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martedì 16 ottobre 2018
Jet della forza aerea saudita precipita durante l'addestramento! Morti allievo ed istruttore!
Sembra proprio che i corrotti Principi sauditi dovranno continuare ancora per un bel po' ad assoldare mercenari per pilotare i loro aerei.
Due piloti dell'aviazione militare saudita sono morti quando il loro jet di addestramento si è schiantato durante un'uscita nella regione nord-occidentale di Tabuk.
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mercoledì 11 dicembre 2013
L'Oman si ribella e dice "NO!" a qualunque progetto di annessione del GCC da parte del regno saudita!
"Palaestina Felix" aveva lanciato l'allarme oltre un anno e mezzo fa riguardo agli insani propositi dei gerontocrati di Riyadh che, per tentare di stabilizzare lo status quo regionale una volta a loro favorevole e ora fortemente in fase di erosione rispetto all'emersione di nuovi 'player' locali e internazionali (sviluppo solamente conseguente al globale riposizionamento delle sfere di influenza con il passaggio dall'unipolarismo americano dell'ultimo ventennio a un panorama policentrico), avevano avuto la 'bella pensata' di annettersi tout court gli altri regnucoli ed emirati sunniti del GCC sotto le viste di una epidermica e cosmetica "integrazione".
All'epoca una forte voce di dissenso si levò dalla corte dell'Emiro Al-Thani del Qatar, in quel momento impegnato a sostenere in ogni dove la Fratellanza Musulmana come suo personale 'piede di porco' per crearsi una sfera d'influenza personale in funzione anti-saudita; visto che da allora il vecchio rubicondo Emiro ha abdicato in favore del suo più remissivo figliolo, apparentemente disinteressato a rincorrere disegni egemonici, sarebbe sembrato che adesso il progetto saudita potesse avanzare indisturbato: ma così non é stato.
Infatti, durante l'ultima riunione del 'GCC Dialogue Forum' é stato il Ministro degli Esteri Omani Youssef bin Alawi ad annunciare la sua intenzione di opporsi con ogni mezzo a una simile annessione, fino a uscire dall'organismo se tale progetto venisse ulteriormente spinto avanti da Riyadh.
Con il suo "melange" etnico (arabi, zanzibariti, baluci...) e religioso (sciiti, sunniti, ibadhi...) l'Oman ha una società troppo variegata ed equilibrata per non temere che a seguito di una sciagurata 'unione' come quella prospettata dai Sauditi tutti i partner minori del GCC si troverebbero a essere poco più che province di Riyadh.
All'epoca una forte voce di dissenso si levò dalla corte dell'Emiro Al-Thani del Qatar, in quel momento impegnato a sostenere in ogni dove la Fratellanza Musulmana come suo personale 'piede di porco' per crearsi una sfera d'influenza personale in funzione anti-saudita; visto che da allora il vecchio rubicondo Emiro ha abdicato in favore del suo più remissivo figliolo, apparentemente disinteressato a rincorrere disegni egemonici, sarebbe sembrato che adesso il progetto saudita potesse avanzare indisturbato: ma così non é stato.
Infatti, durante l'ultima riunione del 'GCC Dialogue Forum' é stato il Ministro degli Esteri Omani Youssef bin Alawi ad annunciare la sua intenzione di opporsi con ogni mezzo a una simile annessione, fino a uscire dall'organismo se tale progetto venisse ulteriormente spinto avanti da Riyadh.
Con il suo "melange" etnico (arabi, zanzibariti, baluci...) e religioso (sciiti, sunniti, ibadhi...) l'Oman ha una società troppo variegata ed equilibrata per non temere che a seguito di una sciagurata 'unione' come quella prospettata dai Sauditi tutti i partner minori del GCC si troverebbero a essere poco più che province di Riyadh.
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lunedì 19 agosto 2013
Ministro saudita incontra Hollande e spera che in Egitto la repressione continui indisturbata!
Il Ministro degli Esteri di Casa Saoud, Principe Al-Faisal, durante una sua trasferta parigina nel corso della quale si é incontrato col successore di Sarkozy François Hollande ha espresso la sua 'speranza' che l'attuale repressione armata in corso in Egitto possa andare avanti indisturbata, confermando come assolutamente corretto il giudizio analitico dell'amico Ouday Ramadan (espresso ieri su queste stesse pagine) secondo il quale quello a cui stiamo assistendo in questi giorni nel Paese delle Piramidi non é altro che una 'resa dei conti' tra marionette di Riyadh e marionette di Doha e Ankara.
In un discorso trasmesso dalla televisione Al-Ekhbariya lo stesso Re saudita Abdullah avrebbe invitato tutti i suoi alleati ad aiutare l'Egitto a "liberarsi del terrorismo". Interessante come Abdullah consideri 'terrorismo' le attività dell'Ikhwan sostenuta da Erdogan e, fino a poco tempo fa, dal Qatar, ma sia contemporaneamente alleato delle stesse potenze in Siria (anche se pure in Siria spesso milizie mercenarie filosaudite e filoturche si scannano tra loro).
L'Arabia Saudita ha promesso di versare cinque miliardi di dollari all'Egitto appena dopo il golpe che ha destituito il Presidente eletto Mohammed Mursi, venuto in odio alla popolazione per il tracollo dell'economia egiziana nel corso del primo anno trascorso come capo di Stato.
