Ancora un prezioso "leak" da parte di Mujtahidd, misterioso "Gola Profonda" che dall'Arabia Saudita fa filtrare notizie riservate, spesso utili a capire cosa stia succedendo dietro le quinte della misteriosa monarchia dei Saoud.
Sembra infatti che Saad Hariri sia pressoché prigioniero dei suoi ex-"amici" e sia stato nientemeno che obbligato a dare le proprie dimissioni da Premier libanese.
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lunedì 6 novembre 2017
Mujtahidd, la 'gola profonda' saudita rivela: "Hariri è praticamente prigioniero dei Sauditi, nello stesso hotel dei principi arrestati!"
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domenica 1 gennaio 2017
E' mancato all'età di 94 anni sua Eccellenza Hilarion Capucci, Arcivescovo di Cesarea della Chiesa Melkita!
Nato nel 1922 e ordinato sacerdote nell'Ordine Basiliano d'Aleppo (parte della Chiesa Melkita) all'età di 25 anni, Yilarion Capucci, originario della metropoli del Nord siriano, é sempre stato un fiero avversario dell'invasione sionista e un prelato formidabile, deciso, generoso, appassionato, carismatico; diciotto anni dopo essere stato ordinato divenne Arcivescovo di Cesarea e nel 1974 venne arrestato dai sionisti e incarcerato.
Ricordiamo le parole pronunciate in quell'occasione dal Patriarca Maksimos: "Quest'uomo é da incarcerare per avere aiutato la lotta di liberazione palestinese? Nel passato molti Vescovi e Arcivescovi hanno infranto la lettera delle leggi per prestare soccorso agli oppressi, anche agli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale...".
Ricordiamo le parole pronunciate in quell'occasione dal Patriarca Maksimos: "Quest'uomo é da incarcerare per avere aiutato la lotta di liberazione palestinese? Nel passato molti Vescovi e Arcivescovi hanno infranto la lettera delle leggi per prestare soccorso agli oppressi, anche agli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale...".
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martedì 22 dicembre 2015
Hassan Nasrallah parla dell'assassinio di Samir Quntar: "Era uno di noi, la nostra vendetta sarà appropriata!"
Il Segretario Generale del movimento Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, é intervenuto per via televisiva commentando vari fatti d'attualità tra cui, ultimo cronologicamente (ma primo per importanza), il recente martirio del Decano dei Prigionieri Politici della Resistenza, Samir Quntar.
Nasrallah ha inviato auguri e congratulazioni ai Cristiani di ogni denominazione per il Natale di Gesù Cristo, e un augurio anche ai Musulmani per l'anniversario della nascita del Profeta, ha inoltre espresso condoglianze per la dipartita dello Sceicco Khatoun, spirato nella giornata di domenica ed espresso solidarietà agli Sciiti nigeriani per le persecuzioni inflitte loro dal Governo.
Il Segretario Generale, parlando di Samir Quntar, ha chiarito che il regime ebraico di occupazione é unico responsabile del suo assassinio, che ha provato a realizzare fin dai primissimi giorni del suo rilascio, perché la mente sionista non concepisce misericordia o perdono.
Nasrallah ha inviato auguri e congratulazioni ai Cristiani di ogni denominazione per il Natale di Gesù Cristo, e un augurio anche ai Musulmani per l'anniversario della nascita del Profeta, ha inoltre espresso condoglianze per la dipartita dello Sceicco Khatoun, spirato nella giornata di domenica ed espresso solidarietà agli Sciiti nigeriani per le persecuzioni inflitte loro dal Governo.
Il Segretario Generale, parlando di Samir Quntar, ha chiarito che il regime ebraico di occupazione é unico responsabile del suo assassinio, che ha provato a realizzare fin dai primissimi giorni del suo rilascio, perché la mente sionista non concepisce misericordia o perdono.
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domenica 20 dicembre 2015
Samir Quntar assassinato dai sionisti con missili lanciati da oltre confine; onore al Decano dei Prigionieri della Resistenza!
Samir Qantar, l'eroico combattente della Resistenza protagonista nel 1979 dell'Operazione Nasser (un attacco anfibio contro Nahariya) al termine della quale venne catturato dalle forze sioniste, liberato nel 2008 dopo quasi trent'anni di prigionia, é stato assassinato da missili lanciati contro il palazzo dove abitava a Jaramana, nel Rif Dimashq.
Qantar, un Druso libanese, era stato onorato dal Presidente Assad con una decorazione ufficiale siriana per il suo ruolo di Decano dei Prigionieri della Resistenza e ha collaborato con Hezbollah per tutti gli anni trascorsi dalla sua liberazione.
