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sabato 17 marzo 2012

In Tunisia sotto il Governo di Ennahda ecco arrivare finalmente la Finanza Islamica!


Il Governo tunisino ha messo in piedi un gruppo di lavoro per studiare un programma di sviluppo della finanza islamica nel paese, come recentemente annunciato da un dirigente del Ministero delle Finanze; il gruppo, che includerà rappresentanti della Banca Centrale, della Borsa e del Settore privato, tra cui il gruppo bancario Al-Baraka analizzerà le leggi del paese e vedrà come e quanto sia necessario modificarle per permettere il massimo sviluppo della finanza islamica.

Il corrotto regime di Ben Ali, legato a istituzioni imperialiste e sioniste come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, era contrario alla finanza islamica per motivi ideologici ma ora, col Partito del Rinascimento musulmano che domina lo scenario politico é venuto il momento di introdurre questo potente strumento di sviluppo non-usurario nel paese nordafricano.

Come é noto la finanza islamica segue gli insegnamenti del Corano e rifiuta di riconoscere o richiedere interessi, é perciò una finanza etica che non prevede sfruttamento. L'interesse usurario, tipico della finanza occidentale prevede per sua natura che il fulcro del processo economico sia lo sfruttamento: sfruttamento del lavoratore, del risparmiatore, del debitore, sempre sfruttamento della parte più debole. In questo modo la finanza 'tradizionale' si fa volano e propagatore dell'ingiustizia e della diseguaglianza su questo mondo.

Karima Rezk e Chaker Soltani del Ministero delle Finanze hanno anche dichiarato che "appena possibile" il Governo tunisiano progetta di emettere dei "Sukuk", anche noti come 'bond islamici', titoli di credito 'sharia-compliant' che permetteranno agli investitori di impiegare i loro risparmi in maniera eticamente accettabile.
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venerdì 16 marzo 2012

Lo Sceicco Mohammad Alaedin Madhi dichiara: "Sauditi e Qatariani? Traditori e servi di Israele e Usa!"


Un noto e autorevole chierico egiziano, lo Sceicco Mohammad Aledin Mahdi ha dichiarato in una intervista rilasciata ai microfoni dell'emittente iraniana PRESSTV che i governanti di Arabia Saudita e Qatar, costantemente impegnati a tentare di soffocare le ribellioni contro i leader venduti all'Occidente imperialista e contemporaneamente schierati contro quei regimi che cercano di portare avanti politiche di Resistenza come la Siria di Assad o l'Iran della Repubblica Islamica, non rappresentano altro che i limitati interessi delle loro case regnanti, legate a doppio filo alle potenze arroganti e succubi di esse.

"Servitori di Usa e Israele"; questo il poco lusinghero giudizio espresso dallo Sceicco, "Esiste forse democrazia o rappresentatività popolare in Qatar? In Arabia Saudita? Non penso proprio...eppure queste monarchie hanno sostenuto i bombardamenti occidentali sulla Libia, bombardamenti che hanno causato migliaia di morti più di qualunque azione dei seguaci di Gheddafi. Sauditi e Qatariani non rappresentano nulla per l'Islam o anche solo per la Sunnah, nessun ruolo, nessuna rappresentatività. Acquistano ogni anno armi per miliardi dagli Usa; contro chi le usano? Contro i nemici dell'Islam? No, le usano contro gli sciiti in Yemen e in Bahrein, contro i loro stessi cittadini sciiti nell'Est, finanziano terroristi che uccidono civili in Siria, perché?".

"Perché glielo ordina Israele...Israele non ha digerito la sconfitta del 2006 patita da Hezbollah; ha provato ad attaccare Hezbollah col tribunale internazionale, ma la caduta del Governo Hariri ha bloccato quel piano; allora hanno deciso di colpire Hezbollah cercando di rovesciare Assad, alleato del gruppo libanese e hanno usato ogni astuzia: terroristi, provocatori, menzogne sui loro canali tv, sanzioni illegali, ma stanno fallendo. Perché non iniziano a combattere Israele? Perché non colpiscono chi opprime e occupa la Palestina anziché i loro fratelli arabi e musulmani?".
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mercoledì 2 novembre 2011

"I debiti di Mubarak non li paghiamo!". L'Egitto lancia una campagna per spezzare la morsa del debito estero



Attivisti egiziani hanno lanciato una campagna per suscitare la consapevolezza pubblica riguardo alle negative ripercussioni del debito estero e dei forti prestiti accesi dal passato regime del tiranno Mubarak, che ancora pesano sulla bilancia dei pagamenti del Cairo. Durante una conferenza soprannominata "Campagna popolare per l'Estinzione dei Debiti egiziani" i partecipanti sono stati confrontati con la nozione che i debiti della nazione debbano essere rinegoziati e ripudiati quando provati illegittimi e ingiusti.

Uno dei concetti centrali del simposio é stato quello che i popoli e le nazioni possano e debbano dire la loro riguardo alle politiche fiscali del paese, soprattutto nei casi in cui queste siano state per decenni dirette da piccole minoranze remote e separate dagli interessi generali del Paese; quasi niente delle somme ingenti prese a prestito dal regime di Mubarak é andato a beneficio della popolazione, mentre adesso gli interessi annui su quegli stessi debiti sono uno dei più forti articoli di spesa della bilancia dei pagamenti del Cairo.

Alla riunione erano presenti molti ospiti latinoamericani che hanno portato ad esempio le esperienze dei loro paesi riguardo alla rinegoziazione del debito; si spera che, una volta completato il passaggio di poteri verso istituzioni civili anche il paese nordafricano possa seguire una strada simile, liberando quindi importanti risorse da investire nell'istruzione, nella sanità pubblica e in programmi di welfare, coerentemente con gli obiettivi dichiarati della Rivoluzione di Piazza Tahrir, che esplicitamente indicavano la giustizia sociale e la redistribuzione della ricchezza.
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