Approfittando del clima più rilassato dopo le importanti vittorie sui campi di battaglia e l'allontanamento dell'ISIS da molte località di importanza vitale, politica ed economica, oltre che militare, il Premier irakeno Haider Abadi ha iniziato un periodo di 'razionalizzazione' degli alti gradi militari mettendo al bando corruzione, settarismo e inefficienza.
Finora trentaquattro 'alti papaveri' sono finiti sotto la falce: ventisei direttamente licenziati (e non é chiaro se, di fronte a prove clamorose di inettitudine e corruzione non si possa procedere anche penalmente contro di loro), e un'altra decina più semplicemente 'invitati' a mettersi a riposo (speriamo col minimo di pensione!).
Non é chiaro se questo 'repulisti' abbia avuto luogo più tra gli scaldapoltrone del Ministero della Guerra (che sotto l'occupazione americana fu riempito di ogni sorta di cialtroni: esuli rimpatriati, collaborazionisti curdi e altra marmaglia) o tra i comandanti di unità sul campo, ma noi ci auguriamo che questa salutare 'purga' non sia che l'inizio di un processo di registrazione ed efficientamento (da condursi in coordinazione con Russia e Iran) di tutte le forze armate e di sicurezza irakene.
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giovedì 13 novembre 2014
Il Premier irakeno Abadi 'fa pulizie': licenziati o prepensionati 36 ufficiali dell'Esercito corrotti e inefficienti!
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venerdì 25 luglio 2014
"A Gaza le leadership militari potrebbero essere sul punto di scavalcare i dirigenti politici: specialmente in Hamas!"
Un rovesciamento del tradizionale assunto Clausewitziano che vede la dirigenza politica decidere per la guerra e lasciare l'iniziativa ai comandi militari solo per quanto concerne le questioni 'tecniche' della sua condotta, o piuttosto la nascita di una nuova leadership politica palestinese espressa direttamente dai ranghi dei comandanti militari e destinata a sostituire quella precedente, nel caso di Hamas screditata dall'abortita svolta del 2011-2012?
E' lo scenario che potrebbe presto proporsi a Gaza, dove, a leggere quanto pubblicato ieri dal quotidiano libanese Al-Akhbar, perlomeno in 'Casa Hamas' ormai sarebbe la leadership militare a guidare il gioco informando via via i dirigenti politici di modalità e tempistiche con cui coordinare dichiarazioni, richieste, condizioni.
Giorni addietro, con il regime sionista disperato per una tregua, é stata la dirigenza militare a stabilire le condizioni per il cessate il fuoco, che i dirigenti politici si sono limitati a ripetere facendo quindi saltare l'ipotesi di uno stop delle ostilità a termini graditi a Tel Aviv.
In seguito al grande successo della liberazione di centinaia di prigionieri in cambio dell'ebreo francese Schalit, la popolarità del leader delle Brigate Qassam Ahmed Jabari divenne 'scomoda' e ciò spiega l'aiuto dei servizi del Qatar offerto al regime sionista per martirizzarlo.
Adesso però la situazione é punto e a capo, con i capi delle Brigate Qassam idolatrati e applauditi dalla popolazione di Gaza mentre i dirigenti 'civili' sono screditati e sopportati appena.
E' lo scenario che potrebbe presto proporsi a Gaza, dove, a leggere quanto pubblicato ieri dal quotidiano libanese Al-Akhbar, perlomeno in 'Casa Hamas' ormai sarebbe la leadership militare a guidare il gioco informando via via i dirigenti politici di modalità e tempistiche con cui coordinare dichiarazioni, richieste, condizioni.
Giorni addietro, con il regime sionista disperato per una tregua, é stata la dirigenza militare a stabilire le condizioni per il cessate il fuoco, che i dirigenti politici si sono limitati a ripetere facendo quindi saltare l'ipotesi di uno stop delle ostilità a termini graditi a Tel Aviv.
In seguito al grande successo della liberazione di centinaia di prigionieri in cambio dell'ebreo francese Schalit, la popolarità del leader delle Brigate Qassam Ahmed Jabari divenne 'scomoda' e ciò spiega l'aiuto dei servizi del Qatar offerto al regime sionista per martirizzarlo.
Adesso però la situazione é punto e a capo, con i capi delle Brigate Qassam idolatrati e applauditi dalla popolazione di Gaza mentre i dirigenti 'civili' sono screditati e sopportati appena.