Qantar, un Druso libanese, era stato onorato dal Presidente Assad con una decorazione ufficiale siriana per il suo ruolo di Decano dei Prigionieri della Resistenza e ha collaborato con Hezbollah per tutti gli anni trascorsi dalla sua liberazione.
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giovedì 31 ottobre 2013
Il calvario del giovane Yzid al-Rub, prigioniero delle galere sioniste a soli sedici anni!!
La famiglia di Yzid abu al-Rub, detenuto nelle carceri sioniste ha lanciato un appello nazionale e internazionale affinché organizzazioni competenti chiedano l'immediato rilascio del ragazzo, ferito a colpi d'arma da fuoco da forze sioniste di occupazione mentre si trovava vicino all'infame muro dell'Apartheid.
Trasferito d'urgenza all'Ospedale Afula e operato due volte dopo quattro giorni di degenza é stato rapito dai sionisti e portata al centro di tortura e interrogatorio di Jalama, dove é stato tenuto per 11 giorni senza che una sola volta la medicazione sia stata cambiata.
Fouad Khuffash, del Centro Ahrar ha condannato questo arresto, ennesimo episodio della campagna sionista mirata a traumatizzare e perseguitare le giovani generazioni di Palestinesi per convincerle a lasciare la loro terra d'origine. Omar abu al-Rub, arrestato insieme a Yzid, sempre nella galera di Jalama é stato lasciato in isolamento per ben due settimane.
Trasferito d'urgenza all'Ospedale Afula e operato due volte dopo quattro giorni di degenza é stato rapito dai sionisti e portata al centro di tortura e interrogatorio di Jalama, dove é stato tenuto per 11 giorni senza che una sola volta la medicazione sia stata cambiata.
Fouad Khuffash, del Centro Ahrar ha condannato questo arresto, ennesimo episodio della campagna sionista mirata a traumatizzare e perseguitare le giovani generazioni di Palestinesi per convincerle a lasciare la loro terra d'origine. Omar abu al-Rub, arrestato insieme a Yzid, sempre nella galera di Jalama é stato lasciato in isolamento per ben due settimane.
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venerdì 5 agosto 2011
Canale israeliano riporta: Gilad Schalit osserva il Ramadan e sarebbe sul punto di convertirsi all'Islam!
"Chi passa quaranta giorni e quaranta notti mangiando il sale di una tribù, diventa parte di quella tribù"; così vorrebbe la saggezza popolare, e, se l'adagio dovesse essere preso alla lettera allora si potrebbe già considerare l'ebreo francese Gilad Schalit, catturato dalle forze di Hamas mentre si apprestava a compiere un attacco contro Gaza, come totalmente e definitivamente integrato nella popolazione del ghetto assediato che si apprestava a violare come invasore.
Siccome i casi della realtà sono ovviamente più complessi e sfumati, le cose non stanno così, ma non é detto che prima o poi non si arrivi proprio al risultato di cui sopra visto che, secondo quanto riporta il sito di ultradestra sionista "Arutz Sheva" (riprendendo un outlet di informazione arabo), Schalit avrebbe, di sua spontanea volontà iniziato a rispettare il digiuno diurno del Ramadan, nonostante che i suoi custodi (come in tutti gli anni di prigionia precedenti) si fossero detti disposti a preparargli e servirgli i pasti anche di giorno.
E non finisce qui: deluso dall'atteggiamento del Governo Netanyahu, che ha lasciato prive di risposta le offerte di Hamas mediate tramite la negoziazione tedesca riguardo la possibilità di una sua liberazione in cambio di un massiccio rilascio di prigionieri palestinesi, sembra addirittura che Schalit stia perdendo sempre più contatto con la sua identità ebraica, identificandola con un Governo (e uno Stato) che pare averlo abbandonato a sé stesso e stia meditando di convertirsi all'Islam.
![]() |
| "L'isola dei famosi" israeliana! Se dovessi vederla, penso che anche io mi convertirei all'Islam! |
Sindrome di Stoccolma? Forse, e certamente il fatto che Hamas si sia impegnato a trattare l'ex soldato israeliano secondo tutte le garanzie e le protezioni riconosciute ai prigionieri di guerra ha certamente contribuito a questi sviluppi ma, se un domani Gilad Schalit dovesse volgersi verso La Mecca cinque volte al dì, buona parte della responsabilità sarebbe anche di Benji Netanyahu e del suo Governo.
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sabato 16 luglio 2011
Raed Salah liberato su cauzione! L'Alta Corte britannica riconosce che non ci sono motivi per tenerlo in cella!!
