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giovedì 24 gennaio 2019

Importante scoperta petrolifera iraniana nel Khuzestan!

Grande successo per gli ingegneri e tecnici iraniani che nell'Isola di Minoo, nella regione di Abadan, Provincia del Khuzestan (Iran occidentale, proprio al confine con l'Irak), hanno scoperto un giacimento di petrolio "estremamente leggero e 'dolce' (cioé privo delle impurità che rendono necessari lunghi, costosi e inquinanti processi di raffinazione)", con un indice API di circa 40.

Chi conosce la storia della Guerra Iran-Irak ricorderà che proprio il Khuzestan rappresentava l'obiettivo delle brame di Saddam Hussein, nel 1980.

Video correlato sul nostro sempre più trafficato Canale Youtube.


martedì 20 febbraio 2018

Ad Albukamaal i genieri siriani scavano una trincea per difendere il confine da possibili contrattacchi dell'ISIS ma...

...OPS!
 BLACK GOLD!
 TEXAS TEA!!!!
 MOLLA TUTTO, CE NE ANDIAMO A BEVERLY HILLS!!!
 (No, aspetta, quello era un vecchio telefilm!)
Comunque, ammettetelo, la scena é abbastanza divertente!

lunedì 21 gennaio 2013

Circa un miliardo di barili di greggio nel giacimento scoperto dagli Irakeni nella provincia di Maysan!

La scoperta di un giacimento da un miliardo di barili di petrolio farebbe fare i salti mortali a chiunque ma, quando capita in un paese che ha già riserve di greggio calcolate in circa 143 miliardi di barili causa, piuttosto che euforia sfrenata, un moderato compiacimento. E' quello che é successo in Irak quando, con le prime prospezioni intraprese autonomamente da 30 anni a questa parte la Compagnia Statale Irakena per il Petrolio ha individuato nella Provincia di Maysan il deposito a nove zeri.

Al confine col vicino Iran, il bacino petrolifero probabilmente é imparentato con quelli più superficiali che si trovano appena oltre confine nel territorio iraniano del Khuzestan (che fornirono uno dei molti 'obiettivi' per la Guerra Iran-Irak voluta dal dittatore di Bagdad Saddam Hussein). La scoperta del giacimento a seguito di ricerche intraprese dalla società governativa é importante anche come simbolo, segno che l'Irak vuole dire la sua nella gestione del suo patrimonio sotterraneo e non affidarsi supinamente alle compagnie Russe, Cinesi, Francesi e di altre nazionalità tradizionalmente presenti sul suo territorio.

In questa maniera l'Irak si renderebbe più autonomo e indipendente dal punto di vista economico, in ciò imitando gli ultratrentennali sforzi di altri paesi vicini. Oltre ai 143 miliardi di barili stimati l'Irak possiederebbe anche qualcosa come 3 200 000 000 000 000 000 (tre trillioni e due) di metri cubi di gas metano intrappolati sotto la sua superficie.
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sabato 19 maggio 2012

Il campo petrolifero iraniano di Sardar e-Jangal contiene greggio pesante senza la minima traccia di zolfo!

Importante annuncio del Ministro del Petrolio e degli Idrocarburi della Repubblica Islamica Rostam Qasemi, che ha rivelato nuovi dettagli sul giacimento petrolifero di Sardar e-Jangal, scoperto lo scorso dicembre sul fondo del Mar Caspio grazie all'impiego della piattaforma di trivellazione semi-sommergibile "Amir Kabir" (foto sopra), punta di diamante degli equipaggiamenti di prospezione impiegati da Ingegneri e Geologi iraniani nella ricerca di nuove fonti di idrocarburi per l'industria petrolifera e metanifera nazionale.
"Il greggio del campo petrolifero di Sardar e-Jangal si situa tra 40 e 45 lungo l'indice di pesantezza dell'American Petroleum Institute, nel pieno della fascia di più alta qualità, che riesce a spuntare i prezzi più alti sul mercato internazionale; inoltre, possiamo affermare con certezza che, al contrario di quanto era apparso da alcune prime valutazioni, il pretrolio di questo giacimento é 'dolce', non contaminato da zolfo o da composti solforosi". L'annuncio é molto importante visto che il greggio 'amaro' -quello cioé che risulta contaminato da tracce di zolfo- é difficile e costoso da raffinare e viene solitamente usato per la meno redditizia produzione di gasolio e altri oli combustibili pesanti.
Sardar e-Jangal dovrebbe contenere tra gli otto e i dieci miliardi di barili di greggio, ma le prospezioni sono ancora in corso e potrebbero riservare nuove, gradite sorprese; oltre al greggio il giacimento dovrebbe contenere tra i 18 e i 20 mila miliardi di metri cubi di gas naturale. Queste importantissime risorse, inoltre, si troverebbero completamente entro la fascia di acque territoriali iraniane e risulterebbero perciò esclusiva proprietà della Repubblica islamica. L'Iran annualmente esporta 150 miliardi di barili di petrolio e 33 mila miliardi di metri cubi di metano.
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lunedì 24 gennaio 2011