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mercoledì 20 novembre 2013
Bomba contro colonna militare ad Al-Arish, muoiono 11 soldati egiziani
Almeno 11 soldati egiziani sono rimasti uccisi e decine (forse quaranta) feriti quando un veicolo parcheggiato a lato della strada che la loro unità stava percorrendo nella cittadina di Al-Arish (nella Penisola del Sinai) é saltato in aria nella giornata di oggi.
Non vi sono stati messaggi o rivendicazioni di alcun tipo ma le autorità del Cairo parlano di 'azione dovuta a elementi attigui alla Fratellanza Musulmana', l'organizzazione messa fuorilegge dopo la deposizione dell'Ex-presidente Mohammed Mursi.
L'attacco é stato il secondo più sanguinoso tra quelli avvenuti nel Sinai recentemente, superato solo dalla strage di 25 poliziotti a Rafah, avvenuta lo scorso 19 agosto.
Le autorità egiziane hanno istituito funerali solenni per i caduti decretando il lutto nazionale.
Non vi sono stati messaggi o rivendicazioni di alcun tipo ma le autorità del Cairo parlano di 'azione dovuta a elementi attigui alla Fratellanza Musulmana', l'organizzazione messa fuorilegge dopo la deposizione dell'Ex-presidente Mohammed Mursi.
L'attacco é stato il secondo più sanguinoso tra quelli avvenuti nel Sinai recentemente, superato solo dalla strage di 25 poliziotti a Rafah, avvenuta lo scorso 19 agosto.
Le autorità egiziane hanno istituito funerali solenni per i caduti decretando il lutto nazionale.
domenica 28 luglio 2013
Scambio di accuse tra Fatah e Hamas sullo sfondo del dissidio civile egiziano, invero un triste spettacolo!
Quando, anziché fare fronte comune nel nome della Resistenza, i Palestinesi si lasciano pilotare e manovrare secondo le agende e gli interessi di parti terze che non hanno alcuna intenzione di portare avanti le loro rivendicazioni irrinunciabili e di contribuire in alcun modo alla conquista dei loro inalienabili Diritti, ecco che quello che é uno dei più dignitosi, nobili e coraggiosi popoli del mondo riesce a dare al mondo uno spettacolo tutt'altro che edificante.
E' questo, in sintesi, quel che é successo ieri in seguito alla artificosa 'manifestazione' inscenata a Ramallah dalla fazione Fatah per 'sostenere' l'opera della giunta militare del Generale Al-Sisi, che in Egitto ha esautorato e arrestato il Presidente eletto Mohammed Mursi e ha istigato una serie di scontri interni tra sostenitori dell'Ikhwan e suoi avversari che finora ha provocato numerose centinaia di morti.
Alcune centinaia di militanti di Fatah e di lavoratori pubblici dell'Autorità Nazionale Palestinese (il regime di Bantustan egemonizzato senza mandato da Fatah fin dal fallito Colpo di Stato del 2007) sono stati riuniti a Piazza Al Manara a Ramallah e vi sono rimasti alcune ore cantando slogan in favore di Al-Sisi e dei militari egiziani agurando, tra l'altro, che questi possano fare "piazza pulita" dei Fratelli Musulmani.
Subito da Gaza é partita la ritorsione del portavoce di Hamas Ihab Al-Ghusain che ha accusato Fatah "di voler vedere l'Egitto bruciare nella Guerra Civile" e ha accusato la fazione dell'usurpatore Mahmud Abbas di avere "entusiasticamente preso parte negli ultimi mesi alla campagna di menzogne e calunnie contro Hamas tramite i suoi uffici del Cairo e i suoi contatti con uomini del vecchio regime di Mubarak".
E' questo, in sintesi, quel che é successo ieri in seguito alla artificosa 'manifestazione' inscenata a Ramallah dalla fazione Fatah per 'sostenere' l'opera della giunta militare del Generale Al-Sisi, che in Egitto ha esautorato e arrestato il Presidente eletto Mohammed Mursi e ha istigato una serie di scontri interni tra sostenitori dell'Ikhwan e suoi avversari che finora ha provocato numerose centinaia di morti.