Finalmente le proteste, la mobilitazione, le petizioni e le pressioni di tutti i sinceri democratici e amici della Palestina stanno cominciando ad avere ragione della vera e propria cospirazione sionista contro lo Sceicco Raed Salah, il "Gandhi di Palestina", che era culminata nel suo arresto illegale e nel tentativo di espellerlo con la forza dall'Inghilterra dove si era recato apertamente e regolarmente per prendere parte a simposi e conferenze sulla persecuzione dei Palestinesi soggetti all'Apartheid di Tel Aviv.
Nella giornata di ieri infatti il Giudice dell'Alta Corte cui era stata presentata la richiesta di libertà su cauzione per lo Sceicco non ha potuto che accettarla, stabilendo che Salah venga ospitato in un domicilio conosciuto dove possa venire controllata la sua permanenza da ufficiali del Ministero degli Interni in attesa della revisione del suo caso presso un tribunale competente.
Ovviamente, quando finalmente anche questo passo sarà completato, risulterà evidente che le misure prese contro Salah erano inutili e infondate, gli verranno risarciti i danni morali e materiali e lo Sceicco potrà riprendere il suo tour britannico per alzare la consapevolezza del pubblico sul livello di persecuzione applicato dal Regime ebraico contro lui e i suoi compatrioti, lobby o non lobby.
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venerdì 1 luglio 2011
Non ha fine il sadismo sionista contro i prigionieri politici palestinesi! Nael Barghouti pestato a sangue dai secondini!
Chi é Nael Barghouti?
E' facile rispondere: Nael Barghouti é il detentore del record mondiale di prigionia per motivi politici; Nael Barghouti é stato tenuto in prigione per più tempo di Nelson Mandela, per più tempo di Sakharov, per più tempo di Solgenitzin e per più tempo di quell'accozzaglia di cinesi e tibetani agenti della CIA con cui ci vengono quotidianamente ROTTI I COGLIONI sulle tv e sui giornali filo-imperialisti e filo-americani. Arrestato nel 1978, Barghouti ha passato più tempo in galera di quanto non ne abbia passato libero (dieci anni in più, per l'esattezza).
Perché il Partito Radicale non fa manifesti con la faccia di Nael Barghouti? Perché non si leggono servizi e reportage sulla sua condizione? Perché, tra un cinese e un tibetano della CIA non si trovano due minuti in video anche per lui? La risposta é molto semplice: siccome Barghouti é prigioniero di israele, ed é 'colpevole' di aver lottato contro il 'popolo eletto' allora é un prigioniero 'kosher' e quindi va tutto bene, anche se dovesse passare un ventennio in prigione più di quanto abbia speso libero, anche se morisse in prigione: ve li immaginate voi Clemente Mimun, Corradino Mineo, Enrico Mentana, Gad Lerner, Furio Colombo che parlano in favore di Nael Barghouti? Ma via! Siamo seri! Cane non mangia cane...
Per fortuna esistono (pochi, ma ancora esistono) canali di comunicazioni che non sono ancora controllati da censori "riccioluti", tramite i quali siamo venuti a sapere che l'altro giorno Nael Barghouti é stato selvaggiamente picchiato quando, ammanettato dai suoi secondini, non é riuscito a eseguire l'ordine di togliersi la camicia. Avete letto bene, i carcerieri sionisti prima lo hanno ammanettato e poi gli hanno ordinato di togliersi la camicia. Visto che non poteva, hanno pensato bene di prenderlo a calci coi loro stivali anfibi, prenderlo a manganellate sul collo e nello stomaco, infierire su di lui coi calci dei loro fucili.
Se questa non é una scena degna del nazismo o dell'arcipelago gulag non so cosa lo sia. Una volta terminato il pestaggio Nael Barghouti é stato anche sottoposto a "procedimento disciplinare" per non aver obbedito a un ordine, risultato: é stato condannato a quattro mesi senza visite, due mesi senza attività ricreative, e, insulto finale, al pagamento di una multa di cinquecento shekel. Chissà cosa ci faranno i giudici israeliani coi cinquecento shekel estorti a un uomo che ha passato trent'anni in prigione. Forse ci compreranno un Akeldama da qualche parte nella West Bank occupata!
E' facile rispondere: Nael Barghouti é il detentore del record mondiale di prigionia per motivi politici; Nael Barghouti é stato tenuto in prigione per più tempo di Nelson Mandela, per più tempo di Sakharov, per più tempo di Solgenitzin e per più tempo di quell'accozzaglia di cinesi e tibetani agenti della CIA con cui ci vengono quotidianamente ROTTI I COGLIONI sulle tv e sui giornali filo-imperialisti e filo-americani. Arrestato nel 1978, Barghouti ha passato più tempo in galera di quanto non ne abbia passato libero (dieci anni in più, per l'esattezza).