In un discorso trasmesso dalla televisione Al-Ekhbariya lo stesso Re saudita Abdullah avrebbe invitato tutti i suoi alleati ad aiutare l'Egitto a "liberarsi del terrorismo". Interessante come Abdullah consideri 'terrorismo' le attività dell'Ikhwan sostenuta da Erdogan e, fino a poco tempo fa, dal Qatar, ma sia contemporaneamente alleato delle stesse potenze in Siria (anche se pure in Siria spesso milizie mercenarie filosaudite e filoturche si scannano tra loro).
L'Arabia Saudita ha promesso di versare cinque miliardi di dollari all'Egitto appena dopo il golpe che ha destituito il Presidente eletto Mohammed Mursi, venuto in odio alla popolazione per il tracollo dell'economia egiziana nel corso del primo anno trascorso come capo di Stato.
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sabato 22 giugno 2013
Ancora una volta la brutalità del regime wahabita di Riyadh colpisce mortalmente un giovane delle Province Orientali!
Continua senza segno di affievolimento o di rallentamento la brutale campagna di repressione della corrottissima corte reale di Riyadh contro la popolazione delle Province Orientali, a stragrande maggioranza sciita, che chiede riforme democratiche e giusitizia sociale (visto che la quasi totalità del greggio saudita viene estratto dai loro territori).
Ma la corte saudita é troppo impegnata ad affilare i coltelli per la prossima resa dei conti tra parenti-serpenti che si scatenerà alla morte di Re Abdallah, per fare caso alle condizioni del popolo, quindi, la violenza delle forze di polizia e dell'Esercito rimane l'unica forma di risposta alle legittime richieste dei sudditi (echeggiate da dimostrazioni ed episodi di malcontento anche in altre zone del Regno).
Il diciannovenne Ali Hassan al-Mahroos, residente nel villaggio di Al-Toubi, nella Provincia di Qatif, é stato colpito da numerosi proiettili alla spalla e alla testa, che lo hanno ucciso sul colpo, durante un assalto in piena regola delle forze armate alle residenze private degli abitanti, che nei giorni precedenti avevano animato marce e raduni di protesta.
Un numero sconosciuto di residenti, inoltre, é stato rapito ed é letteralmente 'scomparso' nelle galere reali, dove i cittadini detenuti senza accuse formali sono ormai più di cinquantamila.
Ma la corte saudita é troppo impegnata ad affilare i coltelli per la prossima resa dei conti tra parenti-serpenti che si scatenerà alla morte di Re Abdallah, per fare caso alle condizioni del popolo, quindi, la violenza delle forze di polizia e dell'Esercito rimane l'unica forma di risposta alle legittime richieste dei sudditi (echeggiate da dimostrazioni ed episodi di malcontento anche in altre zone del Regno).
Il diciannovenne Ali Hassan al-Mahroos, residente nel villaggio di Al-Toubi, nella Provincia di Qatif, é stato colpito da numerosi proiettili alla spalla e alla testa, che lo hanno ucciso sul colpo, durante un assalto in piena regola delle forze armate alle residenze private degli abitanti, che nei giorni precedenti avevano animato marce e raduni di protesta.
Un numero sconosciuto di residenti, inoltre, é stato rapito ed é letteralmente 'scomparso' nelle galere reali, dove i cittadini detenuti senza accuse formali sono ormai più di cinquantamila.
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sabato 1 giugno 2013
Re Saoud smentisce 'Asharq Alawsa' e parte per visitare il collega despota del Marocco, ma la crisi di successione é solo rinviata...
Per la seconda volta in otto mesi le fonti del quotidiano londinese "Asharq Alawsa" che avevano dato, dopo lunga assenza dal proscenio mediatico, il Re saudita Abdallah come in coma e attaccato al respiratore artificiale, sono state smentite dai fatti, visto che il tiranno di Riyadh, occupante illegittimo dei luoghi sacri dell'Islam, finanziatore di moschee e madrasse wahabite, foraggiatore dei terroristi assassini in Siria e in altri paesi mediorientali e asiatici, si é imbarcato ieri per andare a visitare un altro despota filoamericano e filosionista: il Re del Marocco.Ma ovviamente questo 'coup de theatre' se segnala un grave "buco" giornalistico per la testata inglese in lingua araba, poco vuol dire in senso assoluto visto che non si può pensare, nonostante il pizzetto ostinatamente tinto di 'Grecian' che l'ultraottuagenario monarca possa scampare alla trista mietitrice ancora a lungo.
Una volta sotterratolo, gli accordi presi oltre mezzo secolo fa dai cosiddetti "Sudairi Seven" potrebbero venire meno per la prima volta visto che ormai dei fratelli di Abdallah potenzialmente incoronabili non saranno rimaste che due o tre vecchie cariatidi senili, rimbambite e malandate e i rappresentanti delle 'giovani' generazioni potrebbero chiedere un nuovo sistema di assegnazione del trono, ogni principe mettendo in campo le sue risorse, economiche, diplomatiche o anche militari.
lunedì 27 maggio 2013
Da Manama a Qatif gli Sciiti dimostrano a milioni: "Via dal Barhein i servi di Saoud!"; violenze e brutalità dei regimi wahabiti!!