Alcune centinaia di militanti di Fatah e di lavoratori pubblici dell'Autorità Nazionale Palestinese (il regime di Bantustan egemonizzato senza mandato da Fatah fin dal fallito Colpo di Stato del 2007) sono stati riuniti a Piazza Al Manara a Ramallah e vi sono rimasti alcune ore cantando slogan in favore di Al-Sisi e dei militari egiziani agurando, tra l'altro, che questi possano fare "piazza pulita" dei Fratelli Musulmani.
Subito da Gaza é partita la ritorsione del portavoce di Hamas Ihab Al-Ghusain che ha accusato Fatah "di voler vedere l'Egitto bruciare nella Guerra Civile" e ha accusato la fazione dell'usurpatore Mahmud Abbas di avere "entusiasticamente preso parte negli ultimi mesi alla campagna di menzogne e calunnie contro Hamas tramite i suoi uffici del Cairo e i suoi contatti con uomini del vecchio regime di Mubarak".
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domenica 14 ottobre 2012
Bashir Assad: da specializzando di oculistica a Presidente-guerriero, il leader siriano mostra la sua tempra
Chi ha avuto occasione di incontrare di persona il Presidente siriano Assad nelle ultime settimane ha detto di averlo trovato trasformato: non più il leader impeccabilmente fasciato in abiti civili che si offriva con la affascinante Asyma a fianco agli obiettivi e alle ottiche di fotografi e cameramen, non più il diplomatico abile e misurato che trattava a pari con Ahmadinejad, Nasrallah, Erdogan e Re Saoud, ma un leader in tenuta militare, spesso con la mimetica gualcita dall'essere rimasta indosso durante poche ore di sonno, che anziché chiedere pareri e consigli ad advisor e collaboratori impone decisioni e strategie che spesso si rivelano vincenti anche quando vanno contro la saggezza consuetidinaria.
"Al Presidente Bashar mancava l'esperienza del confronto militare, vivendola l'ha affrontata come tutte le altre sfide della sua vita: l'ha studiata, valutata e ne ha appreso i segreti nell'agirla da protagonista". Del resto questo non é una novità per il Presidente siriano: studente di oftalmologia e oculistica a Londra venne portato quasi di peso a Damasco quando risultò unico 'papabile' candidato alla successione del padre malato; non era stato 'selezionato' come delfino, ruolo che era riservato al fratello maggiore Bassil, morto nello schianto della sua Mercedes nel 1994, eppure si é rivelato un ottimo leader politico, adesso suo padre Hafez, già comandante dell'Aviazione e veterano delle guerre contro Israele sarebbe orgoglioso di vederlo cogliere successi anche come uomo di guerra.
Il cambiamento di tattica dei terroristi mercenari pagati da Arabia Saudita, Qatar e Turchia, che sono passati dal tentare di istituire una impossibile "zona franca" in territorio siriano ad attentati lanciati alla cieca dimostra la loro disperazione e la loro rabbia impotente. Il sostegno iraniano e russo continua a farsi sentire ed é molto prezioso, non soltanto dal punto di vista militare ed economico ma anche politico e diplomatico. Assad sa che in Teheran ha un alleato fedelissimo, fedele quanto lo fu suo padre per Khomeini durante la guerra del 1980-88 contro Saddam e Mosca non mostra alcun segno di cedimento o di stanchezza nel suo sostegno a Damasco.
"Al Presidente Bashar mancava l'esperienza del confronto militare, vivendola l'ha affrontata come tutte le altre sfide della sua vita: l'ha studiata, valutata e ne ha appreso i segreti nell'agirla da protagonista". Del resto questo non é una novità per il Presidente siriano: studente di oftalmologia e oculistica a Londra venne portato quasi di peso a Damasco quando risultò unico 'papabile' candidato alla successione del padre malato; non era stato 'selezionato' come delfino, ruolo che era riservato al fratello maggiore Bassil, morto nello schianto della sua Mercedes nel 1994, eppure si é rivelato un ottimo leader politico, adesso suo padre Hafez, già comandante dell'Aviazione e veterano delle guerre contro Israele sarebbe orgoglioso di vederlo cogliere successi anche come uomo di guerra.
Il cambiamento di tattica dei terroristi mercenari pagati da Arabia Saudita, Qatar e Turchia, che sono passati dal tentare di istituire una impossibile "zona franca" in territorio siriano ad attentati lanciati alla cieca dimostra la loro disperazione e la loro rabbia impotente. Il sostegno iraniano e russo continua a farsi sentire ed é molto prezioso, non soltanto dal punto di vista militare ed economico ma anche politico e diplomatico. Assad sa che in Teheran ha un alleato fedelissimo, fedele quanto lo fu suo padre per Khomeini durante la guerra del 1980-88 contro Saddam e Mosca non mostra alcun segno di cedimento o di stanchezza nel suo sostegno a Damasco.