Perché il Partito Radicale non fa manifesti con la faccia di Nael Barghouti? Perché non si leggono servizi e reportage sulla sua condizione? Perché, tra un cinese e un tibetano della CIA non si trovano due minuti in video anche per lui? La risposta é molto semplice: siccome Barghouti é prigioniero di israele, ed é 'colpevole' di aver lottato contro il 'popolo eletto' allora é un prigioniero 'kosher' e quindi va tutto bene, anche se dovesse passare un ventennio in prigione più di quanto abbia speso libero, anche se morisse in prigione: ve li immaginate voi Clemente Mimun, Corradino Mineo, Enrico Mentana, Gad Lerner, Furio Colombo che parlano in favore di Nael Barghouti? Ma via! Siamo seri! Cane non mangia cane...
Per fortuna esistono (pochi, ma ancora esistono) canali di comunicazioni che non sono ancora controllati da censori "riccioluti", tramite i quali siamo venuti a sapere che l'altro giorno Nael Barghouti é stato selvaggiamente picchiato quando, ammanettato dai suoi secondini, non é riuscito a eseguire l'ordine di togliersi la camicia. Avete letto bene, i carcerieri sionisti prima lo hanno ammanettato e poi gli hanno ordinato di togliersi la camicia. Visto che non poteva, hanno pensato bene di prenderlo a calci coi loro stivali anfibi, prenderlo a manganellate sul collo e nello stomaco, infierire su di lui coi calci dei loro fucili.
Se questa non é una scena degna del nazismo o dell'arcipelago gulag non so cosa lo sia. Una volta terminato il pestaggio Nael Barghouti é stato anche sottoposto a "procedimento disciplinare" per non aver obbedito a un ordine, risultato: é stato condannato a quattro mesi senza visite, due mesi senza attività ricreative, e, insulto finale, al pagamento di una multa di cinquecento shekel. Chissà cosa ci faranno i giudici israeliani coi cinquecento shekel estorti a un uomo che ha passato trent'anni in prigione. Forse ci compreranno un Akeldama da qualche parte nella West Bank occupata!
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venerdì 20 maggio 2011
Immagini esclusive della liberazione di Atef Atta Hassan!
Come già precedentemente segnalato le autorità carcerarie sioniste, dopo una detenzione di 18 anni, si erano rifiutate di rilasciare il prigioniero politico Atef Atta Hassan, membro del Movimento di Resistenza Hamas, perché dovevano "celebrare" la fondazione del Regime dell'Apartheid, costruito su 500 villaggi e cittadine palestinesi distrutte, migliaia di abitanti nativi sterminati e 700mila profughi scacciati dalle loro case.
Con dodici giorni di ritardo, finalmente, Hassan ha potuto riassaporare la libertà; subito i suoi compagni della Resistenza, i suoi familiari e i suoi amici si sono stretti attorno a lui, festeggiandolo, salutandolo, rendendogli l'onore dovuto a qualcuno che ha sofferto quasi due decadi di galera, costellata da episodi di tortura fisica e psicologica, per mantenersi fedele a un'Idea; quella di una Palestina libera da occupanti e invasori.
Hassan é stato riportato al villaggio nativo di Al-Mughraqa, nella parte centrale della Striscia di Gaza, dove ha ricevuto un benvenuto da eroe: vecchi compagni di lotta lo hanno abbracciato, mentre giovani militanti, che magari non erano nemmeno nati o avevano pochi anni al momento del suo arresto lo osservavano in silenzio, forse domandandosi se, al suo posto, loro stessi sarebbero riusciti a sopportare diciotto anni di prigionia.
Hassan venne catturato il 25 ottobre del 1993, all'età di 24 anni, quando le forze dell'Occupazione sionista circondarono e attaccarono con armi da fuoco ed esplosivi la sua residenza del campo profughi di Al-Nuseirat.
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giovedì 14 aprile 2011
Israele esilia prigioniero palestinese in Malesia: cosa pensa di ottenere?
Le autorità di occupazione israeliana hanno deportato a forza il prigioniero cisgiordano Maher Odeh in Malesia piuttosto che riportarlo alla sua casa nel villaggio cisgiordano di Ein Yabrud, a Ramallah. Odeh venne arrestato il 14 marzo del 2010 e, dopo 45 giorni di interrogatori, intimidazioni e torture venne messo in "detenzione preventiva" senza nemmmeno che contro di lui venisse formulata un'accusa.
Il Centro Ahrar per gli Studi sui Prigionieri e i Diritti Umani ha dichiarato che i carcerieri e i torturatori sionisti hanno fallito nel tentativo di estrarre una confessione o un'ammissione di colpa di qualunque genere e, offrendogli più volte di venire liberato purché consentisse ad andare in esilio, si sono sempre sentiti rispondere picche.