Oceani di folla mobilitati tanto in Barhein quanto in Arabia Saudita chiedono Libertà, Democrazia e Uguaglianza sfidando ogni giorno gli apparati repressivi delle monarchie più retrive della Terra. A Qatif e in tutte le province orientali dell'Arabia Saudita i dimostranti, appartenenti alla minoranza sciita, hanno domandato l'immediato ritiro delle truppe saudite dall'Isola di Barhein, dove sono state inviate dai tiranni di Riyadh per aiutare il satrapo wahabita locale a difendersi dal suo stesso popolo.Anche in Barhein sono scoppiate intense manifestazioni quando, con un verdetto scandaloso, una corte locale ha assolto due sgherri del regime accusati dell'omicidio di un manifestante al quale avevano sparato a sangue freddo nel novembre 2011, durante le fasi iniziali della Rivoluzione barheini.
In un altro processo-farsa un aguzzino di Re Al-Khalifa che aveva manganellato a morte un dimostrante per la Democrazia si é visto ridurre la pena inflitta in primo grado da sette anni di carcere (sette anni per un assassinio!) ad appena SEI MESI. Questi sono i regimi amati e coccolati dall'Occidente ipocrita, tanto amante dei 'Diritti Umani' quando di comodo.
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Che fine ha fatto Abdullah al Saoud? Il Re saudita non si vede da giorni e qualcuno sospetta sia in coma!
Ancora una volta il Medio Oriente si interroga sulla sorte dell'attuale Re saudita, onusto di anni e di acciacchi e su quella del suo regno nel caso che una sua dipartita o permanente incapacità scateni la corsa alla successione che, lo ricordiamo ancora, a causa degli accordi presi decenni fa dai "Sette di Sudair" vedrà coinvolti non giovani ed energici principi, ma gli altrettanto senili e malandati fratelli superstiti dell'attuale monarca.Secondo il quotidiano londinese "Asharq Alawsa" Re Abdullah sarebbe caduto in coma mercoledì e sarebbe già morto se non fosse stato defibrillato e messo sotto ventilazione forzata, se questo fosse il caso bisognerebbe vedere quanto la corte possa riuscire a tenere nascosta la cosa, ma bisogna anche ricordare che la stessa testata aveva già dato per 'clinicamente morto' il sovrano alcuni mesi fa (novembre 2012).
A prescindere dalle attuali effettive condizioni del Re é chiaro che il problema della successione saudita può essere al massimo rimandato, e che, una volta che esso si presenterà sul serio, le sue conseguenze potrebbero scuotere fin nelle fondamenta il malfermo edificio di Casa Saoud.
venerdì 24 maggio 2013
Il regime saudita perseguita gli sciiti mentre i tiranni di Riyadh si dedicano a cocaina, anfetamine e alcool a fiumi!!
Baccanali che non sarebbero stati fuori posto nella Capri di Tiberio, posto che il successore di Augusto avesse conosciuto la cocaina, l'ecstasy e lo scotch 'Johnnie Walker' etichetta blu (quello da centosettanta dollari a bottiglia), accompagnati da adeguati "balletti rosa" con protagonisti giovani di entrambe i sessi che, in una società sclerotica e in crisi sotto tutti gli aspetti non trovano alternative che vendersi ai capricci dei principi regnanti per raggranellare una prebenda, un favore, una raccomandazione che permetta loro di immaginare un futuro diverso.A questo, secondo la coraggiosa inchiesta televisiva del giornalista Ali al-Maliki, si é ridotto il Regno d'Arabia Saudita, altro che "Custode dei luoghi sacri dell'Islam"; come già ampiamente dimostrava la condotta americana di "Bandar Bush" ai tempi in cui era ambasciatore saudita negli Usa, la Casa di Saoud abbandona le proibizioni religiose come un vestito stretto appena pensa di poterla fare franca.
Ma non trascura mai di scatenare il proprio apparato repressivo poliziesco verso uomini di fede che possano rappresentare un incomodo o una minaccia per la sua supremazia, garantita dalla violenza e dal servilismo ai potenti imperialisti e sionisti, come testimonia il recente arresto, con accuse totalmente pretestuose e fantasiose, dello Sceicco sciita Hassan al-Ziyad, rapito dagli sgherri del regime proprio in questi giorni.
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martedì 21 maggio 2013
Povero ambulante saudita si dà fuoco per protesta e muore consumato dalle fiamme!
Invece che sprecare centinaia di milioni di dollari nel tentativo fallimentare di spodestare il Presidente siriano Bashir al-Assad, i principi sauditi avrebbero fatto meglio a concentrare la loro attenzione e le loro risorse sulla grave situazione dell'economia interna, che vede fasce sempre più larghe della popolazione alle prese con crescenti difficoltà e rischia di mandare in 'corto circuito' il tacito patto 'tirannia in cambio di prosperità' che ha tenuto nel sopore qualunque rivendicazione politica da parte della cittadinanza dell'ultima monarchia assoluta della Terra negli ultimi trenta-trentacinque anni.Con un tempismo e una modalità che assomigliano a quelle dell'incidente che fece detonare la rivolta tunisina anti-Ben Ali (dittatore nordafricano ora ospite latitante proprio della corte corrotta di Casa Saoud) un venditore ambulante di frutta e verdura della capitale, tale Surehi (il nome proprio non é stato rivelato) si é cosparso di combustibile e si é dato fuoco per protesta contro il sequestro della sua merce da parte della polizia regia.