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venerdì 27 gennaio 2012
L'esercito di occupazione sionista afflitto dai renitenti: sempre meno giovani ebrei vogliono trasformarsi in SS con la stella di davide!
L'ufficio leva dell'esercito del regime ebraico ha gravi problemi con la chiamata alle armi, che nello stato fascista di occupazione della Palestina coinvolge ragazzi e ragazze. Per chi voleva evitare di farsi addestrare e indottrinare a diventare una macchina di odio e oppressione, ma senza affrontare la detenzione che aspetta i 'Refusenik' (e che pure tanti giovani coraggiosi accettano per diventare essi stessi veicolo di denuncia della brutalità sionista) una via più "comoda" era quella di dichiararsi ebrei ultraortodossi, presentarsi alla chiamata infagottati in una palandrana da haredim e dichiarare di non poter portare armi per motivi religiosi.
Con l'estensione di questa pratica a fasce sempre più estese di giovani (20 per cento dei richiamati nel 1992, 35 per cento oggi) però gli uffici competenti si sono dati a qualche indagine e accertamento, scoprendo, per esempio, che solo tra le ragazze tantissime delle pretese "ultraortodosse" avevano frequentato scuole assolutamente secolari (cose che gli haredim non farebbero mai, invocando la totale separazione non solo dai non-ebrei ma anche dagli ebrei non-ortodossi per mantenere la loro 'purezza'), rivedendo quindi un enorme numero di dossier per renitenza alla leva.
Negli ultimi mesi diversi generali sionisti hanno lanciato allarmi riguardo alla prevista incapacità del sistema militare di Tel Aviv di affrontare la rinnovata possibilità di una guerra su più fronti ora che l'Egitto non é più sotto il controllo di un dittatore filoamericano e che la maggior parte della popolazione di quel paese preme per una denuncia del cosiddetto 'Trattato di Pace di Camp David'.
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domenica 27 novembre 2011
Il Governo pachistano "sfratta" gli americani dalla base aerea di Shamsi: due settimane per fare i bagagli!
"Quando ci vuole ci vuole", potremmo commentare in questo modo, sintetico ma esplicativo, la decisione del Governo di Islamabad con cui si é data la classica 'two weeks' notice' al personale americano di liberare la base aerea di Shamsi, remoto avamposto al confine tra Afghanistan e Pachistan usato per la 'guerra dei droni' contro la Resistenza afghana. Lo sfratto é stato comunicato appena ieri, come reazione all'attacco che ha ucciso 28 militari pachistani ferendone altri 15 nella regione nordoccidentale di Mohmand.
Che i droni venissero usati anche per bombardamenti in territorio pachistano si sapeva e buona parte dell'opinione pubblica di quel paese é fermamente contraria alla cosa, anche perché spesso e volentieri sotto i razzi e le bombe dei robot-terminator del 'nobel per la pace' Obama finiscono innocenti civili, per i quali nessuno chiede scusa. Ma l'uccisione di militari, in così gran numero, richiedeva un qualche genere di risposta anche perché l'Esercito pachistano, con la familiarità che ha col colpo di stato militare, avrebbe potuto decidere che era il momento di licenziare l'esecutivo civile e riprendere in mano le redini del potere.
Secondo quanto riportato dall'Agenzia France Presse il Governo ha anche chiesto la revisione di tutti gli accordi con gli Usa: diplomatici, militari e di intelligence, in seguito a un meeting straordinario dei Ministri più importanti (Difesa, Interni, Esteri...) con i Capi di Stato Maggiore dell'Esercito, presieduto dal Premier Yousuf Raza Gilani. Dopo l'incontro il Primo Ministro ha convocato l'ambasciatore Usa e ha annunciato che tutti i convogli di rifornimenti per le forze di invasione NATO in Afghanistan sarebbero stati bloccati al confine "fino a quando la situazione non sarà chiarita".
