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venerdì 14 gennaio 2011

Ahmed Yousef su Hamas e la condizione femminile: "Le donne di Gaza studiano, lavorano, lottano fianco a fianco coi loro uomini"

Ahmed Yousef
Le donne in ogni singola società hanno diverse e differenti percezioni del loro ruolo, il quale é solitamente plasmato da norme e convenzioni culturali e sociali; evidentemente in diverse parti del mondo queste norme e queste convenzioni hanno restritto la sfera dei diritti femminili.

L'Islam, la cultura e la società musulmana, possono senza dubbio rivendicare il merito di avere abbattuto molte di queste restrizioni e di queste barriere, enfatizzando l'eguaglianza sociale e garantendo il diritto al Lavoro come parte integrante della libertà di scelta di ogni donna. Inoltre, sebbene il Corano raccomandi a uomini e donne di "vestire con modestia", la questione se una donna debba indossare uno Shayla, un Hijab, un Amira, un Chador o un Niqab, é, in ultimo, lasciato alla coscienza personale della donna e al suo rapporto con la Scrittura e con Dio.

Inoltre, la scelta di un individuo o di un gruppo di praticare la propria religione seguendone gli insegnamenti, i principi e i precetti deve essere pienamente rispettato e non giudicato secondo standard stabiliti da qualcun altro.

Se da un lato non si può negare che certi individui o certe istituzioni in alcuni paesi o realtà musulmane abbiano oppresso le donne, come del resto é accaduto nel corso della Storia a qualunque paese e in qualunque latitudine, é cruciale, per una valutazione obiettiva dei fatti, riconoscere che tali comportamenti e tale oppressioni non seguono alcuna norma o ideologia religiosa e, anzi, spesso derivano da precedenti tradizioni e norme, con le quali l'Islam si é spesso trovato in contrasto. Hamas, in quanto movimento musulmano, é ansioso e pronto a implementare i principi e gli insegnamenti di integrazione e uguaglianza del genere femminile nel corpo sociale, senza riguardo per norme o tradizioni oppressive.

Hamas, in quanto Movimento di Liberazione dell'intero Popolo palestinese, lavora per rifiutare, sradicare e mettere fine all'Occupazione sionista e all'ingiustizia e all'oppressione che essa genera e non ha, in nessun modo o maniera, intenzione di instaurare un particolare tipo di Stato al termine di questa vittoriosa lotta di liberazione; né progetta di imporre le proprie visioni e i propri valori a chicchessia.

Per conseguire il proprio obiettivo primario, la vittoria della lotta di liberazione, Hamas deve giocoforza mobilitare e coinvolgere tutti i gruppi e tutti gli strati della società palestinese, senza riguardo al censo, al sesso, all'età, questa é la stringente necessità della militanza integrale.

Nel Corano é scritto: "I credenti, uomini e donne, sono l'uno il protettore dell'altro, godono di ciò che é giusto e proibiscono ciò che é nocivo". Chiaramente, l'Islam permette a uomini e donne di cooperare nell'assoluzione dei loro doveri; conseguentemente con ciò, comprendendo l'importanza l'utilità dell collaborazione e della complementarietà Hamas invita le donne a prendere parte a tutte le proprie attività: vi sono membri femminili nel Consiglio Consultivo, responsabile della strategia generale e delle iniziative principali del Movimento, così come vi sono donne attive nel Politburo, nell'Ufficio Affari culturali e, ovviamente, il Comitato per gli Affari femminili é costituito esclusivamente da donne.

A parte questi ruoli politici, le donne di Gaza giocano un ruolo decisivo nel mondo del lavoro e dell'istruzione: molte donne hanno ruoli di prestigio e responsabilità nelle scuole e nell'Università della Striscia, lavorano come medici, ingegneri e tecnici, si occupano del Sociale e hanno ruoli preminenti anche nelle rappresentanze sindacali e nei consigli studenteschi. Con le vittoriose elezioni del 2006 le donne di Hamas si mobilitiarono nella Striscia e in Cisgiordania per portare con grande successo il messaggio di Dignità e Resistenza di Hamas all'elettorato palestinese, che lo recepì premiandolo con la maggioranza assoluta.