Il disgraziato, trasportato d'urgenza al più vicino ospedale, é tuttavia spirato per le conseguenze delle ustioni di terzo grado che aveva riportato. Non é il primo caso di auto-immolazione che avviene in Arabia Saudita e man mano che il tempo passa e che la situazione interna peggiora e si aggrava ci domandiamo quanto tempo dovrà ancora passare prima che esploda una sollevazione di massa contro Casa Saoud.
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sabato 29 dicembre 2012
Hosseini all'ICANA: "Situazione tragica in Arabia Saudita, la repressione del regime va fermata!"
Poche ore dopo l'arrivo della notizia dell'ennesima vittima civile immolata sull'altare della repressione eretto da Casa Saoud (tranquilla e sicura di poter massacrare quanti civili vuole, essendo garantita e protetta dalle alleanze con Washington e Tel Aviv) é stato un parlamentare iraniano, ai microfoni dell'Agenzia stampa ICANA a lanciare l'allarme umanitario.
Seyyed Sharif Hosseini, membro della Presidenza del Parlamento della Repubblica Islamica, ha dichiarato che "ormai da mesi" le proteste, originatesi nei centri sciiti delle Province Orientali come Qatif e Awamiyah, si sono estese fino a Riyadh ed altre città del paese, vedendo sempre più coinvolti anche cittadini di fede sunnita. La protesta, dichiara Hosseini, non é più (se mai lo sia stata), settaria e confessionale ma esprime la delusione del popolo per una gestione pubblica fallimentare in ogni campo.
In particolare sono scandalosi i rapporti internazionali sulle "enormi somme" versate dalla corte di Al-Saoud ad agitatori, mercenari e terroristi in Siria, quando invece la popolazione saudita chiede investimenti nelle infrastrutture, nello stato sociale, per la creazione di posti di lavoro e per diminuire la dipendenza dalle importazioni estere almeno dal febbraio del 2011.
Seyyed Sharif Hosseini, membro della Presidenza del Parlamento della Repubblica Islamica, ha dichiarato che "ormai da mesi" le proteste, originatesi nei centri sciiti delle Province Orientali come Qatif e Awamiyah, si sono estese fino a Riyadh ed altre città del paese, vedendo sempre più coinvolti anche cittadini di fede sunnita. La protesta, dichiara Hosseini, non é più (se mai lo sia stata), settaria e confessionale ma esprime la delusione del popolo per una gestione pubblica fallimentare in ogni campo.
In particolare sono scandalosi i rapporti internazionali sulle "enormi somme" versate dalla corte di Al-Saoud ad agitatori, mercenari e terroristi in Siria, quando invece la popolazione saudita chiede investimenti nelle infrastrutture, nello stato sociale, per la creazione di posti di lavoro e per diminuire la dipendenza dalle importazioni estere almeno dal febbraio del 2011.
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venerdì 28 dicembre 2012
Un altro ragazzo sciita massacrato a Qatif dagli sgherri del regime Saudita! Dove sono le prefiche occidentali?
Si chiamava Ali al-Marar e aveva soltanto 18 anni l'ennesima vittima della brutalità insensata del regime saudita-wahabita di Riyadh, che mantiene lo sfarzo satrapico della sua corte di principi fannulloni da gerontocomio svendendo alle potenze occidentali la ricchezza del petrolio estratto dal sottosuolo delle province sciite dell'Est.
Ma il giovane Ali Marar non é stata l'unica vittima della valanga di fuoco ad altezza d'uomo riversato dai giannizzeri saudita contro la folla disarmata che protestava contro la corruzione, l'inefficienza, la brutalità del regime; molti altri giovani dimostranti sono stati feriti: non sappiamo precisamente quanti perché da lungo tempo i feriti non vengono più portati in ospedale o ai pronto soccorso, dove potrebbero venire identificati e arrestati dalle autorità.
Il fuoco contro la manifestazione pacifica, secondo testimoni oculari, é partito da due veicoli blindati e da cecchini posizionati sui tetti degli edifici.
Ma il giovane Ali Marar non é stata l'unica vittima della valanga di fuoco ad altezza d'uomo riversato dai giannizzeri saudita contro la folla disarmata che protestava contro la corruzione, l'inefficienza, la brutalità del regime; molti altri giovani dimostranti sono stati feriti: non sappiamo precisamente quanti perché da lungo tempo i feriti non vengono più portati in ospedale o ai pronto soccorso, dove potrebbero venire identificati e arrestati dalle autorità.
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venerdì 7 dicembre 2012
Il Premier irakeno accusa Erdogan: "Hashemi va estradato! Che cosa direbbe se noi ospitassimo e proteggessimo i capi del PKK?"
Il quotidiano turco Hurriyet riporta la dichiarazione resa dal Primo Ministro di Bagdad Al-Maliki al microfono del suo inviato: "Che cosa direbbe Ankara se la leadership del PKK (la formazione curda coinvolta in una sanguinosa guerriglia nell'Est del paese) si trovasse a Badgad, ospitata e protetta?", subito dopo, l'accusa: "Ma, mentre non ci sono capi del PKK in Irak, un ex-politico irakeno condannato a morte per gravi crimini é in Turchia".
Il riferimeno, ovviamente, é a Tarik al-Hashemi, già Vicepresidente irakeno, condannato in contumacia a quattro pene capitali per il suo ruolo nell'aver orchestrato e architettato assassini politici con tutta l'influenza e la larghezza di mezzi datigli dalla carica che indegnamente ricopriva.