La moglie Um Anas, che lo ha aspettato in tutti questi mesi nel villaggio natio, ha dichiarato al Centro Ahrar nel corso di una telefonata che suo marito (dal quale ha avuto quattro figli) é stato portato in Malesia mercoledì notte; ora lei é disperata e né lei né la madre di Odeh (nella foto sopra) sanno come mettersi in contatto con lui, tantomeno come raggiungerlo.
I portavoce dell'Ong hanno prontamente denunciato la mossa israeliana come una flagrante e grave violazione delle leggi internazionali riguardo il trattamento dei prigionieri, invitando altri gruppi e organizzazioni a stigmatizzare l'accaduto e chiedere provvedimenti contro il Governo di Tel Aviv.
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sabato 26 marzo 2011
Abbas al-Sayyed, al sedicesimo giorno di sciopero della fame, trasferito all'ospedale di Ramleh
La vita di Abbas al-Sayyed, leader delle Brigate al-Qassam rinchiuso nella prigione sionista di Rimon (Tulkarem), é ormai in serio pericolo, avendo il prigioniero raggiunto il sedicesimo giorno di sciopero della fame totale in protesta contro le inumane condizioni di detenzione imposte non soltanto a lui, ma a tutti i detenuti della Resistenza rinchiusi nella struttura.
Ikhlas al-Sayyed, moglie del prigioniero, ha dichiarato a un reporter del "Palestine Information Center" che, a causa delle sue gravissime condizioni di salute, Abbas sarebbe stato da poco trasferito nell'ospedale carcerario di Ramleh e che, nonostante tutto, la sua determinazione a continuare lo sciopero non si sarebbe affatto indebolita.
Le condizioni di prigionia in cui viene costretto mio marito dovrebbero essere una 'punizione' per essere riuscito a rilasciare una dichiarazione ai rappresentanti della TV Al-Jazeera durante l'udienza per il rinnovo della detenzione in isolamento oltre due settimane addietro", la signora Al-Sayyed, che non vede il marito da oltre un anno, ha invitato tutte le organizzazioni umanitarie che si interessano dei prigionieri palestinesi in Israele a mobilitarsi in suo favore.
Dopo il ricovero di Al-Sayyed a Ramleh le autorità israeliane, cedendo dopo un lungo e durissimo braccio di ferro, hanno acconsentito a fargli ricevere la visita del suo legale, l'avvocato Mohammed Abdeen.
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lunedì 21 marzo 2011
Comitato degli abitanti di Silwan denuncia: "Israele brutalizza sistematicamente i bambini palestinesi suoi prigionieri!"
Secondo uno studio portato avanti dal Comitato di Difesa degli abitanti palestinesi di Silwan, il quartiere di Gerusalemme occupata sottoposto alle brutali politiche di giudaizzazione forzata del Governo sionista dell'Apartheid, i bambini e i ragazzi del distretto che hanno avuto la sfortuna di cadere prigionieri delle autorità israeliane hanno subito gravi ed evidenti modifiche al comportamento e alla personalità, in conseguenza degli abusi e dei tormenti cui sono stati sottoposti durante la detenzione.
Tali modifiche, se non affrontate nella maniera terapeuticamente corretta, si svilupperanno in profondità con effetti negativi sulla socialità e la salute mentale dei soggetti in questione, come articola, in un incontro tenutosi lo scorso venerdì con la stampa locale e regionale, il membro del Comitato Fakhri Abu Diab. "Stiamo parlando di dozzine e dozzine di bambini e ragazzi, per un totale di oltre due centinaia: bambini che una volta restituiti alle famiglie hanno mostrato segni di isteria, agitazione, attacchi di panico, incubi, scotofobia (paura del buio), balbuzie e altri disordini della fonazione, aggressività e altri disordini che erano del tutto sconosciuti prima delle loro esperienze nelle carceri israeliane".
Tali cambiamenti, sottolinea Diab, non possono essere tutti frutto del caso o di 'incidenti isolati'; evidentemente Israele implementa una politica di sistematica brutalizzazione delle proprie vittime, in special modo sui bambini, in quanto più esposti e sensibili alle molestie e agli abusi, in modo da 'creare' intere generazioni di Palestinesi traumatizzati e insicuri, che più difficilmente saranno in grado di lottare in maniera coerente per i propri diritti e più facilmente potranno lasciarsi andare ad atti di violenza insensata, giustificando così la 'leggenda' sionista sui 'palestinesi come animali violenti'.
