La famiglia di Yzid abu al-Rub, detenuto nelle carceri sioniste ha lanciato un appello nazionale e internazionale affinché organizzazioni competenti chiedano l'immediato rilascio del ragazzo, ferito a colpi d'arma da fuoco da forze sioniste di occupazione mentre si trovava vicino all'infame muro dell'Apartheid.
Trasferito d'urgenza all'Ospedale Afula e operato due volte dopo quattro giorni di degenza é stato rapito dai sionisti e portata al centro di tortura e interrogatorio di Jalama, dove é stato tenuto per 11 giorni senza che una sola volta la medicazione sia stata cambiata.
Fouad Khuffash, del Centro Ahrar ha condannato questo arresto, ennesimo episodio della campagna sionista mirata a traumatizzare e perseguitare le giovani generazioni di Palestinesi per convincerle a lasciare la loro terra d'origine. Omar abu al-Rub, arrestato insieme a Yzid, sempre nella galera di Jalama é stato lasciato in isolamento per ben due settimane.
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giovedì 31 ottobre 2013
Il calvario del giovane Yzid al-Rub, prigioniero delle galere sioniste a soli sedici anni!!
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domenica 7 luglio 2013
Palestinese 30enne rischia invalidità permanente dopo esser stato bersagliato dalla marina sionazista al largo di Gaza!
Ancora una volta il disumano assedio sionazista del ghetto di Gaza si traduce in tragedia per un giovane palestinese che, padre di un figlio e con un secondo in arrivo, per dar da mangiare alla propria famiglia non ha esitato a mettersi a lavorare come pescatore nonostante gli altissimi rischi che si corrono a uscire a pesca sotto il tiro delle navi da guerra di Tel Aviv.
Arafat Sharif, questo il nome del coraggioso abitante della Striscia, aveva iniziato da cinque mesi ad uscire a pesca al soldo di Nafiz At Habeel, suo concittadino proprietario di un peschereccio; il datore di lavoro gli aveva spiegato i rischi che si corrono e come molti pescatori esperti avessero negli ultimi mesi rinunciato a uscire in mare cercandosi altre occupazioni, ma Arafat era rimasto adamantino, la sua situazione familiare non gli consentiva altre scelte.
Una notte di inizio luglio, davanti alle coste di Soudaniya, poco dopo che Nafiz e Arafat avevano gettato le reti, una vedetta della marina sionazista si é avvicinata al loro peschereccio e ha aperto il fuoco: nel tentativo di recuperare le reti Arafat rimase impigliato in esse e cadde oltre la murata del natante: il peso delle reti e i violenti strattoni gli fratturarono e letteralmente maciullarono la caviglia prima che, con la forza della disperazione, egli fosse finalmente tratto in salvo e inviato in tutta fretta a terra.
Sottoposto a chirurgie d'emergenza Arafat Sharif dovette essere ben presto trasferito in un ospedale fuori dalla Striscia, visto che sempre a causa dello strangolamento shylockiano nessun ospedale o clinica ortopedica dell'enclave aveva i mezzi materiali per trattare il suo caso. Adesso egli giace in un letto, aspettando di sapere se la sua caviglia tornerà funzionante o se lo lascerà invalido per tutta la vita, con una moglie e due figli piccoli da mantenere, a Gaza.
Arafat Sharif, questo il nome del coraggioso abitante della Striscia, aveva iniziato da cinque mesi ad uscire a pesca al soldo di Nafiz At Habeel, suo concittadino proprietario di un peschereccio; il datore di lavoro gli aveva spiegato i rischi che si corrono e come molti pescatori esperti avessero negli ultimi mesi rinunciato a uscire in mare cercandosi altre occupazioni, ma Arafat era rimasto adamantino, la sua situazione familiare non gli consentiva altre scelte.
Una notte di inizio luglio, davanti alle coste di Soudaniya, poco dopo che Nafiz e Arafat avevano gettato le reti, una vedetta della marina sionazista si é avvicinata al loro peschereccio e ha aperto il fuoco: nel tentativo di recuperare le reti Arafat rimase impigliato in esse e cadde oltre la murata del natante: il peso delle reti e i violenti strattoni gli fratturarono e letteralmente maciullarono la caviglia prima che, con la forza della disperazione, egli fosse finalmente tratto in salvo e inviato in tutta fretta a terra.
Sottoposto a chirurgie d'emergenza Arafat Sharif dovette essere ben presto trasferito in un ospedale fuori dalla Striscia, visto che sempre a causa dello strangolamento shylockiano nessun ospedale o clinica ortopedica dell'enclave aveva i mezzi materiali per trattare il suo caso. Adesso egli giace in un letto, aspettando di sapere se la sua caviglia tornerà funzionante o se lo lascerà invalido per tutta la vita, con una moglie e due figli piccoli da mantenere, a Gaza.
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