L'ospitalità estesa ad Hashemi, nonostante i mandati di cattura spiccati da Bagdad e il parere contrario dell'Interpol, é uno dei due "autogol" con cui Erdogan e Davutoglu hanno affondato la loro politica estera espansiva verso il Medio Oriente arabo, dimostrando come la Turchia non sia mai cambiata, rimanendo sempre l'askaro degli Usa e della NATO nella regione.
Il riferimeno, ovviamente, é a Tarik al-Hashemi, già Vicepresidente irakeno, condannato in contumacia a quattro pene capitali per il suo ruolo nell'aver orchestrato e architettato assassini politici con tutta l'influenza e la larghezza di mezzi datigli dalla carica che indegnamente ricopriva.
L'ospitalità estesa ad Hashemi, nonostante i mandati di cattura spiccati da Bagdad e il parere contrario dell'Interpol, é uno dei due "autogol" con cui Erdogan e Davutoglu hanno affondato la loro politica estera espansiva verso il Medio Oriente arabo, dimostrando come la Turchia non sia mai cambiata, rimanendo sempre l'askaro degli Usa e della NATO nella regione.
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martedì 4 dicembre 2012
Un jet addestratore saudita precipita al suolo nella Provincia di Tabuk: il pilota salvo per miracolo!
Dopo l'F-15 Eagle precipitato in mare nel corso del week-end siamo stati raggiunti nella serata di ieri dalla notizia che un altro jet in forza all'aeronautica saudita é precipitato distruggendosi: questa volta si é trattato di un BaE 'Hawk', addestratore transonico di produzione inglese, schiantatosi a terra presso la base aerea 'King Faisal' nella provincia nordoccidentale di Tabuk.
A meno di non credere a una epidemia di 'Gremlin' (i folletti responsabili di incidenti aeronautici di memoria Disneyana e Kelleyana) tra i ranghi dell'aviazione saudita é chiaro che, stante il basso livello di addestramento e responsività dei suoi piloti, un aumentato ritmo di incidenti non possa che coincidere con un aumento del ritmo delle attività.
Evidentemente, a causa delle notizie sempre più circostanziate sul coma irreversibile di Re Abdallah, qualcuno dei power-broker della dinastia di Riyadh sta mettendo in "preallarme" le sue pedine, evidentemente temendo di venire preso di sorpresa da atti ostili o colpi di mano. La successione al trono saudita, lo abbiamo più volte annunciato, ha una altissima probabilità di degenerare in scontri armati o addirittura a una guerra civile che potrebbe distruggere il regno.
A meno di non credere a una epidemia di 'Gremlin' (i folletti responsabili di incidenti aeronautici di memoria Disneyana e Kelleyana) tra i ranghi dell'aviazione saudita é chiaro che, stante il basso livello di addestramento e responsività dei suoi piloti, un aumentato ritmo di incidenti non possa che coincidere con un aumento del ritmo delle attività.
Evidentemente, a causa delle notizie sempre più circostanziate sul coma irreversibile di Re Abdallah, qualcuno dei power-broker della dinastia di Riyadh sta mettendo in "preallarme" le sue pedine, evidentemente temendo di venire preso di sorpresa da atti ostili o colpi di mano. La successione al trono saudita, lo abbiamo più volte annunciato, ha una altissima probabilità di degenerare in scontri armati o addirittura a una guerra civile che potrebbe distruggere il regno.
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martedì 27 novembre 2012
Esclusivo! Il Tiranno di Riyadh, Re Abdullah al-Saoud sarebbe in coma irreversibile dopo un'operazione andata male!
Sarebbero ormai 48 ore che il sovrano assoluto dell'Arabia Saudita, uno dei pochissimi autocrati rimasti al mondo, Re Abdullah al-Saoud, sarebbe tenuto in vita unicamente dalla ventilazione forzata, dopo essere scivolato in coma irreversibile dopo un fallito intervento chirurgico tentato a Riyadh, vista l'impossibilità di trasportare il senescente sovrano in Svizzera o negli Usa dove di solito vanno a sottoporsi a operazioni e trattamenti clinici i membri della Real Casa saudita.
Più volte preconizzato e paventato su queste stesse pagine l'evento, una volta confermato, aprirà una fase delicatissima di transizione nel reame, che potrebbe risultare nientemeno che nella caduta della dinastia regnante, nella guerra civile o persino della disintegrazione del regno in due o più entità; un ventaglio di eventi che sconvolgerebbero gli equilibri politici mediorientali specialmente per quanto riguarda piani, progetti e assunti dello schieramento imperialista e sionista.
L'operazione chirurgica risultata fatale al sovrano mirava a correggere un rilassamento dei legamenti nell'alta colonna vertebrale; in passato Re Saoud si era sottoposto con successo a due procedure simili nella parte bassa della schiena.
Più volte preconizzato e paventato su queste stesse pagine l'evento, una volta confermato, aprirà una fase delicatissima di transizione nel reame, che potrebbe risultare nientemeno che nella caduta della dinastia regnante, nella guerra civile o persino della disintegrazione del regno in due o più entità; un ventaglio di eventi che sconvolgerebbero gli equilibri politici mediorientali specialmente per quanto riguarda piani, progetti e assunti dello schieramento imperialista e sionista.
L'operazione chirurgica risultata fatale al sovrano mirava a correggere un rilassamento dei legamenti nell'alta colonna vertebrale; in passato Re Saoud si era sottoposto con successo a due procedure simili nella parte bassa della schiena.