Tre membri del Parlamento palestinese uscito da quelle urne erano donne, una di loro divenne Ministro, ben sessanta furono nominate direttori generali di commissioni e assessorati. Di sei Dipartimenti di Educazioni locati oggidì nella Striscia di Gaza, ben tre sono guidati da donne.
Con simili 'ceffi' a infestare la stampa e l'informazione italiana menzogne e balle su Hamas sono all'ordine del giorno!
La menzogna che vorrebbe Hamas come "oppressore" delle donne o che legherebbe il Movimento musulmano di Resistenza a pratiche discriminatorie e repressive come quelle in vigore in paesi e realtà lontanissime dalla Storia e dalla tradizione palestinese non é altro che uno dei mille modi con cui le lobby filosioniste che tanto bene influenzano i media e la politica delle cosiddette 'democrazie' occidentali tentano di diffondere paura, disprezzo e intolleranza nei confronti dell'Islam, della Cultura araba e della lotta di liberazione ed emancipazione del popolo di Palestina contro il razzismo e la persecuzione dello Stato ebraico; una lotta e un'emancipazione che vedono le donne di Hamas in prima linea su tutti i fronti: Politica, Lavoro, Economia, Sociale, Famiglia.

lunedì 20 dicembre 2010

Human Rights Watch denuncia l'Apartheid israeliano in Cisgiordania con una ricerca documentata


"Le politiche israeliane in Cisgiordania discriminano pesantemente i residenti palestinesi, deprivandoli di necessità basilari e nel contempo concedendo agi e amenità ai residenti degli insediamenti ebraici, a poche centinaia di metri da famiglie che vivono nelle condizioni più abiette"; questo il nodo centrale di un documentatissimo e inoppugnabile resoconto di oltre 160 pagine rilasciato dall'organizzazione Human Rights Watch nella scorsa giornata di domenica.

Il rapporto, significativamente intitolato "Separati e diseguali" (gioco di parole sull'ipocrita formula 'separati ma uguali' alla base delle leggi razziste alla Jim Crow in vigore negli Usa a sud della linea Mason-Dixon) identifica le pratiche discriminatorie israeliane che, sotto la scusa della "sicurezza" (in realtà totalmente aliena alla maggior parte delle misure di Apartheid), mettono in funzione un sistema "a due velocità": una per la privilegiata popolazione delle colonie ebraiche, popolate di fanatici praticanti del giudaismo più ultraortodosso, e una per i Palestinesi dei villaggi e degli insediamenti circondati di barriere e filo spinato (per impedirne la crescita e il rinnovamento), a cui vengono centellinati e a volte completamente negati servizi di base come elettricità, acqua corrente, fognature, scuole, accesso alle strade...mentre i coloni che vivono a un tiro di sasso hanno giardini, piscine, strade e servizi di trasporto che sono sistematicamente e aprioristicamente interdetti alla popolazione palestinese.

SCARICA QUI IL FILE PDF DEL RAPPORTO DI "HUMAN RIGHTS WATCH"



"I Palestinesi affrontano sistematiche discriminazioni semplicemente per la loro origine nazionale, per la loro etnia, per la loro razza", dichiara Carroll Bogert, Vicedirettore esecutivo per le Relazioni esterne di HRW, "E questo non é tutto, qualunque Palestinese vive sotto la spada di Damocle dell'espropriazione, dell'espulsione, del vedere i propri campi danneggiati oppure il proprio bestiame attaccato". Nel corso degli ultimi 18 anni le politiche colonialiste israeliane hanno aumentato la popolazione ebraica delle aree attentamente monitorate nella compilazione del rapporto da 241.000 a 490.000 unità, facendola più che raddoppriare, contemporaneamente oltre il 30 per cento dei residenti palestinesi delle stesse zone (fra cui Gerusalemme Est) sono stati espropriati delle loro case e delle loro terre.

Human Rights Watch, rilasciando il rapporto, estende il proprio richiamo ai Governi degli Stati Uniti, che annualmente foraggiano lo Stato ebraico con quasi tre miliardi di dollari di "aiuti" e dell'Unione Europea, verso i cui mercati sono indirizzati i prodotti coltivati sulla terra rubata ai Palestinesi, di chiedere accontabilità a Israele per ogni centesimo e ogni dollaro concesso, in modo che risulti chiaro come queste somme non possano venire spese per aumentare e rendere più profonda la miseria e la sofferenza degli abitanti della Cisgiordiania, e di aderire fino in fondo alla campagna di boicottaggio dei prodotti dell'Apartheid, in modo da spingere, attraverso consistenti danni economici, le forze politiche che finora hanno protetto e facilitato l'espansione delle colonie illegali a riconsiderare il loro agire e le loro posizioni.