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domenica 20 novembre 2011
Perde i pezzi l'esercito del tiranno Saleh! Sempre più unità militari passano dalla parte dell'opposizione
Un grande numero di personale militare yemenita ha ufficialmente abbandonato il campo del traballante tiranno dell'Arabia Felix Ali Abdullah Saleh (foto sotto) per passare al fronte delle opposizioni, imitando la scelta compiuta lo scorso giugno dalla Prima Divisione Corazzata e dal suo comandante Generale Ali Mohsen. Questa erosione delle forze armate a lui fedeli potrebbe essere il fattore decisivo nel tramonto dell'autocrate che, miracolosamente sopravvissuto a un attentato nel suo stesso palazzo e letteralmente 'rimesso insieme' dai chirurghi occidentali convocati apposta dai suoi sponsor sauditi non sarebbe più in grado, secondo alcuni osservatori, di disporre di forze sufficienti per reprimere 'adeguatamente' una sollevazione contemporanea dei militari a lui avversi, della popolazione civile e dei guerriglieri tribali guidati dallo Sceicco Sadeq al-Ahmar.
La popolazione civile ha accolto i defettori dell'Esercito con gioia, invitando altri loro camerati a imitarne la scelta e diventare parte del movimento che, con mesi di lotta e centinaia di vittime, sta spingendo uno degli ultimi baluardi della dittatura venduta a Washington, a Riyadh e a Tel Aviv verso quello che si annuncia come un cambiamento epocale.
Le Nazioni Unite spingerebbero per l'adozione di un piano di transizione abbozzato dal Consiglio di Cooperazione dei Paesi arabi del Golfo, che però viene rifiutato a priori dalle opposizioni in quanto prevede guarentigie per l'ex dittatore che lo metterebbero al sicuro da indagini e processi riguardo i crimini commessi in trentatré anni di autocrazia (prima sul solo Yemen del Nord, poi, dopo l'annessione violenta con la guerra del 1994, anche su quello del Sud).
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martedì 20 settembre 2011
Bomba ad Ankara, due i morti. Ergenekon/Gladio colpisce ancora? Ci sono i militari dietro l'attentato nella capitale?
Ombre lunghe ed inquietanti si stendono sulla Turchia, ombre che in Italia conosciamo molto bene, proiettate da generali e colonnelli "deviati", da servizi segreti più in sintonia con Washington e Tel Aviv che con l'interesse del popolo e della nazione che dovrebbero servire, ombre di attentati 'interni', di terrore seminato ad arte, di strategia della tensione.
![]() |
| I generali Hasan Igsiz, Nusret Tasdeler, Ismail Hakki Pekin, coinvolti in trame per un colpo di stato anti-Erdogan |
Una brutta notizia, specialmente perché, con il Governo Erdogan impegnato nella dura resa dei conti diplomatica con Israele, l'attentato di oggi segnala che Netanyahu e Lieberman possono forse contare su una "quinta colonna" gallonata più che disposta a versare il sangue dei propri compatrioti che a dare dispiaceri a burattinai della NATO e del sionismo internazionale. Chi come lo scrivente ricorda le inconfessabili alleanze tra fascisti dei NAR e Mossad israeliano ha ben presente quali devastanti e terrificanti conseguenze possono sortire da queste apparentemente assurde "unholy alliances".
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venerdì 18 febbraio 2011
I lavoratori egiziani paralizzano il paese, la Rivoluzione non é finita con la cacciata del faraone!
Un sms, un singolo, misero, inutile sms.
Ecco tutta la "pressione" che le potenti forze armate egiziane si sono sentite di "scatenare" contro le masse lavoratrici in lotta per i loro diritti e il loro futuro, attraverso dozzine e dozzine di scioperi che stanno letteralmente paralizzando l'economia del Paese delle Piramidi, causando perdite per centinaia di milioni di dollari.
| Joe Camel ci invita a concederci una vacanza all'ombra della Sfinge... |
Certo, con la situazione tuttora fluida e incerta, la maggior parte dei viaggi e dei pacchetti vacanza prenotati per questo periodo sono stati già cancellati, ma un paese praticamente bloccato dagli scioperi farà molto per scoraggiare anche quei 'turisti a tutti i costi' che non avevano ancora telefonato a tour operator e compagnie aeree, magari avendo riservato voli e soggiorni per le settimane venture.