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domenica 4 novembre 2012
L' "Imprenditore dell'Omicidio" Hashemi, fuggito in Turchia, viene condannato a morte...per la quarta volta!!
L'Ex-vicepresidente irakeno Tarik al-Hashemi, rappresentante del partito sunnita filoamericano Al-Irakyia e "mente" di dozzine di attacchi terroristici e di omicidi tentati (e purtroppo spesso riusciti) contro esponenti politici e ufficiali irakeni di inclinazioni e convinzioni politiche contrarie agli interessi Usa ha ricevuto, in contumacia, la quarta condanna a morte da parte di un tribunale di Bagdad.
La condanna a morte gli é stata inflitta per avere ideato e diretto una serie di attacchi esplosivi contro i pellegrini sciiti che percorrevano a piedi le autostrade irakene in direzione della città santa di Karbala in occasione della ricorrenza dell'Ashoura. Le precedenti sentenze capitali gli erano arrivate giovedì scorso per essere stato riconosciuto colpevole del piano per uccidere un alto ufficiale del Ministero degli Interni. Il 9 settembre 2012 Hashemi venne condannato a morte due volte per avere pianificato gli omicidi di altri tre responsabili della Pubblica Sicurezza.
Fuggito all'indomani del ritiro delle truppe Usa dall'Irak (lo stesso giorno successivo alla partenza dell'ultimo soldato yankee), Hashemi si é rifugiato dapprima in Kurdistan, quindi in Qatar, Arabia Saudita e infine in Turchia (dove tuttora risiede) mettendosi sotto la protezione dei servi e dei burattini della Casa Bianca nella Regione.
La condanna a morte gli é stata inflitta per avere ideato e diretto una serie di attacchi esplosivi contro i pellegrini sciiti che percorrevano a piedi le autostrade irakene in direzione della città santa di Karbala in occasione della ricorrenza dell'Ashoura. Le precedenti sentenze capitali gli erano arrivate giovedì scorso per essere stato riconosciuto colpevole del piano per uccidere un alto ufficiale del Ministero degli Interni. Il 9 settembre 2012 Hashemi venne condannato a morte due volte per avere pianificato gli omicidi di altri tre responsabili della Pubblica Sicurezza.
Fuggito all'indomani del ritiro delle truppe Usa dall'Irak (lo stesso giorno successivo alla partenza dell'ultimo soldato yankee), Hashemi si é rifugiato dapprima in Kurdistan, quindi in Qatar, Arabia Saudita e infine in Turchia (dove tuttora risiede) mettendosi sotto la protezione dei servi e dei burattini della Casa Bianca nella Regione.
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martedì 25 settembre 2012
Enorme manifestazione popolare attorno a galera di Al-Saoud dispersa e repressa con la violenza: usuale ipocrita silenzio degli "umanitari" occidentali!
Stolidi e impettiti come tutti gli sgherri del potere che non si rendono conto di quanto sia friabile e minato il terreno che sta loro sotto i piedi questi scherani di Casa Saoud che vedete ritratti qui sopra vegliano sulla calma ristabilita attorno alla prigione di Tarfiya nel cuore dell'ultima monarchia assoluta del globo, il cui perimetro fino a poche ore fa era letteralmente circondato da cittadini furenti che chiedevano a gran voce il rilascio di tutti i detenuti politici.
Molti rapiti alle loro famiglie e alle loro case senza nemmeno vedersi formulata un'accusa precisa i prigionieri per reati d'opinione sotto il tallone di Re Abdallah sono, secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie internazionali, in numero variabile tra i cinque e i trentamila. Ovviamente contro la brutalità con cui i corrotti monarchi petroliferi sunniti si scagliano contro ogni forma di dissenso e ogni istanza di riforma e democratizzazione delle loro società feudali nessuna ipocrita e strabica voce 'occidentalista' si alza.
Anzi, i lacché e i sicofanti dell'Occidente fanno a gara a stringere affari e contratti con i sovrani arabi autoritari, magari impinguando addirittura gli stessi arsenali che poi loro scateneranno contro i sudditi in rivolta. Negli ultimi giorni fino a 50 magistrati sauditi hanno rassegnato le dimissioni per essersi rifiutati di vidimare mandati di cattura pretestuosi contro persone che non avevano commesso alcun reato.
Molti rapiti alle loro famiglie e alle loro case senza nemmeno vedersi formulata un'accusa precisa i prigionieri per reati d'opinione sotto il tallone di Re Abdallah sono, secondo le stime di alcune organizzazioni umanitarie internazionali, in numero variabile tra i cinque e i trentamila. Ovviamente contro la brutalità con cui i corrotti monarchi petroliferi sunniti si scagliano contro ogni forma di dissenso e ogni istanza di riforma e democratizzazione delle loro società feudali nessuna ipocrita e strabica voce 'occidentalista' si alza.
Anzi, i lacché e i sicofanti dell'Occidente fanno a gara a stringere affari e contratti con i sovrani arabi autoritari, magari impinguando addirittura gli stessi arsenali che poi loro scateneranno contro i sudditi in rivolta. Negli ultimi giorni fino a 50 magistrati sauditi hanno rassegnato le dimissioni per essersi rifiutati di vidimare mandati di cattura pretestuosi contro persone che non avevano commesso alcun reato.
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lunedì 10 settembre 2012
Serpeggia sempre di più il malcontento in Arabia Saudita! Manifestazione di massa in preparazione il 23 settembre!