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sabato 12 marzo 2011
Abbas al-Sayyed dichiara lo sciopero della fame contro le inumane condizioni di prigionia
Abbas al-Sayyed, comandante delle Brigate Ezzedin al-Qassam (braccio militare del movimento Hamas), attualmente rinchiuso nella prigione sionista di Rimon (Tulkarem), dove i suoi persecutori vorrebbero che rimanesse fino alla morte, é recentemente entrato in totale sciopero della fame, per protestare contro le indegne e inumane condizioni di prigionia a cui non soltanto lui, ma anche i suoi compagni di prigonia, sono sottoposti.
Ne ha dato la notizia Ikhlas Al-Sayyed, sua moglie, che ha riportato come, a seguito della richiesta di aiuto e miglioramento delle condizioni carcerarie lanciata durante la sua udienza di Appello, Abbas sarebbe stato duramente torturato da secondini e autorità carcerarie israeliane: "Tra le ritorsioni subite da mio marito, a parte la confisca di tutti gli effetti personali che aveva con sé in cella, la più grave é certo quella dell'isolamento sotterraneo, dove é stato tenuto per giorni interi, recluso in uno spazio talmente ristretto da somigliare a un loculo".
L'isolamento totale sotterraneo é l'ultima trovata sionista per aggravare ulteriormente le condizioni di prigionieri che, normalmente, spendono mesi e mesi, oltre un anno nel caso di Abbas al-Sayyed, in celle di isolamento, venendo quindi sottoposti a uno stress emotivo e mentale facilmente immaginabile. L'isolamento costituisce la più comune e frequente forma di tortura a cui Israele sottopone i prigionieri della Resistenza palestinese, visto che non lascia tracce evidenti sul corpo, ma distorce e segna profondamente la psiche e l'anima dei carcerati, che a lungo andare diventano larve d'uomo stranite e disadattate come i naufraghi delle isole deserte.
Questo é il moderno "Arcipelago Gulag" dell'Apartheid israeliano, a denunciare il quale non vi sono pasciute lobby interessate come quelle foraggiate dal Dipartimento di Stato americano e dalla CIA come ai tempi della Guerra Fredda.
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giovedì 24 febbraio 2011
Lo Sceicco Salah, rapito da Israele, é rinchiuso nella galera di Moskobiya "per aver bruciato un cespuglio"!
Dopo ore di angosciosa incertezza, in cui ogni secondo poteva portare la notizia che lo Sceicco Raed Salah, storico leader del Movimento musulmano in Israele, poteva essere stato rinvenuto cadavere dopo essere stato letteralmente rapito in mezzo alla strada dopo un sit-in di protesta nel quartiere arabo di Silwan, finalmente l'avvocato Khaled Zabarka, incaricatosi ufficialmente della difesa del leader religioso palestinese, ha potuto comunicare di conoscere il luogo ove é tenuto prigioniero.
Si tratta della galera sionista di Moskobiya/Maskobeh, luogo di patimento e tormenti per centinaia di figli della Palestina, dove i prigionieri vengono regolarmente sottoposti a torture e abusi al di fuori di ogni legalità e controllo internazionale, come in una piccola, sconosciuta Abu Ghraib.
Sono dozzine e dozzine i Palestinesi che ogni anno muoiono nelle carceri israeliane, spesso per le conseguenze dei pestaggi o per la totale assenza di ogni forma di assistenza medica per i loro problemi di salute pregressi, per quelli sviluppati a causa dell'insalubre vita di prigionia o, addirittura, per la deliberata sperimentazione da parte israeliana di farmaci pericolosi che essi ricevono mescolati a cibo e acqua.
Zabarka ha denunciato l'operazione israeliana di rapimento dello Sceicco come "totalmente illegale e criminale" e ha liquidato come un "puro e semplice pretesto" l'accusa elevata contro di lui di aver 'bruciato un cespuglio' durante una sua visita di solidarietà alla comunità beduina di Araqib, che recentemente ha visto il proprio villaggio demolito per la diciannovesima e ventesima volta dai miliziani sionisti che vorrebbero cacciarli dalla terra che abitano da sempre, nel Negev.
Anche il Movimento di Resistenza Hamas non ha tardato a far sentire la sua voce in merito alla vicenda-Salah: in un comunicato rilasciato poco prima delle dichiarazioni del suo difensore l'organizzazione ha dichiarato che lo Stato ebraico é "pienamente e unicamente responsabile" dello stato di salute del religioso e che il suo "patetico tentativo" di interrompere e impedire il suo impegno a contrastare l'occupazione e la giudaizzazione forzata di sempre nuovi settori di terra palestinese si risolverà "in un nulla di fatto".
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lunedì 21 febbraio 2011
La famiglia di Gilad Shalit accusa il Premier Netanyahu per l'inazione che ne prolunga la prigionia!
