Evidentemente gli Americani non hanno capito che in Irak non comandano più loro (e mica da poco!).
Con questo messaggio l'ambasciatore Usa a Bagdad Douglas Silliman (nomen omen, visto che in Inglese "Silly" vuol dire 'sciocco' e "Silliness" é 'sciocchezza', quindi Silli-Man...) 'ordina' al Governo irakeno cosa 'dovrebbe fare' per compiacere Washington...cioé disarmare e smobilitare le unità di Mobilitazione Popolare.
GUARDA CASO, proprio quelle unità schierate al confine con la Siria, dove l'ISIS, dopo essere riuscito ad avanzare contro i curdacci (complici anche "strani errori di bombardamento" americani...) cerca di rientrare in Mesopotamia.
Ma io dico, insomma, questi o sono scemi di loro, o prendono per scemi gli altri!
Puntuale, però, la replica irakena:
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domenica 4 novembre 2018
"Silliman's Silliness"!! Ambasciatore Usa in Irak pensa di poter dare ordini al nuovo Governo, rimbeccato da immediata nota ufficiale!
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domenica 27 novembre 2011
Il Governo pachistano "sfratta" gli americani dalla base aerea di Shamsi: due settimane per fare i bagagli!
"Quando ci vuole ci vuole", potremmo commentare in questo modo, sintetico ma esplicativo, la decisione del Governo di Islamabad con cui si é data la classica 'two weeks' notice' al personale americano di liberare la base aerea di Shamsi, remoto avamposto al confine tra Afghanistan e Pachistan usato per la 'guerra dei droni' contro la Resistenza afghana. Lo sfratto é stato comunicato appena ieri, come reazione all'attacco che ha ucciso 28 militari pachistani ferendone altri 15 nella regione nordoccidentale di Mohmand.
Che i droni venissero usati anche per bombardamenti in territorio pachistano si sapeva e buona parte dell'opinione pubblica di quel paese é fermamente contraria alla cosa, anche perché spesso e volentieri sotto i razzi e le bombe dei robot-terminator del 'nobel per la pace' Obama finiscono innocenti civili, per i quali nessuno chiede scusa. Ma l'uccisione di militari, in così gran numero, richiedeva un qualche genere di risposta anche perché l'Esercito pachistano, con la familiarità che ha col colpo di stato militare, avrebbe potuto decidere che era il momento di licenziare l'esecutivo civile e riprendere in mano le redini del potere.
Secondo quanto riportato dall'Agenzia France Presse il Governo ha anche chiesto la revisione di tutti gli accordi con gli Usa: diplomatici, militari e di intelligence, in seguito a un meeting straordinario dei Ministri più importanti (Difesa, Interni, Esteri...) con i Capi di Stato Maggiore dell'Esercito, presieduto dal Premier Yousuf Raza Gilani. Dopo l'incontro il Primo Ministro ha convocato l'ambasciatore Usa e ha annunciato che tutti i convogli di rifornimenti per le forze di invasione NATO in Afghanistan sarebbero stati bloccati al confine "fino a quando la situazione non sarà chiarita".
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mercoledì 21 settembre 2011
Il Vicepresidente iracheno: "Le forze di occupazione Usa procedono nel ritiro come da accordi!"
Il Vicepresidente irakeno Khudair al-Khuzaie ha dichiarato recentemente, nell'ambito della polemica che divide Bagdad dal Pentagono sulla questione del ritiro delle ultime truppe usa d'occupazione rimaste nel paese dopo l'invasione di otto anni fa, che fino a questo momento le forze a stelle e strisce hanno continuato il processo di smobilitazione e ritiro "in perfetto orario" sulle tabelle di marcia indicate nel 2008 quando, già con la valigia in mano e certo di lasciare le chiavi della Stanza Ovale in mano all'abbronzato Obama, George Bush Jr. firmò i protocolli con cui gli Usa si impegnavano a vacare basi e caserme in Mesopotamia entro il 31 dicembre 2011.
Al-Khuzaie deve essere molto sicuro delle sue fonti, perché ha rilasciato lo 'statement' proprio dopo un incontro a quattr'occhi con l'ambasciatore washingtoniano James Jeffrey, nella giornata di mercoledì 21 settembre. Secondo un comunicato stampa diffuso in seguito dalla segreteria del Vicepresidente Jeffrey, nel corso dell'incontro, ha ribadito che, nonostante qualche "mugugno" di generali del Pentagono la Casa Bianca conta di onorare i propri impegni di ritiro entro i termini stabiliti, ribadendo inoltre che ogni operazione di combattimento delle truppe rimaste in Irak é conclusa ormai da mesi e che esse stanno soltanto "dando i ritocchi finali" alle loro missioni di consulenza e addestramento delle forze di sicurezza e difesa irachene.
Nonostante queste assicurazioni reiterate, non si arrestano testimonianze e segnalazioni che vorrebbero i militari Usa scesi nuovamente in campo nelle ultime settimane per cercare di arginare una nuova ondata di torbidi e violenze, che sembrano particolarmente minacciosi a poche settimane dal loro definitivo abbandono del campo; anche perché potrebbero preludere a una specie di situazione stile 'Saigon 1975', replicata sulle rive di Tigri ed Eufrate anziché su quelle del Mekong.
Al-Khuzaie deve essere molto sicuro delle sue fonti, perché ha rilasciato lo 'statement' proprio dopo un incontro a quattr'occhi con l'ambasciatore washingtoniano James Jeffrey, nella giornata di mercoledì 21 settembre. Secondo un comunicato stampa diffuso in seguito dalla segreteria del Vicepresidente Jeffrey, nel corso dell'incontro, ha ribadito che, nonostante qualche "mugugno" di generali del Pentagono la Casa Bianca conta di onorare i propri impegni di ritiro entro i termini stabiliti, ribadendo inoltre che ogni operazione di combattimento delle truppe rimaste in Irak é conclusa ormai da mesi e che esse stanno soltanto "dando i ritocchi finali" alle loro missioni di consulenza e addestramento delle forze di sicurezza e difesa irachene.
Nonostante queste assicurazioni reiterate, non si arrestano testimonianze e segnalazioni che vorrebbero i militari Usa scesi nuovamente in campo nelle ultime settimane per cercare di arginare una nuova ondata di torbidi e violenze, che sembrano particolarmente minacciosi a poche settimane dal loro definitivo abbandono del campo; anche perché potrebbero preludere a una specie di situazione stile 'Saigon 1975', replicata sulle rive di Tigri ed Eufrate anziché su quelle del Mekong.
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