Il 23 settembre sarà come ogni anno festa nazionale in Arabia Saudita ma i cittadini, o meglio i sudditi, dell'ultima monarchia assoluta del mondo, i cui corrotti governanti sono manovrati a bacchetta da Usa e Israele, le cui fallimentari politiche sono riuscite a creare la carestia di benzina e gasolio nel principale paese esportatore di greggio al mondo, non pensano di avere nulla da festeggiare e si preparano a far sentire la loro voce alla reggia dei satrapi Al-Saoud.
Mentre la classe dirigente del paese é sempre più paralizzata a causa della senescenza e delle croniche malattie del sovrano e dei prossimi pretendenti al trono, attraverso le reti di Twitter e dei social network già fondamentali per far ruzzolare giù dai loro troni il 'Bey' Ben Ali e il 'Faraone' Mubarak il popolo saudita, senza differenze di setta o di orientamento politico, si organizza per prendere il controllo delle strade e delle piazze e gridare alta e forte la richiesta di liberazione per gli oltre trentamila detenuti politici incarcerati nelle galere del regime.
Mentre la classe dirigente del paese é sempre più paralizzata a causa della senescenza e delle croniche malattie del sovrano e dei prossimi pretendenti al trono, attraverso le reti di Twitter e dei social network già fondamentali per far ruzzolare giù dai loro troni il 'Bey' Ben Ali e il 'Faraone' Mubarak il popolo saudita, senza differenze di setta o di orientamento politico, si organizza per prendere il controllo delle strade e delle piazze e gridare alta e forte la richiesta di liberazione per gli oltre trentamila detenuti politici incarcerati nelle galere del regime.
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Tariq al-Hahsemi condannato a morte in absentia! Farà meglio a non farsi più vedere in Irak!
Riguardo alla scoperta delle attività terroristiche del sunnita Tarik al-Hashemi, quando era Vicepresidente dell'Irak per volere degli invasori occupanti americani abbiamo già parlato a lungo, rendendo anche la cronaca della sua fuga presso i Curdi appena é stato formalmente accusato di omicidi e attentati (il giorno esatto dopo il definitivo ritiro Usa dal paese mesopotamico) e del suo successivo peregrinare in tutti i despotati alleati di Washington nella regione: Qatar, Arabia Saudita e infine Turchia.
Adesso é arrivata la notizia ufficiale della condanna a morte inflittagli in contumacia da un tribunale iracheno che ha valutato accuratamente i suoi molti gravi crimini e ha ascoltato le testimonianze di tutti i suoi guardaspalle trasformati con lusinghe o minacce in killer prezzolati.
Hashemi oltre a numerosi omicidi ha preparato e ordito attentati con autobombe e altri congegni esplosivi, uno dei quali avrebbe dovuto colpire il premier sciita alleato dell'Iran, Nouri al-Maliki, per innescare una guerra civile tra le principali sette del paese e indebolire l'asse con Teheran e Damasco.
Adesso é arrivata la notizia ufficiale della condanna a morte inflittagli in contumacia da un tribunale iracheno che ha valutato accuratamente i suoi molti gravi crimini e ha ascoltato le testimonianze di tutti i suoi guardaspalle trasformati con lusinghe o minacce in killer prezzolati.
Hashemi oltre a numerosi omicidi ha preparato e ordito attentati con autobombe e altri congegni esplosivi, uno dei quali avrebbe dovuto colpire il premier sciita alleato dell'Iran, Nouri al-Maliki, per innescare una guerra civile tra le principali sette del paese e indebolire l'asse con Teheran e Damasco.
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martedì 4 settembre 2012
Re Saoud é negli Usa convalescente da un infarto mentre nel regno del petrolio scoppia la carenza di benzina e carburanti!
Il vecchio e malandato despota saudita, Re Abdullah bin Abdulaziz ha subito un'intervento a cuore aperto in una clinica statunitense: la quarta operazione chirurgica nel giro di due anni per il sovrano quasi novantenne. Secondo il quotidiano palestinese Al-Quds l'operazione sarebbe stata portata a termine tra le mura dell'Ospedale Mount Sinai, in seguito ai sintomi dell'ennesimo piccolo attacco cardiaco che avrebbe colpito il sovrano alla fine di Agosto.
In questo momento le redini del paese sono state lasciate in mano al Principe Salman bin Abdulaziz, fratello del monarca, la cui salute tuttavia non é poi di molto migliore e di cui diversi osservatori di cose mediorientali hanno osservato con preoccupazione diversi indizi di senescenza, come la difficoltà a mantenere l'attenzione concentrata sui dettagli di un argomento.
L'Arabia Saudita, oltre che dalle continue proteste nelle province sciite e da un sempre più diffuso fermento anche in altre città e regioni, sta venendo scossa ultimamente da una inaudita penuria di carburante che ha costretto molti rivenditori e stazioni di servizio a chiudere a tempo indefinito, specialmente nella regione di Al-Qassim.
In questo momento le redini del paese sono state lasciate in mano al Principe Salman bin Abdulaziz, fratello del monarca, la cui salute tuttavia non é poi di molto migliore e di cui diversi osservatori di cose mediorientali hanno osservato con preoccupazione diversi indizi di senescenza, come la difficoltà a mantenere l'attenzione concentrata sui dettagli di un argomento.