Naturalmente, le forze di terra dell'Esercito avrebbero tutta la forza necessaria a caricare dimostranti e scioperanti come in una ripetizione di Tienanmen, magari anche fino ad arrossare di sangue le acque del Nilo, ma quello che paralizza il braccio armato della repressione militare è il tarlo dell'incertezza: di fronte a proteste così massicce e trasversali (protestano i tessili, i metallurgici, i dipendenti pubblici, persino le guide delle piramidi e degli altri siti archeologici e storici) sarebbe necessario mobilitare decine, forse centinaia di migliaia di uomini...chi dice che risponderanno agli ordini? Chi dice che apriranno il fuoco e guideranno i blindati sopra la folla? Chi dice, invece, che non vi si uniranno?
Chi scrive ricorda Tienanmen e ricorda come l'Esercito cinese fece compiere il massacro a reparti convocati apposta dalle più remote province asiatiche della Repubblica Popolare, in maniera che nulla, nemmeno quasi la lingua, li legasse a coloro che erano chiamati a reprimere e massacrare. Per fortuna, i generali egiziani non hanno questa possibilità.
Da qui il messaggino.
"Le Forze Armate fanno appello ai nobili e onorevoli cittadini egiziani perché capiscano che continue proteste in questo delicato momento non fanno che danneggiare il paese e la sua economia".
Tanto valeva che scrivessero, a la Maurizio Costanzo: "Bbbboni, state bbbbboni!".
Secondo Alia el-Mahdi, della Facoltà di Scienze Politiche ed Economiche dell'Università del Cairo gli scioperi attuali non sono 'consguenza' della Rivoluzione di Piazza Tahrir, piuttosto, anche il movimento che dal 25 gennaio in avanti ha portato alla caduta dell'autocrazia centrata attorno ad Hosni Mubarak e alla sua famiglia é piuttosto una CONSEGUENZA di un lungo processo di lotte e rivendicazioni che partono almeno dal 2008 con lo sciopero di El-Mahalla el-Kubra, ma probabilmente andavano avanti in una forma o in un'altra fin dal 2006.
Ancora una volta l'esperienza egiziana ci ricorda che, quando riesce a unirsi e a coordinare le istanze delle sue varie componenti, la classe lavoratrice riesce a mettere in moto processi che fanno tremare nei loro stivali anche i generali di uno degli eserciti più grandi e meglio riforniti e foraggiati del Medio Oriente...del resto, come recitavano i versi di un vecchio inno che qualcuno voleva frettolosamente dare per sorpassato e inattuale: "La classe operaia, compagni all'attacco, lo Stato e i Padroni non la possono fermar".
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lunedì 14 febbraio 2011
Prime crepe nel regime algerino: "Prossima l'abolizione del quasi ventennale Stato di Emergenza!"
Il Governo algerino ha annunciato che abolirà lo "Stato di Emergenza" che ha serrato il paese sotto la sua ferrea cappa fin dal 1992.
Decretato per impedire la salita al potere del FIS, il Fronte musulmano di salvezza che aveva legittimamente e regolarmente vinto le elezioni politiche, lo "Stato di Emergenza" segnalò lo scatenarsi di un vero e proprio Regno del Terrore durante il quale Squadroni della Morte dei Servizi segreti e dell'Esercito si macchiarono di immani stragi di civili, regolarmente attribuite a fantomatici (e inesistenti) "fondamentalisti islamici".
Come da perfetto manuale della "Strategia della Tensione" l'escalation di violenza militare e poliziesca sotto falsa bandiera fece collassare qualunque anelito popolare verso l'instaurazione di una vera democrazia.
Adesso però, di fronte agli eventi tunisini ed egiziani e spaventati dalla determinazione che da diverse settimane porta i cittadini di Algeri (ma anche di altre località) a scendere regolarmente in piazza nella giornata di sabato, sembra che gli apparati repressivi dello Stato stiano cercando di prevenire la piazza, mettendo in cantiere in fretta e furia una serie di "riforme" che evitino l'esplosione del malcontento come a Tunisi e al Cairo.
Primo fra i provvedimenti, l'abolizione dell'Emergenza.
Lo scorso sabato, nella giornata del 12 febbraio, sassaiole e scontri anche violenti si sono verificate ad Annaba, quattro poliziotti sono stati ricoverati con contusioni e concussioni.
Secondo fonti ufficiose il Presidente Bouteflika si starebbe preparando a un vasto rimpasto governativo e a varare una serie di misure di difesa dei salari e di contenimento dei prezzi degli affitti e dei generi di prima necessità.
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