La famiglia di Gilad Shalit, il membro delle forze di occupazione sioniste catturato dalla Resistenza palestinese durante l'operazione "Miraggio che Scompare" il 25 giugno 2006, hanno esteso un comunicato stampa nel quale attaccano senza mezzi termini l'attuale Premier di Tel Aviv Benji Netanyahu per l'inazione che sta inutilmente prolungando la detenzione del loro congiunto, tenuto in una località segreta della Striscia di Gaza.
Noam Shalit, padre del prigioniero, ha comunicato alla radio israeliana di "averne abbastanza di scuse e giustificazioni", e di "pretendere" che Netanyahu acconsenta alle richieste pervenute da parte Palestinese per assicurare un pronto rilascio di suo figlio, che avrebbe potuto essere liberato mesi e mesi fa, attorno al quarto anniversario della sua cattura.
Il comunicato della famiglia Shalit é stato esteso nel 1700esimo giorno di prigionia di Gilad, la cui esistenza in vita e in normali condizioni di salute é stata a più riprese confermata dai suoi catturatori tramite l'invio di tre lettere di suo pugno, di una audiocassetta con incisa la sua voce e di un DVD contenente una sua sequenza filmata.
In cambio della liberazione del prigioniero il fronte della Resistenza palestinese, guidato dalle Brigate Ezzedin al-Qassam, che hanno materialmente portato a buon fine l'audace cattura, ha richiesto la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi minorenni e di tutte le donne palestinesi incarcerate da Israele, prigionieri che, a differenza di Shalit, vengono quotidianamente sottoposti ad abusi, indegnità e torture psicologiche (specialmente la molestia sessuale e la minaccia di stupro, costantemente paventata alle donne e alle ragazzine).
Il caporale Shalit delle forze armate sioniste venne catturato con un attacco coordinato al mezzo corazzato da cui la sua squadra si stava preparando a violare il territorio della Striscia di Gaza per spargere il terrore nella popolazione palestinese e contribuire allo stillicidio di attacchi e raid che continuano anche oggi contro i cittadini dell'enclave costiera: nell'attacco due soldati sionisti vennero uccisi e altri tre feriti.
Noam Shalit, padre del prigioniero, ha comunicato alla radio israeliana di "averne abbastanza di scuse e giustificazioni", e di "pretendere" che Netanyahu acconsenta alle richieste pervenute da parte Palestinese per assicurare un pronto rilascio di suo figlio, che avrebbe potuto essere liberato mesi e mesi fa, attorno al quarto anniversario della sua cattura.
Il comunicato della famiglia Shalit é stato esteso nel 1700esimo giorno di prigionia di Gilad, la cui esistenza in vita e in normali condizioni di salute é stata a più riprese confermata dai suoi catturatori tramite l'invio di tre lettere di suo pugno, di una audiocassetta con incisa la sua voce e di un DVD contenente una sua sequenza filmata.
In cambio della liberazione del prigioniero il fronte della Resistenza palestinese, guidato dalle Brigate Ezzedin al-Qassam, che hanno materialmente portato a buon fine l'audace cattura, ha richiesto la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi minorenni e di tutte le donne palestinesi incarcerate da Israele, prigionieri che, a differenza di Shalit, vengono quotidianamente sottoposti ad abusi, indegnità e torture psicologiche (specialmente la molestia sessuale e la minaccia di stupro, costantemente paventata alle donne e alle ragazzine).
Il caporale Shalit delle forze armate sioniste venne catturato con un attacco coordinato al mezzo corazzato da cui la sua squadra si stava preparando a violare il territorio della Striscia di Gaza per spargere il terrore nella popolazione palestinese e contribuire allo stillicidio di attacchi e raid che continuano anche oggi contro i cittadini dell'enclave costiera: nell'attacco due soldati sionisti vennero uccisi e altri tre feriti.
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lunedì 7 febbraio 2011
"Fuga per la Vittoria" per Ayman Nofal, comandante delle Brigate al-Qassam evaso dalle galere di Mubarak
Ayman Nofal, ufficiale delle "Brigate Al-Qassam", ala militare del Movimento musulmano di Resistenza, Hamas, é riuscito a riguadagnare la Striscia di Gaza attraverso un tunnel sotterraneo nella giornata di Sabato, dopo una frenetica e pericolosa traversata che in pochi giorni lo ha portato a percorreere le centinaia e centinaia di chilometri che, attraverso l'Egitto e la penisola del Sinai, separavano la sua casa, nel campo profughi di Nusayrat dalla galera in cui aveva languito da oltre tre anni senza che alcuna accusa venisse mossa o nessun processo fosse istruito contro di lui.