L'Arabia Saudita, oltre che dalle continue proteste nelle province sciite e da un sempre più diffuso fermento anche in altre città e regioni, sta venendo scossa ultimamente da una inaudita penuria di carburante che ha costretto molti rivenditori e stazioni di servizio a chiudere a tempo indefinito, specialmente nella regione di Al-Qassim.
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giovedì 5 luglio 2012
Hezbollah ribatte alle pretestuose accuse del tiranno del Barhein: "Rifiutiamo di fare da giustificazione alle repressioni del regime di Manama!"
I corrotti e sanguinari tiranni sunniti, emiri del petrolio con la mentalità sclerotizzata di predoni nomadi, hanno una comune risorsa cui ricorrere quando la loro superficialità, la loro inefficienza, il loro servilismo verso gli Usa (e Israele) rischia di mettere in pericolo i loro troni traballanti: il cosiddetto "Babau sciita". Incapaci di rapportarsi in maniera seria e razionale con la seconda scuola di interpretazione dell'Islam per diffusione e popolarità essi la usano come capro espiatorio per ogni situazione scomoda a cui non sanno trovare spiegazione o rimedio, cercando di indirizzare verso gli sciiti il malcontento e l'odio dei loro sudditi e regnicoli sunniti e preservando così trono, privilegi e prebende.
Il Sovrano del Barhein, impegnato da oltre diciotto mesi a reprimere nel sangue e nella violenza le manifestazioni di insofferenza e ribellione degli abitanti dell'Isola delle Perle (sunniti e sciiti insieme), ha cercato recentemente di insinuare un cuneo tra le due comunità, finora affratellate dalla protesta e dallo scontento per il predominio di Casa Al-Khalifa, ammonendo i sunniti che, se continueranno a protestare contro di lui, si troveranno a vivere in un regime sciiti filo-iraniano dove, pretende di prevedere il Dionigi di Manama, i sunniti saranno 'certamente' perseguitati. A sostegno di questa sua tesi il Re avrebbe accusato il partito libanese Hezbollah di fomentare le proteste degli sciiti e addirittura di avere 'agenti' in Barhein a questo scopo.
Prontamente non si é fatta attendere, direttamente da Beirut Sud, la risposta del Movimento sciita che, per bocca della sua Redazione Media ha dichiarato: "Le accuse del regime di Al-Khalifa nei nostri confronti dimostrano solo quanto disperata si sia fatta la stiuazione per il Re e i suoi manutengoli che tentano con ingenue fabbricazioni di insultare l'intelligenza dei loro stessi concittadini; Hezbollah non ha alcun rappresentante in Barhein e, riguardo la situazione politica dell'isola, se pure solidarizza con la richiesta di Diritti e Democrazia per TUTTA la cittadinanza, sostiene la possibilità di quest'ultima di raggiungere queste rivendicazioni in maniera pacifica".
"Chiamare in causa Hezbollah o inesistenti 'complotti sciiti' non fa che confermare la malizia del regime e la sua determinazione a reprimere con la violenza le legittime richeste del popolo, valendosi anche, ormai da molti mesi, del sostegno straniero saudita, qatariota, degli Emirati Arabi, degli Usa, dei mercenari pachistani e anche del silenzio complice e ipocrita del mondo occidentale, sempre pronto a invocare i 'Diritti Umani' quando tale appello possa fare da paravento ai suoi interessi espansionistici ed imperialisti".
Il Sovrano del Barhein, impegnato da oltre diciotto mesi a reprimere nel sangue e nella violenza le manifestazioni di insofferenza e ribellione degli abitanti dell'Isola delle Perle (sunniti e sciiti insieme), ha cercato recentemente di insinuare un cuneo tra le due comunità, finora affratellate dalla protesta e dallo scontento per il predominio di Casa Al-Khalifa, ammonendo i sunniti che, se continueranno a protestare contro di lui, si troveranno a vivere in un regime sciiti filo-iraniano dove, pretende di prevedere il Dionigi di Manama, i sunniti saranno 'certamente' perseguitati. A sostegno di questa sua tesi il Re avrebbe accusato il partito libanese Hezbollah di fomentare le proteste degli sciiti e addirittura di avere 'agenti' in Barhein a questo scopo.
Prontamente non si é fatta attendere, direttamente da Beirut Sud, la risposta del Movimento sciita che, per bocca della sua Redazione Media ha dichiarato: "Le accuse del regime di Al-Khalifa nei nostri confronti dimostrano solo quanto disperata si sia fatta la stiuazione per il Re e i suoi manutengoli che tentano con ingenue fabbricazioni di insultare l'intelligenza dei loro stessi concittadini; Hezbollah non ha alcun rappresentante in Barhein e, riguardo la situazione politica dell'isola, se pure solidarizza con la richiesta di Diritti e Democrazia per TUTTA la cittadinanza, sostiene la possibilità di quest'ultima di raggiungere queste rivendicazioni in maniera pacifica".
"Chiamare in causa Hezbollah o inesistenti 'complotti sciiti' non fa che confermare la malizia del regime e la sua determinazione a reprimere con la violenza le legittime richeste del popolo, valendosi anche, ormai da molti mesi, del sostegno straniero saudita, qatariota, degli Emirati Arabi, degli Usa, dei mercenari pachistani e anche del silenzio complice e ipocrita del mondo occidentale, sempre pronto a invocare i 'Diritti Umani' quando tale appello possa fare da paravento ai suoi interessi espansionistici ed imperialisti".
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