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venerdì 1 maggio 2020

Il "barbone" sionista Ehud Barak ammette: "Non possiamo sconfiggere Hezbollah!"

Ehud Barak era un 'barbone', nel senso di "clochard", strategico e politico, già in passato.
E' passato alla Storia (nell'infamia) per il suo ruolo di Premier e Ministro della Difesa quando le codardissime truppe zioniste vennero letteralmente cacciate a calci fuori dal Libano del Sud dalle trionfanti milizie di Hezbollah nel 2000.

Oltre che "barbone politico-strategico" oggi Ehud Barak lo é anche di fatto, essendosi fatto crescere una piuttosto florida barba sul faccione rotondo da "ciccio-brutto" a sei punte che purtroppo troppe volte abbiamo dovuto vedere su schermo o su carta stampata.

Forse, invece di confonderlo ulteriormente, le colossali "mazzate" ricevute dall'eroica resistenza libanese, hanno schiarito la sua mente precedentemente ottenebrata, visto che, nel corso di una recente intervista col tabloid "Maariv"  ha fatto le seguenti dichiarazioni:

lunedì 26 novembre 2012

La sconfitta sionista nella Guerra degli Otto Giorni fa la sua prima vittima: Barak annuncia il suo ritiro dalla scena politica!

Fine dei giochi per Ehud Barak! Una volta gettata la spugna e ammessa la propria incapacità di continuare nel codardo attacco aereo e marittimo contro la Striscia di Gaza senza continuare a subire la rappresaglia dei razzi siriani e iraniani contro Dimona, Gerusalemme e Tel Aviv Ehud Barak, vero e proprio "disastro ambulante" degli ultimi 30 anni di politica sionista ha dichiarato che, terminata la sua esperienza come Ministro della Guerra dell'attuale Governo Netanyahu non si ricandiderà alle elezioni e abbandonerà anche tutti gli incarichi di partito nella sua formazione razzista e militarista a nome "Atzmaouth" (da lui stesso creata dopo aver abbandonato il partito laburista sionista).
Barak é sempre stato l'uomo delle sconfitte e degli imbarazzi, più di qualunque altro politico sionista della sua generazione: sua la decisione di "scappare" letteralmente dal Libano del Sud che ribolliva della Resistenza armata di Hezbollah, lasciando i collaborazionisti dell'SLA in braghe di tela senza altra scelta che arrendersi sperando nella mercé (che, generosa, per volontà di Nasrallah stesso, c'é stata) dei vincitori; suo il "piano" facilone per 'sconfiggere' lo stesso Hezbollah nel 2006, con conseguente imbarazzo e sconfitta bruciante; era Ministro della Difesa anche durante il pogrom di 'Piombo Fuso' e, ora, durante la Guerra degli Otto Giorni.

Un comico, buffo, piccolo uomo, rotondetto e impacciato, certo non rispondente agli ideali di virilità militare cui israele sembra aspirare quando, come il rospo di fronte al bue, si gonfia d'aria per sembrare più imponente e minaccioso, salvo mostrare tutte le proprie debolezze quando, al culmine delle proprie 'esibizioni' viene ricondotto alle sue reali dimensioni da un razzo o da un missile ben piazzato: di Hezbollah o della Jihad Islamica!
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mercoledì 31 agosto 2011

Come ti sgretolo Camp David: l'Esercito egiziano schiera 1500 uomini con blindati ed elicotteri nel Sinai 'demilitarizzato'


Sempre più in un fantozziano "marasma allucinante" il Ministro sionista della Guerra Ehud Barak ha compiuto quello che potrebbe rivelarsi come il più madornale errore di una carriera politico-militare non esattamente 'eccelsa' (era Primo Ministro nel 2000 quando l'Esercito di Tel Aviv venne costretto alla precipitosa ritirata dal Libano) consentendo, con decisione resa esecutiva in questi giorni, che l'Egitto riporti centinaia di truppe (1500 in un primo scaglione), mezzi blindati ed elicotteri nella Penisola del Sinai.

Un altro chiodo si aggiunge al coperchio del feretro in cui verrà seppellita la cosiddetta "Pace di Camp David" (in realtà un'umiliante capitolazione di Anwar Sadat ai diktat americani e sionisti), si potrebbe dire, ma quello che rende la circostanza eccezionale é che l'Egitto non ha dovuto nemmeno incomodarsi a forzare la mano; lo stesso regime ebraico, nella persona del suo malaccorto 'Kriegsminister' si é premurato di servire al Cairo, sul proverbiale 'piatto d'argento', la possibilità di riaffermare "con gli stivali sul terreno" la propria sovranità sul Sinai.

Il 'razionale' per la sorprendente decisione sta nella consapevolezza da parte israeliana (nonostante tutte le dichiarazioni riguardo la paternità di Gaza) che il recente attacco ai busi di militari presso Eilat é stato compiuto da un commando di combattenti entrato in Israele tramite il Sinai e che quindi, per "pattugliare la zona" sono necessarie truppe cairote nella zona. Quello che ci chiediamo, e la domanda la porgiamo retoricamente anche a tutti i nostri lettori, è questo: "Chi o cosa assicura Barak che le truppe egiziane nel Sinai agiranno nel migliore interesse dello Stato sionista? Ci troviamo di fronte a una eccessiva fiducia nei sentimenti filosionisti della Giunta Tantawi? E cosa accadrà quando, dopo le elezioni, le truppe dovranno obbedire a un Governo di segno molto diverso??".
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