Nofal era stato arrestato il 27 gennaio del 2008 quando, insieme ad altre migliaia di palestinesi, aveva infranto il varco di frontiera di Rafah per poter attraversare il confine e acquistare in Egitto il cibo e i medicinali cui la crudeltà dello strangolamento economico imposto su Gaza dai sionisti (con la complicità di Mubarak) non permetteva di importare nella Striscia. Purtroppo, se per quasi tutti i Palestinesi che sciamarono in Egitto, acquistando e pagando regolarmente i beni di cui necessitavano, l'evento non ebbe conseguenze di sorta, per Nofal esso fu l'inizio di tre anni da incubo: riconosciuto da membri della polizia segreta del regime, venne bloccato e portato al Cairo, dove passò mesi e mesi in regime di isolamento, sottoposto alle brutali sevizie insegnate ai carcerieri egiziani dagli agenti della CIA.
Bisogna ricordare che l'Egitto era parte attiva e integrante del progetto di rapimenti e torture illegali voluto dall'amministrazione Bush.
Con l'esplosione della rivolta anti-Mubarak, Nofal ha avuto la meravigliosa sorpresa di vedere centinaia e centinaia di parenti di detenuti e manifestanti prima assediare e poi prendere letteralmente d'assalto la prigione in cui si trovava detenuto. Grazie all'aiuto e alla solidarietà di "alcuni fratelli egiziani", sul cui numero e identità ha ovviamente preferito glissare, Nofal é riuscito dapprima a recuperare le forze e quindi ad affrontare la traversata del Sinai che si é conclusa con il passaggio nel tunnel di contrabbando che lo ha ricondotto a casa.
Nel pomeriggio di domenica 6 febbraio Nofal ha avuto addirittura il piacere di ricevere la visita del Primo Ministro palestinese Ismail Hanyieh, che si é congratulato con lui per il ritorno in patria. Al Capo del legittimo Governo palestinese Nofal ha descritto le terribili condizioni in cui versavano i prigionieri palestinesi e i prigionieri politici egiziani, confermando inoltre che, in tutti i trentasei mesi della sua detenzione, non é mai stato formalmente accusato di nulla, anche se i suoi carcerieri sembravano molto ansiosi di estrargli, con ogni mezzo, informazioni sulla struttura e le operazioni di Hamas, che avrebbero poi passato agli americani e agli israeliani.
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giovedì 20 gennaio 2011
L'esercito sionista manda assolti i killer del vecchio palestinese massacrato nel suo letto
L'esercito dello Stato ebraico ha assolto i responsabili dell'omicidio a sangue freddo di un cittadino cisgiordano di 65 anni, crivellato di pallottole durante il raid notturno che, partito con l'obiettivo di rapire un esponente di Hamas appena liberato dalle galere collaborazioniste di Fatah, aveva finito per fare irruzione nella casa del di lui vicino, che dormiva tranquillamente nel suo letto.
La situazione sarebbe stata certamente adatta a una farsa di quelle con Renzo Montagnani e Mario Carotenuto, con i "rambo" dell'esercito sionista che sbagliavano indirizzo come dei maldestri postini, ma si é purtroppo trasformata in tragedia quando, in risposta a un "movimento sospetto" intravisto sotto le lenzuola i superarmati commandos con la stella di davide "si sono sentiti minacciati, temendo per le proprie vite".
"si sono sentiti minacciati, temendo per le proprie vite".
C'é scritto proprio così, sulla sentenza militare che ha mandato tutti assolti.
Immaginatevi voi, una squadra di terminator di Tsahal, anfibi ai piedi, elmetti di kevlar e giubbotti antiproiettile in testa e addosso, un vero arsenale di Uzi, Galil e Tar-21 stretto in pugno, "minacciati e timorosi per le proprie vite" davanti a un vecchio arabo che si rigira nel letto, o che annaspa alla ricerca dell'interruttore dell'abat-jour.
A quel punto lo Squadrone della morte ha letteralmente crivellato la propria vittima, Omar Salim al-Qawasmi, di colpi al cranio e al torso, massacrandolo, prima di fuggire dal luogo del delitto.
Con ipocrisia oltre ogni dire la "corte" militare sionista ha avuto il coraggio di definire il massacro: "legittimato dal movimento sospetto dell'ucciso e in sintonia con le regole d'ingaggio dell'esercito".
Del resto, bisogna sempre ricordare, che lo Stato ebraico applica l'infame "Dottrina Dahyieh", che raccomanda di concentrare gli attacchi su obiettivi civili; niente di strano che condonino l'esecuzione a sangue freddo di un ultrasessantacinquenne che non rappresentava un pericolo per nessuno, tantomeno per i commandos sionisti che si erano introdotti con la forza in casa sua.
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