Quindici mesi fa l'ex-calciatore ed eroe della Resistenza Mahmoud Sarsak, militante della Jihad Islamica Palestinese, veniva liberato dal regime ebraico di occupazione dopo un lunghissimo sciopero della fame che ne ha messo in pericolo la vita e la salute, ad attenderlo a braccia aperte oltre ai camerati della Jihad e dei Battaglioni Al-Quds, c'era suo padre, che si era fatto portavoce della sua sofferenza alle orecchie sorde e ipocrite dei potenti palestinesi e dei rappresentanti delle imbelli pseudo-democrazie asservite al sionismo.
Riceviamo oggi la notizia che a 72 anni di età il padre di Sarsak é deceduto, inviamo le più sentite condoglianze all'eroe palestinese, certi che in futuro darà ancora ulteriori ragioni di orgoglio alla memoria di suo padre con la stessa determinazione con cui ha condotta la propria lotta durante la prigionia.
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mercoledì 16 ottobre 2013
Condoglianze all'eroe della Resistenza Mahmoud Sarsak che ha oggi perso il padre!
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sabato 23 febbraio 2013
Altri 'detenuti fantasma' nelle galere sionaziste? Una famiglia libanese, dopo 35 anni, spera ancora di riavere suo figlio!

Il recente scandalo legato alla misteriosa morte di Ben Zygier, ebreo australiano con doppio passaporto e già agente del commando omicida del Mossad che assasinò Mahmoud Mabhouh a Dubai, durante la sua detenzione illegale da parte del regime sionista, ha fatto riemergere l'attenzione internazionale riguardo diversi altri casi di presunti prigionieri trattenuti da Israele al di fuori di ogni cornice di legalità internazionale, come ben si addice a uno 'Stato Canaglia' che viola e ignora dozzine di risoluzioni ONU, mantiene un arsenale atomico illegale fuori da ogni controllo, pratica l'occupazione militare di territorio e l'omicidio internazionale e la minaccia militare come 'normali' strumenti della sua Politica Estera.
Uno di questi casi sarebbe stato segnalato da un cittadino australiano di origine libanese, Jamal Skaf, il cui fratello Yahya, un tempo militante di un'organizzazione di Resistenza colegata all'OLP é stato dato per morto nel 1978 quando prese parte all'operazione armata di rappresaglia con cui le milizie filopalestinesi all'epoca operanti in Libano avevano deciso di vendicare l'assassinio del dirigente Kamal Adwan, ucciso da sicari sionisti a Beirut.L'operazione, guidata dalla famosa guerrigliera Dalal Mughrabi, causò gravi danni e molte vittime al regime sionista e si é sempre considerato che al suo apice, non avendo apparente via d'uscita, i commando libanesi e palestinesi si siano dati la morte piuttosto che cadere vivi in mano agli israeliani, ma, nonostante questo, Jamal Skaf ha dichiarato di essere stato contattato da un sacerdote giudaico australiano che lo avrebbe informato della possibilità di ottenere la liberazione di Yahya, a suo dire detenuto segretamente in Israele, a fronte del pagamento di un 'riscatto' di 40 milioni di dollari.
Non avendo modo di procurarsi una simile somma non replicò alla richiesta del rabbino, ma raccontò la storia alla redazione di "Al-Akhbar" e, a seguito delle notizie emerse recentemente, ha deciso di chiedere nuovamente alle autorità libanesi di incaricarsi di accertare se sia possibile che Yahya sia effettivamente prigioniero in Israele, in quali condizioni, e se sia possibile ottenerne il rilascio. La famiglia Skaf ha sperato a ogni scambio di detenuti libanesi avvenuto negli ultimi 30 anni di ricevere notizie del suo congiunto, fino quasi ad abbandonare la speranza quando niente venne rivelato nemmeno dopo la restituzione a Israele dei cadaveri dei caduti dell'ultima guerra del 2006.
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lunedì 14 maggio 2012
Tra concessioni ed escalation si intravede un accordo per la fine della protesta dei prigionieri politici palestinesi!
Segnali contrastanti arrivano dalle carceri del regime ebraico di occupazione della Palestina dove quasi tremila detenuti politici si stanno negando il cibo da settimane, alcuni quasi da ottanta giorni, per protestare contro le disumane pratiche detentive sioniste.
