
Il Sudafrica, articola la Zoabi, non ha mai voluto espellere i neri, di cui anzi, aveva bisogno per mantenere efficiente la sua economia; Israele invece, erede molto più delle ossessioni sterminazioniste del Terzo Reich (di cui il Sionismo condivide lo stesso background culturale), mira esplicitamente a cacciare, espellere e sradicare i Palestinesi dalla loro terra per poterla 'giudaizzare'. Zoabi avverte che Tel Aviv sta implementando la 'Soluzione Finale' per i Palestinesi, un piano di pulizia etnica da fare impallidire Himmler e Karadzic, a base di leggi sul 'giuramento di fedeltà a Israele', divieti di proprietà di immobili e terreni, mancanza di servizi essenziali come sanità e scuola nelle comunità arabe, sradicamento dell'identità e molto altro ancora.
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L'arcivescovo Desmond Tutu , insignito del Premio Nobel per la pace (1984), del Premio Schweitzer per l'impegno umanitario (1986) e del Premio Gandhi (2005), in un sentito appello rilasciato alla stampa internazionale, ha invitato la compagnia operistica di Città del Capo a cancellare la programmata rappresentazione della gershwinian "Porgy and Bess", che dovrebbe tenersi il mese prossimo in Israele.
Secondo Tutu, propositore e sostenitore del boicottaggio di Israele a tutti i livelli (commerciale, scientifico, turistico e culturale), mettere in scena la celebre opera musicale mentre a milioni di Palestinesi viene negato o sabotato l'accesso alla cultura e all'istruzione rappresenta un atto "incosciente" da parte della compagnia.
"L'opera del grandissimo musicista Gershwin", sottolinea Tutu, "ha da sempre rappresentato un messaggio di solidarietà e tolleranza, un ponte gettato fra popoli e culture; metterla in scena nella terra dei muri e della segregazione, dei giuramenti di 'fedeltà etnica' sarebbe, prima che un errore, un vero e proprio insulto all suo messaggio e al suo spirito".
L'arcivescovo, che fu attivissimo contro il razzismo di stato afrikaner in vigore fino agli anni '90 e strumentale per il suo definitivo abbattimento, ha concluso il suo messaggio paragonando le sofferenze e i patimenti odierni dei Palestinesi a quelle della popolazione di colore sotto il tallone dell'oppressione di Pretoria.
"Porgy and Bess", che come saprete racconta la storia di un mendicante di Charleston che cerca di riscattare la donna amata dal suo violento compagno e dalla dipendenza dalla droga, fu la prima opera a fare cedere la segregazione razziale nei teatri statunitensi, visto che attraeva pubblico bianco e nero; sarebbe veramente un peccato, oggi, se venisse usato dal regime razziale sionista per costruirsi una falsa patina di "apertura culturale".