Israele sgomita per accaparrarsi tutto il gas e il petrolio del Mediterraneo Orientale, l'incognita libanese


Per diversi anni numerose compagnie hanno esplorato e stimato i depositi di idrocarburi nel cosiddetto "Bacino Levantino", ma solo una manciata di figure-chiave politiche ed economiche erano al corrente dei risultati dei loro sforzi, avendo quindi un'idea più o meno precisa del giacimento in questione. Dal 29 dicembre scorso, le autorità israeliane hanno dato al consorzio Usa "Noble Energy Incorporated" la 'luce verde' per rivelare le scoperte fatte, comunicando che la fase di sfruttamento di un primo deposito, locato a 130 km al largo di Haifa e stimato in 450 miliardi di metri cubi di gas naturale,
é praticamente pronta a partire.

Attorno a questo primo giacimento se ne stenderebbe un secondo per altri 700 miliardi di metri cubi e, più a Sud e Sudovest sarebbe in attesa di sonde e trivelle una vera e propria "Grotta delle Meraviglie", ricca di ben 3500 miliardi di metri cubi di gas e un miliardo e 700 milioni di barili di petrolio greggio. La riserva di gas é imponente, e di gran lunga la più economicamente interessante: sarebbe, tanto per fare un esempio, l'undicesima del mondo in senso assoluto; più imponente dei 3170 miliardi di metri cubi Irakeni.

Il Governo israeliano ha affidato lo sfruttamento delle risorse alla Noble Energy e a una serie di compagnie locali (Delek, Avenr, e Ratio O.E.) ma, anziché predisporsi a uno sfruttamento concertato e armonioso coi suoi vicini (come fanno ad esempio l'Inghilterra, l'Islanda e la Norvegia coi giacimenti del Mare del Nord), ha iniziato un'aggressiva campagna di intimidazione per dissuadere i propri vicini dal far valere i propri diritti legali su quegli stessi depositi.

Secondo i rilevamenti geologici e le leggi internazionali vigenti infatti i campi di idrocarburi si estenderebbero fino alle acque territoriali libanesi (ampie fino a 370 Km dalla costa di un paese) in direzione Nord e, per colmo d'ironia, i punti più ricchi del giacimento -circa il 60 per cento del totale- sarebbero esattamente di fronte a Gaza; questi fatti non sono per nulla segreti, tanto che l'Autorità nazionale palestinese aveva fatto costruire due stazioni estrattive nei primi anni duemila, 'Gaza Marine 1' e 'Gaza Marine 2'.

Questi fatti non significano nulla per Israele, abituato da lunga pezza ad imporre i suoi arbitri a una scena politica internazionale troppo debole, divisa, irresoluta o interessata per fargliene pagare il prezzo con l'ostracismo, le sanzioni e le condanne che essi meriterebbero; infatti il Ministro sionista delle Infrastrutture, Uziel Landau (foto sopra), ha già annunciato che lo Stato ebraico si considera intitolato allo sfruttamento esclusivo dei depositi.

Ma i vicini di Israele non sono disposti a vedersi derubare di quel che spetterebbe legalmente loro senza lottare: il Portavoce del Parlamento di Beirut, Nabih Berri (foto sopra), legato al movimento secolare sciita Amal, ha dichiarato che il Libano non rinuncerà alla sua fetta di idrocarburi, invitando il Ministro degli Esteri Ali al-Shami (-sotto- membro della stessa forza politica) a farsi sentire presso il Segretario Generale ONU, Ban Ki-Moon, per impedire che il consorzio sionista attinga a depositi di competenza libanese.

Le prossime settimane e i prossimi mesi ci diranno se, guidato da un Esecutivo veramente autonomo e indipendente, il Paese dei Cedri saprà difendere con le armi della legalità e della diplomazia internazionale i suoi diritti di accesso alle risorse naturali della regione o se, schiacciato nella sottomissione da governanti-fantoccio che si genuflettono in direzione di Washington e Tel Aviv, abdicherà ai suoi diritti per compiacere quanti tirano i fili della screditata coalizione di centrodestra del "14 marzo".