Se da una parte l'amministrazione carceraria di Tel Aviv ha permesso a Bilal Dhiab, figura-simbolo della protesta, di chiamare telefonicamente la sua famiglia, venendo meno a quanto dichiarato precedentemente (cioé che lo sciopero non avrebbe portato a nessun allentamento delle rigide condizioni di prigionia dei carcerati)dall'altra il prigioniero politico Kamal Issa ha iniziato a rifiutare anche l'acqua, portando il suo sciopero al livello estremo, che non potrà venire mantenuto a lungo prima di risultare nella sua morte. Al telefono Dhiab ha detto ai suoi familiari di non preoccuparsi e non rattristarsi, e di avere ben presente che la sua protesta possa finire probabilmente con la sua morte ma di essere pronto a fare questo sacrificio in nome dei quasi cinquemila prigionieri politici tuttora incarcerati da Israele. I medici che monitorano la salute di Kamal Issa, invece, hanno avvisato che il suo fisico provato dal digiuno non resisterà senza liquidi per più di 60-70 ore e hanno avvertito che dozzine di altri prigionieri sono pronti a imitarlo e dare il via a un tragico, drammatico 'sciopero della sete'.
Intanto si moltiplicano gli sforzi egiziani per mediare una soluzione tra regime sionista e rappresentanti dei detenuti, a imitazione di quanto successo in autunno con la risolutiva mediazione egiziana per la liberazione di centinaia di detenuti politici in cambio del rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit.
Se da una parte l'amministrazione carceraria di Tel Aviv ha permesso a Bilal Dhiab, figura-simbolo della protesta, di chiamare telefonicamente la sua famiglia, venendo meno a quanto dichiarato precedentemente (cioé che lo sciopero non avrebbe portato a nessun allentamento delle rigide condizioni di prigionia dei carcerati)dall'altra il prigioniero politico Kamal Issa ha iniziato a rifiutare anche l'acqua, portando il suo sciopero al livello estremo, che non potrà venire mantenuto a lungo prima di risultare nella sua morte. Al telefono Dhiab ha detto ai suoi familiari di non preoccuparsi e non rattristarsi, e di avere ben presente che la sua protesta possa finire probabilmente con la sua morte ma di essere pronto a fare questo sacrificio in nome dei quasi cinquemila prigionieri politici tuttora incarcerati da Israele. I medici che monitorano la salute di Kamal Issa, invece, hanno avvisato che il suo fisico provato dal digiuno non resisterà senza liquidi per più di 60-70 ore e hanno avvertito che dozzine di altri prigionieri sono pronti a imitarlo e dare il via a un tragico, drammatico 'sciopero della sete'.
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giovedì 19 aprile 2012
Dameer: "Attivisti filopalestinesi arrestati da Israele sono entrati in sciopero della fame!"
Gli attivisti stranieri di solidarietà con la Palestina tenuti illegalmente in custodia dalle autorità sionaziste hanno deciso di dare il via a uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione e la loro prevista deportazione dai territori occupati dal regime ebraico; lo ha riportato nelle scorse ore la Fondazione Dameer per i Diritti Umani, dopo avere confermato che i propri legali avevano visitato la prigione di Ramleh dove questi ultimi vengono tenuti in violazione delle più basilari norme di Diritto Internazionale riguardo la libertà di spostamento e la libertà di manifestare le proprie opinioni.
Gli avvocati della Dameer hanno intervistato otto cittadini britannici che sono stati detenuti al loro arrivo all'aeroporto di Lod, sottoposti a perquisizioni non necessarie e hanno avuto i loro effetti illegalmente confiscati; sono quindi stati sottoposti a interrogatori separati e non hanno potuto effettuare le telefonate a cui avrebbero avuto diritto, come "punizione" per il loro sciopero della fame iniziato il giorno stesso della loro detenzione illegale.
Dameer invita la comunità internazionale a esercitare pressione politica e morale sul regime sionista per cessare queste sue attività illegali e consentire a chi lo desideri di recare il suo sostegno e la sua solidarietà al popolo di Palestina.
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